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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

23.11 Fenomeno Great Resignation e Rdc: rifiuto dell’alienazione e caccia al povero…

All’inizio il problema è stato preso sottogamba.

Nel 2020 e 2021 la pandemia generando lo Smart working da casa ha incrementato anche in Italia un fenomeno incredibile.

Le dimissioni volontarie, in particolare di giovani dai 25 ai 35 anni, dal lavoro subordinato,anche a tempo indeterminato, che stando a casa hanno potuto valutare i pro e contro della loro vita, sono ormai un fenomeno molto diffuso.

I più qualunquisti e ciechi ai nuovi mutamenti all’inizio hanno parlato subito di reddito di cittadinanza,di poca voglia di lavorare dei giovani,di mancanza di umiltà,di nessuna propensione a fare la storica gavetta.

Ora che il Rdc ha avuto un ultimatum al 2024, con una caccia al povero abominevole, da parte del compassionevole Governo Meloni, ,vedremo se il reddito vs. la povertà avrà una valenza positiva nella ricerca di un lavoro.

Si ricorda che secondo il governo il reddito verrà tolto agli occupabili..che se non trovano lavoro dovranno passare alla Caritas per sempre.

Comunque proprio in questo anno solare,visto che il fenomeno si sta diffondendo ulteriormente anche in Italia ( è made in Usa,naturalmente) gli studiosi più sensibili e attenti hanno capito che non si tratta solo di bassi salari,orari impossibili, straordinari non pagati,ma di qualcosa che ha a che fare con l’alienazione sul lavoro di intere generazioni scontente e deluse.

La qualità della vita è sotto la lente d’ingrandimento della dialettica vita – lavoro subordinato,il si vive per lavorare e si lavora per vivere è in crisi,nonostante la recessione economica.

I nati fra il 1985 e il 1996 ( generazione Z) sono inconsapevoli fautori della filosofia del yolo,you only live once,si vive solo una volta, che costituisce quella che un professore di management dell’università del Texas ha definito Great Resignation.

Il partito delle dimissioni volontarie in Italia,secondo i dati dell’Inps è composto da 3.322.000 lavoratori,nei primi sei mesi dell’anno.

Non è che poi non facciano nulla: magari si inventano lavori,iniziative,laboratori,volontariato nel terzo settore,artisti di strada etc.

Si trasferiscono da città dove la vita costa cara a luoghi in campagna più a buon mercato, dove si vive anche con poco facendo lavori artigianali, oppure in attività agricole come produttori in proprio.

Quando negli anni settanta si parlava di rifiuto del lavoro,era differente: indicava quegli operai che la tradizione novecentesca fordista aveva ridotto ad automi senz’anima.

Oppure di hippies e di giovani che non volevano integrarsi magari avendo letto ” il diritto all’ozio” di Paul Lafarge,genero di Karl Marx.

Gli operai erano avversati da tutti,PCI e sindacati compresi, perché considerati lavoratori poco credibili,scansafatiche, assenteisti.

Al massimo,avanguardie massimaliste legate all’attività del ribellismo operaio frutto dell’autunno caldo .

Oggi la massa della Great Resignation invece conduce ad un malessere generazionale che coincide con vuoto esistenziale,mancanza di motivazioni, rifiuto dell’ingranaggio del carrierismo.

La domanda è la solita,retorica e banale: sono giovani che non hanno bisogno di mangiare.. che sono privilegiati rispetto ai loro coetanei che rischiano la morte in mare per un lavoro, oppure sono quelli che hanno capito che il lavoro buono è quello che realizza se stessi come persone.?

(Sembra comunque che anche i loro capi,i vari direttori, i manager abbiano compreso che non basta monetizzare il tempo,bisogna viverlo).

Oppure, e si può andare all’infinito, sono un ceto medio così proletarizzato da non poterne più di un lavoro qualsiasi, che tende a fare proprio il binomio del pane e delle rose?

Naturalmente trattasi di giovani in genere laureati,diplomati che rifiutano secondo me una cosa semplicissima: lo sfruttamento finalizzato solo al profitto.

Posso sbagliarmi,ma il Charlot dei Tempi moderni non abita più qui.

Non siamo nemmeno al “giro,vedo gente” di Ecce Bombo..

.

21.11 – Pensiero dominante: l’importante è vivere con moderazione in una zona grigia rassicurante…

Azioni realistiche,non eroiche.

La raccomandazione emerge da ogni parte in modo trasversale.

Il “Razzi Crozza” del fatti i caz…i tuoi sta facendo scuola,non c’è che dire.

Per chi fa politica a destra sembra, ad esempio, che i diritti civili siano un di più,un qualcosa che riguarda semmai gli intellettuali o chi può permettersi il lusso di non essere una persona normale che si guadagna il pane sudando.

Ma anche a sinistra non si scherza.

Quando parli di migranti,di Lgbt,di detenuti,di prostituzione,di tossicodipendenza,di emarginati con patologie psichiche,destri veri e sinistri finti fanno finta che la sofferenza materiale e morale di questi cittadini entri in un pianeta di rivendicazioni da sottoproletariato.

Non è il momento”ci “sono problemi più rilevanti” si dice a destra e da una sedicente sinistra, sempre più vicina alla mera conservazione collettiva del proprio ego materiale, ( non certo storico materialista).

Ius soli,eutanasia, parità coniugale,diritti dei detenuti ,41 bis..si vedrà,si vedrà..

Quando parli a questi di libertà devi specificare se questa sia anarchica,borghese,socialista,religiosa ,individuale,collettiva.

La libertà divisa,centellinata,soppesa, è un obiettivo della destra estrema, che contagia anche una psicoideologia sinistra alla ” noi siamo comunisti”, per cui tutto il resto ne consegue.

Gli ideali politici hanno poca credibilità per la ggente,meglio concentrarsi allora sull’interesse di bottega sicuro e trovare un posto nel vago concetto di società civile.

Viene fuori così una catastrofe culturale per cui è difficile entusiasmarsi per battaglie che trovano risposta nella zona grigia rassicurante della legalità e dell’appartenenza corporativa.

Liberi tutti?

Ma da cosa,se basta che ti garantiscano un adeguato consumo per sentirti appagato.

La miseria la risolvi calibrando il reddito di cittadinanza e i bonus,riuscendo a pagare le bollette per comprare l’ultimo telefonino.

Le idee dominanti sono quelle della classe dominante ,scriveva Marx, senza pensare che fra i dominati avrebbe trovato l’unione radicale di zone grigrie di destra e sinistra.

Ridateci Pier Paolo Pasolini.

E pure Marcuse e Adorno,solo per fare due nomi.

18.11 Bisogna scusarsi per essere Antifa di sinistra: fascisti dai, è Palmiro che vi ha resi liberi

Nella lotta contro il nazifascismo i comunisti furono in prima linea in tutta Europa fra le fila della Resistenza.

Stimati pure da Churchill i partigiani Jugoslavi liberarono il loro paese da soli,senza l’aiuto di Stalin ad esempio.

In Francia lo stesso De Gaulle riconobbe il tributo di sangue pagato dai comunisti nella lotta contro il governo di Vichy di Petain.

In Italia,senza nulla togliere a democristiani,repubblicani o liberali, socialisti e comunisti e anarchici furono decisivi nella lotta per la Liberazione.

Potrei annoiarvi nell’elencare i meriti della sinistra in armi vs. Hitler e Mussolini in Cecoslovacchia, Belgio,Grecia, Olanda..

Questo fino a ieri.

Con il governo dei finti conservatori e autentici reazionari di oggi, bisogna invece sottolineare che il massimo tributo di sangue per la liberazione dal Male Assoluto della sinistra socialista,anarchica,comunista, non portò alla libertà,ma al pericolo comunista.

Cioe’ bisogna dire che in fondo la Resistenza nella seconda guerra mondiale fu l’inizio della guerra fredda e dell’assalto comunista alla libertà del dopo guerra, sottoscritta anche dall’Msi.

Per quello che continuano a ripetere che l’anticomunismo anche di marca fascista salvò l”Italia dalla dittatura modello sovietico.

Questa interpretazione, cavallo di battaglia di mister B,fa dire alla Meloni che i totalitarismi sono stati la stessa cosa,e che entrambi vanno condannati.

Ci mancherebbe,ma in Italia il totalitarismo nazi – fascista , è stato quello del Ventennio e della Rsi.

Così il vittimismo dei fascisti degli anni settanta,non emarginati,ma foraggiati dai poteri forti di allora ( borghesia nera,piduisti,democristiani di destra,mafiosi e padroni di ogni latitudine), è motivo di rivalsa della fascista per eccellenza : Giorgia Meloni.

Poveraccia…non tiene conto dell’amnistia di Togliatti

Sfilata nera,a Milano,nessun intervento forze dell’ordine…29 aprile 2022

16.11 Il sogno di una Utopia socialista costata privazioni e sofferenze indicibili è finito!?

Lo sapevamo già che l’utopia socialista,costata milioni di morti e sofferenze inaudite, è morta e sepolta in questo secolo.

A dire il vero è dalla fine degli anni settanta,con lo scarto teoretico dei nouveau plilosophes francesi come Bernard Henri Levy,Furet,Gluksmann,che rifiutarono il marxismo come utopia di una filosofia della storia insuperabile,che il mondo borghese celebrò con soddisfazione il funerale dell’ utopia.

Niente di nuovo, visto quello che Albert Camus aveva pubblicato nel 1951 in “l’ Uomo in rivolta”disprezzato da J.P.Sartre, per la sua critica alla violenza della rivolta storica rivoluzionaria che ha portato i comunisti dall’Utopia allo stato totalitario.

Il catechismo rivoluzionario andato in crisi nel socialismo reale ,nella violenza dei gulag,nello stalinismo infinito della repressione poliziesca,nella Cambogia di Pol Pot,secondo i filosofi ex comunisti, faceva del socialismo un’utopia lorda di sangue.

Il tentativo di coniugare stato sociale,collettivismo,welfare occidentale, con il fallimento di Gorbaciov,mise fine alla speranza negli anni novanta,anche se l’ultimo segretario del PCUS, in un’intervista alla Humanite,’ dichiaro ‘la sua fedeltà a Lenin e la sua propensione alla socialdemocrazia.

Insomma l’Utopia non poteva essere imposta come un diktat di fallimenti e crimini.

Tutto non era stato sbagliato,non era da buttare,ma per anni si è professata la fine della storia come oggettiva fine della dialettica.

Oggi parlare di utopia socialista, crea solo il disagio di una nostalgia infinita.

Ma se parlo di difesa del socialismo nell’annosa prassi quotidiana non intendo certamente il chiacchiericcio e la vanagloria di parolai transeunti che vogliono fare una rivoluzione, magari senza aver fatto un’ora di lotta per diritti sociali e civili , rifugiandosi nel collettivismo come deresponsabilita’ individuale.

Parlo invece di quel processo inarrestabile ,carsico,di quella sana idealità che ha accompagnato in tutto il mondo la volontà di vivere in armonia con la natura,con l’umanità in generale,non solo per fini individuali,ma come progetto collettivo.

Ci troviamo infatti in compagnia di teorie e di governanti reazionari che evocano la libertà,nel momento in cui la vogliono seppellire.

Se parli di rave party,ad esempio,parli di sballati e fattoni,e non magari di giovani che praticano controcultura.

Se guardi al movimento delle donne nel mondo,per fare un altro esempio, interessa poco che il loro desiderio di libertà sia una marcia sacrosanta verso una piena emancipazione,importante e decisiva per il progresso del genere umano.

Interessano invece le quote rosa delle donne sole al comando.

Quello che è successo a Catania tra le ONG e il governo,per fare un ulteriore esempio, è l’apogeo dell’intolleranza e della meschinità nazionalista dell’Europa e dell’Italia.

Il conformismo di certa sinistra non più sinistra,ma convenzionalmente chiamata così,teme di passare per rivoluzionaria ed estremista,se si parla della riduzione della giornata di lavoro, della riduzione dei consumi superflui, dell’ ecologia come bisogno fondante l’essere del genere umano.

Forse è il Papa, con il limite del suo mandato, che custodisce l’utopia socialista,come fosse un’eresia cristiana da non cancellare.

E poi non è vero che il socialismo deve essere quello che decide un partitino o un’accolita di improvvisati perbenisti conformisti,pronti a tutto per difendere rendite di posizione comode e senza pericolo.

Camminare con lo sguardo rivolto in basso, forse troveremo il riflesso delle stelle nelle battaglie sane per la libertà di tutti i giorni.

Foto Non una di meno,grazie

14.11 Il cambio di passo della Meloni,in fatto di sicurezza, è quello dell’oca…

Il decreto legge sui Rave Party sarà pure modificato,limando quelle ambiguità liberticide che confliggono con la carta costituzionale.

Per cui,alla fine, la Meloni e la sua banda dovranno pure dare ascolto al Guardasigilli Nordio,di tempra liberale,e sconfessare in parte quel Piantedosi che somiglia a Tambroni nel suo anticomunismo da operetta.

Ma quando un Fdi,come Mollicone,continua a insistere sullo sgombro di edifici pubblici e privati occupati fuori della legalità,non è difficile individuare nei centri aggregativi dell’opposizione sociale l’obiettivo del cambio di passo, dell’oca,del nuovo governo.

Se non li possono chiudere,sperano di comminare anni di galera ( fa 3 ai 6 anni) alle zecche comuniste.

I luoghi di aggregazione antagonista,infatti,sono gli unici punti di riferimento di una popolazione giovanile di sinistra radicale o anarchica, o semplicemente antifascista, che non si riconosce nella sinistra parlamentare.

Sono sempre stati,con i pro e i contro di ogni vicenda umana,un vero problema per i governi di centrodestra, un po’ meno per quelli di centro sinistra, anche se in questo caso ci sarebbe molto da dire.

Con il decreto dei Rave party,da tradurre in legge dopo dibattito parlamentare,la canea – fascio leghista si scatenerà nella sua orrenda visione del mondo.

Il dissenso deve essere quello compatibile con le regole di una democratura malata,zeppa di mafiosi,speculatori,padroncini,sfruttatori dei più deboli,razzista in sostanza,nella gestione dei migranti.

I centri sociali e comitati vari,infatti,ci sono stati sempre nell’occupazione di aree fatiscenti post – industriali,hanno pure con volontà arricchito il territorio di iniziative di educazione per adulti,soccorso per indigenze dei senza tetto,manifestazioni di solidarietà con gli extracomunitari.

Centri sociali ,ma anche oratori e circoli Arci sono stati in questi anni centri di democrazia attiva.

Non saranno chiusi nell’imminenza i centri sociali,saranno ostacolati nella loro militanza ,oppure selezionati in base al demerito verso il conformismo.

Questo non è tollerabile da un governo che imita Orban,Trump,Putin,ma che è composto da cialtroni non sempre in regola con la legge.

A cominciare dalla occupazione da parte di CasaPound di un palazzo nel centro di Roma.

11.11 Storia- La guerra giusta vs il nazifascismo: Dunkerque e il collaborazionismo di Vichy…

Brano tratto da la Guerra dei caporali nazifascisti e book completamente gratuito dall’11 novembre al 15, di Pierluigi Raccagni

Mentre le truppe tedesche avevano raggiunto tutti i porti della Manica restava disponibile per il reimbarco del corpo di spedizione britannico solo il porto di Dunkerque: Hitler fece il primo errore strategico della guerra.
Il quartier generale tedesco impartì l’ordine di sospendere l’avanzata. Difficile capirne le ragioni militari, sta poco in piedi la tesi di concedere a Göring la fase finale della distruzione degli Alleati, difficile compren- dere il fatto che le truppe si sarebbero impantanate nel fango delle Fiandre.
Hitler e Gerd Von Rundstedt sostenevano che l’esercito era battuto, l’importante era dunque scatenare una nuova offensiva dalla Maginot alla Somme.
Von Brauchitsch e Keitel erano invece favorevoli a non interrompere la corsa vittoriosa verso Dunkerque.
Hitler all’uscita del consiglio di guerra il 24 maggio, con enorme sorpresa di tutti i presenti, si mise a parlare in termini positivi dell’Impero britannico, e dell’utilità della sua esistenza. Si mostrò entusiasta dell’opera di civiltà svolta dalla Gran Bretagna in tutto il mondo. Quindi paragonò l’impero britannico alla chiesa cattolica, giudicandoli entrambi due degli elementi indispensabili della stabilità generale.
Insomma Hitler voleva dimostrare la sua buona volontà di pace verso l’Inghilterra.

La generosità del Piccolo Caporale era mal riposta: le truppe alleate scampate alla travolgente avanzata tedesca e concentrate a Dunkerque furono sottoposte al martellante bombardamento di Göring.
Comunque sotto i bombardamenti terrorizzanti di Göring, a partire dal 26 maggio, 40 cacciatorpediniere inglesi, francesi, belghe e olandesi appoggiate da 900 mezzi privati di pescatori, di proprietari di mezzi da crociera, traghettarono le truppe intrappolate sulle coste sicure della Gran Bretagna.
Il 4 giugno 350.000 uomini furono portati in salvo.
Dunkerque fu un episodio che favorì gli alleati più dal punto di vista psicologico che altro.
I costi umani dell’evacuazione furono elevati, la Francia era in ginocchio perché fra il 5 giugno e il 9 giugno lungo la linea del fiume Somme e Aisne per Weygand fu un disastro.
La Wehrmacht disponeva di 143 divisioni, 10 delle quali corazzate, gli Stukas erano padroni dell’aria.
La disparità fra gli eserciti era troppo grande, anche se i francesi in alcuni punti combatterono con coraggio.
L’11 giugno cadde Reims.
Il governo francese fu costretto ad abbandonare Parigi mentre file di profughi aumentarono il caos che regnava fra le fila dell’esercito fran- cese.
Il giorno 14 Parigi veniva occupata, il 16 giugno a Verdun continuava una debole resistenza che presto venne stroncata.
Paul Reynuad rassegnò le dimissioni.
Il maresciallo Philippe Pétain chiese un armistizio.
Agnés Humbert in “Résistance. Parigi, 1940-1941, La sfida di una donna all’occupazione tedesca”, ricorda che vi era un inestricabile ammasso di uomini e mezzi e che il fuggi fuggi era così universale che pure un generale francese cercava di farsi largo scendendo dall’auto e chiedendo in modo patetico che gli facessero strada.
“Ma via, lasciatemi passare, devo passare (…) È necessario che io passi”.

Fra madri che avevano perduto i propri bambini nel trambusto e il panico generale, Agnese sentì che la Francia aveva chiesto l’armistizio. “Gli uomini intorno a me piangevano in silenzio.”
Come ci ricorda Robert O. Paxton: “chiunque abbia vissuto la disfatta del maggio-giugno 1940 non si è mai ripreso del tutto dallo choc. Per i francesi, convinti di giocare un ruolo importante nel mondo, le sei settimane in cui vennero sconfitti dalle armate tedesche costituirono un trauma sconvolgente (…) nessuno aveva immaginato che le armate potessero arrivare ai Pirenei in solo sei settimane (…)”.
Cfr. Robert O. Paxton, Vichy, Milano 1999, pag.31

La disfatta francese fece di Hitler il più grande condottiero teutonico dai tempi di Federico il Grande, gli storici francesi, però si sono sempre chiesti perché tanta arrendevolezza di fronte ai panzer tedeschi da parte dei propri concittadini.
Al di là delle cause storico-militari, il crollo francese è riscontrabile nello stato d’animo dei suoi abitanti divisi di fronte all’uragano di Hitler.
Il nazionalismo, la grandeur, la patria, si sciolsero come neve al sole.
Il governo collaborazionista di Vichy, con la sua politica reazionaria e con il suo avallo allo sterminio degli ebrei, rimane una vergogna per quella Francia democratica e libera che allora si rivolse al Generale De Gaulle.
“C’era dunque una specie di tacito accordo tra la speranza di Hitler in un armistizio ottenuto con poche perdite e il desiderio dei francesi di un presto ritorno ad una vita ordinaria: l’armistizio poggiava su questo interesse comune. La collaborazione… diceva che il governo francese avrebbe assistito le autorità germaniche nell’esercizio “dei diritti della potenza occupante” (…)
Una parola fatale “collaboration”, un termine banale per indicare che si lavora insieme e che dopo quattro anni di occupazione sarebbe diven- tato sinonimo di alto tradimento. Per il bisogno di fare ritorno a una vita normale nelle forme più elementari (ritrovare la propria casa, il proprio lavoro) molti francesi si avviarono sul sentiero della complicità quotidiana, che a poco a poco li condusse ad assistere attivamente i tedeschi in azioni che nell’estate del 1940 erano impensabili.

Distribuirea posta, riparare i ponti, organizzare l’insegnamento, sistemare i rifugiati, tutto ciò che serviva a riportare la Francia alla normalità e all’ordine rispondeva al patto concluso tacitamente coi tedeschi: sottrarre la Francia alla guerra, lasciandola socialmente intatta e in grado di rivolgere all’interno le proprie risorse”.
Cfr. Robert O. Paxton, op. cit. pag. 43

9.11″Grazie Giorgina” (Orban): la tragedia dei migranti è finita con un” carico residuale” di veri patrioti…

Anche se Salvini non è più ministro degli Interni,il governo Meloni trova nell’emergenza migranti il cavallo di battaglia che fa felice la trippa emergenziale dell’Italo nazionalismo.

Quello che è successo davanti al porto di Catania fra tre navi Ong e il Viminale è la continuazione identitaria del fascio leghismo del Papeete,del Conte 1,senza scordare la teoria del Minniti – Gentiloni.

I ringraziamenti di Orban alla Meloni, che utilizza una tragedia per uno show reazionario sull’immigrazione che faccia dimenticare le vere emergenze del paese,sono un riconoscimento da premio Nobel della sciatteria politica.

Non c’è trippa per gatti e i miliardi promessi in campagna elettorale per la crisi economica per adesso sono in fondo al mare.

Rinnegando i diritti internazionali sull’obbligo di salvataggio in mare,Giorgina ha reso un servizio all’Europa della destra estrema.

Si ricordi che sulle navi in questione vi erano pakistani,libici,siriani,Bangladesh,che hanno pure lavorato in Libia per pagare il biglietto della disperazione.

Molti di loro presentano sul corpo le piaghe delle torture subite.

Alla fine sono sbarcati tutti,i medici hanno constatato che dopo 18 giorni di mare i naufraghi erano allo stremo.

Vengono però considerati naufraghi collaborazionisti con le ONG, perché avrebbero organizzato il naufragio,con donne e bambini, perché troppo stanchi di vivere nel benessere.

( infatti a Reggio Calabria sono sbarcati tutti da una ong perché salvati da un naufragio vero)

Il decreto firmato dai ministri Piantedosi,che ha definito i migranti un carico residuale,Salvini e Crosetto che nega l’approdo alle Ong, è una schifezza in tutti i sensi.

Perché,secondo dati certi,negli ultimi sbarchi la provenienza dalle ong è solo del 10 per cento,il resto è della guardia costiera.

Questi individui dunque decidono in autonomia chi è degno di aiuto discriminando chi già sta male ( hanno selezionato per lo sbarco donne e bambini fragili,come se gli altri fossero di sana e robusta costituzione abili e arruolati per essere migranti economici).

Di fatto negano il diritto d’ asilo,come fece il Salvini.

Operazione alla Mengele de noantri,carico residuale della selezione darwiniana.

La seconda questione è che le parole del Papa, che invita l’Europa a non lasciare sola l’Italia,sono state strumentalizzate dalla stampa di destra con il titolo: ” il Papa è d’accordo con la Meloni”.

Così il gioco è fatto.

Alla fine i” Forti coi deboli e deboli coi forti,come sempre quando l’Europa tutta tratta la questione migrazione, trionfa,alla faccia delle linea di democrazia e pace.

NB lo sdegno di Giuseppe Conte è senza memoria

Non una di meno

7.11 Guerra e pace: ” le vie dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni”

Le manifestazioni per la pace di sabato scorso a Roma e Milano vanno rubricate sotto il titolo: piuttosto di niente,piuttosto.

Non passeranno alla storia,e per quanto riguarda la cronaca sono state un frullato di buone intenzioni,falsità,opportunismo partitico,difesa della parrocchietta da far dire ad un organizzatore che a Roma,ad esempio, la kermesse era nel segno dell’ambiguità.

Non si dovevano portare bandiere, e bandiere dell’ identitario,ve ne erano a iosa.

Doveva essere una chiara condanna dell’aggressione putiniana fascista e nazionalista,invece si è cercata la scorciatoia per cui la pace non è equidistanza, perché siamo tutti per la pace e contro la guerra.

Poi c’è stato Conte che ha preso la piazza dichiarando che il parlamento deve decidere sull’invio delle armi all’Ucraina che non fa che incrementare la guerra.

Poi, con il classico calcio dell’asino, l’avvocato del popolo ha fatto di Letta,che mai ho votato e mai voterò, un capro espiatorio in funzione di una pace che dopo il reddito di cittadinanza conferirà a Conte,che mai ho votato e mai voterò, lo scettro di più a sinistra del reame.

Un Putin go home scritto col pennarello deve essere cercato,,mentre la pace è nelle mani di Zelensky, cioè della sua resa.

E qui forse è meglio parlarsi chiaro

A parte la presunzione, l’arroganza e l’ignoranza,di chi decide cosa debba fare un popolo che resiste all’aggressione di un dittatore, risulta che l’Ucraina non sia il migliore dei mondi possibili

Anche lì ci sono oligarchi,mafiosi,fascisti,quasi come in Italia.

Gli ucraini,chiamati ” sottouomini” da Erich Koch, commissario nazista per l’ Ucraina,furono uccisi a milioni dai nazisti durante l’operazione Barbarossa.

Poi ci furono anche ucraini che entrarono nelle SS, mentre gli italiani preferivano le Brigate Nere.

Perché la polemica putiniana anti Ucraina,con il seguente disprezzo per chi è andato in guerra a difendere le proprie case, doveva necessariamente essere contrastato dalla manifestazione di Roma con un energico Putin go home.. e pax vobiscum.

Il diritto internazionale sancisce l’autodeterminazione dei popoli,il diritto alla autodifesa,la difesa della propria etnia.

Possibile non insistere sui diritti umani violati da parte di chi vuole la pace?

Nella manifestazione di Calenda di Milano,ma sempre usando in modo strumentale la pace come elemento distintivo e identitario,senza entrare nel merito di niente, se non quello di presentare la Moratti, come prossima candidata alla Regione,c’erano però le bandiere ucraine.

Guerra e pace,dunque,usate per fini interni,per la gioia della Meloni e dei fascisti non defascistizzati.

4.11 Le discussioni su guerra e diplomazia erano appassionate per non dire isteriche…

Si litigava spesso e si arrivava a mettere a rischio amicizie di lunga data V.Grossman,Stalingrado

Il libro “Stalingrado” e’il Guerra e pace” dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica.

Il capolavoro letterario di un comunista, che ebbe problemi con la censura stalinista, richiama volutamente il Tolstoi che racconto’ la disfatta di Napoleone nel 1812.

In ” Stalingrado” primo libro di “Vita e destino”dello stesso autore, viene richiamato il tema delle discussioni e liti fra il popolo sovietico sulla guerra che nel 1941 riguardava soprattutto la Germania,quando questa violò il patto Molotov- von Ribentrop,invadendo l’Unione Sovietica per una guerra di sterminio totale di russi,ucraini,ebrei,e comunisti in genere.

Furibonde dispute fra chi credeva a Stalin,chi credeva negli aiuti alleati,chi sperava che le purghe staliniane fossero un ricordo,insomma le dispute drammatiche sul che fare in una situazione dove si doveva vivere alla giornata.

La colonna sonora era quella suonata in ogni guerra: le sirene dell’allarme,quelle degli Stukas,le urla dei feriti,il tanfo di bruciato di corpi carbonizzati.

Anche di questi tempi la discussione sulla guerra in Ucraina è foriera di polemiche,giustificabili in periodi nei quali viene sancito che dopo questa guerra il mondo non sarà più come prima.

Come in tutte le guerre, infatti, si invoca giustamente la pace, facendosi però la guerra ogni giorno a colpi di insulti.

Da qui la differenza sostanziale con le inimicizie descritte in Stalingrado.

Nel 1941 in Russia c’era una guerra tremenda con venti milioni di morti,con intere generazioni spazzate via dal nazi fascismo,con restrizioni nella vita quotidiana di tutti i generi: la gente moriva di inedia.

Oggi invece siamo al dibattito da stadio,di cui abbiamo parlato decine di volte, con una tifoseria virulenta di gente con la bava alla bocca che vuole la morte dei nazisti ucraini filo americani,aiutata da ricostruzioni storiche di comodo,che partono sempre dal battaglione Azov( l’estrema destra prese il due per cento in Ucraina,meno che in Italia..)

Le vicende sono come al solito intrise di retorica parolaia universale.

Personalmente leggo con interesse servizi e commenti di chi è andato o sta in Ucraina..,oppure di chi si occupa di storia e politica avendone titolo,sia dal punto di vista documentario e storiografico, sia almeno per sensibilità morale e impegno nello studio.

E la storia russa è molto più chiara della storiografia putiniana,per quanto riguarda l’oggettivo rapporto anche conflittuale russi – ucraini.

C’è un tizio,non isolato,che ha criticato la Segre,omologandolo a La Russa,per non aver attaccato il nazista Zelensky nel giorno dell’insediamento del Senato…

Chi propende per la soluzione diplomatica ha sempre ragione, si dice, l’importante è che non si dica come arrivarci,senza pensare che a volere questa guerra è stato Putin.

Non costa nulla il mediare a parole,mette il cuore in pace, anche Putin rivendica il disarmo unilaterale dell’Ucraina….

Così gli insulti volano sempre fra i partigiani di Putin e quelli di Zelensky, per non parlare degli americani,e pure fra i né – né ci sono distinzioni clamorose.

Su Fb trovi vecchi arnesi nazional- komunisti, completamente rimbambiti, che con la bava alla bocca tifano per bombe a grappolo sugli ucraini: uno scemo,non isolato, ha postato ” chi semina vento raccoglie tempesta” dopo il bombardamento di un parco giochi per bambini.

E tutta gente che si presenta come antifascista,antiNato,pacifista,con nipotini in prima fila..

L’idea di scendere in piazza domani con questi è surreale, perché la mobilitazione è essenzialmente contro Putin, l’ aggressore nazionalista che dal 24 febbraio ha agito da criminale di guerra.

“Tutti insieme appassionatamente”?

Speriamo,con tutto il cuore, che la manifestazione per la pace,almeno per domani, superi per un giorno le divisioni.

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