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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

10.5 I Governi passano, corruzione e mafie restano dal 1861..

..Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, ora agli arresti domiciliari e la sua compagnia cantante, saranno pure innocenti fino al terzo grado di giudizio, ma lo stile di lavoro del sistema dell’ex brillante giornalista Mediaset ricorda Mani pulite, corruzione,favoritismi, intrallazzi, ombre amministrative che diventano tenebre sulla res – publica.

La procura sta tuttora indagando su affari  e appalti collegati al salone Nautico.

In  casa dell’imprenditore Aldo Spinelli,leggendario presidente che portò il  Genoa nel 1985 alla finale di Coppa Uefa,sono stati trovati e sequestrati dalle Fiamme gialle contanti per 220.000 euro, sono coinvolte nell’inchiesta della procura,durata quattro anni, trentacinque  indagati.

Toti, detto Giovanni, come Meloni detta Giorgia, si dice tranquillo, e questo è un bene per tutti; per i cittadini della Liguria, di Genova, La Spezia,per la democrazia,per l’Italia intera, nonchè per l’Europa e per il mondo visto che siamo un paese del G7…

Ma non si può dire che sia una notizia bomba, soprattutto quando scavando si scoprono infiltrazioni mafiose per racimolare voti ,complicità nell’aggiudicarsi favori e lussi per avallare la logistica del porto di Genova.

Emanuele Signorini, autorità portuale che favorisce Spinelli nell’aggiudicarsi il terminal portuale Rinfuse,passa una notte da sogno all’Hotel de Paris Di Montecarlo per le sue benemerenze  verso l’ intrallazzo, compiacente Toti, detto Giovanni.

Naturalmente i giustizialisti di Forza Italia e Lega contro Emiliano e De Caro a Bari, oggi sono garantisti con Toti, il ministro della Giustizia Nordio, quando parla di giustizia a orologeria, dimentica che il ministro della giustizia è lui: Fratelli d’ Italia aspetta il rinvio a giudizio ufficiale,il centro destra è agitato per le elezioni di giugno.

PD e Sinistra italiana e MCS chiedono, invece,le immediate dimissioni da presidente di Toti e nuove elezioni regionali.

Il triangolo delle Bermude Totti – Spinelli- Signorini sembra ne abbia fatte di tutti i colori, i governi passano,ma corruzione e malaffare restano, come ennesima autobiografia della nazione nel quadro desolante di una classe dirigente meschina e ipocrita.

La mafia regna sovrana nella collusione con poteri pubblici e con pezzi di Italia destrorsa e fastistoide,anche se è sbagliato generalizzare perché vi sono amministratori probi e onesti a sinistra,ma anche a destra e viceversa.

E poi parlano di disaffezione dei cittadini verso la politica e di antipolitica nell’ Italia finalmente libera dalle sinistre.

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DRESDA: Sassonia,1945,speriamo non si ripeta

1945 MORTE DAL CIELO: DRESDA.Fra il settembre del 1944 e l’aprile del 1945, gli Alleati occidentali sganciarono sulla Germania oltre 800.000 tonnellate di bombe, pari al 60 per cento della quantità totale scaricata fra il 1939 e il 1945.Il Reich millenario, nel gennaio del 1945, risultava una landa misera e desolata.Mancava il carburante, gli spostamenti erano sempre più difficili, la Lutwaffe aveva anche i nuovi aerei da combattimento, ma non potevano volare causa la mancanza di piloti addestrati e di aeroporti adatti al decollo: questi ultimi erano stati completamente distrutti dalle incursioni anglo – americane.Con cadenza pressoché quotidiana, le città tedesche venivano colpite con tale intensità da creare incendi devastanti, analoghi a quello che nell’estate del 1943 avevano distrutto buona parte di Amburgo.

Il 16 gennaio del 1945 a Magdeburgo furono uccise 4.000 persone, il 21 febbraio più di 2.000 bombardieri attaccarono Norimberga radendo al suolo intere aree urbane.Tra il 23 e il 24 febbraio 360 bombardieri britannici effettuarono un’incursione aerea sulla città di Pfozheim.Ventidue minuti di intensi bombardamenti cancellarono il centro cittadino, uccidendo 17.000 dei suoi 79.000 abitanti.Il 3 marzo fu bombardata Berlino, 100.000 persone rimasero senza casa, quasi 3.000 morirono.Il 16 e il 17 marzo fu la volta di Wṻrzburg, con un bilancio di 5.000 morti.L’ultimo grande bombardamento avvenne a Potsdam, fra il 14 e il 15 aprile, dove rimasero uccise almeno 3.500 persone.Il bombardamento sulle città tedesche era stato deciso dal comando supremo della Raf.Anche se nell’autunno del 1944 alti responsabili dell’aviazione britannica si pronunciarono a favore del bombardamento degli stabilimenti petroliferi e degli impianti industriali, Arthur Harris, capo del Comando Bombardieri, decise di portare a termine la distruzione delle città tedesche.Disse Harris:”Negli ultimi 18 mesi il Comando Bombardieri ha praticamente distrutto 45 delle 60 principali città tedesche.Malgrado lo storno di forze dovuto all’invasione di terra, siamo riusciti finora a mantenere e perfino a superare la media di due città e mezzo devastate ogni mese(…). I centri abitati industriali ancora intatti non sono molti. Vogliamo dunque abbandonare questa grandiosa impresa, in cui da tempo gli stessi tedeschi ravvisano la loro più dolorosa spina nel fianco, proprio ora che stiamo per portarla a termine?Cfr.Max Hastings, Apocalisse tedesca, la battaglia finale 1944 -1945, Milano 2006, pag.410Non si trattava di una questione morale, Harris era fin troppo chiaro ed esplicito.Quello che indeboliva il morale della popolazione, quello che faceva a pezzi il rimanente apparato militare tedesco, quello che era il messaggio più eloquente per la distruzione del nazismo era la morte che veniva dal cielo.

La più devastante incursione aerea degli ultimi mesi di guerra, comunque, fu quella sulla città di Dresda.La bellissima città sull’Elba fino ad allora era stata risparmiata dalla ferocia dei bombardamenti Alleati.In città girava la storiella che “Churchill avesse una zia a Dresda”, e quindi la città era “raccomandata” in alto loco.Ma Dresda non era solo la monumentale “Firenze dell’Elba”.Era diventata anche un importante nodo di comunicazione, nonché un centro di produzione bellica, dopo che la Slesia era stata circondata dalle truppe alleate.I sovietici avevano chiesto agli Alleati di colpire il sistema stradale e ferroviario.Il 13 e il 14 febbraio, prima due stormi inglesi e poi due americani bombardarono la città al punto da causare incendi e devastazioni che la ridussero ad un cumulo di macerie.Bisogna menzionare che la popolazione di Dresda era raddoppiata, perchè chi fuggiva dall’Armata Rossa si rifugiava nella città che la sorte aveva risparmiato: erano aperti i teatri, i cinematografi, i ristoranti, la vita scorreva quasi normalmente.Il 13 febbraio era martedì grasso, i bambini indossavano i costumi di carnevale, pagliacci del circo correvano a cavallo degli asini, il pubblico applaudiva divertito.Intanto dall’Inghilterra il Bomber commander Harris, aveva preparato la sua flotta aerea: 6.000 aviatori, 1.400 apparecchi, tra cui i Lancaster e i Mosquito specializzati in bombardamenti a tappeto.La capitale del re di Sassonia non immaginava che che alle 22.10, con il lancio di alcuni bengala, iniziasse una mattanza dal cielo che sarebbe entrata nella storia:”Nessuno era preparato ai bombardamenti. Cominciò il primo attacco: il lancio delle incendiarie. Durante le tre ondate ne furono lasciate cadere, precisano le statistiche, 650.000.Dresda, ha detto uno degli aviatori che parteciparono all’impresa, aveva ogni strada disegnata dal fuoco”.”E’ un buon lavoro”, osservò con tecnica imparzialità l’osservatore dell’aereo guida, guardando dall’alto quel mare di fiamme”.Cfr.Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, parlano i protagonisti, Milano, Corriere della sera, pag.677.Il giorno dopo quando arrivarono i B – 17 americani, il fumo degli incendi era salito a 5 chilometri di altezza, e la città che bruciava, era visibile a 70 chilometri di distanza.Le persone venivano uccise dal monossido di carbonio, in ogni parte di Dresda giacevano corpi deformati e carbonizzati.”Una casa dopo l’altra erano tutte rovine in fiamme. Là sotto, al fiume, dove si muovevano o si erano accampate diverse persone, nel terreno smosso erano incastrati gli involucri angolari delle bombe incendiarie. Da molte case, lungo la strada sopra di noi, continuavano a sprigionare le fiamme. A volte sul cammino giacevano, sparsi qua e là, dei cadaveri: piccoli fagotti, nient’altro che abiti ammassati. Uno aveva il cranio fracassato e la parte superiore della testa era una scodella di un rosso cupo. C’era un braccio con una mano pallida, non brutta, come quegli arti modellati che si vedono nelle vetrine dei parrucchieri. Telai di metallo appartenuti ad automobili distrutte, rimesse bruciate. Le persone che abitavano fuori dal centro erano evidentemente riuscite a salvare qualcosa, portavano con sé, caricati sui carri, biancheria da letto o altro, oppure se ne stavano sedute sopra le casse o le balle. Fra l’una e l’altra di queste isole, accanto ai cadaveri o ai rottami delle automobili, continuava a fluire, in su e in giù, il traffico lungo l’Elba, un corteo silenzioso e agitato”.Cfr.Richard Evans , Il Terzo Reich in guerra, come il nazismo ha portato la Germania dal trionfo al disastro,Milano 2014, pp.639, 640Quando Goebbels seppe del bombardamento, parlò di 250.000 morti (…). Una recente commissione di storici in Germania ha parlato di 18.000 – 25.000 morti.Il ministro della Propaganda propose che venissero giustiziati altrettanti prigionieri di guerra alleati.Ma quando fu ricordato al ministro che non era il caso di innescare la miccia del terrore verso i prigionieri, vista la situazione interna, Goebbels si limitò a invitare la popolazione civile a linciare i piloti che si buttavano con il paracadute dagli aerei colpiti.Cosa che molti nazisti non si lasciarono dire due volte.L’esercito tedesco era a pezzi, la popolazione era annientata nel fisico e nel morale, ma la guerra continuava perché i nazisti, ma anche tanti tedeschi, erano consapevoli del male che avevano fatto in 7 anni di guerra nei paesi occupati.

Woke: controcultura radicale vs il capitale

Manco viene consultato Google e Wikipedia da parte dei detrattori ottusi del woke che confondono il significato storico del termine con la cancel culture recente.Woke originario atteggiamento di ” vigilanza” contro discriminazioni razziali, sessismo,ingiustizia sociale,risalente soprattutto alla comunità afro americana addirittura dagli Anni Trenta,viene considerato dalla destra fascista e nazista internazionale un distintivo radical chic sionista che svia l’ attenzione dai veri problemi che affliggono le società d’ oggi.Insomma tutta la controcultura degli Anni Sessanta e Settanta viene buttata alle ortiche da personaggi che con la tradizione critica e libertaria c’entrano poco. In Italia,ad esempio,Il filorusso Giuseppe Conte,il filorusso montanelliano direttore del Fatto Travaglio sono inorriditi dall’ estremismo woke.Mentre il filosofo Cacciari sostiene che sia meglio tornare ai fondamentali del marxismo,escludendo dalla lotta la fantomatica marea reazionaria fascista ,boh.

Settembre andiamo è tempo di mirare

Settembre fa i conti con quello che era in sospeso dopo la pausa dal punto di vista politico. Viene in mente i pastori d’ Abruzzo del Vate,ma invece di migrare si pensa a rimettere under fire, cioè di mirare con assoluta precisione il campo largo,che,come si sa,deve ancora decidere con le primarie il proprio leader.Non è un problema drammatico,o meglio per dirla alla Flaiano, è drammatico,ma non serio. Non tanto perché mancano il programma e la strategia,quanto perché il bombardamento vs.la Schlein è l’ unica cosa che trova d’ accordo il Movimento cinque stelle e tutta l’ estrema destra. Si dirà che è normale per la destra reazionaria,ma per la cosiddetta sinistra populista è una sciagurata avventura da spazzatura. Non ho mai votato PD,ma secondo, me è un autogol voler fare le primarie per una leadership che c’è già nei voti.Se Conte presume di diventare il premio Nobel per la pace mettendo d ‘accordo Zelensky e Putin ( parole sue) si accomodi,saranno le urne a decretarne la grandezza . Se vuole rimanere invece all’ opposizione criticando gli eccessi woke ( forse non ha capito che il woke viene dalla cultura afro americana e non dai decreti sicurezza ) perdendo le elezioni si accomodi. Basta che ogni giorno,insieme al Fatto di Travaglio,non suoni la canzone delle primarie con il solo intento di raccattare voti pro domo sua.@tutti

September more

Si ritorna alla normalità,anche se di normale non c’è più nulla.   Secondo coscienza normale non è stato normale il clima torrido, l’ aumento delle accise,il trionfo dell’ AI,la liquidazione di Report,la corsa di Vannacci,le primarie del campo largo,ma soprattutto le guerre in corso in medio oriente e in Ucraina,sempre più sanguinose e devastanti l’ umana convivenza. E poi normale non possono dirsi i funerali di stato in Serbia da parte della kultur nazionalista e davvero nazista,senza esagerazioni enfatiche. Eppure a settembre,fin dal primo giorno di lavoro,per chi ha un lavoro che non sia da schiavo, la routine appare la certezza suprema che,nonostante tutto, i sacrifici che il governo enuncerà,fanno parte del nostro modo di essere italiani brava gente , incazzosi e brontoloni,ma in fondo certi che tutto cambia per non cambiare nulla.I carcerati muoiono in carcere ,i migranti nei Cpr,gli operai sul lavoro etc: la normalità è il panta rei di chi sopravvive alla degenerazione umana in disfacimento. Non da oggi.@tutti

SALO’ tre : La morte del dittatore

1945 LA MORTE DEL DITTATORE
Alle 19,30 una lunga colonna di macchine si avviò verso l’autostrada.
Erano circa dieci, Mussolini stava in compagnia di Bombacci.
I due uomini erano stati compagni rivoluzionari in Romagna, Bombacci era stato in Russia a fare la rivoluzione con Lenin.
Al momento della partenza Mussolini sciolse tutti i membri del partito e delle forze armate dal loro giuramento di fedeltà.
Non voleva spargimento di sangue a Milano.
L’insurrezione partigiana divampava in tutta la Lombardia e in Piemonte.
La sera del 25 aprile a Genova si erano arresi i tedeschi sotto il comando del generale Gungher Meinhold.
A Milano la Guardia di Finanza, che da tempo era l’unico reparto di truppe regolari del CVL, avrebbe occupato all’alba la prefettura, ormai deserta, i giornali, gli impianti industriali, la sede dell’Eiar.
Ci sabbero stati brevi scontri all’Arena e alle Officine Innocenti.
Insomma Milano, la culla del fascismo, dove tutto era cominciato per il Duce in piazza S. Sepolcro, stava cadendo come un frutto maturo senza grandi spargimenti di sangue.
Mussolini arrivò a Como dove si erano concentrati parecchi fascisti con le loro famiglie, dove c’erano ancora dei reparti abbastanza organizzati, dove tutti cercavano un’ancora di salvezza seguendo le ultime indicazioni di un governo che non c’era più, di un capo che, in tutta sincerità, non sapeva cosa fare.
Mussolini forse non era uomo da morire con la pistola in pugno, oppure da suicidio.
A quel punto, partendo da Como, poteva raggiungere la Svizzera, oppure andare in Valtellina, oppure in qualche modo accodarsi ai tedeschi che stavano andando verso Merano.
Nessuno sa quello che decise in cuor suo.
Alla fine, all’alba del 26 aprile, partì da Como tentando di sganciarsi sia dalla carovana di ministri e gerarchi, sia dalla scorta delle SS.
Si diresse verso Nord, verso la strada che costeggia il lago sulla sponda occidentale.
Fu raggiunto a Menaggio da Pavolini e da Claretta Petacci, la giovane amante che aveva rifiutato di fuggire in Spagna per condividere fino all’ultimo la sua sorte.
A Menaggio sopravvenne anche una colonna di soldati tedeschi.
Tutti insieme si misero in viaggio verso Chiavenna, ma a Musso, prima di Dongo, la colonna venne fermata da un gruppo di partigiani.
appartenenti alla 52a Brigata Garibaldi.
Dopo una breve sparatoria, gli ufficiali tedeschi scesero dai mezzi e cercarono di avviare una trattativa coi partigiani.
La discussione durò ore, i tedeschi credettero per un malinteso che vi fossero 3.000 partigiani nei dintorni, scambiando la cifra degli abitanti di Dongo per quella dei resistenti.
I tedeschi erano preoccupati, avevano il compito di custodire Mussolini, sapevano benissimo che ai partigiani interessavano gli italiani.
Dopo 6 ore i partigiani accettarono di far passare “ solo i tedeschi”.
E’ a quel punto che il comandante tedesco Hans Fellmeyer tentò di salvare il Duce.
Il comandante suggerì di travestire il Duce da tedesco, facendogli indossare un lungo pastrano della Wermacht .
Gli fu calcato sul testone un elmetto che gli finì sugli occhi; con il bavero alzato, sedutosi in fondo al camion, poteva passare per un soldato semplice in ritirata.
Claretta Petacci, scesa dalla macchina, fece di tutto per far travestire il Duce da camerata tedesco.
Alle 14 “Pedro”, comandante partigiano, acconsentì che la colonna tedesca prendesse il via, ma prima, in accordo coi tedeschi, pretese che i camion fossero ispezionati.
Alle 14,15 un partigiano si arrampicò sul camion n.34 e vedendo un soldato tedesco accosciato sul pavimento chiese spiegazioni.
I tedeschi, forse troppo precipitosamente,risposero:
“ Camerata ubriaco”, insospettendo il partigiano che, guardando meglio, riconobbe Mussolini.
In pochi secondi avvertì il vice comandante Urbano Lazzaro, che salì sul camion,si avvicinò al soldato e chiese:
“ Italiano?”
Mussolini, dopo una breve esitazione, si consegnò ai partigiani, i quali lo portarono al municipio di Dongo, assieme a tutti i gerarchi, compreso Pavolini, che tentò invano di fuggire gettandosi nel lago.
Verso sera il comandante Pedro decise che era pericoloso lasciare Mussolini in Municipio. Stabilì quindi di portarlo alla Guardia di Finanza di Gervasino.
Claretta Petacci, che era rimasta a Dongo, raggiunse Mussolini, chiedendo ai partigiani di portarla dal suo uomo.
A quel punto Mussolini e la Petacci vennero portati in una casa colonica a Giulino di Mezzegra.
La mattina del 28 aprile furono presi in custodia dal colonnello Valerio, il comunista Walter Audisio, che, secondo quanto raccontò più tardi, giustiziò Mussolini e la Petacci poiché la stessa mattina del 28 il Cln e il Cvl di Milano avevano condannato Mussolini e i gerarchi a morte.Valerio, dopo aver lasciato i due corpi, ( la Petacci, si dice, venne colpita a morte perché non si separò fisicamente dal Duce),ritornò a Dongo.I gerarchi condannati a morte vennero condotti in piazza e fucilati. Marcello Petacci, fratello di Claretta, venne ucciso con una raffica di mitra nelle acque del lago mentre cercava di fuggire.Alle 18,30 i sedici corpi più quello della Petacci e Mussolini vennero caricati su un camion che giunse a Milano alle 2 del mattino del 29 aprile.La domenica del 29 aprile i cadaveri vennero esposti in Piazza Loreto.

SALO’ 2;una banda di assassini

Tutto questo accadde nel luglio del 1944, il mese dell’attentato al Führer.Anche la Germania, pensava Mussolini, non era rimasta immune da un colpo di stato contro il suo dittatore.Mussolini, sempre considerato dai tedeschi l’unico serio italiano in mezzo ad un popolo di traditori, non poteva però rallegrarsene con il sentimento del “mal comune mezzo gaudio”.La Repubblica era già stata nazificata dal 21 giugno dello stesso anno, quando erano state costituite le “Brigate nere” per decreto dello stesso Mussolini:“(…) data la situazione che è dominata da un solo decisivo, supremo fattore: quello delle armi e del combattimento, davanti al quale tutti gli altri sono di assai minore importanza, decido che a datare dal 1° luglio la struttura politico – militare del Partito si trasformi in un organismo di tipo esclusivamente militare.Cfr. Italia drammatica, op. cit.n.40, pag.610 Era una dichiarazione, quella del Duce, che in pratica militarizzava il fascismo e che creava i presupposti per una feroce repressione contro le forze della resistenza, cominciando dal Piemonte, dove il “banditismo” creava grossi problemi anche ai tedeschi.Era anche l’ammissione dello sfacelo politico delle province del nord, dove la popolazione non aderì al nuovo fascismo Repubblicano, non si fece incantare dalle promesse di socializzazioni, non fraternizzò con l ‘antico alleato tedesco.Ad ogni città liberata, era questa la constatazione realistica che Mussolini, Graziani, Pavolini, Farinacci, Buffarini Guidi e tutto il rimanente del fascismo “rivoluzionario” non voleva vedere, era festa grande, erano fiori e acclamazioni per i soldati alleati, erano soprattutto lacrime di gioia per la ritrovata libertà.All’idealismo iniziale di tanti giovani che dopo l’8 settembre erano rimasti fedeli a Mussolini, ora subentrava il rancore, l’odio, la vendetta contro chi si metteva dalla parte del vincitore senza pagare nessun prezzo.Le Brigate Nere di Pavolini, presero il posto della guardia nazionale Repubblicana di Ricci che non riusciva a contrastare in nessun modo l’attività partigiana.La verità stava sotto gli occhi di tutti.I contrasti fra i vari organi del fascismo, fra fascisti italiani e nazisti tedeschi, fra lo stesso Mussolini e Hitler, non erano altro che l’attuarsi di una tragedia più volte annunciata.Alessandro Pavolini, intellettuale, direttore del Ministero della Cultura popolare, direttore del Messaggero, interpretava in modo trasparente il volto dell’ultimo fascismo.Sempre più filonazista, sempre più votato all’eliminazione fisica dei partigiani, dei loro parenti, degli ebrei, dei democratici, degli oppositori, ammetteva che i fascisti, inutile negarlo, erano visti dalla maggior parte della popolazione come servi dei tedeschi, degli industriali che con la guerra avevano fatto i soldi.I tedeschi furono contenti del costituirsi delle Brigate Nere.Le SS delegarono loro volentieri i lavori più sporchi che si dovevano fare, come quello delle fucilazioni e delle retate.

SALO’ la repubblica nazifascista che piace ai fascisti al governo

1945 SALO’: UNA REPUBBLICA NAZI – Fascista Lo choc per la conquista di Roma da parte degli Alleati, lo sbarco in Normandia di due giorni dopo, l’offensiva sovietica a est verso la Polonia, non potevano lasciare tranquillo Benito Mussolini e il governo fantoccio della Repubblica di Salò.Il Duce, sempre più ostaggio dei tedeschi, (non aveva nemmeno una linea diretta sul suo telefono personale), si convinse che la repressione della guerra partigiana fosse fondamentale per tentare di difendere quel lumicino di speranza non tanto verso la vittoria finale, quanto per evitare la morte entro il Natale del 1944 del fascismo Repubblicano.Il tentativo di creare un esercito Repubblicano da parte di Graziani, su ordine di Mussolini, non aveva ottenuto grande successo.Il generale Graziani si era dato da fare per costituire un esercito con la leva del 1923, ma le diserzioni erano tante, lo spirito poco reattivo, i giovani che disertavano venivano trasferiti dai tedeschi in Germania.Il 15 luglio del 1944 Mussolini si mise in viaggio verso Monaco per visitare i campi dove, per concessione tedesca, si erano costituite quattro divisioni italiane.La visita a Rastenburg era di quelle ufficiali.Insieme a Mussolini, infatti, viaggiarono Graziani, il figlio Vittorio, il sottosegretario degli esteri Mazzolini, l’ambasciatore a Berlino Anfuso.Alla comitiva si unirono il feldmaresciallo Keitel, il generale Fromm e altri ufficiali tedeschi. Duce il 17 luglio passò in rivista la Monterosa e l’Italia, il 18 la S. Marco e la Littorio.E qui Mussolini ebbe un inaspettato tripudio che quasi lo commosse:Per un momento gli parve di tornare indietro negli anni, il recente passato di sconfitte e di umiliazioni era cancellato, si rinnovavano i tempi dei trionfi e dei caldi abbracci popolari, dei dialoghi con la folla. Perché i giovani lo accolsero con calore, ebbero la sensazione di vedere in lui qualcosa della patria, l’antico capo in cui avevano creduto e di cui avevano sentito parlare e di cui avevano sentito decantare per anni soltanto vittorie.Ora era davanti a loro, a testa alta, udivano quella voce intensa, provavano l’orgoglio di sentirsi per la prima volta comandati da un italiano superiore a quei tedeschi a cui erano stati costretti ad ubbidire tacendo (…) Si trattava di veri militari e in quei giorni il loro slancio fu autentico, la dimostrazione di efficienza fornita fu esemplare per compattezza e capacità.Cfr.Silvio Bertoldi, Soldati a Salò, L’ultimo esercito di Mussolini, Milano 1995, pp.67,68Mussolini forse aveva fatto un miracolo, convincendo i tedeschi a dare credito al suo carisma e alla sua capacità organizzativa.Mentre l’esercito del sud di Badoglio era riuscito a racimolare 5.000 coscritti, qui in Baviera il Duce aveva ritrovato un suo esercito, una sua passione, una ragione per continuare a combattere.Anche in questo caso, però, l’entusiasmo fu passeggero.Una volta tornati in Italia quei soldati italiani, orgogliosi di esserlo, dovettero ben presto ricredersi.Scrive Giorgio Bocca:“C’è naturalmente il problema delle defezioni: il ritorno in patria è uno shock per i ragazzi: stazioni deserte, spettatori silenziosi, l’aria cupa della guerra civile di cui nessuno gli ha parlato, inviti a fuggire che non capiscono, qualche grido ostile. Alcuni reagiscono con ira, ci sono Alpini della Monterosa che schiaffeggiano dei giovani “per il loro contegno – riferiscono – poco riguardoso verso la truppa”.Cfr. Giorgio Bocca, la Repubblica di Mussolini, op.cit. pag.273

Vs Israele non vuole dire vs gli ebrei

Il governo Netanyahu con la sua politica omicida genocidaria contro i palestinesi ( Ben Gvir è da Norimberga )ha isolato Israele in tutto il globo terracqueo. In  Italia, l’ italiano medio dotato di superficialità e arroganza,pur non odiando gli  ebrei come gruppo etnico religioso,odia allora gli israeliani in quanto cittadini dello stato anche se arabi o mussulmani.Facile confondere le due cose: per non sbagliare viene augurata la morte a Liliana Segre, colpevole di aver scampato la camera a gas. Il carattere teatrale, finto, simulato, affettato, di facciata dell’ italiano della maggioranza silenziosa  era già stato denunciato da Carlo Emilio Gadda,anche se il generone arricchito che ostenta tradizioni popolari , nella maggioranza silenziosa ritrova se stesso. Il fascismo e le leggi razziali furono l’ apoteosi dell’ italiano medio, vedi Una giornata particolare di Ettore Scola.

Foto autorizzata

Le colpe di Stalin e il nazismo

Brano tratto dall’ ebook 1941 operazione Barbarossa Pearl Harbour di Pierluigi Raccagni Certamente Stalin aveva sbagliato qualcosa se il suo alleato Hitler si apprestava al genocidio della popolazione sovietica.
Stalin fu travolto dal 22 giugno 1941 al punto da abbandonare il posto di comando per un certo periodo di tempo.
La valanga che travolse nei primi giorni di guerra le frontiere dell’URSS partiva da lontano, soprattutto dal fallimento del trattato dell’agosto 1939 con la Germania.
Come vedremo in seguito, il bilancio della guerra nei primi cinque giorni fu una catastrofe per i russi.
L’aeronautica sovietica fu eliminata dalle regioni occidentali, nei primi cinque giorni le forze tedesche avevano già preso Minsk, la capitale della Bielorussia, tutte le regioni annesse dall’URSS nel 1939 furono quindi occupate: Bielorussia, Ucraina Occidentale, Lituania, Estonia, Lettonia; i finlandesi si diressero verso Leningrado.
Stalin nella notte in cui le armate naziste invasero l’URSS dormì poco, non più di un’ora, spaventato dalla sorpresa totale dell’attacco.
Riassumiamo brevemente la posizione di Stalin sul rapporto fra l’URSS comunista e la Germania nazista.
Da un certo punto di vista l’alleanza criminale aveva una ragione d’es- sere, in fondo la Russia sovietica era rimasta fuori dalla guerra, le po- tenze capitaliste stavano soccombendo sotto il tallone dei nazisti, i territori della Polonia e degli stati baltici erano incorporati nell’impero sovietico.
C’era da stare allegri, il Patto di non aggressione dall’inizio della guerra nel settembre del 1939, era diventato un’amicizia bella e buona con reciproci scambi di informazioni e soprattutto con un sostanzioso scambio commerciale.
A proposito, tanto per descrivere la confusione che regnava nella testa di Stalin, secondo Paul Schmidt, capo dell’ufficio stampa del ministro degli Esteri di Von Ribbentrop, conosciuto con lo pseudonimo di Paul Carell, brillante scrittore di eventi militari negli Anni Sessanta del secolo scorso, fino all’ultima ora di pace gli accordi bilaterali avevano fun- zionato soprattutto per merito dei russi: “(…)

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