..Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, ora agli arresti domiciliari e la sua compagnia cantante, saranno pure innocenti fino al terzo grado di giudizio, ma lo stile di lavoro del sistema dell’ex brillante giornalista Mediaset ricorda Mani pulite, corruzione,favoritismi, intrallazzi, ombre amministrative che diventano tenebre sulla res – publica.
La procura sta tuttora indagando su affari e appalti collegati al salone Nautico.
In casa dell’imprenditore Aldo Spinelli,leggendario presidente che portò il Genoa nel 1985 alla finale di Coppa Uefa,sono stati trovati e sequestrati dalle Fiamme gialle contanti per 220.000 euro, sono coinvolte nell’inchiesta della procura,durata quattro anni, trentacinque indagati.
Toti, detto Giovanni, come Meloni detta Giorgia, si dice tranquillo, e questo è un bene per tutti; per i cittadini della Liguria, di Genova, La Spezia,per la democrazia,per l’Italia intera, nonchè per l’Europa e per il mondo visto che siamo un paese del G7…
Ma non si può dire che sia una notizia bomba, soprattutto quando scavando si scoprono infiltrazioni mafiose per racimolare voti ,complicità nell’aggiudicarsi favori e lussi per avallare la logistica del porto di Genova.
Emanuele Signorini, autorità portuale che favorisce Spinelli nell’aggiudicarsi il terminal portuale Rinfuse,passa una notte da sogno all’Hotel de Paris Di Montecarlo per le sue benemerenze verso l’ intrallazzo, compiacente Toti, detto Giovanni.
Naturalmente i giustizialisti di Forza Italia e Lega contro Emiliano e De Caro a Bari, oggi sono garantisti con Toti, il ministro della Giustizia Nordio, quando parla di giustizia a orologeria, dimentica che il ministro della giustizia è lui: Fratelli d’ Italia aspetta il rinvio a giudizio ufficiale,il centro destra è agitato per le elezioni di giugno.
PD e Sinistra italiana e MCS chiedono, invece,le immediate dimissioni da presidente di Toti e nuove elezioni regionali.
Il triangolo delle Bermude Totti – Spinelli- Signorini sembra ne abbia fatte di tutti i colori, i governi passano,ma corruzione e malaffare restano, come ennesima autobiografia della nazione nel quadro desolante di una classe dirigente meschina e ipocrita.
La mafia regna sovrana nella collusione con poteri pubblici e con pezzi di Italia destrorsa e fastistoide,anche se è sbagliato generalizzare perché vi sono amministratori probi e onesti a sinistra,ma anche a destra e viceversa.
E poi parlano di disaffezione dei cittadini verso la politica e di antipolitica nell’ Italia finalmente libera dalle sinistre.
Brano tratto da” 1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbour guerra totale” di Pierluigi Raccagni completamente gratuito dal 15 al 19 aprile.L’anno per il dittatore fascista non si apriva bene, non ne aveva azzeccata una e Hitler era seriamente preoccupato per la piega che aveva preso la guerra in Grecia, dove lo “spezzeremo le reni alla Grecia”, era diventata una stentata difesa dei confini albanesi. Contrariamente a quello che si aspettava l’avvilito Duce, che non aveva nessuna voglia di intraprendere un viaggio che sapeva di espiazione, Hitler fu, come ricorda il giornalista William L. Shirer, cordiale, riguardoso e addirittura propenso alla piena collaborazione con l’italiano.Hitler intendeva aiutare gli italiani in Libia e in Albania, ma si lasciò sfuggire un commento che confermava quello che prima abbiamo esaminato: “(…) non credo che l’America possa essere un gran pericolo, anche se dovesse entrare in guerra. Un pericolo ben più grande è il gigantesco blocco di forze della Russia. Benché con la Russia abbiamo accordi politici ed economici assai favorevoli, io preferisco rimettermi ai mezzi potenti di cui dispongo.” Cfr. W. L Shirer, op. cit. pag. 125.Hitler, però, non rivelò le sue reali intenzioni verso la Russia, anche se il Duce fu ben contento di trovare un Hitler decisamente anti-bolscevico perché questo rilanciava il fondamento ideologico del fascismo internazionale di cui il Duce si riteneva ancora l’ideologo. Hitler, per cercare di disattivare la presenza filo-russa nei Balcani e per cercare di ovviare al pasticcio della Grecia, agì come sempre su un piano diplomatico, in cerca di alleati fantocci decisamente anticomunisti se non nazisti. Intanto attraverso l’Ungheria, stato fedele al nazismo dal 13 dicembre del 1940, aveva trasportato le proprie truppe verso la Romania. E in Romania il gen. Antonescu aveva stabilito un regime dittatoriale, dopo che il re Carol aveva abdicato in favore del proprio figlio Michele.Antonescu si mostrò docile verso Berlino, ma non quanto pretendevano le Guardie di ferro, un movimento nazista romeno che sarà in prima fila nello sterminio di ebrei e rom. Hitler, davanti alla repressione di Antonescu verso i nazisti romeni, si comportò da vero politico. Non ruppe certo con Antonescu, gli faceva troppo comodo, e occupò l’intera regione, anche se, come abbiamo visto, con l’adesione al Patto Tripartito la Romania era stata occupata parzialmente fin dal 23 dicembre del 1940. Hitler occupò pure la Bulgaria, sempre per proteggerla dall’orco stalinista, il 2 marzo del 1941. L’operazione Marita contro la Grecia prendeva forma. Ora bisognava convincere diplomaticamente la Jugoslavia, ma qui le cose non funzionarono come nei casi di Bulgaria e Romania. A Belgrado non vi era la stessa adesione verso il nazi-fascismo che vi era in Bulgaria e Romania. Il reggente della Jugoslavia, Principe Paolo, era stato educato a Oxford, era filo-britannico, era sposato con una principessa greca, insomma non era a favore dell’Asse. Il problema per il nostro reggente era quello di contrastare le pressioni di Hitler perché Ungheria, Romania e Bulgaria si stavano riempiendo di truppe tedesche. Il principe Paolo si trovava in un mare di guai, schiacciato fra l’incudine e il martello delle potenze occidentali e di quelle dell’Asse. Le prime lo esortavano a resistere a Hitler e ad attaccare pure gli italiani in Albania, le seconde, cioè la Germania, promettevano che mai avrebbero invaso il suolo della Serbia se gli slavi del Sud avessero aderito al Patto Tripartito. E quello di venir schiacciati in mezzo alla guerra totale fra i due schieramenti non era certo una metafora.Paolo fu convocato da Hitler fra il 4 e il 5 marzo al Berghof, gli fu pro- messa Salonicco e fu convinto a firmare il Patto Tripartito il 25 marzo del 1941. Hitler ne fu contento al punto di dire a Ciano che l’accordo, che prevedeva di non far attraversare il territorio alle truppe tedesche, avrebbe facilitato l’attacco italiano verso la Grecia. Tutto però doveva ancora succedere
Il Generale secondo i primi sondaggi Youtrend viaggia con il vento in poppa,viene dato di botto sopra il 3 per cento, più di Italia Viva di Renzi.Vannacci tifa per Putin,per Afd,per il razzismo più lurido,per la x Mas di Borghese. Senz’ altro ha il sostegno dell ‘Internazionale nera,degli anti occidentali, soprattutto dei seguaci dei criminali Trump ,Putin. Considera la destra di governo morbida,non all’ altezza di chi è sempre in procinto di sparare ad altezza uomo. È un generale in aspettativa,il suo ingegno vasto e multiforme illumina come una lampadina nel buco di un cesso,soprattutto quando si esibisce in teatro contro i migranti.Però i vannacciani hanno votato la fiducia al governo vs.il decreto Ucraina,per non giocarsi un futuro con gli eventuali fuoriusciti di Fdi.Eppure il generale ha il suo pubblico,come fosse Zalone, Pupo,Maurizio Corona, Pucci, (prendo a caso…) il meglio del populismo trash. Si è presentato come un onesto generale al servizio della Repubblica conquistando l’ anima nera di chi ha nel cuore Mussolini,Hitler, che hanno fatto cose buone,ma,per me, soprattutto Pinochet,e l’ indimenticabile Caudillo spagnolo. Sta costruendo la cosa nera,con La Russa, Meloni,che guardano interessati. Sarà lui a cambiare l’ Italia di estrema destra in un’ Italia di nazifascisti militanti.?,”Ora e sempre Resistenza “per uno come lui è come dare le perle ai porci.Il capo dello stato è il capo delle forze armate,art.87 Costituzione, caro Generale,o meglio Dux del terzo millennio.
Mentre Trump minaccia di ridurre l’Iran un ammasso di macerie in una notte,mentre in TV lo spettacolo della morte ha accompagnato fritti misti e uova pasquali, qui da noi l’ ora delle decisioni irrevocabili batte nel cielo della nostra patria : primarie o morte,nel campo largo,che preferisco chiamare area progressista per non incorrere n campi cimiteriali. E qui senza che si offendano quelli dei cinque stelle che hanno comunque un ruolo importante nel sinistra centro c’è un dettaglio da ricordare.Conte,come Travaglio, non è mai stato nella storia dell’ area di sinistra,ed è decisamente contro l’ area antagonista,che o non va a votare,oppure annulla,ma non si schiera nemmeno coi partitini che predicano Putin come nuovo Stalin.E’ da tempo che la 7 contrappone una Schlein perdente e un Conte vincente,nonostante Giuseppi,a volte sembra più Dean Martin con pochette che un leader progressista.Al di là delle battute,a tutti è evidente che ci vuole l’ennesimo Cln,Ulivo,Unione… perché l’ unione fa la forza, che oggi è massa critica.Le primarie non dovrebbero essere manco citate,Schlein è oltre il 20 per cento,Movimento 5 Stelle sotto il 15.Silvia Salis è appena stata eletta sindaco, perché invocarla a presidente del Consiglio se non per tornare all’ avvocato del popolo ?Parlare di elezioni secondo me è presto, e poi non dovrebbero esserci problemi: vince chi prende più voti,se sarà Conte viva Conte.. ma il panta rei non fa prigionieri.
Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta e dall’ ebook 1939 Attacco alla democrazia di Pierluigi Raccagni completamente gratuito dall’ 1 aprile al 5 aprile
Il Führer voleva fare la guerra alla Francia, attaccare l’Occidente, ven- dicare Versailles, distruggere la Polonia, annientare gli ebrei, pensare a liquidare il comunismo internazionale… Un po’ troppo per i generali che avevano battuto la Polonia, ma che non ritenevano la Germania in grado di iniziare una guerra anche a Occi- dente.Così, come abbiamo visto per quanto riguarda l’autunno del 1938, in occasione della crisi dei Sudeti, si pensò di spodestare il caporale che voleva fare il generale senza averne le physique du rôle. Franz Halder, generale in capo delle forze armate, pensò di liquidare Adolf Hitler con un colpo di stato. Se Hitler fosse passato alla guerra vera, i vecchi piani golpisti del 1938 risultavano sempre buoni. E qui cominciò il balletto delle responsabilità, i voltafaccia, la mancanza di coraggio, i soliti e irrinunciabili equivoci di ogni complotto. Halder, che comunque voleva evitare il colpo di stato, voleva che Brauchitsch, andasse da Hitler esponendogli il punto di vista dei generali. Si puntava al colloquio chiarificatore che Hitler aveva concesso a Brauchitsch per il 5 novembre 1939.Così il nostro Brauchitsch andò da Hitler dicendogli che il tempo era cattivo, che insomma non si poteva attaccare la Francia con quel tardo autunno da lupi. Hitler diede una risposta che forse avremmo dato anche noi. Semplicemente rispose che, se il tempo era cattivo, lo era anche per il nemico e che non era detto che in primavera le cose sarebbero andate meglio. Ma l’errore di Brauchitsch andò oltre. Il tentennante generale tedesco quando disse al Führer che le truppe avevano il morale sotto i tacchi peggio che nel 1917, il Piccolo Caporale non ci vide più. (Nel 1917 i soldati tedeschi, stanchi della carneficina, cominciarono a disertare, a manifestare segni di insubordinazione ecc.). Secondo il diario di Halder, unica fonte si presume attendibile, Hitler esplose in quei momenti di rabbia da far gelare il sangue. Hitler urlò: “in quali reparti vi sono stati atti di indisciplina? Come? Dove?” Si sarebbe recato lui in persona, aggiunse il caporale criminale, a verificare lo stato delle truppe. Brauchitsch, che aveva esagerato nel descrivere la situazione delle truppe per cercare di dissuadere il Führer, fu preso in castagna dagli argomenti inconfutabili di Hitler che con la bava alla bocca aggiunse: “che misure sono state prese dal comando dell’esercito? Quante con- danne a morte sono state eseguite? La verità è che l’esercito non vuole combattere?”. A Norimberga Brauchitsch ammise che la conversazione non poté più continuare e che la cosa finì lì. Bastò dunque un attacco collerico di Hitler a mandare in frantumi il famoso complotto di Zossen, la località del comando dei generali golpisti. Questo successe il 5 novembre. L’8 novembre, invece, una bomba esplose nella birreria di Monaco ove Hitler si era recato a commemorare il putsch della birreria del 1923. Hitler e i gerarchi nazisti si salvarono; Himmler e Goebbels cercarono di sfruttare l’episodio dando la colpa ai servizi segreti inglesi che man- tenevano contatti con i generali tedeschi golpisti.
Dell’attentato non si seppe mai nulla di certo. Fu accusato un certo Elser, un comunista che si trovava nel campo di concentramento di Dachau, che fabbricò la bomba in accordo con la Gestapo, facendo finta di essere in combutta con due ufficiali inglesi. Il processo a Elser non fu mai fatto, e Himmler fece uccidere Elser il 16 aprile del 1945, per non lasciare traccia del finto complotto. Ci voleva ben altro per far fuori il Signore del Male.
Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta e dall’ ebook Attacco alla democrazia di Pierluigi Raccagni completamente gratuito dall’ 1 aprile al 5 aprile.
La guerra fasulla, è un’espressione coniata dalla stampa americana. Si- gnifica che quei mesi che intercorsero fra il crollo della Polonia nel settembre 1939 e l’inizio dell’offensiva sul fronte occidentale nella primavera del 1940 da parte dei tedeschi, furono mesi in cui la Germania da una parte e Francia e Inghilterra dall’altra evitarono di scontrarsi. Era una tacita tregua, come abbiamo visto, che rientrava nel tentativo hitleriano di parodiare una pace universale per le future sorti dell’umanità. Francia e Inghilterra non sembravano aver nessuna intenzione di fare la guerra, altri sostenevamo che stavano giocando d’astuzia in attesa di tempi migliori. Anche se è difficile crederlo. Non per niente quei sette mesi di finta guerra furono battezzati proprio dall’opinione pubblica francese come “drôle de guerre”, guerra finta perché, tranne poche scaramucce, nella terra di nessuno, sul fronte Nord-Est, ai numerosi allarmi non successe mai niente di rilevante. L’inverno del 1939 fu abbastanza rigido. Parecchie famiglie francesi avevano dovuto sfollare, la popolazione viveva nel timore di subire bombardamenti, ma tutto sembrava avvenire nel quadro di una guerra che fortunatamente era ancora confinata in Polonia. La confusione era parecchia, d’accordo, e oscillava fra pronunciamenti retorici e patriottardi e disorganizzazione a livello generale. Le sirene che avvisavano dei bombardamenti tiravano giù dal letto cittadini impauriti senza motivo, la gente girava portando a tracolla la maschera antigas, modello prima guerra mondiale, le opere d’arte erano state messe al sicuro, i portinai erano in pratica diventati i presidi delle cantine adibite a rifugio. Tutto ciò, però, non portava a nessuna azione, a nessun tangibile atto di voler diventare un serio baluardo antifascista contro l’arroganza nazista. Anche i generali tedeschi erano stupiti da tale inattività. Keitel si dimostrò sorpreso dal fatto che la Francia non avesse attaccato la Germania durante la campagna di Polonia. Un simile attacco si sarebbe trovato contro 25 divisioni, compresi i ri- chiamati, e non avrebbe incontrato da parte tedesca che una debolis- sima resistenza. Fu, quindi, con grande stupore che i comandi tedeschi assistettero solo a insignificanti scaramucce nella zona compresa fra la linea Maginot e la linea Sigfrido.Non si capiva perché la Francia non avesse approfittato dell’occasione unica che le si presentava.Ciò convinse il Terzo Reich che le potenze occidentali non volessero la guerra. E qui entrò in scena il capo di Stato Maggiore generale Maurice Game- lin che si sbilanciava solo in proclami eroici dal regno delle retrovie del Castello di Vincennes: “Soldati di Francia! Da un momento all’altro può cominciare una battaglia da cui ancora una volta dipenderà la sorte della Patria. Il paese, il mondo intero, hanno gli occhi fissi su di voi! In alto i cuori! Alle armi! Ricordatevi della Marna e di Verdun”.Nonostante questo clima finto di guerra, l’opinione pubblica era affamata di notizie e già allora le fandonie in proposito si moltiplicavano. Tutti parlavano di imminenti grandi imprese, ma l’errore più grave era quello di lasciare migliaia di soldati inattivi sul fronte a macerarsi fra noia e angoscia bellica.Così nel tardo autunno del ’39 tutto tornò alla calma piatta.La grande offensiva non vi era stata, i grandi freddi fecero stare le truppe nelle baracche in attesa che qualche cantante da Parigi venisse a scaldare il cuore dei futuri eroi.L’unico che aveva un senso tattico era il generale Charles de Gaulle. Il 10 gennaio del 1940 successe il fattaccio, meglio uno spiacevole contrattempo per i nazisti, che vale la pena raccontare. C’era un freddo polare quel giorno. Non succedeva niente sul fronte occidentale, i soldati belgi si stavano decisamente annoiando. Ma all’improvviso la calma assoluta venne violata da un contrattempo, da quello che ormai tutti chiamano colpo di scena. Un aereo cadde vicino alla baracca dei soldati, esattamente nella località di Mechelen vicino a Liegi. Quando i militi uscirono dai presidi percepirono immediatamente che vi era stato un disastro aereo, accorrendo sul luogo dell’incidente videro un uomo che stava bruciando delle carte. Si trattava del maggiore Reinberger, un maggiore di carriera che era stato incaricato di portare, in assoluto segreto, l’ordine di offensiva ad una divisione di paracadutisti fra Colonia e Bonn. Il maggiore che guidava un Messerschmitt Taifun, proveniente da Munster, trovandosi in mezzo ad un banco di nebbia e credendo di essere in Germania, aveva ordinato ad un pilota maggiore della riserva, certo Hoenmanns che pilotava l’aereo, di atterrare anche perché a secco di benzina. Reinberger si accorse di averla fatta grossa. Prima dei soldati sul luogo dell’incidente era arrivato un contadino, che non poteva parlare la loro lingua, ma che aveva i fiammiferi per bruciare i documenti. Ecco perché i soldati belgi quando accorsero arrestarono il maggiore e il suo pilota. Poi spensero il fuoco volendo vedere di che cosa trattavano le carte. I due vennero condotti al posto di guardia in attesa di istruzioni. E qui ci fu un altro parapiglia degno di nota, ma soprattutto degno di un film di guerra di J. Sturges. Nella stanza assai stretta arredata spartanamente con un tavolo e due panche, vi era nell’angolo una stufa di ghisa.Improvvisamente Reinberger, in attesa di essere interrogato, tolse il coperchio della stufa, afferrò le carte ritrovate che stavano sul tavolo e tentò di bruciarle. Il capitano che era stato incaricato di interrogare i due prigionieri, an- che stavolta tentò di salvare le preziose carte dalla stufa di ghisa. Le carte non vollero bruciare e il nostro maggiore rimase un uomo sempre più disperato. Anche perché su uno dei pezzi di carta bruciacchiati era possibile leg- gere: “L’esercito tedesco dell’Ovest condurrà la sua offensiva fra il Mare del Nord e la Mosella, con un intensissimo appoggio aereo, attra- verso il territorio del Belgio e del Lussemburgo allo scopo di (…)”. Il “Piano Giallo” venne conosciuto dal nemico; la data era quella del 17 gennaio, il 12 gennaio i documenti arrivarono a Gamelin. Adesso i francesi sapevano tutto. Hitler, furioso, con la bava alla bocca, con un atteggiamento di di- sprezzo verso quei traditori e incompetenti che avevano svelato il piano ai nemici, fece una cosa saggia, rinviò tutto a primavera. Così sui fronti rimaneva una calma assoluta, anche se non mancavano le attività sotterranee. L’iniziativa pacifista di Hitler, tutta intesa a riservare alla Gran Breta- gna e alla Francia l’allargamento della guerra, come già evidenziato sopra, portava ad una situazione di stallo oggettivo. Solo che Hitler faceva le cose sul serio. Mentre i grandi maestri del pensiero occidentale passavano l’inverno fantasticando sul modo di attaccare la Germania, (attacco della Ruhr attraverso il Belgio, attacco ad oriente verso la Grecia e i Balcani interrompendo le forniture di benzina dalla Russia, …), il Signore del Male aveva convocato il 10 ottobre del 1939 alle ore 11, alla Cancelleria i comandanti delle tre armi, nientemeno che i capi dell’Oberkommando des heeres. Erano sette le persone convocate: i generali Keitel, Jodl, Warlimont, Brauchitsch, Göring, Raeder, Halder. Hitler presentò un memorandum nel quale erano indicate le ragioni della decisione di sferrare un attacco risolutivo in Occidente se Francia e Inghilterra non avessero accettato le proposte di pace tedesche.
L’ ondata di 15 milioni di no alla riforma della Costituzione sulla giustizia ha gasato il campo progressista e la sinistra in generale: dopo tanti schiaffi della destra della Meloni finalmente un po’ di respiro .I festeggiamenti ,i fuochi d’artificio,i Bella Ciao dei magistrati,gli osanna e gli evviva di una parte della società civile, rinvigorita dal voto giovanile,ora devono manifestarsi in spallate decisive al governo della destra fascio leghista e forzista. Del Mastro e la Giusi Bartolozzi,e forse Santanchè sono già stati metaforicamente ghigliottinati dalla bugiarda Meloni,che fino a due giorni fa li difendeva.Che fare? Bisogna prepararsi ,si dice,in PD,Cinque stelle,Avs alla prossima campagna elettorale del 2027,quando si chiuderà la legislatura. Mi sembra, però ,un obiettivo burocratico amministrativo che non tiene conto che si vive di giorno in giorno e che con le primarie auspicate da Conte si rischia di spaccare quel poco che unisce. La piattaforma si fa in divenire, proseguendo la conflittualità che vuole salvare quella Costituzione già ampiamente vilipesa.E allora,non sarebbe meglio dare battaglia per un salario minimo, per la sicurezza sul lavoro,per dare lavoro dignitoso ai giovani e alle donne,per una riduzione delle liste d’attesa nella sanità,per una politica dell’ immigrazione che cominci ad eliminare l’ Albania e decreti sicurezza,e per una politica energetica che tenga conto del caro bollette che abbatte i già bassi salari?In politica estera ,affrancarsi da Trump ,aiutare i palestinesi,pensare a un’ Europa che fermi la deriva all’ estrema destra non sarebbe meglio che continuare a farsi del male, fra russofili,russofobi,sionisti,anti giudei per puro spirito settario?. La sinistra parlamentare cosiddetta,non vincerà mai se si fermerà a festeggiare il no. Quella diffusa ,dovrebbe superare il terreno dell’ astensionismo. Tutti insieme appassionatamente: anche se è l’ eterno ritorno di un Cnl, non si può fare altro. Finché la seconda carica dello stato è un fascista, l’ antifascismo è un dovere.
Riassunto Nel duplice omicidio di Fausto e Iaio, compagni che stavano andando ad un concerto al Leoncavallo il 18 marzo 1978,in via Mancinelli,due giorni dopo il rapimento dell’ onorevole Aldo Moro,presidente della DC,da parte delle Brigate rosse,vi è concentrata una parte della storia d’Italia. Colpevoli materiali mai trovati ,anche se il delitto fu rivendicato dalla Brigata Anselmi di Roma,del giro di Carminati,della Magliana,di Avanguardia nazionale.Le Brigate rosse resero onore ai ragazzi uccisi con un volantino, che non fu condiviso dal Leoncavallo e movimenti.Il movimento,uscito a pezzi dall’ incendio e dalla repressione del ’77 spinse le istituzioni democratiche ad organizzare una manifestazione gigantesca di 100.000 milanesi, presenti consigli di fabbrica e operai. Fausto Tinelli,si disse varie volte tra le altre,stava svolgendo con Iaio,una controinchiesta sullo spaccio di eroina e cocaina da parte dei fascisti al parco Lambro e Città Studi. Nell’ ottobre del ‘ 78,a pochi metri dove abitava Fausto,in via Montenevoso fu trovato materiale delle Br,che includeva pure delle lettere di Moro dalla prigionia. Il sensazionalismo mediatico fece ogni illazione sulla questione.Nel corso di quasi cinquanta anni sono state fatte numerose ipotesi tra cui quella dei servizi segreti in combutta coi fascisti,quella del tentativo sempre da destra di dare il via a una guerra civile capace di onorare la strategia della tensione ,quella di sparare nel.mucchio contro due ragazzi simpatizzanti della sinistra extraparlamentare. Una cosa non esclude l’ altra. Nel 2025 è stato riaperto il fascicolo da parte della Procura di Milano sulla pista fascista.Il ricordo dei ragazzi uccisi viene rinnovato da decenni dall’ Associazione familiari e amici di Fausto e Iaio e da democratici autentici ogni 18 marzo.Ero il prof.di Fausto di Lettere,sono contento di poterlo scrivere e orgoglioso di rivendicarlo.
Tempo fa ,senza presunzione, scrissi di una quinta colonna reazionaria che inneggia alla guerra di Putin,alla repressione del dissenso democratico o socialista e in fondo difende i sanguinari fondamentalisti di Teheran al governo. Alcuni siti sono dichiaratamente tenuti da gente prezzolata, in qualche modo professionisti.I loro profili sono falsi. C’è poi il Fatto quotidiano che sputa sentenze su chi patisce guerra e repressione indicandoli come servi degli americani a Kiev,mentre a Teheran sono partigiani teocratici dai modi spicci con gli infedeli. E’ la prova della crisi radicale non solo di una opinione pubblica de sinistra generica,ma di quel “restiamo umani” che dovrebbe guidare la razionalità e il buon senso. Orsini, Santoro,Dibba, il prof D’Orsi etc ad esempio,ma non solo loro,trovano nelle disgrazie umane della guerra,la vis polemica che piace per la sua retorica finto pacifista. Travaglio,il leader indiscusso della piccola borghesia qualunquista, di fatto con la sinistra non ha nulla a che fare,come lui stesso ha riconosciuto definendosi cattolico anticomunista.Niente di male,liberi tutti. Reagan,un suo beniamino,di salari, prezzo e profitti se ne frega….
Premessa: qui non si fanno i conti in tasca a nessuno, né a destra, né a sinistra, perché se il denaro è lo sterco del Diavolo,il pauperismo non è sempre il meglio in senso etico. Trump,un miliardario senza se e senza ma,Putin,un oligarca a cui non manca liquidità per operazioni speciali,i Khameneis,imprenditori miliardari a Londra,e nei paradisi fiscali, Netanyahu, che dicono sia ben inserito nella tradizionale ricchezza ebraica di Wall Street: tutti in guerra per il bene del proprio paese,del gas,del petrolio per tutti. Ci sarebbe anche Zelensky,uomo dai cessi d’ oro,ma è un comico dal censo variabile che non può competere con la ricchezza dei padroni del mondo. Eppure,proprio quella sinistra che magari denuncia i radical chic ZTL in Italia, è pronta a fare a botte per difendere le ragioni del nazionalismo,della teocrazia sanguinaria pure del dio denaro. Però Stalin era uomo di modeste pretese mondane,zio Ho un esempio di virtù,Castro non sembra aver accumulato patrimoni nella banche di Panama,il Che non ne parliamo.Sandro Pertini non dormiva al Quirinale etc. Però a dirla tutta,Hitler era vegano,animalista,non fumatore,astemio.Mussolini,tranne la proprietà del Popolo di Italia,sembra non abbia lasciato fortune sfacciate a figli e nipoti.A Hitler,Stalin Mussolini, i fondatori dei totalitarismi,bastava essere padroni della Storia,semidei in terra non curandosi del Paradiso.Oggi il dittatore sanguinario vuole per sé meno storiografia e più conti correnti,cripto valute,titoli di stato,diamanti e lingotti d’oro:non è banalità, è il corso del mondo che vede trionfare come valore assoluto l’ avere materiale senza eticità. Insomma le guerre d’ oggi fra miliardari emiri,tecnologici,principi arabi,comunisti cinesi convertiti al consumismo,etc sono sempre più una manna,per i ricchi.