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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

10.5 I Governi passano, corruzione e mafie restano dal 1861..

..Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, ora agli arresti domiciliari e la sua compagnia cantante, saranno pure innocenti fino al terzo grado di giudizio, ma lo stile di lavoro del sistema dell’ex brillante giornalista Mediaset ricorda Mani pulite, corruzione,favoritismi, intrallazzi, ombre amministrative che diventano tenebre sulla res – publica.

La procura sta tuttora indagando su affari  e appalti collegati al salone Nautico.

In  casa dell’imprenditore Aldo Spinelli,leggendario presidente che portò il  Genoa nel 1985 alla finale di Coppa Uefa,sono stati trovati e sequestrati dalle Fiamme gialle contanti per 220.000 euro, sono coinvolte nell’inchiesta della procura,durata quattro anni, trentacinque  indagati.

Toti, detto Giovanni, come Meloni detta Giorgia, si dice tranquillo, e questo è un bene per tutti; per i cittadini della Liguria, di Genova, La Spezia,per la democrazia,per l’Italia intera, nonchè per l’Europa e per il mondo visto che siamo un paese del G7…

Ma non si può dire che sia una notizia bomba, soprattutto quando scavando si scoprono infiltrazioni mafiose per racimolare voti ,complicità nell’aggiudicarsi favori e lussi per avallare la logistica del porto di Genova.

Emanuele Signorini, autorità portuale che favorisce Spinelli nell’aggiudicarsi il terminal portuale Rinfuse,passa una notte da sogno all’Hotel de Paris Di Montecarlo per le sue benemerenze  verso l’ intrallazzo, compiacente Toti, detto Giovanni.

Naturalmente i giustizialisti di Forza Italia e Lega contro Emiliano e De Caro a Bari, oggi sono garantisti con Toti, il ministro della Giustizia Nordio, quando parla di giustizia a orologeria, dimentica che il ministro della giustizia è lui: Fratelli d’ Italia aspetta il rinvio a giudizio ufficiale,il centro destra è agitato per le elezioni di giugno.

PD e Sinistra italiana e MCS chiedono, invece,le immediate dimissioni da presidente di Toti e nuove elezioni regionali.

Il triangolo delle Bermude Totti – Spinelli- Signorini sembra ne abbia fatte di tutti i colori, i governi passano,ma corruzione e malaffare restano, come ennesima autobiografia della nazione nel quadro desolante di una classe dirigente meschina e ipocrita.

La mafia regna sovrana nella collusione con poteri pubblici e con pezzi di Italia destrorsa e fastistoide,anche se è sbagliato generalizzare perché vi sono amministratori probi e onesti a sinistra,ma anche a destra e viceversa.

E poi parlano di disaffezione dei cittadini verso la politica e di antipolitica nell’ Italia finalmente libera dalle sinistre.

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1939  Guerra fasulla,guerra vera…

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta e dall’ ebook  Attacco alla democrazia di Pierluigi Raccagni completamente gratuito dall’  1 aprile al  5 aprile.

La guerra fasulla, è un’espressione coniata dalla stampa americana. Si- gnifica che quei mesi che intercorsero fra il crollo della Polonia nel settembre 1939 e l’inizio dell’offensiva sul fronte occidentale nella primavera del 1940 da parte dei tedeschi, furono mesi in cui la Germania da una parte e Francia e Inghilterra dall’altra evitarono di scontrarsi.
Era una tacita tregua, come abbiamo visto, che rientrava nel tentativo hitleriano di parodiare una pace universale per le future sorti dell’umanità.
Francia e Inghilterra non sembravano aver nessuna intenzione di fare la guerra, altri sostenevamo che stavano giocando d’astuzia in attesa di tempi migliori.
Anche se è difficile crederlo.
Non per niente quei sette mesi di finta guerra furono battezzati proprio dall’opinione pubblica francese come “drôle de guerre”, guerra finta perché, tranne poche scaramucce, nella terra di nessuno, sul fronte Nord-Est, ai numerosi allarmi non successe mai niente di rilevante.
L’inverno del 1939 fu abbastanza rigido.
Parecchie famiglie francesi avevano dovuto sfollare, la popolazione viveva nel timore di subire bombardamenti, ma tutto sembrava avvenire nel quadro di una guerra che fortunatamente era ancora confinata in Polonia.
La confusione era parecchia, d’accordo, e oscillava fra pronunciamenti retorici e patriottardi e disorganizzazione a livello generale.
Le sirene che avvisavano dei bombardamenti tiravano giù dal letto cittadini impauriti senza motivo, la gente girava portando a tracolla la maschera antigas, modello prima guerra mondiale, le opere d’arte erano state messe al sicuro, i portinai erano in pratica diventati i presidi delle cantine adibite a rifugio.
Tutto ciò, però, non portava a nessuna azione, a nessun tangibile atto di voler diventare un serio baluardo antifascista contro l’arroganza nazista.
Anche i generali tedeschi erano stupiti da tale inattività.
Keitel si dimostrò sorpreso dal fatto che la Francia non avesse attaccato la Germania durante la campagna di Polonia.
Un simile attacco si sarebbe trovato contro 25 divisioni, compresi i ri- chiamati, e non avrebbe incontrato da parte tedesca che una debolis- sima resistenza.
Fu, quindi, con grande stupore che i comandi tedeschi assistettero solo a insignificanti scaramucce nella zona compresa fra la linea Maginot e la linea Sigfrido.Non si capiva perché la Francia non avesse approfittato dell’occasione unica che le si presentava.Ciò convinse il Terzo Reich che le potenze occidentali non volessero la guerra.
E qui entrò in scena il capo di Stato Maggiore generale Maurice Game- lin che si sbilanciava solo in proclami eroici dal regno delle retrovie del Castello di Vincennes: “Soldati di Francia! Da un momento all’altro può cominciare una battaglia da cui ancora una volta dipenderà la sorte della Patria.
Il paese, il mondo intero, hanno gli occhi fissi su di voi! In alto i cuori! Alle armi! Ricordatevi della Marna e di Verdun”.Nonostante questo clima finto di guerra, l’opinione pubblica era affamata di notizie e già allora le fandonie in proposito si moltiplicavano. Tutti parlavano di imminenti grandi imprese, ma l’errore più grave era quello di lasciare migliaia di soldati inattivi sul fronte a macerarsi fra noia e angoscia bellica.Così nel tardo autunno del ’39 tutto tornò alla calma piatta.La grande offensiva non vi era stata, i grandi freddi fecero stare le truppe nelle baracche in attesa che qualche cantante da Parigi venisse a scaldare il cuore dei futuri eroi.L’unico che aveva un senso tattico era il generale Charles de Gaulle.
Il 10 gennaio del 1940 successe il fattaccio, meglio uno spiacevole contrattempo per i nazisti, che vale la pena raccontare.
C’era un freddo polare quel giorno.
Non succedeva niente sul fronte occidentale, i soldati belgi si stavano decisamente annoiando.
Ma all’improvviso la calma assoluta venne violata da un contrattempo, da quello che ormai tutti chiamano colpo di scena.
Un aereo cadde vicino alla baracca dei soldati, esattamente nella località di Mechelen vicino a Liegi.
Quando i militi uscirono dai presidi percepirono immediatamente che vi era stato un disastro aereo, accorrendo sul luogo dell’incidente videro un uomo che stava bruciando delle carte.
Si trattava del maggiore Reinberger, un maggiore di carriera che era stato incaricato di portare, in assoluto segreto, l’ordine di offensiva ad una divisione di paracadutisti fra Colonia e Bonn.
Il maggiore che guidava un Messerschmitt Taifun, proveniente da Munster, trovandosi in mezzo ad un banco di nebbia e credendo di essere in Germania, aveva ordinato ad un pilota maggiore della riserva, certo Hoenmanns che pilotava l’aereo, di atterrare anche perché a secco di benzina.
Reinberger si accorse di averla fatta grossa.
Prima dei soldati sul luogo dell’incidente era arrivato un contadino, che non poteva parlare la loro lingua, ma che aveva i fiammiferi per bruciare i documenti.
Ecco perché i soldati belgi quando accorsero arrestarono il maggiore e il suo pilota. Poi spensero il fuoco volendo vedere di che cosa trattavano le carte.
I due vennero condotti al posto di guardia in attesa di istruzioni.
E qui ci fu un altro parapiglia degno di nota, ma soprattutto degno di un film di guerra di J. Sturges.
Nella stanza assai stretta arredata spartanamente con un tavolo e due panche, vi era nell’angolo una stufa di ghisa.Improvvisamente Reinberger, in attesa di essere interrogato, tolse il coperchio della stufa, afferrò le carte ritrovate che stavano sul tavolo e tentò di bruciarle.
Il capitano che era stato incaricato di interrogare i due prigionieri, an- che stavolta tentò di salvare le preziose carte dalla stufa di ghisa.
Le carte non vollero bruciare e il nostro maggiore rimase un uomo sempre più disperato.
Anche perché su uno dei pezzi di carta bruciacchiati era possibile leg- gere: “L’esercito tedesco dell’Ovest condurrà la sua offensiva fra il Mare del Nord e la Mosella, con un intensissimo appoggio aereo, attra- verso il territorio del Belgio e del Lussemburgo allo scopo di (…)”.
Il “Piano Giallo” venne conosciuto dal nemico; la data era quella del 17 gennaio, il 12 gennaio i documenti arrivarono a Gamelin. Adesso i francesi sapevano tutto.
Hitler, furioso, con la bava alla bocca, con un atteggiamento di di- sprezzo verso quei traditori e incompetenti che avevano svelato il piano ai nemici, fece una cosa saggia, rinviò tutto a primavera.
Così sui fronti rimaneva una calma assoluta, anche se non mancavano le attività sotterranee.
L’iniziativa pacifista di Hitler, tutta intesa a riservare alla Gran Breta- gna e alla Francia l’allargamento della guerra, come già evidenziato sopra, portava ad una situazione di stallo oggettivo.
Solo che Hitler faceva le cose sul serio.
Mentre i grandi maestri del pensiero occidentale passavano l’inverno fantasticando sul modo di attaccare la Germania, (attacco della Ruhr attraverso il Belgio, attacco ad oriente verso la Grecia e i Balcani interrompendo le forniture di benzina dalla Russia, …), il Signore del Male aveva convocato il 10 ottobre del 1939 alle ore 11, alla Cancelleria i comandanti delle tre armi, nientemeno che i capi dell’Oberkommando des heeres.
Erano sette le persone convocate: i generali Keitel, Jodl, Warlimont, Brauchitsch, Göring, Raeder, Halder.
Hitler presentò un memorandum nel quale erano indicate le ragioni della decisione di sferrare un attacco risolutivo in Occidente se Francia e Inghilterra non avessero accettato le proposte di pace tedesche.

Festeggiamo…dopo

L’ ondata di 15 milioni di no alla riforma della Costituzione sulla giustizia ha gasato il campo progressista e la sinistra in generale: dopo tanti schiaffi della destra della Meloni finalmente un po’ di respiro .I festeggiamenti ,i fuochi d’artificio,i Bella Ciao dei magistrati,gli osanna e gli evviva di una parte della società civile, rinvigorita dal voto giovanile,ora devono manifestarsi in spallate decisive al governo della destra fascio leghista e forzista. Del Mastro e la Giusi Bartolozzi,e forse Santanchè sono già stati metaforicamente ghigliottinati dalla bugiarda Meloni,che fino a due giorni fa li difendeva.Che fare? Bisogna prepararsi ,si dice,in PD,Cinque stelle,Avs alla prossima campagna elettorale del 2027,quando si chiuderà la legislatura. Mi sembra, però ,un obiettivo burocratico amministrativo che non tiene conto che si vive di giorno in giorno e che con le primarie auspicate da Conte si  rischia di spaccare quel poco che unisce. La piattaforma si fa in divenire,  proseguendo la conflittualità che vuole salvare quella  Costituzione già ampiamente vilipesa.E allora,non sarebbe meglio dare battaglia per un salario minimo, per la sicurezza sul lavoro,per dare lavoro dignitoso ai giovani e alle donne,per una riduzione delle liste d’attesa nella sanità,per una politica dell’ immigrazione che cominci ad eliminare l’ Albania e decreti sicurezza,e per una politica energetica che tenga conto del caro bollette che abbatte i già bassi salari?In politica estera ,affrancarsi da Trump ,aiutare i palestinesi,pensare a un’ Europa che fermi la deriva all’ estrema destra non sarebbe meglio che continuare a farsi del male, fra russofili,russofobi,sionisti,anti giudei per puro spirito settario?. La sinistra parlamentare cosiddetta,non vincerà mai se si fermerà a festeggiare il no. Quella diffusa ,dovrebbe superare il terreno dell’ astensionismo. Tutti insieme appassionatamente: anche se è l’ eterno ritorno di un Cnl, non si può fare altro. Finché la seconda carica dello stato è un fascista, l’ antifascismo è un dovere.

Fascisti,servizi segreti,Fausto e Iaio

Riassunto Nel duplice  omicidio di Fausto e Iaio, compagni che stavano andando ad un concerto al Leoncavallo  il 18 marzo 1978,in via Mancinelli,due giorni dopo il rapimento dell’ onorevole Aldo Moro,presidente della DC,da parte delle Brigate rosse,vi è concentrata una parte della storia d’Italia. Colpevoli materiali  mai trovati ,anche se il delitto fu rivendicato dalla Brigata Anselmi di  Roma,del giro di Carminati,della Magliana,di Avanguardia nazionale.Le Brigate rosse resero onore ai ragazzi uccisi con un volantino, che non fu condiviso dal Leoncavallo e movimenti.Il movimento,uscito a pezzi dall’ incendio  e dalla repressione del ’77  spinse le istituzioni democratiche ad  organizzare una manifestazione gigantesca di 100.000 milanesi, presenti consigli di fabbrica e operai. Fausto Tinelli,si disse varie volte tra le altre,stava svolgendo con Iaio,una controinchiesta sullo spaccio di eroina e cocaina da parte dei fascisti al parco Lambro e Città Studi. Nell’ ottobre del ‘ 78,a pochi metri dove abitava Fausto,in via Montenevoso fu trovato materiale delle Br,che includeva pure delle lettere di Moro dalla prigionia. Il sensazionalismo mediatico fece ogni illazione sulla questione.Nel corso di quasi cinquanta anni sono state fatte numerose ipotesi tra cui quella dei servizi segreti in combutta coi fascisti,quella del tentativo sempre da destra di dare il via a una guerra civile capace di onorare la strategia della tensione ,quella di sparare nel.mucchio contro due ragazzi simpatizzanti della sinistra extraparlamentare. Una cosa non esclude l’ altra. Nel 2025 è stato riaperto il fascicolo da parte della Procura di Milano sulla pista fascista.Il ricordo dei ragazzi uccisi viene rinnovato da decenni dall’ Associazione familiari e amici di Fausto e Iaio e da democratici autentici ogni 18 marzo.Ero il prof.di Fausto di Lettere,sono contento di poterlo scrivere e orgoglioso di rivendicarlo.

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La quinta colonna

Tempo fa ,senza presunzione, scrissi di una  quinta colonna reazionaria che inneggia alla guerra di Putin,alla repressione del dissenso democratico o socialista e in fondo difende i sanguinari fondamentalisti di Teheran al governo. Alcuni siti sono dichiaratamente tenuti da gente prezzolata, in qualche modo professionisti.I loro profili sono falsi. C’è poi il Fatto quotidiano che sputa sentenze su chi patisce guerra e repressione indicandoli come servi degli americani a Kiev,mentre a Teheran sono partigiani teocratici dai modi spicci con gli infedeli. E’ la prova  della crisi radicale non solo di una opinione pubblica de sinistra generica,ma di quel “restiamo umani” che dovrebbe guidare la razionalità e il buon senso. Orsini, Santoro,Dibba, il prof D’Orsi etc ad esempio,ma non solo loro,trovano nelle disgrazie umane della guerra,la vis polemica che piace per la sua retorica finto pacifista.  Travaglio,il leader indiscusso della piccola borghesia qualunquista, di fatto con la sinistra non ha nulla a che fare,come lui stesso ha riconosciuto definendosi cattolico anticomunista.Niente di male,liberi tutti. Reagan,un suo beniamino,di salari, prezzo e profitti se ne frega….

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La passione per le guerre dei miliardari

Premessa: qui non si fanno i conti in tasca a nessuno, né a destra, né a sinistra, perché se il denaro è lo sterco del Diavolo,il pauperismo non è sempre il meglio in senso etico. Trump,un  miliardario senza se e senza ma,Putin,un oligarca a cui non manca liquidità per operazioni speciali,i Khameneis,imprenditori miliardari a Londra,e nei paradisi fiscali, Netanyahu, che dicono sia ben inserito nella tradizionale ricchezza ebraica  di Wall Street: tutti in guerra per il bene del proprio paese,del gas,del petrolio per tutti. Ci sarebbe anche Zelensky,uomo dai cessi d’ oro,ma è un comico dal censo variabile che non può competere con la ricchezza dei padroni del mondo. Eppure,proprio quella sinistra che magari denuncia i radical chic ZTL in Italia, è pronta a fare a botte per difendere le ragioni del nazionalismo,della teocrazia sanguinaria pure del dio denaro. Però Stalin era uomo di modeste pretese mondane,zio Ho un esempio di virtù,Castro non sembra aver accumulato patrimoni nella banche di Panama,il Che non ne parliamo.Sandro Pertini non dormiva al Quirinale etc. Però a dirla tutta,Hitler era vegano,animalista,non fumatore,astemio.Mussolini,tranne la proprietà del Popolo di Italia,sembra non abbia lasciato fortune sfacciate a figli e nipoti.A Hitler,Stalin Mussolini, i fondatori dei totalitarismi,bastava essere padroni della Storia,semidei in terra non curandosi del Paradiso.Oggi il dittatore sanguinario vuole per sé meno storiografia e più conti correnti,cripto valute,titoli di stato,diamanti e lingotti d’oro:non è banalità, è il corso del mondo che vede trionfare come valore assoluto l’ avere materiale senza eticità. Insomma le guerre d’ oggi fra miliardari emiri,tecnologici,principi arabi,comunisti cinesi convertiti al consumismo,etc sono sempre più una manna,per i ricchi.

1940 attacco alla democrazia

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta e book la guerra dei caporali nazifascisti, completamente gratuito dal  9 al 13 marzo di Pierluigi Raccagni

  1. NAZI: TOTALE ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

I generali tedeschi erano convinti che la guerra contro la Francia non era da farsi.Gli Alleati erano superiori, avevano più soldati, più aerei, più risorse, erano trincerati dietro la linea Maginot.
“Ci preparavamo alla guerra in vista di una campagna in Occidente, del resto in quel momento tutt’altro che certa (…) tra di noi, cioè gli ufficiali più anziani, tutti amici per la pelle, potevo discutere apertamente della situazione (…) la prospettiva di un conflitto con l’avversario in Occidente ci rendeva perplessi dato che non nutrivamo, a causa di un istintivo antagonismo, alcuna fiducia nelle supreme gerarchie del paese, e anche perché eravamo atterriti dal ricordo della prima guerra mondiale. Nutrivamo una certa fiducia in Brauchitsch e in Halder che nessuno pensava potevano essere nazionalsocialisti”.
Sono i pensieri di Fridolin Von Senger und Etterlin, nato nel 1891, generale antinazista.
Il suo libro “La guerra in Europa, il racconto di un protagonista”, rivela quanto fossero profonde le perplessità fra gli alti ufficiali della Wehrmacht sulla possibilità di un conflitto in Occidente ai danni della Francia.
E la Francia in quella primavera del 1940 non era certamente pronta alla guerra contro il nazionalsocialismo.
Visto che si erano così affezionati alla “guerra fasulla”.
Si diceva che a Parigi di quella finta guerra ci si annoiasse, che le signore al Ritz organizzassero collette per la Croce Rossa, che lo champagne si mischiasse ai buoni sentimenti patriottici.
Sembrava che non ci fosse nulla da combattere, sembrava che Maurice Chevalier potesse primeggiare con Wagner nella colonna sonora del tempo di guerra. Churchill diede un pessimo parere sulla guerra fasulla condotta dai francesi.
Per Winston Churchill, visitando il fronte francese, si era spesso colpiti dall’atmosfera di scontrosa tranquillità che prevaleva fra gli uomini, Era evidente, la mediocrità del lavoro che veniva svolto, dalla mancanza di qualsiasi tipo di attività.Scrivendo a Simone de Beauvoir dal fronte, pure Jean Paul Sartre nutriva seri dubbi sulla consistenza militare delle forze armate francesi. Il filosofo al fronte sosteneva che il suo lavoro consisteva nel gettar in aria palloni e poi osservarli attraverso un binocolo da campo.
Questo passatempo veniva chiamato “eseguire osservazioni meteoro- logiche”.
Quando si telefonava agli ufficiali della batteria, si comunicava loro la direzione del vento.“Che cosa poi se ne facessero di questa informazione erano fatti loro. I giovani facevano un certo uso dei rapporti del servizio segreto. La vecchia scuola li buttava direttamente nel cestino della carta poiché non si sparava”, scrisse Sartre.
C’era poi l’ombra inquietante del castello di Vincennes.
Là era morto Enrico V d’Inghilterra, entro quelle mura erano stati giu- stiziati Mata Hari e l’ultimo dei comunardi del 1871.
Erano uno dei più agghiaccianti castelli di Francia e “sembrava grondare sangue”, sostenevano alcuni detrattori della grandezza francese. Era però la residenza e il quartiere generale del generale Maurice Gamelin, capo di Stato Maggiore della Difesa nazionale, comandante supremo di tutte le forze di terra.Era considerato fra i più grandi generali d’Europa, se non del mondo. Aveva frequentato la scuola militare da cui era uscito nel 1891, nel 1914 aveva fatto parte dello Stato Maggiore operativo di Joffre, aveva redatto gli ordini della grande battaglia della Marna: un eroe nazionale, dunque.
Nel 1940 aveva 68 anni, ma era ancora snello, brillante, pronto alla battuta.Aveva difficoltà a relazionarsi con la truppa, ma all’interno del castello era l’idolo dello Stato Maggiore, sempre pronto ad adularlo per la sua competenza in fatto di pittura italiana e libri d’arte.Vincennes e il suo castello in quel periodo erano il cuore della Francia repubblicana pronta a battersi in difesa della Terza Repubblica, peccato che il castello fosse sprovvisto di comunicazioni radio.
Gamelin aveva dalla sua un’opinione pubblica che condivideva la semplicità della strategia francese.
Risparmiare la vita dei francesi per non ripetere la carneficina del 1914
⦁ 18 e tenere lontana la guerra dal suolo di Francia.
Per cui la letargia della Francia in fondo era considerata da tutti il mi- nore dei mali.Non si volevano aprire gli occhi sulla lezione della Polonia, si sperava in un qualche accordo dell’ultimissimo momento.
La primavera era stupenda e a Parigi la vita mondana continuava nel suo splendore, nonostante alcune inevitabili restrizioni.
Ma il Piccolo Caporale stava preparando per la Francia la più grande catastrofe militare della sua storia.Da quando a gennaio era caduto l’aereo in Belgio, con i piani di attacco, i tedeschi pensavano che sia inglesi che francesi ne fossero a conoscenza.
Hitler in quella circostanza dimostrò sangue freddo, intelligenza militare, ed ebbe nel destino un maledetto alleato.
L’incidente del 10 gennaio cambiò il mondo.

Pacem in terris, ma dove?

Per me il via alla danza macabra delle guerre d’ oggi va assegnata allo zar del Cremlino che ha fatto carta straccia del diritto internazionale, dell’ autodeterminazione alla libertà,rilanciando il nazionalismo più osceno e razzista.La guerra in Ucraina e nel Medio Oriente si incrociano per forza: è il clero teocratico fondamentalista  iraniano che vede nella Russia e nella Cina i santuari anti occidentali che possono ostacolare l’ egemonia imperialista americana.Senti più parlare del cimitero di Gaza,delle bombe su Kiev,delle sofferenze di milioni di persone coinvolte nel ritorno del nazionalismo dell’ estrema destra? La forza del destino verdiana,evocata come andamento  del caos,  non può competere con la volontà di potenza wagneriana  di chi vuole passare alla storia per aver cambiato il mondo in peggio. Comunque Yankee go home suona meglio di un Russi go home,suona meglio nella mondanità  strumentale vs l’ Ucraina,aiutata da Biden e Trump,nella sua guerra contro i civilissimi assassini di Bucha.Se poi uno pensa al gas russo e al rincaro delle bollette, e a quanto costano le armi,si ritrova spiazzato dalla banalità del mare in burrasca,facendo, a torto,la figura del pirla. Perché a pagare,comunque,saremo sempre noi,ceto medio signorile di massa benpensante le disgrazie proletarie.

Il nichilismo della speranza vs l’ ottimismo delle anime belle

Trump, Netanyahu, Putin i Khamenei,sono sullo stesso piano,quello del banco del macellaio. Intanto “così finisce il mondo,non con un boato,ma con un lamento”,scrisse T.Eliot,amico di Ezra Pound, drammaturgo nichilista, sulle capacità degli uomini di uscire dalla desolazione . Non bisogna però troppo prestare ascolto ai nichilisti conservatori che hanno poca fiducia nell’ umanità,nella solidarietà,nel senso della vita.Prendendola con filosofia si potrebbe citare pure L.Wittgenstein che sosteneva che il problema non è “dove andrà il mondo,ma che il mondo c’è”.Saddam Hussein,Bin Laden,Khamenei…..gli americani con la K li hanno fatti fuori tutti i fondamentalisti musulmani,e non è finita. Per cui,inutile secondo me,invocare pace e amore come fanno i putiniani alla Travaglio che ora dovrebbero mobilitarsi per far capire al vescovo sanguinario di turno che bisogna arrendersi perché Usa e Israele sono troppo grandi e forti per essere vinti dalla volontà di potenza della teocrazia. Invece il nostro tifa per l’ aggredito,mentre in Ucraina tifa per l’ aggressore che ammazza solo da 4 anni.Per questo,sempre secondo mia percezione,qui bisogna fare di tutto per la pace,vs la guerra,senza farsi troppe illusioni.La dialettica guerra e pace è eterna,illudersi che finirà è un dovere,intanto meglio impadronirsi della cronaca e schifare la storia dei massacri.

2.3 Guerra Golfo Palestina dimenticata nella pace cimiteriale

Né americani, né israeliani, né i cultori della forza suprematista sul diritto internazionale,riusciranno a spegnere le speranze dei palestinesi, che a Gaza continuano a morire di solitudine….e di fame visto che gli iraniani dovranno pensare meno allo stato teocratico, e di più a uscire da una dittatura che maneggia migliaia di vittime uccise dalla repressione.Il  massacro dei vescovi integralisti di Teheran sulla popolazione civile ha contribuito al massacro a pezzetti di ogni razionalismo etico e mondano,una ciliegina sulla torta di un periodo storico cupo,claustrofobico,opprimente senza idee, che non siano quelle delle canaglie trumpiane,dei nazionalismi bugiardi,dei fondamentalismi senza speranza.La carneficina di Netanyahu a Gaza,sotto lo sguardo vigile  dell’ imperialista Trump,ha messo una pietra tombale sulla questione palestinese,per ora. Nuove stragi seguono il corso del mondo.Palestinesi all’ inferno ,iraniani vinti sul campo ,Occidentali contenti di aver salvato il.mondo,sacrificando la democrazia degli sfruttati.
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