..Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, ora agli arresti domiciliari e la sua compagnia cantante, saranno pure innocenti fino al terzo grado di giudizio, ma lo stile di lavoro del sistema dell’ex brillante giornalista Mediaset ricorda Mani pulite, corruzione,favoritismi, intrallazzi, ombre amministrative che diventano tenebre sulla res – publica.
La procura sta tuttora indagando su affari e appalti collegati al salone Nautico.
In casa dell’imprenditore Aldo Spinelli,leggendario presidente che portò il Genoa nel 1985 alla finale di Coppa Uefa,sono stati trovati e sequestrati dalle Fiamme gialle contanti per 220.000 euro, sono coinvolte nell’inchiesta della procura,durata quattro anni, trentacinque indagati.
Toti, detto Giovanni, come Meloni detta Giorgia, si dice tranquillo, e questo è un bene per tutti; per i cittadini della Liguria, di Genova, La Spezia,per la democrazia,per l’Italia intera, nonchè per l’Europa e per il mondo visto che siamo un paese del G7…
Ma non si può dire che sia una notizia bomba, soprattutto quando scavando si scoprono infiltrazioni mafiose per racimolare voti ,complicità nell’aggiudicarsi favori e lussi per avallare la logistica del porto di Genova.
Emanuele Signorini, autorità portuale che favorisce Spinelli nell’aggiudicarsi il terminal portuale Rinfuse,passa una notte da sogno all’Hotel de Paris Di Montecarlo per le sue benemerenze verso l’ intrallazzo, compiacente Toti, detto Giovanni.
Naturalmente i giustizialisti di Forza Italia e Lega contro Emiliano e De Caro a Bari, oggi sono garantisti con Toti, il ministro della Giustizia Nordio, quando parla di giustizia a orologeria, dimentica che il ministro della giustizia è lui: Fratelli d’ Italia aspetta il rinvio a giudizio ufficiale,il centro destra è agitato per le elezioni di giugno.
PD e Sinistra italiana e MCS chiedono, invece,le immediate dimissioni da presidente di Toti e nuove elezioni regionali.
Il triangolo delle Bermude Totti – Spinelli- Signorini sembra ne abbia fatte di tutti i colori, i governi passano,ma corruzione e malaffare restano, come ennesima autobiografia della nazione nel quadro desolante di una classe dirigente meschina e ipocrita.
La mafia regna sovrana nella collusione con poteri pubblici e con pezzi di Italia destrorsa e fastistoide,anche se è sbagliato generalizzare perché vi sono amministratori probi e onesti a sinistra,ma anche a destra e viceversa.
E poi parlano di disaffezione dei cittadini verso la politica e di antipolitica nell’ Italia finalmente libera dalle sinistre.
1945 LA BATTAGLIA DEL RENO:IL CROLLO DELLE ARMATE DEL TERZO REICH Nel gennaio del 1945 gli Alleati dovettero riprendere il terreno perduto durante l’offensiva tedesca delle Ardenne. La Germania, come sottolineato più volte, non aveva più vie di salvezza. L’Armata Rossa, sul fronte orientale, aveva sferrato l’offensiva sulla Vistola, Eisenhower, da parte sua, era deciso a dare una spallata definitiva ai tedeschi preparando l’offensiva alleata per la conquista di Berlino. Erano noti, però, i dissidi fra il comando americano e quello inglese sulla strategia da attuare per la liquidazione del Terzo Reich. Fu grazie alle doti di grande mediatore del generale Eisenhower verso Montgomery che alla fine fu possibile attuare un piano comune. Anche se i maligni rimproveravano Ike di “essere il miglior generale di Montgomery”. La strategia alleata previde le seguenti tappe: ll gruppo d’armate di Bradley doveva attaccare dalla regione di Magonza e Francoforte verso nord – est, in direzione di Kassel; Montgomery, comandante delle truppe dell’ala sinistra, dovevaq effettuare l’avanzata più importante andando a conquistare la riva sinistra del corso inferiore del Reno. Dopo aver passato il fiume in forze a Wesel, Monty avrebbe dovuto partecipare all’accerchiamento della Ruhr dal nord, dirottando poi verso nord – est. Eisenhower, che era il supremo comandante del fronte occidentale, considerava la Ruhr l’obiettivo principale. Per questo non sarebbe stato dato nessun aiuto all’Olanda che, isolata dai tedeschi, rischiava però di morire di fame. Da parte tedesca Von Rundstedt, l’unico che fosse in grado di ragionare nel marasma di ordini e contro-ordini dettati da Hitler, pensava che la soluzione migliore per i tedeschi fosse quella di ritirare i soldati attraverso il Reno, proprio per difendere la zona industriale della Ruhr. Hitler, invece, continuò imperterrito nella sua politica criminale verso i suoi soldati e verso il suo popolo ordinando di difendere la linea Sigfrido, la linea Maginot tedesca. Il 28 gennaio, il saliente tedesco delle Ardenne venne definitivamente liquidato, così alla 1a e 3a Armata americana non rimaneva che puntare dritto verso la linea Sigfrido. Erano le dighe della Roer il vero ostacolo per le truppe alleate. Se i tedeschi avessero aperto le chiuse, buona parte della valle della Roer sarebbe stata allagata, rendendo impervia l’avanzata degli Alleati. Hitler, a quel punto, si accorse che l’aver trasferito le migliori truppe a disposizione sul fronte orientale per fermare i russi, aveva aperto varchi incredibili a Occidente. Sulla carta le divisioni tedesche erano ancora numerose. Von Rundstedt disponeva di 80 divisioni, Eisenhower di 71. La differenza stava non tanto nel numero, ma nella qualità delle forze in campo. Oltre alla prostrazione della popolazione che ormai vagava da un villaggio all’altro cercando di fuggire dalla prima linea, si comprendeva benissimo che la propaganda hitleriana non bastava a fermare le potenti armate alleate. E’ vero che le SS e gli alti comandi nazisti ormai avevano scelto di combattere fino all’Apocalisse finale, ma ogni soluzione sembrava un fragile e momentaneo ripiego ad una situazione militare completamente fuori controllo. Così, quando a fine gennaio fu allagata la vallata della Roer, gli americani dovettero desistere dal raggiungere il settore Colonia – Dusseldorf, ma in compenso il 5 febbraio la sacca di Colmar venne completamente annientata, tanto che americani e francesi poterono avvicinarsi al Reno nella zona di Strasburgo. Insomma, la coperta era sempre troppo corta, tanto che il duo Bradley – Patton si convinse che in dieci giorni, dopo la conquista del Palatinato, il Reno sarebbe stato facilmente raggiunto. Alle 4,50 dell’8 febbraio, 1000 bocche di fuoco diedero il via all’operazione “Veritable” da parte di Eisenhower. Era uno dei cannoneggiamenti più intensi effettuati nel corso dell’intero conflitto che preparò l’avanzata delle truppe canadesi nel territorio che si estendeva da sud – est di Nimega fino al Basso Reno, fra Emmerich e Wesel. Le truppe canadesi si scontrarono con la 1a armata paracadutisti di Meindl. I combattimenti divennero furiosi nella zona boscosa del Reichswald dove i tedeschi erano riusciti ad approntare cinque linee difensive. Quando nella battaglia subentrò la 9a Armata del gen. William Simpson, che dipendeva da Montgomery, si aprì la strada verso Dusseldorf. Contemporaneamente la 1a Armata americana iniziò ad avvicinarsi al Reno fra Colonia e Coblenza. Il primo marzo la 3a Armata di Patton prese Treviri. Per quanto riguarda i britannici, Montgomery aveva organizzato fin dall’ottobre del 1944 il piano “Plunder”. Lanciò la sua offensiva, meticolosamente studiata, dopo un possente fuoco di artiglieria e il lancio di due divisioni aviotrasportate, sulla riva orientale del fiume. Paracadutisti e fanteria, atterrati con gli alianti subirono poche perdite, ma in maggior numero dell’attacco anfibio della 9a armata di Simpson. Il duello a distanza fra Montgomery e Patton continuava. Bisogna dire che, dopo la conferenza stampa nelle Ardenne, nella quale Monty si era attribuito la paternità dello sfondamento della sacca tedesca nel dicembre del 1944, i rapporti fra i britannici e gli alleati americani erano ai ferri corti. Eisenhower voleva togliere di mezzo Montgomery. Con il suo atteggiamento attendista, che sovrastimava la forza di resistenza dei tedeschi, come si era visto nel caso dell’attraversamento del Reno,Montgomery aveva indugiato varie volte, aveva perso tempo nella corsa verso Berlino, cioè verso la fine della guerra. Per questo Eisenhower, che come abbiamo più volte accennato era maestro nel mantenere rapporti corretti con gli alleati inglesi, questa volta non volle sentire ragioni. Dirottò Monty verso i porti del Baltico della Germania settentrionale per isolare la Danimarca. Comunque anche Montgomery attraversò il Reno il 23 e il 24 marzo alla presenza di Winston Churchill, Alan Broke e Ike Eisenhower. Il 7 marzo le avanguardie di Patton avevano raggiunto il fiume presso Neuwied, città del Palatinato Renano. 1945 REMAGEN Von Rundstedt aveva visto giusto. Non si potevano affrontare gli Alleati contrattaccandoli con i giovani e gli anziani della Milizia. Bisognava invece tenere la riva Occidentale del Reno, prendere tempo affinchè il grosso delle sue truppe passasse dall’altra parte del fiume. Venne così organizzata la sistematica distruzione di tutti gli attraversamenti. Quando la 9a armata americana raggiunse il fiume trovò che quasi tutti i ponti erano stati fatti saltare. Fu così una vera sorpresa quando il 7 marzo gli Alleati videro che un ponte era ancora intatto. “Una piccola punta di carri armati della 9a divisione corazzata statunitense, raggiunta la sommità della collina davanti a Remagen, fu sorpresa nel constatare che il ponte ferroviario Ludendhorf sul Reno era ancora intatto….Con il valore e la volontà di lotta degli uomini che scrivono la storia, un gruppo americano da combattimento penetrò nella città spingendosi fino al ponte. Quando lo raggiunse deflagrarono due cariche esplosive, preparate in precedenza e danneggiarono l’arco orientale del ponte, ma la linea ferroviaria rimase intatta. Malgrado tale avvertimento, la fanteria americana proseguì l’avanzata sul ponte, mentre i pionieri si affrettavano a interrompere il cavo d’accensione collegante altre cariche esplosive.
Nel 1976 il flop di Democrazia proletaria fu mortificante: 600.000 mila voti a fronte di milioni del PCI.Eppure non si disse che i leader o militanti non sapessero comunicare al popolo, cioè alle masse. Oggi,invece,tutti i notisti e analisti della politica e della sua comunicazione concordano che in Italia il campo cosiddetto Largo non sa più parlare al popolo, perché troppo trincerato nei propri privilegi elitari,troppo snob nella comunicazione,troppo lontano da popoli che cercano uomini (meno donne) sicuri,forti,semplici e Insomma la sinistra storica ( i cinque stelle populisti ne sono fuori, ma possono trionfare alle primarie per questo ) è in crisi perché ha abbandonato i poveracci per abbracciare la culture Ztl.Ho sempre chiamato la sinistra vuota di idee,ma ricca di censo riformista,fru fru. A parte che trovare una sinistra è quasi impossibile,tanto è disunita,frammentata,non c’è bisogno di scoprire ogni volta la famosa acqua calda: si può essere benestanti e coerenti,popolari e raffinati come furono ad esempio i grandi uomini e donne della storia del proletariato e del movimento operaio. O come sono le persone vere.Che oggi sono tante ma rimangono una minoranza,quasi più senza forse. O forse perché non c’è più la classe operaia come soggetto politico,forse perché le innumerevoli rivoluzioni tecnologiche di questo secolo hanno distrutto la comunità operaia e proletaria nella scomparsa di fabbriche,uffici,quartieri,luoghi di lavoro in genere. La Germania e la crisi della socialdemocrazia storica dell Europa dice questo.In Italia pure. Basta frignare,quindi, perché bisogna tornare a Marx dice l’ intellettuale organico al ceto medio riflettente. E i migranti? Il proletariato del plusvalore assoluto,visto che lavorano 12 ore al giorno, torneranno necessari al capitale.
Il massacratore Mladic di rango nazista,osannato dalla popolazione serba come eroe, fa pensare che il nazionalismo di Milosevic ieri e oggi quello di Putin, nonché il successo di Afd,siano figli dello stesso Male Assoluto. Il guaio è che anche in Italia,si stia sdoganando pure il delirio razzista e crudele di Vannacci,che sostiene Putin,oppure che dallo zar è sostenuto. Gli idioti nazi comunisti locali,rossobruni nel concetto di essere parte di un movimento che pensa alla ggente e odia l’Europea democratica,come le SA odiavano Versailles, sono sempre pronti a denunciare Zelensky,ma tacciono su Mladic,sugli stupri,su Sebrenica,.Non per ignoranza,ma per consapevolezza omicida razzista e nazionalista. Sono pochi? Non sono pochi in Europa: nessun allarmismo,basta fermarli.
1945 MORTE DAL CIELO: DRESDA.Fra il settembre del 1944 e l’aprile del 1945, gli Alleati occidentali sganciarono sulla Germania oltre 800.000 tonnellate di bombe, pari al 60 per cento della quantità totale scaricata fra il 1939 e il 1945.Il Reich millenario, nel gennaio del 1945, risultava una landa misera e desolata.Mancava il carburante, gli spostamenti erano sempre più difficili, la Lutwaffe aveva anche i nuovi aerei da combattimento, ma non potevano volare causa la mancanza di piloti addestrati e di aeroporti adatti al decollo: questi ultimi erano stati completamente distrutti dalle incursioni anglo – americane.Con cadenza pressoché quotidiana, le città tedesche venivano colpite con tale intensità da creare incendi devastanti, analoghi a quello che nell’estate del 1943 avevano distrutto buona parte di Amburgo.
Il 16 gennaio del 1945 a Magdeburgo furono uccise 4.000 persone, il 21 febbraio più di 2.000 bombardieri attaccarono Norimberga radendo al suolo intere aree urbane.Tra il 23 e il 24 febbraio 360 bombardieri britannici effettuarono un’incursione aerea sulla città di Pfozheim.Ventidue minuti di intensi bombardamenti cancellarono il centro cittadino, uccidendo 17.000 dei suoi 79.000 abitanti.Il 3 marzo fu bombardata Berlino, 100.000 persone rimasero senza casa, quasi 3.000 morirono.Il 16 e il 17 marzo fu la volta di Wṻrzburg, con un bilancio di 5.000 morti.L’ultimo grande bombardamento avvenne a Potsdam, fra il 14 e il 15 aprile, dove rimasero uccise almeno 3.500 persone.Il bombardamento sulle città tedesche era stato deciso dal comando supremo della Raf.Anche se nell’autunno del 1944 alti responsabili dell’aviazione britannica si pronunciarono a favore del bombardamento degli stabilimenti petroliferi e degli impianti industriali, Arthur Harris, capo del Comando Bombardieri, decise di portare a termine la distruzione delle città tedesche.Disse Harris:”Negli ultimi 18 mesi il Comando Bombardieri ha praticamente distrutto 45 delle 60 principali città tedesche.Malgrado lo storno di forze dovuto all’invasione di terra, siamo riusciti finora a mantenere e perfino a superare la media di due città e mezzo devastate ogni mese(…). I centri abitati industriali ancora intatti non sono molti. Vogliamo dunque abbandonare questa grandiosa impresa, in cui da tempo gli stessi tedeschi ravvisano la loro più dolorosa spina nel fianco, proprio ora che stiamo per portarla a termine?Cfr.Max Hastings, Apocalisse tedesca, la battaglia finale 1944 -1945, Milano 2006, pag.410Non si trattava di una questione morale, Harris era fin troppo chiaro ed esplicito.Quello che indeboliva il morale della popolazione, quello che faceva a pezzi il rimanente apparato militare tedesco, quello che era il messaggio più eloquente per la distruzione del nazismo era la morte che veniva dal cielo.
La più devastante incursione aerea degli ultimi mesi di guerra, comunque, fu quella sulla città di Dresda.La bellissima città sull’Elba fino ad allora era stata risparmiata dalla ferocia dei bombardamenti Alleati.In città girava la storiella che “Churchill avesse una zia a Dresda”, e quindi la città era “raccomandata” in alto loco.Ma Dresda non era solo la monumentale “Firenze dell’Elba”.Era diventata anche un importante nodo di comunicazione, nonché un centro di produzione bellica, dopo che la Slesia era stata circondata dalle truppe alleate.I sovietici avevano chiesto agli Alleati di colpire il sistema stradale e ferroviario.Il 13 e il 14 febbraio, prima due stormi inglesi e poi due americani bombardarono la città al punto da causare incendi e devastazioni che la ridussero ad un cumulo di macerie.Bisogna menzionare che la popolazione di Dresda era raddoppiata, perchè chi fuggiva dall’Armata Rossa si rifugiava nella città che la sorte aveva risparmiato: erano aperti i teatri, i cinematografi, i ristoranti, la vita scorreva quasi normalmente.Il 13 febbraio era martedì grasso, i bambini indossavano i costumi di carnevale, pagliacci del circo correvano a cavallo degli asini, il pubblico applaudiva divertito.Intanto dall’Inghilterra il Bomber commander Harris, aveva preparato la sua flotta aerea: 6.000 aviatori, 1.400 apparecchi, tra cui i Lancaster e i Mosquito specializzati in bombardamenti a tappeto.La capitale del re di Sassonia non immaginava che che alle 22.10, con il lancio di alcuni bengala, iniziasse una mattanza dal cielo che sarebbe entrata nella storia:”Nessuno era preparato ai bombardamenti. Cominciò il primo attacco: il lancio delle incendiarie. Durante le tre ondate ne furono lasciate cadere, precisano le statistiche, 650.000.Dresda, ha detto uno degli aviatori che parteciparono all’impresa, aveva ogni strada disegnata dal fuoco”.”E’ un buon lavoro”, osservò con tecnica imparzialità l’osservatore dell’aereo guida, guardando dall’alto quel mare di fiamme”.Cfr.Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, parlano i protagonisti, Milano, Corriere della sera, pag.677.Il giorno dopo quando arrivarono i B – 17 americani, il fumo degli incendi era salito a 5 chilometri di altezza, e la città che bruciava, era visibile a 70 chilometri di distanza.Le persone venivano uccise dal monossido di carbonio, in ogni parte di Dresda giacevano corpi deformati e carbonizzati.”Una casa dopo l’altra erano tutte rovine in fiamme. Là sotto, al fiume, dove si muovevano o si erano accampate diverse persone, nel terreno smosso erano incastrati gli involucri angolari delle bombe incendiarie. Da molte case, lungo la strada sopra di noi, continuavano a sprigionare le fiamme. A volte sul cammino giacevano, sparsi qua e là, dei cadaveri: piccoli fagotti, nient’altro che abiti ammassati. Uno aveva il cranio fracassato e la parte superiore della testa era una scodella di un rosso cupo. C’era un braccio con una mano pallida, non brutta, come quegli arti modellati che si vedono nelle vetrine dei parrucchieri. Telai di metallo appartenuti ad automobili distrutte, rimesse bruciate. Le persone che abitavano fuori dal centro erano evidentemente riuscite a salvare qualcosa, portavano con sé, caricati sui carri, biancheria da letto o altro, oppure se ne stavano sedute sopra le casse o le balle. Fra l’una e l’altra di queste isole, accanto ai cadaveri o ai rottami delle automobili, continuava a fluire, in su e in giù, il traffico lungo l’Elba, un corteo silenzioso e agitato”.Cfr.Richard Evans , Il Terzo Reich in guerra, come il nazismo ha portato la Germania dal trionfo al disastro,Milano 2014, pp.639, 640Quando Goebbels seppe del bombardamento, parlò di 250.000 morti (…). Una recente commissione di storici in Germania ha parlato di 18.000 – 25.000 morti.Il ministro della Propaganda propose che venissero giustiziati altrettanti prigionieri di guerra alleati.Ma quando fu ricordato al ministro che non era il caso di innescare la miccia del terrore verso i prigionieri, vista la situazione interna, Goebbels si limitò a invitare la popolazione civile a linciare i piloti che si buttavano con il paracadute dagli aerei colpiti.Cosa che molti nazisti non si lasciarono dire due volte.L’esercito tedesco era a pezzi, la popolazione era annientata nel fisico e nel morale, ma la guerra continuava perché i nazisti, ma anche tanti tedeschi, erano consapevoli del male che avevano fatto in 7 anni di guerra nei paesi occupati.
Manco viene consultato Google e Wikipedia da parte dei detrattori ottusi del woke che confondono il significato storico del termine con la cancel culture recente.Woke originario atteggiamento di ” vigilanza” contro discriminazioni razziali, sessismo,ingiustizia sociale,risalente soprattutto alla comunità afro americana addirittura dagli Anni Trenta,viene considerato dalla destra fascista e nazista internazionale un distintivo radical chic sionista che svia l’ attenzione dai veri problemi che affliggono le società d’ oggi.Insomma tutta la controcultura degli Anni Sessanta e Settanta viene buttata alle ortiche da personaggi che con la tradizione critica e libertaria c’entrano poco. In Italia,ad esempio,Il filorusso Giuseppe Conte,il filorusso montanelliano direttore del Fatto Travaglio sono inorriditi dall’ estremismo woke.Mentre il filosofo Cacciari sostiene che sia meglio tornare ai fondamentali del marxismo,escludendo dalla lotta la fantomatica marea reazionaria fascista ,boh.
Settembre fa i conti con quello che era in sospeso dopo la pausa dal punto di vista politico. Viene in mente i pastori d’ Abruzzo del Vate,ma invece di migrare si pensa a rimettere under fire, cioè di mirare con assoluta precisione il campo largo,che,come si sa,deve ancora decidere con le primarie il proprio leader.Non è un problema drammatico,o meglio per dirla alla Flaiano, è drammatico,ma non serio. Non tanto perché mancano il programma e la strategia,quanto perché il bombardamento vs.la Schlein è l’ unica cosa che trova d’ accordo il Movimento cinque stelle e tutta l’ estrema destra. Si dirà che è normale per la destra reazionaria,ma per la cosiddetta sinistra populista è una sciagurata avventura da spazzatura. Non ho mai votato PD,ma secondo, me è un autogol voler fare le primarie per una leadership che c’è già nei voti.Se Conte presume di diventare il premio Nobel per la pace mettendo d ‘accordo Zelensky e Putin ( parole sue) si accomodi,saranno le urne a decretarne la grandezza . Se vuole rimanere invece all’ opposizione criticando gli eccessi woke ( forse non ha capito che il woke viene dalla cultura afro americana e non dai decreti sicurezza ) perdendo le elezioni si accomodi. Basta che ogni giorno,insieme al Fatto di Travaglio,non suoni la canzone delle primarie con il solo intento di raccattare voti pro domo sua.@tutti
Si ritorna alla normalità,anche se di normale non c’è più nulla. Secondo coscienza normale non è stato normale il clima torrido, l’ aumento delle accise,il trionfo dell’ AI,la liquidazione di Report,la corsa di Vannacci,le primarie del campo largo,ma soprattutto le guerre in corso in medio oriente e in Ucraina,sempre più sanguinose e devastanti l’ umana convivenza. E poi normale non possono dirsi i funerali di stato in Serbia da parte della kultur nazionalista e davvero nazista,senza esagerazioni enfatiche. Eppure a settembre,fin dal primo giorno di lavoro,per chi ha un lavoro che non sia da schiavo, la routine appare la certezza suprema che,nonostante tutto, i sacrifici che il governo enuncerà,fanno parte del nostro modo di essere italiani brava gente , incazzosi e brontoloni,ma in fondo certi che tutto cambia per non cambiare nulla.I carcerati muoiono in carcere ,i migranti nei Cpr,gli operai sul lavoro etc: la normalità è il panta rei di chi sopravvive alla degenerazione umana in disfacimento. Non da oggi.@tutti
1945 LA MORTE DEL DITTATORE Alle 19,30 una lunga colonna di macchine si avviò verso l’autostrada. Erano circa dieci, Mussolini stava in compagnia di Bombacci. I due uomini erano stati compagni rivoluzionari in Romagna, Bombacci era stato in Russia a fare la rivoluzione con Lenin. Al momento della partenza Mussolini sciolse tutti i membri del partito e delle forze armate dal loro giuramento di fedeltà. Non voleva spargimento di sangue a Milano. L’insurrezione partigiana divampava in tutta la Lombardia e in Piemonte. La sera del 25 aprile a Genova si erano arresi i tedeschi sotto il comando del generale Gungher Meinhold. A Milano la Guardia di Finanza, che da tempo era l’unico reparto di truppe regolari del CVL, avrebbe occupato all’alba la prefettura, ormai deserta, i giornali, gli impianti industriali, la sede dell’Eiar. Ci sabbero stati brevi scontri all’Arena e alle Officine Innocenti. Insomma Milano, la culla del fascismo, dove tutto era cominciato per il Duce in piazza S. Sepolcro, stava cadendo come un frutto maturo senza grandi spargimenti di sangue. Mussolini arrivò a Como dove si erano concentrati parecchi fascisti con le loro famiglie, dove c’erano ancora dei reparti abbastanza organizzati, dove tutti cercavano un’ancora di salvezza seguendo le ultime indicazioni di un governo che non c’era più, di un capo che, in tutta sincerità, non sapeva cosa fare. Mussolini forse non era uomo da morire con la pistola in pugno, oppure da suicidio. A quel punto, partendo da Como, poteva raggiungere la Svizzera, oppure andare in Valtellina, oppure in qualche modo accodarsi ai tedeschi che stavano andando verso Merano. Nessuno sa quello che decise in cuor suo. Alla fine, all’alba del 26 aprile, partì da Como tentando di sganciarsi sia dalla carovana di ministri e gerarchi, sia dalla scorta delle SS. Si diresse verso Nord, verso la strada che costeggia il lago sulla sponda occidentale. Fu raggiunto a Menaggio da Pavolini e da Claretta Petacci, la giovane amante che aveva rifiutato di fuggire in Spagna per condividere fino all’ultimo la sua sorte. A Menaggio sopravvenne anche una colonna di soldati tedeschi. Tutti insieme si misero in viaggio verso Chiavenna, ma a Musso, prima di Dongo, la colonna venne fermata da un gruppo di partigiani. appartenenti alla 52a Brigata Garibaldi. Dopo una breve sparatoria, gli ufficiali tedeschi scesero dai mezzi e cercarono di avviare una trattativa coi partigiani. La discussione durò ore, i tedeschi credettero per un malinteso che vi fossero 3.000 partigiani nei dintorni, scambiando la cifra degli abitanti di Dongo per quella dei resistenti. I tedeschi erano preoccupati, avevano il compito di custodire Mussolini, sapevano benissimo che ai partigiani interessavano gli italiani. Dopo 6 ore i partigiani accettarono di far passare “ solo i tedeschi”. E’ a quel punto che il comandante tedesco Hans Fellmeyer tentò di salvare il Duce. Il comandante suggerì di travestire il Duce da tedesco, facendogli indossare un lungo pastrano della Wermacht . Gli fu calcato sul testone un elmetto che gli finì sugli occhi; con il bavero alzato, sedutosi in fondo al camion, poteva passare per un soldato semplice in ritirata. Claretta Petacci, scesa dalla macchina, fece di tutto per far travestire il Duce da camerata tedesco. Alle 14 “Pedro”, comandante partigiano, acconsentì che la colonna tedesca prendesse il via, ma prima, in accordo coi tedeschi, pretese che i camion fossero ispezionati. Alle 14,15 un partigiano si arrampicò sul camion n.34 e vedendo un soldato tedesco accosciato sul pavimento chiese spiegazioni. I tedeschi, forse troppo precipitosamente,risposero: “ Camerata ubriaco”, insospettendo il partigiano che, guardando meglio, riconobbe Mussolini. In pochi secondi avvertì il vice comandante Urbano Lazzaro, che salì sul camion,si avvicinò al soldato e chiese: “ Italiano?” Mussolini, dopo una breve esitazione, si consegnò ai partigiani, i quali lo portarono al municipio di Dongo, assieme a tutti i gerarchi, compreso Pavolini, che tentò invano di fuggire gettandosi nel lago. Verso sera il comandante Pedro decise che era pericoloso lasciare Mussolini in Municipio. Stabilì quindi di portarlo alla Guardia di Finanza di Gervasino. Claretta Petacci, che era rimasta a Dongo, raggiunse Mussolini, chiedendo ai partigiani di portarla dal suo uomo. A quel punto Mussolini e la Petacci vennero portati in una casa colonica a Giulino di Mezzegra. La mattina del 28 aprile furono presi in custodia dal colonnello Valerio, il comunista Walter Audisio, che, secondo quanto raccontò più tardi, giustiziò Mussolini e la Petacci poiché la stessa mattina del 28 il Cln e il Cvl di Milano avevano condannato Mussolini e i gerarchi a morte.Valerio, dopo aver lasciato i due corpi, ( la Petacci, si dice, venne colpita a morte perché non si separò fisicamente dal Duce),ritornò a Dongo.I gerarchi condannati a morte vennero condotti in piazza e fucilati. Marcello Petacci, fratello di Claretta, venne ucciso con una raffica di mitra nelle acque del lago mentre cercava di fuggire.Alle 18,30 i sedici corpi più quello della Petacci e Mussolini vennero caricati su un camion che giunse a Milano alle 2 del mattino del 29 aprile.La domenica del 29 aprile i cadaveri vennero esposti in Piazza Loreto.
Tutto questo accadde nel luglio del 1944, il mese dell’attentato al Führer.Anche la Germania, pensava Mussolini, non era rimasta immune da un colpo di stato contro il suo dittatore.Mussolini, sempre considerato dai tedeschi l’unico serio italiano in mezzo ad un popolo di traditori, non poteva però rallegrarsene con il sentimento del “mal comune mezzo gaudio”.La Repubblica era già stata nazificata dal 21 giugno dello stesso anno, quando erano state costituite le “Brigate nere” per decreto dello stesso Mussolini:“(…) data la situazione che è dominata da un solo decisivo, supremo fattore: quello delle armi e del combattimento, davanti al quale tutti gli altri sono di assai minore importanza, decido che a datare dal 1° luglio la struttura politico – militare del Partito si trasformi in un organismo di tipo esclusivamente militare.Cfr. Italia drammatica, op. cit.n.40, pag.610 Era una dichiarazione, quella del Duce, che in pratica militarizzava il fascismo e che creava i presupposti per una feroce repressione contro le forze della resistenza, cominciando dal Piemonte, dove il “banditismo” creava grossi problemi anche ai tedeschi.Era anche l’ammissione dello sfacelo politico delle province del nord, dove la popolazione non aderì al nuovo fascismo Repubblicano, non si fece incantare dalle promesse di socializzazioni, non fraternizzò con l ‘antico alleato tedesco.Ad ogni città liberata, era questa la constatazione realistica che Mussolini, Graziani, Pavolini, Farinacci, Buffarini Guidi e tutto il rimanente del fascismo “rivoluzionario” non voleva vedere, era festa grande, erano fiori e acclamazioni per i soldati alleati, erano soprattutto lacrime di gioia per la ritrovata libertà.All’idealismo iniziale di tanti giovani che dopo l’8 settembre erano rimasti fedeli a Mussolini, ora subentrava il rancore, l’odio, la vendetta contro chi si metteva dalla parte del vincitore senza pagare nessun prezzo.Le Brigate Nere di Pavolini, presero il posto della guardia nazionale Repubblicana di Ricci che non riusciva a contrastare in nessun modo l’attività partigiana.La verità stava sotto gli occhi di tutti.I contrasti fra i vari organi del fascismo, fra fascisti italiani e nazisti tedeschi, fra lo stesso Mussolini e Hitler, non erano altro che l’attuarsi di una tragedia più volte annunciata.Alessandro Pavolini, intellettuale, direttore del Ministero della Cultura popolare, direttore del Messaggero, interpretava in modo trasparente il volto dell’ultimo fascismo.Sempre più filonazista, sempre più votato all’eliminazione fisica dei partigiani, dei loro parenti, degli ebrei, dei democratici, degli oppositori, ammetteva che i fascisti, inutile negarlo, erano visti dalla maggior parte della popolazione come servi dei tedeschi, degli industriali che con la guerra avevano fatto i soldi.I tedeschi furono contenti del costituirsi delle Brigate Nere.Le SS delegarono loro volentieri i lavori più sporchi che si dovevano fare, come quello delle fucilazioni e delle retate.