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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Stando alle proiezioni in Sicilia vince il centrodestra di Musumeci e Meloni, primo partito i Cinque Stelle. Benissimo Casa Pound a Ostia, Sinistra giù dappertutto. Tutto come previsto.. è la democrazia bellezza..

Mentre scriviamo, ( plurale maiestatis redazionale per le grandi occasioni),lo spoglio dei voti in Sicilia è ancora in corso.

Stando alle proiezioni Musumeci  al 38% dovrebbe diventare Governatore dell’Isola, I Cinque stelle, però con il 28% sono il primo partito, Micari Pd è affondato al 18/20%, Fava è al 6,1/ 7%.

Morale sintetica: la previsione era facile, tutti ci hanno azzeccato.

Persino il Pd che sapeva in partenza di aver perso le elezioni.

Non tanto perchè si è presentato Fava alla sinistra, ma per la sciagurata politica clientelare di Crocetta che ha speso 2 milioni di euro per acquistare matite e biro e ha confermato un esercito di forestali.

Per non dire il resto, cioè nulla di quanto aveva promesso come moralizzatore dell’isola.

Confermando i privilegi della casta con pensioni e stipendi da far invidia a Trump e Putin.

Ora è scontato, guai ai vinti.

Sarà chiesto a Renzi di farsi da parte, Di Maio ha già detto che rinuncerà al dibattito Tv con Renzi perchè il PD è defunto.

Il Pd accusa Grasso di poco coraggio…

Sono tutte sciocchezze, stupidate che non contano nulla.

La sinistra tuta va incontro ad una cocente disfatta elettorale non solo perchè è divisa, ma soprattutto perchè ha mal governato. punto e basta.

Berlusconi in Sicilia ha preso il 17%, una volta con An e PDL prendeva il 60%.

Alfano, se arriva al 5% alzerà la posta per le consultazioni nazionali, il fascista Musumeci ( parola di Cufaro), deve dire grazie anche a Salvini e agli elettori di sinistra che non vanno più a votare.

Il vero problema è che la sinistra tutta non ha più niente da dire: i delusi non vanno a votare, oppure votano i Cinque stelle, gli altri votano a destra.

Anche a Ostia il voto è stato significativo.

Pd sparito, Bersaniani e Mdp inconsistenti, Sinistra radicale pure.

Astensione  al 54%.

Casa Pound,partito che non dovrebbe poter accedere alle elezioni considerato che fa apologia di fascismo, quasi al 10%,  si prepara a sbarcare a Montecitorio a primavera.

La Sicilia è sempre stata del centrodestra d’accordo, ma stando alle votazioni di ieri e alle proiezioni di oggi è facile pronosticare a primavera 2018 per le politiche:

Cinque stelle, primo partito, Centrodestra coalizione vincente, Pd e sinistra altra, perdenti.

Nessun governo possibile.

I partiti non vogliono governare,ma  fare alleanze di comodo che tengano poltrone e voti in banca.

Poi ci penserà Draghi, per non fallire.

In democrazia gli elettori hanno sempre ragione, quindi sono contento di essere comunque dalla parte del torto.

 

ELEZIONI IN SICILIA & OSTIA Si nasconde la polvere mafiosa sotto il tappeto della presentabilità di facciata.Centro Destra e Cinque stelle potrebbero fare il pieno, Sinistra al suicidio…

Lo strappo si è consumato.

Anche il presidente del Senato Pietro Grasso, siciliano, la scorsa settimana ha lasciato il PD, dopo che questi ha forzato la mano al buon senso istituzionale con la bellezza di 8 fiducie in una settimana sul Rosatellum.

Ma Pietro Grasso sa benissimo che la “violenza subita” per far votare la fiducia,se paragonato a quello che sta succedendo e succederà nella sua regione dopodomani per le elezioni, è cosa da poco, soprattutto per chi si è occupato di mafia.

Più che di programmi per l’elezione del Parlamento siciliano a Statuto speciale la questione sembra vecchia come l’era glaciale: come condizionerà la mafia il voto politico?

La premessa è doverosa: i parlamentari in generale pronti a tutte le dimostrazioni per il rispetto della Costituzione, davanti alle cose tragiche e serie che riguardano i cittadini fanno la rivoluzioni parolaie, con il mobilio degli altri..

Nel Parlamento nazionale di impresentabili ce ne sono tanti, nel Parlamento del gattopardismo assoluto, a leggere le cronache,siamo all’inflazione.

In Sicilia è corsa contro il tempo per dimostrare chi è più presentabile degli impresentabili,

Alle elezioni siciliane del 5 novembre, banco di prova di quelle nazionali,( solo per chi vince, non per chi perde), si presentano Musumeci per il centro – destra, Cancelleri per i Cinque stelle,Micari per il Pd, Fava per la sinistra radicale e La Rosa per gli indipendentisti.

Sono tutti gente per bene, senza ironia, immacolati dal punto di vista giudiziario.

Berlusconi, la  Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni presentano  Musumeci, un fascista ( parola di Cufaro).

Lo stesso Musumeci ha definito” impresentabili”, personaggi scelti da Miccichè uomo di Berlusconi sull’Isola.

Silvio Berlusconi, a cui sono appena state lette le motivazioni della sentenza con la quale i giudici di Napoli lo hanno condannato ( il reato, però è prescritto), come corruttore nel caso della compravendita di deputati per far cadere Prodi, è sbarcato sull’isola con la freschezza dei sepolcri imbiancati.

Il candidato Cinque stelle, Cancelleri, si è distinto per aver quasi ignorato la parola mafia in tutti i suoi comizi.

Il ragazzo non vuole bruciarsi, in compenso ha dovuto oscurare Angelo Parisi, indicato dallo stesso Cancelleri come futuro assessore ai rifiuti Cinque Stelle  che con un tweet si augurava che Rosato, Pd ” era da bruciare”.

Micari del Pd, rettore prestigioso dell’Università, eredita il disastro dell’amministrazione Crocetta.

Al  presidente uscente, che avrebbe dovuto  combattere radicalmente la mafia, si contesta di aver fatto poco contro le clientele, le assunzioni facili in Regione, l’abusivismo edilizio…… La Destra ne ha sempre fatte di cotte e di crude.

Renzi è in America da Obama, Alfano, siciliano anch’egli sta con Micari, disertando l’isola: vuol dire mettere le mani avanti perchè la sconfitta è quasi certa.

La regione siciliana, che per Welfare è al 237° posto, quasi ultima fra le regioni europee, è stata, nella storia, teatro di eroismi da parte di sindacalisti, contadini, operai, giornalisti magistrati, uomini delle istituzioni che hanno versato ettolitri di sangue per combattere la mafia.( Senza scordare Peppino Impastato e Mauro Rostagno).

Per me votare a sinistra in quel contesto sarebbe doveroso.

Solo che i renziani accusano la sinistra radicale di essersi presentata per battere il… PD, facendo il gioco della destra,e la sinistra radicale accusa il Pd di essersi venduto per un piatto di lenticchie alfaniane nel futuro governo nazionale.

Le spese folli per mantenere lo Statuto Speciale, nonostante l’amministrazione siciliana sia alla bancarotta, una Casta tra le più privilegiate del mondo sono un dettaglio, innominabile.

Solo che la partita è  già giocata.

Ho lasciato per ultimo Fava, rappresentante della sinistra radicale, per simpatie umane  e politiche lo voterei a occhi chiusi.

Astenersi davanti alle iene, agli sciacalli, al politicamente scorretto di stampo mafioso non è cosa da farsi.

Per finire.

Domenica si terrà la tornata elettorale a Ostia, municipio di 250.000 abitanti, quello commissariato per Mafia Capitale, quello dove la famiglia Spada, erede della commistione fra mafia e fascisti, supporta Casa Pound, che ha un ottimo seguito fra i disperati che vivono nel degrado.

In quel caso i Cinque stelle saranno davvero una barriera contro il fascismo

La sinistra parte sulla carta già perdente, visto quello che non è stata capace di fare.

Guarda te come si va a finire quando lasci la politica solo al gioco delle poltrone.

Non ti becchi l’anti-politica, ma la mafia, la corruzione e il fascismo.

 

 

 

 

 

 

 

La notte di Hallowen porta il terrore a N.Y e gli indipendentisti catalani repubblicani a Bruxelles, dove regna Filippo, Re dei Belgi…

A New York torna il terrore dell’Isis in franchising, con otto morti travolti da un uzbeco di 29 anni. con camioncino stile Londra, Berlino, Barcellona etc che piomba sui passanti al grido di Allah è grande.

Ha ragione chi dice che l’Isis ha perso la guerra e ora tenta di sopravvivere in qualche modo, tentando di mettere il cartello ad ogni lupo solitario anti – Occidentale..

Non è l’11 settembre, questo lo dicono i media assetati di sangue, che inframezzano le stragi a spot sulle mutande che fanno tendenza.

Gli Usa, con lo scandalo Russiagate, i missili di Kim e di Trump e il terrorismo non rischiano la crisi internazionale: sono solo un gendarme con troppe gatte da pelare rapiti dal vento di un nazionalismo patetico e fuori registro.

Se a New York si piange, a Barcellona ci si interroga sul futuro.

Carles Puigdemont, sedizioso e ribelle secondo l’incriminazione del Tribunale di Madrid, che rischia 30 anni di galera per aver proclamato l’indipendenza della Catalogna,  per ora resta in Belgio, a Bruxelles, per cercare di coinvolgere l’Europa nella questione catalana e per non andare in galera domani.

Mossa astuta per alcuni, fuga vile per altri, che vedono in Puigdemont quello che ha gettato la Catalogna nel caos come un avventuriero sprovveduto.

In questo caso l’ardua sentenza non viene delegata ai posteri: il 21 dicembre ci saranno le elezioni indette da Madrid per il governo della regione spagnola.

Se gli indipendentisti vinceranno, potranno continuare a trattare con Madrid, se perderanno moriranno definitivamente nel nulla politico.

Il coordinatore federale di Izquierda Unida,Alberto Garzon,settimana scorsa ha dichiarato che”è’incoerente essere indipendentista e comunista”, e lui sceglie la seconda opzione.

La nuova Catalogna, che difende l’indipendenza dichiarata unilateralmente, con spirito pacifico e gandhiano ( è davvero un bene per tutti, ma non può fare altro ),resiste e cerca di riorganizzarsi per il voto di dicembre che di fatto, però, riconosce la Spagna come stato sovrano.

Javier Cercas, saggista e scrittore, nonchè giornalista de “El Pais”, ha affermato che gli indipendentisti volevano creare un caso Kosovo.

Ma poi quando hanno visto 1500 aziende andarsene, hanno visto la partecipazione massiccia dei catalani unionisti alle manifestazioni contro la secessione, hanno scelto di andarsene in Belgio da una delle più antiche dinastie europee.

Intanto la Lady di ferro spagnola, la signora Saenz de Santamaria, vicepresidente, è stata nominata dal governo Rajoy, titolare della Generalitat catalana.

I ministri di Madrid sono diventati assessori della regione, e non basta che il Girona abbia battuto il Real Madrid, per cantare vittoria da parte catalana.

Quello della Catalogna per ora è un nazionalismo repubblicano, anti-borbonico, solo questo è il segno distintivo della “rivoluzione” del primo ottobre.

In Catalogna la sanità, l’istruzione, la polizia,  erano garantiti dall’autonomia, nelle scuole si parla catalano, nelle Università pure, non c’è repressione sulla sua identità.

Osservatori politici anche catalani parlano di rivoluzione post moderna e mediatica con tutte   le bandiere al posto giusto, come se giocasse il Barcellona al Camp Nou.

Però le elezioni del 21 dicembre indette da Rajoy mettono gli indipendentisti in imbarazzo: se non accade nulla di eclatante Babbo Natale riporterà indietro l’indipendenza, al vorrei ma non posso.

Auspicare una revisione della Costituzione in termini federalisti chiuderebbe la questione. Vedremo.ò

 

 

Dopo lo sfregio alla memoria di Anna Frank, lo squadrismo di routine colpisce gli “sporchi negri migranti”… non bisogna, però, dare le perle ai porci.Finchè si potrà

” Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle ai porci perchè non le calpestino e rivoltandosi vi sbranino ( Vangelo secondo Matteo)

La saggezza infinita del messaggio cristiano, forse, è la migliore risposta che si può dare alla nuova ondata di nazi – fascismo che si sta abbattendo sull’Italia e sull’Europa.

Dopo lo sfregio alla memoria di Anna Frank, dal classico antisemitismo si è passati al classico razzismo.

Due migranti a Roma, sabato, sono stati aggrediti e picchiati da un branco di razzisti e fascisti,  tifosi della Roma,  al grido di “sporchi negri, tornate al vostro paese”

Tante sono le aggressioni a sfondo razziale, omofobo,e quindi politico, che fra un po’ non faranno più notizia.

Si parla di banalità del male

Non è così.

Umberto Bossi,fondatore della Lega, ha dato del  nazionalista fascista a Salvini perchè questi ha tolto la parola “nord” dal nome della Lega.

E’ almeno da un anno che la Lega si è avventurata in acque nazionalsocialiste, altro che fasciste.

Ha dato l’appoggio a tutte le estreme  destre xenofobe  dell’Europa dell’Est, si indigna quando un migrante di pelle scura compie qualche delitto in casa nostra  ( gli italiani sono tutti papabili per il Regno dei cieli).

Bisognerebbe comunque fare un discorso sull’igiene linguistica del rapporto fra fascismo e antifascismo: il fenomeno è non solo culturale, ma anche politico ovvio.

L’Anpi ha manifestato lo scorso  sabato a Roma ( doveva esserci la Marcia sulla capitale di Forza Nuova), ricordando a tutti che il fascismo si batte con la scuola, l’educazione, il rispetto della legalità.

Il presidente Smuraglia ha dichiarato la tolleranza zero per tutte le forme di fascismo, come richiede la carta costituzionale.

Sono parole sante, sentite migliaia di volte, che non trovano rispondenza con le varie simpatie verso la destra radicale di una parte della pubblica opinione reazionaria e decisamente anticomunista, che sa benissimo, storicamente, come sono andate le cose.

C’è  vergogna  e timore nel riconoscere il vecchio e il nuovo fascismo come parte integrante dell’anticomunismo viscerale per cui , a parole, si travestono quasi tutti da antifascisti, dichiarando che il fascismo è questione di una minoranza di esaltati, soprattutto di giovanissimi analfabeti della storia.

C’è sempre, però, un amarcord di ordine, pulizia,corporativismo,razzismo che richiama il Nuovo Ordine degli anni trenta e quaranta del secolo scorso.

Perchè le complicità sulla rinascita del fascismo sono evidenti.

C’è un modo canagliesco, da parte di certa stampa e partiti per evitare di parlare di fascismo , di nazifascismo corrente, di omertà fra le istituzioni nell’intervenire contro manifestazioni contrarie alle leggi vigenti in materia di razzismo.

Per Anna Frank, al di là delle parole mielose, della retorica banale, del ” famo la sceneggiata” alla Lotito, nulla di sostanzioso  è stato  fatto.

I partiti, tranne  quelli di  sinistra,( quindi quasi nessuno)    fanno a gara nello sminuire il fenomeno.

I Cinque Stelle si possono capire:devono tenersi buoni tutti, (la Democrazia Cristiana in questo modus operandi era molto meglio).

Alcuni lo incoraggiano ( vedi la Lega), altri fanno finta di niente ( Fratelli d’Italia) perchè sono” camerati che sbagliano”, altri come Forza Italia non vedono l’ora di risdoganare l’estremismo nero, che comunque è un serbatoio di voti per il centrodestra.

Davanti a questa situazione  lurida, sporca, volgare, non c’è che augurarsi che ci sia una vigorosa risposta antifascista, democratica e costituzionale.

Non ci si può rassegnare alla sozzura: lo stato di diritto faccia il suo dovere.

Ma i maggiordomi del capitalismo, così è sempre stato, hanno tali simpatie fra gli arrabbiati della crisi, e gli arricchiti dalla medesima, che il fenomeno in Italia e in Europa è destinato ad aumentare.

Agli antifascisti il dovere di contrapporsi, senza cadere nella trappola di gettare le perle ai porci.

Che vuol dire beccarsi anni di galera per antifascismo, non per fascismo, come è già accaduto sempre nella nostra storia patria.

 

 

 

“Ogni rivoluzione sfocia storicamente nel terrore, non solo le rivoluzioni proletarie, ma anche quelle borghesi…” ( Mario Tronti)

Mario Tronti, 86 anni uno dei filosofi marxisti più prestigiosi della storia del movimento operaio, che fondò Classe operaia nel 63′, dopo aver abbandonato Quaderni Rossi di Panzieri, è il padre dell’Operaismo, cioè dell’autonomia operaia come categoria concettuale della lotta di classe.

Tronti, nel corso del dibattito parlamentare sulla riforma elettorale, ha avuto il coraggio di proporre una riflessione sulla Rivoluzione di Ottobre di cui ricorre il centenario.

Ha dichiarato, con grande onestà intellettuale, di sentirsi figlio di quella storia.

Poi ha ribadito che se le rivoluzioni proletarie sono sempre finite nel terrore, quelle borghesi non  sono state da meno.

Quante sono state, aggiungo io, le vittime del colonialismo e dell’imperialismo?

Basta aver la pazienza di cercare su Wikipedia e si scopre che per la colonizzazione del Nord e Sud America si pensa che siano state soppressi dai 50 ai 100 milioni di indigeni.

Per le controrivoluzioni reazionarie fasciste, nazionaliste, naziste i morti possono essere decine di milioni.

Basta ricordare cosa è successo in Cina, in Vietnam, in Corea del Nord nel 1950, nell’Europa dell’Est, durante la seconda guerra mondiale, in Spagna, in Francia, in Italia negli anni trenta..

Insomma in tutti i paesi del pianeta terra, dove contadini e operai si battevano per la propria emancipazione, la repressione dei diritti ” democratici” ( libertà di sciopero, suffragio universale maschile e femminile, diritto alla salute e all’istruzione…) è stata intrinseca alle varie rivoluzioni industriali.

La borghesia storicamente ha sempre trattato le rivendicazioni della classe operaia a colpi di fucile.

L’umanesimo borghese è stato insegnato con la repressione degli eserciti, per i proletari non c’erano scuole e maestri, ma fucilazioni e torture.

Tronti ora è nel Pd, si dice d’accordo che ormai è solo possibile imboccare la strada di riforme graduali, senza però, dichiara egli stesso, pensare di cambiare minimamente il rapporto di forza di chi sta sotto chi sta sopra

Che la “rivoluzione non sia un pranzo di gala” era un’affermazione diffusa negli anni settanta, per giustificare moralmente l’uso della forza.

Oggi la usano sfegatati popolani per spiegare al popolo la loro linea dura sul Rosatellum, sulle regole del parlamentarismo, sulla banca d’Italia e va bene, ognuno faccia il suo.

L’Italia, dicunt, a colpi di legislature benevole, da repubblica delle banane subirà un cambiamento radicale in meglio.

Ma tutti sanno che sono palle.

Il problema è che oggi non solo non ci sono più rivoluzionari, ma manco riformisti seri.

Quelli che una volta erano nel giro dell’operaismo, e oggi sono nelle istituzioni, magari avessero sposato il riformismo serio e graduale.

Non saremmo a questo punto dove i proletari sfruttati e maciullati dalle guerre imperialiste sono considerati un noioso impedimento al progresso.

In Italia, invece, ancora una volta bisogna far finta di fare la rivoluzione per avere delle riforme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono vent’anni che gruppi paramilitari occupano le curve degli stadi. Sotto l’occhio benevolo della “razza padrona” del business del calcio.

Nel 2006, in occasione della festa per la vittoria dei mondiali di calcio in Germania, Pirlo, Buffon,e De Rossi esposero uno striscione inneggiante alla patria con croce celtica.

Nel 2013 l’ufficio del Viminale che si occupa del tifo,  aveva censito che ben 17 tifoserie ultra su 20 in seria A erano di simpatie fasciste, 18 in B.

Poi ci sono le tifoserie di sinistra, poche in verità, circa 15 in tutto compresa la C, che inneggiano al comunismo

Per cui la foto di Anna Frank con la maglia della Roma messa in curva dagli ultra laziali è l’ultima bravata degli Irriducibii laziali, nazisti  dichiarati, amici, una volta, di tutti i parlamentari di destra della capitale che tifano Lazio.

La federazione calcio ha fatto leggere un brano del Diario della Martire ebrea prima delle partite, i giocatori della Lazio stasera indosseranno la maglia con il ritratto di  Anna Frank, i gruppi ultra parlano naturalmente di goliardia.

Il presidente Lotito si è  dissociato dagli ultrà nazionalsocialisti ( e ci mancherebbe altro) recandosi in Sinagoga, non ricevuto dal rabbino che ha dichiarato che la Sinagoga non è una lavatrice..

Ma  non basta.

Tutti sanno tutto, nel calcio e anche nella politica.

Sanno i nomi, sanno che regolarmente i nazifascisti sono organizzati in gruppi para – militari, sanno che molti militanti delle curve fanno da servizio d’ordine pure alla Lega di Salvini, sotto il nome di Casa Pound, Forza Nuova etc.

Sanno che in curva si spaccia roba pesante, sanno che  la mafia la fa da padrona nel bagarinaggio, nelle scommesse clandestine, sanno che alcuni giocatori flirtano con il peggio delle curve per starsene tranquilli.

Sanno che i curvaioli  ricattano le società per i biglietti, sanno che organizzano lo sciopero del tifo per questioni di potere dentro gli stadi.

I gruppi fascisti delle tifoserie Lazio e Verona sono quelli che amano maggiormente distinguersi per le croci celtiche e quelle uncinate.

Ma anche la tifoseria dell’Inter, ora calmatasi, era un grande serbatoio di voti per caporioni del fascismo milanese.

La Fossa dei leoni rossonera fu sciolta perchè dentro vi erano scontri anche a colpi di coltello su questioni di business, di tifo organizzato, di idee politiche.

Nessuno vieta a nessuno di andare allo stadio, ma se ci vai in forma organizzata imitando le legioni delle SS o delle camicie nere nei cori razzisti e antisemiti allora è un reato.

Gli stadi in certe occasioni di manifesta violenza verbale razzista ( senza eccezione) andrebbero tutti chiusi per una giornata.

Andrebbero smantellate le curve che sono palesemente contro la civiltà, i tifosi delle squadre dovrebbero entrare e uscire assieme tutti, come si faceva una volta e come è accaduto nell’ultimo derby di Milano.

Le curve in mano a malavita organizzata e nazifascismo antisemita non sono compatibili con lo stato democratico.

E al di là di qualche eccezione, il mondo ultra è lo stesso da tutte le parti d’Europa, perchè espressione della cultura giovanile.

Il problema è vecchio, ma non si vuole risolverlo: il business del calcio fa parte del Pil…

Lo spettacolo dei piccoli nazionalismi ha portato il “Lombardo – Veneto” ad una robusta adesione all’autonomia.In Catalogna, invece…..in che campionato giocherà il Barça? ( meglio il quesito che la guerra civile)

Ad un certo punto volevo andare a votare per il referendum sull’autonomia.

Non sull’autonomia della Lombardia, non sull’autonomia di Milano, ma sull’autonomia della cerchia dei navigli fino alla circolazione esterna, che è il cuore pulsante di tutta l’economia italiana, lombarda e milanese.

Come si permettono quelli di Quarto Oggiaro e del Giambellino di vivere sulle spalle di noi, poveri sfruttati della cerchia dei navigli…

Poi i risultati dei referendum consultivi del Lombardo – Veneto, con   il 39% e flop elettronico di Maroni e il 57% con attacco hacker di Zaia,  mi ha fatto capire che la strada era sbagliata:

Voglio essere da subito apolide o meglio cittadino del mondo.

La campagna elettorale della Lega, camuffata da referendum, ha funzionato.

L’Europa delle nazioni, dei popoli, delle regioni, delle province, dei comuni, dei quartieri, delle piazze, delle vie ha trionfato.

Come al solito basterebbe applicare la normativa vigente in fatto di autonomia, ma  costa poco e non è per niente spettacolare. ( art.116 già attuato in Emilia – Romagna).

Per la Catalogna. invece, il discorso è diverso.

Non è che non si faccia su serio a Barcellona.

E’ che il plebiscito – referendum  sulla secessione di domenica 1 ottobre non ha superato il 40% dei votanti, mentre il governo Rajoy, può contare sul sostegno del popolo spagnolo.

Il pugno forte di Rajoy è bollato come franchista e fascista.

Sarà così,  dall’esterno è difficile giudicare anche se il governo spagnolo non sembra brillare per capacità di dialogo.

Conoscenti che vivono a Barcellona riferiscono che nei quartieri operai dove abitano lavoratori andalusi o di altre regioni della Spagna le bandiere a finestre e balconi sono unioniste, non catalane.

In effetti non è che irlandesi, corsi, baschi, i tre paesi che per vent’anni hanno combattuto anche in senso militare per la secessione dal Regno Unito, dalla Francia e dalla Spagna, fossero meno intelligenti dei catalani.

Entrambi gli schieramenti si accusano a vicenda di colpo di stato.

In generale i catalani hanno un tenore di vita non inferiore agli standard europei, Barcellona è città internazionale, nulla manca al desiderio di fare da soli. e questo di per sè fa parte dell’autodeterminazione dei popoli

La mazzata, però, è arrivata.

Con l’applicazione dell’art.155 di fatto la regione catalana perderà quell’autonomia che era considerata poca cosa, rispetto all’indipendenza.

E sarebbe davvero il caos, con uno stato spagnolo ( il re e il governo centrale) che non riconosce lo stato catalano, ancora da farsi,ma che si appresta a controllare polizia, stampa e televisione attraverso eventuali commissariamenti decisi dal Senato entro venerdì.

Con tutte le conseguenze del caso.

Ma noi della cerchia dei navigli siamo pronti alla secessione.

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, siamo noi, che lasciamo che i giovani se ne vadano dall’Italia per trovare un lavoro decente, previsto dalla Costituzione dei nostri padri……

Nonostante il ministro del Lavoro Poletti, che speriamo con la fine della legislatura,ritorni a fare quello che sa fare ( ?), abbia dichiarato che il problema dell’occupazione giovanile è sotto controllo i dati Ocse sull’Italia sono impietosi.

I giovani laureati se ne vanno da questo paese che li sfrutta, li umilia,li bistratta se non hanno qualche santo in Paradiso che li protegga, cioè  la solita raccomandazione.

La rabbia di vedere come viene buttata al macero una generazione che vuole farsi strada come è naturale è immensa.

Quando un laureato, con tanto di specializzazione, si rivolge ad un ente pubblico oppure ad un azienda privata pure nella ricchissima Lombardia, l’approccio è questo:

“La sua proposta è veramente interessante, però il budget è limitato, vediamo come si può fare, attendiamo la delibera, attendiamo i finanziamenti..attendiamo..

I giovani, in senso generico, sono fin troppo pazienti ( lo ha scritto pure il Corriere della Sera).

L’ennesima decontribuzione prevista dalla manovra per i nuovi assunti, pare la solita sutura ad una ferita profonda, materiale e morale.

Chiamati al voto per un referendum consultivo che costa 50 milioni,una trovata furbesca e inutile della Lega con l’aiuto di Forza Italia e del PD, i giovani padani, ad esempio, dovrebbero scegliere l’autonomia per essere disoccupati nel giardino del finto federalismo di casa nostra.

Si prenda poi l’alternanza scuola – lavoro,   che sulla carta dovrebbe essere cosa buona e giusta.

Peccato che sia lasciata al caso, alla bonomia dei padroni, agli stage non pagati, alla superficialità dei rapporti interpersonali di una “mano lava l’altra”.

Dal  2015 se se sono andati 250.000, e forse meno, o forse di più.

Tanti, troppi, per considerarli tutti ” schizzinosi”, come disse la signora Fornero, madre di una riforma delle pensioni che è stata una dichiarazione di guerra all’occupazione giovanile.

Il fenomeno non è solo italiano, ma l’Italia è maglia nera per quanto riguarda disoccupazione giovanile, disoccupazione delle donne, salari, etc. Meno male che la sinistra con il 46% nel 1978 era la più forte d’Europa. O forse proprio per questo.

“Senza le guerre la storia registra solo pagine bianche” G.W.F. Hegel

Dispiace citare la famosa frase di Hegel per ricordare che è la guerra e non la pace lo stato naturale dell’Uomo.

Già Eraclito parlava di ” Polemos padre di tutte le cose”, per non parlare di Hobbes che nella guerra vedeva lo stato di natura e di barbarie dell’uomo.

La caduta di Raqqa, capitale dell’Isis, i duemila civili morti nella battaglia,il massacro di ragazzini che non hanno colpe, ma che abbracciano un mitra, hanno messo sul piatto del banchetto dell’informazione che, insomma, la guerra è una cosa brutta, ma inevitabile, in certe circostanze.

Ai curdi che hanno partecipato al contenimento dell’Isis, l’Iraq, e la Turchia hanno risposto picche al referendum nel Kurdistan del 25 settembre: come dire adesso facciamo un altra guerra contro l’indipendentismo curdo, cosicchè la vita continua.

Il problema è, che quando l’ombra della guerra viene da noi con il terrorismo islamico, si grida alla carneficina indiscriminata, che è un moto istintivo e giusto di reazione ad una violenza che non ti aspetti e che ti tocca.

Il modo migliore di fare una guerra è quello di trarne profitto senza sporcarsi le mani di sangue, senza gridare di dolore per la morte dei propri cari, senza subire le vessazioni da parte dei vincitori.

In questo le classi dominanti,  soprattutto la borghesia imperialista, è sempre stata maestra dell’arte del conflitto,del parlare di pace vendendo armi, ingolfando i cimiteri di morti innocenti sperando di ingolfare poi i conti in banca.

Questa non è l’ennesima scoperta dell’acqua calda, nè il grido di dolore impotente di un pessimismo di maniera, ma la constatazione che stare nella contraddizione fra bene e male, fra  pace e guerra, è la condizione degli uomini pensanti, e non degli assassini benpensanti.

Chi snobba la pace che oggi gratifica l’Europa, chi non si prodiga per costruire la pace anche con la determinazione della forza ( guerra ai guerrafondai),chiude le porte alla civiltà per nascondersi nella misera ed angusta sicurezza del proprio nazionalismo.

 

 

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