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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

“Ogni rivoluzione sfocia storicamente nel terrore, non solo le rivoluzioni proletarie, ma anche quelle borghesi…” ( Mario Tronti)

Mario Tronti, 86 anni uno dei filosofi marxisti più prestigiosi della storia del movimento operaio, che fondò Classe operaia nel 63′, dopo aver abbandonato Quaderni Rossi di Panzieri, è il padre dell’Operaismo, cioè dell’autonomia operaia come categoria concettuale della lotta di classe.

Tronti, nel corso del dibattito parlamentare sulla riforma elettorale, ha avuto il coraggio di proporre una riflessione sulla Rivoluzione di Ottobre di cui ricorre il centenario.

Ha dichiarato, con grande onestà intellettuale, di sentirsi figlio di quella storia.

Poi ha ribadito che se le rivoluzioni proletarie sono sempre finite nel terrore, quelle borghesi non  sono state da meno.

Quante sono state, aggiungo io, le vittime del colonialismo e dell’imperialismo?

Basta aver la pazienza di cercare su Wikipedia e si scopre che per la colonizzazione del Nord e Sud America si pensa che siano state soppressi dai 50 ai 100 milioni di indigeni.

Per le controrivoluzioni reazionarie fasciste, nazionaliste, naziste i morti possono essere decine di milioni.

Basta ricordare cosa è successo in Cina, in Vietnam, in Corea del Nord nel 1950, nell’Europa dell’Est, durante la seconda guerra mondiale, in Spagna, in Francia, in Italia negli anni trenta..

Insomma in tutti i paesi del pianeta terra, dove contadini e operai si battevano per la propria emancipazione, la repressione dei diritti ” democratici” ( libertà di sciopero, suffragio universale maschile e femminile, diritto alla salute e all’istruzione…) è stata intrinseca alle varie rivoluzioni industriali.

La borghesia storicamente ha sempre trattato le rivendicazioni della classe operaia a colpi di fucile.

L’umanesimo borghese è stato insegnato con la repressione degli eserciti, per i proletari non c’erano scuole e maestri, ma fucilazioni e torture.

Tronti ora è nel Pd, si dice d’accordo che ormai è solo possibile imboccare la strada di riforme graduali, senza però, dichiara egli stesso, pensare di cambiare minimamente il rapporto di forza di chi sta sotto chi sta sopra

Che la “rivoluzione non sia un pranzo di gala” era un’affermazione diffusa negli anni settanta, per giustificare moralmente l’uso della forza.

Oggi la usano sfegatati popolani per spiegare al popolo la loro linea dura sul Rosatellum, sulle regole del parlamentarismo, sulla banca d’Italia e va bene, ognuno faccia il suo.

L’Italia, dicunt, a colpi di legislature benevole, da repubblica delle banane subirà un cambiamento radicale in meglio.

Ma tutti sanno che sono palle.

Il problema è che oggi non solo non ci sono più rivoluzionari, ma manco riformisti seri.

Quelli che una volta erano nel giro dell’operaismo, e oggi sono nelle istituzioni, magari avessero sposato il riformismo serio e graduale.

Non saremmo a questo punto dove i proletari sfruttati e maciullati dalle guerre imperialiste sono considerati un noioso impedimento al progresso.

In Italia, invece, ancora una volta bisogna far finta di fare la rivoluzione per avere delle riforme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono vent’anni che gruppi paramilitari occupano le curve degli stadi. Sotto l’occhio benevolo della “razza padrona” del business del calcio.

Nel 2006, in occasione della festa per la vittoria dei mondiali di calcio in Germania, Pirlo, Buffon,e De Rossi esposero uno striscione inneggiante alla patria con croce celtica.

Nel 2013 l’ufficio del Viminale che si occupa del tifo,  aveva censito che ben 17 tifoserie ultra su 20 in seria A erano di simpatie fasciste, 18 in B.

Poi ci sono le tifoserie di sinistra, poche in verità, circa 15 in tutto compresa la C, che inneggiano al comunismo

Per cui la foto di Anna Frank con la maglia della Roma messa in curva dagli ultra laziali è l’ultima bravata degli Irriducibii laziali, nazisti  dichiarati, amici, una volta, di tutti i parlamentari di destra della capitale che tifano Lazio.

La federazione calcio ha fatto leggere un brano del Diario della Martire ebrea prima delle partite, i giocatori della Lazio stasera indosseranno la maglia con il ritratto di  Anna Frank, i gruppi ultra parlano naturalmente di goliardia.

Il presidente Lotito si è  dissociato dagli ultrà nazionalsocialisti ( e ci mancherebbe altro) recandosi in Sinagoga, non ricevuto dal rabbino che ha dichiarato che la Sinagoga non è una lavatrice..

Ma  non basta.

Tutti sanno tutto, nel calcio e anche nella politica.

Sanno i nomi, sanno che regolarmente i nazifascisti sono organizzati in gruppi para – militari, sanno che molti militanti delle curve fanno da servizio d’ordine pure alla Lega di Salvini, sotto il nome di Casa Pound, Forza Nuova etc.

Sanno che in curva si spaccia roba pesante, sanno che  la mafia la fa da padrona nel bagarinaggio, nelle scommesse clandestine, sanno che alcuni giocatori flirtano con il peggio delle curve per starsene tranquilli.

Sanno che i curvaioli  ricattano le società per i biglietti, sanno che organizzano lo sciopero del tifo per questioni di potere dentro gli stadi.

I gruppi fascisti delle tifoserie Lazio e Verona sono quelli che amano maggiormente distinguersi per le croci celtiche e quelle uncinate.

Ma anche la tifoseria dell’Inter, ora calmatasi, era un grande serbatoio di voti per caporioni del fascismo milanese.

La Fossa dei leoni rossonera fu sciolta perchè dentro vi erano scontri anche a colpi di coltello su questioni di business, di tifo organizzato, di idee politiche.

Nessuno vieta a nessuno di andare allo stadio, ma se ci vai in forma organizzata imitando le legioni delle SS o delle camicie nere nei cori razzisti e antisemiti allora è un reato.

Gli stadi in certe occasioni di manifesta violenza verbale razzista ( senza eccezione) andrebbero tutti chiusi per una giornata.

Andrebbero smantellate le curve che sono palesemente contro la civiltà, i tifosi delle squadre dovrebbero entrare e uscire assieme tutti, come si faceva una volta e come è accaduto nell’ultimo derby di Milano.

Le curve in mano a malavita organizzata e nazifascismo antisemita non sono compatibili con lo stato democratico.

E al di là di qualche eccezione, il mondo ultra è lo stesso da tutte le parti d’Europa, perchè espressione della cultura giovanile.

Il problema è vecchio, ma non si vuole risolverlo: il business del calcio fa parte del Pil…

Lo spettacolo dei piccoli nazionalismi ha portato il “Lombardo – Veneto” ad una robusta adesione all’autonomia.In Catalogna, invece…..in che campionato giocherà il Barça? ( meglio il quesito che la guerra civile)

Ad un certo punto volevo andare a votare per il referendum sull’autonomia.

Non sull’autonomia della Lombardia, non sull’autonomia di Milano, ma sull’autonomia della cerchia dei navigli fino alla circolazione esterna, che è il cuore pulsante di tutta l’economia italiana, lombarda e milanese.

Come si permettono quelli di Quarto Oggiaro e del Giambellino di vivere sulle spalle di noi, poveri sfruttati della cerchia dei navigli…

Poi i risultati dei referendum consultivi del Lombardo – Veneto, con   il 39% e flop elettronico di Maroni e il 57% con attacco hacker di Zaia,  mi ha fatto capire che la strada era sbagliata:

Voglio essere da subito apolide o meglio cittadino del mondo.

La campagna elettorale della Lega, camuffata da referendum, ha funzionato.

L’Europa delle nazioni, dei popoli, delle regioni, delle province, dei comuni, dei quartieri, delle piazze, delle vie ha trionfato.

Come al solito basterebbe applicare la normativa vigente in fatto di autonomia, ma  costa poco e non è per niente spettacolare. ( art.116 già attuato in Emilia – Romagna).

Per la Catalogna. invece, il discorso è diverso.

Non è che non si faccia su serio a Barcellona.

E’ che il plebiscito – referendum  sulla secessione di domenica 1 ottobre non ha superato il 40% dei votanti, mentre il governo Rajoy, può contare sul sostegno del popolo spagnolo.

Il pugno forte di Rajoy è bollato come franchista e fascista.

Sarà così,  dall’esterno è difficile giudicare anche se il governo spagnolo non sembra brillare per capacità di dialogo.

Conoscenti che vivono a Barcellona riferiscono che nei quartieri operai dove abitano lavoratori andalusi o di altre regioni della Spagna le bandiere a finestre e balconi sono unioniste, non catalane.

In effetti non è che irlandesi, corsi, baschi, i tre paesi che per vent’anni hanno combattuto anche in senso militare per la secessione dal Regno Unito, dalla Francia e dalla Spagna, fossero meno intelligenti dei catalani.

Entrambi gli schieramenti si accusano a vicenda di colpo di stato.

In generale i catalani hanno un tenore di vita non inferiore agli standard europei, Barcellona è città internazionale, nulla manca al desiderio di fare da soli. e questo di per sè fa parte dell’autodeterminazione dei popoli

La mazzata, però, è arrivata.

Con l’applicazione dell’art.155 di fatto la regione catalana perderà quell’autonomia che era considerata poca cosa, rispetto all’indipendenza.

E sarebbe davvero il caos, con uno stato spagnolo ( il re e il governo centrale) che non riconosce lo stato catalano, ancora da farsi,ma che si appresta a controllare polizia, stampa e televisione attraverso eventuali commissariamenti decisi dal Senato entro venerdì.

Con tutte le conseguenze del caso.

Ma noi della cerchia dei navigli siamo pronti alla secessione.

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, siamo noi, che lasciamo che i giovani se ne vadano dall’Italia per trovare un lavoro decente, previsto dalla Costituzione dei nostri padri……

Nonostante il ministro del Lavoro Poletti, che speriamo con la fine della legislatura,ritorni a fare quello che sa fare ( ?), abbia dichiarato che il problema dell’occupazione giovanile è sotto controllo i dati Ocse sull’Italia sono impietosi.

I giovani laureati se ne vanno da questo paese che li sfrutta, li umilia,li bistratta se non hanno qualche santo in Paradiso che li protegga, cioè  la solita raccomandazione.

La rabbia di vedere come viene buttata al macero una generazione che vuole farsi strada come è naturale è immensa.

Quando un laureato, con tanto di specializzazione, si rivolge ad un ente pubblico oppure ad un azienda privata pure nella ricchissima Lombardia, l’approccio è questo:

“La sua proposta è veramente interessante, però il budget è limitato, vediamo come si può fare, attendiamo la delibera, attendiamo i finanziamenti..attendiamo..

I giovani, in senso generico, sono fin troppo pazienti ( lo ha scritto pure il Corriere della Sera).

L’ennesima decontribuzione prevista dalla manovra per i nuovi assunti, pare la solita sutura ad una ferita profonda, materiale e morale.

Chiamati al voto per un referendum consultivo che costa 50 milioni,una trovata furbesca e inutile della Lega con l’aiuto di Forza Italia e del PD, i giovani padani, ad esempio, dovrebbero scegliere l’autonomia per essere disoccupati nel giardino del finto federalismo di casa nostra.

Si prenda poi l’alternanza scuola – lavoro,   che sulla carta dovrebbe essere cosa buona e giusta.

Peccato che sia lasciata al caso, alla bonomia dei padroni, agli stage non pagati, alla superficialità dei rapporti interpersonali di una “mano lava l’altra”.

Dal  2015 se se sono andati 250.000, e forse meno, o forse di più.

Tanti, troppi, per considerarli tutti ” schizzinosi”, come disse la signora Fornero, madre di una riforma delle pensioni che è stata una dichiarazione di guerra all’occupazione giovanile.

Il fenomeno non è solo italiano, ma l’Italia è maglia nera per quanto riguarda disoccupazione giovanile, disoccupazione delle donne, salari, etc. Meno male che la sinistra con il 46% nel 1978 era la più forte d’Europa. O forse proprio per questo.

“Senza le guerre la storia registra solo pagine bianche” G.W.F. Hegel

Dispiace citare la famosa frase di Hegel per ricordare che è la guerra e non la pace lo stato naturale dell’Uomo.

Già Eraclito parlava di ” Polemos padre di tutte le cose”, per non parlare di Hobbes che nella guerra vedeva lo stato di natura e di barbarie dell’uomo.

La caduta di Raqqa, capitale dell’Isis, i duemila civili morti nella battaglia,il massacro di ragazzini che non hanno colpe, ma che abbracciano un mitra, hanno messo sul piatto del banchetto dell’informazione che, insomma, la guerra è una cosa brutta, ma inevitabile, in certe circostanze.

Ai curdi che hanno partecipato al contenimento dell’Isis, l’Iraq, e la Turchia hanno risposto picche al referendum nel Kurdistan del 25 settembre: come dire adesso facciamo un altra guerra contro l’indipendentismo curdo, cosicchè la vita continua.

Il problema è, che quando l’ombra della guerra viene da noi con il terrorismo islamico, si grida alla carneficina indiscriminata, che è un moto istintivo e giusto di reazione ad una violenza che non ti aspetti e che ti tocca.

Il modo migliore di fare una guerra è quello di trarne profitto senza sporcarsi le mani di sangue, senza gridare di dolore per la morte dei propri cari, senza subire le vessazioni da parte dei vincitori.

In questo le classi dominanti,  soprattutto la borghesia imperialista, è sempre stata maestra dell’arte del conflitto,del parlare di pace vendendo armi, ingolfando i cimiteri di morti innocenti sperando di ingolfare poi i conti in banca.

Questa non è l’ennesima scoperta dell’acqua calda, nè il grido di dolore impotente di un pessimismo di maniera, ma la constatazione che stare nella contraddizione fra bene e male, fra  pace e guerra, è la condizione degli uomini pensanti, e non degli assassini benpensanti.

Chi snobba la pace che oggi gratifica l’Europa, chi non si prodiga per costruire la pace anche con la determinazione della forza ( guerra ai guerrafondai),chiude le porte alla civiltà per nascondersi nella misera ed angusta sicurezza del proprio nazionalismo.

 

 

Un nuovo modello di sviluppo: xenofobia e razzismo dappertutto

Anche in Austria, come in Germania, la destra estrema avanza.

Gli xenofobi di Strache  sono al 26%, così come Alternativa per la Germania ha ottenuto un gran risultato, così come i nazional – xenofobi in Ungheria, Olanda, Polonia…per non parlare della Francia.

La paura dell’islamico, del migrante che fugge non dalla guerra, ma dalla fame,( sic) ma soprattutto il terrorismo dell’Isis hanno convinto milioni di cittadini europei a individuare nello straniero l’invasore, colui che porta il seme del male, della malattia ecc.

Il parallelismo con l’antisemitismo degli anni trenta è doveroso, anche in quel caso gli ebrei, poveri e ricchi, erano all’origine di tutti i mali, insieme ai comunisti.

Ora che i comunisti sono una specie in estinzione manco protetta, sono i buonisti di sinistra, i radical chic, i cattolici eretici come il papa, il nuovo male che avanza.

E’ il segno profondo di una controrivoluzione che rovescia non solo i valori democratici, ma anche cristiani  del vecchio continente.

A volte la paura del diverso e del progresso è reale, altre volte, il più delle volte è manipolata da guru della comunicazione ad arte.

Se nei quartieri proletari di  Vienna dove verdi e socialdemocratici avevano la maggioranza,  votano l’ultradestra è ovvio che a sinistra qualcosa non ha funzionato.

Così è accaduto in Italia alla Magliana a Quarto Oggiaro, a Bagnoli ecc. discorsi che si fanno tutti i giorni e di cui si è anche stanchi.

In crisi c’è non solo la democrazia, la liberal democrazia, la socialdemocrazia, in crisi è piombato la stesso senso di civiltà che ha contraddistinto la storia travagliata dell’Occidente.

Sono questi discorsi troppo grandi, che rischiano di accecare chi vuol vedere nel particolare dei rapporti di forza e di produzione materiale.

Il particolare è che il nuovo modello di sviluppo capitalistico prevede una divisione del lavoro che ha bisogno di immigrazione e braccia da sfruttare per arricchire la razza padrona e i suoi maggiordomi di classe.

Ma l’immigrazione, che non viene più dall’Italia, dalla Grecia dalla Spagna o dalla Turchia come è stato per 50 anni, ora non mangia carne di maiale, copre il viso delle donne,ha una pelle diversa,etc.è pronta a tagliarti la gola e a stuprare le donne bianche.

Si tratta, ovviamente di una montatura bestiale, di una manipolazione terrificante che porta il popolo a identificarsi con modelli del passato che si consideravano morti e sepolti.

Milioni di europei e anche di americani flirtano con il nazionalsocialismo, i liberali alla Berlusconi sognano di sdoganarli almeno per il tempo di andare in Paradiso.

 

 

L’isteria parlamentare per la legge elettorale è un copione logoro, una commedia che nasconde vere tragedie

Le manifestazioni di piazza con i Cinque stelle che gridano al fascismo, con la sinistra sedicente radicale che occupa la piazza del Pantheon, con la Camera che approva la  nuova legge elettorale detta Rosatellum, viene definita a ragione una mediocre pagina di storia repubblicana.

Riti stanchi, parole al vento, insulti gratuiti, giochi del politichese arcinoti hanno partorito una legge “vaccatellum” che, se passa al Senato, darà agli italiani una legge elettorale a sistema misto: un terzo dei parlamentari verrà eletto in collegi uninominali, il resto sarà proporzionale, soglia di sbarramento al 3%.

La nuova maggioranza FI, Lega, Pd così potrà contare sulle coalizioni, il movimento Cinque stelle no

E’ chiaro che senza preferenze le assemblee rappresentative saranno di nominati dalle segreterie dei partiti.

Ma questo darà ai grillini la possibilità di vincere le elezioni, perchè il paese o si rifugia nell’astensione  o se va a votare forse prediligerà la protesta.

Sono discorsi  annosi che stancano, ma solo il sale della rappresentazione della democrazia, vista che la democrazia reale è sprofondata da tempo.

Non solo sommersa dalla corruzione, dal razzismo, dalla diseguaglianza sociale, ma dal depistaggio continuo per non occuparsi delle vere tragedie.

La classe dirigente che fa politica parlamentare continua a declamare che i veri problemi del popolo non sono quelli della legge elettorale, che il popolo ( termine ormai approdato su lidi reazionari), non mangia la legge, ma ha il problema di pagare il mutuo, di trovare un’occupazione, di vivere con 700 euro al mese ecc.

Salvini il ducetto della Padania, di Battista il Guevara di Montecitorio, Berlusconi il Churchill di Arcore, Bersani il Lenin del piacentino e via di seguito tutti  vogliono uno scatto in avanti sulla questione sociale. ( sui diritti civili invece non è mai il momento).

Al dunque poi leggi la lettera che Loris Bertocco ha scritto a “Repubblica”.

Loris, diventato non vedente e paralizzato su una carrozzella, ha scelto la dolce morte svizzera, stanco di vivere in un paese che non si occupa dei quattro milioni di disabili.

Platone scrisse che Socrate pronunciò ” io vado a morire, voi a vivere, solo il dio sa qual è la cosa migliore”, quasi come Loris, un ennesimo esempio di come la costituzione sia fatta a pezzi ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo nel paese dei limoni.

 

Mentre il Rosatellum scatena la piazza dei rappresentanti del popolo, fra i diritti acquisiti degli operai c’è il cancro, ma meno salario e occupazione

Mentre scrivo la Piazza di Montecitorio ribolle al grido di golpe, gli attori della rivoluzione sono i parlamentari dopo che è stata posta la fiducia sulla legge elettorale.

La banditesca posizione dei padroni sull’affare Ilva, invece, retrocede alla cronaca, mentre Loro, i peones della democrazia, stanno facendo la Storia.

La lotta degli operai dell’Ilva, che rivendicano il posto di lavoro e il salario davanti alla richiesta padronale di 4.000 esuberi e taglio ai salari, ha messo in luce, se ce ne fosse bisogno, quanto poca considerazione abbia la questione operaia in Italia.

Gli operai italiani, tra i peggio pagati d’Europa, per lavori usuranti e pericolosi, come quello della siderurgia di Taranto, non solo meriterebbero più salario, ma anche più sicurezza, più salute, più servizi, meno tasse.

Ma poi,al momento di regolare almeno la contabilità  con la classe dei padroni, ( oggi capitani coraggiosi dell’imprenditoria), è scontato che si cominci a parlare di concorrenza, di Europa, di Pil,di opportunità, di capitalismo 4.0 e si dimentichi la salute, il lavoro, la dignità di chi suda per la pagnotta quotidiana.

A giugno l’Ilva di Taranto, di Genova e di Novi Ligure etc è stata acquistata dal gruppo Mittel – Marcegaglia. I nuovi padroni hanno presentato un piano che prevede 4.200 esuberi su 14.000 operai.

In più gli operai tutti dovrebbero essere licenziati e riassunti con il Jobs Act, cioè con contratti a tutele crescenti rinunciando agli scatti di anzianità.

Davanti a simile porcheria il ministro dello sviluppo Calenda ha fatto saltare la trattativa, dicendo all’azienda che i salari non si toccano.

Prima o poi, però il piano dei tagli dovrebbe entrare in vigore perchè concordato con il governo.

In poche parole:gli operai,bene che vada, terranno il loro salario,perderanno 4.000 posti di lavoro congelati in cassa integrazione, continueranno a lavorare in situazioni che non sono proprio ideali.

Degli operai non frega molto, quasi a nessuno.

Sono ridotti di numero, sono sparpagliati in atomi di produzione parcellizzata al massimo, rischiano il posto di lavoro perchè la robotica va avanti e non guarda in faccia a nessuno,

Sono deboli , impoveriti e furibondi, ma non forti e incazzati come una volta.

Giusto un anno fa, un gruppo di esperti ha messo nero su bianco, che c’è una relazione di causa –  effetto fra inquinamento ambientale e tumori determinato dall’Ilva.

Non è una posizione demagogica, come direbbe qualche buffone travestito da patriota,  affermare che agli operai dell’Ilva e in generale alla classe lavoratrice, la questione del Rosatellum appare un affare privato di una corporazione che dovrebbe rappresentare tutti, cioè il Parlamento.

I turisti dell’assetto costituzionale dovrebbero tornare a casa, per carità di patria.

” Gli uomini si giudicano non da quello che pensano o che dicono di pensare, ma da quello che fanno” ( K. Marx)

Il brindisi di Cesare Battisti in Brasile dopo la sua scarcerazione ha mobilitato la pubblica opinione in un senso che oggi è assolutamente plausibile:il militante dei proletari armati per il comunismo è un assassino senza se e senza ma,da consegnare alla giustizia italiana.

Come contestare questa affermazione, fuori dal suo contesto storico?

Se uno contesta  simili affermazioni, viene accusato di essere fiancheggiatore della lotta armata e di essere irrispettoso delle vittime.

Giusto o sbagliato che sia,è così.

Ognuno è libero di pensare e di dire quello che vuole è il libero arbitrio che regola la sozzeria  della presunta libertà.

Se uno dice che Hitler era un bravo uomo,e che le camere a gas per gli ebrei dovrebbero essere riedificate per i migranti, ad esempio, compie solo un reato di opinione, ma nemmeno tanto grave.

Un “Amaca”, di Michele Serra su Repubblica, conclude che” il grosso problema non è quello che si dice, ma quello che si pensa”.

Mi si consenta di scrivere, che l’importante è quello che si fa, non quello che si pensa e si dice.

E sono meravigliato che qualcuno azzardi che solo  la differenza fra  un modo di pensare buono e uno cattivo alteri l’equilibrio del mondo.

Posso pensare che tagliando la gola agli infedeli raggiungerò il  Paradiso, posso pure dirlo, ma se poi non lo faccio, cioè  non traduco il pensiero in prassi, compio solo un atto di vergognosa violenza verbale..

Così posso pensare che è giusto aiutare chi è più disagiato nella vita, posso pure dirlo a tutti, se poi appena mi toccano cento euro di vitalizio faccio causa allo stato, faccio un’azione che non aiuta nessuno. ( Capanna docet).

La frase di K. Marx riportata nel titolo è così chiara e semplice che fa sensazione che si ignori la sua fondatezza.

E’ la coerenza la vera virtù , una coerenza che non sia ottusa volontà del male, ma che sia realizzazione del pensiero critico, positivo,solidale, insomma rivoluzionario.

Troppi fascisti bianchi disprezzano i neri, ma non disdegnano di sfruttare la prostituzione di donne di colore,di volerle possedere e stuprare.

Troppi a sinistra amano l’umanità, vogliono salvare il mondo, ma considerano caritatevole la solidarietà, quindi non fanno nulla per gli altri diventando figure letterarie della borghesia illuminata.

Possiamo allora dire che la coerenza “somma” sta solo in un dio, e che noi cerchiamo, con tremenda sofferenza, ma anche con grande passione per la vita, di essere coerenti  nel raccordare il pensiero e il fare di tutti i giorni.

Non si tratta di coerenze facili e false, quelle per cui oggi ci si squarta nella maldicenza e nel pettegolezzo astioso via Internet.

Si tratta di praticare, se possibile, l’opzione di libertà dai pregiudizi con atteggiamento rispettoso verso se stessi.

Quello che abbonda oggi è la vana chiacchiera dell’incoerenza,dove, però, ognuno attribuisce all’altro di essere un ipocrita.

Papa Francesco il 27 febbraio del 2014 parlò in un’omelia di ” Scandalo dell’incoerenza”, cristiana.

Ma già i greci sostenevano che la coerenza viene dal conflitto, non da una pace simile alla quiete della morte.

E Gogol, aggiungeva che l’esempio è più forte delle buone regole.

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