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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

5.000.000 milioni di italiani di cui 1.300.000 bambini vivono in povertà assoluta, ” la guerra alla vita” per loro è l’unico pane quotidiano…..

Non sono una novità le ultime cifre dell’Istat sulla povertà italiana. Il paese del G8 e delle mille potenzialità intellettuali, manageriali, post moderne, le grandi eccellenze non possono cancellare una vergogna come quella della crescente povertà in tante aree dell’Italia.

Riportiamo la notizia non per una mozione degli affetti o per spirito caritatevole,ma per sottolineare ancora una volta che la governabilità del paese, in senso” democratico” non esiste.

Il principe Antonio de Curtis,in arte Totò,  nato nel quartiere Sanità di Napoli, figlio illegittimo, sosteneva che per tanti scugnizzi la vita era solo ” Guerra alla vita”, altro che arte di arrangiarsi all’ombra delle cartoline del Vesuvio.

Che la povertà sia aumenta non può essere solo un dato di fatto della globalizzazione e della crisi.

La povertà dei bimbi è aumentata perchè di fatto nelle aree abbandonate del  paese l’abbandono scolastico è da quarto mondo, la selezione scolastica ( vedi le panzane che scrivono Michele Serra ed Ernesto Galli della Loggia sulla scuola) colpisce come sempre i meno abbienti, la camorra o le mafie sono diventate la speranza di trovare occupazione per tanti bambini e giovani.

Se questo è un ritornello retorico per chi sa di economia politica, non lo è per chi dichiara guerra al proprio destino che poggia sul “domani è un altro giorno si vedrà”.

E per risolvere la questione non è che puoi prendertela con i bimbi degli immigrati irregolari, coi bimbi dei rom, coi bimbi dei carcerati, coi bimbi dei malati,coi bimbi che non sono inseriti nel” prima gli italiani tutto patria e famiglia”

Queste cifre dovrebbero sparire dai dibattiti del talk – show.

Dovrebbero vedere la mobilitazione quotidiana non solo dei volontariato, delle associazioni laiche e cattoliche degli uomini di buona volontà, ma soprattutto della classe dirigente mangiatrice di luoghi comuni del politicamente corretto, sempre con le lacrime agli occhi per la sorte degli ultimi che mai diventeranno penultimi.

Non mi aspetto nulla,  l’indigenza dei bambini è solo un marketing elettorale,  la lotta alla povertà una trovata canagliesca per saccheggiare denaro pubblico.

Basterebbe questo per un’insurrezione, anche se questo è ancora troppo poco.

11.5.2018 ESECUTIVO LEGA – 5 STELLE Il governo più a destra di sempre con i voti della sinistra delusa, bel colpo “ragassi”

Il governo Salvini – Di Maio è il più a destra della storia repubblicana.

Non lo dice la massa frustrata della sinistra, lo dicono anche una parte degli elettori dei Cinque stelle che hanno votato Di Maio provenendo dalla sinistra.

Matteo Salvini che punta, per sua stessa ammissione, al ministero degli Interni per fronteggiare in modo eroico – trumpiano gli sbarchi, per difendere la sicurezza dei cittadini con la diffusione delle armi, si è già mostrato con la griffe di casa Pound in tribuna all’Olimpico  in occasione della finale di Coppa Italia.

Lui che odia i centri sociali, ormai di fatto l’unica opposizione vera e militante al futuro governo di  destra lego – fascista – populista  non disdegna i nazionalsocialisti alla Orban, alla faccia di chi ancora crede che il leghismo sia una delle facce burbere del sindacalismo operaio tradito dalla sinistra di palazzo.

Comunque la democrazia è questa:  Matteo e Giggino Di Maio, avendo vinto le elezioni, in teoria dovrebbero governare nell’interesse degli italiani, anche quelli di pelle scura e non di pura razza ariana.

Ma sarà difficile mettere insieme flat tax, reddito di cittadinanza, abolizione Legge Fornero, deportazione dei clandestini, conflitto di interessi, riforma della pubblica amministrazione, lotta agli sprechi e via di seguito con la democrazia di cui parlano Mattarella e il Papa: apertura, integrazione, rispetto di un ‘Europa da riformare.

Poi ,come abbiamo visto di recente,  le promesse elettorali lasceranno il posto al Kompagno Spread, che tende a falcidiare artificiosamente il made in Italy in nome dell’internazionalismo finanziario.

Si aspetta freneticamente il nome terzo del presidente del consiglio, mentre oltre all’aumento dell’Iva c’è da risolvere la patata bollente della diminuzione degli operai dell’Ilva.

Morale, se gli italiani hanno votato così ,non si possono cambiare gli italiani, Pd E Forza Italia promettono barricatelle.

Ma le vere barricate potrebbero essere, in certi frangenti ( antifascismo,emigrazione), non più solo una metafora.

 

9 maggio 1978 – 2018 Oggi è la giornata della memoria di tutti i terrorismi, anche quelli di Stato

il 9 maggio del 1978 il corpo del presidente della Dc Aldo Moro, ucciso dalle BR, venne ritrovato in via Caetani a Roma.

Sempre in quel giorno di quarant’anni fa venne massacrato dalla mafia a Cinnisi, presso Palermo, il militante comunista Peppino Impastato: il sangue nelle guerre civili si mescola facilmente.

Il culto dei morti, il valore sacro della memoria per quegli anni tragici non può essere dimenticato; per questo oggi si celebra il ricordo delle vittime di tutti i terrorismi passati e recenti ( genericamente legati al fondamentalismo islamico).

Quando si parla di terrorismo in Italia si confonde lo stragismo fascista, i delitti di mafia, e la lotta armata di oggettiva matrice comunista, ma ai  parenti delle vittime non interessa.

C’è una questione, però, che ogni volta raffiora con tutta la sua violenza evocativa: in tutti i casi, compreso quello dell’on. Aldo Moro, c’è lo zampino del complotto, della deviazione dei servizi, dell’eversione, della collusione fra violenza ideologica e violenza dello Stato.

Insomma, per quelle migliaia di morti e feriti di quegli anni l’ombra di uno stato reazionario, complice e omicida ci accompagna in tutte le commemorazioni, lasciandoci in un vuoto di tristezza: forse  è stato tutto inutile?

Il parallelismo con quello che succede oggi è impietoso verso l’attuale classe dirigente.

Non tanto per il famoso ” si stava meglio, quando si stava peggio”, ma per la semplice constatazione che in quegli anni di guerra civile strisciante, di inflazione da stato sudamericano, di generazioni allo sbaraglio, c’era una visione del mondo che non sembrava impazzita, schizofrenica, allucinatoria come oggi.

Lo stesso attuale presidente della Repubblica Mattarella, fratello del Mattarella ucciso dalla mafia, è alle prese con una crisi di governo che lascia sgomenti per la sua superficialità, per la sua volgarità ideale, per il suo dialogo inconcludente.

La morte di Moro, il crepuscolo degli dei della lotta ramata in Italia,precedettero di un decennio la fine della prima repubblica,queste cose si dovrebbero studiare a scuola.

Il terrore di oggi, invece, non è quello dello stato.
Il terrore è quello dell’anti-stato diffuso,della precarietà di ogni certezza, dell’inconsistenza della res – publica a favore delle varie res – partes

Una società liquida che sa sempre più di liquame di fogna, una complessità che diventa il libero arbitrio dei Casamonica etc., degli insulti  violenti e gratuiti  per un nonnulla.

Che i morti seppelliscano i loro morti. Amen

7.5.2018 Made in Italy: crisi di governo e crisi di sistema, ma la pizza, il mare e il sole ancora una volta ci salveranno…..

E ci risiamo. Ogni cinque anni,l’Italia da un po’ di tempo ( 2011 – 2013) è sull’orlo del baratro.

Le consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella palesano la difficoltà non solo di fare un governo, ma di fare un governo a tempo che possa riportare il paese alle urne dopo l’estate, se no si va a votare a luglio!

Non starò ad annoiare con le varie congetture sul futuro del parlamentarismo: sembra a volte di essere tornati ad una Weimar da soap – opera, dove i contendenti giocano coi soldatini della propria esile storia.

La Lega di Salvini agita il rancore del partito nazionale tedesco dei lavoratori di Hitler, il buon Berlusconi sembra il moderato Von Pappen, Renzi e Bersani un rinnovato spirito del fronte antifascista della repubblica di Weimar fra comunisti e socialdemocratici.( non  lo sono nessuno dei due).

Ma è solo un film, male interpretato.

Non solo non ci sono le condizioni tragiche di Weimar, perchè nonostante la rassegnazione, la disperazione di tanti strati della popolazione, una parte del paese regge.

Questa parte, in apparenza è al Nord, con Milano capitale, dove le differenze social e  di classe sono quelle comuni ai paesi occidentali.

Un’altra parte come il Sud  e le isole diventa più povero ogni giorno in una situazione economica che ricorda crisi da paese pre – industriale avanzato.

I Cinque stelle si sono incartati in una rivoluzione gialla, la sinistra esiste come intelligenza collettiva da tavola rotonda per teste quadre.

Il grido di dolore del “prima gli italiani di Salvini” è già finito nel dimenticatoio; gli sbarchi sono calati del 75%, adesso il problema è cacciare i clandestini che infestano con le loro lordure le rinascimentali e barocche bellezze italiane.

Nulla è stato fatto non tanto a livello politico- parlamentare, ma a livello economico – politico:gli sprechi sono sempre da tagliare, la burocrazia è una malattia mortale per tutti,lo sfruttamento sul lavoro aumenta,le tasse sul lavoro non si pagano, la mafia controlla la cantieristica etc.

Poi ci sono eccellenze italiane riconosciute in tutto il mondo, migliaia di iniziative di volontariato e no profit,studenti che all’estero vengono  assunti nella ricerca, come da copione..

Il rebus non è chi governerà, il vero rebus è affidato al colonnello dell’aeronautica e alle sue previsioni meteo: se questa estate,pizza, sole, mare reggeranno assieme alla bellezze naturali  e artistiche, anche questa volta la svangheremo fino a settembre.

Poi ci sarà la crisi per il rientro con l’aumento dei prezzi dei testi scolastici, l’aumento dell’Iva, forse nuove elezioni, la legge sui vaccini da mettere a posto, l’Ilva che chiude, i mercati finanziari che entrano in fibrillazione….

E’ così che si diventa vecchi in Italia, ma forse anche saggi: finchè c’è la salute c’è tutto è qualunquismo spicciolo, ma è l’unica certezza filosofica nell’Italia del Terzo Millennio.

4.5.2018 A SINISTRA C’E’ SOLO DISGREGAZIONE, la reazione non è mai stata così forte dai tempi del fascismo…

La sinistra, quella che dai socialdemocratici ai comunisti, ha sempre rappresentato la classe operaia e il proletariato non c’è più.

Lo dicono, lo scrivono, lo urlano milioni di cittadini che votavano a sinistra, vivevano a sinistra,studiavano la sinistra, cercavano in vari modi di dare consistenza esistenziale all’emancipazione delle classi inferiori.

Essere genericamente di sinistra, infatti, non era solo andare a votare PCI,PSI, PSIUP,PDUP, Democrazia Proletaria, Rifondazione comunista, comunisti italiani etc: era anche un modo di essere e di vedere le cose.

Questo, forse,non c’è più. O meglio è quello che manca.

Manca la tensione intellettuale e morale che dovrebbe costituire la base per ogni trasformazione della società in senso idealistico, così come si agitava nel cuore, ma anche nei neuroni di Karl Marx.

Infatti si può notare come la riscoperta del marxismo da parte di vari studiosi, sia anche una riscoperta del giovane Marx, che, secondo questi, era anti- totalitario,  parlava di suffragio universale, di rispetto del prossimo, della natura, della sostanza uomo in quanto libero dallo sfruttamento.

Invece una parte della sinistra italiana a sinistra del PD, in particolare, brilla per esaltazione dell’autoritarismo, per appoggio alle dittature immonde di mezzo mondo,  per esaltazione di stragisti, ma soprattutto per sfruttatori del genere umano.

Poi, gli stessi, parlano in patria di abolizione  del Jobs act,  voucher,   legge Fornero, come grandi conquiste da attivare per venire incontro agli ultimi, facendo il verso all’ipocrita posizione della destra reazionaria ed estrema che ha sempre messo al muro operai, contadini, intellettuali che si ribellavano alla logica del profitto.

E’ così che la sinistra è quasi scomparsa: da una parte una scelta di tardo blairismo in salsa italiana,con presenza costante di bassi salari praticato anche da coop, associazioni varie, multinazionali da green economy, sindacati ( quante volte è stata denunciata la pratica di pagare in nero i propri dipendenti?), dall’altra l’adesione ad un socialismo reale fuori da ogni logica.

Perchè, ad esempio, durante la crisi siriana si è fatto il tifo per Putin e Assad, senza mai dichiarare in modo netto la contrarietà ad ogni guerra imperialista?

La spinta reazionaria,conservatrice, xenofoba,di una nuova destra ha trovato anche appoggi in una sinistra che avendo timore di essere giudicata liberale, come quella del PD, ha dato spazio ad una concezione della politica e della vita nazional- socialista.

Sono nati i comunisti anti – marxisti: al posto della coscienza di classe la bile del Web, al posto dell’autocritica la tifoseria partigiana del calcio, al posto di formazione culturale in senso gramsciano,le menzogne recitate come rosari.

Cinque stelle e Lega ringraziano.

 

 

 

 

 

IL MAGGIO CHE PARLA FRANCESE 2.0

A cinquant’anni dal Maggio Francese ieri a Parigi c’è stato il remake dei bei giorni che furono.

Questa volta le ondate della fantasia al potere dei dreamers hanno lasciato spazio a quella che viene chiamata la furia distruttrice dei famigerati black bloc.

Niente di particolare, comunque, se non la deprecazione delle devastazioni anarchiche dell’ ultrasinistra culturale ( come dice le Figaro),  segno della frustrazione dei tempi che vive la gioventù europea in generale.

Fu così per il primo maggio a Milano all’inaugurazione dell’Expo, quando lo spettacolo della rivoluzione prese il posto della rivoluzione dello spettacolo del concertone a Roma in piazza S. Giovanni.

Ora, dare un giudizio politico sui black bloc è assolutamente inutile

Sono scemi, sono figli del radicalismo chic, sono appestati da ideologia da stadio, sono le avanguardie della ribellione, sono quelli che non accettano lo stato di cose presenti e via di seguito con il rosario del sociologismo da talk – show è prassi dell’informazione borghese.

In Italia, ad esempio, nonostante la crisi dell’occupazione giovanile, anche se proprio oggi si legge che è ai minimi dal 2011, nonostante uno stato sociale che ai giovani dà quasi nulla, nonostante il consumismo  che ai giovani promette quasi tutto, il primo maggio è stato all’insegna della correttezza istituzionale.

A Bologna c’è stata la manifestazione dei riders, a Prato quella dei sindacati contro le morti sul lavoro, in giro c’era aria di rassegnazione, di apatia,di già visto e rivisto.

Il Maggio Francese 2018 è stato allora un kolossal della protesta, con fuochi d’artificio e spettacolo pirotecnico per le televisioni di tutto il mondo nella città della Rivoluzione per definizione.

Confronto alla missilistica degli stati, alla povertà dei migranti, alla schiavitù del lavoro, quasi una protesta dovuta e anche accettata.

Mamma li turchi ( anche a Istanbul ci sono stati incidenti) come si dice in francese?

1° MAGGIO: globalizzare la lotta di classe:l’emancipazione degli sfruttati è il vero progresso dell’umanità

Come si legge oggi il titolo è volutamente roboante, ma secondo me non ha nulla di retorico.

Retorico e ipocrita, infatti, è stato per gli anni della crisi parlare di ricchezza e povertà come fossero piaghe bibliche e non una contraddizione storica che inerisce alla divisione del lavoro e allo sfruttamento capitalistico.

Nè si tratta di esultare perchè, a 200 anni dalla nascita di Marx, il filosofo di Treviri è stato tolto dai poveri scaffali delle biblioteche per essere ributtato nella mischia della guerra di classe.

La lotta di classe c’è in tutto il mondo: sia nei paesi che blindano lo sfruttamento proprio all’ombra del comunismo, sia nella decantata, dai fascio – leghisti , Russia di Putin, sia nella roccaforte del socialista Assad, etc.

Si salvano i paesi a lunga tradizione socialdemocratica, dove comunque le lotte sul lavoro hanno prodotto un dignitoso stato sociale con relativa distribuzione della ricchezza.

Per l’Italia, sulla carta uno dei paesi del G8, lo sfruttamento degli atipici, dei precari, dei pedalatori urbanizzati, dei disperati della cantieristica, degli schiavi del Sud che raccolgono pomodori scontrandosi con gli schiavi africani sotto caporalato, la vita è dura, a volte dolorosa, piena di umiliazioni.

La  risposta dei padroni nostrani è abbastanza nazionalsocialista: un patto al nord con le corporazioni fascio – leghiste, un patto al sud con le mafie, la green economy lasciata al liberalismo feroce delle multinazionali, con gli intellettuali alla Michele Serra che scoprono che il proletariato giovanile non parla la lingua della borghesia giovanile.

Gli sfruttati che compiono il salto dell’autodeterminazione, dell’autonomia della propria classe, della consapevolezza della propria storia sono oggi minoranza, ma questo è il vero comunismo pratico, operativo, realistico ideale e materiale.

Non certo quello di presentarsi alle scadenze elettorali per ricevere qualche rimborso spese, anche se questa è normale prassi di sopravvivenza.

Primo maggio dappertutto è il nuovo modello di sviluppo, per gli sfruttati non c’è tregua nè pace.

 

 

 

27.4.2018 W MARX, W LENIN, W( DI) MA(I)O…..

Si aggira uno spettro per l’Europa ed è il leader massimo dei Cique stelle Gigi Di Maio.

Se riuscirà, in qualche modo, ( quasi impossibile), a contrattare un governicchio di  breve durata con il Pd, per la prima volta nella storia d’Italia ci sarà al governo un partito insapore, incolore, inodore, che soddisfi tutti i palati der popolo.

Un pochino a destra sugli immigrati, sull’Europa, sull’antifascismo.

Un pochino a sinistra con reddito di cittadinanza e un aiuto alle famiglie più povere,

Un pochino al centro con efficienza nella pubblica amministrazione, un pochino alle istituzioni con lotta alla corruzione e alla mafia, un pochino ecologico con investimenti sul territorio compatibili con l’ecosistema, senza dimenticare la salute dei cittadini…..

Il programma, su cui stanno battagliando il Pd governista e i Cinque stelle è un insieme di cose di buon senso che sarebbe stato partorito da qualsiasi governo; l’importante, si dice, non è quello che c’è scritto, ma quello che si riuscirà a fare per il bene dell’Italia…

Così il marxismo della rivendicazione del proletariato alla giustizia sociale, il leninismo di una centralità del partito, ( la Casaleggio associati), e il maoismo di andare verso le masse,diventeranno programma di governo dove il Pd, erede della grande tradizione culturale del socialismo e cattolicesimo democratici,farà da garzone di bottega per il Pentastellato di sinistra del nuovo millennio.

Ora a sinistra il dibattito impazzisce attorno al quesito sommo dell’inizio secolo: meglio sposare tatticamente il Di Maio aperturista a sinistra, dopo che ha chiuso il confronto con la Lega, ( Martina e soci), oppure, come pensano i renziani, starsene fuori dal governo perchè c’è solo da perdere consenso e identità?.

La situazione dei conti, affidata al santo Mario Draghi, e le riforme da fare, quasi tutte, però, propendono per una soluzione di questo genere: tutti fanno finta di avercela messa tutta per governare, poi se non si governa meglio, se no cala il consenso.

La speranza è che un democristiano galantuomo come il presidente Mattarella tiri fuori qualcosa dal cilindro, un governo del presidente a tempo,per poi andare alle elezioni nel 2019 in contemporanea a alle europee. ( con nuova ennesima legge elettorale).

Di fatto governo e opposizione cambiano di giorno in giorno, la sinistra sedicente tale come Leu, ad esempio pensa che con l’appoggio dei cinque stelle sia possibile fare un nuovo schieramento di centrosinistra sperando che il Pd si sfasci del tutto.

Come si vede il tutto scorre della vita, il famoso panta rei greco, si è appropriato della politica del “” domani è un altro giorno si vedrà”.

Quel che conta è che non siamo al 25 luglio e all’8 settembre del 1943, cambiare in corso d’opera è saper leggere la situazione politica e sociale: c’è chi può e chi non può.

Solo il dio sa qual è la cosa migliore.

25 aprile 1945-2018 O PARTIGIANO PORTALI VIA……

Ormai il 25 aprile soffre di diversa solitudine identitaria, come si dice oggi.

Non solo la destra normale, abbastanza illiberale,ha sempre schifato la festa dei “comunisti” e non degli italiani, ma  il vento xenofobo e razzista che tira in Europa fa oscillare   il giorno della Liberazione  fra retorica di sinistra e revanscismo di destra.

La giornata di oggi si presenta da anni come un contenitore che conferisce visibilità alle più disparate e disperate posizioni politiche.

Del significato originario del 25 aprile, giorno di insurrezione contro il Male Assoluto, giorno della fine di un guerra tragica per l”Italia non c’è traccia, se non nella memoria dell’Anpi, dei comitati antifascisti, dei centri sociali antagonisti, dei tanti sinceri antifascisti sparsi per il Paese.

La Lega non aderirà perchè è anacronistica la divisione fra fascisti e antifascisti, i fascisti di ritorno ricorderanno che anche le Brigate Nere avevano una mamma, e i nazisti che le SS avevano figli e nipoti.

Si conteranno le malefatte delle formazioni partigiane da parte di oppositori della giornata della Liberazione, che vedono nella cacciata dei tedeschi e dei fascisti solo la vittoria degli Alleati.

Poi,il 26 aprile, domani, i valori sacri dell’insurrezione contro i disvalori del Male assoluto lasceranno il posto alla realtà degli sbarchi dei migranti, al disprezzo verso chi non è omologato.

Patria, famiglia, lavoro, triade di tante guerre imperialiste di contro all’esasperante, secondo LORO, spirito libertario di una sinistra di minoranza, è un concetto molto comune nell’Italia di Salvini.

Casa Pound, Forza Nuova, Lealtà e Azione etc, sindaci leghisti, qualche 5 stelle  destroide fanno già a gara a delegittimare una giornata di lotta insurrezionale, conclusione di una guerra civile terribile ma necessaria, che non è mai finita perchè il fascismo è una componente strutturale della pancia reazionaria dell’Italia anticomunista.

La speranza che la Brigata ebraica, dove ci sarà  e sfilerà, non venga presa a sputazzi da gruppi di palestinesi  inferociti con la politica dell’Imperialismo sionista, è sentimento umano di solidarietà.

Ho parlato di retorica anche della sinistra perchè schierarsi tutti sotto le bandiere dell’antifascismo oggi, avallando nei fatti di domani lo sfruttamento  del prossimo, non era nei valori della Resistenza.

Tra sinistra e destra non ci può essere nessun negozio che scambi fascismo con antifascismo.

La domanda è questa : oggi è la festa dei vinti contro i vincitori, oppure la festa dei vincitori contro i vinti?

E oggi chi sono i vinti? ( i partigiani?) e chi i vincitori ?( gli anticomunisti e gli antidemocratici?).

Buon 25 aprile a tutti gli antifascisti di nome e di fatto.

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