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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Autore

Pierluigi Raccagni

prof. di filosofia e storia a Milano al Vittorio Veneto, al Liceo artistico Brera, pubblicista su Corriere della Sera ( scuola), Lotta continua, Re Nudo,testate straniere,autore dispense università filosofia antica e moderna, autore romanzi storici su anni settanta ecc. Volontario carcere s. Vittore...

24.5 No alla tassa di successione per i super-ricchi: l’Italia non sarà mai un paese borghese normale..

La proposta di Enrico Letta, giusta e sacrosanta, e di sinistra ,di tassare la successione dei patrimoni dai cinque milioni con aliquote progressive, è stata cassata da Mario Draghi con un’ affermazione populista, non degna del suo carisma da statista.

Draghi ha dichiarato che non è ora di far pagare le tasse, ma di dare soldi ai cittadini .

Una barzelletta, quella comunità di fortunati, ( in Francia questa tassa si chiama tassa sulla fortuna e porta 14 miliardi allo stato contro gli 800 di casa nostra), dovrebbe mettere mani al portafoglio per aiutare giovani in difficoltà post Covid nello studio e nel lavoro ( non si dice che sono proprio i giovani ad essere stati massacrati dalla crisi?)

Se le tasse devono essere pagate da tutti,non si vede perché l’1 per cento della popolazione abbiente non dovrebbe pagare la tassa di successione su rendite milionarie.

A parte le dichiarazioni del solito luminare della carta stampata, Marcello Sorgi, che candidamente in TV ha dichiarato che, insomma, “tutti abbiamo vissuto in case da un milione di euro”, ( vero insulto ai cittadini non milionari), il messaggio che ne deriva è quello che la lotta alla disuguaglianza è uno spot retorico elettorale che non porterà a nulla.

Massimo Cacciari ha ragione quando sostiene che se ci fermiamo sulla liceità della tassa di successione, aspettarsi una riforma fiscale da parte del governo è pura utopia.

Anche perché la tassa di successione sui grandi patrimoni sarebbe vista come un eterna malattia mortale: l’esproprio dei comunisti della rendita accumulata dagli onesti che già pagano le più alte aliquote del mondo.

Per la cronaca: Mister B la tolse, in pieno conflitto di interessi, come primo provvedimento liberale del suo governo nel 2001.

Comunque se un benestante,nella riscossione della successione, deve lasciare 100 mila euro su 10 milioni di eredità, certamente non va in rovina.

E non si venga a parlare di invidia sociale che vuole che anche i ricchi piangano,please.

La pubblica opinione di estrema destra si vede da che parte sta.

Ma per me/ noi non una novità, quando mai i reazionari sono stati contro la disuguaglianza? ( il fascismo è nato sulla disuguaglianza dixit Gianfranco Fini…)

A parole l’enfasi sull’uguaglianza batte nel cielo della nostra patria, finché non tocchi la rendita plurimilionaria.

Per la cronaca: sinistra italiana di Fratoianni si è schierata con Letta e anche i Cinque Stelle.

La proposta, perché non rimanga una bandierina contro l’ingiustizia sociale facile da sventolare solo in Parlamento,avrebbe bisogno di una prassi sui tempi lunghi,ma questo è un altro discorso.

Il postulato che sentenzia che nella vita solo due cose sono sicure,la morte e le tasse, è da rivedere.

Non si spiega infatti perché la corsa a diventare il più ricco del cimitero non si fermi mai.

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21.5 Minima immoralia- Il centro di gravità permanente, è forse la coerenza?

La prendo da lontano.

Patire e soffrire per cause perse, come ad esempio il socialismo di Marx ,oppure battersi per sistemi almeno decisamente democratici (quelli che praticano l’accoglienza) è universalmente riconosciuto atteggiamento passatista, ottocentesco, nostalgico, vetero comunista anarchico -buonista radical chic,poco realistico…

E chi ha saputo cambiare idea su questi valori,senza cambiare se stesso, è senz’altro più furbo di chi vi scrive, non lo metto in dubbio.

L’incertezza che perseguita l’universo è che tutti esigono coerenza dall’altro,negandola a se stessi.

Che non è quella di Hitler nel bunker di Berlino, o quella di Goebbels che avvelena la famiglia,perché non viva nell’inferno giudeo comunista.

La coerenza per me, ma non solo secondo me, è il rispetto verso se stessi: quello che pretendi dagli altri lo devi pretendere da te stesso.

In politica, la coerenza non sempre paga.

Allora cerca scorciatoie salutari al proprio mezzo di sostentamento ,mentendo spesso,con artificio parolaio, sulle proprie scelte.

La povera Patria di cui cantava Franco Battiato quella” schiacciata dagli abusi del potere/ di gente infame, che non sa che cos’è il pudore”, ad esempio, sembra non essere mai esistita.

Eppure la canzone fu scritta in tempi in cui doveva aprirsi la stagione dello stragismo mafioso e poi quella di Tagentopoli in cui gli uomini e le donne dell’impegno erano già stati reclutati fra gli apostoli del potere e del consumo senza pudore.

Post mortem, in questi giorni il geniale Battiato ( con Re nudo organizzammo il concerto Battiato Pollution nei primi anni settanta) è stato strumentalizzato in sede politica come fosse un modo per ottenere una patente di raffinato intellettualismo, da chi forse manco lo aveva mai sentito.

E sì che l’anti – intellettualismo è la caratteristica saliente dei nostri tempi.

L’analisi non è molto apprezzata, si mira allo schematismo dei social dove basta un niente per prendersi odio per affermazioni ritenute poco coerenti.

Senza addentrarsi nella raffinata e insieme popolare musica di Battiato si direbbe che la filosofia in questo caso sgombra il campo da qualsiasi idiota che conservi di Battiato la memoria di una recita partigiana della vita.

Battiato non era di destra, ma non sopportava i servizi d’ordine dell’ultrasinistra: in questo senso era pasoliniano,metafisico, metastorico, o troppo storicista.

Era coerente?

Aveva trovato un centro di gravità permanente.

La solitudine vera e geniale dell’arte di Battiato era al di là dell’appartenenza paranoica ad un’ideologia.

“Non siamo mai nati e non siamo mai morti”richiama Parmenide di Elea e le filosofie orientali.

Tutto è eterno, tutto vive e vivrà per sempre, soprattutto nella musica, soprattutto nella rilevanza di una vita autentica perchè votata all’essere per sempre.

Anti materialismo storico, fortunatamente amato anche a gauche.

Bene,nel giro di pochi giorni quello che era un genio un po’ “pazzariello” è diventato un mito per tutti:, anche per quelli che in questi anni hanno messo profitti e denari al primo posto.

Nel novero delle porcherie incoerenti c’è sempre, per stare a facili esempi, il ritorno del vitalizio a Formigoni da parte di Forza Italia e Lega, mentre il mondo dei deserti e della sabbie medio – orientali ritorna alla moda nel frangente di un brano dedicato alla odissea del Maestro verso la verità.

E’ la nuova diligenza dei vincitori questa.

Sono tutti Battiato, l’ incoerenza suona la sinfonia della consolazione filistea.

Si canta meglio sul carro del vincitore, lasciando la coerenza allo spartito dei perdenti.

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19.5 – Nei sondaggi il Pd sta sotto Fdi, i nipotini di Almirante: la sinistra se ne faccia una ragione….

Magari la prossima settimana la doxa, sempre opinione e quindi sempre variabile, riporterà il PD di Letta sopra i Fdi della Meloni nelle intenzioni di voto degli italiani, qualche decimale dello 0,5 dividono il partito di Letta da quello della Meloni. ( 19 % per entrambi e decimali di differenza).

E quindi tanto fumo e niente arrosto, tanto rumore per nulla.

Ma che in quattro anni il partito della estrema destra sociale, con un’identità forte anche sui territori, stia egemonizzando il variegato universo della destra può dire anche tante cose, sgradevoli per i democratici e la sinistra.

La prima è che il paese continua ad andare a destra, altro che pessimismo e ottimismo etc.

Il Covid e la crisi economica, dove la destra prima ha giocato il ruolo del no mask, no wax, e dopo Trump e la sua sconfitta si è messa nell’ordine europeo dei vaccini subito,non hanno alterato i rapporti di forza fra destra e sinistra a favore della prima.

La seconda è che lo sfaldamento dei Cinque Stelle, a sinistra non ha portato nulla, o quasi.

Quel 16 % e passa rimasto nello sgangherato calderone Beppe Grillo – Giuseppi Conte, diciamo che, soprattutto sui diritti civili, ha senz’ altro pulsioni progressiste.

Anche se, sui migranti, ad esempio, ha dovuto però cambiare verso, se vuol fare un’ alleanza almeno etica con il Pd a breve per le amministrative.( al ballottaggio…)

Quelli in fuga nel parlamento sono andati in gruppi misti con vocazione non certo di sinistra.

Nei sondaggi il popolo Cinque Stelle, dicunt vada verso la Meloni, certamente più coerente e meno ruffiana nel rapporto con il governo Draghi della Lega che è al governo e all’opposizione in modo surreale: si intesta tutti gli obiettivi raggiunti dal governo Draghi, poi li rinnega cercando consensi fra il popolo della destra che guarda all’opposizione della Meloni,( il famoso derby lego – fascista)

La Giorgia in questi anni ha studiato, si è evoluta, ha nel suo staff un intellettuale come Crosetto, evita le battute contro le zecche comuniste, anche se non si alza in piedi quando Liliana Segre entra in Senato.

Quella ragazza militante della sezione missina di Colle Oppio definita con cattivo gusto et mala educazione, buzzurra, pescivendola, coatta etc si è presa un rivincita mica da ridere.

Oggi frequenta i salotti buoni dell’Annunziata, della Gruber, concede interviste al Corriere della Sera, si autocandida come un Evita Peron de “noantri”: pensare che alle ultime elezioni prese manco il 5% dei voti.

Qui la sinistra mostra la sua colpevole immobilità, la sua incapacità di andare oltre al tirare a campare, il poco smalto che ha perso verso le nuove generazioni, la sua inconsistenza nell’affrontare sul piano politico la destra che complessivamente ha il 47% dei voti nei sondaggi. ( compresa Fi).

Non è sempre colpa della sinistra, se la destra funziona, certo.

Ma se il nulla teorico-pratico del PD si prolunga nel tempo come una una maledizione, qualcosa vuol dire.

La pubblica opinione sembra stanca del Salvini del Papeete, ma anche di una sinistra istituzionale di gente per bene che parla allo specchio della propria storia per non sentirsi inadeguata al compito di rappresentare le masse della disuguaglianza.

Dopo lo scossone di Renzi, da destra d’accordo, ma comunque attivo nel considerare la modernità come morte delle ideologie, il Pd di Letta ha continuato nella parvenza di un orizzonte ideologico liberal – democratico, manco socialdemocratico.

Perchè è liberale, è per lo Ius solis, per la legge Zan, ma poi si ferma sempre nella prassi dove invece è timoroso di smuovere equilibri di potere consolidati da decenni sia nelle istituzioni, sia nella società civile.

Insomma nel Pd Gramsci e Berlinguer sono nell’Olimpo degli dei.

Mentre Mussolini e Almirante lottano insieme alla Meloni in Fdi.

E gli italiani potrebbero pure premiare una donna, anticomunista e di estrema destra,che ha deciso cosa fare nella vita.

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17.5 filosofia – Dio è morto nei campi di sterminio,nei campi profughi palestinesi, ma non risorge nella follia dei fondamentalismi…

Il massacro di Gaza da parte dell’esercito israeliano, il lancio di razzi su Tel Aviv vedono contrapposti due stati, quello Palestinese e quello Israeliano, che ogni volta che si massacrano hanno bisogno del supporto mitologico della loro missione in Terra Santa, nel nome di un Dio metafisico che immetta odio nel Corano e nella Bibbia.

Scrivere sulla tragedia palestinese – israeliana, quando questi popoli sono passati dalla storia di olocausti ed usurpazioni apocalittiche nel secolo scorso, non è come analizzare lo scontro fra due ideologie, fra due nazioni, fra due fazioni.

I razzi di Hamas su Tel Aviv, le fionde dei ragazzi palestinesi contro i tank israeliani, le donne e i bambini morti nei raid omicidi israeliani su Gaza, paiono la contrapposizione biblica e coranica fra chi crede che il proprio Dio e la propria fede vogliano dire l’annientamento dell’altra umanità con la quale convivi, colpevole di non avere il tuo stesso sentimento religioso.

I sacerdoti del nichilismo in questi casi usano i fondamenti della religione per cogliere il sangue sacro della verità, oltre il mondo materiale.

La pioggia di missili e di bombe solca i cieli dei luoghi santi e della città sante, quelle che a catechismo, nell’Occidente cristiano, diventavano nomi familiari dopo che il sacerdote ti aveva parlato della Galilea, della Samaria, della Giudea, del Lago di Tiberiade, di Gerusalemme e della Buona Novella come il sorgere della speranza cristiana dell’amore e del perdono.

Vittime e carnefici, banalità e sentimentalismi diventano sentimenti totemici della moderazione che comunque non tralascia tifo da stadio per lo spettacolo della guerra in Tv

Chi tifa per la distruzione dello stato d’Israele o della Palestina ogni volta finge che esista una soluzione definitiva o finale della contrapposizione: ma in fondo vuole che l’altro viva nel terrore,nella privazione,nella discriminazione.

Chi erroneamente crede che la religione sia solo il rifugio oppiaceo dell’alienazione sulle pelle di un pezzo di umanità che dal 1948, anno di fondazione dello stato d’Israele con la sottrazione della terra alla Palestina, (liquidando la morte di Dio niciana come l’avvento di un superuomo che non abbia bisogno di un Dio,) è forse un illuso.

La paura del nulla, l’angoscia che in qualche modo saremo sempre presenti a noi stessi, anche se dannati, porta ai fondamentalismi religiosi… ideologici, politici.

In questi giorni a Ramallah e nella West Bank i palestinesi si sono radunati in occasione della ricorrenza della ” Nakba”( Catastrofe) che richiama l’esodo di 700.000 palestinesi costretti a lasciare le loro case dopo la prima guerra fra arabi e israeliani nel 1948.

Chi può dar loro torto?

Terra e sangue, religione e morte, il fondamentalismo sionista che fa comodo all’unità nazionale di Netanyahu, il fondamentalismo di Hamas che ha bisogno del martirio per essere credibile nell’Apocalisse dell’odio

Paradossale che il “lui”, l’ebreo, diventi il ” lui”, palestinese sulla pianata delle Moschee, una terra di culto, dove inizia, guarda caso, qualsiasi intifada o guerra nel nome di un Dio che abbia la faccia crudele della vendetta, dell’odio, della sopraffazione.

Rimanere alla cronaca, d’accordo, non azzardare ipotesi blasfeme, invocare l’intervento del consiglio di sicurezza dell’Onu, comprendere che la memoria dei popoli poggia su milioni di morti sono le cose da fare subito per gli uomini di buona volontà.

Ma come scrive Efgar Keret, autore e regista israeliano ” sarà tutto ok ..fino al prossimo conflitto”.

La constatazione della morte di Dio si attua nell’intolleranza religiosa, nel nazionalismo accattone del volkish populista: in fondo i fondamentalismi sono tutti alla ricerca di un Reich millenario.

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14.5 Ritornano gli sbarchi di chi fugge dalla miseria:pensarla in modo solidale minaccia la patria..

Adesso sì che la situazione volge al meglio per l’estrema destra italiana: la questione più divisiva d’Europa potrebbe portare anche ad una crisi di governo, a tutto vantaggio delle forze che si riconoscono nei porti chiusi di Salvini – Meloni.

La notizia che 70.000 disperati sono spiaggiati sul litorale libico in attesa di barche, barchini e barconi per arrivare in Italia è una manna soprattutto per Salvini.

Mentre il coprifuoco fra mille dubbi sarà spostato alle 23, oggettivando il movimento reale che dilegua la cena nell’apericena della movida, mentre Bruxelles fa capire che se l’Italia è in prima linea è opera dello Spirito santo e della natura matrigna del Mare Mostrum, gli habituè del blocco navale, i tifosi dei taxi del mare, stanno già oliando i loro mitra metaforici per sparare sul buonismo della sinistra, dei preti dell’8 per mille,e sulle Ong delle zecche comuniste.

I trafficanti si sono riorganizzati e sono pronti al business mafioso.

Stupri e violenze di vario genere nei lager libici fanno solo da sponda ai vari Recovery: chi ha la forza o la voglia di occuparsi di” razze esogene” di un altro continente?

Il presidente del Consiglio Draghi, si recherà a Bruxelles per trattare i ricollocamenti: intanto Lamorgese,ministro dell’interno, tenta di coinvolgere Francia, Portogallo, Spagna e Romania nell’immediato.

Finora la Ue ha risposto picche, come sempre.

Il non detto all’Italia può essere catalogato come diplomazia da bar: beccatevi i sodi dei Recovery e tenetevi i migranti!

Il sindaco di Lampedusa è giustamente disperato, anche se ieri i centri di accoglienza dell’isola sono stati decongestionati con lo spostamento di migranti in Puglia ( 200 minorenni), altri 600 sono stati portati sulle navi in quarantena.

In un’intervista il primo cittadino dell’isola ha dichiarato che ancora una volta i partiti se ne sono infischiati sperando che la questione immigrazione, con la circolazione del Covid, passasse in cavalleria, adesso siamo al solito S.O S da affondamento del Titanic – Lampedusa.

La questione non è se a Salvini o Meloni interessi la vita dei disperati.

La questione è che se il Covid ha aumentato le disuguaglianze in Italia, figurati nel mondo della guerra e della violenza quotidiana su donne e bambini: difficile ragionare sulla legittimità dei confini nazionali quando muori tutti i giorni.

L’Italia in fondo in questo momento è l’unica nazione a proporre corridoi umanitari,pronto intervento di salvataggio,hotspot sanitari e cura dei migranti, ricollocazione volontaria per chi vuole andare in altra parte d’ Europa.

La dottrina Minniti e poi Salvini lascia spazio ai trafficanti travestiti da guardia libica e viceversa e funziona a scapito di chi fugge dalla miseria.

Salvare chi affoga in mare c’entra poco con i protocolli delle cancellerie, quei pezzi di carta vengono dopo la vita degli esseri umani: lo ha indirettamente sottolineato pure Draghi nel suo intervento in parlamento.

A forza di ripetere le stesse cose viene il mal di gola: lasciate la libertà di soccorso a quegli italiani che non la pensano come Salvini e Meloni ( sono una minoranza però e in Europa forse è peggio…)

La sinistra parlamentare che pensa alle riaperture post Covid, non abbia paura di perdere voti riaprendo l’accoglienza.

Aiutati, che Dio ti aiuta.

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12.5 Nè con lo Stato nè con Cosa nostra,educazione sentimentale da prima repubblica…..

Nè con lo stato nè con le Br non è stata la sola zona grigia dell’Italia della prima Repubblica.

Per le celebrazioni del 9 maggio, nella ricorrenza dell’uccisione del presidente della Dc Aldo Moro, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riprendendo la vicenda degli “anni di piombo” recentemente tornata alle cronache con gli arresti di Parigi, ha ricordato come lo slogan nè con lo stato nè con le Br sia stato una pericolosa zona grigia che di fatto ha consentito l’indulgente protezione del fenomeno della lotta armata da parte di intellettuali, accademici ,giornalisti, opinione pubblica “sinistra”.

Mattarella, ha precisato che non c’è stato un rapporto diretto fra le lotte di massa per le riforme della fine anni sessanta e inizio settanta con il terrorismo o la lotta armata, come sostiene la pubblica opinione di destra.

E’ stata una precisazione degna di nota.

E poi grazie a Dio, la zona nera dello stragismo, dell’eversione e della mafia contro le istituzioni democratiche, non è stata dimenticata dal Quirinale.

Ma,” mi si consenta affermare”che il rapporto fra pezzi dello stato e la mafia è stato, dal dopoguerra in poi, la zona grigia più infida e delittuosa della nostra storia ( zona nera di fatto)

Il presidente non ha bisogno di palesare analisi dietrologiche.

Considerato che suo fratello Piersanti Mattarella venne trucidato nel 1980 quando ricopriva la carica di Presidente della Regione Sicilia con l’appoggio del Pci.

Piersanti Mattarella aveva osato denunciare le varie infiltrazioni mafiose nelle istituzioni siciliane: soprattutto era entrato fortemente in contrasto con Vito Ciancimino e l’ala andreottiana della Dc, cui faceva riferimento Cosa Nostra.

Così ogni volta che si vuole fare chiarezza sugli “anni di piombo” si cita quel connubio fra mafia e stragi nere che ha visto la presenza in Italia di vere e proprie formazioni paramilitari sparse sul territorio, come controparte dello stato repubblicano, come fosse una realtà storica risolta.

Diciamolo così, è verità quasi universale: è stato più facile fare chiarezza sulla lotta armata, che fare chiarezza sulle stragi del “nessun colpevole” fasciste, protette pure dalla mafia.

Perchè il vero problema era l’anticomunismo, il collante della reazione in Italia, erede del fascismo.

C’era la mafia, e c’è ancora, in forma diversa.

Ma non siamo di fronte ad una regia occulta perenne contro le istituzioni, ma davanti ad una propensione fisiologica nel considerare lo stato di diritto democratico una diligenza da saccheggiare costi quel che costi, nel segno del populismo mafioso e nel solco di una giustizia da Padrino.

Sulle collusioni fra partito americano ( Sindona,in primis), mafia e poi stragismo nero, non solo sono state scritte migliaia di pagine, ma purtroppo si sono scritti centinaia se non migliaia di epitaffi funebri a partire da Portella della Ginestra fino ad arrivare a Peppino Impastato, Mauro Rostagno, ad esempio, che forse non erano estranei all’equidistanza della zona grigia di stato e Br.

Quando si raccomanda ai professori di scuola di fare chiarezza sugli anni di piombo non bisognerebbe dimenticare il grido di dolore che viene portato nelle scuole da associazioni e fondazioni che hanno combattuto e continuano a combattere la mafia con coraggio ed eroismo, soprattutto al Sud.

I cattivi maestri non erano solo quelli della lotta armata, ma anche quelli che la lotta armata la combattevano con una pacca sulle spalle di incoraggiamento dalle zone NERE di una certa borghesia imprenditoriale, palazzinara e appaltatrice di opere pubbliche: sodale con servizi segreti criminali.

In fondo quegli anni erano anni di grande equilibrismo dossografico: nè con lo stato nè con le Br, ma anche nè con lo stato nè con Cosa Nostra:

La Dc si barcamenava fra Ciancimino e Donat – Cattin, il Pci fra Nato e legame con l’Urss, il Psi fra Bettino Craxi e Sandro Pertini…

La zona grigia del” nè – nè” era il modo di stare a galla di una democrazia mai compiuta, che pagava oneri e onori della guerra fredda.

Il giudice Rosario Angelo Livatino, ucciso a 38 anni dalla mafia nel 1990,sempre il 9 maggio scorso, è stato dichiarato beato con cerimonia solenne ad Agrigento…

Oggi le mafie e le zone nere sono ancora al loro posto.

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10.5 Si invoca la libertà, come surrogato di un individualismo meschino ed egoista…

Libertà, libertà..libertà….

Lo senti gridare con vigore dalla destra in parlamento, dai no mask e dai no vax in piazza, soprattutto da tutti quelli che credono che il rigorismo sui divieti in tempo di Covid sia una dittatura di governi corrotti in combutta con multinazionali ebraiche.

Dopo 14 mesi di limitazioni delle libertà personali non ne possiamo più, tutti, non è questione ideologica.

Ma farne una ragione di principio da libertà risorgimentale è un espediente politico da bassifondi.

La libertà di farsi gli affari propri, il “liberi “tutti dei guru antiproibizionisti, non è quella degli eredi dell’ illuminismo ,ma è una rappresentazione del manifesto di un qualunquismo gretto e menefreghista, che inneggia alla volontà di potenza del proprio ego.

Fu Silvio,Mister B, a fondare un partito delle libertà che espresse i suoi ideali in Ruby,la nipote di Mubarak.

La suggestione della libertà dei potenti veniva da un’idea fallimentare di uno stato veramente democratico, dove l’idea di una stravaganza liberaloide sopperiva alla mancanza di una libertà sostanziale, secondo i parametri dell’homo homini lupus.

Lo statalismo di conio comunista,troppo indulgente per arginare i nuovi desideri delle masse televisive, era retaggio del socialismo reale ante Muro.

Mentre l’iniziativa privata del conflitto d’interessi, era l’esempio illuminante di una libertà da Marchese del Grillo.( io so io e voi non siete un….. corno…..)

I liberal destroidi nostrani hanno in ogni modo sempre apprezzato con il cuore in mano la repressione del mondo libertario e antagonista,fin dai tempi di piazza Fontana.

Gli incidenti sul lavoro, la morte continua dei giovani e meno giovani che vogliono lavorare per vivere e non vivere per andare al macello, è certamente libertà… di libera concorrenza.

I liberisti reaganiani che ostentavano il ” meno stato + mercato”, meno tasse per i ricchi, libertà di sfruttare i più diseredati, si sono convertiti in Italia alla libertà d’impresa sotto l’ombrello del Recovery.
Amare l’umanità in generale, ma detestare lo sfigato è l’anticomunismo alla Briatore, l’individualismo borghese trova la sua ideologia in Costa Smeralda.

Ma i veri disperati del dopo Covid non inneggiano necessariamente ad una libertà generica, alla moda, di comodo.

E a nessuna ideologia.

Rivendicano lavoro, possibilità di emancipazione per se stessi con il buon senso che capisce la differenza fra uno stato ottuso e burocratico ( a cui hanno dato il loro appoggio i liberisti di oggi quando faceva loro comodo) e uno stato di diritto per tutti.

Libertà, fraternità, uguaglianza…..nobili e universali ideali sono calpestati da ubriachi di complottismo e di paranoiche visioni omofobe e xenofobe.

Grettezza morale da far rabbrividire, se questo è il corso del mondo.

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7.5 Il sogno nazista – fascista di un bagno di sangue: promemoria per sovranisti reazionari ( E book gratuito dal 7 all’11)….

Brano tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta di Pierluigi Raccagni

“Una guerra che non sia spietata esiste solo in cervelli esangui”. Così parlò Hitler ai suoi generali nell’agosto del 1939.

La notte del 31 agosto tutto era pronto.

La direttiva inviata dal Führer alle forze armate era chiara più della sua balbettante messinscena vittimista:

“visto che non possiamo trovare nessun mezzo pacifico per porre termine alla situazione intollerabile sulla frontiera orientale…l’attacco alla Polonia dovrà essere eseguito secondo le disposizioni previste nel Piano Bianco”

Data dell’attacco:

1° settembre 1939

ora d’attacco: 04:45

Situazione intollerabile per la Germania? Che sarà mai?

Anche qui poca fantasia, ma molta attitudine verso il crimine. I nazisti, non si inventavano proprio niente.

Bastava organizzarsi, per una carneficina coi fiocchi.

Da sei giorni Alfred Naujocks, intellettuale delle SS, figlio di un droghiere di Kiel, si trovava in quel di Gleiwitz, sulla frontiera polacca, in attesa di effettuare un attacco simulato polacco contro la stazione radio tedesca di quella cittadina.

Ci dovevano essere tanti finti attacchi polacchi alla povera Germania, che a sua volta, sarebbe stata nel diritto di contrattaccare: la principale delle mistificazioni doveva avvenire appunto a Gleiwitz.

Uomini delle SS, con uniformi polacche, cominciarono a sparare contro la stazione radio tedesca.

Erano stati portati dei detenuti, drogati, che erano internati nei campi di concentramento con uniformi tedesche.

Dopo una breve sparatoria gli uomini di Naujocks entrarono nell’edificio e lo occuparono il tempo necessario per trasmettere un comunicato in lingua polacca in cui in pratica si legittimava lo stato di guerra fra Polonia e Germania.

Sull’episodio c’era la lunga mano di un criminale tra i più amati da Hitler: Reinhard Heydrich, capo del servizio segreto tedesco, che il 10 agosto aveva incontrato Naujocks per concordare l’azione.

Vediamo come lo racconta Laurent Binet ne “Il cervello di Himmler si chiama Heydrich”, Torino 2011: “Sono passati quattordici giorni da quando lo Sturmbannführer delle SS Alfred Naujocks è arrivato in incognito nella città di Gleiwitz, alla frontiera fra Germania e Polonia, nella Slesia tedesca: ha minuziosamente preparato il suo misfatto e ora attende. Heydrich lo ha chiamato ieri a mezzogiorno, per chiedergli di definire un ultimo particolare con” Gestapo” Muller, che si è spostato di persona e alloggia nella vicina città di Oppeln.

Muller deve conferirgli il cosiddetto “barattolo di conserva”.

“Sono le quattro del mattino quando suona il telefono nella sua camera d’albergo. Afferra il ricevitore, gli chiedono di richiamare la Wilhelmstrasse.

All’altro capo del filo la voce acuta di Heydrich gli dice “la nonna è morta”. È il segnale che l’operazione Tannenberg può iniziare”.

A Varsavia si nutriva la speranza di un intervento francese.

Le speranze andarono deluse ben presto, non solo i francesi non attaccarono, ma a Est i sovietici entrarono in territorio polacco.

E che l’intervento francese e inglese era considerato una grazia divina ce lo spiega W. Szpilman: ne “Il pianista, op. cit. pag. 30

“Apprendemmo così che non avremmo più dovuto affrontare da soli il nostro nemico: avevamo un alleato potente e la guerra sarebbe stata sicuramente vinta, sia pur fra alti e bassi, sicché la nostra situazione nell’immediato non sarebbe migliorata. È’ difficile descrivere ciò che provammo nel sentire quel comunicato alla radio.

Mia madre aveva le lacrime agli occhi, mio padre singhiozzava senza vergogna e mio fratello Henryk ne approfittò per sferrarmi un pugno e per dirmi in tono irato: “ecco, te l’avevo detto, no?”.

La campagna militare fu senza storia: 14 divisioni corazzate tedesche fecero la differenza con la cavalleria polacca!

E poi la presunzione dei polacchi fece il resto.

Invece di organizzare linee difensive, il comando polacco aveva preparato contrattacchi che non ebbero nessun esito.

Le forze d’invasione meccanizzate naziste non faticarono molto a trovare direttrici di avanzata.

1939. IL SOGNO DI UN BAGNO DI SANGUE

Tutto si svolse come in un sogno.

Prima lo spavento per il richiamo dei riservisti, la soppressione dei treni viaggiatori, le restrizioni alimentari e l’introduzione delle tessere con la nazione allarmata che si vedeva rigettata nelle tragiche giornate del 1917.

Quindi il cielo sopra la Polonia che all’improvviso si oscurò.

Sulle teste dei polacchi cominciarono a cadere tonnellate di bombe.

In poche ore tutto il territorio fu messo a ferro e fuoco e Varsavia in quanto capitale, fu oggetto immediatamente di un attacco di inaudita ferocia da parte della Wermacht e degli Stukas.

Le autoblindo tedesche operavano a tenaglia, seguite dalla fanteria, effettuavano abili manovre, schiacciavano, massacravano proprio come sognava Hitler, proprio come desiderava Goebbels, proprio come Himmler e Göring si erano ripromessi di fare nelle loro suppliche al loro dio della guerra e della morte.

Non inizia solo la seconda guerra mondiale, è l’inizio di quello che doveva essere la fine della civiltà greco-cristiana: la trasmutazione dei valori nicciana era diventata filosofia della prassi, filosofia dello sterminio.

Il 3 settembre l’Inghilterra dichiarava guerra alla Germania, sei ore dopo gli inglesi, subito molto decisi, fu la volta della Francia, non altrettanto determinata.

Il metodo di Hitler fu quello del Blitzkrieg, cioè della guerra lampo. Più che della guerra lampo qui si fecero le prove generali dello sterminio in Russia e nell’Est europeo. Ma questa volta non si trattava di un bluff come quello del 26 agosto, quando Hitler aveva annullato l’ordine di attacco alla Polonia delle ore 04:30 del 27 agosto.

“Per la prima volta, questa notte, truppe regolari polacche hanno aperto il fuoco contro il territorio del Reich. A partire dalle 05:45 noi abbiamo risposto al fuoco, d’ora in poi alle bombe replicheremo con le bombe”, latrano i nazisti “vittime” della violenza polacca.

La condanna a morte della Polonia era stata decretata da Hitler il 23 maggio 1939.

Durante una riunione coi suoi generali il Führer aveva detto: “(…) Signori, non aspettatevi una ripetizione dell’affare Cecoslovacco. Questa volta avrete la guerra. Ho giudicato i loro capi a Monaco, Daladier, Chamberlain dei vermiciattoli.”

Immediatamente in tutto il mondo si ebbe la sensazione che non era scoppiata solo una guerra, ma un vero e proprio massacro di civili e innocenti.

Nell’invadere la Polonia Hitler era intenzionata a iniziare la sua politica di terrore e morte in Europa, per batterlo non ci volevano solo eserciti preparati, ma soprattutto occorrevano uomini realmente democratici e antifascisti, buoni sì, onesti pure, ma disposti a usare la violenza e la forza.

Anche se i polacchi avevano dichiarato di non temere l’esercito tedesco, questi, seppur ancora non al meglio, fece a pezzi i polacchi in poche settimane.

L’esercito tedesco, comandato da Walter Von Brauchitsch, contava cinque armate ripartite in due gruppi:

  1. gruppo delle armate del Nord, comandato da Fedor Von Bock;
  2. gruppo delle armate del Sud comandato da Gerd Von Rundstedt.

Il primo gruppo comprendeva l’armata di Günther Von Kluge, forte di 20 divisioni e l’armata di Georg Von Küchler, composta da dieci divisioni.

Il secondo gruppo comprendeva le armate dei generali Johannes Blaskowitz, Walter Von Reichenau, Wilhelm List, distribuite a semicerchio da Francoforte sull’Oder alla Slovacchia.

Al gruppo delle armate del Nord era stata aggregata un ‘armata aerea al comando del gen. Albert Kesselring, al gruppo di armate Sud una equivalente forza aerea al comando del gen. Alexander Löhr.

La Germania era così schierata: 1.200.000 uomini ripartiti in 70 divisioni, delle quali solo 46 in linea, le altre in riserva d’armata e in riserva generale.

Di queste settanta divisioni dieci erano blindate, quattro motorizzate, tre di montagna.

Lo stesso Hitler aveva ordinato che tre divisioni di SS denominate “testa di morto” seguissero l’avanzata della fanteria per instaurare quelle che venivano chiamate misure di ordine e di pulizia. Su una vettura ferroviaria si poteva leggere: “Andiamo a bastonare gli ebrei”

continua.

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5 Maggio- Ei fu:la classe dirigente ex anni settanta si è adattata al mercato come idea di valore…

Se i compagni che” sbagliarono” sono solo reduci para criminali over 60 in genere, quelli che la scelta la fecero giusta dove stanno?

Si sa che i predestinati figli della buona borghesia sono diventati classe dirigente passati dalla bohemien intellettuale da frigorifero vuoto da Anni Settanta, alla democratica compiacenza di averla svangata con successo tangibile del proprio 730.

La rivoluzione perduta per loro non c’è mai stata.

I professionisti dell’informazione e del marketing,passati dal tribunale della storia della classe operaia alla vanità autoassolutoria del servizio pubblico targato Rai – Mediaset, in pieno conflitto d’interessi, hanno fatto dell’apocalisse della rivoluzione uno dei palinsesti spendibili degli ultimi 40 anni.

Senza rischiare nulla.

Una presuntuosa e arrogante superficialità che costò lacrime e sangue al genere umano e’ passata in giudicato per chi non si era macchiato del reato di omicidio.

Ormai, però, i dirigenti della vittoria e i digerenti della sconfitta sono in pensione.

Tutti anziani, la verità se la terranno stretta, inutile pretendere assunzioni di responsabilità, meglio farsi passare per comparse tutti quanti perchè parafrasando Giuseppe Stalin,migliaia di morti sono una statistica, un morto è una tragedia.

Un cinico impenitente potrebbe liquidare il fenomeno della militanza degli anni settanta come una sorta di spirito di avventura un po’ infantile, per certi Napoleone in potenza d’allora.

La Vita Nova di quegli anni di scontri e guerriglie era un’ottima evasione alla routine e frustrazione per figli di una borghesia che odiando se stessi erano corsi al parricidio di classe.

Ma questi funesti pensieri possono risultare un’analisi semplicistica per un processo complesso come quello insurrezionale di quel periodo: c’era idealismo sincero, maoismo antirevisionista ,guevarismo ribellista , maggio francese, primavera di Praga,la striscia di Gaza, i tunnel dei vietcong, il Portogallo, il Cile…: all’altro consumo della rivoluzione nessuno poteva lamentarsi…

Solo che tanti ci hanno creduto,tanti ne hanno patito le conseguenze.

Insomma chi militò nel mondo di mezzo della piccola borghesia e del proletariato alla fine del grande ciclo di lotte,non scese dalla giostra con grandi prospettive.

La controrivoluzione lasciò ampi spazi ai termidoriani che sputarono sul cadavere dell’utopia, che indicarono negli esaltati giacobini della lotta armata l’impossibilità a proseguire la lotta di classe.

I professionisti del “c’eravamo tanto armati per un decennio e forse più” forse non hanno nessun diritto di spietata ritorsione esistenziale fra chi è migrato fra i bistrot di Parigi, invece di andare a parare in strategie liberiste all’italiana.

L’ideologia non è morta per quelli che hanno abbracciato il mercato: così si vince in ogni tempo conosciuto dalla Storia sono loro.

Nessun moralismo dunque.
L’unico interrogativo che rimane è atroce:
E se avessimo vinto?

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