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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Autore

Pierluigi Raccagni

prof. di filosofia e storia a Milano al Vittorio Veneto, al Liceo artistico Brera, pubblicista su Corriere della Sera ( scuola), Lotta continua, Re Nudo,testate straniere,autore dispense università filosofia antica e moderna, autore romanzi storici su anni settanta ecc. Volontario carcere s. Vittore...

3.5 I M Recovery: Rifondazione capitalistica al supermarket delle riforme mai fatte….

Il piano del Recovery inviato dal governo Draghi il 30 aprile alla commissione europea ora è al vaglio dei ragionieri dell’Europa Unita.

La versione finale del documento che si chiama “Piano nazionale di ripresa e resilienza” è una vera ristrutturazione capitalistica del Paese e lo scrivo senza nostalgia per i piani quinquennali di matrice sovietica.

In pratica riguarda il “Tutto” di una nazione che siede nel G8 e che in questo secolo non ha saputo fare altro che arretrare in ogni campo della società civile e delle istituzioni.

Già a luglio la commissione potrebbe autorizzare l’Italia alla spesa della prima tranche dei fondi del Recovery, cioè 25 miliardi di euro, poi arriveranno soldi per le riforme cominciando dai 36 miliardi per le infrastrutture compresa l’alta velocità Salerno- Reggio Calabria.

Poi, come già visto sopra, nel documentone di 337 pagine c’è una lista della spesa che comprende riforme in ogni settore: ci siamo accorti che siamo maglia nera in tutto, che non cresciamo da almeno 20 anni, che non bastano i capitali di stato se non si attraggono nella ripresa i capitali privati.

Tutti i partiti di governo hanno approvato quindi quel piano di ricostruzione nazionale di 248 miliardi e passa che dovrebbe essere un nuovo Rinascimento, un nuovo Risorgimento e pure una nuova Resilienza.

La Resistenza che si è celebrata il 25 aprile ricorda troppo i partigiani e la sinistra comunista che non c’è più.

Ora o mai più dicono tutte le istituzioni; così come dalla politica ai sindacati, dalla Confindustria alle gente comune, si capisce che se toppassimo l’ennesima rinascita saremmo non solo degli incoscienti, ma dei falliti.

L’antinomia salute ed economia che ha portato e porta inevitabilmente alla guerra fra chi vuole riaprire tutto e subito perchè è sul lastrico e chi, più economicamente al sicuro, vorrebbe comunque più prudenza,( generalizzazione consapevole) ha trovato il suo crocevia nella data del 26 aprile con il piano di riaperture parziali.

Rimane la battaglia sul coprifuoco alle 22 o alle 23, anche se per lo scudetto dell’Inter, poteva essere di qualsiasi squadra, è andato tutto in vacca nel giro di un’ora

Quando all’Olimpico l’11 giugno la partita inaugurale degli Europei di calcio potrà essere seguita da almeno 15.000 spettatori a distanza, secondo protocolli e norme di sicurezza, molti sperano nel segnale di liberazione dal Covid. ( è sempre il calcio a dettare l’agenda….)

Anche i teatri, gli spettacoli all’aperto, le varie manifestazioni culturali,i cinema hanno visto la riapertura in varie modalità oltre a ristoranti, palestre, piscine etc.

E poi ci sono tutti quelli che massacrati da lockdown stanno giustamente e finalmente preparando la tappa di metà maggio, quando in teoria dovremmo passare alla fase di una zona gialla generalizzata.

Ma per la politica che canta e conta l’importante è dare il via ad una speranza condivisa, che per chi scrive e credo anche per chi legge, spera non sia la solita illusione/delusione.

Succede però che il virus stia girando ancora in gran parte d’Europa, con varianti esotiche che non lasciano tranquilli anche se le somministrazioni di vaccini vanno finalmente bene.

Situazione di stallo, dunque, con divisioni cromatiche fra regioni, con 120.000 morti e con il corollario di tragedie quotidiane non solo economiche, ma anche psicologiche ,con depressioni, angosce, tentativi di rivolta di esercenti, ristoratori etc.

L’Italia, che non può far finta che ci siano sostegni – risarcimenti per tutti visto l’alto debito, si arrangia come sempre a stare a galla, sperando che passi la tempesta con l’immunità del 60% dei cittadini entro luglio e appunto con la botta di vita dei primi soldi del Recovery.

Mario Draghi in parlamento ha pregato i partiti di non abbuffarsi di promesse elettorali, di appalti, di corruzioni già messe in cantiere, di altre amenità alla Durigon, il leghista amico della Guardia di Finanza.

Alto il debito pubblico, farraginosa la burocrazia, pletore di mafiosi speculano da tempo sulla mancanza di liquidità: evasori fiscali protetti dal sistema mafioso parallelo dell’usura stanno aspettando il via libera definitivo.

Il sistema non può essere cambiato dal governo Draghi, come non poteva essere cambiato dal governo Conte per decretazione: il Recovery si presenta come keynesiano, un new Deal necessario all’Italia e all’Europa.

La tradizione è dura a morire e il pessimismo c’entra poco.

Alla festa del primo maggio dai sindacati è stato ribadito che bisogna ripartire dal lavoro per le donne,per i giovani…e il Sud…no comment …la retorica qui è quasi una farsa perché Il copione è logoro.

Questo è un dato di fatto.

Speriamo che il capitalismo dal volto umano ci dia una mano….

Per gli invisibili notte fonda, ma questo sta nelle leggi del capitale.

Gli unici a constatarlo sono gli antagonisti, i centri sociali, gli anarchici, gli oratori, le Ong, il movimento delle donne, il movimento in generale, le persone intellettualmente oneste, che non vogliono passare per il filtro dell’umanesimo capitalista senza un briciolo di giustizia sociale.

Sarà un caso.

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30.4 – Gli arresti di Parigi: “Terroristi come partigiani” dixit Cossiga…. promemoria che non cancella dolore e rimpianto..

L’operazione Ombre rosse Draghi – Macron con la cattura a Parigi di 7 ormai anziani “terroristi” dei cosiddetti Anni di piombo, fuggiti in Francia con la dottrina Mitterand, ha riaperto una ferita mai rimarginata della storia d’Italia.

Proprio su quegli anni in un ‘intervista del 2003, Francesco Cossiga, quello che si scriveva con la K, si dichiarò favorevole a concedere un’amnistia a chi negli anni settanta e ottanta si era messo fuorilegge con la lotta armata, facendo, parole sue, una scelta partigiana nel segno della guerra civile.

Evidentemente Cossiga conosceva molto bene come una parte dello stato democratico nato dalla Resistenza avesse scelto nell’ambito della guerra fredda lo stragismo nero, la P2 di Gelli,la collusione con la mafia, l’omicidio di militanti di sinistra ( non terroristi) come prassi strategica per fermare le conquiste della classe operaia e in generale il vento di sinistra che in Italia faceva balenare un cambiamento radicale .

D’altronde se proprio Cossiga era stato uno degli ideatori di Gladio, organizzazione nata sotto l’egida della Nato durante la guerra fredda per fermare il comunismo, lo stesso, nella famosa intervista, ammette che chi fece la scelta della lotta in pratica continuava la lotta nel segno della Resistenza.

L’album di famiglia di Rossana Rossanda, la storia stessa del Pci,le simpatie non troppo velate da parte di forti settori di proletariato per chi si batteva in quegli anni contro lo stragismo di stato non sono posizioni estremiste o fiancheggiatrici.

Sono considerazioni di carattere storico accreditate da milioni di documenti, da testimonianze dei protagonisti, da trasmissioni cult come ” La notte della Repubblica” di Zavoli, dalle prese di posizione di Pertini, di Bocca,dei vescovi, del mondo cattolico in generale.

La lotta armata non fu un male necessario, nè una deviazione sulla via di una improbabile rivoluzione: lo strazio, il dolore, per quegli anni è universale, vi sono libri di storia su quegli anni che sono pagine di democrazia e di umanesimo, come quello di Giorgio Galli, Piombo Rosso, che invito a leggere.

La comunità che per evitare la galera, rifugiatasi in Francia, ha continuato a vivere nella bolla degli anni settanta come fosse un periodo nel quale la scelta era fra arrendersi, pentirsi, costituirsi è giudicabile dai vincitori, come in ogni insurrezione fallita.

Il tributo di sangue alla Storia è stato pesante, le vittime della lotta armata fra le forze dell’ordine e dello stato sono state tante, così pure fra i militanti di una galassia di giovani che hanno creduto nella scelta senza ritorno o che hanno militato nella sinistra estrema negli anni settanta.

Cossiga, Rossanda, universi democratici, radicali ricordarono in sede di dibattito storico che nell’Irlanda del Nord e nei paesi Baschi, vi fu un’ amnistia dopo anni di guerra civile strisciante e lutti.

In Italia vi è stata la legge sui pentiti e il criminale depistaggio per quanto riguarda le stragi fasciste e di mafia ( Falcone, Borsellino, il generale Dalla Chiesa, Ambrosoli etc non li hanno uccisi le BR.)

Chi parla di ultimo atto degli anni di piombo non sa cosa dice : i segreti che si sono portati nella tomba Giulio Andreotti, Francesco Cossiga,i vari generali dei servizi deviati, non sono un depistaggio della verità.

E le stragi impunite nere?

Benedetta Tobagi, ha fatto notare che Carlo Maria Maggi, stragista di Ordine Nuovo condannato in Cassazione per la strage di Brescia è morto ai domiciliari…

E Gelli libero di discettare sulle sorti della repubblica fino alla morte naturale…?.

E si potrebbe andare avanti per pagine.

Giorgio Pietrostefani ex Lotta continua condannato per l’omicidio Calabresi ha 78 anni ed è malato, non è un grande vecchio della Rivoluzione, è solo vecchio.

Come gli altri arrestati, che sono 9, visto che due ancora a piede libero si sono consegnati alla giustizia francese.

Guai ai vinti, sì, ma non vendetta.

Tra i vincitori ci sono canaglie che non pagheranno mai perchè sono ” strutturali” alla malata democrazia italiana.

Grande cordoglio per tutte le vittime dell’ennesima e irrisolta tragedia italiana.

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28.4 “Chi non ha nulla da dire sul capitalismo deve tacere anche sul fascismo” Max Horkheimer

Max Horkeimer, filosofo ebreo tedesco morto nel 1973, che insieme ad Adorno e Marcuse costituì la Scuola di Francoforte ( accademia più marxista che leninista), andò giù pesante contro chi non si era accorto che dagli Anni Trenta il fascismo era la forma più reazionaria del capitalismo da monopolio, dominato dal capitale finanziario.

La critica della scuola di Francoforte al capitalismo paradossalmente coincise nel primo dopoguerra con la posizione sovietica staliniana nella guerra fredda: chi era per il capitalismo non era sincero antifascista, anzi giustificava le nostalgie della borghesia per il massacro contro i rossi.

Non andò proprio così.

La borghesia liberale europea scelse la strada della democrazia a sovranità limitata dall’imperialismo americano ,anticomunisti e antifascisti allo stesso modo, ( in Italia meno in Grecia, i colonnelli etc)

Lo scrivo per una semplice constatazione.

In questi giorni di discussione sul Recovery, dall’ estrema destra contro Draghi si leva la solita litania del complotto giudaico massonico in salsa salviniana – meloniana che rovescia completamente la storia del rapporto fra capitalismo e fascismo.

L’anticapitalismo, infatti, non sempre è stato democratico, il fascismo e il nazismo si sono rappresentati nella menzogna di un anticapitalismo di facciata.

L’incenso della funzione anticapitalista è sempre quello: la sinistra è con il capitalismo del coprifuoco, scemenza inaudita, perchè non si accorge che il Volkish, il popolo del nazional socialismo in un solo paese, vuole ritornare alla vita dopo che la borghesia rossa gli ha negato pure il pane che dà ai migranti.

Certamente è una visione non solo falsa della realtà, ma decisamente reazionaria come tutto il fascismo psico ideologico del leghismo e del melonismo.

Ma dall’altra parte non si può, secondo me, accettare le regole del capitale come se queste non includessero in certi presupposti la convivenza con il fascismo, almeno in Italia, paese fondatore del fascismo corporativo.

Per alcuni storici il nazismo fu il miglior interprete del capitalismo e il fascismo italiano il suo meschino servitore.

La vicenda dei migranti che muoiono in mare con l’Europa compatta nel girarsi dall’altra parte e che considera la salute dei propri cittadini come la salvezza dell’intera umanità, ad esempio, coincide con una cultura che trova la vergogna del proprio egoismo funzionale al migliore dei mondi possibili nel capitalismo.

In questo non prendo nemmeno in considerazione il Salvini di governo insieme alla sinistra moderata.

E’ un entrismo solo strumentale al consenso che storicamente non ha nulla da dire al capitalismo, perchè considera l’antifascismo la massima espressione di una idea rivoluzionaria che va combattuta in ogni sua manifestazione ( dal proibire Bella Ciao, a Imagine di Lennon nelle canzoni dei bambini a scuola).

Pretendere, però, che Draghi abbia un senso gramsciano dello stato oppure che Conte sia stato il Leon Blum di un Fronte popolare, dall’altra parte, è da mediocri semplificatori della realtà.

E’ l’altra faccia della medaglia di chi non percepisce che le forme di razzismo e di fobia contro le minoranze sono la concretezza del fascismo odierno che si nasconde dietro il capitalismo.

Bolsonaro nè è l’esempio più eclatante, Salvini e Meloni sono i garzoni di bottega del nazionalismo italiota che ha l’orticaria non verso il capitalismo, ma verso chi non vuole un capitalismo votato all’esclusione e all’emarginazione di interi settori di popolazione. cominciando dai non inclusi per ” razza”.

Sono terrificanti incubi da fantasie biologico razziali coltivate nel sottobosco dell’amor di patria.

Così come il next generation Ue non ha nulla a che fare con il My generation degli Who.

Insomma non esiste antifascismo,se non si lotta contro lo sfruttamento capitalistico.

Se no , è retorica.

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26.4 Chi giace sul fondo del Mediterraneo è come se dormisse sul fondo del Sand Creek: urliamo la ns. rabbia…..

I 130 morti dell’ultimo naufragio nel Mediterraneo sono la conferma di quanto l’Europa delle banche, dei sovranisti, dei fascisti sia compatta al di là delle differenze sul Recovery.

Questi bambini, donne e uomini non portano niente al Pil, se muoiono sono un grattacapo in meno.

Sono questioni di difficile soluzione, dicono gli esperti, che fanno della ragioni del cuore una testimonianza di buonismo, senza rendersi conto della loro miseria morale e intellettuale, della loro nullaggine, e della loro malafede.

Sono morti di ipotermia i 130 naufraghi che hanno dato il loro contributo alla ricerca di una felicità perduta: gli accordi con la Libia, i taxi del mare, gli accordi di Dublino, il fascismo senza se e senza ma dei leghisti e dei giallisti, che berciano sul coprifuoco, sono solo contumelie contro i diritti della persona, i diritti del mare, i diritti di essere salvati anche se vieni dall’Africa o da Marte.

Mentre scrivo leggo che tutt’ora vi sono dispersi su gommoni introvabili, che le uniche organizzazioni che si battono per salvare povera gente uccisa sempre due volte nel corpo e nello spirito sono le famigerate Ong.

Ha scritto bene Maso Notarianni su Domani che quello che accade nelle acque della cultura della civiltà è un crimine dell’Europa, un darwinismo sociale che l’egoismo dei bianchi ha sempre fatto scontare a quelli che sul pianeta terra sono nati per essere schiavi.

Su questa corta pagina non c’è posto per sofisticate analisi politiche, che a me non servono.

O si è dalla parte della vita e della pienezza del vivere, o si è dalla parte della morte, della razionalizzazione del patire, della psicanalisi della paura.

Le scienze umane dell’illuminismo europeo sono spazzatura di fronte al grido di dolore di persone lasciate morire in mare, sole, al freddo calcolo delle ragioni di stato.

I bambini che dormono sul fondo del Mediterraneo sono lì a dare a me e tutti voi una ragione per vivere.

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25.4″La Resistenza fu guerra patriottica, guerra civile e guerra di classe.. ” promemoria per fascio – leghisti – di lotta e di governo

La pacificazione non c’è mai stata, tanto meno può esserci oggi ,che vede il rinascere e il consolidarsi di forze nazionaliste, reazionarie e fasciste che non perdono occasione vilipendere la Resistenza e i partigiani che hanno dato loro la libertà.

Su questo è anche inutile soffermarsi, il 25 aprile è festa nazionale divisiva

L’antifascismo è un valore assoluto.

Questo brano è tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta, La vittoria della democrazia, vol II di Pierluigi Raccagni

1943 LA GUERRA CIVILE

Dopo l’8 settembre e dopo il costituirsi della Repubblica di Salò, la catastrofe italiana si trasformò in guerra civile. Non è in queste pagine però che si può parlare del fenomeno resistenziale italiano nei suoi molteplici aspetti.

La dizione di “guerra civile”, e non resistenza con le sue varie distinzioni, è ormai entrata nel linguaggio storico.

Prima “la guerra civile” era un’espressione che veniva usata da ex – fascisti, neofascisti e reazionari per indicare in termini provocatori una situazione di fatto.

Grazie all’opera di Claudio Pavone, “Una Guerra civile , saggio storico sulla moralità nella resistenza”, sintesi veramente grandiosa di decenni di ricerche storiografiche, la resistenza in Italia si è liberata anche da interpretazioni negazioniste, ( a parte qualche furbesca interpretazione italiana contro la resistenza molto in voga in questi ultimi anni), da parte dei vinti e retoriche da parte dei vincitori.

Pavone, nel suo libro, divide il periodo che va dal 1943 al 1945 in tre capitoli centrali che prendono il titolo di guerra patriottica, guerra civile, e guerra di classe.

Le chiavi di lettura della tragedia italiana sono le chiavi di lettura di avvenimenti diversi, di stati d’animo, di scelte esistenziali, politiche, culturali che hanno attraversato l’anima o la pancia del popolo italiano in quel periodo.

Indubbiamente la resistenza proiettava gli italiani nel “nuovo”: la ricerca di nuovi valori era la sostanza dell’azione antifascista.

Ed era la parte giusta.

Chi si opponeva ai “ribelli”, anche con coraggio e credo politico era comunque ancorato alla tradizione fascista, a quei valori di patria che si identificavano con il Duce, con la sua demagogia, con il suo trionfalismo di facciata e di parata.

Ma rimasero servi dei nazisti, e lo rimarranno nella storia collettiva.

Onore, patria, rispetto, fedeltà alla parola data da una parte, odio verso il nemico tedesco, odio verso i collaborazionisti e i padroni: la Resistenza in Italia e in Europa diventerà guerra civile europea.

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23.4-Nell’aprile ’45 l’arma della critica s’inverò nella critica delle armi: per la democrazia e la libertà….

Quello che hanno blaterato in questi anni sul 25 aprile i vari Salvini, Meloni, per non parlare dei reazionari anti comunisti e antidemocratici è pura istigazione all’odio verso i partigiani che hanno dato loro la libertà: la dimostrazione di quale pasta siano fatti quelli che hanno governato l’Italia nell’ultimo decennio è sotto gli occhi di tutti.

Qui di seguito un brano tratto da 1939 . 1945 il racconto della guerra giusta, la vittoria della democrazia vol. II di Pierluigi Raccagni

1945 L’INSURREZIONE

L’offensiva alleata cominciata il 4 aprile travolse le forze tedesche nei pressi del Po.

La 10a Armata tedesca agli ordini del generale Heinrich von Vietingoff, comandante del settore italiano dal marzo del 1945, dopo il trasferimento di Kesserling in Germania, non potè resistere a lungo.

Il 12 aprile, infatti, i polacchi presero Castel Bolognese.

Il 17 fu la volta di Imola, il 21 aprile fu conquistata Bologna.

Il 22 aprile venne sfondata la Linea Gotica.

Ma il 10 aprile era stata la resistenza a mettersi in moto per l’insurrezione generale.

La Direttiva n.16 del PCI, redatta da Luigi Longo e pubblicate sulla “Nostra lotta” erano una sentenza definitiva sul nazi – fascismo in Italia che non lasciava spazio a nessuna apertura diplomatica.

Nel documento, dopo un incitamento “all’assalto finale”, venivano indicate norme precise di comportamento per i militanti comunisti arruolati nella resistenza:

“Predisporre vere e proprie azioni insurrezionali;

iniziare gli attacchi in forze ai presidi nazifascisti e spingere a fondo la liberazione di paesi, vallate e intere regioni;

sviluppare azioni più ampie nelle città per la liquidazione dei posti di blocco, di sedi fasciste e tedesche, di commissari di polizia;

avviare lo sciopero generale insurrezionale”.

Nella seconda parte del documento si specificava la condotta da tenere davanti ad ogni forma di attendismo.

Era questa una sezione decisiva, che mandava praticamente a monte i tentativi dei moderati e degli Alleati di una consegna soft dei pieni poteri nelle mani delle armate inglesi e americane:

“…per nessuna ragione il nostro partito e i compagni che lo rappresentano in qualsiasi organismo militare o di massa, devono accettare proposte, consigli, piani tendenti a limitare, a evitare, a impedire l’insurrezione nazionale di tutto il popolo.

Ma se, nonostante tutti i nostri sforzi, non riuscissimo, in simili casi, a dissuadere i nostri amici e alleati, noi dobbiamo anche fare da soli, cercando di trascinare al nostro seguito quante più forze possibili ed agendo sempre, però, in nome del CLN e sul piano politico dell’unione di tutte le forze popolari e nazionali per la cacciata dei tedeschi e dei fascisti e mettendo bene in chiaro che con la nostra attività noi ci proponiamo affatto degli scopi e degli obiettivi di parte…..”.

Cfr. Gianni Oliva, I Vinti e i Liberati, Milano 1994, pag.544.

Di fronte all’iniziativa di Mussolini di trovare in extremis una soluzione politica anche attraverso la mediazione della Chiesa, tramite l’Arcivescovado di Milano, il 12 aprile il CLNAI ribadiva che non era possibile nessun compromesso e ordinava al Corpo Volontari della Libertà di “procedere alla cattura di Mussolini, Pavolini, Graziani, Zerbino, Vidussoni, Ricci e altri tredici gerarchi del direttorio fascista”.

Il partito comunista, che controllava almeno il 40 per cento delle forze armate partigiane, ebbe un’importanza determinante nel non trattare coi fascisti.

Ma bisogna dire che anche il partito d’azione e i socialisti erano pronti per l’insurrezione finale.

Così come all’insurrezione non si opposero democristiani e liberali.

In Emilia la resistenza tedesca durò per circa una settimana, prima che le armate alleate entrassero a Bologna il 21 aprile con gli italiani della Legnano e i polacchi.

Sempre il 21 Ferrara insorse, Modena, Reggio, Parma furono liberate dalle forze patriottiche.

Seimila tedeschi furono imprigionati nella valle del Taro.

In Liguria la 5a Armata americana, dopo aver liberato Carrara, stava viaggiando in direzione di Genova.In Piemonte l’insurrezione fu preceduta da uno sciopero generale: il 18 aprile, a Torino , gli operai uscirono dalle fabbriche assaltando le sedi fasciste, i combattimenti furono aspri a Cuneo….

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21.4-Tra gli uomini che disprezzano le donne c’è anche un Grillo parlante….

Beppe Grillo con il suo appello via Facebook per invocarel’innocenza del figlio Ciro, nel caso di presunto stupro avvenuto nel luglio del 2019 in Costasmeralda ai danni di una 19 enne italo – svedese, ha esortato gli organi competenti ad arrestarlo al posto del figlio.

E’ l’unica cosa sensata che abbia detto il capocomico guru dei Cinquestelle, milionario da bere, prussiano nella severità quando si tratta di fare barba e capelli agli avversari politici, ma mediocre e ” ripugnante” ( lo ha detto la famiglia della giovane che ha denunciato lo stupro),quando di tratta di difendere la proprietà privata del tengo famiglia.

D’altronde la storia dei quattro ragazzotti borghesi della Genova Bene che si sono mossi nel loro habitat spirituale ( Porto Cervo, il Bilionnaire) è un classico dell’orrore di come viene trattata la vittima di uno festicciola finita in vacca, se questa è una ragazza.

La ragazza naturalmente secondo il buffone di corte era consenziente: si stava divertendo da morire con i quattro maschi in mutande che la facevano bere tenendola per i capelli.

E poi in questo caso il disprezzo verso la donna, che nel caso di tentato o avvenuto stupro è consenziente, è una dizione tipica del maschilismo più gretto, più feroce, più atroce per chi ha subito un’offesa alla propria dignità.

L’atteggiamento di Grillo è tipico di chi ha soldi, appoggi politici, fama, platee di adoranti tifosi, insomma di chi non sarà mai sulla stessa barca dei comuni mortali: tanto lui viaggia con lo Yacht della transizione ecologica.

Così il Buffone di corte, funzionale alla società dello spettacolo, si è messo sul carro che piace ai vincitori: quello del potere per il potere, insinuando insomma che la vittima donna sia colpevole, perchè un po’ troppo leggerina per la morale ipocrita dei rivoluzionari da Costa Smeralda.

Per finire c’è da dire che Grillo rimane abile nella mistificazione: ha scopeto con 40 anni di ritardo storico che il personale è politico, che l’innocenza del figlio è oggettivata nelle Sacre Scritture, che il rinvio a processo è una barbarie del sistema giudiziario.

A Grillo è stata espressa solidarietà dal grillismo, soprattutto maschile, per il dramma in cui è precipitato.

Per la parte lesa, invece, quasi nulla ( il solito Che Guevara der Cupolone, il Diba, era meglio che tacesse).

Conte,futuro leader 5 stelle,ha fatto sfoggio di equilibrio da avvocato del popolo.

Le altre donne Mc5 sono rimaste un po’ sorprese, soprattutto quando il Beppe milionario della morale provvisoria, ha ribadito che dopo uno stupro una donna non aspetta otto giorni per denunciare il reato.

Il Nostro finge spudoratamente di non sapere che le circostanze storiche dello stupro si basano sull’omertà, la maldicenza verso la vittima, la diffamazione sul suo comportamento etc.

Ciro sarà o è innocente, lo stabilirà il processo come per tutti gli imputati.

Ma Beppe Grillo è colpevole di sciatteria morale e di presunzione demagogica.

Se sei di sinistra, anche un po’, è meglio evitarlo, cosa c’entra uno così con la storia del movimento operaio e proletario?

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19.4 Elogio dell’Utopia- “Si diventa(va) comunisti per un profondo impulso umanistico al dolore,non per una stucchevole felicità….”

Il titolo è una parafrasi che trovi nei “Fantasmi di Mosca” di Enzo Bettiza ,uno dei più grandi intellettuali italiani, prima comunista e poi liberal democratico, del Novecento.

Il comunista,o meglio il filosofo del comunismo,non può aspirare ad una nauseabonda felicità.

Il suo compito è cercare la disattivazione dell’universale dolore dato dalle circostanze storiche da parte di un classe, quella borghese, ai danni dell’altra, quella proletaria.

Non che la borghesia sia l’inferno sulla terra,anche se tende a fare del valore di scambio un paradiso in terra.

In questo rapporto sta la storia del movimento operaio e proletario con le sue conquiste, ma anche le sue sconfitte, i suoi errori, le sue illusioni e i suoi orrori.

Ogni tanto questo principio è rimosso proprio da chi ancora oggi si considera erede di quella gloriosa epopea che è riuscita ad emancipare milioni di persone, che nella loro vita non avevano che miseria e che si dovevano accontentare della paternalistica protezione di quelli che erano più in alto nella scala sociale.

L’azzardo che si possa considerare l’emancipazione degli ultimi una battaglia di retroguardia, poichè la maggioranza del proletariato era/è ormai integrata comodamente nella società dei consumi, con la pandemia è diventato un insulto alla indigenza dei tanti che dall’ennesima crisi del capitale sono usciti con le ossa rotte.

Ora si chiamano neo – plebe, ri – proletari, invisibili, nuovi poveri: sono relegati ad essere massa di consumo qualunquista al servizio di vite a cui non viene concesso l’orizzonte del merito, della competenza, ma solo di un salario che li rimetta nel circolo infernale dei consumi fine a se stessi.

Sopravvivi ergo sum, e lascia il mondo a chi vive sul tuo lavoro…

Se questo non è disprezzo del genere umano….

Le terze vie alla Tony Blair, o alla Clinton hanno rasentato il suicidio della lotta di classe,i cloni locali alla Veltroni, hanno prodotto patetiche apparizioni nell’Olimpo sgangherato della democrazia anche per gli sfruttati.

Il sentimento del comunismo non ha nulla a che fare con i regimi che negano le libertà democratiche,la profezia marxiana è pura utopia, secolarizzata però da una prassi che ha visto nel terrore e nella violenza di stato l’inverarsi della storia.

Come nella degenerazione del regime sovietico e del socialismo reale.

La profezia filosofica è rimasta intatta, l’uomo disalienato è un uomo che non subisce dogmi settari,stati di polizia, gulag e altre amenità come capita nel regime coreano, tanto celebrato da alcuni comunisti italiani dal vitalizio sicuro.

Insomma è una religione,nella valenza etimologica del “religare”, tenere insieme.

E come tutte le religioni considera il proprio percorso nel tempo una verità assoluta a favore degli umili.

Anche il papa è concorde nel ritenere che la difesa ad oltranza della proprietà privata dei mezzi di produzione diventa incompatibile col messaggio evangelico, quando significa sfruttamento a vita.

Il comunismo filosofico non è contro il prossimo, ma si occupa del prossimo, costruendo la sua utopia nel movimento reale che abolisce lo stato di cose esistenti.

Come dire che la filosofia teoretica,che non riguarda il reale, qui diventa la fenomenologia della rivoluzione.

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16.4 “La nostalgia è l’unico svago che resta per chi è diffidente verso il Futuro..” ( Carlo Verdone, La grande bellezza)

Basterebbe scrivere un ” Del doman non c’è certezza” , la Canzone di Bacco composta da Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico in occasione del Carnevale del 1490, cantato in coro da maschere mitologiche, per arginare la retorica narrativo – culturale debordante sul FUTURO, visto come possibilità di uscire dalla crisi di valori e conferire una speranza alle nostre vite ordinarie.

Ma rivedendo il personaggio di Romano interpretato da Carlo Verdone nella ” Grande bellezza “di Sorrentino che recita, “che cosa avete contro la nostalgia, rimasto l’unico svago per chi è diffidente verso il futuro? “, si ha l’idea che l’esplosione di senso e di maniera verso il futuro sia solo altro rumore che copre il silenzio sacro della riflessione.

Perchè se è il movimento Friday for future a reclamarlo, gli studenti e i giovani in Dad a rivendicarlo e tutti noi auspicarlo come semplice continuazione della vita, non è che questa possa diventare una menzogna strumentale per consumare anche il FUTURO come fosse una merce che noi possiamo comprare ( vedi il magnate John Huston che conversando con Jack Nicholson in Chinatown di Roman Polanski dichiara di volersi comprare il futuro….)

Il futuro è materia obbligatoria per chi ci governa, per chi ci sorveglia, per chi ha la responsabilità di darci un domani migliore.

Ma in sè il futuro, nel quale saremo tutti chissà dove, non esiste, se non come premessa a lasciare il mondo meglio di quello che è.

E la nostalgia, poi, non è una patetica rivisitazione del c’eravamo tanto amati o odiati, a seconda dei punti di vista.

Nostos,nel significato originario,significa viaggio.

Odisseo non vuol solo tornare a Itaca, il Nostos è un cercare di ritornare a se stessi nonostante il distacco, il dolore, l’esilio, la mancanza: il viaggio comporta la fine del viaggio e il futuro non lo vendi al migliore offerente, ma lo coltivi nell’autocoscienza del tragitto che hai fatto e in quello che devi ancora fare.

Che poi Verdone – Romano nel film di Sorrentino chiami la nostalgia uno “svago” lo trovo un espediente bellissimo sia per non cadere nella zuccherosa mitologia di chi vuol vivere solo di ricordi ( i tempi andati sono sempre migliori del presente solo per coloro ai quali è andata bene), mentre la nostalgia nella vecchiaia è un modo per iniziare a lasciare questa terra, un’iniziazione alla metafisica, anche se non ci credi.

Quando prendi il giornale o apri il pc e trovi che tutte le multinazionali discettano su futuro, quando le banche ti prospettano un futuro a tassi agevolati, quando i guru della lacrima sul viso nel talk – show vogliono commuovere con un ritorno al passato che rincuori il futuro, quando il bla – bla – bla sul tempo che verrà vuole allontanare l’immanenza dalla tragedia, allora significa che per pigrizia, abitudine, quieto vivere, stanchezza psicologica, vuoi solo tornare al come eravamo fuggendo dal presente.

Impossessarsi del Futuro è la solita volontà di potenza dell’Occidente, la solita presunzione intellettuale che ha esaltato Prometeo nel carpire il fuoco agli dei credendo di aver ritrovato Il Paradiso Perduto.

Il Futuro,per dirla alla E.Kant, è una cosa in sé,pensabile,ma non conoscibile.

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