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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Autore

Pierluigi Raccagni

prof. di filosofia e storia a Milano al Vittorio Veneto, al Liceo artistico Brera, pubblicista su Corriere della Sera ( scuola), Lotta continua, Re Nudo,testate straniere,autore dispense università filosofia antica e moderna, autore romanzi storici su anni settanta ecc. Volontario carcere s. Vittore...

14.Licenziati e massacrati di botte:guerra civile fra operai nell’Italia delle notti magiche

A Tavezzano Lodi ci sono state scene che mai vorresti vedere.

Lavoratori del sindacato Si Cobas, quasi tutti extracomunitari,licenziati dalla FedEX Tnt,si sono scontrati con ferocia con lavoratori dipendenti della ditta e agenti della sicurezza privata, travestiti da lavoratori.

Uno scontro classico fra garantiti e disperati non garantiti.

Questi ultimi protestavano con un corteo arrivato davanti alla fabbrica contro i licenziamenti.

Nove feriti, versioni contrastanti,bastoni e mazze usate senza risparmio da una parte e dall’altra.

Con la polizia che resta a guardare. ( Vedi filmati su YouTube).

E sì che la lotta alla Fedex tnt è già attiva da più mesi.

La ditta di Piacenza si era trasferita a Tavezzano in una nuova logistica,lasciando i licenziati in braghe di tela:primi scontri,fra garantiti ed espulsi dal ciclo produttivo all’ inizio di primavera.

Nel giorno in cui i Dottor pedata hanno preso la retorica degli europei di calcio come memento della rinascita nazionale,la notizia non ha guastato l’enfasi di chi ha esaltato il calcio,come un calcio all’infelicità.

Ma Lodi in piccolo è l’Italia del lavoro in grande.

Dopo una campagna di denuncia degli scansafatiche che non vogliono lavorare anche la gente per bene progressista dovrebbe rendersi conto che la bomba sociale e già esplosa in centinaia di micro conflitti fra disperati.

E il progetto collettivo mediatico e politico di trovare nella nazionale di calcio la corsa verso le stelle lucenti del vincerò della Turandot,va bene per esaltare il made in Italy dopo la pandemia,per cercare un respiro di normalità;non per correre verso la civiltà del lavoro e della democrazia.

E sul campo ha vinto lo schema di gioco caro ai padroni.

E lo schema brutale e violento è quello che si usa per domare il mondo animale, tiri un osso a cani tenuti affamati che si sbranano.

La visione di una guerra fra poveri che si risolva a favore degli oppressi è smentita dalla storia,vedi la nascita dei fascismi.

La notizia della guerra fra operai non è una notizia manco per la sinistra.

Si pensa ad una tavola rotonda fra le parti sociali.

Buon appetito.

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11.6″ Vieni a lavorare, se posso ti pago, se no tenta il Reddito di cittadinanza,e…”

Sui media si leggono centinaia di articoli che lamentano che l’offerta di lavoro c’è, ma mancano i lavoratori,o meglio la voglia di lavorare da parte soprattutto dei giovani.

Il che a prima vista ti urta.

Poi leggi meglio e scopri che soprattutto nella ristorazione,col sedere per terra dopo il Covid,molte volte il discorso e’ questo: il lavoro non manca,ma non si chieda quando,come e quanto si viene pagati,l’emergenza non è finita, o mangi sta minestra o salti dalla finestra..

Alla fine la sintesi,prevedibile, è che sia meglio mettersi in coda per il reddito di cittadinanza, poi fare un lavoretto al nero,in questo modo si campa in due e si frega il terzo.

Ci sono poi quelli che in cassa integrazione lavorano al nero,mi risulta da fonti attendibili che succede pure in Germania..

(Il colosso tedesco DHL è stato messo sotto inchiesta dalla procura di Milano per frode fiscale sui contributi dei lavoratori,tutto il mondo è strapaese).

Il socialismo reale all’italiana, però,risente della tradizione borbonica:un piatto di minestra c’è per tutti,basta che la forza lavoro sottopagata non accampi troppi diritti.

Il monte ore non esiste,il nero impera,ma dove il salario è regolare,come in una ditta di gelati,si sono presentati in 2.500 per 350 posti…

Il fenomeno riguarda lavori a tempo determinato, soprattutto per la stagione estiva, dove i salari sono bassi e al nero.

Dopo il Covid sono diventati nerissimi e bassissimi, come rivelato da varie fonti istituzionali attendibili e come denunciato dagli stessi lavoratori.

Siccome è il mercato che decide il prezzo delle merci e quindi della forza lavoro,nessuna novità,
se non la constatazione classica fra stereotipi:da una parte lavoratori scansafatiche, dall’altra imprenditori alle prese con un costo del lavoro impossibile da sostenere.

La cruda realtà è che la crisi pandemica ha abbassato i salari reali.

E ha pure mandato in rovina migliaia di onesti piccoli imprenditori lavoratori nel settore turistico,che non lucrano sul lavoro nero e sottopagato.

Non tutti quelli che intraprendono sono padroni,dai,molte volte oggi stanno peggio di chi ha uno stipendio sicuro.

Il governo potrebbe davvero mettere una pezza di democrazia reale sul lavoro.

Ad esempio reintroducendo nel Pnrr la soglia del salario minimo garantito per legge, come in Germania e Francia, tanto per cominciare, facendo rispettare la legge sul versamento dei contributi per lavori anche stagionali o brevi.

Che vuol dire che il lavoro, anche se non rende liberi, rende meno mortificante il vivere su questa terra.

completamente gratuito fino all’11 giugno

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9.6 Bella Ciao, un inno alla libertà sporcato da paranoie fasciste e anticomuniste…

Il 27 marzo del 2003 mi trovavo a Barcellona con la scuola nel giorno in cui iniziarono i bombardamenti su Baghdad nella seconda guerra del Golfo.

Con alcuni studenti andai in piazza Catalunya da dove parti’un’imponente manifestazione del Movimento Arcobaleno.

Dal corteo si alzò il canto di Bella Ciao: in italiano, potente, chiaro ,distinto, bello.

Fu un momento entusiasmante, sincero.

Bella Ciao viene cantata in tutto il mondo, da giovani progressisti, antifascisti, da Atene a New York…non ha bisogno di sponsor, non riguarda le top ten,è semplicemente un canto libero.

In Italia, la solita polemica inutile e stupida ha messo all’indice la canzone perchè la sinistra parlamentare ha proposto di istituzionalizzare l’inno partigiano: il 25 aprile si propone venga suonato dopo l’inno di Mameli, come segno della rifondazione dell’Italia dopo la guerra di liberazione nazionale.

Apriti cielo.

La paranoia anticomunista dei nostri fascio leghisti ( La Russa, Borghi, Mussolini…) relega Bella Ciao nell’emisfero delle canzoni di sinistra di parte, comuniste, contrarie alla pacificazione nazionale…

Non c’è nulla da commentare.

Se non che il canto partigiano che diede la libertà pure ai fascisti, oggi è diffamato nei fatti da quelli che inneggiano ancora al fascismo come fosse stata un’idea come un’altra.

Si dicono post fascisti per comodità, per opportunismo, per convenienza.

Ma la loro prassi è imbevuta di discriminazione e odio verso chi avversa la loro storia e la loro sottocultura.

Bella Ciao dà la misura di quanto l’ antifascismo sia dalla parte giusta della storia.

Noi la canteremo sempre, istituzionalizzata o no, non è importante.

I fascisti se ne facciano una ragione.

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7.6 La guerra dei caporali nazifascisti ( promemoria per nuovi reazionari nazionalisti ) E book gratuito dal 7 all’ 11 giugno

Considerato che, secondo quanto dichiarato da esponenti di primo piano della estrema destra italiana,il nazifascismo oggi è una patologia della storia, un po’ di storia dei misfatti del fascismo non fa mai male, tanto per non negare l’evidenza delle proprie origini.

Qui di seguito un brano tratto da ” 1939 . 1945 Il racconto della guerra giusta vol I di Pierluigi Raccagni, versione e book 1940 La guerra dei caporali nazifascisti,

Morire sulle Alpi

Il primo contatto con la guerra fu anche il primo contatto con la totale mancanza di preparazione alla guerra.

Mancanza assoluta di un’artiglieria moderna (i pezzi d’artiglieria erano dell’altra guerra).

Gravi deficienze nel rifornimento delle munizioni. Mancanza di pezzi di grosso calibro.

Mancanza di mezzi di trasporto per le truppe e delle ambulanze per i feriti.

Mancanza totale di vestiario per i soldati che nel giro di poche ore congelarono sulle Alpi francesi; erano vestiti come fossero pronti per una battaglia in pianura o in riva al mare.

Per cui l’avanzata italiana in terra francese fu miserevole.

Le truppe italiane che puntavano su Nizza furono fermate a Mentone, l’offensiva sulle Alpi si rivelò catastrofica, come abbiamo accennato in precedenza.

Lo stesso Starace, segretario del PNF, di ritorno dal fronte alpino disse che l’attacco alle Alpi aveva documentato la totale impreparazione dell’esercito, l’assoluta mancanza di mezzi offensivi, l’insufficienza completa nei comandi.

Secondo Starace si erano mandati gli uomini incontro ad una inutile morte due giorni prima dell’armistizio: ma le lacrime di coccodrillo di Starace urtavano contro il volere del Duce che esigeva qualche centinaio di morti per sedersi al tavolo della pace.

“Il comando militare sa che solo un terzo dei soldati è pronto a combattere ai primi di giugno e piange sull’addestramento, sui mezzi ma c’è qualcosa d’altro e di più grave: dal 1935 il paese vive in uno stato continuo di tensione, di eccitazione che può aver creato nella piccola borghesia in cerca di posti una certa attesa del nuovo, una certa liberazione dal mediocre tran tran quotidiano, ma che ha diffuso fra i ceti popolari una stanchezza mortale.

Operai e contadini si sono resi conto che l’imperialismo non paga, nel senso che a ogni conquista territoriale, a ogni vittoria è seguito in patria un inasprimento delle condizioni di vita, nel migliore dei casi una stagnazione (…)

C’è stato per anni uno sforzo suppletivo che nessuno ha calcolato in moneta e misurato in orario, ma la gente ne è stremata, la voglia di combattere, posto che l’abbia mai avuta, se ne è andata con le pene di ogni giorno”

Cfr. Giorgio Bocca, Storia d’Italia nella guerra fascista, op. cit. pag. 148

Poca voglia di combattere, dunque, da parte di un esercito di “otto miloni di baionette” che non hanno nemmeno le divise invernali per reggere il freddo delle Alpi occidentali nel mese di giugno.

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4.6 -L’Ilva è da chiudere e la strage di stato va fermata: i lavoratori e  i cittadini vengano risarciti tutti….

La sentenza di primo grado sulla tragedia dell’ex Ilva di Taranto che  ha seminato per decenni tumore e morte fra i lavoratori dell’acciaieria, gli abitanti del quartiere Tamburi  e in tutto il territorio di Taranto,ha  sortito 26 condanne per tre secoli di carcere.

La strage di stato della transizione capitalistica nel Mezzogiorno d’Italia non ha risparmiato bambini,donne,uomini,animali,vegetazione,mare.

I governi Berlusconi, Monti,Letta,Renzi sulla emissioni cancerogene non hanno fatto quasi nulla.

Trasformare la più grande acciaieria d’Europa in un parco divertimenti o in un un museo archeologico industriale,modello Ruhr tedesca ,in alternativa alla produzione cancerogena, proposta da Beppe Grillo,era una battuta delle tante del comico M5S.

Sulla dicotomia lavoro – salute vi è poco da analizzare.

Sono decenni che comitati,sindacati di base,ambientalisti,scienziati,medici sottolineano che tra lavoro e cancro e’ meglio il lavoro in sicurezza per lavoratori e famiglie.

Discorso inutile per gli esperti del Pil che con evidenza non hanno mai vissuto il ricatto: o muori di fame o lavori rischiando il cancro.

L’ex presidente della regione Nicki Vendola,che si è preso 3 anni e mezzo per disastro ambientale, ha le sue fondate ragioni per rivendicare la sua buona fede.

Fu eletto per due mandati a governare la Puglia, pure perché si era opposto alla legge del profitto dei Riva con decretazione ad hoc contro l’inquinamento.

Ma nessuna ragione può fermare il diritto ad un risarcimento storico ai cittadini coinvolti e ai parenti delle vittime che si sono costituiti parte civile.

L’opinione pubblica si è divisa:chi dice che siamo di fronte ad una sentenza storica che mette il disatro ambientale del capitalismo inquinante fra i peccati capitali.

C’è chi critica lo stato e la magistratura, prima per la indifferenza sulla questione,poi per la vendetta verso i privati (i fratelli  Riva che hanno rilevato la fabbrica dallo stato).

Il problema, come dicono gli operai intervistati, è che anche ora la fabbrica inquina, anche ora ci si ammala,anche se con la confisca è ritornata azienda di stato.

Le sentenze facciano il loro corso,ti dice la parte lesa, ma intanto si chiudano gli impianti a caldo e non si faccia pagare agli operai i costi della riconversione produttiva in energia pulita.

La chiusura dell’impianto e il ricollocamento di tutti gli operai e lavoratori verso una produzione green sarebbe una soluzione rivoluzionaria che metterebbe in essere la transizione ecologica auspicata coram
populo.

Adesso vediamo di che pasta son fatti il governo, i governi regionali, i sindacati confederali, la Confindustria e le istituzioni che auspicano un futuro per tutti.

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2 giugno- 75 anni fa nacque la Repubblica, ora e sempre antifascisti..

Il  2 giugno, festa della Repubblica, mio padre mi portava a vedere la parata militare a Milano; da piazza Firenze all’Arco della Pace.

Quando sfilavano i bersaglieri l’entusiasmo era contagioso,fra mille divisioni,comunque,era una festa popolare.

Anche se negli anni cinquanta un piccolo partito monarchico ricordava che il 2 giugno del 1946 i brogli dei repubblicani avevano mandato Umberto di Savoia, re di maggio, in esilio a Lisbona.

Oggi nessuno contesta la scelta repubblicana,ma c’è anche una nostalgia per l’opzione della Repubblica sociale italiana, quella di Mussolini dal 1943 al 1945

Inutile nasconderlo,quasi tutti i giorni il passato che non passa repubblichino torna d’attualità.

Si continua a dire che il neofascismo sia lo strumento che usa la sinistra per ricompattarsi.

Ma non si dice con forza che la repubblica della Linea Gotica era un governo fantoccio servo dei nazisti.

Almirante,ad esempio, viene celebrato con orgoglio anche oggi da nostalgie pure popolari che negano che i repubblichini collaborarono con i sacerdoti dell’Olocausto.

Chi è repubblicano dovrebbe essere anche antifascista,non è una questione marginale.( E’ stato pubblicato a proposito un intervento inedito di Norberto Bobbio per il 2 giugno 1976 su Repubblica di ieri).

La Repubblica del 2 giugno del 1946 fu fondata invece per il pane,il lavoro,la pace,la libertà.

I suoi padri erano il ghota della lotta al nazifascismo.

Se poi la storia ha vilipeso gli ideali sui quali è stata fondata, se la repubblica è diventata res – partes,se la corruzione è strutturale,non vuol dire che possiamo aver nostalgia della Repubblica criminale di Mussolini.

Almeno cosi pensavano nonni e padri che in quel 2 giugno votarono al referendum istituzionale.

Oggi niente parata militare,per fortuna, ma frecce tricolori senza assembramento.

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31.5″ Non deve più succedere”, retorica inutile: come si deve morire se si è bambini sulle spiagge della Libia?

Ad ogni morte sul lavoro,ad ogni ponte che cade,ad ogni incuria umana,ad ogni negligenza criminale due sono le frasi dell’opinione pubblica che accompagnano sgomento e dolore:”non si può morire così e “non deve più succedere”.

Sono affermazioni rituali che non hanno nessuna valenza accettabile sul piano logico e che lasciano ai parenti delle vittime la speranza che nel regno degli uomini venga fatta giustizia.

Ogni liturgia ha le sue parole, la “fatalità colpevole” è un ossimoro, l’omicidio colposo ci consegna la sicurezza che qualcosa si può fare, che si deve trovare la causa: è un atto dovuto a chi soffre.

La scienza, però, ci spiega come si muore,non perchè si muore in un dato momento.

Chi prova il dolore della perdita dei propri cari, in qualsiasi occasione apparentemente accidentale,reclama giustamente la devastante lotta per la verità terrena,

Chi invece enfatizza sui media o su Fb “il non si può morire così” e il” non deve succedere più”sa che bisogna toccare il cuore dei lettori.

Sa molto di esercizio giusto e doveroso della pietà da parte terza, unito, però,alla sottile consolazione di non essere stati fra le vittime delle tragedia da parte dei lettori.

Le morti sul lavoro, le morti accidentali in incidenti stradali, le morti in genere per futili motivi che riguardano i più giovani, sono pugni nello stomaco, vetriolo sull’anima, schegge di paura tremende che richiamano  che la morte fa parte della vita.

Non certo lo spettacolo della morte che fa tanto audience sui media può consolarci nella sua crudeltà, quelle immagini portano all’ assuefazione della morte.

Le storie dei bambini morti  sulle spiagge della Libia, ad esempio, quelli della funivia del Mottarone,  quelli ammazzati nei raid contro Gaza, quelli maciullati di sfruttamento e  guerre in ogni parte del mondo, sono lì,parlano da sole, non hanno bisogno di commenti.

Non c’è un modo di morire  se si è bambini.

Nè prima nè ora, nè mai.

Photo by Jess Vide on Pexels.com

28.5 Tragedia funivia e appalti: la banalità del male in nome del profitto…

Errare è umano, perseverare è dinamico per il profitto, e diabolico per chi subisce la violenza.

La svolta nelle indagini sulla strage della funivia Stresa – Mottarone di domenica ha portato all’arresto di tre persone: il titolare dell’impresa, il direttore dei servizi, il capotecnico, tutti reo confessi all’arma dei carabinieri.

Non sono terroristi fondamentalisti e nemmeno Padroni con P maiuscola: sono semplicemente la banalità del Male in un universo dove l’etica, il rispetto di se stesso e degli altri, si è smarrita da tempo.

Gli uomini qualunque hanno manomesso l’impianto per non fermare la funivia: pochi spicci in palio, nessun complotto milionario; non amministravano un pozzo petrolifero miliardario, una multinazionale con sede nel Dubai, cito a caso, ovvio.

Imprenditore e sottoposti in questione, che forse non hanno mai avuto in mente l’etica del capitalismo di Weber, avevano in mente un luogo comune diventata profonda verità: bisogna ripartire a far soldi, subito, costi quel che costi ( anche la vita dei bambini).

Hanno deliberatamente omesso l’impianto: stava iniziando, dopo il Covid. la stagione turistica, la funivia si era già fermata, meglio pensare in positivo, c’era anche il sole, il panorama stupendo, addirittura il figlio del titolare era salito sulla funivia il giorno prima.

A proposito di profitto in questi ultimi giorni Lega e Confindustria avevano fatto pressioni sul governo per rivedere il codice degli appalti con meno tutele per i lavoratori.

Mario Draghi ci ha messo la solita pezza intervenendo sulla clausola capestro del minor prezzo.

La sicurezza sul lavoro, lo vociano tutti, incide sui profitti : mors tua, vita mea.

Addio all’operaia Luana e alle migliaia di morti per “fatalità sul lavoro”.

Il” Giornale” di mister B ha titolato che “il governo è sotto assedio da parte dei comunisti” perché sindacati e sinistra si oppongono al piano di semplificazione sugli appalti, cioè a quella facilitazione per saltare norme burocratiche che bloccano i lavori, dicono quelli che sull’impalcatura ci mandano gli altri.

Sveltire le pratiche, combattere la burocrazia è democrazia, ma dare il via a subappalti a prezzi stracciati è da farabutti ideologicamente votati alla disgrazia sul lavoro, al primato del plusvalore sulla persona, alla guerra dei poveri contro altri poveri per un pezzo di pane.

Gli imbecilli in malafede, sempre a caccia delle streghe, che continuano a scrivere che la si mette sempre in ideologia, sono pronti nella prassi ad usare il codicillo delle varie competenze ( stato, regioni, comuni, partecipate) per giustificare la fatalità della morte: sono quelli che poi dicono “non si può morire così”.

Molti lavoratori invece che sostengono che non si può vivere sotto la spada di Damocle del lavoro a cottimo sono considerati comunisti o balordi da quelli che hanno già messo fieno in cascina sul lavoro degli altri.

La lotta di classe è diventata così uno spirito di pura sopravvivenza senza orizzonti di emancipazione.

Si sfiora l’ animalesco in questa dinamica: se denunci le malefatte perdi il posto, se taci e acconsenti, oppure collabori vai avanti ( e a volte diventi complice dello stragismo sul lavoro come nel caso di Stresa dove hanno perso la vita 14 innocenti).

Chi invece crede che ci sia un diverso modo di vivere è considerato un povero derelitto dei tempi, un francescano social.

L’umanità proletaria che guarda verso il futuro non dovrebbe aver paura di perdere la vita sul lavoro, ma i soldi sì.

E poi tutti hanno famiglia, debiti, mutui, siamo in una valle di lacrime, ma se la facevi franca potevi sguazzare in una piscina a pelo d’acqua, visto che eravamo sul lago Maggiore, per ritornare alla tragedia di Stresa.

Non c’è altro da aggiungere, (sul dolore si lucra troppo), se non il cordoglio sincero per tutte le vittime sacrificate sull’altare del profitto.

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Può un partito amico di una” legione nazifascista” governare la Repubblica nata dalla Resistenza?

La notizia è stata quasi ignorata dalle TV, oppure smistata fra un servizio e l’altro sulle prossime vacanze e la fine del campionato.

Non fosse stato per Domani o il Manifesto o siti antifascisti dei social la notizia non sarebbe stata mai annunciata.

Parliamo dell’inchiesta della magistratura su” l’Ultima legione”, partito regolarmente  autorizzato di fascisti usciti da Forza Nuova, ospitati pure in un un gazebo di Fdl il 24 aprile di quest’anno.

“Elimina l’ebreo” il loro motto, schifare i migranti la loro aspirazione ideale.

Non sono neo nazisti esogeni: il gruppo è nato a Milano, i legionari, come già scritto, sono sostenitori di Fratelli d’Italia che li hanno pure invitati a più di una loro  manifestazione ufficiale.

La magistratura li sta indagando per istigazione all’odio razziale e finalità antidemocratiche proprie del partito fascista.

L’indagine ha visto la perquisizione di 25 militanti in 18 province , non tanti quindi.

Si può dire che di gruppi come questo c’è ne sono a migliaia in Italia e in Europa.

Questo non cambia il fatto che Fdl della Meloni, con loro intrattenga rapporti culturali edificanti, come  riportato ampiamente dal quotidiano “Domani” in prima pagina.

Si parla di tavole rotonde organizzate contro la migrazione, non solo clandestina, ma contro gli stranieri in generale  in sincronia con il razzismo nazista, più che fascista.

E poi c’è il fatto non secondario, anzi primario, che Fdl si presta a diventare forza di governo con il plauso di milioni di italiani.

Se la Lega di Salvini nella sua ottusa discriminazione razziale è ormai entrata nel sentire comune di tanti italiani, la posizione dei “camerati che sbagliano” de “l’ultima legione” è la quintessenza del male assoluto.

Non solo è negazionista dell’Olocausto, ma incita ad una nuova caccia allo straniero di marchio biologico razziale.

Che i Fratelli d’Italia della Meloni siano fascisti, lo sanno tutti, sono i nipotini del Msi, esteticamente modificati dal sovranismo buono per tutte le pagliacciate anti europeiste.

Si credeva che avessero preso la strada del conservatorismo, di destra, non del sodalizio con i nazi.

Ma sembra che agli italiani che si prestano a portare la Meloni all’egemonia sul centrodestra, questo non interessi.

Naturalmente Fdl si riserva di giurare sulla Costituzione Repubblicana antifascista..

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