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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Autore

Pierluigi Raccagni

prof. di filosofia e storia a Milano al Vittorio Veneto, al Liceo artistico Brera, pubblicista su Corriere della Sera ( scuola), Lotta continua, Re Nudo,testate straniere,autore dispense università filosofia antica e moderna, autore romanzi storici su anni settanta ecc. Volontario carcere s. Vittore...

S. Maria Capua Vetere ricorda la Diaz, gli aguzzini, i depistaggi di stato del nazifascismo 2.0

Non si sono parole.

Quante volte è stato detto dopo che vent’anni fa a Bolzaneto e alla Diaz, durante il G 8 di Genova, i manifestanti furono sadicamente maciullati da ” ragazzi” delle forze dell’ordine con la copertura dei vertici dell’ordine pubblico, di medici compiacenti, di reazionari antidemocratici in odore di golpismo cileno.

La stessa cosa si è ripetuta a S. Maria Capua a Vetere, nell’aprile del 2020, durante le proteste dei detenuti che volevano essere protetti dal Covid 19.

Le oscene immagini della mattanza sono di questi giorni.

Qui i filmati parlano chiaro: l’estrema destra di Salvini e Meloni, compagni di merende di Orban, si appella alla ragion di stato  delle istituzioni contro il caos di quei giorni, con la stessa postura concettualmente perversa con la quale Pinochet e Videla in Cile e Argentina spiegavano la repressione e la mattanza dei detenuti…

Ricordo benissimo i vari interventi sui social nella difesa dei diritti dei detenuti dell’aprile 2020.

Ricordo anche la reazione scomposta e criminale dei fascio leghisti contro il buonismo che difendeva le vittime.

Anche di tanti  sedicenti democratici che hanno dei detenuti una visione di animali da tenere in gabbia

Costoro avevano dubbi che la Costituzione fosse applicabile in un universo concentrazionario.

Il grido di dolore non basta più.

Il discorso delle mele marce è comodo.

I picchiatori della Diaz, Bolzaneto, S. Maria Capua a Vetere,i torturatori di Cucchi,Aldrovandi ,Hakim,sono le figure storiche culturali e politiche del clima di intimidazione che una parte delle istituzioni esercita  da sempre in Italia contro i dannati della terra per avvalorare la sua violenza omicida.

Non tutti gli agenti di custodia sono aguzzini,  ovvio così come non tutti i tedeschi erano nazisti, gli italiani fascisti,i comunisti buoni,etc

Non vuol dire nulla.

La mia ( vostra) nausea credo sia figlia dell’impotenza.

Quelli della Diaz fecero carriera, promossi con adeguate retribuzioni. Sindacati di polizia e degli agenti penitenziari sono  corporativi e fascisti, serbatoio di voti del nazifascismo 2.0

Ho insegnato a S.Vittore per 7 anni e naturalmente ho conosciuti la umanità di guardie e detenuti.

Ho imparato che nella difficoltà e disperazione vi è gente meravigliosa che  non avrebbe mai avallato la violenza gratuita.

Non tutte le vittime sono innocenti,non tutti i carnefici sono colpevoli,Salvini,Meloni sono impresentabili al cospetto della democrazia.

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30.6 “La sinistra non è orfana di un leader,ma di un popolo” dixit N.Vendola: e i licenziati?

Il popolo della sinistra non c’è più.

Anche secondo Niki Vendola che dopo la condanna a tre anni per il caso Ilva si è riproposto alla politica dopo anni di privacy.

Della sensibilità culturale di uno dei leader di Rifondazione non c’è da dubitare, così come della vocazione idealistico religiosa del suo operato.

Vendola,non dimentichiamolo e’stato importante nel movimento del G 8 di Genova,nella lotta per i diritti civili,e ha avuto la fiducia dei cittadini pugliesi per due mandati come presidente della regione.

Quando,dopo lo sfascio di Rifondazione nel 2008, ha mollato il colpo, ma non la sua baby pensione a 57 anni di 10.000 euro lordi al mese per dieci anni di presidenza della regione Puglia e di parlamentare,si è giocato la reputazione di comunista.

Il popolo della sinistra, però,disperso fra sirene leghiste e grilline da almeno dieci anni,non è vero che non ci sia.

Ha cambiato pelle,non è più votato alla solidarietà universale, è spaesato dalla pandemia,spera in una federazione della sinistra che sia una imitazione in piccolo della Destra:anche,ma non solo.

In effetti non sa di chi fidarsi in genere, si agita fra sana rabbia e frustrazione repressa, vive di nobili nostalgie, ma anche Niki lo sa,” il che fare” lo accompagna nella lotta per la sopravvivenza.

Il popolo della sinistra,poi, e’ una categoria dello spirito

Diciamo allora popoli,varia umanità,proletari,ceto medio,classe dirigente democratica,cani sciolti etc:quante sono le sigle che si richiamano alla gauche?

La sinistra che lotta apparentemente è svanita, poi c’è e rivendica forte la sua presenza su tutti i fronti a cominciare dai diritti civili dei migranti e Lgtb.

Perché il pensare di cambiare in meglio,riappropriarsi del futuro è un disegno strategico che va dal G 7 dei grandi in Cornovaglia,fino all’amministratore di condominio che ha in mente di rifare la facciata della casa.

La sinistra orfana,secondo Niki,può solo sperare che almeno gli operai che si arrampicano sulle scale del cantiere siano assicurati contro gli infortuni sul lavoro.

Dal primo luglio la grana dei licenziamenti riguarderà pure la sinistra,qualcosa si può fare,Niki.

Non è polemica questo pistolone, né giudizio personale su Vendola

I veri orfani sono i figli di Adil,sindacalista morto lottando per i propri diritti,al di là di qualsiasi metafora autoassolutoria sulle strategie della sinistra.

Vendola,forse,non sa da che parte ricominciare,ed è giusto.

Si chiedesse veramente perché il popolo è andato a destra, capirebbe perché la sinistra non è più sinonimo di rivoluzione,ma di pura conservazione a cominciare da certa classe dirigente e dei suoi privilegi.( I leader mancanti).

Mettersi a piangere sul latte versato non serve a nulla.

Sperare che un plotone di esecuzione mediatico supplisca il plotone di esecuzione stalinista nel trattare il traditore privilegiato Vendola è la soap opera di una tragedia.

Niki Vendola è abbastanza intelligente e colto per sapere che chi crede in un mondo migliore, può andare in ferie, prendere l’aspettativa ,ma non andare in pensione.

I comunisti in pensione anticipata sono forieri di rimpianti, complessi di colpa,autoappagamento illusorio.

Basterebbe un po’ di sana e vecchia autocritica,Niki,dicendo” forse ho sbagliato qualche cosa”.

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2.7 -1941 – 2021 Operazione Barbarossa: la sacca di Kiev e l’Ouverture dell’Olocausto

Brano tratto dall’ ebook 1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbour: guerra totale compreso in 1939 -1945 il racconto della guerra giusta,vol 1 di Pierluigi Raccagni

Completamente gratuito dal 2 al 4 luglio

“Al di là dei tavoli gli ebrei con addosso solo la biancheria tremavano di freddo (…)

Dei Polizei ucraini separavano gli uomini e i ragazzi dalle donne e dai bambini piccoli (…)

Molti ebrei, camminando, intonavano canti religiosi, pochi tentavano di fuggire e quei pochi venivano subito bloccati dal cordone di sicurezza e abbattuti: dalla cresta si udivano distintamente le raffiche, soprattutto le donne cominciavano a farsi prendere dal panico. Ma non potevano fare niente.

Li dividevano in gruppetti e un sottufficiale seduto ad un tavolo li contava: poi i nostri Ascari li prendevano e li portavano sul ciglio del burrone (…) Gli ”imballatori” ucraini trascinavano il loro carico verso quei mucchi e li costringevano a sdraiarvisi sopra e accanto: allora gli uomini del plotone si facevano avanti e passavano lungo le file di persone seminude sdraiate, sparando a ciascuna un colpo di mitraglietta alla nuca”.

Cfr. Jonathan Littell, Le benevole, op. cit. pagg. 123, 124

Il collaborazionismo dei nazionalisti anticomunisti ucraini in questa circostanza portò la barbarie nazista alla solenne ouverture della soluzione finale: il morbo del nazifascismo non ottenebrava solo le menti di una parte cospicua del popolo del Terzo Reich, ma anche quelle dei popoli schiavizzati e ritenuti inferiori.

La Wehrmacht, la Gestapo e le SS erano felici di tale bad company. “(…) i tedeschi fermavano gli ebrei per strada o li prelevavano dalle case e li obbligavano a lavorare nelle prigioni. Al loro arresto partecipava anche la polizia ucraina appena costituita…Ogni mattina circa mille ebrei venivano presi e distribuiti nelle tre carceri. Alcuni venivano messi a spaccare il cemento e a riesumare i cadaveri. Altri venivano fucilati nei cortiletti interni delle prigioni (…)

A questo spettacolo brutale partecipavano gli ariani di L’vov. Vagavano a frotte nei corridoi e cortili godendosi le sofferenze degli ebrei”.

Cfr. Richard Rhodes, Gli specialisti della morte, op. cit. pag. 69

Quando venne conquistata Kiev il 24 settembre del 1941 esplosero in città una serie di bombe e mine che devastarono gli edifici dei comandi tedeschi.

Per rappresaglia furono radunati 30.000 ebrei con la falsa informazione che sarebbero stati trasportati e reinsediati in una nuova regione: Dopo aver consegnato gli oggetti di valore e i documenti furono costretti a spogliarsi; con minacce o colpi sparati al di sopra delle teste vennero condotti a gruppi di circa dieci sull’orlo di un burrone noto come Babij Jar. Molti furono percossi (…)

Dovettero stendersi bocconi sui cadaveri sotto di loro e attendere i colpi che provenivano dall’alto e da dietro; poi arrivava il gruppo successivo. Continuarono ad andare alla morte per 36 ore (…)

Una madre nuda passò quelli che presagiva come gli ultimi secondi di vita allattando il suo bambino: quando questo fu gettato vivo nel burrone, vi si lanciò a sua volta trovando così la morte. Solo nella fossa queste persone furono ridotte a nulla, o al loro numero: 33.761.

Poiché in seguito i corpi furono riesumati e arsi su pire e le ossa non bruciate vennero schiacciate e mescolate a sabbia, quanto resta di loro è il conteggio finale.

Cfr. Timothy Snyder op. cit. pagg. 38, 39, 40

Caduta Kiev, accerchiata Leningrado, ora l’attenzione di Hitler si rivolgeva di nuovo a Mosca.

D’altronde la disfatta in Ucraina dei sovietici era stata così clamorosa e rapida che la capitale dell’impero comunista sembrava una conquista alla portata di mano del genio del Piccolo Caporale, diventato il Napo- leone della pura criminalità politica.

Secondo il Führer “non si deve accettare la capitolazione di Mosca e Leningrado nemmeno se fosse stata offerta”. Hitler aveva deciso di cancellare Leningrado…

completamente gratuito dal 2 al 4 luglio

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Dal 2 al 4 a luglio gratuito

28.6 Stranieri senza diritti muoiono di fatica nei campi. Nazionale e licenziamenti volano..

Camera Fantamadi,giovane di 27 anni del Mali’ è morto di fatica nei pressi di Brindisi dove lavorava come bracciante.

Era residente a Eboli.

Lì Cristo forse non si ferma più, schifato dallo sfruttamento in atto da parte delle agromafie in tutto il Sud.

Camera,com’è noto da anni, fa parte dell’esercito di schiavi malpagati che un caporalato mafioso sfrutta in modo “strutturale”.

La morte del ragazzo,massacrato dalla raccolta di frutta con temperature sahariane, e’ l’apogeo della mattanza inarrestabile che riguarda i sottopagati emigrati senza reddito di cittadinanza.

Sono figli di un Dio minore dei proletari italiani poveri esclusi in partenza dalla ripresa economica sbandierata nell’Italia che lotta e vince.

E l’Italia di Mancini e’ la metafora nazional popolare di una depressione bipolare,piaccia o non piaccia.

Non ci vuole un ‘intelligenza vulcanica per comprendere che la forzatura della società dello spettacolo sulla Italia del calcio sia un artificio scontato,che esalta oltre misura presunta organizzazione,coraggio,fortuna, e pure calcolo etico ( mi inginocchio o no?).

Questo avviene in tutti i paesi, ovvio ,ma non è il caso di esaltarci per così poco, visto che la ripresa dalla pandemia non è un passatempo ludico e considerato che finora non abbiamo battuto Argentina e Brasile come nell’82.

Tutto è metafora,tutto è simbolico,tutto è simulacro,tutto va consumato,ma ridimensionare le apparenze è forse cosa buona e virtuosa.

Insomma da oggi zona bianca,niente mascherine,promossi in Europa sia da Bruxelles,che dal prato di Wembley,boom turistico,soldi a palate per chi li ha sempre fatti.

Fra due giorni si torna a licenziare,e quindi il mercato si apre a innumerevoli opportunità di ristrutturare il capitale umano.

La crisi,comunque,la stanno già pagando i precari e i sottopagati,la bomba sociale e già scoppiata,anche il sindacalista Adil lo sapeva.

I confederali ,preoccupati dall’esplodere della polveriera, un accordo con Draghi lo dovrebbero trovare.

Tanto la macelleria sociale va avanti proprio perchè non compare sulle prime pagine.

Peccato che chi muore di sfruttamento non possa vedere tutto questo ben di dio.

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25.6 – La partita persa: Oronzo Canà batte Black lives Matter…

Non è il caso di sfogliare la critica della Ragion pratica di Kant per comprendere le ragioni per cui negli sport i giocatori neri si inginocchiano con il pugno chiuso.

Dopo la morte violenta di George Floyd, soffocato dalla polizia in modo crudele, nel basket,nel football americano,nel calcio di tutto il mondo la testimonianza degli atleti neri,ma anche di quelli bianchi, prevede un gesto di cordoglio e di protesta nel pugno chiuso,in ginocchio.

Ma la nazionale di calcio italiana, durante questi europei, ha trovato nella esultanza del “porca puttena”di Lino Banfi- Oronzo Cana’,il suo tratto distintivo.

Solo 5 giocatori azzurri, infatti, contro il Galles,( tutti in ginocchio), hanno ricordato la piaga del razzismo con il rituale saluto.

Il calcio espresso dai manciniani ha fatto il giro del mondo per la sua bellezza, così come per la pochezza culturale dell’ambiente populista nazionalista che circonda la squadra.

Gravina, federazione calcio, ha dichiarato riguardo il flop etico contro il Galles,che non si possono imporre scelte politiche.

E i tifosi e giocatori della Germania con i colori arcobaleno contro Orban?

Gravina e maestri di pedata confondendo la difesa universale dei diritti con il politichese alla Salvini,che ovviamente preferisce le battute contro i migranti alle prese di posizione contro il razzismo,si dimostrano dei Ponzio Pilato sportivi.

Il conformismo stupido, di circostanza, del circo mediatico che appoggia l’avventura della nazionale di Mancini, e’ comunque patetico.

Gli azzurri sono tutti eroi,tutti pronti a partire per il fronte, perché l’Italia chiamo’: esultanza affettata ,allegria esagerata ,lo hanno notato in tanti.

Il gol su deviazione di Pessina contro il Galles,ad esempio, è stato osannato dai telecronisti nostrani come un Eurogol.

Si salva con grande classe Caudio Marchisio, ex giocatore Juve e opinionista primo canale Rai.

Dichiarando che se pur non vi era nessun obbligo di inginocchiarsi, era meglio lo avessero fatto
tutti, è uscito dalla palude del provincialismo del “porca puttena”.

Domani a Wembley si potrebbe rimediare,sfidando l’Austria e la variante Delta.

Cercando di stare con le ali zavorrate di piombo.


E in ginocchio,se è il caso,non davanti all’Austria,ma davanti alla dignità di stare al mondo.


23.6 – Ottanta anni fa l’ Operazione Barbarossa: lo sterminio nazifascista dei giudei – comunisti….

Il 22 giugno di ottanta anni fa la crociata anticomunista e antisemita di nazisti e fascisti portò nell’Unione Sovietica di Stalin morte e terrore che causarono in 4 anni venticinque milioni di morti. Lo sterminio di massa diventò lo stile di lavoro della Germania nazista.

Qui di seguito un brano tratto dall’ebook “1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbour: guerra totale”

IL MASSACRO PERFETTO: L’INVASIONE DELLA RUSSIA

Il 22 giugno alle prime ore del mattino i nazisti invasero l’Unione Sovietica.

La guerra diventò una guerra di sterminio conclamata e autorizzata dalle gerarchie del Terzo Reich.

Tutti si aspettavano la guerra, ma non quella guerra.

In fondo, come abbiamo visto in precedenza, il preludio dello sterminio di massa c’era stato in Polonia fin dal 1939: ora si trattava di mettere in pratica quello che nel Mein Kampf il Signore della morte aveva già de- lineato con oggettiva precisione e determinazione.

Non c’era solo in ballo lo spazio vitale per fare della Germania un impero che si estendesse dall’Atlantico agli Urali.

Il pericolo era il bolscevismo ebraico, quella miscela di materialismo e capitalismo che era stato il nemico numero uno della concezione nazional-socialista del mondo.

La guerra doveva essere spietata, crudele, abominevole, perché l’umanità andava salvata dal cancro della borghesia capitalista dell’Occidente, ma anche dai barbari d’Oriente.

“(…) quattro erano gli obiettivi che si intrecciavano l’un l’altro nella concezione della guerra ad oriente di Hitler: Lo sterminio della classe dirigente giudaico-bolscevica dell’Unione Sovietica inclusa la sua radice biologica costituita da milioni di ebrei dell’Europa centro orientale. La conquista di uno spazio coloniale per insediamenti tedeschi nelle zone della Russia ritenuti più fertili.

La decimazione delle popolazioni slave e la loro sottomissione al dominio tedesco nei quattro “commissariati del Reich” (…) retti da viceré tedeschi (…) i compiti affidati a questi commissariati del Reich consistevano nell’estirpare dalle masse slave qualsiasi ricordo del grande stato russo e di ridurre queste stesse masse in una condizione di ottusa e cieca obbedienza nei confronti dei nuovi “padroni”.

La realizzazione dell’autarchia in una grande “area” dell’Europa continentale sottoposta al dominio tedesco e a prova di blocco, rispetto alla quale i territori conquistati dell’Est avrebbero dovuto rappresentare il serbatoio presumibilmente inesauribile di materie prime e derrate alimentari”.

Cfr. Hillgruber, op. cit. pag. 79

Un simile programma poteva essere attuato da uomini divenuti automi, o meglio bestie.

Come il nazional-socialismo abbia fatto passare un massacro contro l’umanità per una guerra santa per il futuro dell’umanità, rimane e rimarrà un mistero.

Gli stessi generali della Wehrmacht, che durante la campagna di Polonia, avevano timidamente protestato contro la condotta delle SS e degli Einsatzgruppen, si lasciarono andare alle più teutoniche e mitologiche considerazioni di guerra giusta contro il bolscevismo.

Quando il 30 marzo 1941 il Führer illustrò ai vertici militari il suo proposito di aggredire l’Unione Sovietica, non una voce ebbe da ridire sul carattere bestiale che avrebbe avuto la futura guerra:

“Lotta fra due concezioni del mondo, l’una contro l’altra. Giudizio devastante sul bolscevismo che equivale a criminalità asociale. Il Comunismo è un pericolo enorme per l’avvenire”, cosi scrisse nel suo diario il capo di Stato Maggiore Halder sintetizzando l’esposizione fatta da Hitler il 30 marzo 1941 (…)”.

Quando poi le cose andarono male scaricarono tutte le responsabilità sul partito nazista di Hitler, anche se il 2 maggio 1941 gli ufficiali superiori della Wehrmacht acconsentirono di affamare 30 milioni di russi per trasferire le scorte di cibo in Germania. continua

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21.6 Razza padrona: caporali kapò e subappalti da miseria,criminale chi sciopera…

L’omicidio del sindacalista Adil Belakhdim di 37 anni, a Novara, durante un picchetto a difesa dello sciopero dei lavoratori della logistica, ha squarciato ancora una volta il velo di omertà sulle condizioni di sfruttamento degli” Invisibili”.

Da anni su questo blog e su altri centinaia di siti del movimento vengono denunciate le violenze dei padroni sui lavoratori più deboli.

Caporalato, subappalti, cooperative spurie con comandanti kapò, dall’agro alimentare all’edilizia, alla logistica: stipendi da 700 euro per 12 ore al giorno, chi si ribella prende botte.

Puntualmente tutto viene archiviato nel giro di un clic,pure dalle forze dell’ordine e dalle istituzioni, anche se c’è un contratto della logistica firmato dai confederali che prevede 1.200 euro lordi al mese per 8 ore.

Questa volta, però, c’è scappato il morto

Lo stato non poteva girarsi dall’altra parte.

I sindacati confederali,che solitamente ignorano volutamente la lotta di classe degli Ultimi,hanno partorito, per ora ,una posizione rituale e comoda da parte della Cgil di Maurizio Landini.

Adil,marocchino di nascita, difendeva quei migranti impiegati nella logistica che vengono trattati come bestie da soma.

Stava esercitando il diritto alla difesa dell’autonomia proletaria e operaia.

Aveva studiato matematica e fisica, poi si era posto al servizio di altri disgraziati, facendo bene il suo lavoro di sindacalista in prima linea.

Naturalmente il cordoglio unanime nasconde la tremenda verità.

Secondo interpretazioni reazionarie (giornalista Ragione..), lo sciopero con picchetto è un attentato alla contrattazione” pacifica”,è un atto estremista che impedisce il senso di una ripresa produttiva nazionale, corporativa, padronale,concertata sulla pelle di chi nella vita,se non lavora per una miseria, non mangia.

I sindacati di base della logistica, comunque, hanno denunciato con un comunicato ufficiale la guerra in atto contro gli operai da parte della razza padrona e il collaborazionismo dei vertici sindacali: 48 ore di sciopero con manifestazione a Roma.

A cui hanno partecipato le bandiere dei confederali…

Landini e soci o ci siete o ci fate,fatti vostri.

Marco Revelli sul Manifesto ha scritto che alcuni sindacalisti della Camera del lavoro avevano chiamato la polizia contro chi picchettava, ad inizio aprile, a Piacenza,il colosso Tenex Tnt,che aveva iniziato la politica del decentramento produttivo.

Kompagni sindacalisti o vi hanno diffamato ( e non credo, conoscendo l’autorevolezza dell’autore), oppure scioglietevi come foste la P2.

18.6 Italy -L’emergenza è sempre l’indigenza:uniamoci a coorte siam pronti alla morte…

Bisogna ringraziare in qualche modo il vecchio  assistenzialismo dei sussidi statali, comunali,della Caritas,delle associazioni,il nuovo reddito di cittadinanza, se qualcuno non muore di fame in un paese che siede nel G7.

È dal 2005 che i numeri sull’indigenza non sono così impressionanti causa Covid.

Recenti dati Istat quantificano 7 milioni di poveri compresi più di un milione di bambini.

Liquidare il tutto con il deterministico” i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri” è un’analisi da sociologia della miseria vomitevole.

Anche le valutazioni classiche delle crisi strutturali del capitalismo,come fossero leggi della natura,suonano come un positivismo da nullafacenti.

Perché per intervenire sulle disuguaglianze non si può sempre evocare” il classico   non si può andare avanti così”,come fanno puntualmente i sindacati confederali.

Nel 2021, dopo 16 mesi di Covid, anche i lavoratori senza salario garantito vivono in stato di indigenza, tutti lo sanno, nessuno vuole esplicitarlo, i sindacati di stato lo sussurrano lasciando soli i vari Cobas nazionali e territoriali che lottano in situazioni drammatiche.

Ma tutto è normale amministrazione.

Basta pensare in modo positivo e digitale,sperare nel Pnrr,e tutto andrà secondo l’eterno ordine del mondo:se ci sono i ricchi,ci sono i poveri,non siamo tutti uguali da che mondo è mondo.

La pandemia c’entra, ovvio, ma indicare nel castigo di Dio il killer dell’ uguaglianza è comodo per tutti.

Così mentre Vittorio Feltri ti dice in TV che non si può vivere a Milano con 3.800 euro la settimana,i suoi compagni di merenda tuonano contro  chi non vuole i licenziamenti.

Non è comprensibile che in un paese come l’Italia ci siano così tanti disgraziati non privi di futuro reale, materiale, spirituale, culturale etc., ma di un futuro del giorno dopo.

Il welfare made in Italy non ha nel DNA un riformismo condiviso,un accettabile piano organico di intervento istituzionale che superi la logica dei partiti.

Lo si dice tutte le volte che le statistiche svelano il volto anticostituzionale del paese fondato sul lavoro.

Gli scansafatiche sono avvisati.

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16.6 Cercare la soluzione perfetta nel catalogo delle rivoluzioni è forse inutile…

Già Foucault  e i nuovi filosofi parigini nel 1977 scrivevano che l’età delle rivoluzioni era finita.

Non era una provocazione.

Per tutta la sinistra,dal PCI ai gruppi della sinistra radicale e militante, la constatazione  che il Sol dell’Avvenire era tramontato definitivamente era dibattito all’ordine del giorno.

La Fenomenologia della rivoluzione ricorreva da tempo la mitologia per seppellire la disillusione del socialismo reale, dell’ Urss, del partito unico del marxismo leninismo.

Non fu proprio Enrico Berlinguer a dire che la fase propulsiva della rivoluzione d’ottobre era finita?

Rimaneva intatto il mito del Che, come oggi ,ma le esperienze di Cina ,Vietnam, Cambogia, ad esempio, erano giudicate fallimentari visto che quei comunismi si massacravano fra loro.

Così dopo gli anni settanta il concetto di rivoluzione passo’all’idea di una trasformazione permanente di se stessi.

Non nel segno dell’accettazione dell’esistente, ma di una confessione pubblica dei limiti di una rivoluzione politica che di fatto cambiava solo la classe dirigente, lasciando i rapporti inter personali al conflitto uomo- donna-, cultura – ambiente, personale  -politico.

Ogni rivoluzione sottintende la creazione di un genere umano nuovo ,dove le vecchie alienazioni siano pian piano modificate in senso propositivo.

Sperare di trovare soluzioni già pronte in un catalogo delle rivoluzioni socialiste può essere ancora praticato,a patto che i modelli di riferimento non siano verità inalienabili.

Nel regno dell’imperfezione la rivoluzione perfetta non esiste,ma il cambiamento di se stessi può mantenere inalterata la corsa verso il bene.

Il cambiamento di se stessi, comunque, non può avvenire  solo nella risoluzione del privato, nella coerenza appagante  del “mangio biologico, vivo nella natura, uso la barca a vela, ho smesso di fumare”..

Do you remember Nanni Moretti in Ecce Bombo?

In questo caso si cambia il  consumo di se stessi, non  il senso della rivoluzione che vuol dire accettare la alienazione profana del mondo materiale, anche dal punto di vista delle imperfezioni delle moltitudini.

Il meglio  è fuori catalogo, perché pensare alle masse proletarie come foriere di intrinseche libertà è romantico, ma non sempre vero.

La coscienza di classe di cui parlava Marx non era un’idea astratta.

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