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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

24,2″chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello, chi non lo rimpiange è senza cuore” V. Putin…..

questo è un mio articolo del 2018

Bella frase quella dello Zar del terzo millennio russo, bella, ma se permettete, vuota come un sentimento ampolloso fine a se stesso.

Putin, amico di Berlusconi e Salvini, rispettoso dei tratti social – fascisti della Le Pen, vende la guerra patriottica di Stalin, come Mussolini vendeva le figure risorgimentali di Garibaldi e Mazzini: grande retorica, ma nei fatti oligarchia, divisione di classe sperimentata, potere ai miliardari, disprezzo della stampa libera

Se mi si dice che per dare un giudizio su Putin dovrei andare a vivere in Russia ( è quello che sostengono parecchi simpatizzanti di Putin nell’area comunista – leghista), siamo all’infantilismo demagogico del campionato di calcio: l’importante è tifare qualcuno, anche se si mostra una macellaio sul campo.

Vladimiro è senz’altro un grande della sua epoca, persegue una politica panslavista e anti – occidentale come la dinastia dei Romanov, con Trump è più d’accodo di quanto sembra.

Putin e Trump, secondo seri analisti, hanno compreso che lo sfaldamento dell’Europa illuminista potrebbe essere l’occasione per rilanciare in senso nazionalista il bipolarismo Usa – Russia, non in nome di capitalismo e comunismo, ma nel nome della patria, della famiglia, del sindacato corporativo,dell’omofobia, del razzismo.

Non sto qui a snocciolare le malefatte di Putin in politica estera: vicino alla Turchia, vicino ad Assad, giustamente contro l’Ucraina non per questioni di esportazione della democrazia, ma per questione del controllo dei propri confini ( vedi Crimea).

Per cui la nostalgia del comunismo di Putin risulta all’atto pratico l’ennesima mozione degli affetti per nascondere i difetti di una politica basata sul pragmatismo di missili e droni e su elezioni interne dove non ci sono avversari.

Oggi in Canada al G7 manca la Russia, e questo non è un bene.

Manca, di fatto, anche l’America di Trump che coi suoi dazi vuol colpire l’Europa, il trattato Molotov – Von Ribentrop è stata una tragedia necessaria, quello di oggi è solo il suggello di un consiglio di amministrazione fra miliardari populisti, demagoghi, che si comportano da gangster.

Chiaro che siccome fermano l’Isis sono, per molti, benefattori dell’Umanità.

Per quanto riguarda la storia russa io ho nostalgia del tentativo di Gorbaciov di rendere l’Unione Sovietica un paese socialdemocratico.

Gorbaciov, per chi non lo sapesse, nel suo libro sulla crisi che travolse l’Urss, fece un elogio a Lenin, non a Stalin, alla classe operaia, non al partito e all’apparato poliziesco. Mica poco per un comunista.

23.2 – La narrazione della guerra in Ucraina porta via l’emergenza pandemia…

La crisi in Ucraina sta cambiando i palinsesti dei media più accreditati.

Le cifre su contagi,terapie intensive e morti stanno lasciando il posto al Donbass,allo zar Putin,a iconografie e fotografie che ricordano Armate rosse,steppe ghiacciate,civili evacuati : tutta la guerra minuto per minuto.

Ora i vari esperti,incontestabili per ché non tutti siamo politologi internazionali,hanno preso la prima pagina ai virologi incontestabili,perché non tutti siamo medici…

Tranne per quelli che a cinquant’anni, senza vaccino,non possono andare al lavoro, la riapertura verso il mondo sollecita il sorriso di averla scampata.

Quella che era giudicata come una guerra,la pandemia dalle varianti maligne,sta per essere archiviata e mercificata in migliaia di breviari del buon salutista per dire che il mondo continua anche perché c’è ancora spazio per una guerra vera,con ultimatum, retromarce,una fine del mondo che non ci sarà,ma che farà audience.

Pensierini:

Le sanzioni contro la Russia, dopo che Putin, partendo da Lenin e citando Stalin in mondovisione, ha strumentalizzato la storia del sovietismo, sono la logica conseguenza della violazioni degli accordi di Minsk dopo la crisi del 2014 in Ucraina, con la rivolta pilotata dagli occidentali contro il governo filorusso.

Invece di gridare all’unisono” pace in terra agli uomini di buona volontà”,sui social, intanto, cominciamo ad assistere al derby fra tifosi dei filorussi separatisti e esercito ucraino in un crescendo di disinformazione e guerra totale a colpi di menzogne.

Se c’è una guerra inutile è quella che si prospetta fra lo sguardo ad oriente di Putin e quello ad occidente di Zelensky.

Putin ha già vinto perché, per la prima volta dopo la fine della guerra fredda, è stata messa in discussione la presenza della Nato, come supervisore del capitalismo occidentale anche nell’Est.

Putin ritiene che una parte di quella che era l’Unione Sovietica ( l’Ucraina), non possa finire nell’orbita dell’Occidente.

Insomma scontro fra imperialismi post ideologici sulla pelle di milioni di cittadini; le sanzioni prospettate dall’ Europa e dall’Atlantismo sarebbero micidiali per l’economia russa.

La soluzione più logica che si aspettano le Cancellerie europee e mondiali sarebbe quella della diplomazia ad oltranza, pure se il Donbass filorusso rimane un dato di fatto di 7 milioni di abitanti.

Se invece è questione di strategie di un nuovo – vecchio mondo fatto di nazionalismi feroci siamo tutti nei guai: gridare al terzo conflitto mondiale è puro sensazionalismo mediatico.

Quando nel 1991 l’Urss si dissolse all’inizio il plauso generale andò a Gorbaciov,che aveva evitato un bagno di sangue nazionalista,etnico e religioso fra i vari stati.

I russi hanno tutte le ragioni storiche per non fidarsi degli Occidentali,(da Napoleone a Hitler e Mussolini),ma anche l’Ucraina ha il diritto ad una piena indipendenza da stato di diritto.

La democrazia dello zar non combatte la destra ( vedi feeling con Salvini, Orban), combatte la democrazia parteggiando per la democratura..dei Romanov..

La domanda è semplice:il popolo russo e ucraino davvero vogliono la guerra?

Direi di no,anche se una giusta quota omeopatica di antimperialismo americano ci vuole sempre, per capire i russi.

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18.2 – A 30 anni da Mani pulite rimane la crisi infinita della Repubblica…

Viene trattato con la dovuta deferenza il trentennale di Mani pulite.

Proprio per affermare che dopo 30 anni,visto anche il pasticcio dei partiti sul Mille proroghe, siano tornati al punto di partenza: le lobbies pensano a se stesse passando per la burocrazia partitocratica.

Nel febbraio del 1992,il pool di Di Pietro,Davigo,( rinviato a giudizio dalla procura di Bescia),Colombo etc della Procura di Milano, mise sotto inchiesta migliaia di politici e imprenditori,le patrie galere si aprirono per gli intoccabili.

Le cifre parlano da sole:3.200 richieste di rinvio a giudizio,1.254 condanne,solo 269 proscioglimenti e 161 assoluzioni: una vera rivoluzione nella classe dirigente del Paese.

Tutto iniziò da Mario Chiesa e dalla mazzetta al Pio Albergo Trivulzio.

Vi furono inoltre decine di suicidi, e cadde di fatto la prima Repubblica dei partiti che aveva fatto,nel bene e nel male,dell’Italia la quinta potenza industriale del mondo.

Da lì si scoprì che per gli imprenditori italiani pagare la mazzetta ai politici per avere mano libera nell’intrapresa era come bere un caffè: una consuetudine consolidata che finiva nel finanziamento illecito dei rappresentanti del popolo.

Era il delirio delle tangenti governate dalle segreterie dei partiti,con la piccola imprenditoria sempre più taglieggiata dalla partitocrazia,termine coniato da Marco Pannella fuori dall’abbuffata.

La figura politica più grande che pagò per tutti fu Craxi,il Psi si disintegrò,il PCI – Pds si salvò grazie al compagno Greganti ” un de quei che parlen no”.

La DC piano,piano ,si sfaldò con tutto il pentapartito,la balena si era spiaggiata nella baia della seconda Repubblica.

Il filosofo Hegel ha scritto che gli uomini fanno la storia,ma non hanno coscienza di farla: Mani pulite è stata nella coscienza comune la rivoluzione che per la prima volta ha messo in galera quelli che giravano con l’auto blu.

Fu vera gloria?

L’ardua sentenza dice di sì,ma come risaputo e detto in varie occasioni l’Italia da allora non è cambiata di molto…

Anzi è peggiorata, perché non cresce più,mentre negli Anni Novanta la ricchezza cresceva ancora del 15 per cento.

Nell’anno di grazia 2022 mafia,corruzione,collusione con la politica hanno ancora un peso rilevante nel rapporto fra furto di denaro pubblico e pubblico interesse.

Nel 1992 si diceva, ” tutti rubano”,oggi si dice quasi la stessa cosa.

Populismo e demagogia,certo,sconcerto sfascista e qualunquista pure, ma oggettiva cocente delusione per il rapporto fra cittadini e potere.

Sulla questione sono stati scritti e riscritti centinaia di libri,una cosa rilevante sull’argomento l’ha fatta notare Marco Travaglio.

Mani pulite fini non quando si era in procinto di prendere i pesci grossi,ma quando nella rete cominciarono a cadere i pesci piccoli,dixit il Travaglio.

Il giustizialismo, così,avrebbe preso una strada polpottiana inglobante il modus vivendi della società civile:chi è senza peccato scagli la prima mazzetta,aggiungo.

Anche questo, però, è vero a metà.

Il 23 maggio del 1992 vi fu l’attentato a Giovanni Falcone,il 19 luglio quello a Paolo Borsellino, l’attacco al cuore della democrazia venne dalle forze più oscure e reazionarie.

Mani pulite non fu quindi solo una questione di soldi,di tangenti,di truffe,raggiri,menzogne,da parte di uomini dello stato,ma fu un periodo costellato da stragi,infiltrazione di servizi,la solita e ripetitiva faida all’italiana.

Si noti che il pool di Mani pulite tentò di far fronte comune con i giudici siciliani nella guerra contro l’intreccio mafia – politica.

E se c’è un problema che non è mai stato affrontato è quello che vede anche oggi la classe politica, sempre più screditata, flirtare con una imprenditoria pubblica e privata ove gli interessi si perdono nell’alto dei cieli degli interessi di parte,luridi,mafiosi,fascisti.

Una parte dei nostri imprenditori,infatti, persevera impunemente nella politica dei bassi salari e licenziamenti e delle scorciatoie alla “Mani pulite”, vedi pure le ultime vicende sul superbonus per l’edilizia come ultimo esempio di malaffare,senza parlare del caporalato e del lavoro nero sotto tutela criminale

E quando Bettino Craxi, che aveva difeso la causa palestinese vs. gli americani a Sigonella, andò in procura a Milano davanti a Di Pietro,cadde non solo lui,ma una parte di quella democrazia formale conquistata a fatica dopo la guerra da parte dei partiti antifascisti.

Ma la colpa non fu dei giudici, come si continua a declamate da quella destra che trovò nel berlusconismo il sentiero della redenzione e della libertà di farsi i fatti propri.

Oggi la corruzione non prevede correzione perché la storia manca di personalità tragiche,ma vere.

E il discredito verso la politica è universale anche per chi,quando c’era Tangentopoli,era in fasce.

Non è bello.

Completamente gratuito dal 18 al 22 febbraio

21.2 “Baby gang”:il proletariato giovanile nella solitudine della marginalità..

Sono giovani italiani, extracomunitari di seconda generazione,assaltano coetanei per rubare orologi e telefonini,con le ragazze palesano atteggiamenti delinquenziali e sessisti.

A Padova ne hanno schedati mille,pronti tramite avviso social,a ritrovarsi per risse gigantesche degne di un kolossal statunitense sulla gioventù bruciata.

Ma questi,secondo gli esperti,sono di un’altra parrocchia,vittime di pandemia e reclusione.

Ci sono pure baby gang femminili che non fanno sconti a nessuno.

I media si divertono a definirli pericolo pubblico nelle grandi città,in contesti più piccoli sono risse di paese.

Quando a Parigi o Londra scoppiavano o scoppiano vere rivolte di quartiere di magrebini,giamaicani etc,con saccheggi nei supermarket che rievocavano le insurrezioni di Detroit e Chicago nelle città americane, si diceva che in fondo in Italia ci sono solo bravi ragazzi.

Adesso le baby gang, forse prenderanno il posto dei no vax nell’immaginario collettivo degli italiani,nuovo capro espiatorio per una paura diventata angoscia.

Sono culturalmente fascisti?

Sottoproletari da banlieue internazionale?

Massa di manovra di mafie occulte dal rap al trap,spacciatori con mitraglietta in cerca di spacciatori di rabbia metropolitana?

Non saprei,sono il prodotto delle periferie abbandonate che nel sud producono camorra e mafia giovanile,e al nord violenza contro tutto e tutti.

Le loro imprese prevedono bottigliate,coltellate ai loro coetanei più fortunati che possono presentare le credenziali giuste alla tavola del sabato dello shopping,della movida,del look alla moda:invidia per chi ha.

Fenomeno inquietante solo per chi non ha occasione di abitare in una casa della zona di S.Siro povera e indigente o in una borgata romana qualunque.

Poveri di prospettive, come masse proletarie più storiche, li si diventa cattivi perché la corsa al consumo rende fragili, dipendenti come tossici,inquieti nella giungla d’asfalto.

La violenza viene filmata dai telefonini,messa in rete,vantata come bullismo di massa: nessun progetto,ma solo violenza fine a se stessa per dimostrare di esserci e non semplicemente di essere.

(Da Sein per Heidegger,essere nel mondo).

“Faccio male quindi sono”,qualcuno parlerà di me, i miti sono periferici..

Quando vengono intervistati in forma anonima da qualche TV non ostentano deliri pro droga, amfetamine,acidi,alcool.

Niente,assolutamente niente,se non ricerca del branco,della banda che può variare anche secondo la nazione di provenienza.

Bande di giovani minorenni che sniffano colla e uccidono per rubare un orologio sono sempre stati l’effetto dell’indigenza assoluta, delitti perfetti vs.giovani diseredati nelle favelas di ogni continente che si immolano nel sacrario del vuoto esistenziale.

Qui non ci sono favelas,ma quartieri periferici dove si vota poco,si legge poco,dove la scuola è di trincea..

Non è questa la solita giustificazione sociologica che copre le malvagità dei singoli,ma il futuro del cosiddetto ordine pubblico potrebbe essere questo.

E il loro non essere fa paura a quelli che da secoli parlano di emergenza educativa senza mai approntate una riforma seria che è una.

16.2 “La vita è la più bella cosa che abbiamo,ma la mia non è vita.”

Mario, 43 anni, nome di fantasia, tetraplegico marchigiano,da 10 anni soffre le pene dell’inferno.

La sua non è vita, tanto da fargli dichiarare ” la vita è la più bella cosa che abbiamo,ma la mia non è vita”.

Dopo un battaglia legale di oltre un anno ha ottenuto il salvacondotto per il suicidio assistito dall’agenzia unica di esperti della regione Marche, che ha individuato nel farmaco Tiopentone la via giusta per l’eutanasia.

” Fate presto,basta con le torture”aveva fatto sapere Mario tramite i suoi legali.

L’accanimento terapeutico non va bene nemmeno per la Chiesa cattolica, da sempre refrattaria all’intervento della scienza sui destini sacri di ogni vita.

In seguito alla sentenza Cappato – dj Fabo del 2019 ,Mario dovrebbe avere i requisiti necessari per il suo estremo viaggio: la sua vita vegetativa, la sua patologia irreversibile, la sua sofferenza fisica e psicologica,la sua volontà libera lo rendono innocente davanti alla presunta colpa morale e civile di rinunciare alla vita.

Adesso in assenza di una legge sul fine vitae Mario dovrà lottare ancora per la sua scelta.

La legge sull’eutanasia,infatti,giace da anni in Parlamento per la solita indecisione della politica.

Proprio ieri la Corte costituzionale non ha ammesso il referendum sul fine vita.

Cappato e i radicali,che parlano di passo indietro della democrazia,non fanno della demagogia.

La legislazione in questo caso non ha pietà dei malati consenzienti a porre termine al dolore irreversibile del vivere in un letto,alimentati con macchine senza la possibilità di continuare una vita in sé e per sé.

Il tema è delicatissimo,per chi soffre è radicale.

Il sapere di sè, l’autocoscienza, non sono invenzioni filosofiche, giudicare il volere di Mario, quello di non soffrire,è orribile solo nell’atto.

Ci vuole chiaramente una legge che sia la sintesi fra morale e diritto come tutte le leggi che rispettino diritti individuali e armonia con gli altri,quella che Hegel chianava eticità.

Inutile continuare la polemica fra chi crede che la vita sia un dono di Dio e non un aggregato di atomi.

Il suicidio assistito non è un viaggio su una navicella spaziale: non c’è ritorno almeno nell’aldiqua, bisogna essere onesti con il proprio dolore per tentare di capire quello degli altri.

Non si fa a cuore leggero,il dolore del mondo sta nel coraggio di Mario.

Non stimare Mario non è possibile.

E ciò di cui non si sa,meglio tacere.

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16.2 – La Destra vive sull’ emergenza migranti / briganti,se no è il nulla..

Matteo Salvini,da quando ha toppato al Papeete,non ne ha azzeccata più una.

Soprattutto una volta che i migranti muoiono di preferenza nei Balcani fra Grecia e Turchia.

Mentre il Mediterraneo, cimitero dei disperati, ( anche ieri un naufragio),rimane solo nel cuore degli uomini di buona volontà e nella intraprendenza soggettiva delle ONG,e associazioni umanitarie,il Capitano non sa dove trovare un nemico credibile che possa fare lievitare i voti.

Così il “prima gli italiani”non muove più il patriottismo della difesa della patria,pure se la destra repubblichina, Santanchè, first lady nostalgica peggio della Mussolini,ha giocato tante volte la carta dell’invasione musulmana.

Ricordate quando i razzisti ventilavano la certezza che le moschee avrebbero preso il posto delle Chiese cattoliche?

Le miserie politiche e le menzogne dell’estrema destra populista sono state disvelate dalla Pandemia,gli italiani che avevano paura del “brigante e ladro esotico”hanno dovuto prestare attenzione al Covid,e Salvini si è trovato disoccupato.

Perché non ricordare che il Capitano fermava le ONG che volevano attraccare in porti italiani,suonava ai citofoni dei presunti spacciatori africani abbracciando poi gli amici della curva,veri spacciatori di roba pesante,si faceva fotografare in costume a fare il dj al Papeete,usava le moto d’acqua della polizia per allietare i figli al mare.?

Una vera camicetta bruna in camicia verde ,un’arroganza razzista imbarazzante persino per Giorgetti e Crosetto.

Oggi i migranti,secondo Ferruccio De Bortoli ,non certo uno di estrema sinistra,sono una risorsa per un paese come il nostro in crisi demografica.

Addirittura la presenza di migranti sarebbe in riduzione, vista la difficoltà dell’inserimento nella società civile.

Così oggi,da parte degli ex irriducibili sovranisti,si tenta di dare fiato alla crisi energetica che porterà il caro bollette a sposarsi con una nuova immigrazione dall’Ucraina in fiamme ( Orban già sull’argomento ha detto la sua).

Come si può notare il timbro del catastrofismo dell’invasione continua,non dismette i panni dell’emergenza.

Forza Nuova è in ritirata dopo l’invasione romana della Cgil,Casa Pound gioca di entrismo in Fdi e il Capitano non può costituire i legionari leghisti, se no Giorgetti lo manda al diavolo.

Così Salvini e soci forse hanno solo due strade: una CDU lombardo bavarese, oppure un partito repubblicano che diventa repubblichino quando si parla di emigrazione.

Come si nota si naviga a vista.

E il problema migranti,ridimensionato fino a nuovi sbarchi, è solo cronaca spicciola.

11.2 Filosofia – “L’Italia è una repubblica fondata sulla cattiveria”…?!

La frase è tratta da un articolo sul Corriere della sera dal titolo” Uscire dal tempo del rancore” di Franco Arminio,poeta e giornalista.

Tutto l’articolo è la constatazione di quanto odio represso stia uscendo dalle viscere degli italiani brava gente.

Secondo l’autore per riportare l’Italia ad essere una repubblica fondata sul lavoro dovremmo immergerci in un’opera di volontariato, per sottrarre rancore al corpo sociale.

Un po’ generico,si dirà,ma che un giornalista e studioso usi la poiesis è sacrosanto;manipolare sapientemente il sentire comune è un ‘arte.

Che l’Italia sia diventato il paese della cattiveria, dell’acrimonia,della depressione umorale,delle nuvole nere anche quando il cielo è azzurro,lo si sente dire da un pezzo,proprio dalla vulgata della società civile.

Basta che un tuo conoscente o amico sia stato all’estero, anche in tempo di Covid e che ti dica che sì, anche in Francia,Inghilterra,Germania, Portogallo,faccio per dire,ci sono problemi per pandemia ed economia;ma non c’è il clima da guerra di tutti contro tutti che c’è in Italia.

Valutazioni empiriche e sensibili non generalizzabili, se non da stereotipi di maniera tipo ” noi italiani siamo così”,valgono per quello che sono: sensazioni a pelle.

Però è anche vero che quando vai all’estero non trovi la nevrosi italica verso tutto e tutti,anche se il”tutto il mondo è paese” rimane incontestabile.

A tutti viene da pensare che in generale si stava meglio quando si stava peggio.

Quando si era più poveri,ma più dignitosi e meno pretenziosi e volgari,più chiassosi, ma meno rancorosi.

Cosa è accaduto nel paese dove “stamo meglio noi che nun magnamo mai”?( cfr. I Vianella).

Il poeta autore dell’ articolo esorta a fare cessare l’ emergenza emotiva,a riconsiderare la vita non attraverso sentenze denigratorie e accusatorie verso tutto e tutti.

Mi viene in mente che alcuni filosofi e intellettuali hanno indicato nella crudele ed empia esecuzione di Aldo Moro il cambio di sguardo dell’ego italico verso l’ alterità. Senza stato si diventa tribali,,diceva T. Hobbes.

Altri ricordano la scomparsa delle lucciole di Pasolini,la fine della identità proletaria contadina, l’urbanizzazione nella bagarre del consumismo.

Potremmo dare avanti per mesi.

Personalmente sono schifato dal fatto che Liliana Segre abbia bisogno di girare con la scorta:sia nel Giorno della memoria, che del Ricordo.

Inutile buttarla solo in politica.

Anche se la delusione per quello che è accaduto e non accaduto dal terremoto di Mani pulite è finita in un’immobilità corrosiva per le istituzioni.

Così una delusione dopo l’altra ha portato alla diffidenza reciproca non solo nel rancore istituzionale, ma nella disillusione generale.

Insomma non è la prima volta che ci chiediamo davanti anche a fatti banali ” ma cosa è accaduto, perché c’è così tanta cattiveria?

No,forse non siamo più cattivi di una volta,presuntuosi,boriosi stupidi nelle classi che dovrebbero dare il buon esempio, sì.

Ma ricordando sempre la saggezza cinica di Giulio Andreotti, possiamo dire che il mondo non si divide in Angeli e Demoni,ma in comuni peccatori.

Se ci considerassimo normali non saremmo italiani.

E i 150.000 morti della pandemia non hanno cambiato nulla.

9.2 -Inflazione o deflazione, per i soliti Ultimi non cambia nulla….

Adesso la paura sta nell’inflazione.

Così gli inserti di economia e finanza salutano la prospettata fine della pandemia e il ritorno alla normalità, che per gli italiani impoveriti significa non avere manco la commiserazione dell’emergenza.

I dati sono significativi, caro bollette, caro gas, caro benzina, caro caffè, caro giornali…. caro amico ti scrivo di un aumento del 4,8 % su base annua che, sempre secondo fonti attendibili, almeno per un giorno, non accadeva dal 1996.

Le vendite al dettaglio nel 2021 sono aumentate del 7,9 per cento, però il ministro Cingolani ricorda che il caro energia si mangerà una fetta del Pnrr.

In piena pandemia, in questi due anni, lo ricordiamo tutti, la paura era la deflazione, cioè il fatto che la chiusura degli esercizi pubblici e il deserto consumistico facevano risparmiare quegli italiani che potevano spendere e portava ancora più povertà a quelli che già erano poveri.

Non manca giorno che i media più vicini al liberismo capitalista denuncino che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri: bassi salari che non recuperano l’inflazione, welfare che sta sospeso sul reddito di cittadinanza, difficoltà nella messa in opera del Pnrr.

Viene da ridere pensando ai cori di diniego verso Landini e lo sciopero generale di dicembre che chiedevano attenzione verso il mondo del lavoro, del precariato, della disoccupazione etc.

Viene da piangere riflettendo sul grande plauso degli stessi coristi a Bergoglio che, ospite da Fazio in che “Tempo che fa”, ha ribadito con naturale e profonda semplicità che è importante volgere uno sguardo verso il basso per aiutare chi lì è caduto, oppure chi da lì non si è mai rialzato.

Insomma si assiste ad una corsa virtuosa a parole verso” la democrazia proletaria”, senza toccare di una virgola l’apparato di repressione della forza lavoro che consiste nei lavori sottopagati e nelle migliaia di situazioni dove giovani e donne sono sfruttati senza regole.

A questo punto vien da chiedersi se tutta questa messinscena della crisi istituzionale sia solo un gioco delle parti / partitiche, un risiko di riforme da attuare, che non prevedano costi per chi ha già di suo in abbondanza.

Per me e forse anche per chi legge è così.

Oggi chi è socialdemocratico viene considerato filo brigatista, tanto reazionaria, sfacciata e insolente è la cultura della disuguaglianza come incentivo all’intrapresa competitiva individuale, dello star bene seppellendo chi sta male.

Ai derelitti non rimane che sperare che oltre al papa in terra straniera, qualcuno in Italia si dedichi ai chi ha meno.

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7.2 Scuola di polizia:la pedagogia del manganello..

La morte dello studente Lorenzo Parelli, deceduto durante l’ultimo giorno di stage nell’alternanza scuola lavoro, settimana scorsa ha riportato in varie città gli studenti a scendere in piazza.

Niente di trascendente la normale prassi di un’agitazione studentesca, che ha visto pure la protesta per la seconda prova scritta alla maturità e contro l’alternanza scuola lavoro.

Ma le manganellate della polizia a Torino e Napoli sulle teste dei giovani studenti della secondaria hanno fatto scalpore.

Tanto che ci sono state interrogazioni parlamentari di PD e Sinistra alla ministra degli interni Lamorgese, che a sua volta ha bacchettato i prefetti per una tenuta dell’ordine pubblico da repressione poliziesca.

Il fatto gravissimo è la morte dello studente che addolora in modo dilaniante; le manifestazioni in piazza,secondo la madre di Lorenzo, sono state una carezza al figlio.

Quello che è accaduto dopo,invece,sono cose che accadono nell’identità fra razionale e reale in ogni paese dove gli studenti non accettano il sistema educativo o lo contestano.

Capiamoci.

La Lamorgese per tutte le manifestazioni mantiene la chiave interpretativa di sempre: il diritto a manifestare è sacrosanto,il problema è che vi sono i cattivi che si infiltrano ( anarchici e centri sociali).

Una volta era la sinistra dei” gruppuscoli”extraparlamentari.

Inutile star qui a polemizzare con affermazioni di rito,retoriche,da sbadiglio..

Così come la giornalista – blogger- attrice Selvaggia Lucarelli che ha intervistato gli studenti picchiati dalla polizia su Domani, sembra in vita sua abbia visto solo le proteste studentesche in televisione ,manco in internet.

Senza reducismo e senza presunzione,la mia generazione ha fatto tanto sul piano realistico della rivolta anti sistema.

Così si può dire che fra studenti e polizia negli anni sessanta e settanta non ci sia stato mai un rapporto amichevole.

In genere la contrapposizione studenti polizia è un classico dell’universo conflittuale

Forse dalle manifestazioni degli studenti del Politecnico a Milano del 1848 vs. Cecco Beppe e autorità costituite…

Per cui il tenere gli studenti nella bambagia alla Lucarelli,li fa sembrare più deboli di quello che sono.

Non che debbano provare il fragore della battaglia,non che debbano fare chissà che cosa: solo che la contestazione di settimana scorsa ha messo in luce la fatica del movimento degli studenti ad aggregarsi.

La furia repressiva della polizia contro uno sparuto gruppo di studenti minorenni, fa comprendere quanto debole sia il movimento e quanta enfasi si metta in scena per manganellare con ferocia chi in tempi di sudditanza alza la voce per dire no.

I feriti fra i minorenni delle scuole secondarie umilia i manifestanti,scesi in piazza per una questione realmente tragica come la morte del ragazzo e il disagio studentesco in generale.

Vogliamo lasciare che gli sceriffi non rispettino la Costituzione,?

Vogliamo non dare ascolto a Mattarella che ha esortato il Parlamento ad ascoltare gli studenti?

Ma i poveracci che in galera prendono mazzate gratuite?

E quando la repressione recentemente ha mazzolato i lavoratori della logistica, la Lucarelli cosa faceva?

E quando le manganellate negli anni settanta erano il pane quotidiano?

I giovani studenti sono stati puntuali a manifestare,non hanno bisogno di inconsolabili democratici e forse mettere insieme la protesta vs la repressione con la lamentela degli scritti alla maturità è cosa confusa.

La libertà e così bella a 16 17 anni…

Solidarietà agli studenti scesi in piazza, comunque,vere avanguardie di un malessere educativo represso da 2 anni di pandemia e di riforme mancate.

Ci si risparmi però l’enfasi della repressione alla Pinochet,quando abbiamo conosciuto Scelba,Cossiga e il G 8.

Immagini di repertorio

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