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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

16.3 -I proletari russi rispettavano i nostri soldati,anche se venivano da un paese fascista: la russofobia è da cialtroni…

…Ma stare con Putin e’ da criminali rossobruni

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta Pierluigi Raccagni vol 2 1943 – 1945

CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO

Al momento in cui si scatenò la grande offensiva invernale russa, l’8a Armata italiana era schierata sulla sponda del Don, fra la 2a Armata ungherese e la 3a Armata romena.

Il dislocamento era così concepito procedendo da nord a sud:

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• corpo d’Armata alpino, (divisioni Tridentina, Julia, Cunense e divisione fanteria Vicenza);

• 2° corpo, (divisioni Cosseria e Ravenna); 35° corpo, (divisione Pasubio); 29°corpo, (divisioni Torino, Celere, Sforzesca sotto il comando germanico).

Come abbiamo visto in precedenza, le forze italiane non potevano resistere alla massa d’urto dell’Armata Rossa.

Il mattino dell’11 dicembre i sovietici attaccarono le posizioni tenute dalla divisione Ravenna, il 13 riuscirono a infiltrarsi nella zona di Novaia Kalitva. Ma è il 16 dicembre il giorno in cui arrivò il colpo decisivo perché le truppe sovietiche sbaragliarono le posizioni.

Gli italiani, per quanto dotati di coraggio da vendere, non potevano resistere alle truppe siberiane equipaggiate per il freddo e dotate di armamento pesante.

Con poco carburante e poco cibo le divisioni si ritrovarono in mezzo ad un mare di neve in balia del freddo, del ghiaccio, della fame e delle quattro divisioni corazzate sovietiche.

Non c’era, infatti, da parte italiana un disegno strategico di ritirata: il vuoto creato nello schieramento dell’Asse sul Don da parte dei sovietici, non poteva essere colmato da nessuna divisione.

Così ci fu un “si salvi chi può”, che comportò la lunga marcia verso Occidente, attraverso la pianura russa gelata che durò dal 25 gennaio al 3 marzo del 1943.

L’interminabile fila di uomini semicongelati, con le coperte in testa per proteggersi dal freddo, con i visi incrostati di ghiaccio, tallonati senza sosta dal nemico con mezzi corazzati, sarà l’emblema della fine del fascismo. Sarà l’esempio determinante che un Grosso Caporale con retorica, demagogia, superficialità, criminalità, aveva mandato al massacro 200.000 uomini senza nemmeno sapere cosa fare per ritirarsi.

E poi c’erano i rapporti fra tedeschi e italiani, che in Russia avevano raggiunto il minimo di collaborazione e il massimo di disprezzo reciproco.

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Non bastava più l’efficienza tedesca ad affascinare i soldati italiani sbrindellati e con le scarpe di cartone, la politica di genocidio dei nazisti aveva nauseato gran parte delle truppe e degli ufficiali, anche se qualche battaglione di fascisti aveva avallato la politica del terrore contro i bolscevichi.

I tedeschi prendevano gli italiani per sfaticati, per perdigiorno inconcludenti, per ladri.

Gli italiani dicevano dei tedeschi, “i soliti porci”.

Tutti i peggiori luoghi comuni, insieme alle immancabili mezze verità erano usciti dalle trincee dopo lo sfondamento sovietico delle linee italiane.

E nelle alte sfere le frecciate fra le parti certamente non mancavano.

Quando il ministro degli esteri si recò a Rastenburg incontrando Walter Hewell, uno degli intimi del Fṻhrer, e gli chiese se la nostra Armata avesse avuto molte perdite gli fu risposto: “No, nessuna, perdita, stanno fuggendo”.

“Come voi a Mosca l’anno scorso”, fu la risposta.

“Esattamente”, chiuse Hewell, dimostrando comunque poca fiducia nella vittoria finale.

I sovietici superarono a nord la colonna in ritirata.

Per evitare un ulteriore accerchiamento, gli italiani dovevano camminare con marce di trenta – quaranta chilometri e con temperature che raggiungevano i quaranta gradi sottozero.

I tedeschi, a questo punto, non capivano come mai gli italiani trovassero ospitalità nelle isbe, con la popolazione pronta a dividere il proprio cibo e il proprio letto con quei disgraziati che camminavano per la steppa.

Da questi episodi nacque il mito degli” italiani brava gente” o meglio del “talianski karasciò, italiani buono”.

“Italiani buoni, tedeschi non buoni, morte ai tedeschi. Chi ha fatto la sacca questo ritornello lo conosce bene. Nell’isba del vecchio non c ‘era nulla da mangiare, almeno non vi trovammo nulla.

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Passammo all’isba vicina, la porta ci fu aperta da un bambino.
Entrammo.

Attorno ad un tavolo seduti c’erano cinque o sei tra donne e bambini. Stavano mangiando. Ognuno aveva in mano un cucchiaio di legno e con quello attingeva ad un’unica zuppiera posta in mezzo alla tavola.

Li vedo ancora sbalorditi con i cucchiai a mezz’aria, la zuppiera che fumava sul tavolo, tutti immobili e seduti e noi, il tempo di un attimo strappare loro di mano i cucchiai e cacciarli nella zuppiera e portare alla bocca la broda di patate in piedi fra loro seduti in una mano l’arma e nell’altra il cucchiaio che andava e veniva sbraitando”.

14.3 Il sistema putiniano, un habitat reazionario di patria,religione e repressione verso i libertari…

La strategia di Putin,quella di creare una madre Russia intrisa di sacro,la Chiesa russa,e profano,le ricchezze degli oligarchi, non è una barzelletta: e una realtà che va oltre i confini russi.

Salvini,che guardava alla Russia e alla sua sovranità neo – imperiale,si è dimostrato un epigone da baraccone del nazionalismo sovranista,ma è solo una comparsa.

Quelli che contano,fra gli esegeti del putinismo rossobruno,come il filosofo russo Dugin,teorizzano apertamente un nuovo mondo così concepito:

Anti occidentalismo e illuminismo

Rifiuto della modernità quale decadenza,che vuol dire connubio fra capitalismo novecentesco e negazione dei diritti civili,massacro delle minoranze,razzismo,guerra all’emancipazione della donna.

Il patriarca della chiesa ortodossa ha dichiarato che la guerra è santa perché contro i gay – pride.

Tutto il movimento globale ambientalista,solidale,libertario, è nemico della Russia e amico della Nato,secondo la narrazione della disinformatia reazionaria.

La debolezza oggettiva delle manifestazioni per la pace in Italia invera la divisione all’interno delle sinistre.

Addirittura la manifestazione di Roma,di Anpi,sinistra italiana e altre cento associazioni è stata guardata con sospetto a sinistra e a destra .

La contraddizione è palese: lavorare per la pace mandando armi è equivalente al “si vis pacem para bellum…”

Dalla destra estrema solite critiche all’Europa senz’anima, tanto per distinguersi da Draghi e PD,negando il fatto che era amica di Trump e Putin come sovrani della nuova destra mondiale.

Giungono notizie che a Belgrado l’estrema destra sia scesa in piazza a favore di Putin: nel senso che il putinismo ha tanti fans in patria e fuori.

Nelle città Putin e’ più debole,nelle campagne sembra sia molto radicato fra chi preferiva non tanto una Russia comunista,quanto una forte potenza mondiale.

Se uno studia l’ origine del movimento nazista troverà in tante posizioni pangermaniste le sollecitazioni care anche a Putin.

Hitler teorizzava uno spazio vitale,Lebensraum, a est,la Polonia fascista era il cuscinetto ideale fra Est e Ovest,così oggi l’Ucraina può diventare lo spazio vitale per la realizzazione di una grande Russia revanchista e panslavista.

Alcuni nazi comunisti italioti,rossobruni in gergo,avallano la tesi dell’impero russo…

Gli Stati Uniti,colpevoli di aver bombardato in mezzo mondo non possono dare lezioni di etica pacifista.

Quando i russi massacrarono i siriani ad Aleppo, Stati Uniti e Nato lasciarono fare.

Cosa si vuole che faccia l ‘Italia, mi domando,che non sa far pagare le tasse ai mafiosi,che non pone una pezza al lavoro nero, se non quello di stare in gruppo cercando di essere utile con le sue migliori armi:volontariato e umanesimo a favore di Ucraini,dissenso russo,e manifestazioni che denuncino il mattatoio nazionalista.

La sinistra può indire uno sciopero generale contro la guerra e per l’uscita dalla Nato,ma non è semplice…

Chi lo fa,se non è stato fatto uno sciopero come si deve a dicembre contro Draghi?

Oppure appoggiare le sanzioni,e sperare in Dio….ma chi lo sa

Denazificate il nazionalismo putiniano

11.3 La vittoria sul nazismo fu dell’Armata Rossa e salvò la democrazia ( promemoria per rossobruni)

Brano tratto da 1939 -1945 il racconto della guerra giusta VOLI

Una guerra giusta è una bestemmia.
Eppure ci voleva una sporca guerra, una guerra perfida e cattiva, magari con l’uso di una bomba atomica che è pur sempre figlia dell’anti- fascismo per salvare il mondo.
Non è uno slogan, né una facile retorica sulla vittoria della democrazia. “solo la temporanea e insolita alleanza del capitalismo liberale e del comunismo, che si coalizzarono per autodifesa contro la sfida del fascismo, salvò la democrazia, infatti la vittoria sulla Germania hitleriana fu ottenuta, e poteva essere soltanto ottenuta, dall’Armata Rossa.
Eric Hobsbwam, Il secolo breve

E ancora: “(…) si è ormai generalmente d’accordo sul fatto che il teatro bellico decisivo sia stato il fronte orientale, poiché senza la resistenza sovietica è difficile immaginare come il mondo democratico sarebbe riuscito a sconfiggere il nuovo impero tedesco…il grande paradosso della seconda guerra mondiale…. la democrazia fu salvata dall’impegno dei comunisti.”
Richard Overy, La strada della vittoria

Armata Rossa e capitalismo, democrazia e comunismo, termini naturalmente inconciliabili, addirittura antitetici per come è stato ed è il mondo.
Il mondo, nel suo irrinunciabile bisogno di pace e civiltà è stato salvato dall’antifascismo che ha messo insieme una sorgente di valori che ha determinato la nascita di una nuova era dell’umanità e la sconfitta del Male Assoluto.
Disse Kennedy all’università di Washington il 10 giugno 1963: “…nessuna nazione nella storia delle battaglie ebbe mai a soffrire più di quanto soffersero i russi nella seconda guerra mondiale.
Almeno venti milioni di persone persero la vita.

Innumerevoli milioni di case e cascinali furono dati alle fiamme saccheggiati. Un terzo del territorio (europeo) del paese, comprendenti quasi due terzi delle industrie, venne trasformato in deserto.
La seconda guerra mondiale, è stata una guerra internazionale perché “l’opposizione fra forze fasciste e antifasciste era interna ad ogni società” (Hobsbwam, Secolo breve).
Winston Churchill, De Gaulle, Stalin, Roosevelt erano una “poltiglia” dal punto di vista ideologico: il loro fronte unito contro Hitler, Mussolini, il clerico-fascismo, il razzismo, l’ideologia di morte fu vincente.
Scrive sempre Hobsbwam che il “fascismo è guerra”, che il fascismo internazionale portò morte e distruzione in tutto il mondo se si eccettua quei paesi che rimasero neutrali.
Di quegli anni che cambiarono il mondo tanti valori positivi sono andati perduti, tanto si è scritto, molto si è cambiato nel novero delle interpretazioni.
Non c’è da aggiungere più nulla
Ma poi c’è sempre qualcosa da ricordare, non solo ai più giovani, molte volte ai più vecchi che non hanno vissuto nessuna guerra. La mia generazione la guerra l’ha sentita raccontare dai genitori.
E ne porta ancora le tracce.
Queste tracce, o anche cicatrici, non possono essere cancellate.
A 80 anni di distanza si può dire che il mondo in quei sette anni scomparve.
Scomparve la civiltà, il senso della pietà e dell’appartenenza al genere umano.
Una cosa è rimasta. La guerra dei 55 milioni di morti è stata apocalittica quanto decisiva per le sorti dell’umanità.
La civiltà, la convivenza, la democrazia, il liberalismo e anche la parte positiva del socialismo dei diritti dei lavoratori sono stati salvati da una guerra santa, l’ultima guerra santa e religiosa della storia dell’umanità. Una guerra giusta, antifascista nel senso di un valore assoluto che non può essere scalfito da negazionisti criminali, né da opportunisti di vario colore.
La salvezza del mondo è stata pari alla spietata determinazione dei vincitori.

7 ANNI, 2174 GIORNI.

Il racconto della guerra giusta VOL.I

9.3 Dalla guerra No-Sì vax,a quella in Ucraina… e “noi che volevamo svuotare gli arsenali e riempire i granai”….

Sono giorni bestiali e tristi per tutta Europa, ora che la guerra è esplosa a Est del continente dove è iniziata la seconda guerra mondiale nel 1939.

Quando ti senti dire “ma voi dove eravate quando i neo nazisti ammazzavano i russi nel Donbass, si può rispondere sempre che chi stava con l’antifascismo c’era, eccome.

E anche prima c’era,pur a costo della vita.

E poi continuare con ” ma voi nella quotidianità pensate sempre alle guerre vs. i tibetani,vs.le minoranze dell’Amazzonia,verso gli juguri musulmani in Cina,verso le minoranze cristiane in Africa.”?

Polemiche secondo me idiote, contrapposizione ideologiche da perdigiorno…

Questa guerra colpisce tutto sommato anche la nostra presunzione che faceva del covid una guerra mondiale,con un” noi” vaccinati e “loro”no vax che non comprendeva sfumature,ragioni altrui..

La proibizione di andare al ristorante, “io resto a casa”,la retorica da anime belle, l’odio verso il no vax che si prendeva del disertore: pattumiera della banalità.

La discussione, o meglio la guerriglia delle idee, leggendo i social significa tante cose: passione,sconcerto, voglia di dire la propria. rancore, acrimonia, malafede,generosità, altruismo: tutte le umane passioni sono presenti nell’opinione pubblica.

Particolarmente furiosi sono i combattimenti parolai sulla antinomia se stare dalla parte di Putin o Zelensky ,ma pure sul fatto che ad un certo punto le parti si sono invertite.

Stare con l’Ucraina significa stare coi nazisti e gli americani,stare con Putin con gli antiamericani,secondo vulgata del qualunquismo.

È una logica binaria,paranoica.

E poi le domande di rito: bastano le sanzioni?

E basterà la mediazione della Cina?

Perché la speranza di un pace immediata si scontra con le sanzioni alla Russia, gli armamenti portati all’Ucraina fanno dire ad una parte dell’opinione pubblica che anche l’Italia è in guerra,i colloqui di tregua fra le parti preparano la continuazione della guerra,i corridoi umanitari sono una strada per il patibolo.

Aveva ragione Hegel a scrivere che” la guerra di tutti contro tutti è il corso del mondo”, la storia è un mattatoio.Il che non vuol dire contare i massacri dei nemici senza dimenticando quelli degli amici.

Coerenza e realismo.

In qualche modo, si dice bisogna uscirne: il gridare alla pace ne è il presupposto.

Pertini nel 1978 ricordo’ “svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai”,un vero inno alla pace.

Il problema è che abolire le armi ora con dpcm non è possibile, e non lo è stato mai.

Vorrebbe dire abolire il denaro, la proprietà privata, tutte utopie nobili,ma che si fermano all’Isola che non c’è, se oltre alla ragione, non c’è una forza morale e civile superiore al militarismo.

Sandro Pertini voleva significare il lavorare per la pace,costruire la pace, che è un’altra cosa.

Non si sa se geniale sia andare verso altri lidi ideali,oppure resistete oltre la evidenza.

Mi riferisco nel credere che l’armata di Putin sia comunque la testimonianza di una irriducibile visione sovietica della vita con le bombe a grappolo che volano su Kiev,i tank che solcano le strade,le bombe sulle centrali; fino ad arrivare alla denazificazione sul campo,al posto del Reichstag, il palazzo presidenziale ucraino.

Oppure una riedizione di un nazionalismo tragico,senza futuro,un’ avventura di una superpotenza nucleare che non vuole la Nato alle porte,ma nemmeno il minimo di democrazia in casa con la repressione sempre in atto.

Quelli che restano lì,in trincea per delega social,sicuri delle ragioni dell’ aggressore sono geniali senz’altro: piegano la storia all’interesse della propria egoita’ gruppettara,si diceva una volta.

È ideologia ,astratta perché non guarda in faccia alla sofferenza di chi sta sotto le bombe.

Le ultime narrazioni che prospettano un cessate il fuoco si sono dileguate nella quotidiana carneficina.

Le guerre di oggi sono un futuro che sa di passato, basta tifare sui social,ammazzare con la diffamazione intere popolazioni,ricordare i cimiteri delle singole etnie,prendere foto di bambini e donne violentate dalla guerra: tutti hanno ragione a dire che la vita e la storia sono ingiuste.

Le badanti ucraine, quelle che per vivere puliscono gli anziani occidentali nelle parti più intime, sono nazifasciste?

E le loro lacrime per i figli che partono per il fronte sono solo il vittimismo di madri naziste?

La ricerca della pace passa attraverso la giustizia sociale,il dire no al razzismo, all’omofobia,al lavoro di milioni di schiavi.

Poi ognuno metta pure la bandiera al suo stato d’animo.

Rispettando quella della coscienza normale,kantiana della pace perpetua come fine del sommo bene.

Ma, è una preghiera,non pretenda di avere una ragione assoluta,davanti ad una tragedia assoluta.

Chi fino a tre settimane fa voleva mettere fuori legge i no vax oppure insultava i sì vax senza se e senza ma,oggi discetta al caldo sulla legittimità di aiutare il popolo ucraino, o Putin o la Nato o l’Europa.

L’Italia è in guerra si dice, ma non è vero, è un’esagerazione emergenziale, così che la politica possa dire sempre “abbiamo altro da fare.”

La retorica nazionalista dell’armiamoci e partite è sempre in prima linea anche in Italia.

Poi c’è sempre il rammarico per come sia cambiato il mondo in due anni, cose impensabili, ed è inutile fare quelli dell’io l’ avevo detto, perchè non è vero.

Non è vero che le guerre sono sempre il frutto solo di egoismi.

È peggio,tutti lo sappiamo,ma riandare ogni volta a Caino e Abele non salva nessuno.

Nemmeno se stessi

Avevo scritto che Trump e Putin erano due facce della stessa medaglia,contro l’Europa,contro i diritti civili,contro le minoranze,contro tutto ciò che sa di democrazia e socialismo.

Bisogna ripeterlo ogni volta che si parla di Ucraina.

E quando si parla di Ucraina bisogna pure ricordare la carestia procurata da Stalin per colpire i kulaki negli anni trenta, le SS ucraine collaborazioniste feroci e criminali nel massacrare gli ebrei e i comunisti nel 1941, e non dimenticare i battaglioni del 2014, veri neo – nazisti nazionalisti contro gli abitanti del Donbass.

Per Trump Putin è un amico geniale, per Salvini l’uomo migliore della terra,…..

E i bambini ucraini intanto bisogna nasconderli nelle fogne,ha detto una maestra di Kiev.

Scommetto che c’è già pronto lo slogan dei rossobruni,le vere e uniche carogne di questa guerra.

Gino Strada ci manchi,

7/8.3. Stragi di donne dimenticate in tempi di guerra…

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta vol ,2 Pierluigi Raccagni

Il furore dell’Armata Rossa era distruttivo e vendicativo.

Non è possibile tacere sul trattamento che i sovietici riservarono alla popolazione tedesca.

Le donne vennero stuprate in massa nella Prussia Orientale, ma anche in tutte le città conquistate dall’Armata Rossa.

Scrisse un tenente russo addetto alle comunicazioni:

“Tutte le strade erano gremite di vecchi, donne, bambini, grandi famiglie che procedevano con lentezza verso ovest su carri e veicoli, oppure a piedi. Le nostre truppe – carri armati, fanteria, artiglieria, trasmissioni – li raggiunsero e si fecero largo spingendo i loro cavalli e i loro carretti nei fossati di fianco alla strada; quindi, migliaia di loro costrinsero vecchie e bambini a mettersi da parte, e dimenticandosi del loro onore, del loro dovere e delle unità tedesche in ritirata, saltarono addosso alle donne e alle ragazze. Le donne – madri e figlie – giacevano a destra e a sinistra della strada principale e di fronte a ciascuna di loro c’era una banda di uomini che ridevano con i pantaloni abbassati. Quelle già coperte di sangue e che stavano perdendo coscienza venivano trascinate via: i bambini che cercavano di aiutarle venivano fucilati. Si sentivano risate, urla, irrisioni, strilli e lamenti (…).

(…) Era soltanto una diabolica infernale orgia di gruppo”.

Cfr.Antony Beevor, La seconda guerra mondiale, Milano, 2013, pag 865

I comandi sovietici erano al corrente di quello che stava accadendo sul fronte orientale: non solo in Germania, ma anche in Jugoslavia, in Ungheria: dove passava l’Armata Rossa erano distruzioni insensate, crudeltà di ogni genere verso la popolazione civile, tutta quanta considerata collaborazionista delle stragi naziste in Urss.

Quando Giuseppe Stalin fu informato del comportamento dei soldati dell’Armata Rossa, così rispose a Milovan Gilas, comunista jugoslavo:

“Lei hai letto Dostoievskij, vero? Ha visto quanto è complicato l’animo umano, la psiche? Bene, immagini allora un uomo che ha combattuto da Stalingrado a Belgrado, attraverso migliaia di

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chilometri della sua terra devastata, fra i cadaveri dei suoi compagni e dei suoi cari. Come potrebbe reagire normalmente quest’uomo? E cosa c’è di così terribile se, dopo tanti orrori, si diverte un po’ con una donna? Lei aveva idealizzato l’Armata Rossa, ma l’Armata Rossa non è ideale e non può esserlo…L’importante è che stia combattendo contro i tedeschi…”.

Richard Overy, Russia in Guerra, 1941- 1945, Milano 2003, pag. 270.

Stalin non ordinò nessuna vendetta verso la popolazione civile, ma considerava stupri e massacri di donne un “divertimento”, che uomini stanchi di aver combattuto duramente potevano pure prendersi.

Nell’atteggiamento dei soldati, non tutti ovvio, non c’era solo vendetta.

C’era la sensazione che il saccheggio e lo stupro fossero bottini di guerra “normali”, a cui mai un esercito avrebbe dovuto rinunciare.

E poi i soldati scaricavano il terrore e la tensione che accumulavano nei feroci combattimenti con i tedeschi che difendevano la loro terra su tutto quello che trovavano da bruciare, distruggere, rapinare, violentare.

“La maggior parte dei soldati dell’Armata Rossa, ben poco istruiti, risentiva dell’ignoranza sessuale e aveva un atteggiamento primitivo nei confronti delle donne. Di conseguenza i tentativi dello stato sovietico di reprimere la libido del proprio popolo diede vita a quello che uno scrittore russo definì una specie di “erotismo da caserma”, molto più primitivo e violento della “più sordida pornografia straniera”. Il tutto combinato con l’influenza disumanizzante della propaganda moderna e con gli atavici impulsi bellici di uomini marchiati da anni di terrore e sofferenze”.

Cfr.Antony Beevor, op.cit. pag.64

Hitler, che aveva sempre sostenuto che l’offensiva russa era un bluff, e che non era il caso di distogliere truppe dalle Ardenne, viveva fuori da ogni cognizione razionale della realtà.

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4.3.Benvenuti all’inferno,la storia non è una filastrocca di opinioni….

1 settembre 1939,invasione della Polonia da parte nazista.

,Il 17 settembre invasione dell’Unione sovietica che si divide la Polonia con i nazisti.In quel momento la Germania nazista e l ‘Unione Sovietica erano alleati: il 23 agosto a Mosca era stato firmato il patto di non aggressione Molotov – Von Ribentrop.

Questo brano è tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta,Pierluigi Raccagni

………..

……Per completare il quadro il 17 settembre due gruppi di armate sovietiche mossero verso la linea di demarcazione prevista dal patto di non aggressione tedesco-sovietico del 23 agosto del 1939 che consentiva alle truppe di Stalin di poter assumere il controllo del territorio a Est.
Circa 217.000 polacchi caddero in mano ai sovietici.
E l’opportunismo di Stalin (eufemismo) lasciava piuttosto a desiderare, anzi fu un atto di vera criminalità contro il popolo polacco.
Comunque in Polonia andò così, secondo le tesi di Cristopher Andrew e Oleg Gordievskij nella loro Storia del KGB.
Riassumendo: “mentre la Gestapo organizzava la persecuzione dei nemici della razza, NKVD organizzava la persecuzione dei nemici di classe. I decreti emanati nel 1940 dalle autorità sovietiche colpivano innanzitutto trotzkisti e altri eretici del marxismo: quindi si colpiva la borghesia terriera, l’aristocrazia, sacerdoti attivi nella politica parrocchiale, impiegati di concetto dello stato (…)

Come disse il capitano Anders il compito di “decapitare la comunità” era il principale obiettivo della polizia sovietica. Furono deportate migliaia di persone in Siberia e Kazakistan, quando l’URSS venne invasa dai nazisti nel 1941 ci fu un’amnistia, peccato che la metà dei deportati era morta.
Quindicimila ufficiali polacchi perirono in campi di sterminio vicini alla patria. Il 9 aprile del 1940 a Katyn vicino a Smolensk il maggiore Solski redige un diario.
L’ultima annotazione così recita: “Siamo arrivati in un piccolo bosco che sembra un campeggio di vacanza. Ci hanno tolto gli anelli e gli orologi, che segnavano le 06:30 del mattino, anche le cinture e i coltelli. Che cosa sarà di noi?”
Tre anni dopo il cadavere di Solski con il diario ancora in tasca, fu scoperto dalle truppe tedesche insieme ai corpi di altri 4.000 ufficiali nelle fosse comuni della foresta di Katyn. Molti di loro avevano le mani legate dietro la schiena e una pallottola nella nuca. Tra le vittime della NKVD c’erano anche alcuni comunisti polacchi sopravvissuti alle purghe di Mosca.
Cfr. Christopher Andrew, Oleg Gordievskij, La Storia segreta del KGB, le operazioni internazionali del servizio di spionaggio più famoso e temuto al mondo, Milano 1991, pagg. 252 e ss.

Chiuse nella morsa da nazisti e sovietici, le truppe polacche continuarono a battersi con onore, anche se dietro le linee le atrocità naziste erano sempre più crudeli e ripugnanti.
Persino l’Ammiraglio Wilhelm Canaris, capo dei servizi segreti delle forze armate tedesche, protestò presso Hitler che non lo degnò nem- meno di una risposta. Le teste di morto delle SS parlavano di operazioni di polizia e sicurezza, in realtà era iniziato quello sterminio razziale che rimane una vergogna incommensurabile nella storia dell’uomo.
Così la Polonia si dissanguava fra le proteste del mondo libero imbelle, ma anche, come abbiamo più volte sottolineato, fra il disagio delle truppe combattenti in terra polacca.

Lo scopo finale della politica tedesca verso gli ebrei, ricordò Heydrich, non solo doveva essere tenuto strettamente segreto, ma avrebbe condotto alla soluzione finale. La Polonia andava ripulita dagli ebrei.
“In quel periodo iniziale, la collera contro il governo e il comando mili- tare, entrambi fuggiti abbandonando il paese al proprio destino, era in genere più forte dell’odio contro i tedeschi.
Ricordavamo con amarezza le parole del feldmaresciallo, il quale aveva giurato che non avrebbe permesso al nemico di strappargli anche un solo bottone dell’uniforme: promessa mantenuta, infatti, ma solo perché i bottoni erano rimasti attaccati all’uniforme che indossava quando aveva tagliato la corda per fuggire all’estero.
E secondo l’opinione di certuni ora saremmo stati addirittura meglio, perché i tedeschi avrebbero portato un po’ di ordine in quel caos che era la Polonia.
Ma i tedeschi, invece che avevano vinto la guerra guerreggiata contro di noi, cominciarono ora a perdere la guerra politica. Un punto di svolta cruciale fu la fucilazione dei primi cento innocenti cittadini di Varsavia, nel dicembre del 1939.nel giro di poche ore era stato eretto un muro di odio fra tedeschi e polacchi e né gli uni né gli altri da quel momento riuscirono più a scalarlo, anche se durante gli ultimi anni dell’occupazione i tedeschi mostrarono una certa disponibilità a farlo”.
Cfr. W. Szpilman, il Pianista, op. cit. pagg. 49, 50

Non per tutti i polacchi la guerra contro i nazisti fu una tragedia: il collaborazionismo degli occupati desiderosi di ingraziarsi i nuovi padroni della croce uncinata cominciò proprio in Polonia: “La popolazione polacca prese immediatamente a ingraziarsi i tedeschi. Per salutare le loro truppe costruì un arco di trionfo decorato con una svastica, un ritratto di Hitler e la scritta: ”Lunga vita all’esercito tedesco, che ci ha liberato dalla tremenda morsa della combutta ebraica (…)
Il 24 i tedeschi ordinarono a tutti gli uomini di riunirsi presso la Sina- goga: Gli ebrei capirono subito che cosa significava. Cominciarono a scappare dal paese, ma i polacchi che sorvegliavano tutte le vie, ripor- tarono indietro i fuggiaschi (…)

I tedeschi iniziarono a impartire lezioni di “buone maniere” verso gli ebrei. Le” lezioni” si tenevano al cospetto di numerosi polacchi. I sol- dati ordinarono agli ebrei di portare fuori dalla Sinagoga e dalla casa di preghiera tutti i sacri testi della Torah, ciò che fu fatto, e di bruciarli. Quando gli ebrei opposero un rifiuto a questo secondo ordine, i tedeschi li obbligarono ad aprire i rotoli della Torah e a cospargerli di cherosene; poi appiccarono il fuoco. Ordinarono agli ebrei di cantare e danzare attorno all’enorme falò. Gli ebrei che danzavano erano al centro di una folla che li irrideva e li picchiava a volontà (…) L’aria era lacerata dalla grida di dolore. Ma insieme a quelle grida si sentivano anche le allegre risate dei sadici polacchi e tedeschi seduti sui carri.
Cfr. Jan T. Gross, I carnefici della porta accanto, il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia, Milano 2003, pagg. 50, 51

2.3 In attesa della fine del mondo c’è gente che non arriva alla fine del mese…

La guerra fra Ucraina e Russia conferisce al senso quotidiano del vivere un motivo in più per rimanere nell’emergenza.

Il bombardamento criminale su Kiev di ieri anche del memoriale della Shoah, chiude ogni discorso che recita: “io non sto con Putin,ma…oppure ma gli ucraini sono tutti nazisti..”

Paracadutisti paracadutati sulle città ucraine,guerra vera,come non si vedeva dal 1945, l’illusione che basta aver letto Wikipedia per argomentare il massacro.

Lo show della guerra,in movimento da 6 giorni sui media del pianeta, parla di missili, droni, evacuazione di ambasciate, fuga di povera gente dal conflitto, con il prezzo del petrolio che sale alle stelle, quello del gas una mazzata etc.,le Borse in calo ,morti,feriti,vite spezzate palazzi sventrati,tragedie che non avresti mai immaginato di vedere.

Finita la pandemia c’è sempre una ragione per sentirsi in prima linea.

Sono le retrovie che soffrono, però.

Se la normalità vuol dire la fine della pandemia, bisogna vedere in Italia cosa sia una normalità accettata per eredità.

E qui le vicende della normalità fanno paura.

Nessuno può prevedere come andrà a finire, comunque vada;fra guerra vera e sanzioni vs. Putin,davvero adesso “il nulla sarà come prima,” incidera’ per un pezzo sul nostro comune sentire.

Se in questi due anni perdevi il lavoro, il salario, la possibilità di spendere c’era comunque una ragione superiore per spiegare l’ingiustizia: una pandemia mondiale che non conosceva confini pure fra le classi.

Ora che le cose, grazie al cielo. torneranno alla normalità sanitaria con il motto che la vita continua sempre, nonostante fame, guerre, catastrofi naturali, chi rimane indietro si sente ancora più desolatamente povero di prima.

Il darwinismo sociale, infatti, non è più un problema, l’uguaglianza un paradosso pericoloso e nemico dell’economia; ma pure lo stato di diritto è un modo di dire che non riporta l’uguaglianza ai diritti della Rivoluzione francese..

Ci sono resistenze diffuse davanti alla normalità; come tirare la fine del mese, però, rimane un problema più che banale.

Ripartire, seppellire nella memoria i 150.000 morti convivere con la guerra.

Lo stato di emergenza sanitaria non sarà rinnovato oltre il 31 marzo,ma l’emergenza psichica rimane infinita, quella economica indefinita, quella umanitaria arriva fino al 31 dicembre.

Siamo tutti traumatizzati dalla guerra come dalla pandemia,ma,credo,come tanti,che la “normalità” di prima non ci sarà più.

Se l’essere normali vuol dire impattare tutti i giorni in problemi annosi mai risolti, in frasi fatte dell’emergenza epocale bel lungi dall’essere affrontata, in ingiustizie palesi visto la crisi del sistema in tutte le sue fondamenta, allora si può capire che l’emergenza sanitaria era un muro di giustificazione, sia per chi ha fatto i soldi, sia per chi si è impoverito.

Mors tua vita mea, ubi maior minor cessat: non sempre il latinorun manzoniano ci salva dall’alienazione quotidiana.

Soprattutto quando questa diventa davvero controllo sociale,ulteriore divisione del lavoro,nascondimento della povertà,ammirazione per un despota poco illuminato e molto criminale come Putin.

Intanto mettete dei fiori nei vostri cannoni…giustificazionisti del massacro anti – Nato.

E occhio al nucleare,deterrente surreale.

La Nato in Italia ha coperto le stragi nere e gli Stati uniti nel dopoguerra hanno sostenuto golpisti, fascisti nazisti; vogliamo ogni volta tirare fuori gli scheletri dagli armadi, con la nostalgia della normalità?

In questi giorni di calo delle borse un balzo in avanti lo hanno fatto i titoli degli armamenti convenzionali.

29.2-Meglio stare con l’internazionalismo proletariato che con il dittatore Putler (Putin+ Hitler)

Era inevitabile dividersi fra tifoserie nella complessa e irrazionale guerra fra la classe dirigente Putiniana,corrotta e criminale da venti anni, e l’Ucraina libera e indipendente per referendum popolare, anche con l’aiuto di brigate nazionaliste a trazione nazista.

Ma così come Putin ha stupito il mondo con un’azione militare modello 1939, non sorprende che uno spacciatore d’odio e intolleranza come il Duce russo abbia estimatori nell’ultimo campo del capitalismo reale e sedicente comunista:dal Kim coreano a al Xi Ping cinese.

E questi si possono capire.

Ma pure fra i nazional – bolscevichi e rossobruni italoti e leghisti di sinistra il Putin criminale è annoverato solo eventualmente fra i fascisti, i nazisti sono ucraini, che diamine. come gli italiani sono mafiosi e da sempre fascisti pure loro, visto Mussolini.

La formula di Putin è la solita: sfruttamento bestiale, negazione dei diritti civili e religiosi, retorica del comunismo militare da guerra patriottica, repressione del dissenso.

In nome di cosa?

Così andiamo a discettate sul futuro in attesa di contare i morti nel presente.

Intanto la Nato,solo oggi diventata la fattrice di ogni guerra,secondo la vulgata, per ora sta minando la possibilità che i russi ricchi arrivino a Forte dei Marmi per le grigliate con champagne.

Tutti fimeremmo subito per un’Italia fuori dalla Nato,ma è come dire che tutti siamo contro la guerra e la fame nel mondo.

Le anime belle che scoprono solo oggi che la Nato per procura difende gli interessi del capitalismo occidentale,forse scordano che la Nato e la Cia in Italia hanno coperto lo stragismo nero e pure la mafia.

Quindi,secondo me, tutte le analisi hanno le loro giustificazioni,ma non si può capire tutto,sapere tutto, giocando ai soldatini seduti in salotto come tanti rossobruni locali.

Per quanto mi riguarda durante l’insegnamento a S.Vittore ho conosciuto russi,ucraini,serbi,egiziani,marocchini etc,rumeni: tutti avevano nella capa ricordi di stragi da parte di nazisti,comunisti,musulmani,sionisti,ma nessuno generalizzava contro un altro popolo il proprio risentimento.

Quello che non ha fatto Putin, che ha usato strumentalmente il nazismo delle milizie ucraine nel 2014 e anche durante la seconda guerra mondiale per bombardare Kiev,per sanificare il paese con i tank nelle strade e le bombe sui civili.

Sarebbe come dire che siccome la Armata Rossa stuprò circa due milioni di donne tedesche, i russi sono assassini stupratori seriali.

I residuati del cripto nazional bolscevismo italiota, che continuano a ribadire che la colpa non e’ solo di Putin, hanno ragione.

Anche Hitler aveva le sue ragioni contro la pace di Versailles che aveva di fatto affamato la Germania…

Le manifestazioni contro la guerra sono il minimo sindacale per chi ha una visione internazionalista,socialista,libertaria del modo di stare in pace per il progresso.

Le proteste in terra russa ci sono,Putin con il suo Blitzkrieg di stampo nazista vuole affossare definitivamente la democrazia nella Federazione.

Tagliagole patentati come Lukashenko sono i suoi fedeli alleati,il ‘vai Vladimiro” della Cina capitalista e komunista un viatico alla mattanza.

Il secolarismo post comunista ne esce a pezzi,anche se contro l’Isis l’Occidente sublimava lo zar.

In tutta sincera umiltà, se posso dire una cosa, e’ che la pubblica opinione internazionale faccia pressione per la fine della strage alla faccia degli storicisti salottieri che hanno in canna un solo colpo,quelli dell’infinita guerra fra nazionalismo russo e ucraino che ne hanno fatte di tutti i colori.

Salvare dai bombardamenti del miliardario Putin e della sua banda nazionalista il popolo ucraino è un dovere per le donne e gli uomini che anche se non capiscono tutte le strategie,hanno come scelta tattica quella della vita sulla morte.

Anche la decadenza dell’ Europa e dell’Occidente era un tema caro ai nazisti del Terzo Reich.

La bomba atomica su Hiroshima fu accettata da tutti i paesi che avevano combattuto contro il nazifascismo.

Mi ripeto:la storia degli uomini non ha morale,non tende al bene assoluto,ma dovrebbe tendere a sconfiggere il male assoluto.

Che sta anche nel razzismo,nazionalismo,omofobia,repressione e menzogna del capitalismo mafioso di Putin.

Lo zar ha attivato l’ allarme atomico,e vuole trattare.

Chissà cosa pensano le badanti ucraine.

25.2 – La mattanza di Kiev fra nazismo e stalinismo: la storia delle terre di sangue..

Brano tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta, e ebook operazione Barbarossa di Pierluigi Raccagni

Stalin nel 1933 aveva affamato l’Ucraina uccidendo in pratica 3 milioni di persone, ora i tedeschi, aiutati da milizie Ucraine nazionaliste si preparavano a far mattanza di ebrei e comunisti.

“Al di là dei tavoli gli ebrei con addosso solo la biancheria tremavano di freddo (…)
Dei Polizei ucraini separavano gli uomini e i ragazzi dalle donne e dai bambini piccoli (…)
Molti ebrei, camminando, intonavano canti religiosi, pochi tentavano di fuggire e quei pochi venivano subito bloccati dal cordone di sicurezza e abbattuti: dalla cresta si udivano distintamente le raffiche, so- prattutto le donne cominciavano a farsi prendere dal panico. Ma non potevano fare niente.
Li dividevano in gruppetti e un sottufficiale seduto ad un tavolo li contava: poi i nostri Ascari li prendevano e li portavano sul ciglio del burrone (…) Gli ”imballatori” ucraini trascinavano il loro carico verso quei mucchi e li costringevano a sdraiarvisi sopra e accanto: allora gli uomini del plotone si facevano avanti e passavano lungo le file di persone seminude sdraiate, sparando a ciascuna un colpo di mitraglietta alla nuca”.
Cfr. Jonathan Littell, Le benevole, op. cit. pagg. 123, 124

Il collaborazionismo dei nazionalisti anticomunisti ucraini in questa circostanza portò la barbarie nazista alla solenne ouverture della soluzione finale: il morbo del nazifascismo non ottenebrava solo le menti di una parte cospicua del popolo del terzo Reich, ma anche quelle dei popoli schiavizzati e ritenuti inferiori.

Per non finire loro stessi con un colpo alla nuca, in una fossa comune, collaborazionisti criminali e fascisti lituani, ucraini, ungheresi, romeni faranno a gara nel massacrare militanti comunisti e democratici e soprattutto ebrei.
La Wehrmacht, la Gestapo e le SS erano felici di tale bad company. “(…) i tedeschi fermavano gli ebrei per strada o li prelevavano dalle case e li obbligavano a lavorare nelle prigioni. Al loro arresto partecipava anche la polizia ucraina appena costituita…Ogni mattina circa mille ebrei venivano presi e distribuiti nelle tre carceri. Alcuni venivano messi a spaccare il cemento e a riesumare i cadaveri. Altri venivano fucilati nei cortiletti interni delle prigioni (…)
A questo spettacolo brutale partecipavano gli ariani di L’vov. Vagavano a frotte nei corridoi e cortili godendosi le sofferenze degli ebrei”.
Cfr. Richard Rhodes, Gli specialisti della morte, op. cit. pag. 69

Quando venne conquistata Kiev il 24 settembre del 1941 esplosero in città una serie di bombe e mine che devastarono gli edifici dei comandi tedeschi.
Per rappresaglia furono radunati 30.000 ebrei con la falsa informazione che sarebbero stati trasportati e reinsediati in una nuova regione

Dopo aver consegnato gli oggetti di valore e i documenti furono costretti a spogliarsi; con minacce o colpi sparati al di sopra delle teste vennero condotti a gruppi di circa dieci sull’orlo di un burrone noto come Babij Jar. Molti furono percossi (…)
Dovettero stendersi bocconi sui cadaveri sotto di loro e attendere i colpi che provenivano dall’alto e da dietro; poi arrivava il gruppo successivo. Continuarono ad andare alla morte per 36 ore (…)
Una madre nuda passò quelli che presagiva come gli ultimi secondi di vita allattando il suo bambino: quando questo fu gettato vivo nel burrone, vi si lanciò a sua volta trovando così la morte. Solo nella fossa queste persone furono ridotte a nulla, o al loro numero: 33.761.
Poiché in seguito i corpi furono riesumati e arsi su pire e le ossa non bruciate vennero schiacciate e mescolate a sabbia, quanto resta di loro è il conteggio finale.

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