La guerra fra Ucraina e Russia conferisce al senso quotidiano del vivere un motivo in più per rimanere nell’emergenza.

Il bombardamento criminale su Kiev di ieri anche del memoriale della Shoah, chiude ogni discorso che recita: “io non sto con Putin,ma…oppure ma gli ucraini sono tutti nazisti..”

Paracadutisti paracadutati sulle città ucraine,guerra vera,come non si vedeva dal 1945, l’illusione che basta aver letto Wikipedia per argomentare il massacro.

Lo show della guerra,in movimento da 6 giorni sui media del pianeta, parla di missili, droni, evacuazione di ambasciate, fuga di povera gente dal conflitto, con il prezzo del petrolio che sale alle stelle, quello del gas una mazzata etc.,le Borse in calo ,morti,feriti,vite spezzate palazzi sventrati,tragedie che non avresti mai immaginato di vedere.

Finita la pandemia c’è sempre una ragione per sentirsi in prima linea.

Sono le retrovie che soffrono, però.

Se la normalità vuol dire la fine della pandemia, bisogna vedere in Italia cosa sia una normalità accettata per eredità.

E qui le vicende della normalità fanno paura.

Nessuno può prevedere come andrà a finire, comunque vada;fra guerra vera e sanzioni vs. Putin,davvero adesso “il nulla sarà come prima,” incidera’ per un pezzo sul nostro comune sentire.

Se in questi due anni perdevi il lavoro, il salario, la possibilità di spendere c’era comunque una ragione superiore per spiegare l’ingiustizia: una pandemia mondiale che non conosceva confini pure fra le classi.

Ora che le cose, grazie al cielo. torneranno alla normalità sanitaria con il motto che la vita continua sempre, nonostante fame, guerre, catastrofi naturali, chi rimane indietro si sente ancora più desolatamente povero di prima.

Il darwinismo sociale, infatti, non è più un problema, l’uguaglianza un paradosso pericoloso e nemico dell’economia; ma pure lo stato di diritto è un modo di dire che non riporta l’uguaglianza ai diritti della Rivoluzione francese..

Ci sono resistenze diffuse davanti alla normalità; come tirare la fine del mese, però, rimane un problema più che banale.

Ripartire, seppellire nella memoria i 150.000 morti convivere con la guerra.

Lo stato di emergenza sanitaria non sarà rinnovato oltre il 31 marzo,ma l’emergenza psichica rimane infinita, quella economica indefinita, quella umanitaria arriva fino al 31 dicembre.

Siamo tutti traumatizzati dalla guerra come dalla pandemia,ma,credo,come tanti,che la “normalità” di prima non ci sarà più.

Se l’essere normali vuol dire impattare tutti i giorni in problemi annosi mai risolti, in frasi fatte dell’emergenza epocale bel lungi dall’essere affrontata, in ingiustizie palesi visto la crisi del sistema in tutte le sue fondamenta, allora si può capire che l’emergenza sanitaria era un muro di giustificazione, sia per chi ha fatto i soldi, sia per chi si è impoverito.

Mors tua vita mea, ubi maior minor cessat: non sempre il latinorun manzoniano ci salva dall’alienazione quotidiana.

Soprattutto quando questa diventa davvero controllo sociale,ulteriore divisione del lavoro,nascondimento della povertà,ammirazione per un despota poco illuminato e molto criminale come Putin.

Intanto mettete dei fiori nei vostri cannoni…giustificazionisti del massacro anti – Nato.

E occhio al nucleare,deterrente surreale.

La Nato in Italia ha coperto le stragi nere e gli Stati uniti nel dopoguerra hanno sostenuto golpisti, fascisti nazisti; vogliamo ogni volta tirare fuori gli scheletri dagli armadi, con la nostalgia della normalità?

In questi giorni di calo delle borse un balzo in avanti lo hanno fatto i titoli degli armamenti convenzionali.