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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

12.11 -Le armi nucleari tattiche e la fine del mondo a tappe: vedi Usa e Urss Anni Cinquanta

Quando si parla di armi nucleari tattiche subito si pensa all’escalation militare del reazionario, semifascista Vladimir Putin in Ucraina.

In realtà secondo storici di mestiere e non di opinionisti improvvisati,furono gli Stati Uniti a impegnarsi nella fabbricazione di piccole armi nucleari tattiche destinate ad essere ospitate nell’ogiva di un missile.

Questo a seguito della sperimentazione della bomba all’idrogeno dei sovietici,che era stata preceduta dall’esplosione.nelle isole Marshall,di una bomba all’idrogeno 750 volte superiore di quella atomica di Hiroshima da parte americana.

A proposito, negli Stati Uniti venivano addestrati ufficiali in grado di combattere una guerra nucleare limitata che sapessero maneggiare l’atomica come uno strumento convenzionale, a disposizione della politica di difesa dell’ Alleanza atlantica.

Nel giro di due ore,ribadivano i dottor Stranamore yankee,”l’intera Russia sarebbe stata ridotta a un cumulo di macerie fumanti”.

Poi il lancio dello Sputnik da parte sovietica impressionò gli americani: il bombardamento spaziale poteva provenire dallo spazio.

Tutto questo,che potrebbe continuare per ore,per dire che la prenotazione di una fine del mondo a puntate data quasi ottanta anni.

Se la tattica è il mezzo che conduce alla strategia,il nucleare tattico è il primo punto di non ritorno verso la strategia della distruzione.

Gli arsenali non si sono mai svuotati,soprattutto quelli atomici, perché garantiscono quella pace che è figlia della seconda guerra mondiale.

Le minacce di Putin non sono altro che la copia sbiadita delle minacce degli Usa per il contenimento del comunismo

Questa volta per il contenimento dell’Occidente.

E i bambini ci guardano

10.10″È all’universalità della potenziale distruzione che possiamo guardare con speranza e fiducia” E. Churchill 1953.

Di fronte al fatto che l’ Unione Sovietica nel 1953 testo’ la bomba all’idrogeno, dopo l’ esperimento nucleare della prima bomba atomica nel 1949,voluto da Stalin, la reazione di Winston Churchill parve sconcerante.

Una volta raggiunto l’ equilibrio del terrore il mondo, secondo Winston poteva prosperare in tutta sicurezza.

La storia gli diede parzialmente ragione.

Dal 1953 al 1973 l’ Occidente capitalista e il socialismo reale,a vari livelli,vissero un periodo di prosperità unico nella storia delle umane vicende.

Fu la crisi energetica del 1973,infatti,a chiudere il periodo della belle epoche economica.

La guerra fredda degli anni ottanta del secolo scorso con le Guerre stellari di Reagan ( antimissilistica nello spazio) che dissanguarono la già fragile economia sovietica, non portarono il mondo sul baratro di una guerra nucleare.

Oggi è diverso.

Non solo perché a Kiev piombano 80 missili sulla città: la vendetta di Putin per l’attacco al ponte che collega Crimea e Russia non si è fatta attendere.

Le dichiarazioni di Peskov,portavoce di Putin,che pur smentendo il ceceno Kadyron sull’uso dell’atomica tattica a corto raggio in Ucraina,non manca mai di sottolineare che la dottrina russa lo prevede, avrebbero messo in imbarazzo anche Sir Winston.

Ora che anche i media russi spifferano che la guerra sta andando male,la scorciatoia della bomba nucleare tattica,da 600 a 2.000 tonnellate di tritolo,potrebbe essere una soluzione a breve del conflitto in corso secondo i falchi di Mosca.

A tal proposito bisogna pensare che l’ esagitato Solovyov,il conduttore Tv più amato di Putin,fino a poco tempo fa ospitava espertissimi criminali che suggerivano di bombardare Parigi,Londra,Berlino..

A questo punto l’equilibrio del terrore andrebbe a ramengo.

Né può consolare il fatto che ” A hard Rain’s A-gonna fall”di Bob Dylan ,scritta nel 1962 ai tempi della crisi di Cuba,sia rimasta solo un cult nella storia del rock.

Né tantomeno il fatto che le bombe atomiche le abbiano usate per primi gli imperialisti yankee.

7.10 – Philo”Niente all’orizzonte che non fosse un guazzabuglio di bugie, crudeltà,odio e ignoranza” George Orwel

Così scrisse Orwell subito dopo la seconda guerra mondiale,deluso e amareggiato che la dittatura nazifascista fosse stata sostituita dalla dittatura staliniana.

Allora quando si piange per il cupo pessimismo di oggi, bisognerebbe andare con la memoria a quello che scrivevano gli intellettuali e i filosofi negli anni dopo la seconda guerra mondiale.

La vacuità della moderna società dei consumi,non potendo cancellare il passato, fece dire al filosofo Theodor Adorno che ” scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie”.

Oggi, però,il pessimismo filosofico è ancora più marcato.

L’apocalisse,invece di riempire gli scaffali delle librerie,impazza sui social e i talk show che vendono la fine della civiltà inzuppandola di spot pubblicitari.

Le sfide a volte sembrano, però, missioni impossibili:

Il cambiamento climatico,

la demografia,

le fonti energetiche,

le migrazioni di massa,

le tensioni intrinseche al multiculturalismo,

l’automazione,

la crescita globale delle disuguaglianze,non c’è da stare allegri.

L’entusiasmo che c’era allora ,nella ricostruzione del dopo guerra,non era,come abbiamo visto,scevra dal pessimismo della ragione.

Quindi il mondo è sempre stato più cattivo delle buone intenzioni.

J.Paul Sartre a proposito scriveva che al crepuscolo i buoni si confondono coi diavoli.

L’ appello a non disperare, anche da queste pagine, non è mai stato l’ottimismo acritico degli idioti.

La consapevolezza che più si va avanti più sarà peggio per figli e nipoti è nella testa anche degli animali,delle piante,forse pure delle stelle.

Orwell che nel 1952 scriveva che all’orizzonte si profilavano odio,ignoranza,menzogna non poteva immaginare che alle dittature fasciste o staliniste si sarebbe sostituita la dittatura planetaria dei consumi.

Il vero post ideologico è che per il telefonino ultimo modello le giovani generazioni si mettono in fila,anche se sono di destra,di sinistra o di centro.

L’omologazione planetaria dei desideri che considera le cose dei fini ,non dei mezzi ,era già stata denunciata da Pier Paolo Pasolini.

Il pessimismo,quindi,sta nel tramonto dell’umanesimo a tutti i livelli,Cristo non si ferma più manco a Eboli.

Il Pd, superato a sinistra ( !?) dai Cinque stelle,va verso la rottamazione 2.0

Filippo Anadreatta, esimio professore di relazioni internazionali e studi strategici, figlio dell’Andreatta fondatore dell’Ulivo,non mi risulta sia mai stato simpatizzante del comunismo.

Eppure anche il professore ha dichiarato sul Corriere della Sera che il Pd va rottamato, cambiato dalle fondamenta,ristrutturato in tutti i quadri dirigenti,che ormai vivono separati dalle classi proletarie e indigenti.

Sarebbe la rottamazione due, dopo quella di Matteo Renzi e Pippo Civati,che ha portato il Matteo, blairiano fuori tempo massimo,a Jobs act,rosatellum, e flirt con il centrodestra,con abbandono dei bisogni dei meno abbienti.

La scossa a destra, che lo ha portato a Italia viva,include però la legge sulle unioni civili e gli 80 euro ai salari più bassi.

Raggiunse il 40 per cento alle Europee con applausi di tutto il partito. ( Compresa la sinistra)

La cosa paradossale è che i Cinque stelle di Conte vengano percepiti più a sinistra dell’ex partito storico della classe operaia passato dal Pci per Pds,Ds,PD e ora forse rinominato democrazia progressiva,tanto per essere originali.

Conte,che ha puntato sul Rdc,e sul salario minimo e su una transizione ecologica che non concede nulla a termovalorizzatori e rigassificatori,ha avuto la fortuna di perdersi Di Maio.

Che è andato verso il nulla, così come tanti elettori grillini sono andati verso la Meloni.

Ora che questo sia un partito “de sinistra” è tutto da vedere.

Non viene dal mondo operaio,non ha retroterra culturali socialdemocratici: però è vivace nel contrastare le malefatte del rozzo capitalismo.( Gratuitamente…) e sembra piacere a operai disperati.

Ma il PD non può attendere di essere cannibalizzato ,( scusate il lessico…) dai cinque stelle.

E dunque il prossimo congresso si annuncia come una rifondazione riformarola fra due linee: una che guarda a Calenda e Renzi, l’altra che guarda a Bersani,Fratoianni e Cinque stelle .

Bisognerebbe forse guardare oltre il già visto per non ripetere fusioni a freddo come quelle dei cattolici di sinistra ( Margherita) e della vecchia ditta di apparato bersaniano che ora si accinge a rientrare nei ranghi con art.1.

La sommatoria di esperienze diverse nell’ambito della sinistra deve scegliere un progetto socialdemocratico vero e non leader che ripropongano se stessi come minestre riscaldate.

Paola De Micheli,Matteo Ricci,Stefano Bonaccini sanno di apparato vecchio e di insipido, l’unica candidata seria per un rinnovamento radicale è Elly Schlein.

È probabile che non verrà mai eletta.

I nomi non bastano, però.

Attirare militanti,riaprire le sezioni,prendere contatti coi movimenti di base dovrebbe essere un primo passo.

E poi rispolverare almeno Keynes per quanto riguarda il rafforzamento reale del welfare.

Tanto per vedere che effetto che fa ripetere le stesse cose per 20 anni.

Immagini di repertorio

3.10 Ora Putin, che si è annesso il Donbas, vuol trattare la pace..dei camposanti

Le elezioni hanno oscurato la guerra, la ggente non sembrava molto interessata a Ucraina e Russia.

Se non per il fatto che il caro bollette viene additato come effetto della guerra.

Da venerdì,con il discorso urbi et orbi di Putin,il concerto rock di supporto,la mobilitazione di Nuova Russia, siamo ripiombati nell’angoscia perpetua di una guerra in Europa, in “un’atmosfera nucleare”, dixit il 99 enne Henry Kissinger.

Infatti con l’annessione delle quattro province del Donbas per Putin la guerra è finita,chi attaccherà il Donbas attaccherà il suolo russo, perché i territori annessi saranno della Federazione per sempre.

( per ora la missilistica continua ad essere convenzionale come quella delle stragi di civili a Karkhiv..)

La minaccia di Putin di alcuni giorni fa di usare il protocollo che prevede,in caso di attacco alla Russia,l’uso tattico del nucleare, è un fatto così grave che lascia allibiti forse anche i filo putiniani caserecci.

L’annessione del Donbas, da parte del referendum plebiscitario farsesco organizzato dallo Zar, che sta perdendo la guerra in termini politici,ricorda l’annessione dell’Austria da parte di Hitler il 10 aprile del 1938.

Infatti è un biglietto da visita dell’imperialismo nazionalista e reazionario che diventa punto di non ritorno contro la democrazia sgangherata dell’ Occidente,che è pur sempre meglio di una dittatura reazionaria di oligarchi miliardari.( Non per Rizzo e Salvini )

Adesso si dirà,da parte di chi nega l’evidenza, che la colpa è di Zelensky che non vuole trattare: vuole solo entrare nella Nato.

Come sostengono molti storici, però, ( cfr Kershaw,l’ Europa in bilico 1950 – ad oggi,) due sono stati i momenti nei quali poteva scoppiare un terzo conflitto mondiale,a trazione nucleare: la guerra di Corea del 1950, e la crisi dei missili di Cuba nel 1962.

I conflitti di lunga durata,come quello fra Israele e i paesi arabi per la questione palestinese, ad esempio, non sono stati mai forieri di esplosioni di guerre mondiali anche nel 1956, con l’occupazione da parte anglo – francese del canale di Suez.

Siamo in guerra,forse, è un modo esistenziale,credo,per appagarsi del motto ” mal comune mezzo gaudio” e per fornire un alibi di comodo verso speculatori inflattivi.

Le sanzioni alla Russia sono state appunto un modo per contrastare l’imperialismo parafascista di Putin,ora dobbiamo pagarle sulla nostra pelle, perchè “chi di sanzioni ferisce, di crisi energetica perisce”.

Anche perché Norvegia e Olanda ci speculano sopra all’interno di una matrigna Europa,ove la Germania si è già defilata mettendo 200 miliardi a debito per pagare le bollette del gas a imprese e famiglie tedesche.

Si vuol dire che a fomentare il caos, Russia vs.Nato,questa volta è il putinismo semifascista, anche se gli Usa sono specialisti in guerre imperialiste in tutto il mondo.

Stiamo tornando alla guerra fredda,questo sì,ma non c’è più la contrapposizione comunismo – anticomunismo, ma fra libertà occidentali e dittature passatiste.

Ora che ha vinto la Meloni ci sarà una ragione in più per fare confusione;la Giorgina si è schierata con gli Usa e ha condannato l’ annessione putiniana,Mister B e Salvini stanno con Putin,ma devono stare quieti.

Ma tutti si dichiarano pronti a collaborare,per fortuna nostra e loro.

Sulle donne iraniane massacrate, per non portare il velo a norma, non ho sentito interventi di condanna da parte della destra.

A Roma sabato una grande manifestazione vs.il criminale fondamentalismo iraniano,amico di Mosca, è stata solo accennata dai media.

Putin,infine,ha attaccato tutto l’Occidente,moralmente decadente, che parla di famiglie arcobaleno e diritti civili.

Perché non ci sono manifestazioni sotto ambasciate e consolati iraniani e russi?

30.9 storia : Questa Giorgina non la ricorda: i nazi -fascisti nei Balcani nel 1942….

Brano tratto da 1942 Ordine nuovo e prime sconfitte dell’Asse e book da 1939 -1942 Il racconto della guerra giusta vol 1 di Pierluigi Raccagni

Completamente gratuito dal 30 settembre al 4 ottobre

1942 LA GUERRA CIVILE NEI BALCANI
Nei Balcani occupati dai tedeschi e dagli italiani dal 1940 si scatenò una delle guerre civili più cruente della seconda guerra mondiale. Anche nei Balcani l’effetto dell’Operazione Barbarossa causò una vera e propria insurrezione contro le truppe dell’Asse che si ritenevano al sicuro, vista l’arrendevolezza dei Serbi durante l’invasione delle truppe naziste.
“Qui noi soldati siamo degli dei” scrisse un soldato della Wehrmacht alla sua famiglia”, enfatizzando la potenza del Nuovo Ordine in quella parte dell’Europa.
Non aveva fatto i conti con una situazione che si presentava complicata sotto vari aspetti.
È bene ricordare che nei Balcani la conflittualità etnico – religiosa era fisiologica.
In Croazia i cattolici si opponevano ai serbi, i serbi in quanto greco ortodossi si opponevano ai cattolici, e i cattolici insieme ai serbi si opponevano ai musulmani.
In tal miscuglio di interessi particolari, di fazione, di tribù mantenere l’ordine e un senso dello stato era cosa difficile per le truppe di occupazione del Feldmaresciallo Wilhelm List, il cui quartier generale si trovava in Grecia.
Le tre divisioni del generale Paul Bader, male addestrate e poco equipaggiate, (le migliori formazioni si trovavano sul fronte russo), faticavano non poco a mantenere l’ordine della svastica.
Per i partigiani serbi non era difficile farla franca, dopo attacchi alle truppe dell’Asse, coperti da una popolazione solidale con i combattenti, i nazisti si “limitavano” ad uccidere per rappresaglia gli ebrei già rastrellati, non facendo altro che il gioco dei partigiani comunisti che presero presto un ruolo egemonico nella Resistenza.
In quell’area chi doveva vigilare era l’Italia fascista di Mussolini\che aveva buon gioco nel dire che la repressione delle popolazioni locali era un tributo dovuto alla causa dell’anticomunismo mondiale.
D’altronde l’Italietta del Grosso Caporale aveva buon gioco nel vantarsi di partecipare alla conquista dello “spazio vitale “in salsa italiota.
In fondo l’Italia era presente con il Regio Esercito in Slovenia e Croazia, Kosovo e Macedonia, era pure sul suolo albanese, protettorato dell’Italia.
E il Montenegro, paese natale della Regina Elena, era sotto il controllo militare italiano, così come la Grecia continentale.

La guerra nei Balcani, però, non fece altro che aggiungere anarchia ad anarchia, e gli italiani si trovarono nel mezzo di una guerra dove la popolazione civile collaborava con i partigiani, assaltava i reparti del Regio Esercito, disprezzava gli invasori visti come servi degli aguzzini tedeschi.
Qui gli “italiani brava gente” non poteva funzionare, perché i soldati italiani si trovarono a dover reprimere l’insurrezione partigiana per non essere sopraffatti.
Incendiando villaggi, organizzando plotoni di esecuzione contro contadini e civili, per la prima volta nella guerra gli italiani vennero visti anch’essi come sintesi militare del nazi – fascismo.
Nei Balcani si uccideva per necessità militare, non per crudeltà biologico – razziale, spiegò il comandante della divisione granatieri di Sardegna:
“Durante il pranzo, il comandante disse che alcuni esempi di severità, somministrati con giustizia, avrebbero fatto bene alla popolazione della zona (…) I nostri esploratori hanno ucciso per sbaglio una donna di sessant’anni, un bambino di dieci, una bambina di quattordici (…)”.
Cfr. Gianni Oliva, S’ammazza troppo poco, i crimini di guerra italiani 1940 – 1943, Milano 2006, pag. 89

I militi italiani non erano abituati alla sistematica rappresaglia contro le popolazioni civili.
Come tutti i soldati del mondo anche quelli dell’Italia di Mussolini vedevano nella rappresaglia il giusto mezzo per vendicare i propri compagni uccisi nelle imboscate, per ricompattare lo spirito di corpo, per tirare avanti cercando di arrivare alla fine della leva.
Non era una scelta politica vendicare i propri compagni caduti.
Questa almeno fu la posizione che l’Italia dovette tenere alla fine della guerra per non essere accusata di crimini contro l’umanità.
I fascisti, invece, si trovavano finalmente a menar le mani come Hitler comandava, il loro terrore era un surrogato del terrore del Terzo Reich in tutto l’est dell’Europa.


“Il legame fra il combattente e il suo compagno d’armi ferito era sempre stato uno dei valori che avevano cementato l’unità morale e politica di tutti i movimenti di ribellione.
L’insurrezione partigiana dell’autunno del 1941 contro le truppe di occupazione italo – tedesche significò una rottura totale contro questa legge non scritta dalla guerriglia balcanica.
Fin dall’inizio il nemico attuò una politica di deliberato sterminio dei feriti e dei malati, come mezzo per fiaccare il morale della banda partigiane, colpendone le radici.
Nei bollettini giornalieri delle unità tedesche e italiane l’uccisione dei feriti veniva riportata come un successo militare”.
Cfr. F. W. Deakin, La montagna più alta, Milano 1972, pag. 62

E poi c’erano le stragi compiute dai partigiani dei vari schieramenti che faranno della resistenza nei Balcani una tragedia che si protrarrà fino alla guerra del 1991 con il disfacimento della Jugoslavia.
A guidare i comunisti vi era Josip Broz, detto Tito, che aveva dato il via al partito comunista jugoslavo con l’intento di aiutare l’avanguardia del proletariato mondiale, l’Unione Sovietica, a diffondere la rivoluzione nel mondo e a salvarsi dalle bestie nazi – fasciste.
L’internazionalismo del partito, la figura carismatica del suo leader, la capacità di organizzare nelle zone occupate dalla Resistenza la vita civile, il venire incontro alle esigenze delle classi più umili, conquistò alla causa dell’insurrezione jugoslava la maggioranza del popolo.
“A fianco dei partigiani si stavano schierando volontari di tutti i gruppi etnici e religiosi. Pochissimi erano comunisti, mentre tutti erano convinti che i partigiani combattessero non solo per l’indipendenza, ma anche per una maggiore libertà della Jugoslavia (…)
(…) Ma soprattutto l’Agit-prop (l’organizzazione propagandista comunista N.d.A.), spiegava alla gente che i partigiani e il partito comunista credevano nell’unione fraterna di tutti i popoli della Jugoslavia.
Avrebbero protetto i musulmani dai fascisti croati e serbi, i serbi dai fascisti croati e musulmani e i croati dai fascisti musulmani e serbi. Non c’era ragione perché i tre gruppi etnici in Bosnia non potessero convivere in pace, visto che in Unione Sovietica, terra del socialismo, centosettanta razze e nazionalità diverse vivevano in pace e amicizia”.
Cfr. Jasper Ridley, Tito, Milano, 1996, pagg. 161, 162

28.6 Crisi sinistra – La vera opposizione nasce sempre dalla lotta vs.lo sfruttamento

E tutto un insultarsi fra brandelli di un centro sinistra parlamentare che ha preso la più grande scoppola dal 1945.

PD vs cinque stelle,Calenda vs.Bonino,Conte vs. PD,putiniani vs ucraini,..la sconfitta è orfana,la vittoria ha tanti padri,come si sa.

Dire essere di sinistra è da falliti e perdenti,secondo lo spirito dei tempi ove ai vincitori,finti conservatori e veri reazionari, già arrivano pletoriche condivisioni da parte di patrioti,cristiani,veri uomini,capi famiglia,onorati di essere diventati seri italiani,soprattutto dopo la vittoria della Meloni.

È il trionfo della psicoideologia di destra.

E il centro sinistra si prepara a fare un’opposizione seria ( Serracchiani),ecologica ( Bonelli),sociale,( Conte),costruttiva ,( Calenda,Renzi) cominciando a contare i seggi in Parlamento.

Conte,il più a sinistra,( te possino…),promette barricate per salvare il Rdc.

E qui vengono fuori le spudorate menzogne che fanno della scassata armata un esercito di clown.

Quando il 6 dicembre del 2021 vi fu l’ultimo sciopero generale indetto finalmente dalla CGIL,ad esempio,il PD fece finta di nulla,i cinque stelle erano alle prese con Di Maio,,Calenda farneticava sul suo centro liberale europeo,Cacciari era alle prese con Duprè,dubbio e precauzione .

Insomma c’è sempre stato un motivo per ignorare lotte che provenivano dal basso,tentativi di supportare lavoratori in lotta della logistica,licenziati di aziende in crisi, manifestazioni di riders.

I Friday for future sono gettonati perché considerati signorine e giovanotti buoni,intelligenti,mai rabbiosi, disperanti, ma popolazioni giovanili da inserire pienamente nel politicamente corretto.

Quando si muove qualche centro sociale,associazioni di migranti,sindacati di base, movimenti di donne,tutti popolazioni artificiali di cani sciolti, il PD e sinistre bla bla trovano il modo di aiutare la lotta dichiarando il famoso non “lasceremo indietro nessuno “.

Perché l’opposizione di queste brave persone e’ quella del gioco delle parti,per cui prima si dichiara il parlamento tempio della democrazia,poi si va a incrementare l’astensionismo in aula,per fare finta di azzuffarsi nei talk show.

Non si dica che questa è una visione populista della democrazia.

Per supplire alla mancante disciplina di una normale milizia politica, si trova sempre il modo di discutere il problema sociale solo in commissioni parlamentari, dove i sinistrorsi faranno barricate fino al venerdì.

Con trolley pronti nell’atrio,compresi i cinque stelle.

La gente normale ne ha piene le scatole di questa ” sinistra”.

La società civile,a questo punto,oscilla fra difesa corporativa del proprio status,e astensionismo qualunquista.

Per questo che Fdi e camerati di reazione possono pure fare del paternalismo verso i perdenti di successo.

Infatti, questi non fanno paura a nessuno.

la baruffa fratricida non sembra trovare nemmeno nell’antifascismo un momento di unione sacra rispettosa della Costituzione.

26.9 Stravince la fiamma tricolore della Meloni,Salvini e Letta sconfitti,5stelle salvi..

Ha vinto l’estrema destra della Meloni,tutto il resto è secondario.

Il dato saliente è che Fdi,che una volta si chiamava Msi,approfittando delle divisioni del centro sinistra che si è suicidato da anni più per interessi di potere elettorale,che per scontri di nobili ideali, ha messo in cassaforte il 26 per cento dei voti.

Risultando il primo partito di estrema destra schiettamente reazionario ad andare al potere dopo il 1945.

Non ci sono scusanti né per il PD,che forse dovrà esonerare Letta, né per il movimento cinque stelle che è andato bene,ma che hanno oggettivamente spianato la strada alla estrema destra non accorpandosi nel segno della Repubblica antifascista.

Salvini con la sua figuraccia epocale ( 8,5) e Berlusconi sono diventati garzoni di bottega di Giorgina, che, come da protocollo istituzionale, dovrebbe diventare la prima donna presidente del Consiglio.

A spostare la maggioranza degli italiani di centro destra all’estrema destra e’ la crisi indefinita del sistema politico,ma soprattutto un’emergenza economica e sociale che ha causato in questi anni rancori,rabbie, soprattutto verso una sinistra, di fatto latitante che non intercetta più gli ultimi.

Ogni tanto ritorna la Repubblica di Weimar in salsa italiana.

Nel senso che è sacrosanto sparare sul centro da sinistra ( su Draghi e Letta) se hai però un ‘ opzione di sinistra.

Non nel parlamento,ma nella società.

Se no finisci a destra,estrema.

Così il che Guevara italiota è ora un avvocato di talento che ha frequentato tutti i tavoli, un politico che con la tradizione storica della sinistra non c’entra una mazza.

Meno male che Giuseppi c’è,soprattutto per la resistenza sul reddito di cittadinanza,che a questo punto non è poco.

Lui comunque ha salvato la pelle ad un movimento dimezzato.

Voto libero in libertà,e l’astensione rimane nei parametri europei anche se il 63,1 per cento è sotto di 10 punti dal 73 delle elezioni politiche del 2018.

Di Calenda e Renzi ne parleranno molto quelli che con il bilancino del farmacista valuteranno le possibili alleanze a Montecitorio e Palazzo Madama.

È il flop della presunzione e della decenza di un riformismo possibile.

Mister B,vince sempre,le sue aziende sono sempre salve.

Rizzo chi? E qui si stappano bottiglie di gassosa .

De Magistris pure,e qui dispiace perché conosco tante bravissime persone di sinistra che lo hanno votato.

Alla fine: il centrodestra con il 44 per cento schianta il centrosinistra al 26 per cento,Mcs al 15, Lega e Fi sul 9,Azione al 7.

Sinistra italiana e Verdi al 3/ 4 per cento eleggono Ilaria Cucchi,il PD è il primo partito a Milano.

Non basta.

Orban, Le Pen, e il figlio di Bolsonaro si congratulato con la Meloni.

Il che dice tutto.

Comunque vada il 26 settembre non sarà la fine del mondo..

Credo che in tutta la storia repubblicana non ci sia mai stato un partito di estrema destra in testa ai sondaggi elettorali.

La probabile vittoria della fiamma tricolore della Meloni,che in Europa vota per difendere l’Ungheria di Orban insieme alla Lega di Salvini, è destinata a fare storia.

Lo sdoganamento dell’ Msi da parte di mister B nel 1994 in fondo ha pagato.

Una destra sociale populista e al servizio del capitalismo autarchico si sposa volentieri con la visione liberale di una piccola borghesia del ” me ne frego.”

Fratelli di Italia può mettere in campo un dio,patria e famiglia che piace alla corporazione dell’italiano medio.

Quindi serpeggia, soprattutto in uno strano centrosinistra che non c’è più, la paura di un ‘involuzione che porti il Belpaese,per quanto riguarda diritti sociali e civili,sotto l’ombrello del qualunquismo reazionario.

Ma è una paura quasi infondata: se la Meloni è quella di Vox ricompatta l’antifascismo disperso nelle divisioni fra Putin e Zelensky,se fa la draghiana perde gli ultras,ma conquista una classe dirigente che non ha voglia di colpi di testa .

Votare tutto quello che si può a sinistra,turandosi il naso per l’ennesima volta ( tranne sovranità popolare di Rizzo con vitalizio da 14 anni e amico di un criminale come Putin) non è un castigo divino,annullare la scheda non è un reato.

Andare a votare per rispettare la storia della democrazia e dell’antifascismo per quelli della mia età è quasi un dovere.

A lunedì.

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