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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

19.6 Questione giovanile:moralismo e ipocrisia vs le proteste…

…Ho assistito abbastanza stupefatto agli ennesimi talk show sulle proteste degli studenti, dei lavoratori,su bassi salari,caro affitti,inflazione ed emergenza climatica.

Sull’ argomento,dal PD della Moretti in Europa, alle estrema destra di Borgonovo, maestro di pensiero della Verità,dal liberale ad un tanto al chilo Sallusti,il coro è stato unanime.

Alla portavoce di Ultima generazione è stata fatta la lavata di capo consueta: il 70 per cento degli italiani vorrebbe in galera gli imbrattatori: perbenismo italiota.

(L’alluvione in Emilia Romagna non era ancora avvenuta,il cambiamento climatico era solo ideologia….)

Gli obiettivi sono giusti,sbagliato il metodo si discetta ( paternalismo italiota)

Alla portavoce della protesta romana degli studenti lavoratori attendati c/o la Sapienza, invece,è stato ricordato che loro,quelli dello star system,hanno fatto i pendolari da Como a Milano per anni, perché non si può avere l’ università sotto casa.

Obiettivo giusto ,protesta civile, moralismo imperante.

È uscito di sfuggita il grido di dolore che la casa dello studente inaugurata da Zingaretti nel 2021 giace chiusa fra topi e immondizia : prassi dell’Amministrazione.

Insomma il dato che con la pandemia le università si erano svuotate e i posti di lavoro pure,e che le giovani generazioni di studenti – lavoratori sono costrette allo sfruttamento selvaggio per campare,è stato menzionato come sciagura acquisita .

Durante la manifestazione sindacale di Milano,Landini ha osato dire che con uno stipendio di mille euro non si vive, sia che si è lavoratori o studenti lavoratori.

Apriti cielo.

Lo dicono tutti,tutti i giorni,come prendessero il caffè al bar.

Veniva voglia di mandarli a quel paese tutti,di portare quel pubblico dibattito sotto la categoria della disuguaglianza e della lotta di classe vs posizioni che hanno il marchio del politicamente vomitevole .

In tutto il mondo gli studenti sono un avanguardia intellettuale progressista : vedi donne iraniane,studenti israeliani,ad esempio.

In Italia vengono trattati da bamboccioni,se non frequentano i rave party e non sono anarchici o dei centrisociali brutti sporchi e cattivi.

NB la classe politica tutta è ancora sotto choc per quello che i giovani combinarono negli anni settanta.

Per questo parlano di riforme strutturali per ogni cosa: non le faranno mai.

3.7 1939 L’inizio della strage infinita del nazismo

Brano tratto da 1939 Attacco nazifascista all’ Europa, e book gratuito fino al 7 luglio di Pierluigi Raccagni

  1. LA FALSA PACE DI HITLER

Mentre la Germania nazista annientava la Polonia e Stalin si creava il suo scudo protettivo antitedesco, la Francia e l’Inghilterra, al di là dello sdegno, non fecero poi molto per aiutare la Polonia.
E sì che c’erano stati accordi ben precisi fin dal 19 maggio del 1939. Poco dopo la rottura del trattato tedesco-polacco, il ministro della guerra polacco si recò a Parigi per incontrare il generale Maurice Ga- melin.
L’intervento della Francia avrebbe dovuto svolgersi in tre tempi se- condo il protocollo d’intesa firmato il 19 maggio: esecuzione immediata di un’offensiva aerea, intervento offensivo su obiettivi limitati, piano offensivo verso il quindicesimo giorno.
Ma Daladier voleva evitare bagni di sangue e ci riuscì.
Basta pensare che nei primi quattro mesi di guerra la Francia nel 1914 aveva perso 450.000 uomini e nei primi quattro mesi del 1939, 1434.
La prudenza francese, dunque, era più che giustificata.
La Francia non aveva grandi unità blindate, non aveva una grande fan- teria motorizzata, non aveva aviazione tattica, né grandi contingenti di paracadutisti.
Anche gli inglesi, pur nella loro caparbia posizione antifascista. ave- vano inviato nel mese di settembre solo 6 divisioni nel continente. Poca cosa di fronte alla linea Sigfrido dei tedeschi.
Una volta conclusa la campagna, la Wehrmacht cominciò a trasferire le sue divisioni vittoriose verso Ovest, per presidiare appunto quella linea Sigfrido che doveva sbarrare la strada a inglesi e francesi, anche se fra l’8 settembre e il 1° ottobre, non aveva fatto quasi nulla per aiutare i polacchi.

E il 6 ottobre Hitler in un discorso a Berlino fece la parte del pacificatore, che tanto piaceva a Mussolini e con più sincerità a tutti i popoli dell’Europa, che di guerra non ne volevano sentir parlare.


Il Führer sollecitò il riconoscimento della Polonia, la sospensione delle ostilità, l’apertura di negoziati e compensi coloniali.


La suggestione di pace, manipolatrice, truffaldina e grottesca era un modo per continuare la guerra.
Si videro iniziative veramente ridicole, se non fossero state preludio di una tragedia.


“Noi non vogliamo fare guerra ai francesi” vi era scritto sui cartelloni che i tedeschi innalzavano sulla sponda tedesca.
Radio Stoccarda mise in onda slogan propagandistici che si direbbe oggi erano slogan di buonismo a buon mercato tipo” gli inglesi danno le loro macchine, i francesi i loro petti”


E poi, tanto per non farsi mancare nulla, si arrivò al clou della politica spettacolo: aerei tedeschi, sorvolando il massiccio centrale francese lanciavano manifestini che riproducevano il discorso del Führer del 6 ottobre davanti al Reichstag: “io ho cercato soprattutto di disintossicare i rapporti con la Francia in modo da renderli sopportabili per entrambe le nazioni. Ho già precisato, nella maniera più esplicita, le esigenze te- desche in proposito e non mi sono mai allontanato da questa dichiara- zione…ho rinunciato a riproporre il problema dell’Alsazia-Lorena, non per essere stato costretto, ma perché questo problema non costituisce in alcun modo una questione che possa mai pesare sui rapporti (…) La Francia lo sa.
È impossibile che un solo uomo di stato francese possa dichiarare che io abbia mai presentato alla Francia un’esigenza incompatibile con l’onore della Francia o con gli interessi francesi.”
Cfr. Claude Bertin, La sconfitta della Francia, Ginevra 1972, pag. 35

La propaganda nazista mirava a demoralizzare le truppe francesi.
Il fronte era sorvolato da aerei che lanciavano volantini riproducenti alcuni passi del discorso di Molotov dell’ottobre, i quali gettavano la responsabilità della guerra sui guerrafondai inglesi e francesi.

L’interrogativo che prevaleva su un’opinione pubblica francese ango- sciata per una nuova guerra era “se valesse la pena morire per Danzica o per l’Inghilterra”.
Hitler era ben contento che le potenze” plutocratiche e guerrafondaie” come Francia, Inghilterra e Stati Uniti rifiutassero le sue offerte di pace, così aveva modo di preparare quella guerra totale che era la sua mas- sima aspirazione storica.
E così i tedeschi cominciarono a fare sul serio in fatto di armamenti. Per dispiegare tutta la potenza teutonica era necessario utilizzare le ma- terie prime e importare quelle che riceveva dalla Russia.
Hitler si preparava a fare le cose in grande.
Fra un po’ la guerra fasulla sarebbe stata il migliore dei mondi possibili.

16,17, 5 -Comunali – Voto gassoso che evapora a destra,Pd fatica, ma tiene, 5 stelle male,…

Un voto oscurato per forza dalla guerra in Ucraina,dal ballottaggio di Erdogan il 28 maggio, dal Pnrr, e dalla lista della spesa dell’inflazione

Però dicono esperti e sondaggisti, bisogna aspettare i ballottaggi del 28 e 29 maggio, giorni nei quali si apriranno per il primo turno le urne in Sardegna e Sicilia,

Intanto il destra centro della Meloni si prende Latina, tiene Imperia,Treviso , Sondrio, mentre al centrosinistra vanno Teramo e Brescia, con un 26 per cento al Pd.

Non incide molto, anzi nulla, sulla politica nazionale questo turno elettorale sui sindaci, che ha visto in pista comunque, 4,5 milioni di elettori in 595 comuni.

L’affluenza in calo, pure per il sindaco, dovrebbe far ulteriormente riflettere che ormai un quaranta per cento degli italiani diserta le urne.

Il problema è che, come alle politiche e alle regionali, il blocco di destra può contare su una diaspora incredibile nel campo di quello che fu il centrosinistra

Schlein fa fatica,i 5 stelle vanno malissimo come da tradizione nelle elezioni amministrative, Calenda e Renzi fanno gara al ribasso; di sinistra italiana, verdi, Potere al popolo è diffcile rintracciare significative tracce di presenza nel conteggio dei voti se non in qualche aggregazione civica.

Non è ovviamente un voto ideologico, perchè se il post ideologico è già fluttuante nelle elezioni nazionali, figuriamoci in quelle dei sindaci.

Naturalmente hanno vinto tutti.

Salvini che aveva puntato su Brescia ha fatto ridere come quei clown che sfondano porte aperte,Tajani ha dichiarato che Forza Italia è decisiva anche per cambiare la canna del cesso dei Municipi,Renzi e Calenda sono sicuri che il voto privilegia un centro riflettente.

Balle.

Il dato sicuro non poteva cambiare: la Meloni continua sul black carpet del potere,il PD è comunque il secondo partito italiano.

Se il centro sinistra andrà avanti cosi,la destra governerà per altri venti anni.

15.5 Un ministro di razza: PADRONA!

Il Lollobrigida dopo aver sparlato di sostituzione etnica,ora ha vantato come sua propensione esistenziale la difesa dell’etnia italiana.

In occasione di un suo intervento sugli Stati generali della natalità il nostro ha ricordato che noi italiani siamo un’etnia in pericolo che va decadendo,visto il calo demografico in atto.

Se non fosse il ministro dell’Agricoltura,sarebbe ministro della Difesa della razza italica,anche se ha citato la Treccani per parlare correttamente di etnia.

Dice il laureato in giurisprudenza, diventato dio,patria e famiglia in compagnia del “Meloni pensiero”, che ,insomma, comunque bisogna difendere la nostra identità linguistica e culturale dall’invasione di chi vuole venire a vivere in Italia.

Il cognato di Giorgina,Francesco,non è semplicemente un gaffeur impenitente.

È, insieme a La Russa e Salvini, il trototipo di una linea politica che vede nello straniero comunque un nemico,solo se povero e indigente.

Il suo fascismo è vecchio come il mondo,la sua loquela è fumosa,confusa ,demagogica,priva di solidarietà.

Invece di parlare di etnia non si capisce perché non parli di cultura italiana,cittadinanza italiana, lasciando stare discorsi che hanno visto come esperti Rosenberg nella Germania nazista e Almirante nell’ Italia repubblichina.

Il Papa sull’argomento è stato chiarissimo: proprio alla Meloni ha ricordato che natalità e accoglienza non sono in contraddizione.

Siccome governerà almeno per cinque anni ci si augura che qualcuno gli ricordi che anche se i fascisti sono tornati,gli antifascisti in nome di una semplice umanità, potrebbero pure portarlo ad Auschwitz in pellegrinaggio.

Su una cosa concordiamo, però: la razza padrona c’è,e si vede.

La razza dei servi poi pullula di poveracci,anche se hanno i quattrini.

12.5 Ansia scolastica fra tendopoli e selezione ..solito copione

E bastata una tenda davanti al Politecnico di Milano per il caro affitti a fare dire urbi et orbi che non siamo un paese che pensa al diritto allo studio.

La protesta,poi,che si è estesa a Roma,Bologna, Torino ,Padova,Firenze etc,ha messo in prima pagina un problema che riguarda il caro affitti in generale nelle grandi città.

La politica si accorge che in Italia ci sono appartamenti sfitti a migliaia e che il 76 per cento degli italiani ha una casa.

Con un dettaglio.

Tra i proprietari di case ci sono quelli che hanno acceso un mutuo che non possono pagare e ci sono quelli che ci speculano a 600 euro a stanza a Milano e Roma,altri che sono vuoti ad esempio.

Così gli studenti fuori sede che non solo non usufruiscono di incentivi a livello europeo,ma come si sa, patiscono le contraddizioni di un sistema scolastico rimasto arretrato,sperimentano che l’Italia è un paese per vecchi.

Chi ha i soldi, può,chi ha una famiglia di ceti proletarizzati dalle crisi, si arrangia.

Ma allora i ragazzi del nuovo secolo sono proprio dei pappamolle, senza identità, se non si sono ribellati a ingiustizie palesi?

È infatti ormai notizia quasi quotidiana che fra i banchi di scuola cresce l’ansia da prestazione ,il terrore del brutto voto,la tragedia di chi dice di essersi laureato e poi compie gesti suicidali perché gli/ le manca un esame.

A parte il fatto che il disagio giovanile negli Usa miete stragi da film dell’orrore,e che anche nei paesi più evoluti sembra che più di professori si necessita di psicologi,il fenomeno va preso sul serio.

L’abbandono scolastico fin dalle medie, la selezione di una classe di giovani che certamente andrà a formare il capitale umano riservista nel mondo del lavoro,la selezione della classe dirigente affidata ai licei a scapito di istituti tecnici e professionali, pesa su un sistema scolastico crociano e gentiliano mai cambiato nei contenuti.

Per alcuni esperti è una fortuna perché il Belpaese non può rinunciare alla sua tradizione umanistica,per altri quasi una sciagura perché la massa giovanile è sottratta alla competizione del lavoro manuale del mercato.

Certo che i 4 comminati a man bassa,la ferocia con la quale alcuni insegnanti custodiscono la Kultur umanistica, non risolve il problema.

E si’ che gli studenti universitari non sono secondi a nessuno,vedi come siano richiesti all’estero.

Eterno quesito: se il prof respinge quasi tutta la classe sono gli studenti che non studiano o lui che non è capace?

Se un prof.universitario c’è ogni tanto,se manca personale,se tutto è all’insegna dell’arte di arrangiarsi come fai a garantire un Welfare educativo?

Addenda

Ho insegnato per 40 anni storia e filosofia in licei di grande prestigio,ma ho anche esercitato la mia professione in carcere e in istituti tecnici e professionali in zone periferiche e disagiate.

Ho sempre stimato chi mi stava di fronte,non ho mai derogato ad una severità scientifica,mi sono sempre rifiutato però di essere un cane da guardia delle giovani generazioni.

Ho conosciuto docenti bravissimi che erano saggi nella gestione dei voti,altri brocchi in tutto,facevano della severità lo scudo protettivo della loro insipienza.

Il problema,forse, è che i giovani oggi difficilmente si ribellano,oppure quando lo fanno si ritirano dalla scuola.

Che non è un luogo di competizione,ma presidio di tolleranza e democrazia.

La pagella del fascio littorio

10.5 L’eroe delle giornate di Napoli,Gennaro Capuozzo: accussí Grande..

Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta vol II di Pierluigi Raccagni

1943 LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI


Il 13 settembre Vittorio Emanuele III trasmise un messaggio al
popolo italiano nel quale ribadiva che era stato necessario, per
evitare gravi offese a Roma, lasciare la capitale.541
114
Il 15 ottobre, con la dichiarazione di guerra alla Germania da parte
del neonato regno del Sud, la Monarchia e Badoglio si schieravano
ufficialmente a fianco degli Alleati contro il nazifascismo.
Roma rimaneva “citt{ aperta”, il Nord e il Centro erano sotto il
controllo nazifascista della Repubblica di Salò, il Mezzogiorno e la
Sardegna sotto il controllo dell’AMGOT, l’amministrazione militare
dei territori occupati dagli alleati, diventata AMG, dopo che
americani e inglesi ammorbidirono la definizione a seguito della
cobelligeranza italiana contro i tedeschi.
Gli italiani, il popolo italiano, ne soffrì le conseguenze più
drammatiche soprattutto al Sud, dove gli americani e gli inglesi,
come abbiamo visto, trovarono una situazione alimentare, di
carenza di alloggi, e una situazione sanitaria che per molti versi
erano più gravi che nel Nord Africa, (vedi operazione Husky).


Nel Mezzogiorno vi erano state vere e proprie rivolte contro le
truppe tedesche che si ritiravano verso Roma depredando i
contadini del poco che avevano, arrestando i giovani sbandati dopo
l’8 settembre, incendiando paesi e villaggi.


In una Napoli ridotta alla fame, però,scoppiò qualcosa di più di
un’insurrezione.
Perché quando il colonnello tedesco Scholl il 12 settembre
proclamò lo stato d’assedio, il coprifuoco, la consegna delle armi
dandosi a distruzione, saccheggi e incendio dell’Universit{, un
intero popolo di intellettuali, studenti, operai scelse la strada della
ribellione e della lotta armata contro il tedesco.


Contro il terrore tedesco, che prevedeva il servizio obbligatorio al
lavoro si scatenò la furia popolare in quattro giornate di scontri,
che divennero le “Quattro giornate di Napoli ” riecheggiando le
Cinque giornate di Milano contro gli austriaci nel 1848.
Non è questione di enfasi, di retorica, di iperboli, ma i tumulti di
Napoli furono la testimonianza tangibile di quanto il nazifascista
fosse odiato da sempre più vasti strati della popolazione.
Dal 27 al 30 settembre del 1943 Napoli fu liberata dai tedeschi, il volto del dodicenne Gennaro Capuozzo, morto durante la battaglia immortalato dalla filmografia di Nanny Loy nel film “Le quattro
giornate di Napoli” resta ancora oggi una delle immagini, fra le
tante, più belle e commoventi della Resistenza italiana.

SUD,1943

8/9 Furono i sovietici a vincere la grande guerra patriottica,non solo i russi

Brano tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta vol II

La battaglia di Berlino stava raggiungendo il suo epilogo.

Zukov e Konev, con manovre sempre più avvolgenti, e con la penetrazione nella città dei carri armati, raggiunsero velocissimi la cerchia dei canali.

A difendere la capitale del Reich millenario erano rimasti 94.000 soldati, quasi 19.000 uomini fra i 60 e i 75 anni, 2.300 ragazzi fra i 13 e i 16 anni.

Fuori dal bunker l’avanzata sovietica mieteva vittime fra la popolazione civile, soprattutto fra le donne, che puntualmente venivano stuprate con spirito di vendetta.

“Tuttavia il pericolo principale non era la fame. Molti non erano preparati per lo shock della vendetta russa, per quanto la propaganda vi avesse insistito sopra….

La figlia di un macellaio di 14 anni, era stata uccisa perché aveva resistito. La cognata di Gerda, che abitava poco distante, era stata violentata dai soldati e l’intera famiglia aveva deciso di impiccarsi.”.

Cfr.Antony Beevor, Berlino 1945, Milano,2002, pag.341

339

Fra il 24 aprile e il 2 maggio si assistette ad una apocalisse della ragione, l’uomo razionale divenne peggio dell’animale, la civiltà sprofondò nel sangue e nell’orrore. I sobborghi esterni ben presto furono travolti, la battaglia si restrinse prima ai rioni di Mitte, Kreuzberg e infine divampò nel quartiere del Tiergarten.

A mezzogiorno del 24 aprile le truppe sovietiche di Zukov e Konev si erano incontrate alla periferia della città.

L’accerchiamento dell’armata di Busse era così completato.

La speranza di unire l’armata di Busse a quella di Wenk era fallita, l’aerodromo di Tempeltof era sotto il fuoco dell’artiglieria sovietica.

Il 25 aprile Hitler, a sorpresa, dichiarò che la situazione non era così grave come sembrava.

Insomma, fino all’ultimo Hitler optò per la sua immagine.

Teneva di più a quello che avrebbero pensato di lui post –mortem, che alle decine di migliaia di vecchi e ragazzi che mandava ancora a morire contro l’Armata Rossa.

Ma in superficie le cose stavano lentamente cambiando.

Non tutti volevano la bella morte hitleriana.

La stessa guardia personale hitleriana pensava a come uscire dall’assedio sovietico, i vecchi della Volkssturm se ne tornavano a casa cercando di evitare le squadre delle SS, che trucidavano disfattisti e disertori.

“Tra le rovine fumanti della metropoli, le condizioni di vita peggioravano rapidamente Il cibo si stava esaurendo. Il sistema idrico era fuori uso. Vecchi malati, donne e bambini, soldati feriti e profughi si tenevano aggrappati alla vita nelle cantine, nei rifugi sovraffollati, nelle stazioni della metropolitana”.

Cfr.Ian Kershaw, Hitler, Milano, 2016, ediz.on – line, pag.1860

1945 NEL BUNKER DEI MORTI VIVENTI

La sera del 26 aprile i soldati sovietici erano a pochi metri da Alexander Platz, cuore della città.

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La cancelleria del Reich a quel punto distava solo un chilometro.

Il clima era strano: depresso e euforico allo stesso tempo. Chi aveva scelto di restare nel bunker, era come avesse scelto l’Inferno con grande soddisfazione.

Addirittura a tenere compagnia al Führer arrivò inatteso il generale della Lutwaffe, Ritter Von Greim con la sua affascinante collaboratrice e compagna di vent’anni più giovane, l’asso dell’aviazione e pilota collaudatrice Hanna Reitsch.

Avevano affrontato un rischiosissimo volo da Monaco per stare vicino a Hitler che, generoso con chi condivideva la sua macabra idea di vita e di morte, lo nominò feldmaresciallo al posto di Göring.

Dal bunker, insomma, veniva un’energia incredibile dalla follia di Hitler, tutto era sconcertante come in una caverna mortuaria.

Greim, grande ammiratore di Hitler, addirittura disse che bisognava avere fede e le cose sarebbero mutate.

Il 28 arrivò la notizia che Mussolini e la Petacci erano stati appesi a testa in giù a Milano, dopo essere stati uccisi dai partigiani.

Hitler decise di legalizzare la sua relazione con Eva Braun, dopo aver dettato il suo testamento politico, che non aggiungeva nulla di nuovo alle solite farneticazioni dei primi Anni Venti.

La cerimonia del matrimonio fu celebrata da un impiegato chiamato in tutta fretta nel bunker.

Goebbels e Bormann fecero da testimoni, verso l’1,50 del mattino del 29 aprile del 1945 furono fatte le congratulazioni alla nuova famiglia Hitler.

Lui che era stato sposato solo alla Germania ora aveva contratto matrimonio con Eva Braun, la sua missione era quindi finita, non c’era altro che da preparare la propria morte.

Hitler aveva detto tante volte che non voleva essere esibito come prigioniero allo zoo di Mosca.

La notizia di piazzale Loreto a Milano, lo aveva convinto che la cosa migliore fosse la morte.

Le truppe sovietiche avevano intanto occupato la Postdamer Platz.

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Alle 14 Hitler pranzò in compagnia delle sue segretarie e della cuoca.

Quindi salutò i suoi intimi collaboratori e si ritirò nella sua stanza.

Adolf Hitler morì tra le 15,15 e le 15,45 di propria mano, come sua moglie Eva, nel bunker principale sotto la cancelleria.

Come realmente sia morto è stato oggetto di migliaia di congetture.

5.5 Se l’estrema destra sogna la vendetta non otterrà mai la pace….

L’ex presidente americano Herbert Hoover disse a Truman nel 1946 riguardo la questione tedesca che non si poteva avere la vendetta e la pace.

Parole sante anche per l’estrema destra italiana che ogni giorno parla di pacificazione,sputando nel contempo sul movimento antifascista e sulla storia del movimento operaio.

I campioni della pacificazione nazionale sono il solito La Russa e Salvini in primis, che sostengono che la resistenza era rossa,criminale a egemonia staliniana.

E che la tragica morte di Ramelli ( una vera barbarie oggettiva) compensa abbondantemente le stragi compiute negli anni settanta da fascisti di ogni tendenza .

L’Msi stava con Pinochet,con Somoza.con Franco,con Salazar,con gi squadroni della morte in Sudamerica,incitava a sparare alla canaglia social comunista da Tambroni in poi: era maschilista,omofoba fino al delitto.

Di liberale non aveva nulla.

Questa continuità materiale e spirituale con il nazifascismo non è stata mai riconosciuta come il motore immobile di mille nefandezze contro il movimento operaio negli anni sessanta e settanta.

Ora quando parlano di pacificazione non solo palesano lacrime di coccodrillo,ma risultano falsi e in – credibili.

Alemanno ex sindaco di Roma ti dice che lui non è antifascista : w la sincerità per carità.

Per affrancarsi dalle idee assassine del Novecento,insomma, bisogna riconoscere che Mussolini ha fatto cose buone.

E che fino ad oggi le feste laiche della democrazia,25 aprile e primo maggio, sono state feste comuniste.

I fascisti si sono sempre nascosti dietro la criminalità padronale antidemocratica e anticomunista.

I nostalgici usciti dalla pattumiera della storia e dalle fogne della cronaca non meritano nemmeno di essere odiati.

4.5 Vola un drone nel cielo sopra il Cremlino…

Il drone sul Cremlino.

Come il cielo sopra Berlino.

Sarà stata l’ultima e drammatica vicenda prima del botto che può cambiare la storia?

Se lo chiedono in tanti,c’è lo chiediamo tutti: chi è stato?

Zelensky con la Cia,senza Cia,Putin con l’Fsb o senza,i partigiani russi,quelli ucraini etc

Tutte congetture, certo che Medvedev ha già distribuito la licenza di uccidere Zelensky.

Ma,tranne il non si saprà mai,non si sa niente.

L’ unica cosa sicura è che sono stati i sovietici,non i russi ad aver vinto la seconda guerra mondiale contro il nazismo che celebra l’anniversario il 9 maggio.

E tra i sovietici c’erano pure i famigerati ucraini, che si schierarono solo in parte con i nazi; solo perché convinti che i tedeschi avrebbero ridato loro le terre confiscate da Stalin ( i milioni di morti durante le carestie dei primi anni trenta non sono un’ opinione,ma un fatto storico conclamato).

E senz’altro Putin anticomunista e anti internazionalista,insieme a Trump ,Orban,Le Pen,Erdogan,Meloni, Netanyahu e Salvini, tutta la banda della nuova destra, non possono essere nemici.

Xi Jinping invece aspira ad una pace coreana da 38mo parallelo fra Ucraina e Russia,nel segno del nazionalismo assoluto antioccidentale.

Ha però finalmente riconosciuto l’aggressione della Russia all’Ucraina in sede Onu.

Il nazionalismo,il patriottismo come pasto delle canaglie,la discriminazione di etnie,sono segni evidenti di interessi comuni reazionari di chi vuole una pax che normalizzi i territori conquistati con la violenza.

Ma a Putin sta andando male,molto male sul piano dell’immagine e pure su quello militare

Quella di Putin che si recò a Mariupol a parlare di quartieri residenziali,costruiti sulle tombe dei cittadini ucraini trucidati, fu l’ultima provocazione di un criminale di guerra,oligarca miliardario, che ha interessi accertati con apparati finanziari e lobbies militari,che non c ‘entrano con la guerra patriottica del secondo conflitto mondiale, usata come pura retorica.

Così si assiste allo scempio dell’umana ragione, per cui un dittatore può regolare i conti del proprio volkisch,dicendo che in fondo la Russia da Ivan il Terribile in poi,ha diritto ad uno spazio vitale alle spese di altre etnie slave.

Anche se quello che hanno fatto i paesi della Nato,in Iraq,Libia, Afghanistan, era e rimane un atlantismo guerrafondaio senza eccezione.

Il partito dei Putiniani – Trumpiani ,che in Italia fischia pure Bella ciao , è l’ultimo conato di vomito di un imperialismo a senso unico che non bada al male fatto da questi in Siria,Cecenia, con bagni di sangue indicibili.

Mettere tutte le guerre imperialiste in fila indiana per giustificare l’invasione dell’ Ucraina è solo un espediente,un modo per non prendersi nessuna responsabilità di critica all’imperialismo russo figlio degenere di quello sovietico.

( La sinistra libertaria e antistalinista che sta con Zelensky storicamente ha sempre preso posizione vs. l’imperialismo americano dalla guerra del Vietnam, fino alle guerre del golfo, dell’invasione dell’Afganistan etc)

Se si guarda al tutto attraverso le categorie dei nazionalismi,dei confini,delle razze,delle religioni si finisce col farsi del male.

Invece di accettare un mondo plurale, certa sinistra minoritaria e rumorosa sui social, ma autocelebrativa dei gulag, vorrebbe una pace tremenda,con l’umiliazione dei vinti.

Poi si va a piangere sui bambini morti sulle spiagge del Mediterraneo, perché clandestini,come i loro genitori.

La fine dell’internazionalismo è la fine del superamento della guerra fra nazioni,altro che balle.

Almeno come desiderio compatibile con l’homo homini lupus .

I veri guerrafondai sono sempre stati i nazionalisti aggressori.

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