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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

26.7 /25 luglio 1943: il colpo di stato del Re sciaboletta….

Brano tratto da 1943 ” l’Asse si spezza”ebook di Pierluigi Raccagni

1943 “25 LUGLIO”: IL GOLPE

La frittata la fece Carlo Scorza, segretario del partito nazionale fascista, che, per ordine del Duce, aveva avuto la brillante idea di organizzare dei comizi nelle varie città italiane per incoraggiare il popolo italiano a resistere all’attacco degli anglo – americani avvenuto in Sicilia.

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Scorza, picchiatore blasonato ai tempi della morte di Giovanni Amendola, era uomo duro, ma anche dotato di un opportunismo repellente: davanti al Duce faceva il servo, alle spalle tramava con i congiurati.

Il 16 luglio aveva convocato quelli che dovevano essere gli oratori del “boia chi molla”.

La riunione diventò un’occasione per criticare il Duce da parte di gerarchi che per anni non avevano contato quasi nulla, ma anche il momento della verità per personaggi del calibro di Bottai, Farinacci e Giuriati che aprirono le danze critiche sulla condotta di Mussolini durante la guerra.

Ci voleva, insomma, secondo i gerarchi, una convocazione del Gran Consiglio che non era stato più riunito dal dicembre del 1939.

Mussolini definì quello del 16 luglio un vero e proprio “pronunciamento”.

Poi dopo il 19 luglio, come abbiamo visto, tutta la macchina cospirativa si mise in moto.

A Roma, nelle alte sfere del partito, dell’esercito, della polizia, della stessa Milizia si respirava un’aria di attesa, qualcosa doveva accadere perché le cose non potevano andare avanti nell’apatia di una sconfitta annunciata.

E a questo punto entrò in scena Dino Grandi che sarà il leader della cacciata del Duce.

Dino Grandi era stato uno dei capi della cosiddetta rivoluzione fascista, era ritenuto una delle grandi menti del fascismo, era stato ministro degli esteri, Ambasciatore a Londra. Come guardasigilli andava dal re due volte la settimana, con Vittorio Emanuele III si confidava in termini anti – mussoliniani da tempo, il 3 giugno proprio il re gli aveva suggerito di trovare una soluzione costituzionale contro Mussolini.

Il 20 luglio Grandi da Bologna arrivò a Roma. Invitato da Acquarone ministro della Real Casa, per mezzo di un amico comune, ad un colloquio, preferì disertare la riunione affermando di aver spedito il famoso odg a Puntoni, aiutante di campo del re.

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Grandi teneva nel cassetto l’ordine del giorno già da due anni, ma ora diventava un documento sul quale doveva pronunciarsi il Gran Consiglio del fascismo.

Dopo aver avuto contatti con Bottai, Federzoni, Scorza, Farinacci, ai quali disvelò le sue intenzioni, nel pomeriggio del 22 luglio fu ricevuto da Mussolini.

Grandi che non voleva essere un golpista da strapazzo aveva in mente un intervento legalitario, sofisticato, democratico, per usare un paradosso.

Si trattava di liquidare Mussolini facendo questo ragionamento: il re nel ‘22 aveva convocato a Roma Mussolini per conferirgli la carica di primo ministro con il voto del parlamento.

Ora si trattava di mettere in minoranza Mussolini nel Gran Consiglio per permettere al re di sfiduciarlo creando un nuovo gabinetto.

Si trattava per Grandi di un normale avvicendamento politico, il fascista Grandi scopriva il valore di una monarchia costituzionale alla faccia dell’assassinio di Giacomo Matteotti e di vent’anni di dittatura.

“(…) il 22 pomeriggio andai da Mussolini, per chiedere udienza ricorsi ad un duplice pretesto … arrivai a Palazzo Venezia alle cinque.

Secondo Grandi il colloquio fu, in un certo senso, patetico. Mussolini gli parve depresso.

Lo era da molto, un uomo turbato.

Quindi entra nel merito della sua visita e tenta di far intendere al Duce la sua tesi: gli Alleati fanno di colpa di tutto al fascismo, non alla nazione, perciò non è il caso di passare la mano a chi sia in grado di trattare la pace con loro, se con i fascisti non decideranno mai d’incontrarsi?

Lui mi lasciò parlare per circa quaranta minuti, poi intervenne pacatamente: “Vedi Grandi, mi disse, non avresti torto se pensassi che la guerra è persa, Invece non lo è. Esiste un’arma segreta tedesca che verrà usata fra pochissimo tempo. Capovolgerà le sorti del conflitto”

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Cfr. Silvio Bertoldi, Colpo di stato, op.cit. pp.126,127

Alla fine del colloquio Mussolini rimandò la questione al Gran Consiglio in modo molto pacato, dicendo a Grandi di presentare in quella sede il suo odg.

“Poi decideremo”.

Del colpo di stato, a questo punto, era al corrente pure Mussolini e la cosa può sembrare paradossale.

Le interpretazioni del perchè il Duce non scelse la linea dura e del perché non fece intervenire subito la Milizia o addirittura i tedeschi sono varie e tutte plausibili.

La più verosimile è che Mussolini sperava ancora nel re che, come lui stesso disse, si era sempre trovato al suo fianco nei momenti critici.

Vittorio Emanuele invece aveva già deciso, aveva già avallato la sostituzione del Duce con il Maresciallo Badoglio.

E poi non bisogna mai dimenticare che tra i dissidenti primeggiava anche Galeazzo Ciano che nel 1930 aveva sposato Edda Mussolini.

Ciano, descritto dagli storici come uomo intelligente e raffinato, nonché mondano, dissoluto e filo – inglese da sempre, rimproverato da Mussolini per le sue frivolezze non amava Grandi, ma lo stimava come uomo politico. Quindi, il giorno precedente il Gran Consiglio disse a Grandi che era dalla sua parte.

Non fu una presa di posizione da poco. Benchè detestato e invidiato dagli altri gerarchi, era pur sempre il genero del Duce: la sua militanza contro Mussolini non lasciava dubbi sull’isolamento del Duce.

“Conosco tutte le barzellette sul mio conto, quello che si dice sulla mia vita privata (…).

Mi auguro solamente che un giorno si sappia che, nei limiti delle mie possibilità, ho tentato che l’Italia restasse lontana dalla guerra, e che qualcuno possa testimoniare che ho fatto tutto quel che era possibile per far finire la guerra”

Cfr.Melton. S. Davis, Chi difende Roma, Milano 1973, pag 36.

Così parlò Galeazzo Ciano

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14.7 Media -Un’Apocalisse al giorno toglie la routine di torno…

L’emergenza permanente è strutturale.

L’ultima è stata la prematura morte di mister B,quotato immortale,per cui niente sarà più come prima.

L’apocalisse per tutto ciò che succede,invece, è determinante per una comunicazione che tenga il thriller dell’esistenza sulle giuste corde.

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina si passa dall’Apocalisse nucleare,a quella sanitaria,a quella della conta dei morti,ma qui le Cassandre hanno le loro giustificazioni anche se non è vero che l’Italia sia entrata nella terza guerra mondiale mandando armi

I soldi del Pnrr sono poi un’emergenza che sconfina con l’Apocalisse: se ci sono non vanno spesi,se non ci sono vanno richiesti,le modifiche attendono che la torta trovi commensali non bulimici,tanto per fare populismo a buon mercato.

Poi ci sono le apocalisse del politicamente corretto: i cedimenti della Schlein che porteranno il PD all’estinzione,le degenerazioni dei gay pride portatori di civiltà decadente,le critiche al governo di un’opposizione sgangherata che portano l’ Italia sempre sul baratro.

È apocalittico la diminuzione della produzione industriale,il peso del debito pubblico,mentre è storico e apocalittico il ritorno del turismo: bisogna introdurre il numeto chiuso per le città d’arte.

Un esempio clamoroso è stata l’alluvione in Emilia Romagna.

Un giorno era la fine anticipata della stagione turistica,un altro giorno la rinascita,etc etc.

Anche se non c’è tragedia e dramma si tende a drammatizzare su tutto quasi fosse necessario ricordare che in fondo la routine è una manna dal cielo.

Se poi la routine della normalità vuol dire sfruttamento bestiale dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla donna,della donna sul bambino …..la colpa è del mala tempora currunt.

Insomma aveva ragione Flaiano.

A sentire il coro dei venditori di apocalisse si può dire che la situazione è tragica,ma non è seria.

Alla ricerca di un centro di gravità permanente. …di potere

Così alla buona.

Lenin stava al centro fra menscevichi e anarchici,Stalin fra Bucharin e Trotchij,Mussolini fra Bottai e Farinacci, Hitler fra Rohm e Von Pappen,Robespierre fra Danton e Saint Just,Mao fra Ciu en Lai e Chen Bo da, e via di seguito fino a Renzi fra Berlusconi e Calenda..

Mai lasciare il centro, cioè il comando.

Ora che mister B ha lasciato il palcoscenico,ci sarà una corsa a destra oppure una rincorsa del centro?

Anche Giorgia Meloni ,dopo essersi presentata come paladina del post fascismo, ora sembra orientata a occupare un centro compatibile con l’Europa dei conservatori del Ppe.

Non vuol dire che il suo centro sia moderato,come non lo è stato mai quello di mister B.

Nella forma l’operazione centrista dovrebbe consacrate quel centro di potere che sta fra Crosetto,La Russa e la Destra sociale che consente di guadagnare consenso anche fra i futuri transfughi di Forza Italia ad esempio.

Oppure di saccheggiare con moderazione l’ampio bacino dell’astensione.

Si chiama mediazione,saper fare politica,intercettate i voti un po’ di qua e un po’di là.

Stare al centro infatti è garanzia di controllo,di potere, di autorità , di capacita di mediazione che le estreme non garantiscono.

Il centro,non sempre,infatti, è moderazione, soprattutto nella società civile.

Se Berlinguer stava al centro fra Amendola e Ingrao,per fare un altro esempio,questo non voleva dire che avesse scelto una moderazione a prescindere: ideologicamente preferiva Ingrao,ma Amendola garantiva equilibrio .

Quindi,sempre alla buona,il centro potrebbe ricordare quel motto aristotelico per cui la virtù sta nel mezzo

Oppure la locuzione latina in media stat Virtus.

Medio,come sinonimo di saggezza per tutti i gusti.

Ma al centro, dovunque vai, tu sempre il Potere troverai .

Piazza Duomo 14.6.2023

Un governo di finti liberali… repubblichini fraintesi

Essere padri è una cosa,essere seconda carica dello stato un’altra e la seconda carica dello Stato non può diventare magistratura inquirente.

Nessuna speculazione politica quindi sul fattaccio di Milano.

Ignazio La Russa è stato ovviamente frainteso,lui “sente” che il figlio indagato per stupro è innocente.

Perché la ragazza stuprata era sotto l’effetto di cocaina..

Poi ha parzialmente ritratto la sua versione maschilista fascista.

Era stato già frainteso per la strage delle Fosse Ardeatine: i colpevoli della strage,infatti,erano i partigiani che avevano piazzato una bomba al passaggio di una banda di pensionati altoatesini..

Anche in quel caso era stato frainteso.

Questo individuo ex sanbabilino squadrista è la seconda carica dello stato,ben protetto dalla Meloni di Colle Oppio,diventata statista in pochi mesi.

Daniela Santanchè,poi,dopo aver attaccato i fannulloni del RDC per un anno,sembra abbia dimenticato di pagare il TFR ai dipendenti licenziati,anche se il camerata di merende Briatore,assicura che i debiti verso lo stato dell’ azienda siano già stati rateizzati.

Anche la Daniela è stata fraintesa, è ministra del Turismo,non del senso dello stato.

La gaffe di Del Mastro e Donzelli che hanno sostenuto che il PD cercando Cospito in carcere cercava pizzini della mafia è fra le calunnie del generone…

Mi fermo qui perché la Meloni è contro le droghe dei rave parties,ma non delle discoteche twingate, perché sui migranti il suo atteggiamento è doppio se non triplo, perché sarà pure un underdog, ma guadagna da una vita più di un primario,ma soprattutto perché non ha detto una parola,finora, sulla ragazza stuprata a Milano.

Lei che aveva sottolineato con vigore il caso del figlio di Grillo.

La maggioranza si sta preparando alle elezioni europee in uno squallore di atteggiamenti ipocriti e violenti che seguono il senso comune: il fascismo è il passato, ma il presente e il futuro non possono essere antifascisti.

Qualcuno ha scritto,giustamente,che La Russa e la Giorgina Meloni non sono fascisti,ma sono il fascismo.

Insieme a Salvini,altro esempio di fascismo a cielo aperto,seminano odio contro la democrazia ,che non sarà per nulla perfetta,ma è nata dalla guerra vs. gli apostoli del Male assoluto.

7.7 ” Non siamo niente,siamo solo dei saltimbanchi”…

Così disse Rosario Fiorello sulle “drammatiche” circostanze delle nomine Rai, dell’addio dell’Annunziata, di Fazio e il pronunciamento della Meloni sulla necessità di una TV pubblica che passi dai raccomandati ai professionisti dell’informazione.( Gulp)

Fiorello, che dal punto professionale è inattaccabile,ricordo’ in quella circostanza che la TV dei divi da intrattenimento e talk show non è al centro del mondo.

La consapevolezza che la “televisiun t’endurmenta come un cujun” come cantava il grande Jannacci, non cancella la sua forza persuasiva: quasi tutti la vedono, quasi tutti prima o poi ci finiscono dentro.

( tranne quelli delle ultime generazioni,ovvio)

Ma lasciando stare critiche da anni sessanta del secolo scorso sulla forza manipolatoria della TV,nel terzo millennio lo spettacolo televisivo difficilmente approfondisce,per lo più si immerge nella palude,cercando di estrarre la notizia del giorno, l’uomo del giorno,la donna del giorno.

Più scorre cattiveria quindi, più si alzano gli share,più si sviluppa una guerra, più ti fanno partecipare a missioni di pace o lancio di droni in tutta tranquillità.

Il tiro a segno contro Elly Schlein,ad esempio, è stato miserabile,ingeneroso, la bava alla bocca,unita al sarcasmo faceva il gioco dei saltimbanchi.

Il buon Michele Santoro, ben posizionato fra i fruitori di redditi da palinsesto,fa l’alternativo come avesse lavorato sempre per Radio libere di movimento,presentato libri anarchici in centri sociali di quartiere.

Dicono gli esperti di comunicazione del centro destra che adesso bisogna passare ad una narrazione finalmente libera dall’egemonia della sinistra,tentando poi di approntare un’egemonia di destra.

E allora via con intellettuali tutti allievi della libera circolazione delle idee , a volte pieni di saccenza, oppure ignoranti come bestie ché ignorano in massa l’indicativo imperfetto.

E Bianca Berlinguer che va a lavorare a Mediaset è più gossip che altro.

E che il futurista Sgarbi sia invitato perché è scurrile è un non notizia che fa pena tanto è miserabile.

Tutto il palinsesto sul funerale di Berlusconi è stato giustamente celebrativo,per partigianeria pro Silvio.

Non si rendono conto che prendersi sul serio nel talk show,credendo di essere al centro del mondo, è ridicolo.

5.7 Le intelligenze artificiali…quando l’aggettivo divora il sostantivo

Il dibattito sulla intelligenza universale è sempre più di attualità.

Fa paura a tutti pensare che ormai al telefono,nei servizi pubblici per una prenotazione,per una protesta,per una conferma parli ormai con intelligenze artificiali,con computer,con aggeggi che la mia generazione,che andava a scuola a fare le aste,non ha molto in simpatia.

Tempi fa se ne lamentava pure Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della sera chiedendosi come cittadini con bassa istruzione o in tarda età possano districarsi nell’odissea dello strazio.

In effetti tutti noi comprendiamo benissimo quello che Ridley Scott aveva iconografato in Blade Runner.

La tecnologia aveva adulterato la possibilità di vita, il primato della tecne’ aveva oscurato la coscienza di sé.

Ora,non per essere sempre ottusamente marxisti ortodossi,ma è evidente che il progresso riduce la quantità di forza lavoro umana necessaria a riprodurre la natura naturata.

Di naturale ci sarà sempre meno, perché i rapporti di produzione basati sugli algoritmi saccheggeranno milioni di posti di lavoro.

Ma ne creeranno di altri.

Il problema allora rimane sempre quello.

La scienza ti spiega come va il mondo,non perché c’è il mondo.

E l’intelligenza artificiale sarà sempre il prodotto di un intelligenza umana.

Se Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, l’uomo ha creato la robotica a sua immagine e somiglianza.

Dipende da come si usano i mezzi del vivere.

Amen.

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3.7 1939 L’inizio della strage infinita del nazismo

Brano tratto da 1939 Attacco nazifascista all’ Europa, e book gratuito fino al 7 luglio di Pierluigi Raccagni LA FALSA PACE DI HITLER Mentre la Germania nazista annientava la Polonia e Stalin si creava il suo scudo protettivo antitedesco, la Francia e l’Inghilterra, al di là dello sdegno, non fecero poi molto per aiutare la […]

3.7 1939 L’inizio della strage infinita del nazismo

30.6 C’è una nomenklatura orfana del socialismo reale.. all’italiana

Quando Francesco Cossiga parlava di socialismo reale all’italiana non aveva del tutto torto.

Dopo la caduta del Muro di Berlino,per tutti gli anni Novanta, i resilienti del socialismo erano quelli che avevano trovato un ruolo di presunte avanguardie del movimento dentro le istituzioni: cioè quelli che poi, sono spariti dopo il G8 di Genova, nella stabilità trasformistica della seconda repubblica.

Ora ogni tre mesi o due o uno,ho perso il conto, Fausto Bertinotti,sedicente figlio di Rosa Luxembourg,sentenzia che la sinistra non c’è più.

Nessuno se ne abbia male,ma se la sinistra è sprofondata è anche grazie alla diserzione fattuale di una classe dirigente,che parlando di rivoluzione ha fatto quasi nulla con le riforme.

E ora è vista,dopo l’esplosione del nazional populismo,come controparte dei meno abbienti.

Sono tanti gli ex,post,reduci,nostalgici,afflitti del Sol dell’Avvenire, raccomandati di sinistra, che con il loro cattivo esempio di presunzione e supponenza,hanno buttato al cesso lotte operaie e proletarie.

Ma ti chiedi come mai proprio quelli che hanno guidato la sinistra in questi trenta anni siano ricomparsi solo per celebrare i funerali del socialismo.

Insomma, proprio quelli che sono stati per anni, con ruoli di primo piano, dentro apparati,sindacati,fondazioni,parlamenti regionali,europei,TV berlusconiane etc ,sono quelli che si parlano addosso,come fossero vittime solo di circostanze planetarie come quella della fine dell’utopia.

Ma i sedicenti dirigenti della sinistra istituzionale per quanti anni hanno gigioneggiato con i poteri forti e liberisti?

Le menti pensanti con auto blu, manco fossero Breznev o Suslov,o un sovietico dell’ apparato in pensione con tanto di Dacia negli anni settanta che bene o male aveva fatto la grande guerra patriottica, vengono invitati ai talk a pronunciare omelie funebri sul partito che non c’è.

Ho visto e sentito Marco Rizzo, blandito dai fascio leghisti,scagliarsi contro la Schlein con un linguaggio assolutamente di destra,diciamo rossobruno, con un opportunismo osceno.

Non ci sono più i comunisti di una volta sembrano dire Fausto e compagni e meno male,se è vero che hanno sempre fatto i finti tonti sui privilegi acquisiti grazie alla lotta di classe degli altri.

Chi ha resistito di necessità,senza tanti narcisismi e cambi di registro non ha bisogno di farsi vedere.

Tira a campare con la fede di chi non sarà salvato da qualche amicone influente,una volta compagno sedicente e ininfluente.

Fausto nell’ultima intervista al Corriere,ha detto che lui crede ancora all’abolizione della proprietà privata.

Massimo D’Alema invece riconosce lo statista mister B,per fare un altro esempio.

Bastano queste affermazioni per definire i personaggi” del socialismo reale all’ italiana,” che non hanno rischiato nulla per definirsi quello che credono di essere: palloni gonfiati male,e poi sgonfiati.

Grazie Kompagni,nulla di personale..

28.6 Autonomia differenziata: è stato il proletariato meridionale a fare decollare l’industria del Nord…

L’autonomia differenziata che prevede che le regioni gestiscano in proprio sanità e scuola porterà ad allargare ancora di più il divario fra regioni ricche,quelle del Nord, e quelle più povere del sud

Non se ne sente la necessità.

Nel dopoguerra e fino agli anni sessanta il sud Italia e le isole erano fra le regioni più povere d’Europa,persino dei paesi dell’Est.

Non lo dico,io,ma lo sanno tutti che la Cassa del Mezzogiorno,gestita con sistemi clientelari fu comunque voluta da tutti i partiti principalmente per togliere i cittadini meridionali proletari dalla miseria senza vie d’uscita.

Poi la rivoluzione industriale,che portò l’ Italia a diventare un paese fra i primi in Europa, volle dire emigrazione di massa di contadini impoveriti verso le cattedrali dell’industria soprattutto di Milano e Torino.

Già dal 1947,comunque,in Belgio,Francia, Germania,Svizzera potevi trovare decine di migliaia di connazionali nelle miniere,nelle fabbriche automobilistiche,nella siderurgia etc.

Dal 1955 al 1971,poi, sempre in Italia nove milioni di persone si trasferirono dalle regioni più povere a quelle più ricche.

Ora il ddl Calderoli,caldeggiato dalla Lega e soprattutto da Salvini, vorrebbe dare responsabilità alle regioni nell’amministrazione di servizi pubblici di primaria importanza,come già detto.

Le commissioni parlamentari preposte alla valutazione del decreto hanno già ribadito che con questa differenziazione la questione meridionale va verso il baratro,come da storia patria.

Perché se è vero che una certa borghesia mafiosa ha imposto un sistema economico strumentalizzando le tifoserie sudiste vs. quelle nordiste, è anche accertato che l’Italia è diventato paese del G7 grazie anche al lavoro di milioni di proletari “sudisti “

Un particolare.

Nel 1956 Adenauer venne in Italia per incoraggiare il governo a fare sì che i disoccupati italiani del sud andassero a lavorare in Germania.

Finiamola così: era meglio l’autonomia operaia dell’autonomia differenziata.

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