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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Sulle spiagge entusiasmo per il governo di estrema destra, a Lampedusa 41 morti

Sono i Beach Boys di Fratelli d’Italia quelli che in questi giorni esaltano sui litorali italiani i prodigi del governo di estrema destra.

Hanno alle spalle negazionisti delle stragi,combattenti vs salario minimo e RDC, fascismo qualunquista quando va bene tec.

Distribuiscono un cruciverba tricolore che fa venire l’orticaria,tanto esalta il melonismo e ironizza sulla sopita attenzione del PD verso i ceti deboli ( vero , ma tema, vecchio, stantio).

A rovinare la festa dell’annuncio patriottico l’ennesima strage dei migranti a Lampedusa dopo che la Meloni ha stretto accordi fraterni con la Tunisia alla fame.

Vero ormai che buttare un occhio alla tragedia dei neri d’Africa è puro buonismo, perché in Europa le banche soffrono la svolta dell’ultrasinistra di governo…

Ed è anche vero che le parole del Papa sui migranti e la guerra ,( in fondo la stessa cosa) sono parole che si infrangono contro le onde degli apericena che i superuomini occidentali consumano a tonnellate.

Ma questi sono moralismi.

Quando la sinistra proporrà l ‘abolizione della Bossi – Fini?

Buon Ferragosto

4.8 L’ arroganza dei Vincitori sui vinti…

Vincitori e vinti è un grandissimo film di Stanley Kramer sul processo alla classe dirigente nazista dopo la seconda guerra mondiale.

Vincitori e vinti è anche il titolo preferenziale del governo di destra che si intitola ogni battaglia contro la tradizione storica della sinistra in generale.

Ma fra i vincitori c’è senz’altro il Fassino che piange miseria per uno stipendio netto di 4.700 euro al mese escluse indennità…

( porta voti alla destra di governo,come ce ne fosse bisogno)

Ma ora che il Parlamento chiude per 40 giorni e sono in cantiere le dispute tra Capalbio e Forte dei Marmi, lo spirito di vendetta dei post fascisti,lego- fascisti,liberali della nipote di Mubarak,non dà tregua.

Quasi ogni giorno si ricorda con sarcasmo che la pacchia è finita,che per 50 anni la profonda ricerca culturale e critica delle forze democratiche e socialiste è stata una sciagura per la nazione Italia.

Si è visto pure il 2 agosto per l’annuale manifestazione in ricordo della strage di Bologna.

Meloni e Piantedosi si sono ben guardati dall’esprimere consonanza con il presidente Mattarella che ha parlato di Logge,depistaggi degli apparati di stato, tutti di matrice fascista.

Meloni, Santanchè,e camerati non solo hanno la coda di paglia per il loro passato remoto,ma pure per i loro trascorsi recenti da fascisti.

Loro hanno vinto, l’Italia quasi reazionaria,ma anche disillusa,li ha votati: loro possono fare quello che vogliono.

La cattiveria gratuita del modus operandi del RDC,il rinvio del salario minimo, i tagli del Pnrr,il rinvio sine die delle riforme sullo stato sociale, l’ipocrisia nel continuare ad abiurare il fascismo,senza proclamarsi antifascisti: questo e altro è il governo dei patrioti.

E chi si ribella è antipatriota,antitaliano,antieuropeo a seconda dei casi.

Come è trattata l’ indigenza in questo paese è l’esempio più banale dell’arroganza di un potere che ha scambiato il conservatorismo per vocazione reazionaria.

2.8 La cultura del negativo del “Grande Hotel abisso”

Il filosofo ungherese Georgy Lukacs,che aveva studiato per un certo periodo la scuola di Francoforte,alla fine riparando sotto il protezionismo dello stalinismo,scrisse che i francofortesi erano inquilini del “Grande hotel abisso”.

Fuori di metafora Adorno,Marcuse e compagnia avevano privilegiato l’ arma della critica alla critica delle armi della rivoluzione sovietica.

I filosofi tedeschi, emigrati negli Stati Uniti negli anni trenta per sottrarsi all’Olocausto, privilegiavano la critica radicale su tutto il pianeta capitalistico rinunciando però alla filosofia della prassi.

Una pars destruens che non permetteva nessun superamento storico del conflitto e che anzi venne accusata di diserzione di fronte al nazismo e all’Olocausto.

La critica bruciante fatta da intellettuali ebrei alla scuola di Francoforte, accusata di elitismo senza prassi, ferma qui il solito dilemma del marxismo e post marxismo.

Se unisco Lenin a Marx, mi ritrovo con le sorti progressive dell’umanità e nel contempo fra le macerie del socialismo senza libertà.

Se rimango a Hegel e al giovane Marx, nonché a Freud entro nell’inevitabile circolo degli intellettuali raffinati, perché filosofi dei ceti benestanti.. dell’egemonia della sinistra,come dicono destri ignoranti e stalinisti ottusi.

Ma la critica radicale al capitalismo oggi vuol dire soprattutto stare contro la cultura di massa che solitamente significa autoritarismo, regressione.

31.7 Salario ( minimo),prezzo e profitto

La proposta di un salario minimo di 9 euro lordi ,6/7 netti,presentata dalle opposizioni PD,5S,Sinistra verdi è già stata affossata dalla maggioranza di centrodestra,

Anche se la Meloni ha dichiarato che è pronta ad aprire un confronto con le opposizioni: è la solita manfrina ipocrita e bugiarda per rinviare tutto a settembre.

Gli SMS che hanno avvertito centinaia di migliaia di indigenti che il RDC per loro era finito, era nel programma di governo,il salario minimo no.

Ricordiamo che il salario minimo è in vigore in 21 paesi dell’Ue su 27.

Siccome vi sono 3 milioni e mezzo di lavoratori poveri,non coperti da una norma che garantisca la sopravvivenza, e che in Italia i salari non crescono da decenni ,si pensava che la destra sociale accettasse un punto fermo di civiltà :almeno sotto una certa soglia di sfruttamento non si può andare.

Tajani,il forzista forzuto a chiacchiera, ha parlato di Unione Sovietica dove i salari erano tutti eguali.

Scemenze da bar,incommentabili, da parte di un liberale da soap opera.

Se un lavoratore lavora otto ore per 9 euro l’ora,e la quantità di merci che produce in 6 ore si materializza in un salario di 54 euro , ciò significa che le altre 2 ore le regala al profitto.

La compressione dei salari a favore dei profitti dipende dai rapporti di forza fra capitalisti e lavoratori,per cui il salario minimo sarebbe solo una carezza per il profitto di imprenditori e capitalisti che sono squali in libera uscita.

Quindi quelli che, di un povero lavoro manuale fanno un lavoro povero, tengono i subordinati come schiavi senza diritti,nella libertà di una finta contrattazione da corporazione del ventennio.

Questo vale oggi anche per quei laureati che vengono assunti e licenziati con un SMS.

Soluzione alla pizza Margherita: non pagare i contributi,fare accordi con sindacati para mafiosi,arrivare fino a 12 ore al giorno,pagarne 6,evadere l’INPS,speculare sull’aumento dei prezzi.

L ‘unica merce a buon mercato,che garantisce il migliore dei mondi possibili e ‘ quindi la merce del capitale umano.

La formula di D -M – D1 non si può cambiare….ma ridurre il divario abnorme fra salari e profitti è un dovere democratico.

24.25 luglio- Quando in una notte cadde il grosso caporale criminale.

Brano tratto da l’e book di Pierluigi Raccagni ” 1943 l’Asse si spezza” completamente gratuito

1943 IL GRAN CONSIGLIO

Doveva essere una riunione “confidenziale” quella del Gran Consiglio, convocato alle 17,00 del 24 luglio.

Il Duce credeva, o faceva finta di credere, che in gioco non ci fosse altro che una prova di forza all’interno del PNF, dove mediocri collaboratori si agitavano nel momento della tempesta.

Per questo scelse il basso profilo: nessun addobbo alle finestre del balcone per annunciare il “concistoro fascista”, nessun moschettiere del Duce di guardia.

Piazza Venezia deserta, perché parecchi romani dopo i bombardamenti del 19 luglio avevano lasciato la città, caldo insopportabile, protocollo di rito: sahariana nera per tutti i 28 membri, Sala del Pappagallo, adiacente alla Sala del Mappamondo, ufficio del capo.

Vi fu il “Saluto al Duce” nel momento in cui Mussolini entrava alle 17,14 preceduto da Navarra, segretario personale, accompagnato da Scorza, segretario del partito.

“A noi” come ai bei tempi risuonò fra i presenti.

Mussolini, seduto al centro dei tavoli disposti a ferro di cavallo, ordinò a Scorza di fare l’appello.

Poi cominciarono le danze. Non c’era nemmeno uno stenografo per il verbale, “una cosa nostra nera” era il modo in cui Mussolini intendeva lavare i panni sporchi in casa.

Il Duce cominciò la relazione.

Naturalmente affrontò il tema della “guerra”.

Fra lo stupore generale, il Duce, sempre così battagliero, con la sua efficacia retorica, con la sua tagliente determinazione, fece un discorso molto “prevedibile”, zeppo di giustificazioni sul suo operato.

Intanto disse che lui non aveva chiesto il comando supremo delle forze armate.

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Per rafforzare questa singolare manifestazione di fuga dalle proprie responsabilità, presentò una lettera di Badoglio del 3 maggio 1940 che lo invitava ad assumere il comando supremo delle forze armate.

Accusò gli italiani di avere poco spirito guerriero perché agli invasori statunitensi tributavano calorose “accoglienze”, accusò Rommel di non aver seguito i suoi consigli ad El Alamein.

Giacomo Acerbo, ministro delle finanze, scrisse in seguito che la “relazione procedè fiacca, disordinata, contraddittoria…pareva che vagasse in un mondo irreale e che non fosse lui a parlare.”.

In effetti Mussolini insicuro, freddo, arrogante, senza entusiasmo, fu un vero e proprio disastro.

Biasimò la Germania che non aveva compreso l’importanza di evitare lo sbarco in Sicilia, poi, dopo due ore di chiacchiere auto assolutorie, si appoggiò allo schienale della sedia aspettando gli interventi come un atto di sfida.

Presero quindi la parola De Bono, membro più anziano del Gran Consiglio, parte decisiva della marcia su Roma che, più volte interrotto, dichiarò che la colpa non era certo dell’esercito che non aveva seguito gli ordini di Mussolini.

Bottai sottolineò la gravità della situazione e la mancanza di collegamento fra il capo del governo e i collaboratori.

In pratica, sentenziò Bottai, altro maestro di pensiero del fascismo, la relazione di Mussolini era la conferma che il Duce, isolato, non era stato capace né di comandare l’esecutivo, né di farsi ubbidire dallo Stato Maggiore dell’esercito.

L’atmosfera era pronta per l’intervento dell’ingegnere del colpo di stato.

Grandi si alzò e finalmente lesse il suo ordine del giorno già noto alla maggioranza dei presenti.

“il Gran Consiglio dichiara…l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statali e costituzionali.

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Invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinchè Egli voglia, per l’onore e la salvezza della Patria, assumere – con l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5 dello Statuto del regno – quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state, in tutta la nostra storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia”.

CfrF.W. Deakin, op. cit, pag.595

Grandi, poi, ne disse al Duce di tutti i colori e ce ne fu per tutti: condannò la dittatura totalitaria, la spietata censura sulla stampa, denunciò la decadenza morale e politica del regime, l’inconsistenza del consiglio dei ministri…, disse che la guerra non era solo impopolare perché l’Italia la stava perdendo, ma perchè ormai si diceva che fosse la guerra di Mussolini, manco del fascismo.

Poi ci fu l’intervento del genero Galeazzo Ciano, che ribadì le sue accuse alla Germania che si era impegnata a non entrare in guerra fino al 1943 – 1944, nel senso che “gli italiani non erano dei traditori, ma dei traditi”.

Farinacci quindi intervenne con la sua mozione che era la copia carbone di quella di Grandi, tranne che per un dettaglio non insignificante: auspicava di vincolarsi ancora di più alla Germania di Hitler.

Dopo una breve pausa fin dopo mezzanotte il Gran Consiglio riprese: i giochi erano fatti; Galbiati, capo della Milizia, parlò a favore del Duce dicendo la cosa più vera e scontata del mondo: l’Italia era entrata in guerra con la Germania perché sicura della vittoria.

Scorza, segretario del partito, che si sera dichiarato d’accordo con Grandi, fu più prudente: il suo intervento fu inutile perché richiamava l’urgenza di radicali riforme all’interno del paese, nel governo e nelle forze armate.

Era la solita concessione ad un rimpasto di governo che era stato già fatto e non aveva portato a nulla.

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Parlò anche Alfieri, quindi Mussolini mise in votazione l’odg Grandi che in un silenzio assordante fu approvato con 19 voti a favore e sette contrari. Alle 2,40 del mattino Mussolini uscì dall’aula, Scorza richiamò il “saluto al Duce”, Mussolini rispose con un “Ve ne dispenso”.

21 Luglio – La macelleria del G8: patrioti underdog dove eravate?

Il ragazzo con il passamontagna e l’estintore è stato dimenticato.

Il tempo passa….del 21 luglio del 2001 è rimasto il caldo.

Carlo Giuliani è rimasto con noi,come centinaia di studenti,operai,proletari uccisi per aver lottato per un mondo migliore.

Se questa è retorica,vivremo di retorica,continuando a combattere contro chi vede nel privilegio l’unico senso della vita.

I governanti para fascisti di oggi in quei giorni di 22 anni fa diedero il meglio di sé durante le giornate del G8 di Genova del 2001.

Sospensione delle libertà democratiche,torture e sevizie a Bolzaneto,la macelleria della Diaz,cittadini indifesi picchiati a sangue in strada,la faccia ebete di mister B diventata la maschera di uno statista colpevole di pavidità.

Giorgia underdog,Ignazio il nostalgico fascista,la ministra del Turismo erano già da parecchi anni in politica: oggi piangono complotti,allora schifarono la morte di Carlo Giuliani ” che se l’era cercata”.( Insieme a milioni di italiani,sia chiaro)

La repressione di quella estate non solo calda,ma violenta,anche il sottoscritto l’ha vissuta in prima persona.

E non può dimenticarla.

Spero di essere condiviso.

Almeno nella riserva indiana dell’antagonismo di chi a Genova ci è stato.

Non solo fisicamente,ma soprattutto con mente e cuore.

Ciao Carlo.

Ciaooooo

19.7 Prima ci sarà la fine del mondo,poi quella del capitalismo

Non c’è niente da fare,bisogna rassegnarsi.

Das Kapital secondo Karl Marx non era uno stato di natura dell’uomo,ma un prodotto della storia.

E come tutti i prodotti della storia prevedono un superamento determinato dalla sue contraddizioni.

Uno di questi,capitale – forza lavoro ,sembra essere un residuato di un’era geologica persa per sempre: così come l’antropocene ha superato secondo gli scienziati della terra il precedente periodo dell’oleocene durato migliaia e migliaia di anni.

L’uomo quindi avrebbe mutato persino le ere geologiche pur di adattare la terra e le sue risorse a quello che sono i suoi bisogni,meglio i suoi desideri .

Mi viene in mente a proposito l’ appunto di Marx a Feurbach che ricordava al filosofo del naturalismo che i ciliegi nel giardino dell’università non erano frutto della natura,ma del lavoro degli schiavi che li avevano piantati.

L’evoluzione del capitalismo oggi non promette disastri ambientali,anzi se si tiene conto che ad ogni sua crisi vi è un suo rilancio, l’anima del profitto sembra essere eterna.

Alla fine i massimi sistemi cadono tutti nella banalità.

Anche la guerra fra Russia e Ucraina diventerà oggetto di piani Marshall, così come le migrazioni.

L’immortalità del mondo sta nell’eredità che lasci se sei un capitalista previdente: la fine del mondo non toccherà i caveau delle banche.

E quando ci sarà,se ci sarà,noi non ci saremo.

Finché ci sarà il mondo, il valore d’uso sarà subordinato al valore di scambio.

17.7 Quando la lotta alle disuguaglianze si chiamava lotta di classe….

Tutti sono contro le disuguaglianze.

Tranne Briatore,che considera i poveri dei sotto uomini, pure dalla destra,quasi fascista,della Meloni e di Salvini,pronta a schierarsi sempre dalla parte della Confindustria e più in generale dei padroni,le disuguaglianze vengono denunciate come uno dei mali profondi del paese .

Così la carta per il carrello della spesa di 382 euro del governo dovrebbe lenire le sofferenze dei diseredati.

Quindi un po’ di Caritas statuale non si nega a chi ha difficoltà a curarsi,ad alzarsi al mattino sapendo che la dieta mediterranea la può fare oltre il discount.

( RDC a 350 euro al mese,a fronte dei parlamentari fra i meglio pagati d’ Europa che si aumentano stipendi a piacere, tanto per fare del populismo reale,sono il Welfare di un paese del G7).

Di alzare i salari non se ne parla, però,di salario minimo si discetta tanto per dire: dai noi funziona il nero esentasse.

Così tre milioni di lavoratori poveri e cinque milioni di cittadini in povertà assoluta devono aspettare qualche anima buona,che a fini elettorali,regali qualche sgravio a tempo.

La storia del proletariato è storia di lotta vs le disuguaglianze da sempre.

Questa era la sinistra che si batteva per i diritti dei derelitti che non c’è più per motivi di rapporti di produzione,di grandi frantumazione delle classi meno abbienti,del mito abusato di un patriottismo retorico a cui crede la Meloni e camerati,ma non gli italiani che votano perché non sanno più a che santo votarsi… e per il cuneo fiscale

Se poi i poveri sono italiani,che una volta erano extracomunitari,questi vengono considerati uguali solo nella fame e miseria.

Ma le periferie rimangono silenti in confronto alla Francia reazionaria e colonialista che ha raccolto più soldi per il carnefice che per la vittima.

28.7 1943 L’arresto del caporale criminale, parte terza

Brano tratto dall’ebook di Pierluigi Raccagni ” 1943 l’Asse si spezza”

L’ARRESTO

Mussolini tornò a Villa Torlonia alle 15, la moglie Rachele, donna saggia, gli disse di non andare dal Vittorio Emanuele perché tutti erano pronti a tradirlo.

Mussolini, “anima candida”, non sospettò di nulla.

Era convinto che Sua Maestà gli avrebbe dimostrato ancora fiducia e amicizia, avrebbe sì delegato alcuni poteri, ma non avrebbe sconfessato la guerra e l’impegno preso coi tedeschi, sottoscritto anche dai Savoia.

Alle cinque la grossa Alfa Romeo entrò a Villa Savoia.

Cinquanta carabinieri erano appostati nei giardini, l’ambulanza sulla quale, dopo il suo arresto, l’ex capo del governo doveva essere tradotto, era parcheggiata di fianco alla villa del re.

L’azione fu affidata ai capitani Vigneri, Aversa e Marzano.

Il re, che attendeva Mussolini al sommo della scalinata, era in divisa, Mussolini in borghese.

Del colloquio fra il Duce e il re non si seppe mai nulla di ufficiale.

Secondo quello che scrisse a posteriori Mussolini nella sua Opera Omnia, il Savoia era in uno stato di grande agitazione.

Il re, dopo averlo fatto accomodare lasciando la porta socchiusa affinchè Puntoni, aiutante di campo, potesse intervenire pistola alla mano, in caso di emergenza, spiattellò in faccia all’uomo della Provvidenza tutto il disappunto per l’ultimo anno di guerra.

Gli ricordò che era l’uomo più odiato d’Italia, che i soldati non volevano più battersi, che gli alpini cantavano una canzone i cui versi recitavano che non volevano più battersi per Mussolini, che aveva perso nel voto del Gran Consiglio, che non poteva contare più su nessuno tranne lui, che per la sua incolumità era meglio si facesse da parte, visto che in sua vece aveva già nominato il maresciallo Badoglio.

Sembra che Mussolini in modo pacato abbia detto che era una decisione di una gravità estrema che favoriva l’asse Churchill – Stalin e che faceva gli auguri al suo successore.

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Il re, poi, disse di volergli bene, di averlo sempre difeso, ma lo pregava di farsi da parte, così secondo la testimonianza di Puntoni.

Il re, che aveva organizzato la trappola, dimostrò fino in fondo quanto fossero false le sue parole.

All’uscita dalla villa, il capitano Vigneri si avvicinò al Duce, dicendogli che aveva avuto l’ordine di assicurargli protezione, lo caricò sull’ambulanza insieme a De Cesare e lo portò a tutta velocità alla caserma Podgora di via Quintino Sella, quindi alla caserma Pastrengo in via Legnano, dove il Duce trascorse la notte in una cella.

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