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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

26.2.2018 LEGIONARI – LEGHISTI, “GOT MIT UNS” METTETELO SULLA FELPA!!

Matteo Salvini  in Piazza Duomo sabato è stato così patetico, così buonista, così nazionalista,così blasfemo da passare quasi inosservato.

Ha giurato sul Vangelo che lui sarà fedele al mandato elettorale di governare onestamente.

Ha citato Pertini, Pasolini, Oriana Fallaci.E ‘stato cosi’uno spettacolo di bestemmia contro il sacro, che la pubblica opinione ha in parte sottovalutato,( tranne il vescovo di Milano).

In Piazza Duomo, nella stessa Piazza dove sfilarono i partigiani il 25 aprile, Salvini e la Lega hanno mostrato tutto lo squallore culturale di cui si vantano.

Che è lo squallore culturale che pervade l’Italia intera da Trento a Lampedusa.

Con timbro suadente, a volte tribunizio, con metafore da venditore di ecoballe compostate da demagogia nazionalista, il nostro ha rassicurato la piazza: lui con il fascismo e il razzismo non c’entra niente, lui ha il cuore in mano, il contocorrente al sicuro: è l’uomo per tutte le stagioni.

Un papa teocratico, secoli fa, lo avrebbe messo al rogo,senza bisogno di scomodare l’Armata Rossa, pardon i centri sociali.

Sulla fibia delle SS c’era scritto” Got Mit uns” ,( Dio è con noi), antico motto di battaglia teutonico passato dalla monarchia alla Repubblica di Weimar e poi al nazismo.

Fondare l’eterna lotta contro il male al grido di ” Dio è con noi”, come si sa, è titolo di merito fra tutti i gruppi integralisti religiosi( Allah è grande), e i nazionalismi della storia. ( Ricordo Bush figlio gridare in televisione “Dio è con noi” prima della seconda guerra contro Saddam).

In questo caso, però,l’aiuto di Dio padre onnipotente, per sbaragliare i buonisti e i democratici antirazzisti , che affamano il popolo italiano perchè consentono ai migranti di stare  negli alberghi a guadare  la Tv via cavo, non regge la fatica dell’orazione.

Quando si scomoda Dio per giustificare la guerra in realtà, per spirito letterario e senso filosofico, non si fa altro che un piacere a Belzebù.

Ma quando si scomoda il sacro per un profano che sollecita polenta e parmigiano al nord significa avere in testa poche idee, mal digerite.

Il popolo della Lega non è tutto fascista e razzista, diamine, anche se Calderoli ha sostenuto che comunque ci sono fra i leghisti parecchi simpatizzanti di casa Pound e pure Alemanno e Storace erano presenti a Milano nel segno della patria e della difesa della civiltà cristiana.

La malattia mortale dell’inconsistenza ontologica di chi si appresta a governare l’Italia non preoccupa solo il buon senso dei democratici, preoccupa pure Maroni e in parte Berlusconi che sa che essere coinvolto nel fascistume da bar può essere pericoloso per il suo conto in banca.

Benito Mussolini, indubbiamente era molto più intelligente di Matteo Salvini: credere obbedire e combattere era il suo motto.

Mentre per Salvini basta un ” Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”.

MATTEO:VAI AL CINEMA…

Le sedi del fascio si chiudono col CUOCO….anche se l’antifascismo non è mai stato un pranzo di gala

Negli anni settanta, quando i fascisti erano il braccio armato della controrivoluzione, così si diceva,quando una parte dello stato ( Carabineri e Polizia compresi, ovvio) stava dalla parte degli anticomunisti, la sinistra extraparlamentare aveva coniato uno slogan non certo incruento:

le sedi del fascio si chiudono con il fuoco, anche se questo è ancora troppo poco.

Qualcuno, oggi, preso dall’antifascismo di questi giorni, lo ripropone come fosse uno slogan da stadio senza rendersi conto di quello che dice.

Anche se la rabbia contro il fascismo, ( vista la storia patria), è più che giustificata.

Erano tempi di guerra civile strisciante quelli, vera prosecuzione della guerra civile del 1943 – 1945.

I partigiani erano ancora in vita,la classe operaia scioperava contro i fascisti,l’uso della forza e l’armamento delle masse erano parole d’ordine per una parte del movimento.

Su queste cose non solo c’è riserbo, ma c’è un vero e proprio oblio storico da destra, ma anche da sinistra, che sinceramente non hanno mai fatto i conti con quegli anni.

Oggi i tafferugli quasi quotidiani con la polizia in occasione dei comizi nazi – fascisti da parte della sinistra antagonista sono quindi  la conseguenza del ritorno della psico – ideologia fascista e razzista che inquina l’Italia e fa proseliti ben maggiori in tutta Europa.

Quando si parla di neofascisti alcuni storici da strapazzo, infatti, si rifanno al 1922, al 1943, mai agli anni dello stragismo e agli anni di piombo.

Quella fu la più grande tragedia italiana del dopoguerra che iniziò con la strage di Piazza Fontana e si concluse con il sequestro Moro e il suo assassinio.

Purtroppo fra la mia generazione, nessuno temeva di perdere il vitalizio a scontarsi con i fascisti e la reazione.

Non eravamo degli eroi, la consapevolezza dello scontro significava coscienza di classe. e partecipazione politica sana e generosa.( oggi i vari Capanna – boys hanno miseramente rinnegato loro stessi).

 Se la rivoluzione non è un pranzo di gala, pure l’antifascismo non può esserlo sempre. Però, tornare all’antifascismo ” MILITARE” è inopportuno: se non si è provocati, dovrebbero pensarci le istituzioni a limitare con le leggi l’illegalità “repubblichina”.

Anche se l’uso della forza, non della violenza del colpo su colpo, ( non vale la pena,) a volte significa difendere dei valori sacri e universali di giustizia e libertà.

Sara’ una frase fatta, ma l’antifascismo c’è quando c’è una diffusa coscienza democratica.

Non mi pare sia il caso di oggi, purtroppo, dove chi ha seminato vento vuole raccogliere tempesta ( la Lega in primis), compatibilmente con la rimozione della memoria storica e la raccolta di voti anticomunisti doc.

Negli anni della crisi chi ha riportato indietro le lancette della storia sono i nazi leghisti, i razzisti, i criminali della borghesia reazionaria, con le loro menzogne  sulla nuova classe operaia che è composta nella maggior parte da immigrati che il più delle volte lavorano con salari da fame.

Dividere il problema del razzismo e dell’emigrazione dall’emancipazione del proletariato è perdente per la democrazia, non solo per la sinistra.

Per questo un cuoco metaforico  basterebbe per chiudere le sedi del fascio.

Praticare la accoglienza,  la solidarietà,  la comprensione dell’altrui disgrazia, invito alla mensa comune della pace in terra, rispetto e fratellanza reciproca fra italiani e non, potrebbero svuotare le fonti dell’odio.

Il  volontariato laico e cattolico, la pratica spontanea dei centri sociali, i comitati per l’accoglienza, la lotta per la  distribuzione della ricchezza sono già delle realtà umanitarie e politiche.

Il messaggio di una cultura antagonista è antitetico al fascismo di matrice endogena e pure di matrice esogena, Questo non vuol dire che non si possa usare l’autodifesa della civiltà contro il Male assoluto. 

La banalizzazione di questi valori significa la fine della democrazia conquistata che è costata già un oceano di lacrime e lutti.

 

Onesto coi soldi pubblici, salutista, animalista, vegetariano, astemio…un uomo corretto Adolf Hitler

A leggere le categorie di giudizio pop sui candidati alle elezioni parlamentari si rischia di uscire fuori dal buon senso, per tuffarsi nel mare calmo del senso comune più bieco.

Il mito dell’onestà, delle mani pulite, della specchiata virtù,  sarebbero valori della politica a prescindere, direbbe Totò.

E invece la storia, quella con la S maiuscola, ci insegna che non è così.

E’ vero che un amministratore onesto è sempre meglio di uno disonesto, diceva il Catalano dei bei tempi antichi, ed è vero, come sostengono i cinque stelle, che la corruzione è un cancro che devi estirpare se vuoi salvare la democrazia.

Ma questo non esaurisce il tema della rappresentanza.

Himmler, ad esempio, che svenne quando andò a vistare i campi di sterminio, era molto preoccupato che le SS liquidassero ebrei e comunisti usando un sacco di pallottole   sprecando, quindi, i soldi dell’erario.

Consigliò, per fare risparmiare lo stato, di fare in questo modo: le donne ebree dovevano tenere i bimbi piccoli in braccio davanti ad una fossa comune, in questo modo un colpo alla nuca alla mamma avrebbe  ucciso pure il figlio: paghi uno e prendi due.

Zio Adolf,il cui mito ormai è di famiglia anche per i  nazisti nostrani, indegni del genere umano, non fumava, non beveva,era vegetariano, amava gli animali, dava parte dei suoi emolumenti alla vedove di guerra per mantenere i figli del Terzo Reich caduti in battaglia, insomma era un uomo dalla specchiata onestà civile.

Chiaro che si sta estremizzando, ma è un modi di farsi intendere

Le categorie dell’onestà individuale c’entrano poco con la storia.

Stalin detestava che la moglie comprasse vestiti costosi,Beria, capo della sicurezza nazionale, che fu fucilato da Kruscev per i suoi crimini,è acclarato che facesse rapire giovinette per i suoi svaghi più innocenti….

Se ti trovi dalla parte giusta della storia puoi essere personalmente un criminale, se ti trovi dalla parte  del Male, comunque, puoi essere onesto finchè vuoi, corretto fin che vuoi, ma rimani dalla parte sbagliata e criminale.

Il mio ragionamento riguarda proprio tutte le ideologie e le religioni , non fa eccezione nessun fondamentalismo e integralismo teorico.

L’onestà non è solo coerenza personale è anche scegliere una coerenza che si rifletta nel sociale.

Il curriculum del perfetto politico non dovrebbe essere un elenco superficiale delle sue qualità individuali, ma un elenco delle schifezze  che non ha fatto mai.

Insomma dovremmo adottare una ” teologia negativa”, per cui è meglio sapere quello che non si dovrebbe fare, invece di sapere cosa fare.

Allora sì, che si potrebbe votare il meno peggio…

 

 

 

” Gli è tutto sbagliato….l’e’ tutto da rifare” (Gino Bartali)

L’espressione “gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare” del grande Gino Bartali, che così declamava quando parlava dei problemi del ciclismo su strada, è ormai entrata in uso comune, come quella di “piove governo ladro”.

La critica popolare alla scassata macchina dello stato, che puntualmente ricostruisce la casette del terremoto che poi non funzionano, che puntualmente schiaccia con la sua burocrazia i cittadini civili lasciando che quelli prepotenti la facciano franca, che ne combina di tutti i colori, complice una società civile diventata incivile, ha preso il grande Gino come Guru del subconscio.

E’ tutto sbagliato dappertutto, niente si salva, “lo stato borghese si abbatte non si cambia”, trionfa su Facebook.

Il voto di panza, c’è sempre stato, soprattutto quando la panza vuota è un’alibi per il voto di scambio, soprattutto quando le clientele mafiose hanno preso il posto del mondo di mezzo, cioè di quel collegamento fra interessi corporativi e dell’anti-stato con il potere politico.

Insomma un parte della politica non solo costa un occhio della testa, ma ti costringe a dire, davanti all’immobilità e all’apatia di una classe dirigente poco coraggiosa, che bisogna rifare tutto.

Per rifare tutto ci vogliono decenni

Intanto si può migliorare.

E qui che casca l’asinello dell’altopiano etiope,( Onagrocrazia docet).

Migliorare vorrebbe dire ,secondo me, anzitutto una cosa: ammettere i propri errori, cercare di non ripeterli, sentire il parere degli altri, cercare di collaborare per risolverli: insomma essere una nazione, non dei presuntuosi intelligentoni individualisti.

Avete sentito i papaveri della politica fare questo?

Non possono.

Se in Italia non ci fosse una guerra civile strumentale e spettacolare,(M5S e/o LEGA),  con accordi sottobanco, scontrini sottobanco, non ci sarebbe politica che tenga.

Non c’è quindi via di uscita, solo quando la commedia diventa tragedia gli italiani danno il meglio di sè, si dice.

Grazie, ma sarebbe meglio che la pernacchia alla Totò, l’autoironia consapevole,il cinismo alla Sordi, il travestimento della tragedia rimanessero nella memoria filmica.

Ma non è tutta colpa della politica, allo sbando purtroppo ci siamo  noi tutti.

 

 

Il negazionismo a Varsavia è già legge, in Italia si va affermando l’omertà – filo razzista: mai successo….

A Varsavia negano il collaborazionismo con l’Olocausto.

Al punto di legiferare sulla proibizione di associare la Polonia con lo sterminio degli ebrei.

La verità sta in migliaia o milioni di libri di storia: una parte dei polacchi aiutò i tedeschi nella soluzione finale.

Mostrò compiacenza verso i nazisti per accaparrarsi soldi e beni degli ebrei trucidati.

Così successe in quasi tutti i paesi occupati dai nazisti.

In Ucraina, ad esempio,si uccidevano per strada gli ebrei portando i bambini a vedere la grande festa, in Francia, per fare un altro esempio a noi vicino, i collaborazionisti di Vichy portarono nei campi di sterminio migliaia di ebrei per accontentare Hitler.

Pure in italia, migliaia di ebrei furono messi sui treni che portavano ad Auschwitz: i fascisti collaborarono con piacere con le SS e la Gestapo.

Non solo si vuole scordare la codardia, la viltà, la meschinità, la criminalità dei collaborazionisti, ma ora si vuole affermare che la questione della “razza” in Italia, fu solo un errore di Mussolini e del Re nel 1938.

L’inciviltà delle scelte, invece, è negata e rimossa, anche se in Italia  l’antisemitismo certamente fu attenuato dalla civiltà della popolazione. ( Cfr. Shirer, Storia del Terzo Reich).

Il 90% degli ebrei residenti nell’est europeo, durante la seconda guerra mondiale, fu sterminato fra l’indifferenza generale, con la complicità di chi faceva lucrosi affari con l’oro degli ebrei, banche svizzere comprese.

Dire che oggi non c’è un pericolo nazi fascista, come fanno i centrodestra reazionari, ricorda proprio il voltarsi dall’altra parte degli anni dello sterminio razzista.

A Wannsee nel 1942, Eichmann e soci elaborarono la soluzione finale, ma polacchi, ungheresi, croati di Pavelic, Brigate nere in Italia,rumeni ecc, e tutto il canagliume  fascista partecipò alla grande festa del nazionalsocialismo con la presunzione di essere dalla parte della civiltà contro il cancro – giudeo comunista.

In Italia, gli eterni servi fascisti del capitalismo , rinati con il sovranismo straccione e plebeo di Salvini – Meloni, sono additati come bravi ragazzi che aiutano la vecchina ad  attraversare la strada, sono visti come giovanotti esuberanti in cerca di voti, che fanno pure beneficenza.

Se qualcuno spara è un camerata che sbaglia.

Se Forza nuova e Casa Pound prenderanno più voti di   Potere la popolo vuol dire che l’Italia della repubblica antifascista è andata  in vacca, nonostante  vi siano milioni di costituzionalisti quando si parla di banche, pensioni e titoli di stato e leggi elettorali.

E questo, a questi livelli, non è mai accaduto.

Bisogna essere fieri di essere antifascisti e antirazzisti, nell’Italia del negazionismo razzista strisciante.

La Casta tutta si tiene stretta i propri privilegi,i Cinque stelle hanno scoperto che l’occasione fa l’uomo ladro. Che pena che fate, ragazzi…

Si fa un gran parlare, giustamente, delle spese gonfiate da parte di alcuni esponenti – deputati dei Cinque stelle che avrebbero gabbato la loro purezza ontologica kantiana per un milione e passa di euro.

E’ una faccenda grave che un partito che ha basato il suo successo sui costi della politica della casta, oggi si trovi sulla difensiva sulla strada del malaffare e del malcostume.

Solo “mele marce”, ha detto Gigino Di Maio, e ci mancherebbe altro.

Dopo aver fatto pelo e contropelo ragionieristico su tutto il sistema degli scontrini, dei rimborsi, delle diarie, dei benefici, dei privilegi di deputati, consiglieri regionali, governatori, assessori etc, ora sono lì a contare i “danè” che, come diceva mia nonna,” fan semper danà”.

A me dei Cinque Stelle non piace soprattutto la posizione sull’antifascismo e sui migranti ,( dici poco..), che è becera, omertosa,ponziopilatesca, addirittura opportunista in favore della destra con la teoria degli opposti estremisti.

Ma sul versante dei rimborsi e dei costi della baracca democratica ( perchè anche se democratica è pure sempre una scalcinata istituzione statuale), i cinque S. rimangono comunque inattaccabili.

La rabbia delle periferie e il rancore diffuso sono stati determinati anche dalla politica miope e furbesca di chi ha in mano i soldi della comunità.

E la rabbia è aumentata da come la crisi non abbia cambiato nulla della spocchia della  classe dirigente.

Non è una cosa difficile da capire, lo diciamo tutti, tutti i giorni,ma è una cosa difficile da mettere a posto.

Ora la Lega, in questo, è semplicemente e desolatamente ipocrita, oltre che fascista, ( non ho mai sentito Salvini porre la questione delle retribuzioni d’oro  dei suoi colleghi europei  ),ma anche la sinistra normale, radicale, radicalissima, tranne in poche eccezioni, non è che sull’argomento dimostri molta sensibilità.

Per cui la polemica contro il movimento pentastellato ,su questo argomento, è controproducente.

Ricordare i milioni non versati dalle mele marce 5 stelle dovrebbe  voler dire fare proposte chiare sui costi della politica.

Si potrebbe, volendo, fare subito una proposta di questo genere; un deputato deve guadagnare come un funzionario di buon livello della pubblica amministrazione; tutte le spese devono essere rendicontate se sono legate al mandato.

Non ci possiamo permettere stipendi europei per tutti i lavoratori: perchè mai quelli che lavorano ad alti livelli dovrebbero essere esenti dalla sobrietà?

Ma questa metafora della democrazia vera, rimarrà il solito piagnisteo dichiarato qualunquista anche da chi predica l’uguaglianza e la libertà:

 

LADY MACBETH E’ TORNATA LA BELLA ADDORMENTATA NEI ” BOSCHEN”.

La Boschi ora non la vuole più nessuno: ha la peste bubbonica, manco in alto Adige è gradita.

Se una parte della società civile vive e vegeta sul pettegolezzo cattivo e sull’invidia rancorosa, vizi capitali al di là del capitalismo, la pubblica opinione della gente per bene  è sempre pronta a trovare un centro di gravità permanente,nell’ultimo a cadere in disgrazia.

L’affermazione di Fontana, candidato alla Regione Lombardia,ad esempio, è stato un vero e proprio reato contro l’art. 3 della Costituzione. La sua uscita sulla “razza bianca” leggi ariana, ha  trovato nessuno o pochi che ne abbiano chiesto le dimissioni.

L’accanirsi contro Maria Elena Boschi, invece,come fosse una Lady Macbeth origine di tutti i mali nella gestione del potere, perchè  ha fatto “pressioni” per salvare la banca  del padre è il salvacondotto che permette di sentirsi dalla parte del popolo contro la casta.

Nella società delle regole e della legge i risparmiatori gabbati dovrebbero essere risarciti, punto e basta.

Se uno si chiede il motivo per cui si è parlato del caso Boschi in Tv e nei media per dieci giorni, la risposta se la deve dare da solo: per attaccare la renzista molto poco leninista, poco simpatica, poco popolare, in una campagna elettorale sterile e vuota nei contenuti.

 La notizia che faceva e fa tremare la Repubblica, secondo Marco Travaglio, e compagnia grillina, è che Maria Elena Boschi abbia fatto indebite pressioni per tentare di salvare la banca di papi.

Ha fatto una scemenza?

Sì, ma non è un reato.

La Boschi ha sbagliato di grosso, ha fatto una cosa che non si deve fare, ma l’accanimento  contro di lei è stato la solita gogna sul niente.

Addebitare alla Boschi il reato di aver mentito al Parlamento è ridicolo.

Ai tempi di Craxi  tutto il parlamento mentì sul finanziamento dei partiti, i vertici della polizia mentirono per il G8 di Genova, tutta Forza Italia e alleati mentì sulla nipote di Mubarak, vado a spanne, vado a caso, devo continuare?

La Boschi è tornata a fare la Bella addormentata, sarà presentata nel collegio di Bolzano, i gigli magici sono tutti diventati campi di crisantemi.

Sparare sulla ex ministra è facile: la giovane parlamentare è figlia di un banchiere, non di un bancario.

Battaglie facili,risultati ottimi: fanno parte della guerra politica del politicamente corretto più inutile e becero che non è foriero di nulla, se non di pettegolezzi.

Poi è arrivato il camerata Luca Traini e a Sanremo l’Italia che canta forse è anche quella che conta.

 

Il sindaco di Macerata deve fare il sindaco antifascista…come Schettino doveva salire a bordo…

Giù le mani da Macerata.

Il sindaco con il suo appello a non creare tensioni dopo la sparatoria nazista  di Luca Traini e dopo la morte di Pamela, ha scelto come fosse un Ponzio Pilato, targato Schettino, di tirasi indietro, facendo appello a revocare la giusta e normale manifestazione antifascista di domani.

Anpi, Arci, Cgil, Libera,   hanno aderito al grido di dolore del capitano coraggioso.

E ‘ un fatto inaudito, ha dichiarato Carla Nespoli, presidente dell’Anpi.

Infatti non è mai successo che un sindaco democratico e antifascista, in quota Pd   faccia appello a non diffondere il virus dell’antifascismo contro i nazisti di Forza Nuova.

Ciò ci dice che la partita elettorale, che al primo posto mette il problema “dell’invasione” ( inventata), degli africani di colore, per ora, è stata vinta dalla Lega e dalla destra che sulla paura hanno aumentato i sondaggi.

Anche i giornali più moderati hanno sottolineato l’assurdità della situazione: chi sta con la Costituzione non deve sfilare a fianco dei migranti contro il razzismo.

Il  PD,  ha delegato il rispetto della legge a Minniti e alle forze dell’ordine, fregandosene del sentimento comune antifascista di migliaia di democratici. che hanno ribadito la volontà di manifestare domani a Macerata.

Chi ha buona memoria e  non è più di primo pelo sa che il giochetto degli opposti estremismi funziona sempre. Anche se non si capisce, oggi, chi abbia paura dell’antifascismo.

E’ evidente che per la sinistra antagonista e i centri sociali è una trappola bella e buona,non c’è bisogno di fantasiose dietrologie.

E non è paranoia scrivere che dei feriti e della ragazza importa poco alla politica politicante.

Se tutto filerà liscio a Macerata si dirà che la democrazia ha trionfato sull’odio e la violenza, se ci saranno momenti di tensioni o incidenti si dirà che insomma il sindaco ha visto giusto.

La posizione dell’Anpi, che ha criticato il sindaco, sembra però avallare la commedia delle parti.

La divisione sulla risposta da dare al nazifascismo italiano rincuora però i Cinque stelle,che su questi temi,  sono maestri nel trasformare i loro ruggiti da leone in ragli d’asino. ( i loro interventi ignorano la storia patria).

Come scritto l’altro ieri mai c’era stata nel dopoguerra una sinistra così debole di ideali e di valori, timorosa della sua storia, piagnucolosa sulle oggettive difficoltà dell’immanenza dove la socialdemocrazia è in crisi in tutta Europa e negli Usa.

L’aver disarmato politicamente e non militarmente l’antifascismo, aver lasciato i giovani senza punti di riferimento ideali fondanti la Repubblica, nascondendosi dietro il comodo alibi che un fumogeno dei centri sociali era un ritorno agli anni di piombo, ha fatto il resto.

Il razzismo e il nazifascismo sono incompatibili con l’essere uomini e non animali, è un postulato storico – ideologico, d’accordo. Ma è la base della civiltà.

 

Liberi e Uguali, per non essere un marchio di fabbrica di retorica a buon mercato,ha bisogno di parlare ai proletari

Chi   due giorni fa ha visto l’intervista a Pietro Grasso di Lilli Gruber e Marco Damilano dell’Espresso sulla 7, non può che esserci rimasto male.

Senza tanti giri di parole il presidente del Senato, leader di Liberi e Uguali, formazione elettorale nata dalla scissione a sinistra del Pd con l’aggiunta di Possibile di Civati e Sinistra italiana di Fratoianni, è sembrato insicuro, imbarazzato, balbettante un rosario di ricette vuote e retoriche sulle principali domande degli intervistatori.

Alla domanda della Gruber sul programma,ad esempio,l’ex magistrato ha dichiarato che Liberi e Uguali è votato alla lotta alla povertà… e alle disuguaglianze. Risposta che poteva essere  data da Salvini, Meloni,Berlusconi, Di Maio, Casa Pound, Trump, e non so chi ancora.

I sostenitori di Liberi e Uguali non si offendano, se sono onesti, anche loro avranno avuto delle perplessità sul carisma del presidente.

Una formazione di sinistra, oggi  secondo me,  dovrebbe aver chiaro che in tutta Europa le nuove povertà vengono addebitate al capitalismo della globalizzazione,( sic), però anche alla politica della sinistra socialdemocratica.

E’ ovvio che questa è un’operazione della destra, che ha portato i fascisti e i nazisti, come negli anni venti, a diventare paladini dei disperati.

Solo che Grasso proviene da quella sinistra che, naturalmente, non è esente da colpe come detto già migliaia di volte.

I destinatari del messaggio di Liberi e Uguali, infatti, non sembrano proprio gli ultimi,  forse manco i penultimi, ma un ceto politico di sinistra, sindacalisti, gente delle istituzioni, della cultura, giustamente dissidente dalle politiche più liberiste del PD, ma ancora lontano dalla quotidianità dell’impoverimento degli italiani e dei migranti.

Che Grasso non abbia fatto un riferimento articolato ai costi della politica, alle disparità di trattamenti pensionistici dei parlamentari ad un tentativo di ricomposizione dei bisogni del nuovo e vecchio proletariato, non è un caso.

E’ la realtà di una sinistra di lotta e di governo, per dirla alla vecchia maniera, che spera di governare senza lotta, magari con accordi estemporanei con i Cinque Stelle.

Se il popolo della sinistra, stanco del moderatismo del Pd, fosse andato come logica conseguenza verso Leu, oggi la formazione di Grasso sarebbe come minimo al 10%.

Invece senti in giro parlare “er popolo bue” e di Grasso non c’è traccia.

Il movimento non è incisivo, non è innovativo, non è incazzato, insomma non è.

La verve rifondarola,era un’altra cosa, questa sa di minestra riscaldata, male.

Niente paura, ce ne faremo una ragione.

I nazifascisti,oggi, sembrano i pochi ad avere un rapporto con “le masse popolari”, come diceva una volta l’onorevole Mario Capanna,…il che dice tutto.

 

 

 

 

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