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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Il “compagno Konrad”, cardinale – elettricista, ridà luce all’autonomia operaia grazie alle Brigate Bergoglio…….

C’ è voluto il coraggio dell’elemosiniere del papa Konrad Krajewski per ridare la luce a 170 nuclei familiari  che occupano il palazzo Spin time, non lontano dalla stazione Termini di Roma, a cui era stata tolta l’elettricità per morosità.

Nel Palazzo, come detto, vivono 450 persone, di cui 98 bambini,che da sei giorni erano prive di corrente elettrica, senza la possibilità di far niente, compreso quello di avere acqua calda, usufruire di apparecchiature mediche, quindi escluse ed emarginate dalla normale vita di sopravvivenza.

La luce è stata tagliata come detto per morosità, per pastoie burocratiche, per tutto quello che succede o non succede nei sentieri perversi della burocrazia.

Oppure, semplicemente, perchè mancano i soldi a una comunità di 18 nazionalità che vive nel palazzo in modo organizzato, manda i figli a scuola, costituisce un microcosmo di convivenza.

Comunque  il cardinale, che si è presentato alla ribalta della guerra per i poveri scendendo in un tombino e staccando i sigilli ai contatori, non si sente un eroe: ha semplicemente ribadito che senza elettricità non si può vivere.

Konrad, Corrado, ama girare fra i poveri della città, fra i senza tetto, fra chi è disperato: semplicemente, piaccia o non piaccia, fa quello che gli detta la sua religione e il suo papa.

Salvini, che non ama i gesti di generosità, che preferisce seminare odio, che è affetto di Sindrome del 1933 ,non ha certamente gradito.

I nazi – fascisti di Forza Nuova hanno innalzato uno striscione che recita ” Bergoglio come Badoglio – Stop all’immigrazione”: non tollerano la solidarietà verso chi mostra umanità, sia laica che religiosa.

Il coraggio del cardinale è alquanto rivoluzionario di questi tempi, tanto che il suo gesto rasenta, secondo la destra forcaiola e reazionaria, un atto di insubordinazione che richiama l’esproprio proletario e l’autonomia operaia ( nel senso che l’elettricista porporato ha fatto tutto lui, in piena autonomia).

Gli schiaffi a Salvini aumentano, soprattutto da parte della Chiesa di papa Francesco, che sembra più attrezzata a stare dalla parte degli ultimi della sinistra fru fru che palesa un programma di governo senza fare un’opposizione credibile al di là delle proprie scrivanie.

Chi l’avrebbe mai detto che la disobbedienza civile davanti all’intolleranza nazi fascista sarebbe passata per l’alleanza fra centri sociali, Ong, Avvenire, Vaticano, Acli etc.?

Riprendersi i territori? Era ora.

 

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6 Giugno cartaceo e e book

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Il problema non è il ritorno del fascismo, ma l’uso che ne fa la solita (piccola) borghesia reazionaria e anticomunista

Ebbene, ci siamo , è ufficiale.

Il fascismo non tornerà, ma i fascisti mai andati via, sono tornati a occupare spazi importanti nella società civile.

Gli episodi vengono segnalati da migliaia di blog antifascisti, non c’è da aggiungere niente.

L’ultimo:a Casal Bruciato gli amichetti di Salvini di casa Pound terrorizzano una famiglia Rom con 6 figli destinataria legalmente di un appartamento.

Nel contempo occupano abusivamente uno stabile di proprietà dello stato nel centro di Roma ,( la sindaca Raggi in questo caso, facendo rispettare la legalità si è mostrata antifascista più del Giggino Di Maio antifascista per bieco calcolo elettorale).

Il conflitto di interessi del ministro dell’interno su tutto il suo lavoro istituzionale  è palese e lascia perplessi.

Domanda: chiude un occhio sui fascisti, suoi sodali, e non vede l’ora di mettere in galera quelli dei centri sociali.

Perchè?

Anche chi fra storici, giornalisti, intellettuali, uomini di stato  minimizzava  l’ondata nera di  intolleranza sostenendo che non c’è nessun pericolo per un ritorno del fascismo, ora si ricrede.

E’ evidente che non c’è il pericolo di un ritorno al regime fascista, così come negli anni settanta lo stragismo nero, lo squadrismo almirantiano ed extraparlamentare delle camicie nere non preparava la marcia su Roma: prospettava  solo un golpe filo – americano, mafioso, piduista contro i comunisti.

In questo Libero, il Giornale, La verità, il Tempo etc stanno sempre in prima fila contro intellettuali, centri sociali, il papa che ospita i rom ed è per l’accoglienza, contro le associazioni di volontariato laiche e religiose: insomma contro tutto quello che sa di democrazia.

Per darsi una giustificazione morale la stampa di destra, liberale in superficie e reazionaria nelle viscere,punta sulla casta di sinistra, sui salotti televisivi, sui poteri forti che si sono coalizzati contro i poveri.

Ne è venuta fuori un posizione trumpiana che suona male per la democrazia: la maggioranza ha i voti e quindi può fare quello che vuole anche sullo sdoganamento furbesco del nazional – socialismo.

I comunisti in senso storico  sono  pochini, ma basta un fumogeno o una vetrina rotta per rievocare gli anni di piombo e i periodi tragici della nostra recente storia.

Gli anarchici sono rimasti bombaroli, drogati,perdigiorno, parassiti come il ballerino Valpreda.

Per chi non lo avesse capito: basta cannabis gratis, ma spaccio a go – go.

Il fascismo, il nazional socialismo,nel senso di destra sociale + razzismo, omofobia e xenofobia, sono lì sul tavolo della reazione.

Sono fenomeni controrivoluzionari protetti:non ledono interessi padronali e questo è fondamentale.

Guardano ad un capitalismo autarchico foriero di appalti, sub . appalti, illegalità diffusa fra quella parte della classe dirigente che è l’eterna maggioranza silenziosa finto liberale alla superficie e autenticamente nera nel suo sentire e abbaiare alla luna.

La borghesia amorale, pavida e assassina guarda alla” brava gente proba e onesta” che lavora duramente per i suoi profitti e non ha patologie  solidaristiche per la testa.

( il termine borghesia criminale è stato recentemente coniato proprio da studiosi che hanno compreso il rapporto sempre più stretto fra classe dirigente, mafia, e fascismo)

Questi sanno che il fascismo in Italia non può tornare, ma la lotta di classe sì, la lotta per l’uguaglianza sì, la lotta per l’emancipazione delle donne sì, la lotta contro lo sfruttamento sì, la lotta per i diritti sì.

E il fascismo è per sua natura contro tutto questo.

E per quanto riguarda la cultura e il salone del Libro di Torino poche balle, deve finire la pacchia di evocare la libertà di espressione e gettare veleno sui più deboli e indifesi.

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6 giugno sbarco in Normandia con libro cartaceo ed e book

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L’amor di patria del prima gli “itagliani” finisce nelle solite fogne della cronaca di collusione con la mafia e apologia al fascismo

Le violenze diffamatorie,xenofobe, razziste e fasciste con le quali sono stati trattati  i migranti di colore e di etnia extraeuropea in questo anno di governo penta fascio leghista sono finite nel W.C. della cronaca.

Che il problema dell’Italia non sia quello dei migranti, dei comunisti che non ci sono più, delle famiglie arcobaleno, della diversità etnica e religiosa lo sa pure Salvini & soci.

No, il problema è sempre quello.

La trippa fascista dell’italiano mediocre, pronto a scaricare sulla diversità culturale a sinistra ogni accusa di decadenza del paese,nasconde volutamente il gioco delle infiltrazioni mafiose, dell’omertà davanti al fascismo,del tangentismo padronale pubblico e privato su tutto ciò che si può arraffare.

Per cui non c’è bisogno di stupirsi di quello che è accaduto nella proba e laboriosa Lombardia per opera di gente che blaterava contro le moschee, i migranti,gridando alla sicurezza e al benessere della famiglia di papà, mamma, bambino e maiale nascosto in giardino.

Il nostro Fontana, leghista governatore  della Regione, è indagato per abuso in atti d’ufficio, mentre il forzismo  è accusato di associazione a delinquere con  Tatarella, candidato di Forza Italia per il nord ovest alle elezioni europee.

Poi abbiamo la richiesta di arresto per il deputato azzurro Diego Sozzani e di Caianello, altro forzista demiurgo del malaffare.

L’accusa è la solita: aver maneggiato illegalmente in appalti, con scambio di favori in “sinergia con le cosche”, ( salvo prova contraria ovvio).

E’ il segno tangibile di una crisi del sistema democratico.

La Tangentopoli è infinita,la Milano da bere è diventata la Milano da mangiare.

Ma dall’altra parte non ci fa mancare nulla:in Calabria il presidente della Regione  Pd  e funzionari vari sono indagati per corruzione….così prima sulla sanità in Umbria ecc.

Il ritorno al fascismo mussoliniano, sponsorizzato da un Ministro dell’Interno che con arroganza e presunzione non accetta il dissenso, che fa finta di non sapere che casa Pound ha una casa editrice, che oggi farà la voce grossa sul caso Siri, per poi tirare avanti fino a quando i voti gli daranno la poltrona di presidente del consiglio, è ormai cronaca di tutti i giorni.

Il danno che un governo di coatti del qualunquismo fascismo più becero ha generato all’immagine dell’Italia è il meno.

Anche se, per onestà intellettuale, è da segnalare che la sindaca di Torino Appendino ha chiesto l’applicazione del reato di apologia al fascismo per la casa editrice fascista Altaforte alla Fiera del Libro di Torino.

Ma quello di aver fatto come i nazional socialisti con gli ebrei e gli slavi, cioè quello di additare dei nemici pubblici che minano la purezza “deontologica” dell’essere italiani, è e rimarrà moralmente criminale.

La tiritera non è un piagnisteo anche se a Casal Bruciato l’ennesima assegnazione ad una famiglia rom di un appartamento ha visto i fascisti di Casa Pound incitare i cittadini all’impiccagione della famiglia bosniaca.

Le fogne si tanno svuotando definitivamente e purtroppo da sole non si riempiranno.

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Nostalgia della filosofia “La storia è come il banco del macellaio” scrisse Hegel; promemoria per gli sloganisti da felpa e da T – Shirt

E’stata una recessione tecnica intellettuale quella di aver abolito lo scritto di storia alla maturità da parte del Ministero.

Giustamente Andrea Giardina, Liliana Segre e Andrea Camilleri si sono fatti promotori dell’ appello ,” La storia è un bene comune”, che sta raccogliendo migliaia di firme per contrastare un’iniziativa che sembra voglia togliere agli studenti il senso critico verso l’accadere umano del passato.

Certo che se si confrontano  le centinaia di citazioni, aforismi e frasi che riguardano la storia non c’è molto da rallegrarsi.

A. Schopenhauer la considera il prosieguo della zoologia, ad esempio, e la filosofia in generale non è benevola verso LA STORIA vista come pozzo senza fine di dolori, sangue, macerie, dettate dalla passioni umane, dalla brama di potere, dall’egoismo e dalla crudeltà umana.

Hegel, nelle “Lezioni di Filosofia della storia” parla di storia come filosofia della storia, come un banco del macellaio dove tutto l’accadere non è altro che l’identità fra ciò che è reale e razionale.

Non si vuole qui negare il valore positivo, insostituibile della storia come insegnamento, anzi.

Si vuole solo timidamente accennare al fatto che senza guerre non c’ storia, ma soprattutto senza contraddizioni radicali non c’è il tempo della storia.

Per cui quando senti in giro il disprezzo per quelli che cercano di ricavare qualcosa di buono dalle idee di valore della storia, come la democrazia, il socialismo libertario, il liberalismo democratico, la tradizione greco – giudaico- cristiana, la tolleranza verso la diversità religiosa e sessuale capisci come mai il banco del macellaio è filosoficamente il concetto più alto, secondo me, per capire che esiste la virtù anche nel regno del perfettibile.

Perchè sul banco del macellaio, di solito, finiscono i deboli.

E quelli che riflettono sulla storia solo  come storia dello spirito oggettivo, ( le istituzioni) senza mai sporcarsi con le palesi e a volte aspre contraddizioni quotidiane, sono come quelli che vogliono andare allo zoo solo per vedere le bestie feroci.

Quelli che pur facendo la storia del mondo sono costretti a subirla, quelli che costruendo il mondo se lo trovano contro sempre, quelli che non hanno la forza di pensare alla storia dell’alterità finiscono sul banco dei macellai , senza saperlo.

E’ già accaduto, potrebbe accadere di nuovo.

 

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Dal filo spinato di Orban si materializza la sporcizia morale delle paranoie nazional- socialiste, Salvini gongola

Con quella faccia un po’ così il ministro degli interni italiano può permettersi di tutto.

Non solo di andare a Modena a gridare ” zecche dei centri sociali” a chi lo fischia ( è un Ministro della Repubblica, ma ammicca al daspo da stadio).

Non solo di criticare la magistratura quando applica il diritto alla protezione umanitaria, ma si vanta di essere amico di un Orban che con la tradizione liberale c’entra come il cavolo a merenda.

Forte del sostegno populista e popolare che lo danno nei sondaggi sopra il 30 per cento incassa il siluramento di Siri, incompatibile con  il 25 aprile di Corleone contro la mafia, e si accorda con Viktor Orban per mettere al sicuro i confini dell’Europa.

Il giro in elicottero  da parte dei leader nei cieli magiari per osservare i 175 chilometri di filo spinato   è come quello dei generali nazisti prima dell’invasione della Polonia.

Tutto teatro d’accordo, tutto avanspettacolo,ma la posta in gioco non è lo spazio vitale a Est, ma il potere del vitalizio del prima gli italiani anche a Ovest.

L’operazione para nazista di Salvini e Orban, di fatto fondatori di una democrazia illiberale, ( ossimoro tremendo), nel nome della cristianità passerà alla storia come l’atto finale di una gigantesca menzogna.

La salvezza dell’Europa dei valori cristiani dall’invasione del fondamentalismo musulmano e del capitale giudeo, in nome dello spiritualismo anti illuminista, è l’emergenza culturale e politica dell’Europa del Terzo Millennio a Est secondo i  nuovi filosofi della destra radicale.

Per i negri ci sono i porti chiusi del Mediterraneo.

Il delirio di onnipotenza degli uomini forti coi deboli, che in casa loro non disdegnano le destre fasciste,  è la parodia vivente e grottesca della lugubre storia dell’intolleranza e della violenza contro la diversità culturale, antropologica e religiosa.

Un fatto schifoso per l’Europa che piange su Notre dame, ma poi vende armi italiane e francesi all’Arabia Saudita che bombarda lo Yemen e i suoi bambini.

“Salvini è l’uomo forte che ci vuole per l’Europa”, dice Orban.

Marie Le Pen e Alternativa per la Germania, ( quei cari post nazisti che nei Lander regionali escono dall’aula quando si parla di Shoa), sono pronti a unirsi contro le liberal democrazie europee cercando di spostare i voti dei centristi del partito Popolare.

E pensare che fu proprio l’Ungheria nel 1989 ad aprire i confini ai tedeschi che volevano fuggire dal comunismo della Germania dell’Est.

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6 giugno 2019, lo sbarco

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Lo psicodramma della Tav divide la Sinistra tutta: i sindacati confederali non rappresentano gli esclusi e i nuovi poveri

Quello che è accaduto a Torino il primo maggio con la rissa fra servizio d’ordine del PD e NO Tav e le manganellate della polizia,  a No TAV e centri sociali naturalmente, dice una cosa nota e risaputa: la liturgica affermazione di “unità unità” è una preghiera più che un programma.

Al Tg3  della notte Marco Revelli ha giustamente parlato di un primo maggio di luci e ombre visto quello che  era accaduto a Torino.

Il sindacalista dell’Usb, l’ italo – ivoriano Aboubakar, che lavora coi migranti della filiera agroalimentare, immortalato la mattina nella foto  con Papa Francesco, ( come Greta), ha ribadito che gli invisibili e gli esclusi hanno avuto poco spazio nei cortei del primo maggio.

Sempre Revelli, ma questa è una considerazione tardiva, ha notato che nel corteo sindacale al di là delle bandiere e gonfaloni della tradizione il clima era mogio, mentre l’unica energia positiva veniva dai No TAV, ( questione di età?).

In altre parole: la sinistra istituzionale targata PD sembra non comprendere che per riprendere l’iniziativa dal basso è inevitabile coinvolgere nuovi lavoratori, nuovi proletari, nuovi protagonisti della produzione della ricchezza altrui.

I vertici sindacali, per ammissione dello stesso Landini, non è che in questi anni abbiano dato prova di coraggio civile, anzi.

La sinistra sembra divisa in modo netto: c’è chi presume che basta salire sulla carovana dell’ecologia, del movimentismo ambientalista, dell’emancipazione delle donne lasciando al destino forme di lotta e organizzative e chi, trovandosi orfani dello stato sociale non sa a chi votarsi.

( La protesta dei riders è indicativa dello scollamento fra sindacalismo statuale e bisogni degli ultimi).

Per cercare di non trincerarsi in un sindacato della terza età, pensionati e garantiti,l’apertura del Pd verso i movimenti dovrebbe superare antichi tabù della divisione fra partito – istituzione e movimentismo, che suona come contrapposizione fra garantiti e non garantiti degli anni settanta, ( patetico lo scontro per prendere la testa del corteo….).

Le nostalgie egemoni di una sinistra di governo forse è meglio abbandonarle e pensare ad una opposizione che vada oltre il comizio del primo maggio.

La vere note positive sono venuta dall’invito di Landini all’antifascismo dal palco di Bologna e dal coro di Bella Ciao al concertone in Piazza S. Giovanni a Roma.

Ma gli emigrati nel corteo confederale si dice non fossero molti.

 

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RICORDA IL 6 GIUGNO IL D – DAY dell’uscita del libro

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Il Primo Maggio si festeggia( va) la lotta dell’internazionalismo socialista e non il generone della pace sociale

Con la crisi occupazionale, soprattutto in Italia, con il lavoro sottopagato, sopratutto in Italia, con lo sfruttamento bestiale dei migranti, soprattutto in Italia, il primo maggio è una festa importante, ma azzoppata dal trionfo del capitalismo tout – court.

Intanto è tabù parlare di ” proletariato”: per cui schiavi a due euro all’ora a raccogliere pomodori è uguale a manager tagliati dalla crisi.

Niente da paragonare alla storia del primo maggio di origine anarchico e socialista, quello della lotta di centinaia di milioni di proletari per la loro emancipazione iniziata fin dalla fine dell’Ottocento.

Non si vuole sminuire una giornata come quella di domani  che una volta inverava il  ” proletari di tutto il mondo unitevi”, ma la sola  retorica in questi casi significa ingoiare lacrime amare di feroce delusione.

Intanto, per dirla alla Salvini,è un’altra festa di parte, cioè partigiana.

Il primo maggio fu abolito dal fascismo nel 1923, sostituito dal Natale di Roma del 21 aprile.

Nel Terzo Reich la festa fu abolita nel 1934, al suo posto la giornata del popolo tedesco.

Insomma i nazi – fascisti, sempre dalla parte dei lavoratori, tenevano così tanto alla loro emancipazione da abolire la festa della  lotta che portò alla richiesta delle otto ore lavorative.

Per cui se i neofascisti non parteciperanno ai cortei  faranno solo un piacere a chi crede ancora ad una solidarietà internazionale fra lavoratori.

Il nazionalismo corporativo e l’internazionalismo proletario sono antitetici come fascismo e antifascismo, lo sanno anche i sassi, ma non i rossobruni di casa nostra.

Ma, è ormai risaputo, i lavoratori devono anche salvare il capitalismo da se stesso, devono trovare una via d’uscita al prolungamento schiavistico della giornata di lavoro, devono pensare con le loro lotte a ridistribuire la ricchezza anche a chi è disoccupato cronico.

Troppe cose da fare per chi tira a campare con 1.000 euro al mese.

Per cui la pace sociale e il concertone del primo maggio sono quello che ci rimane della storia del movimento operaio.

Il rifiuto del lavoro è atteggiamento da scansafatiche, da parassita, un lavoro qualsiasi è da falliti, un lavoro di qualità è quasi impossibile.

Forse bisogna lavorare per la ribellione, da domani mattina, come direbbe l’indefesso lavoratore del Viminale.

 

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Clandestini da 600 mila a 90 mila:la illegittima difesa di un professionista del vomito di balle

La notizia avrà la sua statura ontologica nelle marasma dei dati e delle statistiche, sopratutto quando non arriverà una nave di migranti nei porti chiusi della madre patria.

Salvini, ministro di tutto, quello che parlava di invasione bibliche, di emergenza migranti, di situazione emergenziale per gli sbarchi, quello che sosteneva che l’Italia non poteva sopportare più la “transumanza” dal volto umano del popolo africano in Europa, ora sostiene che i clandestini sono solo 90.000

Non lo dichiara perchè non sa contare, ma solo perchè Di Maio gli ha fatto notare che i rimpatri promessi nel programma di governo sono poca cosa.

La mistificazione continua, il palleggiamento continuo delle cifre sulla pelle dei poveracci non interessa ai maestri del pensiero della reazione del cambiamento: interessa solo una campagna elettorale che dura dal 4 marzo marzo dell’anno scorso.

Le cose si ripetono, le parole pure, ma la pacchia dell’inoculare nell’anima la paura dei clandestini, addossando loro anche problemi di bilancio e tenuta dei conti  del welfare è finita in vacca.

E la legittima difesa dei pistoleri  soprattutto contro i migranti fuorilegge si dimostra propaganda goebbelsiana.

Perchè allora il governo ha ancora così tanto consenso nel bollare il negro “bau bau” come fonte della banalità del mare?

Perchè va bene così, perchè se uno va in pensione a quota cento e prende un reddito di cittadinanza  per campare, che i clandestini siano 90.000 oppure 600.000 non è un problema.

Se è vero che in Italia ci sono 90.000 irregolari su 60 milioni di abitanti, allora il Bel paese dovrebbe integrare tutti quelli che chiedono asilo per guerre e fame, se sono 600 mila il ministro degli interni dovrebbe provvedere come promesso.

Invece non si fa nè l’una, n’è l’altra cosa e le balle cadono nelle fogne dell’odio quotidiano.

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25 APRILE: CHI NON RICONOSCE LA LOTTA DI LIBERAZIONE ANTIFASCISTA E’ FUORI DALLA COSTITUZIONE, non dal contratto di governo

“Prima gli italiani”, retorica da quattro soldi di un governo ipocrita sulla questione della Resistenza con un ministro degli interni che va a Corleone per purgarsi della questione Siri spacciando la lotta per la liberazione  per un   derby fra comunisti e fascisti.

Ogni commento è superfluo, la schifezza del fascismo da curva dei tifosi della Lazio è cosa risaputa, ogni domenica c’è lo show del nazi fascismo.

 

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