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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

1989 – 2019- Ballammo felici sulle macerie del Muro, senza vedere le scimmie del Terzo Reich, ( giralo agli amici su facebook, mia pagina in tilt, grazie)….

Giustamente 30 anni fa domani, la passione individuale e insopprimibile verso la libertà trovò il suo radicale progetto collettivo nella caduta del Muro di Berlino: fine della seconda guerra mondiale, fine della guerra fredda, fine di un socialismo reale fatto di uguaglianza in povertà, ma anche di nomenclature corrotte e repressive.

Fu buttato via il passato nel segno di un cambiamento del corso della storia di cui non si può avere alcuna nostalgia: pensare alla Stasi,  pensare alle” vite degli altri” tenute sotto osservazione come nei totalitarismi più criminali, fa solo rabbrividire.

La sinistra rivoluzionaria italiana ed europea aveva sempre criticato il Muro, il sovietismo alla Breznev, i residui del tardo stalinismo: erano i revisionisti a cui si contrapponeva il pensiero del presidente Mao o l’icona di Che Guevara per milioni di giovani in tutto il mondo.

Polonia, Ungheria, Germania, Romania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Albania il vento arrivò a Piazza Tienanmen: lì ci fu il massacro contro gli studenti che inneggiavano a Gorbaciov, ad un socialdemocrazia onesta.

La gioia di quei giorni, unita alla tragedia per chi per il socialismo era morto tra gli anni trenta e quaranta, per chi poi negli anni sessanta e settanta si era opposto ad un imperialismo americano che aveva portato morte e distruzione in Vietnam, Cambogia, Laos, America Latina, per chi nei paesi d’Oltre Cortina aveva creduto all’internazionale del socialismo sovietico, era autentica da parte di tutta la sinistra.

Ma rimaneva un dubbio.

La libertà diventò solo libertà di consumare, lo stato sociale e il welfare furono considerati arnesi del vecchio mondo, il socialismo solo una tremenda dittatura al pari del nazi – fascismo.

L’anticomunismo di Berlusconi del ’94 non era altro che l’inizio della paccottiglia reazionaria che oggi scuote l’Italia, Salvini il Muro dentro la testa dei meno avvertiti.

Non solo sono stati costruiti Muri contro emigrati,proletari diseredati dal capitalismo e dalla finanza, uomini e donne che non siano di razza bianca, ma è stato pure riesumato il fascino criminale di quelle scimmie del Terzo Reich che oggi celebrano la caduta del socialismo reale come passaporto per il nazi – fascismo.

 

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Dettagli – In italia un milione e più di bambini poveri : non sanno “i poveri bambini” che la povertà è stata abolita per decreto….

La cifre le ha fornite Salve the children,la notizia ha avuto poco spazio sui media, il tempo di un clic sui vari network: l’Italia ha più di un milione di bimbi in stato di indigenza, anche qui quasi maglia nera in Europa.

Che in Italia le differenze di classe si siano acuite con la crisi economica del 2008, con l’ondata del reaganismo straccione berlusconiano, del riformismo blairiano della Leopolda, della cattiva gestione di una politica del tirare a campare in tutto il mondo è  cosa risaputa.

D’altronde il paese delle mamme, delle nonne, delle zie, ha sempre il cuore gonfio di tristezza, quando si accorge che la povertà in un paese che ha il record delle vendite delle macchine di lusso alberga fra noi.

L’ umanità occidentale in crisi demografica non riesce manco a mantenere i suoi figli dall’indigenza, ci si chiede.

E il ceto medio è in crisi in tutto il mondo:pure in Cile, Argentina, Ecuador.

Così il proletariato di sempre  si unisce ai ceti intellettuali, dovrebbe essere rivoluzione nel nome di un futuro anche per i bambini poveri

Ma la restaurazione degli imbecilli è pronta: prima gli italiani anche per il pasto negli asili come nel comune di Lodi, oppure nel caso dell’assegnazione degli alloggi a Roma: gli stranieri non pagano la retta e non pagano le tasse quasi fossero italiani..

Siamo tutti in malafede, comunque:Di Maio, infatti, abolì la povertà in un intervento para mussoliniano dal balcone.

Così  a forza di chiacchiere rassicuranti  per i propri figli , i maestri di pensiero di destra e pure di  sinistra non si preoccupano di istituire un fondo per l’indigenza dei minorenni: non solo più merendine senza zucchero, ma scuole, cure sanitarie, case abitabili,così da farli sentire degni di essere venuti al mondo.

Tra i bambini poveri  ci sono i figli degli immigrati nati in Italia, questi aspettano che la solidarietà si traduca in prassi contro la povertà vera, che non è data solo dalla crisi dei consumi, ma dalla sconfitta del movimento che doveva abolire lo stato di cose presenti.

 

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EX ILVA – Comunque vada a pagare caro e tutto sono solo i proletari costretti a scegliere se morire di lavoro e/o di cancro

Non occorre essere  operaisti nostalgici e rivendicare che la classe operaia deve dirigere tutto.

Nel caso dell’ ex Ilva ex Italsider,complicatissimo dal punto di vista legislativo e burocratico – amministrativo, solo gli operai hanno comunque ragione senza se e senza ma.

La questione giuridica della difesa ambientale, infatti, è una delle scuse per la multinazionale franco – indiana di ritirarsi da un investimento che non è più competitivo sui mercati internazionali.

Questo, d’altronde, lo sanno tutte le forze politiche e pure il governo che sta trattando in queste ore sul piano industriale con una proprietà che rivuole lo scudo penale come pre -condizione per continuare il negoziato.

Il ricatto dell’Arcelor Mittal, che intende ritirarsi dall’accordo per acquisire le acciaierie di Taranto con la conseguente perdita di 10.700 posti di lavoro, è storia di adesso.

Ma la vicenda è lunga come la lotta di classe fra capitale e lavoro.

Se la causa scatenante la crisi  è quella del disastro ambientale, questo non vuol dire che in questi anni gli operai e i cittadini di Taranto del quartiere Tamburi non abbiano pagato a colpi di chemio l’impatto delle sostanze cancerogene della fabbrica sulla città.

La domanda che ci si pone è se nel terzo millennio sia possibile coniugare  una strategia industriale decente che salvaguardi la salute dei cittadini e i posti di lavoro degli operai, che si ammalano due volte, sia come operai che come cittadini.

In questi anni la tragica visione in piazza delle madri dei bambini ammalati o morti di cancro,  forse doveva smuovere le coscienze ambientaliste prima di Greta Thunberg.

L’ alienazione da lavoro capitalistico, ineliminabile anche con il socialismo reale, ( Cina  e insegna), dovrebbe essere affrontata, si diceva una volta,  in un solo modo: salario garantito agli operai, nessuna monetizzazione dello sfruttamento per chi si è ammalato sul posto di lavoro, risarcimento immediato, bonifica tutelata dallo stato.

Ma quelli erano gli anni settanta, quelli del rifiuto del lavoro alienante per un’utopia non rimandabile.

Oppure per una ribellione degli sfruttati  antica come il mondo.

Si dice che gli operai dell’ex Italsider siano più rassegnati che arrabbiati: non  serve dare la colpa ai 5 stelle, alla Lega, al Pd, alla Regione o ai Riva,  i precedenti padroni che hanno fatto quattrini portando soldi in Svizzera.

Finchè la barca va le morti sul lavoro sono solo danni collaterali, come dicono i mafiosi e i loro padroni.

Ma è da quando è nata la fabbrica che a Taranto non si respira aria pulita.

La più grande fabbrica d’acciaio d’Europa, che vale il 1,4% del Pil, non può  andare in  malora:  all’autonomia operaia dei bisogni primari si contrappone la ragione del modello di sviluppo capitalistico neo liberista considerato un modello creato da madre natura.

Il  diritto a vivere il lavoro non solo come maledizione biblica che porta il cancro, non è più di questo mondo.Il migliore dei mondi possibili dopo la caduta del Muro.

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W la libertà – Anche la X Mas del golpista Junio Valerio Borghese merita di essere sdoganata, la sfilata dei disvalori del nazi – fascismo ormai è cosa fatta

A Nettuno  davanti ad autorità civili e militari sabato è stata ricordata con tutti gli onori la X MAS  di Junio Valerio Borghese ,massacratore di partigiani e aspirante golpista negli anni della strategia della tensione.

Il sindaco di destra ( centro) ha ricordato il valore dei combattenti ( nessuno dubita) che  affiancarono i nazisti contro gli  Alleati.

Per chi non sapesse cosa è stata la X Mas un breve estratto de 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta, la vittoria della democrazia….

 

Un discorso a parte merita la X Mas comandata da Junior Valerio Borghese:

“Sono restato con la mia Decima. Questa è la mia Marina (…) ritenemmo che non si poteva passare al nemico con armi e bagagli. E’ incompatibile per gente con un minimo di dignità, e tragicamente ridicolo, dichiarare guerra, nello stesso conflitto, a tutti i contendenti, ai nemici prima, agli alleati poi. Questo è un crimine unico nella storia, anche in quella dei voltagabbana. Ritirarsi onorevolmente, dopo una lunga guerra combattuta e sofferta, sarebbe stato comprensibile, così come ha fatto la Finlandia, ma dar ordine di sparare al nostro alleato con cui abbiamo lottato per anni e con lealtà e reciproco rispetto soltanto perché è perdente, è una spregevole viltà”.

Cfr. Silvio Bertoldi, op.cit. pag. 149

Il principe Valerio Junio Scipione Alfredo Ghezzo Marcantonio Maria Borghese così spiegò la sua scelta dopo l’8 settembre.

L’idea di Borghese, aristocratica e idealista, attirò tanti giovani che videro nel principe un punto fermo, “un coraggio della coerenza”, verso la Patria e la parola data.

Il tentativo di rimanere in una sorta di terza posizione, “né con la resistenza, né con Salò”, ma con l’Italia, divenne presto una ipocrita copertura per attività antipartigiane, per collaborazionismo coi tedeschi che stimavano molto il principe e la sua fedeltà alla Germania, e quindi al nazismo.

Fu questo un punto decisivo nella dinamica del binomio guerra civile– resistenza.

La buona fede di alcune scelte era indiscutibile, ma se la coerenza voleva dire stare con Hitler e la sua banda criminale, la resistenza partigiana non poteva far altro che intraprendere una guerra spietata contro chi aveva optato per la presunta purezza di un’ideologia che idealizzava il Male Assoluto.

Il governo di Salò, infatti, che tentava di ridurre l’idealismo resistenziale a mero banditismo opportunista, non voleva tener conto che il pur frastagliato universo partigiano era anche frutto dei rinati partiti antifascisti.

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Il quesito “chi giudica cos’ è il razzismo?” è miserabile. Vs. l’odio razziale delle zucche vuote reazionarie abolizione dei decreti sicurezza e dei lager libici

Non bisogna abbassarsi al livello di chi si è astenuto sulla proposta di Liliana Segre di costituire una commissione che contrasti razzismo e antisemitismo: i distinguo fra antisemitismo e antisionismo in questo caso ( vedi Sgarbi e altri fru -fru). sono un alibi per discriminare tutto il resto.

L’astensione di Lega, Forza italia, e Fratelli d’Italia per alcuni osservatori è la fine del centrodestra.

Per noi, che da sempre siamo convinti  che la dissoluzione del sedicente liberalismo nella destra estrema è la logica conseguenza della promiscuità reazionaria di massa, è la conferma che finora siamo stati troppo democratici e indulgenti con l’ipocrisia del salvinismo –  melonismo- berlusconismo.

Alcuni soggetti, che in nome della Costituzione credono che la libertà di essere nazi fascisti sia uguale a quella dell’essere democratici antifascisti,   stanno mettendo a seria prova non solo la Costituzione materiale,  ma anche la razionalità di una persona come il presidente Mattarella che non finisce di dichiarare che ricordare è doveroso e che non si può riscrivere la storia ad uso e consumo elettorale.

La domanda “chi giudica il razzismo”,( Salvini docet), equivale alla domanda” ma che minchia è sta mafia”: omertà, sorrisini compiacenti verso gli hater, cene inneggianti il Duce,  sono il pane quotidiano di partiti che poi invocano la libertà d’espressione.

Le domande di senso ipocrite che servono solo ad allontanare i soliti sospetti sul marciume introdotto in Italia dalla campagna d’odio del fascio – leghismo sono il teatro della democrazia alla Trump, Putin, Orban etc.

Tolleranza zero, si dice, verso ogni forma di discriminazione.

Come?

Magari ponendo seriamente il tema della messa fuorilegge  chi si ispira al nazi – fascismo, innanzitutto.

Rilanciando  quindi lo ius culturae, rivedendo i trattati con la Libia, abolendo i decreti sicurezza.

E poi andando fino in fondo con le contro inchieste sul rapporto fra Lega, Fratelli d’Italia e internazionale nera,come già viene fatto da parecchie testate democratiche e antifasciste.

Il supporto c’è: Anpi,centri sociali, comitati antifascisti, sindacato,etc, network antifascisti……istituzioni democratiche.

Programma ambizioso?

Non fa niente,  la difesa dei diritti civili non ha prezzo.mettendo però una cosa in chiaro:

le omologazioni alla Pisapia e Kompagni fra nazismo e comunismo rendono possibile affermare alla destra estrema che la repubblica deve essere paritaria: anticomunista e antifascista.

Questo è il vero obiettivo del Visegrad pensiero dei nazional – fascisti italiani.

 

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Post festum – Il Cav. Nero sdoganò i missini,il Felpa ha sdoganato razzismo, xenofobia, antisemitismo: le anime belle italiote fanno finta di niente

Quando Silvio Berlusconi in una intervista dei primi anni novanta dichiarò che se avesse votato a Roma per il sindaco avrebbe scelto Gianfranco Fini e non Francesco Rutelli fu bollato come Cavaliere Nero.

Sdoganò i missini, poi Fini a Fiuggi fondò Alleanza nazionale.

Non bisognava lasciare il paese ai feroci comunisti di Achille Occhetto, diceva il Silvio, che poi per vent’anni fece credere agli italiani compiacenti che la colpa della crisi della prima repubblica  fosse addebitabile solo ai comunisti.

Ma vedendo quello che succede oggi a Liliana Segre,  di religione ebraica,senatrice a vita  deportata da bambina ad Auschwitz,che viene insultata da hater, ( squadristi nazi – fascisti da tastiera) ogni giorno, il buon Silvio sembra un innocente qualunquista da bar.

Il vero sdoganatore  della cultura del fascistume assoluto, infatti,è l’ex ministro degli interni, il Felpa,duce del Papeete, Matteo Salvini.

(Salvini, come si sa, ha amicizie pericolose: Savoini, il tangentaro del Russiagate, è o è stato dichiaratamente un nazionalsocialista).

Ma una parte di italiani sembra non avere problemi con odio razziale, omofobia, antisemitismo, nazi da stadio etc.

Molti che votano Lega, Fdi, non hanno un’ideologia precisa: sono passati  magari dalla sinistra alla destra,così come si passa da un canale all’altro con il telecomando, i diritti civili sono un’interferenza nella kermesse delle televendite del politichese.

Si dice, da parte della canea reazionaria, che i connazionali stiano troppo male per avere dei grattacapi morali ed etici: prima la pagnotta o il telefonino, il resto è per chi ha soldi e tempo da perdere.

Ad indignarsi dell’indifferenza, della noia, della superficialità di certi ambienti democratico – reazionari di massa davanti alla crudele gogna cui vengono sottoposti i tanti cittadini della diversità sembrano rimaste minoranze acculturate dall’antifascismo di maniera: solo all’11 per cento degli italiani interessa, ad esempio, l’abolizione dei decreti sicurezza,( fra questi spiccano anche gli afascisti dei cinque stelle come Di Maio,furioso ad ogni sbarco a Pozzallo).

Così il voto di domenica in Umbria ha riproposto il dibattito se per caso gli italiani siano così cambiati in pochi anni,( nel 2014 votarono in massa per Renzi), da far pensare che un nuovo fascismo strisciante, come succede d’altronde in tante democrazie europee, sia cosa fatta.

Eppure, soprattutto in Tv,anche a sinistra, il termine fascista per indicare le tendenze culturali del nuovo centrodestra viene usato con il contagocce: si preferisce destra estrema, ad andar bene, se no sovranismo, che ha sostituito populismo,caduto in disgrazia con la caduta dei Cinque stelle.

(E pensare che a definire Berlusconi “psiconano sdoganatore” fu proprio un blog di Grillo).

Con il pessimismo della ragione viene da pensare che anche in questo caso indietro non si torna e che l’antifascismo in Italia, più che sentimento di massa,stia diventando una mozione degli affetti.

Per questo forse la vera strategia del fascistume del centro destra è l’ elezione del presidente della repubblica dopo Mattarella.

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Elezioni in Umbria- Niente di nuovo, trionfa il Destra centro Salvini – Meloni,si disintegrano i 5S,il Pd annaspa:coalizione giallorossa in vacca….

Come volevasi dimostrare  l’Umbria, una roccaforte rossa da 50 anni, è stata spazzata via dalla Lega del Duce del Paapete con il 37% dei voti, con la Meloni al 10% e Forza Italia al 5,5 per un totale del 57, 5%.

Così da eleggere Donatella Tesei, gruppo Lega, ex missina, a presidente della Regione con 20 punti in più di Vincenzo Bianconi candidato del Patto giallorosso Pd – Cinque stelle.

I cinque stelle sono i veri sconfitti di questa tornata elettorale, il loro risultato, un misero 7,41, è una disfatta in tutti i sensi, mentre il PD con il 22,33 salva la faccia ma perde in sostanza la regione che nel 2015 gli aveva dato un 37,5%.

Avrete modo di leggere e ascoltare le analisi di notisti molto più bravi di questo blog, ma se il Pd ha perso migliaia di voti popolari anche in questa regione è grazie alla cattiva gestione di Sanità,infrastrutture, occupazione, terremoto ecc, tutte cose che rispecchiano il declino nazionale del centrosinistra.

Salvini fa il suo gioco,invoca elezioni come era prevedibile, sostiene che il governo parlamentare è abusivo, ( in piena sindrome mussoliniana), ma Conte, Zingaretti. Di Maio escono con le ossa rotte e non solo per colpa di Renzi che spera di tornare in auge annettendo la patetica pattuglia di Forza Italia.

E’ scontato che nel voto umbro si sintetizzino sia i malumori verso il precedente governo regionale di sinistra, sia la fragilità di un governo nato senz’anima e poco credibile sulla manovra finanziaria.

Una cosa non esclude l’altra.

La cosiddetta Sinistra radicale, poi, è sempre assente attestandosi su posizioni irrisorie.

Domanda non provocatoria:come mai in Turingia, in Germania la Linke ha il 30%, in Portogallo è al governo in Spagna e Grecia è protagonista, mentre in Italia conta come il due di picche?

Il governo ora balla coi lupi, nel mezzo di scontri, divisioni, acrimonie, tradimenti, ma difficilmente si andrà alle urne, prima del marzo del 2020.

 

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Domenica regionali in Umbria: il primo test per la tenuta del governo giallorosso; nubi nere all’orizzonte..

Popolo italiano – umbro corri alle urne e caccia il governo delle sinistre, delle manette  e delle tasse, tuona il nazionalismo salviniano, insieme ai patrioti della Meloni e ai liberali un tanto al chilo di FI.

Dall’altra parte proprio oggi a Narni è stato presentato il Patto Civico della coalizione giallo rossa di governo, (Zingaretti, Di Maio e Speranza,con la presenza di Conte), : idea sorprendente quella di dichiarare che non è un test nazionale, per poi mobilitare la compagine governativa in pompa magna.

I sondaggi, sempre da prendere con le molle, ( battuta rituale), dicono che per Salvini & nazionalisti faccisti, ( che ci mettono la faccia e non solo),  la vittoria è quasi sicura, è da tempo che in Umbria tira brutta aria per il centrosinistra.

L’elezione regionale umbra, infatti, avrebbe dovuto essere indetta nel 2020.

Viene anticipata a domenica 27 ottobre a seguito delle dimissioni dell’attuale Presidente Catiuscia Marini dopo l’inchiesta della Procura di Perugia sul sistema sanitario nell’aprile di quest’anno.

La Marini ,che fu parlamentare europeo in quota centro sinistra e fu nominata da Bersani nella segreteria nazionale del partito,  incappando nelle scandalo della Sanità ( fu indagata per una Concorsopoli che portò anche agli arresti domiciliari esponenti del Pd), ha senz’altro avvantaggiato ulteriormente la destra.

I 700 mila elettori della regione Umbra, anch’essa ex roccaforte rossa, saranno così chiamati a eleggere il governatore e dovranno scegliere fra quello giallorosso, Vincenzo Biancone, imprenditore alberghiero presentato dai 5 stelle, e Donatella Tesei , senatrice a Palazzo Madama nel gruppo Salvini.

L’ultimo sondaggio Swg di ottobre vede la Tesei oscillare fra il 48,5% e il 54%, la coalizione di centrosinistra si fermerebbe fra il 36,5 e il 40,5%, una vittoria netta quindi per le truppe della coalizione di estrema destra.

Non sarebbe nulla di catastrofico in tempo di” pace”, ma in tempo di grande turbolenza politica come quella che attraversa l’Italia dal 2011, ogni elezione è politica a livello nazionale al di là del numero dei partecipanti.

Se il centrodestra storico in fase di estinzione vincesse darebbe ragione a Mister B: uniti si vince anche se il centro è di fatto scomparso.

Il centrosinistra ulivista, anch’esso moribondo, perdendo metterebbe in discussione la tenuta della compagine di governo, questo lo sanno anche i bambini.

Da lunedì, in caso di vittoria, il grido “elezioni elezioni” sarebbe un buon modo per Salvini di evitare ulteriori complicazioni sul Russiagate.

Invece se la coalizione giallo rossa non franasse del tutto ci sarebbe la speranza di arrivare il prossimo anno alle elezioni in Emilia – Romagna,( 26 gennaio 2020 ), non con l’acqua alla gola dell’ultima chance per salvare il governo del Patto Civico.

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