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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Il partito democratico fra Lotti e Zingaretti rischia l’estinzione, fra manovre di Palazzo e mancata opposizione

Il caso Lotti sul quale non scriviamo molto perchè il problema è di ardua spiegazione ( in sintesi  sembra che tramasse contro i giudici che avevano molestato il cerchio magico di Renzi), è lì ed è infamante per chi ha cuore la repubblica antifascista.

Sul caso Zingaretti è perplesso persino l’Espresso,( Da Milano), sia Repubblica,( Diamanti), sia i democratici sinceri come si diceva una volta.

Non si tratta di fare processi, ma di non nascondersi dietro ipocrisia e omertà mafiose.

Va bene che la storia d’Italia contempla che Totò Reina rimase latitante 7 anni a casa sua, va bene che la collusione fra mafia, fascisti e pezzi dello stato viaggia da sempre nelle istituzioni,( c’ insomma di peggio), ma la sinistra, a questo punto sedicente, si sta mostrando una nullità che il suo popolo non merita.

Zingaretti, due settimane fa felice per il 22% alle elezioni europee non ha detto una parola sui migranti ( va bene la formula Minniti?), non una parola su art.18 e Jobs act,: si è limitato a dire che il vecchio non c’è più ( Renzi), senza fornire strumenti operativi per la lotta e la mobilitazione.

Non ho mai sparato alla cieca contro il Pd che da tempo ha scelto una linea moderata che a poco a che fare con la socialdemocrazia, non con il comunismo o il socialismo.

Ma anche la liberal democrazia non può ignorare che ci sono delle regole di comportamento che andrebbero seguite comunque, soprattutto dentro le istituzioni

Togliatti, Longo, Berlinguer si rivoltano nella tomba, ma è bene che la rivolta passi anche fra i vivi.

E non basta, come sostiene Massimo Cacciari, allearsi con i Cinquestelle.

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A VOLTE RITORNANO: OGGI SCIOPERO GENERALE METALMECCANICI per lavoro e diritti, che non sia un Amarcod

OGGI  sciopero nazionale di otto ore degli operai metalmeccanici con manifestazioni  in corso a Milano, Napoli e Firenze.

Per noi giovani degli anni settanta lo sciopero degli operai metalmeccanici era il segno della potenza della lotta di classe e dell’emancipazione di quello che una volta veniva chiamato proletariato industriale.

Ai cortei partecipavano studenti di licei e università, gruppi della sinistra extraparlamentare,sindacati di tutti i tipi ( non quelli fascisti, ovvio), per una marcia del lavoro che immediatamente trovava riscontro nei Palazzi della politica.

Questa manifestazione indetta contro la contrazione della produzione, contro la crisi post – industriale, i licenziamenti, gli infortuni sul lavoro, rimette forse per un giorno, al centro della scena, chi produce la ricchezza, chi manda avanti i profitti, chi rende possibile gli investimenti, chi insomma plasma l’esistente per esserne espropriato dai padroni di sempre.

Non è un discorso da nostalgici operaisti, ( ma se lo fosse non ci sarebbe nulla di male).

La richiesta che viene fatta a imprenditori e governo  di rimettere al centro il lavoro e gli investimenti dovrebbe andare bene a tutti, visto che ogni giorno, ogni ora, ogni minuto viene rimarcato in tutte le sedi il problema che l’Italia è ferma, che gli investimenti non ci sono, che la disoccupazione aumenta ecc.

Ma non sarà così.

Gli operai sanno per primi che sono sulla difensiva, che per loro dietro l’angolo c’è delocalizzazione, aumento dello sfruttamento,ricatto continuo di chi dice loro ” lavora e taci perchè siamo tutti sulla stessa barca” e poi l’apocalittico tema della robotizzazione del lavoro.

I lavoratori dell’Ilva, che si ammalano di cancro per essere messi in cassa integrazione, dovrebbero essere di diritto l’avanguardia di questo nuovo e antico proletariato che la sinistra  ha dimenticato in modo vergognoso, che gli intellettuali non hanno più incensato: gli operai non  sono più di moda, sopratutto se sono conservatori  e votano Lega.

La solitudine della classe sconfitta, però, può essere superata se la lotta della classe operaia diventa solidarietà con gli ultimi, con i migranti, con gli  emigrati, con gli antifascisti, con le donne vilipese con tutti gli altri lavoratori

Aveva ragione Karl Marx: l’emancipazione della classe operaia è l’emancipazione di tutta la società.

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Il decreto sicurezza è solidale con chi spara alla schiena, quello bis è odioso verso migranti e antagonismo… e il bello deve arrivare

Fare di una questione sociale una questione di ordine pubblico è la scoperta dell’acqua calda del ministro dell’Interno.

Un personaggio che si commuove per chi spara alla schiena dei ladri ( sarà la magistratura a stabilire se c’è legittima difesa o eccesso),mentre sulle Ong e i migranti si abbatte la scure delle repressione non è molto affidabile.

Senza dimenticare le norme che riguardano la sicurezza delle forze dell’ordine durante le manifestazioni e l’interruzione di pubblico servizio, ( il fatto di Cremona dove uno striscione con inciso ” ama il tuo prossimo”), ha causato botte al buonista -comunista da parte di militanti leghisti.

Chi dice che il governo sta attuando principi di ordine democratico mente il polverone è tutto politico, goebelsiano nella forma e nella sostanza perchè semina odio verso chi non rema nella corrente del nazional – socialismo in salsa di pomodoro.

Piace però agli italiani, 34%. su 57 % meglio di nonno Benito negli anni venti.

Il sentimento prevalente è che bisogna prepararsi al peggio vista la situazione economica e quindi chiudere tutte le forme di welfare e solidarietà verso i migranti ( le prefetture sembrano abbiano avuto il mandato di chiudere i corsi di italiano per l’integrazione) .

Secondo me, noi diciamo,Salvini sta preparando i  Panzer che invaderanno l’Europa: i mini bot, oppure la pace fiscale, ( condono), oppure tasse camuffate da accise etc.

Sta di fatto che l’1% della popolazione possiede il 25 % della ricchezza, nessuno finora, nè destra nè sinistra ha mai messo le mani su simili disuguaglianze.

Chi snobba i conti, snobba il rapporto fra economia e politica, fra valore del lavoro e plusvalore, fra miseria quotidiana e ricchezza eterna.

Il governo sta adottando una politica corporativa,xenofoba verso l’umanità,accogliente verso le navi che portano armi, mentre quelle che portano uomini in difficoltà sono messe al bando.

I nazi fascisti i partigiani li chiamavano banditi, ma era diverso: i banditi erano armati.

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Ballottaggio – E’ finito lo sfinimento elettorale con l’estrema destra vincente ( Lega+ Fdi), il PD salvo, FI nulla,cinque stelle ciao

Non sarebbe una notizia se non per il fatto che dopo 74 anni di centrosinistra la Lega conquista Ferrara e che a Livorno dopo i Cinque stelle di Nogarin è tornata la sinistra.

Alla fine ai ballottaggi per i comuni  il Cnd a trazione leghista vince in 7 capoluoghi di Regione, mentre il Cns in sei, a Campobasso l’unico successo dei cinque stelle.Poi c’è il successo di una lista civica

Così si è chiusa la campagna elettorale iniziatasi il 5 marzo del 2018, il giorno dopo le elezioni, e portata avanti ad ogni costo dalle forze di governo in attesa delle elezioni europee, regionali, comunali ecc: ha vinto il tutto il centro destra di Lega e Fratelli d’Italia che  insieme sono forse una delle forze più conservatrici e reazionarie del continente.

Ora il tira e molla del voto o non voto, voteremo dopo la legge di bilancio, non voteremo perchè lo spread va alle stelle, ci vogliono investimenti strutturali, così andremo a sbattere sarà il motivo conduttore fino alla fine dell’estate.

A settembre sarà in tutti i modi crisi, lo si voglia o no.

Il Pd è il secondo partito del paese, a scapito dei cinque stelle, ma di fatto conta poco o niente perchè nel Parlamento non c’è possibilità di coalizione: a sinistra non c’è che una pattuglia reducista ( sinistra Italiana),al centro Berlusconi spera in Salvini ma rischia di estinguersi.

Zingaretti ha dichiarato che il partito plurale vuol parlare agli ultimi, che lo faccia con atti concreti e non facendosi trovare pronto a fare campagna elettorale solo al mercato rionale, dopo aver accarezzato i mercati globali.

Mannaggia al presidente Mao quando dichiarò” grande è la confusione sotto il cielo la situazione è eccellente”.

Qui seconda me la confusione è funzionale solo a chi è abbiente, ben posizionato nelle lobby politiche, sindacali, affaristiche istituzionali: la famosa notte delle vacche nere si è avverata e le ombre nere, se in Europa si sono fermate, in Italia avanzano nonostante tutto.

A Lampedusa continuano a sbarcare migranti, Salvini ormai su questo punto sembra inattaccabile, il bastone e la carota vale sempre.

L’Europa non farà la procedura di infrazione ad un Italia con il rosario in mano che accoglie pure i rifugiati…..

Per i disperati alla ricerca di un posto e per chi è alla ricerca di un pasto si prega di ripassare per le prossime elezioni. ciao.

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1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta; dalla svastica sull’Europa, vol I, alla vittoria della democrazia, vol II, estratti

Questa pagina è dedicata alla storia della seconda guerra mondiale diventata, per nostra sfortuna, di attualità con il ritorno del nazionalismo e della nazional -socialismo in tutta Europa.

Non è  solo pubblicità per il mio libro, anche se il libro va venduto, è semplicemente l’arma della critica che ottanta anni fa passò alla critica delle armi.

E’ quindi un messaggio di pace, non di guerra, consapevole che la lotta al nazismo e al fascismo fu un atto di umanità Assoluta contro il Male Assoluto.

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La storia sono loro – 6 Giugno 1944, sbarco in Normandia: la guerra di liberazione dal nazi – fascismo fu un atto di civiltà

C’è anche Trump a celebrare lo sbarco in Normandia, ci vorrebbero anche Salvini, Orban,Le Pen, e tutto il nostalgico fronte anti liberale, anti – socialista e xenofobo.Noi siamo e saremo sempre dalla parte dell’antifascismo.

Tratto  dal 1939 – 1945 IL racconto della guerra giusta, la vittoria della democrazia vol.II

1944 I GIORNI PIU’ LUNGHI

“Il giorno più lungo”, il 6 giugno del 1944, si dice sia un’espressione riferita da Rommel al suo aiutante di campo Lang.

Durante un’ispezione, guardando una spiaggia deserta, disse:” le prime ventiquattro ore dell’invasione saranno decisive (…) Tanto per gli Alleati, quanto per la Germania, quello sarà il giorno più lungo”.

Ma proprio Rommel, colui il quale era stato delegato da Hitler a scatenare l’inferno sugli Alleati quella notte dormiva beatamente nella sua casa circondata da petali di rose a Herrlingen.

Degli alti ufficiali addetti al Vallo Atlantico la notte del 5 giugno pochi erano in servizio; il Quartier Generale del Fṻhrer avrebbe in seguito aperto un’inchiesta.

Il motivo di tale rilassatezza è da spiegare con il fatto che i tedeschi non solo erano privi di informazioni sul luogo dello sbarco, ma avevano pure sbagliato le previsioni del tempo.

Ike Eisenhower nel suo diario di guerra spiega così la faccenda:

“Il 5 giugno era il gran giorno previsto, il famoso D – Day; senonchè i bollettini ricevuti l’antivigilia erano stati così sfavorevoli, che alla riunione della mattina del giorno 4 decisi che era necessario un rinvio di almeno 24 ore (…).

La mattina del 5 giugno le condizioni atmosferiche erano migliorate solo lievemente, ma le previsioni per il giorno seguente lasciavano sperare in un miglioramento (…).

La data dell’invasione poteva essere fissata al più tardi per il 7 giugno, ma era impossibile rimandarla di altre 24 ore perché le navi destinate al bombardamento, che erano già salpate il giorno 3 dalle loro basi settentrionali, avrebbero dovuto rientrare in porto per rifornirsi di combustibile.

E alle 0,40 del 5 giugno decisi irrevocabilmente di lanciare i miei uomini nella lotta finale il giorno successivo”. Cfr.Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale op.cit. n54, pp.423,424

L’angoscia di Ike era comprensibile, l’insperato miglioramento delle condizioni atmosferiche, annunciato dal colonnello Stagg per il 6 giugno, avrebbe comunque soddisfatto i requisiti minimi per lo sbarco.

“Sono dell’idea di dover dare l’ordine”, disse Eisenhower e la macchina si mise in moto.Nella notte fra il 5 e il 6 giugno mentre i convogli si riunivano per gli sbarchi iniziali la più grande offensiva alleata della storia in Occidente iniziò con il lancio di alcuni manichini di gomma dotati di paracadute raffiguranti paracadutisti che toccando il suolo facevano scoppiare dei petardi come in una festa paesana.

I tedeschi, che se la presero coi manichini, capirono tardi che quei burloni di americani e inglesi facevano sul serio.

7.000 imbarcazioni avrebbero solcato il mare portando in Francia il contingente alleato,30 navi da guerra avrebbero investito la costa francese di un volume di fuoco terrificante.10.000 aerei avrebbero solcato il cielo della Normandia, 150.000 uomini sarebbero sbarcati sulla costa francese. Omar Bradley, responsabile dell’intera armata, avrebbe dovuto prendere terra a Utah e a Omaha Beach con l’appoggio di due unità aviotrasportate, la 82a e la 101a che avevano il compito di rendere sicure le operazioni nelle retrovie.Venti minuti dopo la mezzanotte i primi paracadutisti inglesi si lanciarono dagli aerei e i piloti dei primi alianti si liberarono dei rimorchiatori.Poi, un’ora più tardi, gli americani della 101a e della 82a toccarono il suolo.La notte buia e le condizioni non ideali portarono parecchi reparti a disperdersi.I tedeschi avevano allagato vaste aree attorno al fiume Merderet e nell’entroterra delle spiagge, molti parà annegarono perché troppo appesantiti dall’equipaggiamento, oppure perché soffocati dal paracadute.

 

I tedeschi, che all’inizio furono colti con le “braghe in mano”, credevano che gli Alleati fossero dappertutto perché questi cadevano dal cielo in ordine sparso perdendosi sul territorio.

La 82a che doveva catturare la cittadina di Sainte – Mère -Ềglise tagliando i collegamenti ferroviari con Cherbourg andò incontro ad un massacro in una situazione immortalata dal film “Il Giorno più lungo” di Ken Annakin, tratto dall’omonimo libro di Cornelius Ryan.

 

Il paracadute di un soldato restò impigliato sul campanile, si finse morto, per non farsi sparare dai tedeschi che nella piazza del paese presidiavano lo spegnimento dell’incendio della chiesa fatto dagli abitanti che si passavano i secchi d’acqua di mano in mano.

 

In quel caos i soldati tedeschi della contraerea del posto facevano il tiro a segno coi paracadutisti americani che scendevano dall’alto.

In quella notte si lottò con tale odio e tale asprezza da ambo le parti in un modo che, secondo alcuni storici, mai si sarebbe più visto sul fronte occidentale.

“(…) il cattivo tempo, la scarsa visibilità, il fuoco della contraerea, il fatto che tanti esploratori avessero toccato terra così lontano dalle zone che dovevano segnalare, tutto cospirò a che l’impresa, in molti casi rasentasse il disastro”.

Cfr. Larry Collins, op.cit. pag.83

I 18.000 uomini appartenenti alle divisioni 82a, 101a, e 6a britannica entrarono nella leggenda degli eroi di quello sbarco perché nonostante le difficoltà incontrate raggiunsero i loro obiettivi: la penisola di Contentin per gli americani, il canale di Caen per gli inglesi.

Alle 3 del mattino nella zona dello sbarco incominciò il cannoneggiamento a tappeto da parte delle difese tedesche.Il ritardo del comando tedesco fu elemento essenziale per la sconfitta della Germania.

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NOA…”e come le più belle cose vivesti solo un giorno come le rose”

C’è da piangere per quello che ha deciso Noa, una ragazza olandese di 17 anni, che ha scelto l’eutanasia per farla finita con la depressione e l’anoressia che le divoravano l’anima da quando era stata stuprata ancora bambina.

In Olanda, paese dove la dolce morte è possibile anche dai 12 ai 16 anni previa autorizzazione dei genitori, la notizia, dicunt, non abbia fatto molto scalpore.

Lì l’eutanasia è legge dello stato, e Noa è morta stringendo le mani della madre.

Non è che la ragazza non avesse lottato contro il suo male.

Aveva scritto un libro ” Vincere o imparare” per aiutare i giovani che come lei soffrono per il cancro della psiche, per la morte dell’anima,per la mancanza di senso verso la vita.

Si era anche sottoposta a cure: per chi predilige sempre giudicare quello che non si può giudicare,non è cosa di poco conto.

Sembra che Noa abbia detto su Istagram prima di morire,” in questo caso, amare è lasciare andare”, nel senso lasciatemi  libera di morire.

L’infelicità del vivere, per Noa, era peggio della felicità della morte.

Certo che ora ci si interroga, giustamente, sul fatto che i medici dovevano aiutarla a vivere e non a morire, la sua depressione non la rendeva certo una persona libera.

Ma, senza cadere in frasi fatte, ma consapevoli della tragedia assoluta che ha colpito Noa e chissà quanti altri giovani e meno giovani, si può dire che la scienza può decidere come vivere e morire, e mai perchè vivere e morire.

Lo scrivo da agnostico: fra caso e necessità, rimane solo la fede nella ” terra alla terra, cenere alla cenere, polvere alla polvere”.

Anche se è possibile guarire da una malattia psichica.

Ciao Noa.

 

 

LA VITTORIA DELLA DEMOCRAZIA VOL II da 1939 – 1945 IL RACCONTO DELLA GUERRA GIUSTA, promemoria per i nazi – fascisti del terzo millennio

E ‘ uscito oggi come annunciato l’ebook la vittoria della democrazia vol. II de il racconto della guerra giusta, giusto un promemoria per chi vuole negare in modo grossolano, volgare e reazionario la lotta di liberazione dal nazi – fascismo in tutto il globo. E per chi ama la libertà.

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LA STORIA SONO LORO La caduta del Duce, tratto dalla Vittoria della democrazia Vol.II de” 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta”.

Oggi alle 18 il presidente del consiglio Giuseppe Conte indicherà al paese le cose da fare per proseguire la legislatura, più che il contratto di governo.

Dopo un anno il bilancio dei penta – fascio-  leghisti è sotto gli occhi di tutti, solo chi non vuol vedere può accontentarsi del governo della Repubblica che litiga pure sull’articolo 3 della costituzione che è inclusivo di tutti i cittadini, compresi quelli che non piacciono al ministro degli interni.

QUI SOTTO UN ESTRATTO DELLA NOTTE DEL GRAN CONSIGLIO, per farsi un’amara risata della notte della Repubblica

 

 

1943 IL GRAN CONSIGLIO

 

Doveva essere una riunione “confidenziale” quella del Gran Consiglio, convocato alle 17,00 del 24 luglio.

Il Duce credeva, o faceva finta di credere, che in gioco non ci fosse altro che una prova di forza all’interno del PNF, dove mediocri collaboratori si agitavano nel momento della tempesta.

Per questo scelse il basso profilo: nessun addobbo alle finestre del balcone per annunciare il “concistoro fascista”, nessun moschettiere del Duce di guardia.

Piazza Venezia deserta, perché parecchi romani dopo i bombardamenti del 19 luglio avevano lasciato la città, caldo insopportabile, protocollo di rito: sahariana nera per tutti i 28 membri, Sala del Pappagallo, adiacente alla Sala del Mappamondo, ufficio del capo.

Vi fu il “Saluto al Duce” nel momento in cui Mussolini entrava alle 17,14 preceduto da Navarra, segretario personale, accompagnato da Scorza, segretario del partito.

“A noi” come ai bei tempi risuonò fra i presenti.

Mussolini, seduto al centro dei tavoli disposti a ferro di cavallo, ordinò a Scorza di fare l’appello.

Poi cominciarono le danze. Non c’era nemmeno uno stenografo per il verbale, “una cosa nostra nera” era il modo in cui Mussolini intendeva lavare i panni sporchi in casa.

Il Duce cominciò la relazione.

Naturalmente affrontò il tema della “guerra”.

Fra lo stupore generale, il Duce, sempre così battagliero, con la sua efficacia retorica, con la sua tagliente determinazione, fece un discorso molto “prevedibile”, zeppo di giustificazioni sul suo operato.

Intanto disse che lui non aveva chiesto il comando supremo delle forze armate.

Per rafforzare questa singolare manifestazione di fuga dalle proprie responsabilità, presentò una lettera di Badoglio del 3 maggio 1940 che lo invitava ad assumere il comando supremo delle forze armate.

Accusò gli italiani di avere poco spirito guerriero perché agli invasori statunitensi tributavano calorose “accoglienze”, accusò Rommel di non aver seguito i suoi consigli ad El Alamein.

Giacomo Acerbo, ministro delle finanze, scrisse in seguito che la “relazione procedè fiacca, disordinata, contraddittoria…pareva che vagasse in un mondo irreale e che non fosse lui a parlare.”.

In effetti Mussolini insicuro, freddo, arrogante, senza entusiasmo, fu un vero e proprio disastro.

Biasimò la Germania che non aveva compreso l’importanza di evitare lo sbarco in Sicilia, poi, dopo due ore di chiacchiere auto assolutorie, si appoggiò allo schienale della sedia aspettando gli interventi come un atto di sfida.

Presero quindi la parola De Bono, membro più anziano del Gran Consiglio, parte decisiva della marcia su Roma che, più volte interrotto, dichiarò che la colpa non era certo dell’esercito che non aveva seguito gli ordini di Mussolini.

Bottai sottolineò la gravità della situazione e la mancanza di collegamento fra il capo del governo e i collaboratori.

In pratica, sentenziò Bottai, altro maestro di pensiero del fascismo, la relazione di Mussolini era la conferma che il Duce, isolato, non era stato capace né di comandare l’esecutivo, né di farsi ubbidire dallo Stato Maggiore dell’esercito.

L’atmosfera era pronta per l’intervento dell’ingegnere del colpo di stato.

Grandi si alzò e finalmente lesse il suo ordine del giorno già noto alla maggioranza dei presenti.

“il Gran Consiglio dichiara…l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statali e costituzionali.

Invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinchè Egli voglia, per l’onore e la salvezza della Patria, assumere – con l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5 dello Statuto del regno – quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state, in tutta la nostra storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia”.

 

CfrF.W. Deakin, op. cit, pag.595

 

Grandi, poi, ne disse al Duce di tutti i colori e ce ne fu per tutti: condannò la dittatura totalitaria, la spietata censura sulla stampa, denunciò la decadenza morale e politica del regime, l’inconsistenza del consiglio dei ministri…, disse che la guerra non era solo impopolare perché l’Italia la stava perdendo, ma perchè ormai si diceva che fosse la guerra di Mussolini, manco del fascismo.

 

Poi ci fu l’intervento del genero Galeazzo Ciano, che ribadì le sue accuse alla Germania che si era impegnata a non entrare in guerra fino al 1943 – 1944, nel senso che “gli italiani non erano dei traditori, ma dei traditi”.

 

Farinacci quindi intervenne con la sua mozione che era la copia carbone di quella di Grandi, tranne che per un dettaglio non insignificante: auspicava di vincolarsi ancora di più alla Germania di Hitler.

 

Dopo una breve pausa fin dopo mezzanotte il Gran Consiglio riprese: i giochi erano fatti; Galbiati, capo della Milizia, parlò a favore del Duce dicendo la cosa più vera e scontata del mondo: l’Italia era entrata in guerra con la Germania perché sicura della vittoria.

 

Scorza, segretario del partito, che si sera dichiarato d’accordo con Grandi, fu più prudente: il suo intervento fu inutile perché richiamava l’urgenza di radicali riforme all’interno del paese, nel governo e nelle forze armate.

 

Era la solita concessione ad un rimpasto di governo che era stato già fatto e non aveva portato a nulla.

Parlò anche Alfieri, quindi Mussolini mise in votazione l’odg Grandi che in un silenzio assordante fu approvato con 19 voti a favore e sette contrari. Alle 2,40 del mattino Mussolini uscì dall’aula, Scorza richiamò il “saluto al Duce”, Mussolini rispose con un “Ve ne dispenso”.

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