Il caso Lotti sul quale non scriviamo molto perchè il problema è di ardua spiegazione ( in sintesi  sembra che tramasse contro i giudici che avevano molestato il cerchio magico di Renzi), è lì ed è infamante per chi ha cuore la repubblica antifascista.

Sul caso Zingaretti è perplesso persino l’Espresso,( Da Milano), sia Repubblica,( Diamanti), sia i democratici sinceri come si diceva una volta.

Non si tratta di fare processi, ma di non nascondersi dietro ipocrisia e omertà mafiose.

Va bene che la storia d’Italia contempla che Totò Reina rimase latitante 7 anni a casa sua, va bene che la collusione fra mafia, fascisti e pezzi dello stato viaggia da sempre nelle istituzioni,( c’ insomma di peggio), ma la sinistra, a questo punto sedicente, si sta mostrando una nullità che il suo popolo non merita.

Zingaretti, due settimane fa felice per il 22% alle elezioni europee non ha detto una parola sui migranti ( va bene la formula Minniti?), non una parola su art.18 e Jobs act,: si è limitato a dire che il vecchio non c’è più ( Renzi), senza fornire strumenti operativi per la lotta e la mobilitazione.

Non ho mai sparato alla cieca contro il Pd che da tempo ha scelto una linea moderata che a poco a che fare con la socialdemocrazia, non con il comunismo o il socialismo.

Ma anche la liberal democrazia non può ignorare che ci sono delle regole di comportamento che andrebbero seguite comunque, soprattutto dentro le istituzioni

Togliatti, Longo, Berlinguer si rivoltano nella tomba, ma è bene che la rivolta passi anche fra i vivi.

E non basta, come sostiene Massimo Cacciari, allearsi con i Cinquestelle.

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