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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Domani MANIFESTAZIONE Val di Susa -Il Cantiere Tav non è il palazzo d’Inverno, la trappola dell’ordine pubblico è il demiurgo della repressione..

Domani ci sarà la manifestazione dei No Tav al Cantiere di Chiomonte: Salvini, ministro dell’Interno, dopo aver fatto sciacallaggio sul carabiniere accoltellato a Roma stanotte, non poteva dire altro che non saranno tollerate violenze.

La prefetture hanno già invitato i consiglieri 5 stelle di regione e comune a starsene al largo della manifestazione.

Quello che invece non si può fare da parte del movimento, secondo me, è assecondare lo svolgimento dei lavori repressivi del governo sulla Tav agevolando la teoria dei pochi facinorosi antagonisti e anarchici che non accettano le regole dello stato democratico.

La No Tav è stato un movimento di lotta importante,   ad una delle commemorazione di Carlo Giuliani a Genova con Don Andrea Gallo erano in prima fila.

Ricordo benissimo, sfido chiunque a dire il contrario, che in quelle occasioni il movimento 5 stelle era in fondo al corteo con qualche bandiera e taluni militanti.

Non  sono i cinque stelle ad aver fondato il movimento della val Susa, quindi. Sono stati loro a voler rappresentare gli interessi del popolo della valle in sede di campagna elettorale.

Chi si è preso la responsabilità di inserire nel contratto di governo la No  Tav  domani dovrebbe perlomeno essere nel corteo con tutta la militanza possibile, garantendo così che la forza tranquilla della manifestazione dimostri le ragioni di chi non vuole l’inutile ferrovia.

Intervistati dalle varie Tv i vallegiani hanno manifestato quasi fastidio alla domanda  “favorevole o contrario all’ Alta Velocità”, il tempo ha logorato il tutto.

Secondo me, visto che il cantiere non è il palazzo d’Inverno, lascerei scegliere al Felpa come comportarsi, senza dichiarare una guerra che può costare all’unico movimento che può fare opposizione, quello antagonista,anni di galera visto il decreto sicurezza bis.

Nessun riducismo, nè paternalismo, nè un patetico revival anni settanta, solo  concretezza nel valutare costi e benefici in fatto di repressione.

La rabbia e la frustrazione contro le istituzioni è tanta in Val di Susa, ma per far pagare dazio al governo non ci si può suicidare.

Anche Toro Seduto a Little Big Horn scelse i tempi della battaglia.

 

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Il “Sì – Tav” di Conte liquida le lotte del movimento e l’alleanza PD- 5 stelle….

Era scontato che Giuseppe Conte dicesse sì alla continuazione della Tav.

Come ha spiegato in un video ” fermarla costerebbe di più” che continuarla; troppe penali, troppe gare d’appalto che saltano, troppo di tutto.

Così, più che Grillo e i cinque stelle, è stato liquidato un decennio di lotte contro il treno ad alta velocità, considerato,da più parti, autorevoli quanto i fautori del sì tav, opera inutile, simbolica, apparentemente unificatrice dell’Europa, ma in pratica sterrile dal punto di vista della crescita.

Il ministro Toninelli quando sostiene che prima della Tav  bisognerebbe curare le infrastrutture del paese scopre l’acqua calda del senso comune, ma è il primo che è incapace di coniugare efficienza con buona amministrazione.

Ma il governo, che in parlamento avrà il supporto del PD, di Forza Italia,Fratelli d’Italia coi soli 5 stelle che faranno barricate a scoppio ritardato per salvare una manciata di voti, ha oscurato le ragioni del movimento no Tav e delle popolazioni locali, definiti anarchici campeggiatori perdigiorno e pure violenti pronti a bruciare l’Italia per una causa persa.

Il grillismo di base è in rivolta ( e chi se ne frega), Macron ride ( chi se ne frega due), ma sabato alla manifestazione indetta dal movimento No Tav, Salvini,che oggi non andrà in Senato per il Russiagate, ( raglia come un asino pretendendo di essere un leone), ha già parlato di grossi problemi per l’ordine pubblico.

E così il quadro si chiude: il Pd voterà con la Lega, i cinque stelle contro,dando ragione a chi come Renzi, da destra, ritiene impossibile un’alleanza PD – cinque stelle.

Alla prossima sceneggiata.

 

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Le relazioni pericolose del ministro – duce con la Russia di Putin fra fascismo, nazional – comunismo e servizi segreti

Lo hanno sottolineato in molti che l’affaire Lega – Putin va ben oltre le possibilità culturali e politiche di Matteo Salvini.

Forse lo sa lui stesso.

Un conto è fare la faccia da duro coi centri sociali, con le zecche comuniste, coi migranti, con Toninelli, un altro è mettersi in mezzo fra interessi imperialisti putiniani, trumpiani, cinesi ecc.

Il Felpa in  politica estera è un signor nessuno, una comparsa fra tanti giganti della  neo democrazia reazionaria anti – liberale.

Lui, un borghese piccolo piccolo che passa a fare selfie da Milano Marittima a Forte dei Marmi fra guardie municipali e che minaccia crisi di governo per l’autonomia regionale differenziata, circostanziata, un specie di federalismo omeopatico buono per tirare a casa meno tasse da parte di Lombardia e Veneto, se deve agitarsi fra le sale dell’Hotel Metropol e gli apparati ex Kgb,non ha certo il carisma di Craxi  a Sigonella con gli americani.

Peccato che questa politica fatta di fascismo, croci celtiche, svastiche, nazi, nelle varie associazioni Russia – Italia, come evidenziato da vari network, si coniughi con falce e martello, con il nostro Giulietto Chiesa orfano di Stalin e dello zar e da tanti putiniani – Komunisti per una miscela da anno zero della storia della democrazia libertaria.

Insomma in politica estera il nostro Salvini è un pesce fuor d’acqua che vuole trasformare l’Europa in un continente vicino culturalmente all’imperialismo euro asiatico non avendo manco la conoscenze per capire che l’Italia ha bisogno di stare dove sta: in  Europa, nel bene e nel male, con la sua tradizione culturale.

Il sovranista Matteo è proprio un figura patetica del forte coi deboli e debole coi forti.

Non lo invidiamo, siamo solo zecche comuniste che detestano gli asini.

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20.7.2019 L’allunaggio è per quelli della storia sono loro,il ricordo di Carlo Giuliani è la storia siamo noi….

Nel giorno del 18° anniversario della morte di Carlo Giuliani la luna può attendere, ma noi non possiamo dimenticare Genova 2011.

Anzi vogliamo ricordare un compagno morto per la libertà e la giustizia sociale.

 

Carlo vive e danza fra le stelle.

Sperare che cada il governo, senza che ci sia un’opposizione reale, è comunque consolazione da perdenti

Nonostante veleni, accuse, controaccuse,insulti,doppio giochi,parole velenose il governo sta in carica: perchè comunque il consenso è cosa sua.

Ieri sera i leghisti premevano sul Felpa perchè mandasse i Cinque stelle al mare senza salvagente,stavano già facendo gli scatoloni, ma la notte porta consigli operativi:meglio l’ombra dell’ombrellone che il sole cocente di una improbabile campagna elettorale.

Insomma sembrava che i colpi bassi fra Lega e Cinque stelle fossero arrivati al game over: stamattina, come succede quasi dall’estate scorsa, amici – nemici come prima, tutti tengono famiglia si dice.

Però stare lì, davanti ad uno spettacolo poco edificante,sperando che in qualche modo il governo cada, per poi, ad esempio, aprire ai Cinque Stelle da parte del Pd, oppure da parte di Berlusconi che Salvini torni a casa è patetico.

E se il Cavaliere è pronto al perdono del figliol prodigo, le aperture di credito del Pd targato Zingaretti, con il benestare anche del post socialdemocratico D’Alema verso i Cinque stelle lasciano perplessi.

Sui migranti a parlare di taxi del mare verso le Ong fu Di Maio, a rimangiarsi la Tav è stato Giggino,ad assolvere Salvini sul caso Diciotti è stato il Movimento Cinque Stelle ecc, tutte cose che i grillini hanno pagato in termini elettorali.

Salvini sarà pure salvato dal Russiagate, posto che sia colpevole,anche se ha fatto la figura del bugiardo a livello internazionale su Savoini; si parla già di servizi segreti, intrighi internazionali.

Oggi si celebra l’anniversario della strage di via D’Amelio dovè morì Paolo Borsellino ucciso dall’accordo stato – mafia; cosa volete che sia un Salvini sulla piazza Rossa  in cerca di una pizza padana, di un Giorgetti che getta la spugna di commissario europeo davanti a Mattarella?

Nulla, polvere alla polvere, share allo share.

Quando qualcuno scende in strada per difendere il diritto alla casa, per tentare di tener fermi principi costituzionali ( l’antifascismo), per sensibilizzare sul caso degli operai dell’Ilva, non si parla più di politica, si parla di ordine pubblico.

Il Pd ha abbracciato questa tesi: le masse devono votare giusto, a sinistra,la coscienza di classe non esiste più, un partito deve pensare a governare, il resto ( la sostanza) la facciano i disperati.

ciao, ciao.

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Mafia & fascismo, il cancro dell’Italia, più forte della sua incommensurabile bellezza celebrata da Camilleri….

La parole amare come il fiele, cristalline come l’acqua di Paolo Borsellino,registrate nei documenti dell’antimafia ora resi pubblici non solo mettono tristezza, ma fanno orrore per chi crede ancora nella fragile democrazia italiana.

” Scorta solo al mattino, così la sera sono libero di essere ucciso” è un pugno nello stomaco e il segno di una continuità mafiosa e reazionaria che non si è mai fermata.

Il giudice era un uomo della destra che credeva al senso dello stato.

E stato davvero un eroe che è morto solo come un cane, sapendo di morire fra depistaggi, omertà,servizi segreti occulti, ragion di stato,loschi affari di una classe dirigente che mai ha abbandonato il sogno di un’Italia serva e complice di una guerra fredda attuata nel nome dell’anticomunismo.

Perchè la mafia ha ucciso contadini poveri, militanti comunisti, intellettuali, sacerdoti, magistrati liberali che volevano davvero cambiare il Paese.

Noi diremmo oggi la parte bella dell’Italia,quella che Camilleri ha voluto celebrare nei suoi romanzi, quella per cui non puoi essere contro lo stato repubblicano nato dalla Resistenza.

Dietro il santuario delle cosche, inutile negare l’evidenza dei libri di storia, c’era l’alleanza fra Cia, mafia, gruppi fascisti cioè il cancro del Belpaese per cui ogni tanto si sente dire dalla voce de popolo: non cambierà mai niente.

In questi giorni in cui un ministro dell’Interno si sente un capitano che guida il popolo, vengono fuori tutta la supponenza, l’arroganza, la falsità di chi vuole passare per quello che non è, doppiogiochisti pronti a combattere a parole mafia e fascismo, ma impotenti davanti alla tragedia della nostra storia.

Ma in questo caso Salvini e i nuovi maggiordomi di regime c’entrano poco o nulla, i fatti risalgono agli anni ottanta e novanta quando crollò la Dc e il suo sistema di potere.

Chi ha ereditato tale schifezza?

Chi continua ad alimentarlo?

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Gli operai dell’ex Ilva non possono essere sacrificati alla ragion di stato come vuole tutta la filiera produttiva del dio -Pil

Ci sono 600 bambini nati con malformazioni a Taranto per via delle poveri sottili dell’ex Ilva, la più importante fabbrica  siderurgica d’Europa anche per disastro ambientale.

Morti di cancro, bambini ammalati e in chemioterapia da anni, poveri disgraziati, ( in senso buono), che si guadagnano da vivere vendendo forza lavoro al miglior offerente sono parte lesa e hanno mille ragioni per evitare di ammalarsi nel nome del capitalismo italiano.

Ci sono di mezzo tutti: i nuovi padroni dell’ArcolMittal indiana, dopo aver annunciato la cassa integrazione per 1.400 operai per mancanza di commesse, hanno ribadito che comunque, se non sarà riproposta l’immunità per disastro ambientale, saranno costretti a chiudere bottega il 6 settembre.

Una situazione ” normale” per la siderurgia, se si pensa alle condizioni di lavoro in paesi extraeuropei dove la mattanza di lavoratori è fisiologica  al profitto.

In Occidente, patria della liberal democrazia, dovrebbe essere diverso.

La sparata dei cinque stelle di tramutare l’area ex Ilva in un giardino da ecologismo hippie è appunto una sparata, ma almeno ha posto il problema della compatibilità fra salute e profitto nell’immediato.

Cosa sulla quale tutti i partiti hanno fallito: soprattutto la sinistra sulla questione deve solo fare mea culpa.

( Quando alcuni esponenti della sinistra  istituzionale si presentarono ai cancelli dell’Ilva ex Italsider gli operai li mandarono a quel paese).

Qualsiasi decisione prenderanno gli operai dell’ex Ilva e le loro famiglie, che sulla pelle vivono la  dialettica capitale – forza lavoro, sarà la battaglia dei comitati e sindacati di base, associazioni ambientaliste e centri sociali, gli unici oggi a fare vera opposizione al disastro immanente della via italiana al capitalismo dal volto umano.

Di Maio quale ministro dello Sviluppo abbracciò la madre di un bimbo morto di cancro per le polveri sottili,promettendo di intraprendere la soluzione del problema.

E’ auspicabile che anche in questo caso non vinca solo il Pil, tanto caro all’Europa, all’Italia, e a chi non piange i propri morti sul lavoro.

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Pecunia non olet: il Felpa che ha fatto il classico lo sa benissimo che non troveranno mai un euro

Dalla Russia con amore, ma è tutto da dimostrare.

La procura di Milano ha aperto un fascicolo sul manegement che un uomo del ministro degli Interni, certo Gianluca Savoini, ha intavolato con emissari russi per agevolare una trattativa con l’Eni che alla Lega avrebbe fruttato 65 milioni.

Il condizionale è d’obbligo, e poi dopo i soldi  dell’Unione Sovietica al PCI negli anni della guerra fredda,quelli degli USA all’Italia e quelli che normalmente circolano nella zona grigia di affari, politica,terrorismo sono una condizione naturale più che storica del rapporto fra gli stati.

Quello che sorprende invece è che un nazionalista – sovranista – reazionario come il Felpa stia comodamente con un piede in due scarpe: Trump, per l’immigrazione, Putin per contrastare l’Europa della Merkel e Macron, senza dimenticare la sua alleanza coi paesi di Visegrad.

Alla fine, La lega, fa quello che bene o male fanno tutti i partiti in cerca di quattrini: gira con il cappello in mano cercando sovvenzioni vendendo sovranità in fatto di diritti umani e democrazia.

E le registrazioni delle conversazioni fra il faccendiere leghista Gianluca Savoini e i russi sono stati nientemeno che pubblicati da un sito americano, BuzzFeed,che non è avulso dai giochi fra Usa e Russia.

Il ministro dell’interno, comunque, ha il dovere di chiarire che cosa ci faceva un suo uomo a Mosca con emissari di Putin su questioni che riguardano il prima gli italiani in fatto di petrolio e gasdotto.

Secondo me, posso sbagliarmi, la cosa non avrà seguito politico, anche se il clamore giudiziario è destinato a durare perchè quando c’è di mezzo la Russia l’adrenalina della spy – story sale a mille.

Ma che la Lega abbia una conduzione disinvolta del finanziamento dei partiti è noto e acclarato: l’Africa per i leghisti è quella dei diamanti di Belsito, i Balcani quelli della laurea del Trota,non si può scrivere sul sito leghista 49 milioni perchè parte il killer dell’algoritmo, ecc.

E questi sarebbero i patrioti italiani, PUAH.

 

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1 milione di multa per 49 ONG fanno 49 milioni, giusto quello che la Lega deve all’erario

I giudici di Genova stanno indagando sulla presunta truffa che la Lega di Bossi e Belsito avevano architettato per evadere le tasse e agevolare il finanziamento in  nero dei partiti.

Salvini, invece, si dimostra un prussiano irreprensibile, così preciso, così fiscale  da chiamare il “condono” pace fiscale.

Il Felpa ha presentato un emendamento per le  Ong che salvano vite umane:la multa  di un milione di euro se non si adeguano alle normative del diritto dei falliti governanti nostrani in fatto di soccorso in mare, cioè lasciare i disgraziati marcire al sole.

La differenza fra il ministro degli interni e un borgomastro nazista è che Salvini ha il cuore che batte a destra estrema coi soldi della stato repubblicano antifascista, il borgomastro nazi aveva il cuore a croce uncinata con i soldi del Terzo Reich.

La sperequazione che si palesa fra la volontà di eliminare le Ong che fanno politica ( solo Salvini e la Lega la possono fare), e la non volontà di battersi per la giustizia fiscale e sociale è evidente.

Salvini non è di estrema destra solo per la politica sui migranti. è di estrema destra perchè considera la stato e le sue istituzioni al servizio della sua piccola e miserabile para – ideologia.

Non solo mister Infradito nella sua pavidità ha invocato l’immunità parlamentare nel caso Diciotti, ma vuole l’immunità anche per i 49 milioni della Lega: insomma lui i conti li fa in tasca ai migranti poveri e alle Ong ricche, ma guai a toccargli i suoi emolumenti.

Insomma come uomo di panza è un mediocre.

E a certi italiani la mediocrità piace: è lo specchio della propria ignavia.

 

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