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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Domani ci sarà il giorno del giudizio, la notte però porta (il Gran) Consiglio….

Domani Conte dovrebbe lasciare la presidenza del consiglio, diventata la presidenza del CONIGLIO dopo che il pavido Salvini, forte coi migranti, si è mostrato per quello che è; un borghese, piccolo piccolo pronto a scappare quando arriva l’aria della costituzione repubblicana.

Brano tratto Dalla Vittoria della democrazia,vol. II da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta di Pierluigi Raccagni

 

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1943 IL GRAN CONSIGLIO

Doveva essere una riunione “confidenziale” quella del Gran Consiglio, convocato alle 17,00 del 24 luglio.

Il Duce credeva, o faceva finta di credere, che in gioco non ci fosse altro che una prova di forza all’interno del PNF, dove mediocri collaboratori si agitavano nel momento della tempesta.

Per questo scelse il basso profilo: nessun addobbo alle finestre del balcone per annunciare il “concistoro fascista”, nessun moschettiere del Duce di guardia.

Piazza Venezia deserta, perché parecchi romani dopo i bombardamenti del 19 luglio avevano lasciato la città, caldo insopportabile, protocollo di rito: sahariana nera per tutti i 28 membri, Sala del Pappagallo, adiacente alla Sala del Mappamondo, ufficio del capo.

Vi fu il “Saluto al Duce” nel momento in cui Mussolini entrava alle 17,14 preceduto da Navarra, segretario personale, accompagnato da Scorza, segretario del partito.

“A noi” come ai bei tempi risuonò fra i presenti.

Mussolini, seduto al centro dei tavoli disposti a ferro di cavallo, ordinò a Scorza di fare l’appello.

Poi cominciarono le danze. Non c’era nemmeno uno stenografo per il verbale, “una cosa nostra nera” era il modo in cui Mussolini intendeva lavare i panni sporchi in casa.

Il Duce cominciò la relazione.

Naturalmente affrontò il tema della “guerra”.Fra lo stupore generale, il Duce, sempre così battagliero, con la sua efficacia retorica, con la sua tagliente determinazione, fece un discorso molto “prevedibile”, zeppo di giustificazioni sul suo operato.

Intanto disse che lui non aveva chiesto il comando supremo delle forze armate.

Per rafforzare questa singolare manifestazione di fuga dalle proprie responsabilità, presentò una lettera di Badoglio del 3 maggio 1940 che lo invitava ad assumere il comando supremo delle forze armate.

Accusò gli italiani di avere poco spirito guerriero perché agli invasori statunitensi tributavano calorose “accoglienze”, accusò Rommel di non aver seguito i suoi consigli ad El Alamein.

Giacomo Acerbo, ministro delle finanze, scrisse in seguito che la “relazione procedè fiacca, disordinata, contraddittoria…pareva che vagasse in un mondo irreale e che non fosse lui a parlare.”.

In effetti Mussolini insicuro, freddo, arrogante, senza entusiasmo, fu un vero e proprio disastro.

Biasimò la Germania che non aveva compreso l’importanza di evitare lo sbarco in Sicilia, poi, dopo due ore di chiacchiere auto assolutorie, si appoggiò allo schienale della sedia aspettando gli interventi come un atto di sfida.

Presero quindi la parola De Bono, membro più anziano del Gran Consiglio, parte decisiva della marcia su Roma che, più volte interrotto, dichiarò che la colpa non era certo dell’esercito che non aveva seguito gli ordini di Mussolini.

Bottai sottolineò la gravità della situazione e la mancanza di collegamento fra il capo del governo e i collaboratori.

In pratica, sentenziò Bottai, altro maestro di pensiero del fascismo, la relazione di Mussolini era la conferma che il Duce, isolato, non era stato capace né di comandare l’esecutivo, né di farsi ubbidire dallo Stato Maggiore dell’esercito.

L’atmosfera era pronta per l’intervento dell’ingegnere del colpo di stato.

Grandi si alzò e finalmente lesse il suo ordine del giorno già noto alla maggioranza dei presenti.“il Gran Consiglio dichiara…l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statali e costituzionali.

 

Invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinchè Egli voglia, per l’onore e la salvezza della Patria, assumere – con l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5 dello Statuto del regno – quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state, in tutta la nostra storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia”.

CfrF.W. Deakin, op. cit, pag.595

 

Grandi, poi, ne disse al Duce di tutti i colori e ce ne fu per tutti: condannò la dittatura totalitaria, la spietata censura sulla stampa, denunciò la decadenza morale e politica del regime, l’inconsistenza del consiglio dei ministri…, disse che la guerra non era solo impopolare perché l’Italia la stava perdendo, ma perchè ormai si diceva che fosse la guerra di Mussolini, manco del fascismo.

 

Poi ci fu l’intervento del genero Galeazzo Ciano, che ribadì le sue accuse alla Germania che si era impegnata a non entrare in guerra fino al 1943 – 1944, nel senso che “gli italiani non erano dei traditori, ma dei traditi”.

 

Farinacci quindi intervenne con la sua mozione che era la copia carbone di quella di Grandi, tranne che per un dettaglio non insignificante: auspicava di vincolarsi ancora di più alla Germania di Hitler.

 

Dopo una breve pausa fin dopo mezzanotte il Gran Consiglio riprese: i giochi erano fatti; Galbiati, capo della Milizia, parlò a favore del Duce dicendo la cosa più vera e scontata del mondo: l’Italia era entrata in guerra con la Germania perché sicura della vittoria.

 

Scorza, segretario del partito, che si sera dichiarato d’accordo con Grandi, fu più prudente: il suo intervento fu inutile perché richiamava l’urgenza di radicali riforme all’interno del paese, nel governo e nelle forze armate.

 

Era la solita concessione ad un rimpasto di governo che era stato già fatto e non aveva portato a nulla.

 

 

 

Ritratto di una vero dittatore: quello di oggi è solo la copia sbiadita di un uomo tragico,che vuole cambiare il corso del rublo in euro…,buon ferragosto….

Brano tratto da il 1939 – 1945 il Racconto della guerra giusta vol I

IL CAPORALE INVENTORE DEL FASCISMO

copertina_vol1Benito Mussolini, ex socialista rivoluzionario, condusse l’Italia verso la dittatura del regime fascista con la marcia su Roma del 28 ottobre del 1922.

“Mussolini… privo di principi amava i tagli netti resi possibili dal brac- cio forte dell’illegalità….

Gli uomini politici stranieri cominciavano ad esternare rispetto per Mussolini come statista di una certa importanza, cercavano perciò di chiudere un occhio su certi aspetti del fascismo come l’assassinio del leader socialista Giacomo Matteotti ( all’assassinio del quale i discorsi di Mussolini certamente contribuirono, anche se forse egli non diede un ordine preciso in tal senso) e la soppressione in nome dell’efficienza e dell’ordine delle libertà personali e civili; di tali aspetti essi constata- vano il miglioramento nei servizi pubblici, ma ignoravano il deteriora- mento dei costumi e della morale. All’avvento di Hitler, Mussolini aveva già un decennio di esperienza nella tecnica della brutalità e nei frutti che essa dava; aveva acquisito sicurezza in patria e rispetto da parte dei governi stranieri”.

Cfr. Peter Calvocoressi, Guy Wint: Storia della seconda guerra mondiale, Mi- lano 1990, pag. 167

 

Crisi di governo: 12 agosto il ricordo dei martiri di Stazzema sia un pugno in faccia ai nuovi fascisti e sfascisti di un’Italia irriconoscibile….

La crisi di governo mostra la miseria morale ed etica di cui sono capaci i partiti della nuova casta.

Grillo grida i barbari contro salvini, dopo aver fatto il cavallo di Troia della Lega, Renzi, per salvare la maggioranza degli eletti nella sua corrente si unisce il taglio dei parlamentari, i cinque stelle approvano, Berlusconi, la Meloni e il Felpa sognano il centrodestra pigliatutto.

La dignità è morta per tutti i viventi,per noi il modello di sviluppo potrebbe essere la lotta al nuovo fascismo dappertutto…

 

Qui di seguito brano tratto dalla vittoria della guerra giusta volume secondo di Pierluigi Raccagnicover Vol 2 jpg

1944 ITALIA: AVANZATA ALLEATA E STRAGI FASCISTE

Dopo la presa di Roma, gli Alleati puntarono decisamente al centro Italia, mentre i tedeschi indietreggiarono verso nord, cercando di ostacolare il più possibile l’avanzata nemica.

Il comandante in capo delle truppe alleate, generale Alexander, aveva tutto l’interesse a spingere le sue truppe il più possibile, favorito dalla disfatta tedesca in Normandia.

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La campagna d’Italia, che vedeva la lotta parallela dell’8a Armata inglese sul fianco dell’Adriatico, e quella della 5a Armata americana sul fianco del Tirreno, si svolse fra il 4 giugno del 1944, liberazione di Roma, e il 25 settembre, con l’occupazione di parte dell’Appennino.

La cronologia dei principali avvenimenti della Campagna d’Italia alleata potrebbe essere così descritta:

Il 4 giugno vi fu la liberazione di Roma;

il 10 giugno iniziarono i combattimenti ad Orbetello;

il 12 giugno, vi fu la liberazione di Orvieto da parte dei sudafricani; il 18 giugno, Perugia fu liberata dai polacchi; il 2 luglio, Siena fu liberata;

il 16 luglio fu la volta di Arezzo;

il 17 di Livorno, il 18 di Ancona, il 31 luglio vennero liberate Empoli, Pisa, e Senigallia;

il 4 agosto, esattamente due mesi dopo Roma, Firenze fu liberata; il 25 agosto cominciò l’attacco alla linea Gotica;

il 2 settembre a essere liberata fu Pisa, il 5 Lucca, il 9 Pistoia, il 21 Forlì; il 25 settembre l’offensiva Alleata si fermò.

Gli Alleati, avendo trasferito una parte delle truppe per lo sbarco in Provenza del 15 agosto, per necessità dovettero arrestare l’avanzata che poteva contare sulla collaborazione delle formazioni partigiane, che avevano trovato una loro unità nel combattere le truppe d’occupazione naziste.

Kesserling, a sua volta, cercava di prendere tempo, cercava di stancare gli anglo – americani nell’avanzata, avendo come obiettivo il ripiegamento sulla famosa Linea Gotica.

La Linea Gotica, che poi divenne il baluardo nazifascista fino alla primavera del 1945, andava dalla Versilia a Rimini, attraversando l’Appennino tosco – emiliano.

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Albert Kesserling disse a Hitler, che voleva applicare in Italia i principi seguiti sul fronte orientale, in un colloquio avvenuto verso la fine di giugno del 1944:

“… qualora seguissi i suoi concetti, la via della Germania verrebbe aperta presto o tardi agli alleati, mentre se mi lascia libertà d’azione, posso garantire che ritarderò l’avanzata alleata e l’arresterò sugli Appennini”. Cfr. Albert Kesserling, Memorie di guerra, in “Italia drammatica”, op.cit. n.42, pag 48.

I tedeschi, attaccati su tutti i fronti d’Europa ormai avevano come obiettivo quello di trincerarsi sempre più a nord, facendo comunque terra bruciata dell’Italia, soprattutto dove trovavano la resistenza partigiana.

Ed è in questo periodo che in Italia si arrivò alla vera e propria guerra civile.

Il comitato toscano di liberazione nazionale aveva deciso che, contrariamente a quello che era successo a Roma, le forze partigiane avrebbero liberato Firenze prima dell’arrivo degli Alleati.

Era un segnale importante di quanto le forze della resistenza volessero contare nella ricostruzione della democrazia, dopo aver sconfitto il nazi – fascismo. Ma, proprio in Toscana e nell’Italia centrale l’esercito tedesco si comportò come una compagnia di ventura saccheggiando, bruciando villaggi, ammazzando la popolazione civile.

La difesa di Firenze, la terra dei Pavolini e dei Ricci, era diventata per la propaganda di Salò un baluardo fascista contro l’avanzata democratica.

Solo grazie all’intervento del console di Germania Gerhard Wolf, che amava Firenze, l’Italia e la sua cultura, furono evitati massacri e distruzioni alla città.

Dopo la guerra Wolf venne insignito dalla Giunta comunale di Firenze della cittadinanza onoraria.

Da una parte i nazisti consideravano l’Italia territorio nemico, i partigiani non avevano nessun riconoscimento giuridico garantito dai trattati internazionali, (convenzione di Ginevra), i militi della

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Repubblica sociale italiana, più che combattere gli Alleati, erano di supporto alla Wehrmacht, ma anche alle SS e alla Gestapo, nella repressione dei “banditi” comunisti, badogliani e bande partigiane.

L’elenco delle stragi nazi – fasciste in Italia è lungo e meriterebbe una trattazione che qui è impossibile affrontare.

Basta tener presente, comunque che ogni 25 aprile in Italia vengono ricordate dalle massime autorità dello stato le stragi della popolazione civile a S.Anna di Stazzema in Versilia, dove il 12 agosto furono massacrate 560 persone fra uomini, donne e bambini e a Marzabotto, nell’Appennino bolognese, dove nei giorni 28 e 30 settembre 1.830 persone furono trucidate.

“I tedeschi assimilarono i civili ai “ banditi” trovando così la giustificazione preventiva e poi la legittimazione degli interventi terroristici, le cui valenze intimidatorie risultarono rafforzate dal lugubre rituale dell’esposizione pubblica dei cadaveri.Spesso i militari si scagliarono contro i civili con impegno maggiore di quello con cui attaccavano le formazioni partigiane: se era difficile individuare, snidare e colpire i reparti guerriglieri, risultava agevole rastrellare gli abitanti di casolari e di piccoli centri rurali o montani, facendo pagare il prezzo dell’opposizione armata all’occupazione nazista”.

Cfr.Mimmo Franzinelli, Le stragi nascoste, L’armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti 1943 –2001, Milano 2002, pag.23 e ss.

Il guaio per i nazisti era che, come in ogni paese occupato, più aumentava la repressione sui civili, più si ingrossavano le fila della resistenza.

L’odio era il collante della lotta al nazifascismo.

Di questo erano ben consapevoli a Salò, dove l’offensiva partigiana del maggio – giugno del 1944 lasciò sgomenti Mussolini e Graziani che percepivano sempre di più che la guerra sarebbe finita con la loro liquidazione, non solo politica, ma anche fisica.

Nell’estate del 1944 si formarono anche le repubbliche partigiane, micro-universi della futura Italia libera e Repubblicana.

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Governo del Papeete: Il Pd dà una mano a Salvini, l’Infradito ( per ora) salva Di Maio e… Lukaku salva il vero Conte…..

Giornata drammatica quella di ieri per chi non ha niente da perdere, se non un posto in parlamento.

Stanco di speculare sulle ragioni del voto No Tav contro i cinque stelle ( tutti lo sapevano), Salvini,ex Felpa e ora Infradito forte del soccorso Rozzo del Pd,impone un rimpasto nel governo che escluda Tria, Trenta e Toninelli, ministri non graditi al Rifondatore del fascismo 2.0

Il Pd non è uscito dall’Aula al momento della votazione per un semplice motivo: non vuole andare a casa, non vuole schierarsi in nessun modo per la Tav, ma soprattutto è diviso al suo interno sul come fare le liste elettorali fra renziani e zingarettiani.

Al di là di queste mie banali congetture ( mea culpa), la sostanza per me è questa: nessuno vuole elezioni,e quando si voterà ( dopo un giro di trattative sottobanco da prima repubblica), la Lega vincerà a piene mani, i cinque stelle spariranno, il Pd e l’opposizione staranno a guardare le percentuali dello 0,1 in più, per dire c’ero anch’io.

Il governo non c’è più, ma questo non è un dramma.In Belgio in due anni senza governo hanno fatto bene.

Il problema è che da noi senza governo arriva puntualmente il Duce.

Conte, primo ministro è silente, Antonio Conte con l’arrivo di Lukaku. la vera notizia del giorno, potrebbe andare a palazzo Chigi…..

 

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La storia sono loro: “Tutti a casa” nel 1943,tutti al Papeete nel 2019……

Il Paapete, nuovo avamposto del fascio – leghismo, è una commedia brutta e schifosa perchè c’è un ministro della repubblica che tenendo in ostaggio i migranti si immerge nel trash, nel triviale,nel fascismo balneare spacciando tutto questo per cultura popolare contrapposta alle vacanze intelligenti dei radical chic.

E’ semplicemente campagna elettorale per un popolo dimentico di se stesso, oppure per una plebe che non aspettava che questo: decidete voi.

Il brano di seguito è tratto da il racconto della guerra giusta, la vittoria della democrazia volume II, Pierluigi Raccagni

 

1943 ITALIA: TUTTI A CASA

Nell’agosto del 1943 in Italia la restaurazione reazionaria e monarchica aveva raggiunto il suo scopo nella politica interna del Paese.

Si poteva dire che la monarchia avesse trionfato su tutta la linea, la situazione sembrava normalizzata.

Non dimentichiamo che il colpo di stato aveva visto in prima linea il re e un ristretto numero di collaboratori fra i quali Acquarone, il comandante generale Ambrosio, il capo di Stato Maggiore dell’esercito Roatta, il capo della polizia Senise.

Badoglio era stato riesumato e riabilitato per formare un governo di burocrati e di militari attento a non entrare in urto nè coi fascisti, né con gli antifascisti.

L’amministrazione dello stato rimaneva in mano a funzionari fascisti che avevano buttato via la “ cimice”, cioè il distintivo fascista.Nelle fabbriche gli operai più vicini ai socialisti e ai comunisti erano in minoranza dal punto di vista politico, ( anche se gli scioperi di agosto nelle fabbriche del nord erano un segnale che i primi nuclei di resistenza erano già in essere), la normale amministrazione funzionava: negli uffici pubblici bastava aver cambiato il ritratto, appeso alla parete, di Mussolini con quello del re.

Ma la sostanza del problema rimaneva invariato. Ora si trattava di uscire dalla guerra a fianco dei tedeschi per allearsi con gli anglo – americani.

C’era da non dormire la notte, farsi il fegato marcio, ma la nostra diplomazia italiana brillava di cinismo come non mai.

Gli Alleati dopo lo sbarco in Sicilia il 4 agosto erano entrati a Catania dopo tre settimane di duri combattimenti contro i tedeschi, i quali a loro volta avevano messo a punto il “piano Student”, facendo entrare in Italia 8 divisioni di cui due corazzate in previsione di un armistizio separato da parte dell’Italia. A comandarle era nientemeno che Irwin Rommel.

Hitler aveva avuto ragione a non credere alle parole di fedeltà di Badoglio verso l’alleanza con la Germania, solo che non poteva prevedere quando ci sarebbe stata la rottura.

Dopo la caduta del fascismo, le spie tedesche in Italia avevano perso i loro collaboratori privilegiati.

Così Badoglio doveva districarsi fra le divisioni tedesche che avevano occupato i passi delle Alpi, fra l’Italia e la Germania e l’Italia e la Francia.

Il 15 agosto in un convegno militare italo – tedesco tenutosi a Casalecchio nei pressi di Bologna i tedeschi avevano preteso e ottenuto di presidiare le ferrovie provenienti dalla Germania e dalla Francia.

Ma è proprio nei giorni di Ferragosto che partì l’unica offensiva che poteva sferrare l’Italia: quella di sondare la disponibilità alleata per un armistizio.

Le due missioni diplomatiche, comunque, avevano mostrato tutta l’ambiguità italiana sia verso gli alleati, sia verso i tedeschi: entrambi, giustamente, non credevano agli italiani.

Le conseguenze, come sempre, si abbattevano sulla popolazione. Gli Alleati in quei giorni di metà agosto colpirono le città italiane del Nord senza pietà.

Milano fu colpita da 2.000 tonnellate di bombe che devastarono il centro storico, migliaia di case, il teatro alla Scala e Palazzo reale.

Anche Genova fu bombardata, così Livorno. Gli italiani erano disorientati: proprio quando avevano abbandonato il fascismo e Mussolini i bombardamenti venivano intensificati.

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La storia sono loro: Furono i carabinieri ad arrestare il Duce, senza moto d’acqua…

Fino a dopo Ferragosto il blog sarà dedicato principalmente alla storia della guerra giusta al nazifascismo. La cronaca sarà sempre garantita.

 

Brano tratto da 1939 – 1945 IL racconto della guerra giusta – La vittoria della democrazia vol.II  di Pierluigi Raccagni

1943 L’ARRESTO

 

La mattina del 25 luglio il Duce uscì da villa Torlonia come se nulla fosse successo. La nottata del golpe era passata, e alle nove Mussolini era già al lavoro a Palazzo Venezia.

Lavorò scartabellando dispacci militari, lesse i giornali del mattino, dette a tutti la sensazione di essere un uomo che voleva rimanere in carica, altro che prepensionamento forzoso.

Grandi, al contrario, era preoccupato, aveva saputo che il re aveva nominato capo del governo il maresciallo Badoglio: per lui manco un posto nel nuovo esecutivo?

Il capo della rivolta voleva farsi ricevere dal re, per riferire della notte precedente, ma questi si negò.

Ignorava che De Cesare, segretario di Mussolini, aveva telefonato ad Acquarone per chiedere che Mussolini fosse ricevuto in udienza dal re nel pomeriggio. Il colloquio venne accordato per le 17,00.

La partita a scacchi era in movimento: da una parte Vittorio Emanuele, il generale Ambrosio e Badoglio. Dall’altra parte Mussolini, Scorza e Galbiati: monarchici liberali contro fascisti, una volta fratelli di sangue, ora acerrimi nemici.I preparativi per far la festa a Mussolini erano in corso, l’esercito era stato avvisato, il re aveva già predisposto per il Duce, dopo il colloquio, il suo fermo, per evitare che elementi estremisti, Galbiati e la milizia presumibilmente, potessero fomentare disordini. E poi gli antifascisti, aveva detto il re avrebbero potuto mettere a repentaglio la vita del Duce.

Mussolini tornò a Villa Torlonia alle 15, la moglie Rachele, donna saggia, gli disse di non andare dal Vittorio Emanuele perché tutti erano pronti a tradirlo.Mussolini, “anima candida”, non sospettò di nulla.

Era convinto che Sua Maestà gli avrebbe dimostrato ancora fiducia e amicizia, avrebbe sì delegato alcuni poteri, ma non avrebbe sconfessato la guerra e l’impegno preso coi tedeschi, sottoscritto anche dai Savoia.

Alle cinque la grossa Alfa Romeo entrò a Villa Savoia.

Cinquanta carabinieri erano appostati nei giardini, l’ambulanza sulla quale, dopo il suo arresto, l’ex capo del governo doveva essere tradotto, era parcheggiata di fianco alla villa del re.

L’azione fu affidata ai capitani Vigneri, Aversa e Marzano.

Il re, che attendeva Mussolini al sommo della scalinata, era in divisa, Mussolini in borghese.

Del colloquio fra il Duce e il re non si seppe mai nulla di ufficiale.

Secondo quello che scrisse a posteriori Mussolini nella sua Opera Omnia, il Savoia era in uno stato di grande agitazione.

Il re, dopo averlo fatto accomodare lasciando la porta socchiusa affinchè Puntoni, aiutante di campo, potesse intervenire pistola alla mano, in caso di emergenza, spiattellò in faccia all’uomo della Provvidenza tutto il disappunto per l’ultimo anno di guerra.

Gli ricordò che era l’uomo più odiato d’Italia, che i soldati non volevano più battersi, che gli alpini cantavano una canzone i cui versi recitavano che non volevano più battersi per Mussolini, che aveva perso nel voto del Gran Consiglio, che non poteva contare più su nessuno tranne lui, che per la sua incolumità era meglio si facesse da parte, visto che in sua vece aveva già nominato il maresciallo Badoglio.

Sembra che Mussolini in modo pacato abbia detto che era una decisione di una gravità estrema che favoriva l’asse Churchill – Stalin e che faceva gli auguri al suo successore.

Il re, poi, disse di volergli bene, di averlo sempre difeso, ma lo pregava di farsi da parte, così secondo la testimonianza di Puntoni.

Il re, che aveva organizzato la trappola, dimostrò fino in fondo quanto fossero false le sue parole.

All’uscita dalla villa, il capitano Vigneri si avvicinò al Duce, dicendogli che aveva avuto l’ordine di assicurargli protezione, lo caricò sull’ambulanza insieme a De Cesare e lo portò a tutta velocità alla caserma Podgora di via Quintino Sella, quindi alla caserma Pastrengo in via Legnano, dove il Duce trascorse la notte in una cella.

 

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Il governo del cambiamento- Austero in modo superficiale e mediocre in profondità,dice di metterci la faccia per fuggire dalle responsabilità….

Il governo non è al capolinea, anzi prospera dalla Alpi alle Piramidi, e da Milano Marittima alla base di Augusta.

Il ministro degli interni è un fuori legge della porta accanto, ma ci mette la faccia.

Non tanto perchè usa le moto d’acqua della polizia in Romagna, quanto perchè sequestra una nave della Marina italiana con 116 migranti a bordo e un bagno solo a disposizione.

Poi  insulta i nordafricani solo perchè sono neri e sempre in procinto di delinquere, insomma solo perchè, come abbiamo scritto innumerevoli volte, è un bullo da paese che ha trovato l’America da consenso via web.

Ma ci mette la faccia.

I grillini sono alla stessa stregua, hanno ceduto su tutto, ma  per non andare a casa si accordano su tutto, la casta che detestavano è il loro paradiso in terra.

Ma ci mettono la faccia.

Sono cose minime, rispetto ai grandi problemi, ma sono indicativi del fatto che la parola d’ordine del metterci  la faccia è il surrogato del prendersi le proprie responsabilità, nel bene e nel male.

Fiato sprecato.

Se uno fa il proprio dovere non ci mette la faccia, fa il suo lavoro, punto e basta.

Invece tutto quello che fanno i politici è eccezionale, eroico, degno di passare alla storia.

Salvi è maleducato ?

Ci mette la faccia.

Di Maio è nullo?

Ci mette la faccia.

L’opposizione è ridicola, ci mette la faccia.

Di Battista è un Che Guevara fru – fru, ci mette la faccia.

E via di seguito. Fino a quando ci metteranno la testa.

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Il proletariato femminile che pulisce hotel e uffici per pochi euro testimonia la violenza bestiale del mondo del lavoro..

Tre o a quattro euro all’ora,contratti sporchi per 200 euro mensili, ( il resto è in nero), la ricchezza e il profitto di veri banditi dell’impresa protetti dalle istituzioni, un esercito di 650.000 donne sfruttate come bestie nelle imprese di pulizia di hotel e uffici.

E’ questo uno dei quadri che emergono dalla varie inchieste che ogni tanto compaiono sui giornali ” progressisti”, che sono costretti a cimentarsi con lo sfruttamento della manodopera femminile che in Italia è strutturale come la pizza,la mafia e il fascismo.

Così il partito dell’odio via Facebook e social che scatena la caccia al” negro” ( ebreo) omicida, che insulta tutto ciò che non rientra nella cultura del nazionale e sociale ( nazional – socialismo), è solo l’iceberg di una violenza più profonda, più storica,quasi peculiare nel concepire  la fatica di chi è disposto a vendere forza lavoro a delinquenti in guanti bianchi che straparlano di democrazia.

Si capisce benissimo,allora, perchè chi si ribella è violento a prescindere, perchè il conformismo della sinistra riguardo alla varie forme di antagonismo sia un compendio alla propria incapacità di difendere i proletari: la difesa dei propri privilegi, anche a sinistra, ha coinciso con lo sfruttamento neo liberista.

Il paese  dell’abbandono scolastico, del caporalato, del lavoro nero, dello sfruttamento delle donne sul lavoro si fa bello quando le caste al potere non rischiano nulla nell’essere falsamente virtuose e autenticamente  ipocrite.

Salvini è solo la testimonianza pietrificata della via italiana al fascismo perenne,ma l’opposizione istituzionale dovrebbe perlomeno avere il coraggio di far rispettare la costituzione, sempre.

 

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