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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Senza antagonismo sociale non c’è democrazia, l’accordo PD – 5S potrebbe diventare un suicidio assistito per la sinistra tutta

Mario Tronti 88 anni, autore di Operai e Capitale, testo di fondazione teoretica dell’autonomia operaia, non le manda a dire.

In una bella  et profonda intervista all’Espresso attacca il governo giallo – rosso senza risparmio

Non perchè sia un inconcludente parolaio, un nonno un po’ brontolone e scontroso,ma con ragioni che sono nella testa di centinaia di migliaia ( milioni?) di quella che si può chiamare la sinistra diffusa.

Intanto, bisogna dirlo chiaro,l’abbraccio fra Pd e cinque stelle può essere un abbraccio mortale per la sinistra.

Il poco entusiasmo con il quale è stata accolta la nascita del governo è sotto gli occhi di tutti.

Si’ è vero è stato buttato a mare il Duce del Papeete, lui che ora gufa perchè l’accordo di Malta sulla redistribuzione dei migranti finisca in vacca.

Ma, quello di Salvini, non era il fascismo alle porte.

Secondo Tronti, e anche con tutta umiltà pure per chi scrive,il nazionalsocialismo italiota era da affrontare con coraggio, con la determinazione necessaria che consentisse di rifondare con le lotte una sinistra che riconquistasse le strade perdute.

Troppi benpensanti- benestanti vedono nel MOVIMENTO solo un’armata brancaleone,un pegno da pagare per l’estinguersi dell’estremismo velleitario.

Volutamente non vogliono comprendere che il proletariato stava meglio quando c’era una opposizione di sinistra autocosciente, quando la stessa sinistra unificava i bisogni materiali con quelli ideali, senza cadere appunto nell’estremismo del governo a tutti i costi.

Invece è tutto un rincorrere un programma di governo che mai verrà attuato ( riformismo dall’alto senza il basso),con la consolazione che il Male sia stato allontanato dai ministeri.

Non c’era altro da fare? D’accordo.

Ma allora come la mettiamo con il revisionismo di Pisapia, il ritorno della Boldrini nel Pd con la scoperta che a sinistra ci sono solo partitini (fino a ieri la compagna stava in beata minoranza), con i giri di valzer per cui Conte da signor Nessuno è diventato uno statista, con i cinque stelle che non hanno detto ba, sulla loro alleanza con la destra estrema xenofoba?

Il fallimento di questo governo porterà Salvini al potere se la sinistra continuerà come sempre a proporsi come classe digerente ogni nefandezza, pur di governare.Amen

 

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Una risoluzione europea equipara nazismo e comunismo, per la gioia della Lega, Fdi,Forza Italia,Orban e PD: per ignoranza o malafede schifezza è….

La risoluzione Europea di 80 pagine votata il 19 settembre dove viene riconosciuta la quasi identità fra nazismo e comunismo per lo scoppio della seconda guerra mondiale, ( il patto Molotov- Ribentrop per la spartizione della Polonia), è stata votata anche dal PD.

E’ questa la schifezza più assurda partorita da un partito che vuole ritrovare la sua identità di sinistra, partendo dalla storia del movimento operaio.

E’ quella di nazismo = comunismo, chiamato anche, con un termine orrendo, rovescismo ( rovesciare la verità storica), il rifugio dei negazionisti e delle canaglie, ma oggi niente meraviglia più.

La questione è lunghissima, e riguarda pure la strumentalizzazione del pensiero di Anna Aredt contro i totalitarismi.

Se si capisce l’intento della estrema destra europea e moderati reazionari di darsi un alibi per il rinascente fascismo, nulla si capisce delle intenzioni del Pd in tema di storiografia,

Qui ripropongo parte dell’introduzione  del 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta, vol I, credo che stia a cuore a tutti gli antifascisti.

Minima Moralia, meditazioni sulla vita offesa

 

PIERLUIGI RACCAGNI

 

LA SVASTICA SULL’EUROPA 1939 – 1942

 

Una guerra giusta è una bestemmia.

Eppure ci voleva una sporca guerra, una guerra perfida e cattiva,  magari con l’uso di una bomba atomica che è pur sempre figlia dell’anti- fascismo per salvare il mondo.

Non è uno slogan, né una facile retorica sulla vittoria della democrazia:

“solo la temporanea e insolita alleanza del capitalismo liberale e del comunismo, che si coalizzarono per autodifesa contro la sfida del fascismo, salvò la democrazia, infatti la vittoria sulla Germania hitleriana fu ottenuta, e poteva essere soltanto ottenuta, dall’Armata Rossa.

Eric Hobsbwam, Il secolo breve

 

E ancora: “(…) si è ormai generalmente d’accordo sul fatto che il teatro bellico decisivo sia stato il fronte Orientale, poiché senza la resistenza sovietica è difficile immaginare come il mondo democratico sarebbe riuscito a sconfiggere il nuovo impero tedesco…il grande paradosso della seconda guerra mondiale….. è che la democrazia fu salvata dall’impegno dei comunisti.”

Richard Overy, La strada della vittoria

 

Armata Rossa e capitalismo, democrazia e comunismo, termini naturalmente inconciliabili, addirittura antitetici per come è stato ed è il mondo.

Il mondo, nel suo irrinunciabile bisogno di pace e civiltà è stato salvato dall’antifascismo che ha messo insieme una sorgente di valori che ha determinato la nascita di una nuova era dell’umanità e la sconfitta del Male Assoluto.

Disse Kennedy all’università di Washington il 10 giugno 1963: “…nessuna nazione nella storia delle battaglie ebbe mai a soffrire più di quanto soffersero i russi nella seconda guerra mondiale.

Almeno venti milioni di persone persero la vita.

 

Innumerevoli milioni di case e cascinali furono dati alle fiamme saccheggiati. Un terzo del territorio (europeo) del paese, comprendenti quasi due terzi delle industrie, venne trasformato in deserto.

La seconda guerra mondiale, è stata una guerra internazionale perché “l’opposizione fra forze fasciste e antifasciste era interna ad ogni società”, (Hobsbwam, Secolo breve).

Winston Churchill, De Gaulle, Stalin, Roosevelt erano una “poltiglia” dal punto di vista ideologico: il loro fronte unito contro Hitler, Mussolini, il clerico-fascismo, il razzismo, l’ideologia di morte fu vincente.

Scrive sempre Hobsbwam che il “fascismo è guerra”, che il fascismo internazionale portò morte e distruzione in tutto il mondo se si eccettua quei paesi che rimasero neutrali.

Di quegli anni che cambiarono il mondo tanti valori positivi sono an- dati perduti, tanto si è scritto, molto si è cambiato nel novero delle  interpretazioni.

Non c’è da aggiungere più nulla

Ma poi c’è sempre qualcosa da ricordare, non solo ai più giovani, molte volte ai più vecchi che non hanno vissuto nessuna guerra. La mia generazione la guerra l’ha sentita raccontare dai genitori.

E ne porta ancora le tracce.

Queste tracce, o anche cicatrici, non possono essere cancellate.

A 80 anni di distanza si può dire che il mondo in quei sette anni scomparve.

Scomparve la civiltà, il senso della pietà e dell’appartenenza al genere umano.

Una cosa è rimasta. La guerra dei 55 milioni di morti è stata apocalittica quanto decisiva per le sorti dell’umanità.

La civiltà, la convivenza, la democrazia, il liberalismo e anche la parte positiva del socialismo dei diritti dei lavoratori sono stati salvati da una guerra santa, l’ultima guerra santa e religiosa della storia dell’umanità. Una guerra giusta, antifascista nel senso di un valore assoluto che non può essere scalfito da negazionisti criminali, né da opportunisti di vario colore.

La salvezza del mondo è stata pari alla spietata determinazione dei vincitori.

7 ANNI, 2174 GIORNI.

 

Quella guerra coinvolse le popolazioni civili con perdite senza prece- denti, la ferocia dimostrata dagli uomini in quel periodo non ha riscontri nella storia della barbarie del genere umano.

Eppure…

Eppure non è raro che Svastiche e SS trovino ancora grande considerazione in tutta Europa.

E che i cosiddetti populismi si ispirino a Mussolini e Hitler.

E che anche in Italia si sia assistito al ritorno, in altre forme, del fascismo.

In fondo che il nazismo e il comunismo siano stati la stessa cosa ormai è un pensiero ricorrente.

Certo Stalin e il comunismo furono feroci e anche criminali, ma senza i venti milioni di morti dell’Unione Sovietica contro i macellai nazi fascisti non ci sarebbe stata democrazia e pace per ottanta anni.

La parte giusta era una sola, e sarà sempre quella degli uomini che si batterono e si battono per la difesa della vita e della democrazia.

 

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Giuseppe Conte è la nuova costola della sinistra, dopo essere stato una costoletta dei maiali di destra estrema….

Ar Testaccio de Roma grande sventolio di bandiere rosse alla festa di art 1.

Sul palco il presidente Giuseppe Conte, intervistato da Enrico Mentana.

Tutto bene, tutto bello perchè il Giuseppe è come il suo omonimo Antonio all’Inter,  passando dall’altra parte della barricata promette vittorie per almeno tre anni e mezzo fino alla scadenza del suo mandato / contratto.

Il primo politico, il secondo calcistico, tanto per non confondersi….

L’ironia è necessaria per vedere il bicchiere mezzo pieno e per scordarsi quello mezzo vuoto.

Sui migranti nessuna concessione alla revoca dei famigerati decreti sicurezza uno e due,tanto buon senso sull’Europa, una parola di conforto per i sindacati, e uno per il Pd, di cui Conte si fida al contrario di Diba, il Che Guevara  dal cuore nero.

La trasformazione di Conte, da costoletta di maiale della destra a costola senza diminutivo della sinistra, è un buon piatto da servire più alla nomenclatura di sinistra, che al suo popolo, come ha mostrato l’atmosfera della festa romana dove gli entusiasti erano i dirigenti di art.1, approdati al governo con Speranza, meno i militanti che sventolavano bandiere rosse.

Ci ripetiamo, ma siamo in buona compagnia, piuttosto di vedere un ministro degli interni che incita all’odio razziale, che sequestra le navi italiane, che da buon nazionalsocialista fallito a Pontida annuncia la battaglia del popolo italiano contro le elite comuniste e massoniche è meglio Giuseppe / Antonio Conte.

Ma bisogna stare attenti ai facili entusiasmi perchè Conte sarà pure cattolico di sinistra, sarà animato da buona fede, si sentirà libero dalle catene del nazionalismo di destra, ma la sinistra che deve ritrovare è ancora lì, senza anima ad aspettare di poter governare senza ribaltoni sociali che metterebbero in seria difficoltà i conti con l’Europa.

Facciamo gli auguri a Conte, ma lasciamo  le costole ai master – chef.

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Italia sì, Italia no, Italia viva: fuga craxiana – macronista….verso il potere del ” cretinismo parlamentare” ( vedi Marx – Engels)

Si potrebbe chiamare la maledizione dei Matteo.

Quello di Pontida è oggettivamente un ostacolo alla civile convivenza, quello di Italia Viva è l’ennesima dimostrazione del riposizionarsi delle classi dirigenti dopo la rivoluzione d’agosto.

Renzi, che portò il Pd al 40,8% alle Europee del 2014 e che poi ha creato il presupposto della formazione del governo Conte, non si può dire che non sappia far politica in senso parlamentare – politicista.

Con il proletariato c’entra col cavolo a merenda, ma questo già lo si sapeva.

Il suo cretinismo parlamentare, quello che crede che tutta la storia umana dipenda dai voti che prendi in parlamento, va verso una nuova avventura, buona per tutte le stagioni.

Il gruppo parlamentare che va formandosi sotto il suo comando strategico è poderoso: due ministri, un sottosegretario, dai trenta ai 40 parlamentari.

Avrà il potere di inserirsi in tutte le nomine degli enti, ma avrà la possibilità di spaccare il centrodestra attirando nel grande centro ( sulla carta) pure i “forza italia” più liberali mettendo in seria difficoltà Salvini -Meloni, cacciati all’estrema destra fascio . populista senza alleati centristi.

Si è parlato di un novello Craxi Ghino di Tacco, capace di infiltrarsi fra Pd e cinque stelle, si è parlato di un progetto alla Macron che sappia battere la destra con un patto fra liberali di centro e socialdemocratici di sinistra.

Una cosa è sicura: adesso per Zingaretti e soci non c’è più l’alibi di una destra del partito targata Renzi che frena le sorti progressive di una rivoluzione riformista.

Ma la partita è tutta da giocare, anche se secondo me è poco appassionante, molto velleitaria, ma soprattutto stacca sempre più i cittadini da un politica che ha perso la bussola e che vede nel proporzionale del tutti insieme appassionatamente il modo di non cambiare alla fine nulla.

 

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ATTACCO alla POLONIA da Il Racconto della guerra giusta vol.I Promemoria per Il Reich millenario di Pontida…..

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80 anni fa l’inizio dello sterminio

 

PIERLUIGI RACCAGNI

 

 

 

Attacco nazifascista all’ Europa

 

1939

 

 

 

 

 

 

  1. PIANO BIANCO

 

Fin dalla primavera del 1939 il piano tedesco di invasione della Polonia era stato elaborato con un obiettivo strategico ben definito che andava al di là del corridoio di Danzica: secondo l’imbianchino criminale biso- gnava distruggere la Polonia come popolo, per cui il massacro dell’élite culturale era il minimo che si potesse fare per togliere alla Polonia qual- siasi speranza nel futuro.

“Ogni guerra costa sangue e l’odore del sangue risveglia negli uomini tutti gli istinti che albergano in noi fin dai primordi: brutalità, follia omicida, e tanti altri. Tutto il resto è futile chiacchiera.

Una guerra che non sia spietata esiste solo in cervelli esangui”. Così parlò Hitler ai suoi generali nell’agosto del 1939.

La notte del 31 agosto tutto era pronto.

La direttiva inviata dal Führer alle forze armate era chiara più della sua balbettante messinscena vittimista:

“visto che non possiamo trovare nessun mezzo pacifico per porre ter- mine alla situazione intollerabile sulla frontiera orientale…l’attacco alla Polonia dovrà essere eseguito secondo le disposizioni previste nel Piano Bianco”

 

 

Data dell’attacco:

1° settembre 1939

ora d’attacco: 04:45

 

Situazione intollerabile per la Germania? Che sarà mai?

Anche qui poca fantasia, ma molta attitudine verso il crimine. I nazisti, non si inventavano proprio niente.

Bastava organizzarsi, per una carneficina coi fiocchi.

Da sei giorni Alfred Naujocks, intellettuale delle SS, figlio di un dro- ghiere di Kiel, si trovava in quel di Gleiwitz, sulla frontiera polacca, in attesa di effettuare un attacco simulato polacco contro la stazione radio tedesca di quella cittadina.

 

 

Ci dovevano essere tanti finti attacchi polacchi alla povera Germania, che a sua volta, sarebbe stata nel diritto di contrattaccare: la principale delle mistificazioni doveva avvenire appunto a Gleiwitz.

Uomini delle SS, con uniformi polacche, cominciarono a sparare contro la stazione radio tedesca.

Erano stati portati dei detenuti, drogati, che erano internati nei campi di concentramento con uniformi tedesche.

Dopo una breve sparatoria gli uomini di Naujocks entrarono nell’edificio e lo occuparono il tempo necessario per trasmettere un comunicato in lingua polacca in cui in pratica si legittimava lo stato di guerra fra Polonia e Germania.

Sull’episodio c’era la lunga mano di un criminale tra i più amati da Hitler: Reinhard Heydrich, capo del servizio segreto tedesco, che il 10 ago- sto aveva incontrato Naujocks per concordare l’azione.

Vediamo come lo racconta Laurent Binet ne “Il cervello di Himmler si chiama Heydrich”, Torino 2011: “Sono passati quattordici giorni da quando lo Sturmbannführer delle SS Alfred Naujocks è arrivato in in- cognito nella città di Gleiwitz, alla frontiera fra Germania e Polonia, nella Slesia tedesca: ha minuziosamente preparato il suo misfatto e ora attende. Heydrich lo ha chiamato ieri a mezzogiorno, per chiedergli di definire un ultimo particolare con” Gestapo” Muller, che si è spostato di persona e alloggia nella vicina città di Oppeln.

Muller deve conferirgli il cosiddetto “barattolo di conserva”.

“Sono le quattro del mattino quando suona il telefono nella sua camera d’albergo. Afferra il ricevitore, gli chiedono di richiamare la Wilhelm- strasse.

All’altro capo del filo la voce acuta di Heydrich gli dice “la nonna è morta”. È il segnale che l’operazione Tannenberg può iniziare”.

A Varsavia si nutriva la speranza di un intervento francese.

Le speranze andarono deluse ben presto, non solo i francesi non attac- carono, ma a Est i sovietici entrarono in territorio polacco.

E che l’intervento francese e inglese era considerato una grazia divina ce lo spiega W. Szpilman: ne “Il pianista, op. cit. pag. 30

 

“Apprendemmo così che non avremmo più dovuto affrontare da soli il nostro nemico: avevamo un alleato potente e la guerra sarebbe stata sicuramente vinta, sia pur fra alti e bassi, sicché la nostra situazione nell’immediato non sarebbe migliorata. È’ difficile descrivere ciò che provammo nel sentire quel comunicato alla radio.

Mia madre aveva le lacrime agli occhi, mio padre singhiozzava senza vergogna e mio fratello Henryk ne approfittò per sferrarmi un pugno e per dirmi in tono irato: “ecco, te l’avevo detto, no?”.

 

La campagna militare fu senza storia: 14 divisioni corazzate tedesche fecero la differenza con la cavalleria polacca!

E poi la presunzione dei polacchi fece il resto.

Invece di organizzare linee difensive, il comando polacco aveva prepa- rato contrattacchi che non ebbero nessun esito.

Le forze d’invasione meccanizzate naziste non faticarono molto a tro- vare direttrici di avanzata.

 

bollettino tedesco n. 1

Dietro ordine del Führer, capo supremo dell’esercito, le forze armate hanno assunto la difesa attiva del Reich.

Nell’adempimento del loro compito di arrestare la violenza polacca, stamane le truppe sono passate al contrattacco lungo tutti i confini tedesco-polacchi.

Contemporaneamente squadre dell’aviazione sono partite per colpire obiettivi militari in Polonia. La marina da guerra è incaricata della protezione del Mar Baltico.

 

bollettino polacco n. 1

Il 1° settembre 1939, nelle ore 05:00 del mattino, con un attacco inatteso di aviazione e di truppe, i tedeschi sono penetrati nel nostro territorio senza dichiarazione di guerra.

Cfr. ed. it. a cura di Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, segreti, docu- menti, fotografie, Periodico settimanale, n. 1, Milano 1963

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A Pontida è andata in scena la caricatura da Curva del nazional – socialismo contro le istituzioni democratiche:razzismo e antisemitismo per un’Italia da incubo…

Fischi e insulti per tutto l’arco Costituzionale come si diceva una volta.

Esposizione di un bambino di Bibbiano come trofeo contro il PD.

Maledizioni a Mattarella per non aver sciolto il Parlamento.

Insulti a chi è democratico, e non fascista.

A Pontida nell’affollata adunata dei militanti della Lega il popolo,aizzato dai demagoghi leghisti, si è scagliato apertamente contro la costituzione e la democrazia parlamentare come facevano i nazional – socialisti a Norimberga negli anni venti.

Il Felpa ha riverniciato il suo programma razzista e xenofobo contro i migranti, le ong,i comunisti,facendo la vittima della perfidia dei poteri forti.

La sua ebbrezza da ubriacatura molesta non poteva finire con i mojito del Papeete: birra, salamelle e malafede sono le sue armi migliori nell’Olimpo dei duce della porta accanto.

Chi continua a chiamare sovranista l’ individuo sbaglia di grosso.

Le pulsioni sono quelle di un frustrato, il futuro è quello della croce cristiana ( quella uncinata è imboscata dagli amici di Forza Nuova) e dell’anticomunismo più criminale.

“Non parlare male di Salvini perchè se no lo rafforzi” dicono i moderati del senno di poi, intanto la marginalizzazione della deriva  fascista è affidata al riformismo dall’alto di un ceto politico che tanto per non farsi mancare nulla parla addirittura di nuova legge elettorale proporzionale.

I rimproveri al giornalista di Repubblica Gad Lerner di essere “ebreo e comunista”sono un classico esempio di linguaggio da genocidio da campi di sterminio,ma fa niente, intanto non sono questi i veri problemi della gente, è tutta gazzarra da stadio.

Sinceramente non mi indigno e non mi scandalizzo.

Sappiamo per esperienza che il linciaggio, il cappio, il giustizialismo da far West sono peculiari alla nascita del nazifascismo, il fascismo italiano, ad esempio, è stato un populismo a tutti gli effetti.

I leghisti raccoglieranno le firme contro chi vuole abolire i decreti sicurezza, se questo non è agitare la piazza solo a fin di male fate voi.

Non c’è niente da negoziare con la Lega, ma forse non c’è niente da negoziare nemmeno con chi li ha protetti per 14 mesi.

PS: Anche i nazisti avevano una mamma.

 

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E’ ripartito il governo delle promesse con il solito rituale da perenne consenso elettorale (titolo buono per ogni stagione)

Il titolo come sottolineato può essere il cartello per ogni governo, promettere per avere consenso,per poi scordarsi tutto il giorno dopo.

Anche i più prudenti osservatori sottolineano che il nuovo Governo Conte rischia di finire nel mare delle buone intenzioni verbali: abolire la povertà dal balcone,abbassare le tasse per tutti,investire sulla scuola, sull’economia verde,sulle infrastrutture, sulla rinascita delle zone terremotate, sulla famiglia, per poi fermarsi alla bagarre per sottosegretari e vice -ministri.

Sono tutte cose che non si capisce perchè non siano state fatte dai governi precedenti del terzo millennio, ogni volta la lista della spesa è la stessa, con qualche sottolineatura in più per l’emergenza.

Ma qui è tutta un’emergenza, e allora visto che Draghi ha usato il bazooka del Q.E ci si accinge a spendere in deficit, come era prevedibile, visto lo status dei conti.

Il primo ministro Conte,dopo 14 mesi, si è accorto che esistono le zone terremotate, meglio tardi che mai.

Ma il suo trasformismo, che nei fatti è un opportunismo senza precedenti, cozza contro l’opportunità di fare in breve poche cose e chiare: tipo cancellare i decreti sicurezza, evitare l’aumento dell’Iva, ed elaborare una legge di bilancio credibile per l’Italia e per l’Europa.

Non sarà una rivoluzione, non cambierà l’Italia ma almeno metterà una pezza alla crisi, politica, economica e pure istituzionale.

Aver fatto un governo di tale labile fattura in 15 giorni ha scongiurato di finire nella guerra incivile con l’Europa con l’estrema destra razzista al comando del rancore sociale di stampo egoistico, e questo è il dato di fatto.

Ma sbandierare che siamo ad un nuovo capitolo della via italiana alle riforme radicali, quando sappiamo che il consenso al governo è oggettivamente minoritario fra la popolazione, vuol dire andare allo sfascio, sopratutto per la sinistra.

Conte è più vicino a Badoglio che ad Allende, Zingaretti è alla destra di Bersani, Di Maio e soci sono tristi senza il Duce con felpa della polizia.

C’è poco da promettere e molto da fare subito.

 

 

Liliana Segre invita il nuovo governo a riscoprire i valori della Resistenza e della Costituzione, a “prima gli tagliani” frega poco…..

Liliana Segre, senatore a vita, ex internata nell’universo dello sterminio nazista, non ha mancato di ricordare al nuovo governo “che chi salva una vita salva il mondo intero”.

E’ evidente che si riferiva al problema dell’integrazione, dell’immigrazione, del rispetto delle etnie diverse, tutti valori contemplati dalla carta costituzionale.

Però, su Face Book, più a sinistra di alcuni osservatori nell’oscurare i nazisti di Casa Pound e Forza nuova, non è che Liliana Segre abbia grande successo popolare – populista; l’antirazzismo e l’antifascismo sembrano vessilli agitati per nascondere i privilegi della nuova casta: quella dei cultori della democrazia parlamentare nata dalla Resistenza.

Non è certamente così.

C’è un certo fastidio, però, nel ricordare che il governo Salvini e Conte ha trattato la Resistenza come un male necessario, c’è un certo imbarazzo nel constatare che per un anno l’antisemitismo, il razzismo contro i neri, la xenofobia siano stati il fiore all’occhiello dei fascio . leghisti,( cinque stelle silenti, quando andava bene)

Si dice che la sensibilità ai valori della democrazia, non riguarda il popolo che soffre nelle periferie.

Questo ,infatti, non attende case popolari, asili nido,scuole efficienti, ma solo qualche spicciolo per campare: è il concetto di popolo ridimensionato a plebe nazionalista il verbo della nuova Destra Estrema.

Si sussurra anche che l’antinomia, popolo – Elite abbia sostituito Destra -Sinistra, il post ideologico non si propone di salvare vite umane, perchè fa il gioco dei poteri forti.

Se su queste pagine noi insisteremo sul valore dell’uguaglianza fra le genti ci dovete scusare, senza questo dettaglio non c’è democrazia che tenga.

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Piazza Montecitorio: qualche saluto romano per poca gente: va in scena l’apologia folcloristica al lego- fascismo,ma il governo rivedrà i decreti sicurezza…..

Ilvo Diamanti su Repubblica di alcuni giorni fa ammoniva ad andare oltre il salvinismo, perchè l’anti-salvinismo rafforzerebbe il ducismo del Papeete e la destra estrema.

Si diceva così anche dell’anti-berlusconismo, in termini forzati e generici sarebbe come dire che l’antifascismo rafforza i fascisti.

Siccome raramente si sentiva dire che l’anticomunismo rafforzava i comunisti, mi sembra che da parte di autorevolissimi osservatori delle vicende repubblicane,  ci sia solo una latente forma di paura.

In questo senso: i sondaggi danno avanti la Destra estrema, attaccarla significa darle spazio mediatico: il popolo sovrano così rimarrebbe sotto l’effetto del nazional – fascio- populismo.

Tutto giusto,ma  manca in questo ragionamento la ragion d’essere dei valori della democrazia, visti solo come un mezzo per un fine non certo nobile:trovare una scorciatoia per governare senza alimentare insorgenze fascistoidi.

Stamattina il discorso di Conte alla Camera si contrapponeva nei toni alla gazzarra Fdi – Lega di piazza Montecitorio: toni volutamente pacati all’interno,esasperazione rabbiosa all’esterno con la richiesta di ” elezioni subito”.

Giuseppe Conte ha parlato di cuneo fiscale,di finanziamenti alla scuola, di risorse per l’ambiente, insomma di quello che si sente parlare da vent’anni, non poteva essere altrimenti.

Il riferimento all’emigrazione con la promessa di Conte di rivedere i decreti sicurezza, mi sembra un inizio promettente, anche se è un terreno poco popolare che appunto vede gli italiani in netta minoranza,( 11% secondo Pagnoncelli).

Sintesi: chi ha della Costituzione una visione antifascista è incompatibile con Salvini, la Meloni, e la pancia del popolo somaro.

La campagna elettorale di Lega e Fdi continua :prossimo obiettivo Pontida, poi il 19 ottobre a Roma, poi elezioni in Umbria ( con Berlusconi ovvio)

Ma non bisogna dirlo troppo forte, si rischia di passare per vetero comunisti, come Mattarella e il Papa.

 

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