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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Che Stalingrado 1943 sia la metafora del voto in EmiliaR è pura enfasi , per i fascio- leghisti sia ancora la memoria della sconfitta del Male assoluto

Il 2 febbraio del 1943 a Stalingrado i nazi – fascisti si arresero.

Stalingrado da allora è entrata nella cultura di massa proletaria e antifascista.

Le elezioni  regionali di domenica in Emilia – Romagna sono storiche per un semplice motivo.

In discussione c’è non solo la presidenza della Regione o la tenuta del governo giallorosso, ma la tenuta della tradizione della sinistra italiana nella regione rossa per definizione.

Per questo i media parlano di madre di tutte le battaglie, Stalingrado ad esempio.

Ma a Stalingrado si mangiavano  topi, e forse carne umana.

Quindi siamo alla celebrazione di una metafora che per la sinistra è pura enfasi,  ma per la destra nazi – fascistizzata italiana di oggi, è quello che ci vorrebbe:

una Stalingrado in ogni città, fatta  di coraggio, intelligenza, voglia di libertà, visione del mondo.

Qui di seguito un breve estratto de 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta, la vittoria della democrazia.

 Tanto per sapere di cosa stiamo parlando:

 

1943 L’ULTIMA BATTAGLIA DI STALINGRADO

Sul Fronte Orientale avevamo lasciato le truppe del Terzo Reich nella sacca di Stalingrado. L’Armata di Von Paulus era in trappola.

Hitler aveva più volte ribadito che Stalingrado andava tenuta fino alla morte.

A proposito ricordiamo, qui di seguito, le varie fasi della battaglia, prendendo spunto da Werth nel suo “La Russia in Guerra 1941 – 1945”.

Dal 17 luglio al 4 agosto i russi tentarono invano di fermare i tedeschi dentro l’ansa del Don.

Dal 4 al 18 agosto del 1942 grossi contingenti della 6a Armata, con l’appoggio dell’Armata corazzata del generale Hoth, puntando su Stalingrado, avevano invaso la regione compresa nell’ansa del Don.

Dal 19 agosto al 3 settembre la lotta nella regione fra Don e Volga raggiunse la massima intensità, i tedeschi sfondarono nella direzione del Volga a nord di Stalingrado.

600 bombardieri del Terzo Reich causarono la morte di 40.000 civili.Il saliente si stabilì a nord della città.

Fra il 4 e il 13 settembre la battaglia si concentrò fra i sobborghi e il 12 settembre il generale Cuikov venne nominato comandante della 52a Armata.

Dal 13 settembre al 18 novembre si svolse la storica battaglia all’interno della città.

Fino a questo punto i nazisti furono sicuri della vittoria.

Dal 19 novembre scattò la controffensiva russa che portò ai seguenti risultati:

i russi riuscirono a cacciare i tedeschi dentro la città; dal 12 dicembre al 1° gennaio vi fu il tentativo di sfondamento da parte delle armate tedesche di Hoth e Manstein per raggiungere le truppe italo- romene.

L’operazione fallì, la disfatta italiana fu completa.

Dal 10 gennaio al 2 febbraio del 1943 le truppe tedesche e romene furono liquidate definitivamente dopo la controffensiva-

La mazzata per i nazisti fu micidiale: non solo avevano fallito il piano dello spazio vitale, non solo avevano perso una battaglia cruciale nella strategia nazista, ma proprio i nazisti avevano costretto la popolazione anticomunista a difendere Stalin e a fare di Stalin l’eroe dell’Unione Sovietica.

 

 

Tratto da La vittoria della democrazia vol.II – presentazione domenica 26 gennaio H.19 SANTERIA MILANO

 

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Memoria-Meglio cantare Bella Ciao con Liliana Segre che faccetta nera in via Almirante:senza dimenticare la lotta armata al nazifascismo

Le Sardine hanno sfondato, almeno a livello mediatico.

Poi, da lunedì, se saranno  brutte, e perderanno, tireranno loro le pietre, magari sempre gli stessi che hanno tirato fiori quando erano belle e splendenti.

A sinistra estrema,antagonista, non piacciono molto per il tono leggero e generico con il quale affrontano il bau – bau salviniano.

Alla destra non piacciono, sono antifasciste…e non hanno niente da proporre.

( Come se Sgarbi al esempio che propone la distruzione delle pale eoliche fosse  uno statista internazionale….)

Piacciono invece al Pd, di cui si dice siano un’emanazione:  in questo modo il partito di Zingaretti ha evitato di fare campagna elettorale in prima persona, non mettendoci il simbolo di partito.

Comunque vada o “vadi” per stare al passo con la pancia der popolo, le piazze delle Sardine hanno fatto risuonare un Bella Ciao che in questi tempi non è da buttare via.

A Verona, i fascisti di Fdi  hanno proposto questo mercato della memoria; una via dedicata ad Almirante, Giorgione per i camerati, e la cittadinanza a Liliana Segre per le vittime dei camerati repubblichini nazi – fascisti.

Così,per il faccismo di tolla e per il fascismo della giunta di centrodestra, anche la rievocazione del processo di Verona che mandò a morte i traditori del 25 luglio sarebbe una data da ricordare

Per cui, forse, è meglio trattare le Sardine non con il bilancino del farmacista che pesa la consistenza ontologica della sinistra, ma con il realismo di chi vede in quel movimento di massa che dichiara di essere di sinistra qualcosa comunque di positivo.

Visto che in giro, c’è ben poco.

Il disastro ambientale provocato dalla destra estrema non sarà cancellato facilmente con una elezione vincente in Emilia – Romagna.

Solo che Bella Ciao non ha mai vinto a S. Remo.

PS:Ero a Barcellona nel 2003 in gita con la scuola.

In quei giorni Bush attaccò l’Iraq per la seconda guerra del Golfo,

Alcuni studenti ed il sottoscritto andammo alla manifestazione contro la guerra del movimento della pace.

Non c’erano striscioni, ma un fiume in piena che cantava BELLA CIAO

 

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Gregoretti-La giunta trasformata in un palcoscenico elettorale dal cialtronesco cinismo del Felpa e dallo squallore giallo – rosso…

Il Felpa, chiamato anche Matteo Salvini, si è paragonato a Silvio Pellico, ha invitato i suoi a digiunare “simbolicamente” in attesa del giudizio che lo attende da parte del parlamento sul caso Gregoretti: solo che ha fatto tutto lui.

In giunta al Senato la mossa del Felpa è stata geniale solo per i gonzi.

I 5 senatori della lega hanno votato per l’autorizzazione a procedere per sequestro di persona nel caso  della nave Gregoretti,Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno votato no:cinque contro cinque e la relazione del presidente forzista Gasparri che chiedeva il no è stata bocciata.

Il governo non si è presentato: la motivazione del vasto ingegno giallorosso è che dicendo di sì alla richiesta della magistratura di Catania il Felpa, detto Matteo, sarebbe passato come martire; in vista delle regionali di domenica 26 gennaio.

Ma in questo modo Salvini è diventato martire immediatamente, tanto che il suo demagogico grido di dolore “del vado in galera a testa alta” riecheggerà da qui a domenica come il grido di dolore del popolo italiano contro la magistratura comunista, manettara ecc.

Secondo certi osservatori nostrani, insomma,tutto quello che si fa contro Salvini giova a Salvini,

Quindi è meglio non fare niente, sperare nella Madonna e lasciare alle sardine il ruolo di agitatori di piazza.

La questione però è nota.

Il Felpa, politicamente, ha le carte in regola.

Di Maio e Conte non potevano non sapere quello che stava succedendo sulla nave della Guardia Costiera ormeggiata al molo della Nato di Augusta;per cinque giorni i migranti furono trattenuti a bordo in condizioni disperate, il 31 luglio furono fatti scendere con l’ok del Viminale.

La sinistra rosa, (il Pd),quella grigia ( italia Viva), quella rossiccia ( Leu) inveve di dare il segnale per l’abrogazione dei Decreti sicurezza uno e due votando sì al processo, hanno dato prova di pavidità ancora una volta adottando lo stesso’atteggiamento di Salvini : prima i voti poi i migranti, prima lo spettacolo del conflitto, poi il machiavellismo da bottegai dello spirito.

Il 17 febbraio, quando si tornerà in Aula per votare sul caso Gregoretti sarà comunque diverso per forza.

Intanto bisognerà vedere chi avrà vinto le regionali, per il problema dei migranti chi se ne frega.

 

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Il Felpa inciampa nella pietra dell’antisemitismo aspettando il voto della Giunta sul caso Gregoretti: superior stabat lupus…….

Nonostante ce la metta tutta a presentarsi come un autentico democratico il Felpa ha fatto un’altra figuraccia delle sue.

Presentatosi  ieri a palazzo Giustiniani a Roma al convegno dal titolo” Nuove forme dell’antisemitismo”, nel tentativo di smarcarsi dalla fobia anti giudaica in Italia e in Europa, non è stato creduto in partenza:

Liliana Segre ha declinato l’invito sostenendo che occorre anche la ripulsa del razzismo, la comunità ebraica gli ha ricordato che non può fare il lupo e l’agnello insieme perchè lui è comunque un riferimento per la destra estrema.

Ma il Felpa e i suoi sodali fascio – razzisti che militano nella Lega lo sanno benissimo che il loro intento è solo quello di presentarsi puliti alla scadenza del 26 gennaio in Emilia Romagna e Calabria.

E l’occasione ghiotta per riabilitarsi dalle accuse di seminare odio e intolleranza per vincere le elezioni, oggi si materializza nella decisione della Giunta di esprimersi sull’Immunità a Salvini nel caso Gregoretti il 20 gennaio, come da calendario.

I due momenti ( quello del Convegno di ieri e quello della nave lunedì) sulla carta dovrebbero favorire comunque il Felpa, ma questo è un paradosso dell’impazzimento generale del generone politico e civile.

Il pregiudizio che colpisce rom e musulmani, nonchè dislessici, nonchè uomini dalla pelle scura, trova la sua origine nella discriminazione razziale criminale del nazi – fascismo.

Con quella discriminazione milioni di persone furono non solo condotte alla camere a gas, ma furono usate come schiavi nella produzione e nel mantenimento dell’apparato bellico nazista.

E qui la favoletta di Fedro che vedeva il lupo in alto e l’agnello in basso ad abbeverarsi nello stesso torrente diventa ancora una volta sale della vita.

Il lupo, infatti, disse che l’agnello  intorpidiva le acque.

Quando l’agnello rispose che ciò non era possibile perchè si trovava a valle, il lupo rispose che l’agnello parlava male di lui.

Alla fine il lupo si mangiò l’agnello.

Il Felpa è un lupo che da qui al 26 gennaio ha bisogno di fare il ragazzotto buono per tutte le stagioni.

Il lupo dicono gli studiosi che sia un’animale estremante intelligente.

Quindi, a ben vedere, non riguarda il Felpa, che è solo un animale politico.

La caccia al lupo, scusate, al voto, è aperta.

 

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Un partitocrazia senza partiti finalizzata alla sopravvivenza del ceto politico: questo è quello che accomuna la classe ” digerente”ogni nefandezza

I partiti non ci sono più, dicunt.

Le vecchie organizzazioni di massa del secolo scorso languono o si dissolvono nella società liquida e nella complessità, ridicunt.

Quando  ci sono le elezioni,politiche, regionali, comunali, referendarie, però, è un correre scomposto verso la formazione di nuovi raggruppamenti et movimenti al grido ” “non vogliamo fondare un nuovo partitino vogliamo cambiare l’Italia per gli italiani.”

Nel contempo si apre il nuovo dibattito sulla riforma delle legge elettorale.

Tutti d’accordo: in Italia ci sono troppi partiti, non si saprà mai chi ha vinto le elezioni la sera stessa del voto.

Dopo Mattarellum, Porcellum, Rosatellum, ora è la volta del Germanicum : proporzionale con sbarramento al 5%. che poi diventerà il 4%.

Così si va avanti da un decennio,la democrazia parlamentare è un mezzo per tenere in piedi la sopravvivenza del ceto politico.

Nulla più.

Ci vuole un biglietto da visita al tavolo del consociativismo più losco, quello che fa finta che la guerra dell’identità sia più importante delle cose da fare, che tutti vogliono fare, ma preferiscono rimandare.

Partito comunista, Partito comunista lavoratori, Potere al popolo, Verdi ( mi scuso se ho dimenticato qualche prefisso telefonico)  sono sempre lì a ricordare, anche orgogliosamente che l’ideale comunista non può morire e che quello ecologista è al massimo.

E forse è il meno leggio.

Perchè il meglio ad esempio, l’ha offerto la Laura Boldrini che si è fatta eleggere da quegli “sfigati” di Sinistra italiana, per poi passare al Pd perchè non si può far politica in un partitino….

Poi si è aggiunta la sfilza di Italia Viva,Azione di Calenda, Europa,ecc. e poi quello di Toti …ma ce ne saranno altri di scuro.

Domanda da milioni di euro: perchè la crisi dei partiti porta alla formazione di nuovi partiti?

Perchè con la crisi del lavoro sia aprono spazi di occupazione politico – politicante, anche se, è bene sottolinearlo, in democrazia ognuno può fare il suo partito per amore del pluralismo.

Tu ti presenti da qualche parte, non lasci morire l’idea originaria, non becchi quasi nulla, forse un possibilità per aprire un sito, una scrivania e una poltrona per dire ci sono.

Di Battista si è riposizionato nella piattaforma Rousseau, Paragone è in cerca di nuove avventure parlamentari,Di Maio pensa che pure gli andasse male  potrebbe fare il conferenziere evitando il peggio di cercarsi un lavoro con il reddito di cittadinanza.

Insomma se entri in qualche modo nel giro giusto del marketing politico può sempre dire che essere in pochi non vuol dire nulla, bastano i contenuti, e che se superi le soglia del 4 o 5% puoi sempre far parte della detestata casta.

Nel Pd, o anche nella Lega  la solfa non può cambiare. Cosa faccio, se ho solo nobili ideali, ma nessuna scrivania per campare fino alla pensione?

I partiti e i sindacati in questo sono il resort ideale del nuovo conformismo piccolo borghese del ceto medio.

Chi è fuori dal magma istituzionale, insomma, è fuori dalla politica.

Chi è veramente libero e cane sciolto ( molte volte  ragiona con la propria testa) è un parolaio inconcludente.

Istintivamente si capisce che il tavolo è truccato, che la democrazia soprattutto in Italia è fatta di lobby, parrocchie, conventicole, settarismi, provincialismi: istintivamente viene voglia di rovesciare il tavolo mandando i bari… al bar.

Il segreto del successo dei partiti è solo quello di partecipare alle elezioni, soprattutto con la menzogna. La classe dirigente, non solo politica, spera nella democrazia; basta che sia quella del capitalismo reale dello sfruttamento reale.

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Se l’abrogazione dei Decreti sicurezza diventa un attentato al governo siamo alla sintesi fra Miseria della politica e Politica della miseria….

In attesa della rifondazione del Pd, con l’inclusione di Sardine, Terzo settore, ambientalisti,….. sarebbe il caso di mettere mano ai decreti sicurezza.

L’urgenza,però, non sembra determinata dalla guerra in Libia e dalla probabile fuga di disperati sulle nostre coste, ma dalla esigenza Pd – Cinque stelle di dare un simbolico segno di discontinuità dal peggiore governo della Repubblica in fatto di rispetto dei diritti umani.

Anche i giornali più progrediti per non dire progressisti ,stanno spingendo la sinistra Pd ( gulp!) nel tentativo di rimuovere o modificare i decreti Salvini uno e due che hanno di fatto cancellato l’accoglienza degli Sprar ( sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati), nonchè  comminato multe record per chi salva i migranti.

Ma,finora tutto è rimasto al Papeete, e  le correzioni richieste dal Presidente della repubblica sembrano essere il massimo della giustificazione tattica per non scontentare i cinque stelle.

L’autonomia della politica e della sua miseria è chiara: i decreti sicurezza furono avallati dal Conte uno e dai Cinque stelle, come si fa a chiedere alla Casaleggio associati un ‘altra giravolta clownesca, dopo che sul caso Gregoretti già si sono sfondate le porte aperte del tutti insieme appassionatamente?

Anche da parte del movimento delle sardine il suo portavoce ha denunciato l’immobilismo del Pd.

Che i decreti sicurezza, diventino il “conflitto di interessi” del terzo millennio, per cui alla fine a tutti va bene così ( al Felpa la salvezza dell’Italia alla sinistra la salvezza della democrazia) è palese.

Si dice, ad esempio, che oggi il futuro dei giovani sia stato espropriato dai pescecani delle multinazionali, della finanza, dei mercati,ma intanto nel presente bisognerebbe trovare qualche risorsa per il lavoro dei giovani e soprattutto delle donne.

Così per quanto riguarda l’accoglienza.

Se pensi ad un mondo migliore intanto preparati ad una solidarietà  decente per chi scappa dalla guerra e dalla fame, al di là dei sondaggi elettorali.

Non è chiedere l’impossibile.

Il papa sulla questione è più avanti delle teste d’uovo di una “sinistra” che  si dibatte fra neoliberismo progressista e populismo  reazionario, anche fra alcuni strati del suo elettorato ( Emilia – Romagna?).

La politica della miseria, non è solo  dare un contentino ai movimenti, ma non dare prospettive di pace e  integrazione alle vittime dello sfruttamento e della guerra.

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“Finita la pacchia” della guerra in Tv, si torna a parlare del martire della Padania e/o del Trump della” Madunina”( il Felpa uno e trino)

Per quasi una settimana in Italia la pubblica opinione doverosamente ha dato spazio a quello che stava succedendo in Irak.

La sporca guerra ( non ho mai visto una guerra pulita) teneva banco nei talk show come fosse un vento di pura adrenalina che sconfinasse dall’alienazione quotidiana del politichese.

In fondo anche in questo War – Game costato la vita come al solito a innocenti ( vedi i 176 passeggeri del Boeing 737 ucraino) nessuno aveva da perdere molto ( perdere la dignità sembra costi poco).

Così se il Felpa dixit che l’azione di Donald era Ok, non cambiava nulla: sullo scacchiere internazionale l’Italia non è un gigante, ma il Felpa è meno di zero.

Ma adesso sempre il nostro Felpa ricompare sul fronte più avanzato dello scontro elettorale: perchè, così sembra, anche il caso Gregoretti gli sta portando fieno in cascina.

Il Felpasi presenta così come uno e trino:

Felpa perchè non ha mai dismesso l’aria da ragazzotto da stadio che decantava la puzza dei napoletani;

Martire della Padania perchè dichiara  che è pronto ad andare in galera a testa alta,se lo condannassero per sequestro di persona aggravato nel caso Gregoretti;

Trump della” Madunina” perchè chiuderà la campagna elettorale a  Bibbiano a fianco delle mamme e dei papa a cui i comunisti di Prodi hanno mangiato i figli….

Come si vede la forzatura non vuol essere per nulla da cabaret.

Nè cinismo a buon mercato.

Il Felpa è sicuro che non solo non andrà in galera a testa alta, ma nemmeno bassa,e che può vincere pure in Emilia Romagna dove il primo posto alla Lega non è in discussione.

Fa la guerra sul velluto il Felpa,può benissimo giostrare fra i voltafaccia dei Cinque Stelle e di Conte che lo salvarono dal processo della Diciotti , può puntare su quella parte di elettorato di sinistra (!?) che non disdegna la politica leghista sull’immigrazione.

Ritrovarsi sotto processo da parte della Giunta ad una settimana dal voto si dice che possa giovargli: alla plebe piacciono gli eroi che non ti chiedono nè la vita, nè un euro, ma solo un miserabile, ma democratico voto.

Adesso  la sinistra infantile ed estremista ( a cui ho l’onore di appartenere) può capire che anche se vince l’uno e trino non è il caso si piangersi addosso.

Le vere lacrime della vita le versano quelli che  detengono nulla: solo occhi per piangere.

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L’Iran non è il Vietnam, Alì Khamenei non è Ho Ci Minh” e il compagno Orso morì contro i fascio – islamisti

Alì Khamenei, suprema autorità religiosa del clero sciita in Iran, ieri ha dichiarato che i  missili lanciati sulle basi Usa e anche italiane nel Kurdistan iracheno sono un schiaffo all’Amerika di Trump.

Con questa vendetta, annunciata via internet ai destinatari dei confetti esplosivi, l’Iran ha chiuso per ora la partita: per fortuna fermandosi ai grandi annunci mediatici.

” Adesso ci fermiamo”, ha dichiarato il grande inquisitore iraniano.

Perchè ,  è meglio che lo si sottolinei, anche se Khamenei salvò negli anni sessanta  decine di comunisti dalla morte nel regime dello Scià,  l’irreprensibile capo -religioso è famoso per la repressione verso ogni tipo di modernità nel suo paese.

La sua intransigenza rivoluzionaria passa per una società confessionale ultraconservatrice.

Specialista in massacri di giovani troppo occidentali,avanguardia di chi vuol fare di Tel Aviv una Auschwitz Medio Orientale, il carismatico e potente vescovo coranico, a cui il popolo di Teheran presente ai funerali di Solimani è molto legato in senso religioso e nazionalistico,non è proprio un Ho Chi Minh del terzo millennio.

La  lunga marcia di zio Ho in Vietnam verso l’indipendenza contro francesi e americani era ben altra cosa, come tutti sanno, della guerra antimperialista dell’Iran, sia perchè il mondo era diverso, ma anche i valori dell’anticapitalismo erano diversi.

Per cui chi si schiera a prescindere  contro gli imperialisti americani e sionisti, ameno che non sia Palestinese, dovrebbe riflettere sul fatto che Adolf Hitler in persona nel 1940 si mise d’accordo con il Mufti di Gerusalemme per sterminare tutti gli ebrei di Palestina, e che solitamente, ad esempio in Italia, Casa Pound, e Forza Nuova optano per  soluzioni in politica estera anti americane…. a prescindere.

Trump è filo israeliano, ma chiude gli occhi con il KKK , Salvini, pure, e chiude gli occhi con Casa Pound.

Il primo perchè in Usa senza la lobby ebraica sarebbe in braghe di tela, il secondo perchè incapace di andare oltre una miserabile tattica elettorale.

E poi scusate come si fa a sostenere Liliana Segre e a schierarsi con il governo iraniano ( non il popolo!!)

Quello che rimane, oggi, ( del domani non c’è certezza) della crisi dei missili è che al di là del Canale di Sicilia in Libia ci si ammazza sempre di più, pure se  prima non è che si mettessero fiori nei propri cannoni, come pensano i razzisti di casa nostra.

E poi il compagno Orso è morto combattendo il fascio – islamismo e la sua radicale negazione dei valori di democrazia e convivenza civile.

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L’Epifanìa della missilistica in M.O è il derby della morte fra stati imperialisti e fondamentalisti a vario titolo…..si vis pacem para bellum?

Dicunt che Donald Trump con l’attacco missilistico di Bagdad abbia formalmente aperto la campagna elettorale per le presidenziali di novembre.

Quello che è certo è che l’epifania, la manifestazione di una divinità, quella del capitalismo, è stata celebrata in tutta il suo potente artificio in questi giorni dai droni omicidi dell’amministrazione americana contro Soleimani,guerrigliero fondamentalista iraniano, capo dei servizi di sicurezza.

Un’intrusione scellerata in un faticoso processo di pace armata che prevedeva i negoziati sul nucleare dell’Iran.

Che Trump abbia in mente elezioni presidenziali e petrolio lo sanno anche i bambini, che per far questo abbia bisogno di provocare l’ennesimo conflitto del golfo è un’altra cosa.

Perchè l’Amerika non vuole la guerra, così come la folla che ha seguito il feretro del generale eroe, pianto da tutta la Jiad islamica e da Hamas.

Tanto la guerra da quelle parti c’è  da sempre, o almeno  da trent’anni considerando il Desert Storm contro Saddam Hussein come l’atto formale di invasione americana e  occidentale della Mesopotamia, senza contare la guerra del 2003, quella delle armi di distruzione di massa ( che poi non c’erano).

Ora il governo della repubblica federale irachena ha detto agli americani di ritirare le proprie truppe dal territorio, l’Iran ha promesso di cancellare Stati Uniti e Israele dalla faccia della terra ( come fosse facile), Haftar in Libia sta marciando verso Tripoli,  la Russia e la Cina sono preoccupati che le fonti di energia dell’Iran vengano messe in disuso da qualche raid alla Top Gun…

In tutto questo marasma chi continua a sostenere che in questo scenario l’Europa non ha voce in capitolo dice una cosa diventato luogo comune: come fa l’Europa ad avere un ruolo se fatica a mantenere una moneta unica?

Gli anti occidentali fondamentalisti e sovranisti (?) hanno ragione da vendere nel denunciare l’occupazione della loro terra,ma il capitalismo non è solo born and made in Usa.

Mi sembra che a Teheran e a Bagdad si sia sparato contro la popolazione che manifestava contro il carovita, mi sembra che la fusione fra nazionalismo e fondamentalismo religioso ( pure in Israele, anche se a Tel Aviv c’è la democrazia occidentale), abbia partorito massacri su scala industriale: chi è senza peccato scagli il primo missile.

Cosa può fare l’Italia?

I tifosi della guerra si preparano a guardare il gioco del massacro sul Ski digitale terrestre, battersi per la pace, invece, vuol dire battersi per l’accoglienza, il dialogo inter – religioso, e la giustizia sociale.

PS Conclusione scontata, ma inevitabile.

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