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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Autore

Pierluigi Raccagni

prof. di filosofia e storia a Milano al Vittorio Veneto, al Liceo artistico Brera, pubblicista su Corriere della Sera ( scuola), Lotta continua, Re Nudo,testate straniere,autore dispense università filosofia antica e moderna, autore romanzi storici su anni settanta ecc. Volontario carcere s. Vittore...

31.8 Meglio Mattarella che il” pagherete caro,pagherete tutto” di Biden..

J.Biden l’aveva dichiarato a caldo dopo il massacro di Kabul da parte dell’Isis.

Con 170 morti fra cui 13 marines di stanza all’aeroporto per l’evacuazione,the president ha dichiarato davanti al mondo : noi non perdoniamo,la pagherete cara.

E i droni americani che l’altro ieri hanno colpito i kamikaze dell’Isis che stavano preparando l’ennesimo attentato contro i soldati Usa,con il rituale effetto collaterale sulla città, e’ stato un atto di autodifesa legittimo in zona di guerra per proteggere la evacuazione.

Ma politicamente è la risposta che l’amministrazione democratica doveva dare ai rapporti di forza coi repubblicani nel Congresso.

Così le sferzanti parole di Mattarella sull’ipocrisia della politica Ue sui profughi che puntualmente si commuove di fronte ai disastri umanitari in Siria e Afghanistan, per poi regolare la questione sulla inferenza dell’ utilitas elettorale interna, forse ha una prospettiva a breve più virtuosa.

Abbiamo tutti notato che la presenza di Emergency a Kabul e la benevolenza umanitaria dei soldati sono stati,piaccia non piaccia, un segno di solidarietà reale verso quelle popolazioni.

Così come il G20 auspicato da Draghi è un tentativo necessario per allargare a Cina,Russia,Pakistan e India la valutazione sulle possibili soluzioni di una pace che si presenta terrificante.

Tutto questo per mettere un freno alla vana chiacchiera dell’opulenza Occidentale che si è nascosta sempre dietro l’Usa,dietro i bombardamenti chirurgici,dietro le guerre umanitarie, proprio con il plauso della destra liberale e pure della sinistra alla Blair.

Ora che bisognerebbe organizzare corridoi umanitari,trovando spiragli di pace per salvare più persone possibili,la politica interna del consenso sembra prevalere sulla visione universale del bene.

Il pensiero di Gino Strada,il lavoro delle ONG,la presenza delle organizzazioni umanitarie a Kabul,in Siria,nel Mediterraneo,ad esempio.dovrebbero essere messe in grado di intervenire subito dall’Unione europea prima che si arrivi al necrologio collettivo sulla decadenza dell’Occidente.

Quindi il presidente Mattarella ha fatto benissimo a ricordare che i calcoli dell’egoismo spicciolo sulla pelle dei profughi è perlomeno sconcertante per chi si definisce civile.

E i parolai di tutti i colori forse dovrebbero riflettere: la costruzione della solidarietà internazionale fa parte dell’utopia rivoluzionaria, partendo da Kabul.

Se salvare una vita è salvare l’umanità intera,meglio volare bassi con il futuro e aiutare con tutti i mezzi i profughi delle guerre sui quali l’imperialismo ha prosperato.

L’incubo fascio islamista:rimanere senza donne da schiavizzare….

Con tutto il rispetto dovuto per tutte le religioni del mondo quella islamica non è peggiore delle altre.

Né migliore,come pensano i fondamentalisti dell’Isis,che ammazzano pure gli impuri narcotrafficanti talebani nel segno di una grandezza di un Dio poco misericordioso.

Si invoca la grandezza di Allah sia per salutare la nascita di un guerrigliero,sia per ossequiare la lapidazione di un donna adultera,il matrimonio di una bambina con un cinquantenne e così via.

Ma anche le mafie hanno un canale speciale con la madre di Cristo quando invocano l’intercessione della Madonna per ammazzare il prossimo, così come il GOT mit uns dei nazisti rendeva omaggio all’Olocausto.

La cosa che sorprende il senso comune e/o il buon senso occidentale, però, è il furore talebano e in generale fondamentalista islamico contro donne e bambine.

La misoginia maschilista padronale è un male assoluto quando diventa perenne genocidio:il parallelismo con i kmer rossi può essere azzeccato perché se l’ideologia diventa religione e viceversa il massacro è annunciato.

Ma con la lente di ingrandimento di un marxismo sociologico si potrebbe dire che il terrore per i talebani è il perdere la proprietà feudale su mogli e figlie.

Il loro sfruttamento garantisce l’onore del rispetto della gerarchia patriarcale e un profitto garantito dal lavoro femminile non pagato o pagato male: quello casalingo dedito alla visione maschilista del mondo.

Se per S.Agostino il credere era propedeutico al filosofare e il filosofare al credere, per l’islam fondamentalista il credersi nella verità non comporta il dubbio,ma solo un’ inconfutabile certezza:la donna non ha un’essenza ontologica degna di rispetto.

Quando in Occidente si parla di diritti delle donne con tutti i limiti della nostra storia vs.l’emancipazione femminile la democrazia non prevede né lapidazione, né segregazione:anche se il turismo sessuale è un mercato sempre fiorente.

E se la parità di genere da noi è un diritto ( in Italia è in itinere), a Istanbul, Teheran,Kabul ..etc è un’utopia.

Domanda:cosa pensano le nonne di Kabul quando alle nipoti viene vietato di andare a scuola?

27 .28. 8 -Il caso Durigon è simbolo del fascistume in – fognato nella trippa nostrana..

Questa volta non si poteva fare finta di niente,da parte di Salvini.

E così Claudio Durigon si è dimesso ” per il bene dell’Italia”e soprattutto della Lega.

Il sottosegretario che a Latina ha proposto un intervento oggettivamente fascista e filo mafioso sulla toponomastica della città ha scritto una lettera chiarendo che non è mai stato fascista, poi ha chiesto scusa per le imbecillità pronunciate contro le vittime di mafia.

Secondo il brillante ex fascioleghista pentito al posto di una piazza dedicata a Falcone e Borsellino era meglio ripristinare la vecchia dedica a Arnaldo Mussolini.

Così,dato che la Lega è al governo, anche Salvini ha dovuto fare il liberale che sfiducia il Durigon nostalgico,prima che la sfiducia di PD – M5S- Leu mettesse in crisi il nuovo volto di centrodestra del Carroccio.

La morale laica è semplice: l’apologia al fascismo e al nazismo,un fatto quotidiano che da anni ammorba l’aria di mascalzonate coperte da personaggi pubblici di fascisti dormienti,deve pagare un prezzo all’indecenza.

E finalmente chi minimizzava,chi sminuiva,o peggio chi strizzava l’occhio al fascismo del ventennio e a quello filonazista repubblichino, dovrà contare prima di farla fuori dal vaso.

Anche se il nazi fascismo sembra sdoganato anche per chi ha invitato al festival dell’Unità di Bologna un politico di Fdi vicino alla Meloni, che si era fatto fotografare vestito da nazi alla festa di addio al celibato..

A meno che la libertà evocata a gran voce contro la dittatura sanitaria non nasconda la libertà di negare la storia, l’apologia al nazifascismo non dovrebbe dimorare in una Repubblica fondata dall’antifascismo.

Cose dette,ridette,trite,ritrite,ma che sembrano interessare poco i moderati di maniera perché il fascismo è un ricordo del passato,mentre le zecche comuniste sono la realtà del presente.

La presa di distanza da Durigon dal fascismo sotto pressione di Draghi e un po’tardiva.

Da parte di certo leghismo sembra un mezzo per accreditarsi con la faccia pulita presso quell’opinione pubblica che non si dichiara fascista, né comunista,ma è semplicemente anticomunista perché antidemocratica.

Se questo è fare il processo alle intenzioni perché Durigon non è stato dismesso subito?

La doppiezza è il DNA della politica,d’accordo,ma la nostalgia verso la famiglia Mussolini puoi sempre esprimerla in privato..sei non sei fascista

Migranti,terrorismo,covid: la tempesta perfetta per l’Occidente

Ha cominciato la Grecia a costruire muri vs.l’ipotetica invasione afghana:ma la Grecia versa in uno stato di miseria dalla crisi del 2011.

I governi di Austria e Ungheria,per fare un altro esempio, non hanno bisogno di dichiarare che hanno nostalgia dell’impero austro ungarico,nel loro egoismo nazionalista sono pure patetici.

In Italia Matteo Salvinil si sente orfano dell’intolleranza del Papeete,tiene sotto tiro la Lamorgese per gli sbarchi a Lampedusa,spera che la possibile marcia degli afghani nei Balcani mobiliti il sovranismo.

Il piatto è ghiotto,non si può fare entrare chi ti porta covid e terrorismo,il senso comune dell’italico pensiero è già pronto a dare battaglia alla tolleranza della civiltà della sinistra.

Il paradosso è notevole

Mentre migliaia di afghani sono ancora fermi a Kabul nella bolgia dantesca scatenata dalla fuga Occidentale e dal terrore talebano, Erdogan mette le mani avanti ricordando che già custodire i siriani e’ oneroso per tutti.

E si può capire che lo spazio è denaro pure in Turchia.

Ma in Italia il solito duello fra rigoristi e aperturisti delle frontiere ha un solo obiettivo:le elezioni amministrative,il rilancio della Lega, anche senza Durigon, compagno di merende delle cosche mafiose di Latina,la conferma di Giorgina come Evita Peron de noantri.

Le donne e le bambine che i nostri soldati salvano rendono orgogliosi,come quando interviene la guardia costiera nel salvare i naufraghi nel Mediterraneo.

Il futuro però non è donna a Kabul,ma nemmeno in Italia,dove anche senza burka povere criste soffrono la colpa di essere nate donne.

In questi giorni abbiamo scoperto che i cambiamenti climatici hanno portato l’Italia ai confini con l’Afghanistan.

Ed i reazionari sperano che l’autunno porti allo stremo qualsiasi discorso di solidarietà internazionale,non per cattiveria,ma per primato del politichume.

Con un codicillo: aiutiamoli a casa loro è una bufala da buttare.

24.8 – 1940- 2020 – 80 anni fa i caporali criminali erano eguali a quelli di oggi…(leggi tutto)

1940. NAZI: TOTALE ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

I generali tedeschi erano convinti che la guerra contro la Francia non era da farsi.

Gli Alleati erano superiori, avevano più soldati, più aerei, più risorse, erano trincerati dietro la linea Maginot.

“Ci preparavamo alla guerra in vista di una campagna in Occidente, del resto in quel momento tutt’altro che certa (…) tra di noi, cioè gli ufficiali più anziani, tutti amici per la pelle, potevo discutere apertamente della situazione (…) la prospettiva di un conflitto con l’avversario in Occidente ci rendeva perplessi dato che non nutrivamo, a causa di un istintivo antagonismo, alcuna fiducia nelle supreme gerarchie del paese, e anche perché eravamo atterriti dal ricordo della prima guerra mondiale. Nutrivamo una certa fiducia in Brauchitsch e in Halder che nessuno pensava potevano essere nazionalsocialisti”.

Sono i pensieri di Fridolin Von Senger und Etterlin, nato nel 1891, generale antinazista.

Il suo libro “La guerra in Europa, il racconto di un protagonista”, rivela quanto fossero profonde le perplessità fra gli alti ufficiali della Wehrmacht sulla possibilità di un conflitto in Occidente ai danni della Francia.

E la Francia in quella primavera del 1940 non era certamente pronta alla guerra contro il nazionalsocialismo.

Visto che si erano così affezionati alla “guerra fasulla”.

Si diceva che a Parigi di quella finta guerra ci si annoiasse, che le signore al Ritz organizzassero collette per la Croce Rossa, che lo champagne si mischiasse ai buoni sentimenti patriottici.

Sembrava che non ci fosse nulla da combattere, sembrava che Maurice Chevalier potesse primeggiare con Wagner nella colonna sonora del tempo di guerra. Churchill diede un pessimo parere sulla guerra fasulla condotta dai francesi.

Per Winston Churchill, visitando il fronte francese, si era spesso colpiti dall’atmosfera di scontrosa tranquillità che prevaleva fra gli uomini, Era evidente, la mediocrità del lavoro che veniva svolto, dalla mancanza di qualsiasi tipo di attività.

Scrivendo a Simone de Beauvoir dal fronte, pure Jean Paul Sartre nutriva seri dubbi sulla consistenza militare delle forze armate francesi.  Il filosofo al fronte sosteneva che il suo lavoro consisteva nel gettar in aria palloni e poi osservarli attraverso un binocolo da campo.

Questo passatempo veniva chiamato “eseguire osservazioni meteorologiche”.

Quando si telefonava agli ufficiali della batteria, si comunicava loro la direzione del vento.

“Che cosa poi se ne facessero di questa informazione erano fatti loro. I giovani facevano un certo uso dei rapporti del servizio segreto. La vecchia scuola li buttava direttamente nel cestino della carta poiché non si sparava”, scrisse Sartre.

C’era poi l’ombra inquietante del castello di Vincennes.

Là era morto Enrico V d’Inghilterra, entro quelle mura erano stati giu- stiziati Mata Hari e l’ultimo dei comunardi del 1871.

Erano uno dei più agghiaccianti castelli di Francia e “sembrava grondare sangue”, sostenevano alcuni detrattori della grandezza francese. Era però la residenza e il quartiere generale del generale Maurice Gamelin, capo di Stato Maggiore della Difesa nazionale, comandante su- premo di tutte le forze di terra.

Era considerato fra i più grandi generali d’Europa, se non del mondo. Aveva frequentato la scuola militare da cui era uscito nel 1891, nel 1914 aveva fatto parte dello Stato Maggiore operativo di Joffre, aveva redatto gli ordini della grande battaglia della Marna: un eroe nazionale, dunque.

Nel 1940 aveva 68 anni, ma era ancora snello, brillante, pronto alla battuta.

Aveva difficoltà a relazionarsi con la truppa, ma all’interno del castello era l’idolo dello Stato Maggiore, sempre pronto ad adularlo per la sua competenza in fatto di pittura italiana e libri d’arte.

Vincennes e il suo castello in quel periodo erano il cuore della Francia repubblicana pronta a battersi in difesa della Terza Repubblica, peccato che il castello fosse sprovvisto di comunicazioni radio.

Gamelin aveva dalla sua un’opinione pubblica che condivideva la semplicità della strategia francese.

Risparmiare la vita dei francesi per non ripetere la carneficina del 1914 – 18 e tenere lontana la guerra dal suolo di Francia.

Per cui la letargia della Francia in fondo era considerata da tutti il minore dei mali.

Non si volevano aprire gli occhi sulla lezione della Polonia, si sperava in un qualche accordo dell’ultimissimo momento.

La primavera era stupenda e a Parigi la vita mondana continuava nel suo splendore, nonostante alcune inevitabili restrizioni.

Ma il Piccolo Caporale stava preparando per la Francia la più grande catastrofe militare della sua storia.

Da quando a gennaio era caduto l’aereo in Belgio, con i piani di attacco, i tedeschi pensavano che sia inglesi che francesi ne fossero a conoscenza.

Hitler in quella circostanza dimostrò sangue freddo, intelligenza militare, ed ebbe nel destino un maledetto alleato.

L’incidente del 10 gennaio cambiò il mondo.

Considerato che l’originale piano tedesco era finito nelle mani alleate il nuovo piano venne elaborato da Erich Von Manstein, capo di Stato Maggiore del gruppo armate A di Gerd Von Rundstedt, con l’appoggio di Guderian, ispiratore e padre della Panzer-Division.

La guerra contro la Francia era il terminale dell’odio contro quelli che erano stati i vincitori della Marna e della Somme e insieme gli affamatori del popolo tedesco: ora si trattava di vendicarsi, senza dimenticare che l’odio a Hitler non bastava.

Voleva fare politica, anche se la mediazione per lui era solo tattica dissimulatoria.

Nel quadro della strategia hitleriana l’offensiva obbediva a tre obiettivi strettamente interconnessi.

  1. Mettere a terra militarmente la Francia, cercando però nello stesso tempo un accomodamento con il governo francese in modo da eliminare dalla guerra sia la flotta francese, che era fuori portata dalle armi tedesche, sia eventualmente l’impero coloniale francese
  2. Avviare tempestivamente, già nel corso della campagna militare “sondaggi” verso la Gran Bretagna per poter giungere finalmente con essa, finché durava l’impressione diretta della sconfitta della Francia, ad una “grande soluzione” su scala globale, ad un “compromesso” sulla base delle condizioni poste da Hitler, che avrebbero salvaguardato sia l’impero che la forza navale britannica
  3. Attraverso il tipo di sconfitta inflitta alla Francia e il tipo di armistizio imposto (…) attraverso il compromesso con la Gran Bretagna (…) si trattava di favorire negli Usa l’affermazione delle forze che si adoperavano per limitare l’impegno Usa al doppio continente americano, sia in politica militare, che in politica estera (…)

Completamente gratuito

22.23.8 – Kabul:Per esportare la democrazia bisognerebbe averla veramente..

Forse sulla tragedia delle donne afghane la cosa giusta l’ha detta la signoraAngela Merkel:abbiamo sbagliato tutti.

Quel tutti si riferisce alla cultura eurocentrica,occidentale,atlantica,liberale socialdemocratica che ha l’egemonia su quei modi di produzione e di pensare che noi sintetizzano come progresso.

Esportare la democrazia sottintende esportare sanità,scuola,risorse umane,scientifiche,modi di vita liberati dalla dittatura religiosa,confessionale,dalle ideologie nazifasciste,e magari, senza magari,dal polpottismo sovranista e macellaio.

Ma l’Italia è un esempio di liberal democrazia o socialdemocrazia?

Siamo sicuri che possiamo esportare lo stile di vita europeo occidentale senza cadere,come la storia insegna, nel colonialismo, nell’imperialismo, nel trapianto con le armi di ciò che riteniamo giusto e fondativo del nostro vivere sul pianeta terra?

Secondo la visione schiettamente liberale di Angelo Panebianco i disgraziati che a Kabul si aggrappano agli elicotteri in quella bolgia infernale sono la testimonianza che in fondo,in questi venti anni, qualcosa di decente in quella terra l’occidente ha costruito.

Ernesto Galli della Loggia sempre sul Corrierone è convinto che la liberal democrazia,visto sempre la storia del fascismo e del socialismo reale, sia il migliore dei mondi possibili.

Per le donne afghane e le bambine senz’altro.

Per le donne libiche,subsahariane detenute,violentate e stuprate non c’è invece la stessa emergenza:un pasticcio assoluto e una tragedia infinita viene trattata come i dati dell’import export del made in Italy.

Anche Napoleone voleva esportare l’umanesimo borghese in Russia convinto che un paese con tante chiese fosse un cattivo paese…

Operatori sanitari e umanitari sono rimasti a Kabul,in Grecia sembrano abbiano costruito un muro per fermare le invasioni barbariche,non basta un parlamento per la democrazia reale,materiale,civile,egualitaria.

Almeno così pare.

21.8 L’unica guerra giusta è quella contro i nazifascisti di ieri, di oggi e di domani..

1939 – 1945 Il racconto della  GUERRA GIUSTA

Quando l’antifascismo salvò la civiltà

PRIMO VOLUME: LA SVASTICA SULL’EUROPA 1939 – 1941

Una guerra giusta è una bestemmia.

Eppure ci voleva una sporca guerra, una guerra perfida e cattiva, magari con l’uso di una bomba atomica che è pur sempre figlia dell’antifascismo per salvare il mondo.

Non è uno slogan, né una facile retorica sulla vittoria della democrazia.

“solo la temporanea e insolita alleanza del capitalismo liberale e del comunismo, che si coalizzarono per autodifesa contro la sfida del fascismo, salvò la democrazia, infatti la vittoria sulla Germania hitleriana fu ottenuta, e poteva essere soltanto ottenuta, dall’Armata Rossa. – .Eric Hobsbwam,Il secolo breve,

E ancora:

“….si è ormai generalmente d’accordo sul fatto che il teatro bellico decisivo sia stato il fronte orientale, poiché senza la resistenza sovietica è difficile immaginare come il mondo democratico  sarebbe riuscito a sconfiggere il nuovo impero tedesco…il grande paradosso della seconda  guerra mondiale è che la democrazia fu salvata dall’impegno dei comunisti.” Richard Overy, La strada della vittoria .

Armata Rossa e capitalismo, democrazia e comunismo, termini naturalmente inconciliabili,addirittura antitetici per come è stato ed è il mondo.

ll mondo, nel suo irrinunciabile bisogno di pace e civiltà è stato salvato  dall’antifascismo che ha messo insieme una sorgente di valori che ha determinato la nascita di una nuova era dell’umanità e la sconfitta del Male Assoluto.

Disse Kennedy all’università di Washington il 10 giugno 1963:

“….nessuna nazione nella storia delle battaglie ebbe mai a soffrire più di quanto soffersero i russi nella seconda  guerra mondiale.

Almeno venti milioni di persone persero la vita.

Innumerevoli milioni di case e cascinali furono dati alle fiamme saccheggiati. Un terzo del territorio ( europeo) del paese, comprendenti quasi due terzi delle industrie, venne trasformato in deserto.

La seconda  guerra mondiale,  è stata una guerra internazionale perché “l’opposizione fra forze fasciste e antifasciste era interna ad ogni società” (Hobsbwam, Secolo breve).

Winston Churchill, De Gaulle, Stalin, Roosevelt erano una “poltiglia” dal punto di vista ideologico: il loro fronte unito contro Hitler, Mussolini, il clerico – fascismo, il razzismo, l’ideologia di morte fu vincente.

 Scrive sempre Hobsbwam che il “ fascismo è guerra”, che il fascismo internazionale portò morte e distruzione in tutto il mondo se si eccettua quei paesi che rimasero neutrali.

Di quegli anni che cambiarono il mondo tanti valori positivi sono andati perduti, tanto si è scritto, molto si è cambiato nel novero delle interpretazioni.

Non c’è da aggiungere più nulla

Ma poi c’è sempre qualcosa da ricordare, non solo ai più giovani, molte volte ai più vecchi che non hanno vissuto nessuna guerra. La mia generazione la guerra l’ha sentita raccontare.dai genitori.

E ne porta ancora le tracce.

Queste tracce, o anche cicatrici, non possono essere cancellate.

A 80 anni di distanza si può dire che il mondo in quei sette anni scomparve.

Scomparve la civiltà, il senso della pietà e dell’appartenenza al genere umano.

Una cosa è rimasta

. La guerra dei 55 milioni di morti è stata apocalittica quanto decisiva per le sorti dell’umanità.

La civiltà, la convivenza,la democrazia, il liberalismo e anche la parte positiva del socialismo dei diritti dei lavoratori sono stati salvati da una guerra santa, l’ultima guerra santa e religiosa della storia dell’umanità.

Una guerra giusta, antifascista nel senso di un valore assoluto che non può essere scalfito da negazionisti criminali, né da opportunisti di vario colore.

La salvezza del mondo è stata pari alla spietata determinazione dei vincitori.

.7 anni, 2174 giorni..

Quella guerra coinvolse le popolazioni civili con perdite senza precedenti, la ferocia dimostrata dagli uomini in quel periodo non ha riscontri nelle storia della barbarie del genere umano.

Eppure….

Eppure non è raro che Svastiche ed SS trovino ancora grande considerazione in tutta Europa.

E che i cosiddetti populismi si ispirino a Mussolini e Hitler.

In fondo che il nazismo e il comunismo siano stati la stessa cosa ormai è un  pensiero ricorrente.

Certo Stalin e il comunismo furono feroci e anche criminali, ma senza i venti milioni di morti dell’Unione Sovietica contro i macellai nazi fascisti non ci sarebbe stata democrazia e pace per ottanta anni.

La parte giusta era una sola, e sarà sempre quella  degli uomini che si batterono e si battono per la difesa della vita e della democrazia.

gratuito in english

Gli insulti deliranti a Gino Strada mostrano il vero volto del fascismo italico…

I social che riempiono d’odio le vite reali sono l’homo homini lupus di questo secolo.

Per cui lamentarsi della guerra civile della bassezza umana, alla fine diventa un piangersi addosso.

Poi ho letto le considerazioni dei fascisti italiani sulla morte di Gino Strada e ci sono rimasto male.

Nemmeno i Talebani hanno mai insultato un nemico nel modo in cui i fascio – leghisti, i no vax di destra,i Forza Nuova etc hanno insultato la memoria di Gino Strada.

Non c’è da meravigliarsi perché la destra estrema parlamentare ha per anni insultato Levi Montalcini e Liliana Segre ree di essere donne ebree di famiglia bene,pure non estranee all’amore per la scienza e la democrazia.

Provocano i fascisti, alzando il tiro delle cattiverie gratuite:come quello di dedicare una piazza ad Adolf Hitler.

Ormai l’insulto in nome della libertà e’ il tratto distintivo dei fascisti nostrani che finalmente sentono che un altro mondo del Male è possibile senza rischiare nulla.

Gino Strada,come tutti gli abitanti della terra, non era perfetto,non era un dio,ma aveva fatto semplicemente tanto bene al prossimo nello spirito di umanità e di accoglienza peculiari alla sua professione.

La sua diffamazione era opera identitaria per i fascisti veri,autentici,che non moriranno mai,perché il regno della menzogna e dell’inganno e’ di questa terra.

Prima sparirà il mondo,poi il capitalismo si dice.

Mai il fascismo intimamente connesso alla specie umana che crede solo nella forza.

Forza che si esprime in una subcultura di massa che vorrebbe impiccare anche i defunti,se comunisti,ebrei etc

Gli ideali fascisti e nazisti sanno di onore,razzismo, fedeltà,morte,nazionalismo retorico,tutto quello che Gino Strada non era.

Hanno tirato in ballo il suo passato di militante sprangatore del Movimento Studentesco ( fu il leghista Moncalvo a farlo per primo e si prese una condanna per diffamazione)

Hanno rievocato il suo essere anti – italiano perché curava i bambini stranieri feriti dalle bombe, gli hanno rinfacciato l’essersi occupato di vaccini in Calabria negli ultimi mesi di vita.

Diffamazione,calunnia, volgarità tipiche della mass mediologia nazifascista li trovi tranquillamente sui social,sulla stampa,sui siti della presunzione da tastiera,e Gino Strada era il bersaglio perfetto.

Cosa vi aspettate da una situazione culturale di questo genere non lo so.

16.17 .8 – Kabul = Saigon solo una suggestione:i vietcong non odiavano le donne..

La domanda che ci si pone, anche se non si fa parte del politicamente corretto occidentale atlantista e’ semplice:chi salverà donne ,bambine non ancora soggiogate dalla criminalità fascio fondamentalista talebana?

La fuga da Saigon degli americani, avvinghiati agli elicotteri sul tetto dell’ambasciata, richiama nell’immaginario via web quello che succede a Kabul in questi giorni:tutti a casa, l’Afghanistan è ingovernabile, vent’anni di guerra e sofferenza gettati nella spazzatura della storia in nome di una esportazione della democrazia facilona e guerrafondaia.

Giap, però,non era Bin Laden.

I vietcong nella guerra anticolonialista prima con la Francia e poi antimperialista con gli Usa, non erano figli di Maometto,ma di un Ho Chi Minh,nazionalista e filosovietico non per caso.

E rappresentavano la lotta di popolo fin dal 1954 ( Den Bien phu) quando i para francesi la provarono sulla propria pelle.

Mentre l’invasione sovietica del 1979,quando il compagno Karmal invocò l’intervento dell’Armata Rossa, fu il colpo di coda di un socialismo reale alla frutta, che venne sconfitto dall’alleanza Bin Laden – Casa Bianca.

La guerra fredda era una cosa,la tragedia a Kabul e’ il parto fecondo della divisione in razze,religioni, nord – sud del mondo, con il tradizionale corollario della vendita di armi,petrolio,eroina,pietre preziose ,condito con il cinismo scontato della diplomazia internazionale.

C’è il problema, quasi un dettaglio, che riguarda la vita agra delle donne e delle bambine che con una parvenza di democrazia alla Ghani hanno potuto perlomeno essere risparmiate dalla prevaricazione infame dell’ islamo – fascismo e che ora rischiano la mattanza.

Ma Trump ha accettato a Doha nel 2020 la transizione pacifica coi talebani,Biden la rispetta,gli americani vogliono essere a casa l ’11 settembre a vent’anni dalle Torri gemelle che diedero il via in Afghanistan e Iraq alle guerre che piacevano a Berlusconi e Ferrara convinti del valore salvifico del corpo dei marines.

Ora si teme che la vittoria talebana rilanci il terrorismo da New York a Parigi con l’Isis e al Qaeda pronti al ritorno .

Come 30.000 studenti coranici che vanno al cesso con il mitra tengano in scacco potenze e superpotenze rimane un mistero.

L’esercito di Kabul si è sciolto come neve al sole

Le invasioni del paese da parte di britannici,sovietici,americani,inglesi,canadesi, italiani e altre trenta nazioni da due secoli non hanno certamente favorito la integrazione con la cultura occidentale illuminista in nome della fratellanza.

C’era da aspettarselo.

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