La prima notizia è stata data in esclusiva da Radio popolare al Gr di venerdì di cinque sera fa.
Poi ripresa dal fatto Quotidiano poi da Repubblica, poi..da quasi tutti dopo un attimo di smarrimento.
Il governo Draghi avrebbe sottoscritto un contratto da 25.000 euro con la super agenzia di affari americana Mc Kinsey di New York, affidandole il compito di velocizzare tempi e modi del Recovery plan da presentare in Europa entro il 30 aprile.
Niente di particolare, però,in due giorni tutto è rientrato, come se la notizia fosse una polemica inutile in se’, pretestuosa,davanti a centomila morti di pandemia.
Il fatto rimane.
Non si capisce come mai il più grande piano di ricostruzione del dopoguerra in Italia abbia bisogno di una consulenza, per una cifra irrisoria, di una multinazionale straniera.
Alle poche critiche piovute da destra e sinistra sulla leicità di affidare ad un’agenzia americana i conti made in Italy,infatti, il governo ha risposto che responsabile del Recovery è solo il Mef, cioè il Ministero dell’ economia e Finanza.
Ci mancherebbe altro…
Giuseppe Conte era stato bollato come irresponsabile e incompetente soprattutto dalla destra e da Renzi perchè aveva incaricato il super manager Vittorio Colao, ex Vodafone, ora ministro dell’Innovazione, di proporre una task force che lavorasse sul Recovery dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e degli adempimenti strutturali.
Anche Vittorio Colao e’ un ex Kinsey,nulla di male.
Ma gira e rigira il Recovery ha bisogno della spintarella della multinazionale dell’atlantismo Usa, perché l’agenzia garantisce efficienza, rapidità ,ciò che l’egemonica lentezza burocratica sulle istituzioni, funzionale al potere, non può garantire.
Inoltre Mc Kinsey ha bisogno di un rilancio prestigioso, dopo aver toppato con la diffusione di un antidolorifico che creava dipendenza da oppiacei: ha ammesso le colpe, ha transato, è pronta.
E quindi tutta la vicenda è prassi della corsa contro il tempo sia per il Recovery, sia per i vaccini, sia per il sostegno alle imprese, sia per la cassa integrazione, sia per facilitare la burocrazia digitale, sempre in tilt, sia per l’assunzione nella Pa.
Prega il cielo di nascere sotto la multinazionale giusta, sia russa, che americana…
E ora Salvini, dopo la cura Giorgetti, se ne sta silente e aspetta la torta.
In qualche modo si deve fare, comunque, a costo di rilanciare all’indefinito il marketing del governo di alto profilo, dei competenti, dei patrioti, della salvezza dell’Italia con debito pubblico da fallimento, ma con 191 miliardi di euro in arrivo.
E alla faccia dell’unità nazionale….a cui è stata sacrificata la lentezza del governo Conte sul Recovery.
Per finire: il keynesismo mariano DEVE per necessità andare bene a tutti, ma che ci azzecca l’alto profilo nostrano con l’appaltino multinazionale,con il vaccino che c’è e non c’è, con la chiusura delle scuole etc
Il PD nacque nel 2007 come unione di una sinistra storica che nei fatti rinunciava alla lotta di classe come motore della storia, con una componente cattolica democratica, la Margherita.
Le intenzioni di formare in Italia un partito progressista sul “Yes we can” di Obama, in salsa veltroniana, era senz’altro nobile a parole.
Socialismo reale morto,Marx seppellito nel cimitero delle utopie assassine; non rimaneva che lanciarsi verso un riformismo che garantisse pari opportunità e diritti civili.
Soprattutto continuità con la Costituzione Repubblicana, con il socialismo europeo, con l’ambientalismo e con il progressismo dei diritti su condizione della donna, scuola etc.
Come è finita lo sappiamo.
Riforme strutturali poche, nè carne, nè pesce,per dirla alla buona,con Confindustria e sindacati, con Minniti e la Caritas,con Berlusconi e poi con la Lega per emergenza nazionale.
Ma soprattutto il PD è’ un partito” poltronaro”,lontano dagli sfruttati da anni, che mira a governare l’esistente, disuguaglianze comprese.
E ovvio che Zingaretti non ha colpe anche se ha lodato il nazional populismo di Barbara d’Urso e ha dimenticato le donne nel novero dei ministri…
Chi vuol fargli le scarpe fra le correnti, Bonacini di base Riformista in primis, pare un Cavallo di troia del renzismo, non certo un riformatore radicale.
Chi nella crisi vede una contrapposizione fra movimentisti filo Cinque Stelle e riformisti filo liberal – democratici ( Forza Italia !), forse in questi 14 anni si è forzatamente ibernato come i mammut nei ghiacciai siberiani.
Il Pd, che non vince le elezioni dal 2006, in questi anni ha sempre governato, si è proposto come garante dello stato e della democrazia, come una formazione responsabile e pronta al dialogo senza nemici, ma con avversari politici da battere con il buon governo, e poi nelle urne ogni cinque anni in un’alternanza maggioritaria.
Sogni comodi per una metafisica della democrazia che ha visto scendere in campo Veltroni, , Martina, Epifani, Bersani, Renzi Zingaretti….
In un Italia che deve affrontare mafie con meritocrazie mondiali, lobby e consorterie da sottogoverno nazional . regionale, interessi privati in atti d’ufficio, un mondo del lavoro al nero, un’immigrazione senza corridoi umanitari, la mancanza di un serio conflitto sociale ha portato i sedicenti riformisti, tutti, al nulla di oggi.
Il collasso delle idee di sinistra e di una nomenclatura ridicola, ghiotta di privilegi conquistati a palazzo e non ai diritti conquistati nelle piazze, nelle scuole, nella società civile è riscontrabile anche da chi votava PCI, PDS DS.
Certo che è paradossale: l’unico partito con una storia centenaria è messo all’angolo dalla Lega che entrando nel governo lo ha destabilizzato, e da Renzi, che, ricordiamolo,portò il partito al 40% quando nel Pd erano tutti renziani con il mal di pancia.
Lasciate stare Zingaretti,via, senza aspettare la festa dell’Unità, insistete sui vaccini senza dar retta a Bonacini che voleva aprire i ristoranti alla Romagna bella.
Le sardine,che hanno occupato simbolicamente il Nazareno, potrebbero darvi una mano.
Fate almeno quello che avreste voluto fare, avrete comunque il rispetto anche degli avversari.
E soprattutto la considerazione di quella miriade di situazioni che stanno alla vostra sinistra, che voi non rappresentate più.
Gli unici che possono darvi qualcosa che non vi sia già stato detto in questi 14 anni.
Brano tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta e
E – book 1940 la guerra dei caporali nazifascisti di Pierluigi Raccagni
1940. TULIPANI ROSSO SANGUE
Facili tutti i giochi di parole sulla bestialità nazista.
Sull’Olanda, però, gli aggettivi sono tutti troppo tenui per sottolineare la criminalità di Hitler.
L’Olanda del 1940 non aveva partecipato al primo conflitto mondiale, non aveva niente a che fare con le rivendicazioni territoriali della Ger- mania, come nel caso di Danzica o dei Sudeti, aveva combattuto l’ultima guerra nel 1830: la bestialità con la quale i nazisti trattarono gli olandesi è spiegabile solo con le ragioni del maligno, più che della po- litica.
E il movente di tanto male lo svelò Anna Frank, come vedremo.
Per ora vediamo le mosse dei criminali nazisti contro il paese dei tulipani.
E contro la neutralità del Belgio.
Perché se i tedeschi volevano sfondare a Sedan si proponevano di invadere l’Olanda che era fuori dal vero teatro della battaglia?
Nella direttiva n.6 “per la condotta delle operazioni” il 6 ottobre 1939 erano state fornite precise disposizioni sul Belgio e sull’Olanda.
La Direttiva segreta data agli alti comandi così recitava al primo punto: “Se nel prossimo futuro, Inghilterra e Francia non si mostreranno disposte a cessare le ostilità, sono deciso, senza frapporre ulteriori indugi a passare all’offensiva.
Se attendessimo oltre, il Belgio e forsanche l’Olanda sarebbero indotti a rinunciare alla propria neutralità a beneficio delle potenze occidentali e inoltre si avrebbe un cospicuo progressivo rafforzamento militare del nemico, facendo vacillare la fede dei neutrali nella vittoria finale della Germania e dissuadendo l’Italia dallo schierarsi al nostro fianco (…)”.
Se poi si vuol essere pignoli bisogna risalire addirittura ad una circolare del 20 novembre 1938, segretissima al solito, che rimanda alle radici del Piano Giallo: “la protezione della Ruhr non è irrilevante riguardo all’intera condotta della guerra.
Più territorio olandese occuperemo più efficace diventerà la difesa del bacino renano”. Tutto firmato Adolf Hitler.
Il 10 maggio gli ambasciatori dell’Olanda e del Belgio a Berlino vennero convocati alla Wilhelmstrasse.
La giornata si preannunciava bellissima.
Ai due ministri, Von Ribbentrop comunicò che le truppe del Reich stavano entrando nei loro paesi per tutelare la neutralità, contro un imminente attacco anglo-francese.
La farsa diplomatica che prevedeva il rovesciamento della verità già recitata a Praga, Varsavia, Copenhagen, Oslo, si ripeté in tutta la sua miserabile potenza.
Al Ministero degli Esteri a Bruxelles la commedia era già finita in tragedia.
Mentre sulla città volteggiavano gli aerei e l’esplosione delle bombe faceva tremare le finestre, il ministro belga si rivolse all’ambasciatore tedesco che era andato al ministero a consegnare la dichiarazione di guerra, dicendo in sostanza che era la seconda volta, in venticinque anni, che la Germania commetteva un’aggressione delittuosa contro un Belgio neutrale e leale.
Ciò che stava accadendo era forse persino più odioso dell’aggressione del 1914.
Il ministro belga disse che il 30 gennaio 1937, dopo aver denunciato il trattato di Locarno, Hitler aveva dichiarato pubblicamente che il governo tedesco aveva dato al Belgio e all’Olanda l’assicurazione di essere pronto a riconoscere e a garantire l’inviolabilità e la neutralità di quei territori.
Ce n’era abbastanza per capire la logica nazista.
Pure Göring riteneva che già che c’era da fare la guerra, bisognava evitare che l’Olanda si trasformasse in una portaerei della Royal Air Force.
1940. OLANDA
Il 10 maggio, comunque, la furia nazista di Göring si rovesciò sull’Olanda dei tulipani.
Che la guerra stridesse con la quiete delle valli olandesi è testimoniato pure da un pluridecorato asso dell’aviazione da caccia tedesco, Theo Osterkamp, che si trovò a meditare sulla visione di pace campestre offerta dal paesaggio di bambini che giocavano lungo il fiume, di un cane bianco che saltava loro attorno abbaiando (…)
E quei bambini erano pronti a salutare agitando le mani e ridendo allegramente.
Che pazzia! Pensò l’ufficiale.
“Perché improvvisamente, questa terra bellissima e pacifica è diventata “territorio nemico”? Perché quelle ragazze coi rastrelli in mano, invece di agitare i loro fazzoletti colorati e ridere, domani grideranno e minacceranno?”
L’Olanda aveva un esercito di 400.000 uomini, poca cosa contro le armate del Terzo Reich.
Eppure il piccolo Davide non si scoraggiò.
L’unica possibilità era quella di difendere il proprio territorio, come gli olandesi avevano fatto contro gli spagnoli, tre secoli prima: ritirarsi nella zona allagata, usufruire dei canali.
Ma la tecnica nazista era in quel momento insuperabile.
La Luftwaffe cominciò a sorvolare la “Fortezza Olanda” con trimotori che trasportavano truppe, i bombardamenti a tappeto terrorizzarono la popolazione.
Nonostante l’inferno scatenatosi sull’Aia, gli olandesi tentarono una difesa ricordando quello che era accaduto pochi mesi prima a Oslo.
I paracadutisti tedeschi fallirono l’impresa della conquista del Palazzo Reale, anche se si impadronirono immediatamente degli aeroporti intorno all’Aia.
Mentre all’Aia il generale olandese Winkelman riuscì a riprendersi al- cuni aeroporti, mobilitando la riserva, sul resto del piccolo paese era bombardamento a tappeto.
I tedeschi colpirono tutti i punti nevralgici del paese, le truppe della diciottesima armata comandata da Georg Von Küchler riuscirono a sfondare la linea fortificata Grebbe-Peel, puntando in direzione di Rotterdam.
Reparti della Marina, giunti attraverso il Reno, formarono delle grosse teste di ponte sulla nuova Mosa operando in collegamento con i paracadutisti.
Gran parte dei pochi aerei dell’aviazione olandese vennero spazzati via, la guerra lampo raggiunse il massimo della sua potenza: prima il bombardamento indiscriminato, poi i mitragliamenti a bassa quota, quindi le truppe aviotrasportate, poi i paracadutisti, quindi una colonna di carri armati che risultò essere una delle più grandi concentrazioni di carri della storia: dai 1.200 ai 1.500, puntarono Sedan e la Mosa. Il 13 maggio la regina Guglielmina si imbarcò per Londra, mentre il generale Henri Winkelman, ebbe i pieni poteri per capire fin quando era opportuno resistere.
E la resistenza degli olandesi si attestò a Rotterdam nel tentativo di sventare il piano tedesco di isolare i Paesi Bassi dagli alleati franco-inglesi.
Se si votasse oggi, secondo un sondaggio last minute trasmesso da la 7 di Mentana, i Cinque stelle a trazione Giuseppe Conte scatterebbero al 22%, a danno del Pd che scenderebbe al 14,8, Leu e varie di centro-sinistra rimarrebbero stabili, così come la Lega resterebbe primo partito e Fratelli d’Italia, in leggera flessione, si piazzerebbe terzo.
Insomma Conte rifondatore, più Grillo rifondato, più un PD ridimensionato, sarebbero quel fronte populista ecologista, quell’alleanza progressista, argine alla reazione fascio qualunquista del solito Trio Lescano (Fdi,Lega,Forza Italia)
Programma, per il futuro, perchè, e qui sta la soluzione all’italiana, Lega e Forza Italia stanno governando con il Fronte!!!!
Così si fanno le rivoluzioni in tempo di pace, anche se non ci si commuove per un Fronte pop di questo tenore.
Un partito storico della sinistra, dunque, si tingerebbe di giallo, il nuovo che avanza non si regge più sulla vecchia architrave dell’unione fra borghesia progressista e movimento operaio.
Durante gli anni trenta e oltre i fronti della sinistra e della borghesia, in situazioni diverse, tentarono di fermare la reazione parafascista in tutto il mondo ( dal Fronte popolare di Leon Blum in Francia a quello della guerra di Spagna, fino al Fronte popolare del 1948 in Italia senza scordare la Unità popolare di Allende in Cile).
Non c’è più la classe operaia come soggetto politico progressista democratico, gli scenari sono diversi, è cambiato il mondo, ma l’idea di emancipazione della dignità dei proletari o neo proletari non è cambiata.
Non c’è più la borghesia storica, liberale, anticomunista, ma lontana dal fascismo.
Churchill, De Gaulle, De Gasperi?
Scomparsi, come figure storiche di una fenomenologia della borghesia capace di essere autorevole a colpi di manganello contro gli operai, ma anche di progetti di riforma peculiari a chi detiene il capitale.
La classe dirigente è quella liberale con conflitti d’interesse, quella della Tv commerciale e via cavo, dell’e- commerce, dei network truffaldini, delle mafie, del traffico d’armi e dei vaccini messi sullo stesso piano dalla globalizzazione alla faccia delle prediche sul capitalismo etico.
La risposta del movimentismo che vuol fare le nozze coi fichi secchi, quindi, è quella di un nuovo centro sinistra, fondato in un albergo di Roma domenica, con la consonanza del “siamo tutti liberali coi soldi pubblici dei Recovery” e la dissonanza di come sarà spartita la torta.
“Non c’è più niente da fare, è stato bello sognare”, cantava Bobby Solo e la strofa vale per tutti.
Non mi va bene niente? No, ma se ti va bene tutto, è uguale,
In fondo i Cinque stelle un tentativo di cambiamento lo hanno provato anche se sono passati dall’impeachment di Mattarella nel 2018, ai taxi del mare nel 2019, all’abolizione della povertà, per poi sedersi con il Berlusca e il partito di Bibbiano, sullo stesso scranno del potere.
Il programma c’è già: un po’ di uguaglianza sulla carta, un po’ meno di libertà di corruzione,un piano ecologico che risparmi un po’ le sciagure ambientali, un più di fratellanza negli insulti.
Aspettando che il vero liberale cacci i soldi della Banca che conta.
E tutto un fiorire di mea culpa,di autocommiserazioni,di lacrime sul viso sulle sorti di una sinistra social liberale andata in vacca in questi anni.
Se si pensa a come sono stati trattati dagli stessi socialisti liberisti i fautori di una sinistra di classe, non fondamentalista, ma anticapitalista keynesiana, viene solo rabbia.
Oppositori alla Barrie Sanders, qui sono stati bollati di estremismo, di patetica ideologia ante Muro, di anarchismo velleitario.
L’ipocrisia di chi ha cercato un posto al sole, contingentando la sofferenza dei migranti( il Minniti che passa da deputato a manager tecnologico- militare, ad esempio), è ampiamente nascosta da tutto l’esercito dei conservatori liberali “gauchista”.
Chi,da democratico,ha berciato sul fascismo della Lega,ora esalta il pragmatismo padano,(vedi Delrio e poi crepa).
Esempi minimi di un modo di galleggiare sul mare di una sinistra flessibile che non è liberale,non è socialdemocratica,non è.
I benestanti,che aspettano di atterrare su Marte per lasciare gli altri in una Apocalisse quotidiana fatta di violenza e menzogna verso migranti, donne e classi indigenti ,e’ l’ altro fronte della classe dirigente del sinistrismo individualista diffuso.
Alla sinistra liberale è sembrato fregare poco,in quasi in tutto il globo, delle sorti dei disperati,…e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Se il clintonismo in Usa è stato seppellito da Trump la ragione era da ricercarsi dalla mancata analisi di classe dei democratici americani ,che ha puntato quasi tutto sui diritti civili, giustamente, ma ha tralasciato il primum vivere.
Così in Francia coi socialisti, in Inghilterra con Blair e in Italia con tutto il disastro palesato in questi giorni…
Perchè in Italia, il nuovo politico di sinistra è quello che mette insieme Berlusconi,Grillo ,Zingaretti, Salvini, Bersani in nome della democrazia parlamentare, ma soprattutto in nome di un probabile fallimento elettorale.
Tutto qui?
Certamente no, c’è di più.
I cinque stelle, parola di Grillo, si presentano come un nuovo partito liberale, guidato da un altro liberale, Giuseppe Conte.
A sinistra,a questo punto,non rimane che la pattuglia di Fratoianni in Parlamento.
La procura della repubblica di Milano, nel segno della Costituzione repubblicana, è intervenuta sul trattamento schiavistico riservato ai Riders dai padroni delle consegne a domicilio. Un’ ottima notizia, per chi fatica e scambia la propria vita con un salario da fame.
E’ stato il pubblico ministero Francesco Greco, il giacobino di Mani pulite, a indagare su personaggi che fanno capo a Just eat, Glovo,Ubereats, Deliveroo e poi a ordinare che 60 mila fattorini delle principali società di delivery operativi in Italia, inquadrati con contratti di lavoro occasionale e autonomo, debbano essere assunti stabilmente.
Una bella mazzata di 733 milioni per i suprematisti dell’algoritmo delle piattaforme, che hanno 60 giorni per mettersi in regola.
Così quello che non hanno fatto le parti sociali, nè le lacrimevoli esternazioni delle anime belle sulla condizione di sfruttamento e povertà di lavoratori che tutti i giorni vediamo pedalare sulle nostre strade, lo ha fatto la procura di Milano.
Che più che appellarsi alla Costituzione si è appellata alla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino della Rivoluzione Francese…
Lo denuncia dello scandalo dei Riders, tanto per essere obiettivi, va ricondotta alle manifestazioni autonome dei lavoratori ( Bologna Milano..) e anche all’interesse dei Cinque stelle sul fenomeno.
Nel caso specifico la procura di Milano ha iniziato a indagare dopo parecchi incidenti stradali avvenuti nel 2019,che hanno visto per protagonisti i ciclisti della schiavitù.
Una bella lezione di civiltà per tutti quelli che si indignano delle condizioni di lavoro di milioni di persone, ma poi pensano solo a salvaguardare voti e tessere sindacali della funzione pubblica.
Naturalmente alla procura sono arrivati i complimenti di Andrea Orlando, neo ministro del Lavoro.
I sindacati confederali milanesi non hanno mancato di ricordare che anche loro erano in prima linea contro i negrieri della bicicletta.
Tutto vero, solo post festum, per certa sinistra pronta a intestarsi quello che altri hanno fatto, i destri del sindacato Ugl, invece, confermano che il sindacalismo giallo non è morto e la destra sociale una truffa.
Adesso ci saranno i ricorsi, le inevitabili lungaggini burocratiche, ma il dato è tratto;la rivoluzione nei rapporti di produzione ha messo un mattoncino nella costruzione di una casa democratica del lavoro.
La sinistra che si batte con furore per i sottosegretari e scambia la fibra del socialismo nel welfare per populismo, speriamo che abbia tratto insegnamento dall’episodio.
Il buon Zingaretti, che difende la D’Urso e il suo nazional popolare ( una barzelletta), lasciando l’ emancipazione del proletariato alle procure, dovrà fare mente locale su una questione: la sinistra amministrativa e governativa, parlamentare ed europeista, senza i diritti dei lavoratori, dei disoccupati e pure dei disperati è una scatola vuota di buone intenzioni verbose.
E’ vero purtroppo quello che ha scritto sul Corriere della Sera del 23 febbraio il professore Angelo Panebianco.
Se il Conte due è stato un tentativo di evitare la vittoria elettorale di Salvini- Meloni -Berlusconi, di fatto il progetto non ha sortito l’effetto sperato.
Oggi il Trio Lescano della reazione post trumpiana ha quasi il cinquanta per cento dei voti, secondo quasi tutti i sondaggi.
La mossa trasformistica della Lega al governo e l’opposizione di Fratelli d’ Italia, assicura, infatti, quella idea di partiti di lotta e di governo che piace agli italiani.
Stare contro gli ultimi, facendo finta di stare contro i banchieri, richiama la redenzione mussoliniana del nazionalismo da operetta.
A farne le spese la sinistra di governo che governando con Berlusconi e Salvini è destinata a perdersi per anni.
L’unico retaggio culturale della storia della sinistra, il Pd piaccia o non piaccia, tutte le formazioni del centrosinistra democratico, da art 1, a Sinistra italiana, Azione,Verdi, +Europa della Bonino, tutte insieme sottolineo, ammesso e non concesso che facciano squadra, arrivano stentatamente al 30%, poi ci devi aggiungere quel che resta dei cinque stelle…
Basta una bic e un foglio, non serve andare su Marte.
La guerricciola sulla nomina dei sottosegretari nel Pd,la diaspora dei Cinque stelle alla ricerca del tempo perduto, l’entrismo leghista tolgono per ora il movente per una sinistra riformista, riformabile a breve.
Le piazze vuote per pandemia hanno ridotto il movimentismo di circoli, associazioni, centri sociali che non possono ritrovarsi a discutere e confrontarsi, l’antagonismo e la controcultura non reggono la pedagogia della ribellione a distanza,nonostante le buone volontà.
L’unica soluzione strategica, forse, è ritrovare un asse da” Conte tre” con Draghi che assicuri subito l’europeismo dei Recovery, la velocità dei vaccini,per poi garantire la continuità delle istituzioni dal Quirinale.
La seduzione keynesiana della sinistra nel suo complesso, poi, può trovare nello statalismo pentastellato ( Reddito di cittadinanza) una via d’uscita più popolare e meno populista, meno nordista, meno confindustriale, se i sindacati si decidono a garantire i non garantiti.
Il presidente Mattarella sembra abbia confidato che fa il pane con la farina a disposizione.
Come dargli torto?. La tentazione frontista antifascista della sinistra, che ha sempre funzionato vs. il berlusconismo e poi il salvinismo,è stata debellata dalla Lega, primo partito, entrato nel governo Draghi.
Il bene dell’Italia, lo si ripete da sempre è che la sinistra faccia la sinistra e la destra, la destra defascistizzata.
Ma se la sinistra che ci rimane non guarda in basso,agli ultimi,di quella sinistra rimane il nulla.
Se si votasse oggi saremmo tutti in serio imbarazzo.
Nascono meno bimbi, record negativo dall’Unità d’Italia.
Crolla il Pil, crolla la produzione, maglia nera in Europa per investimenti, scuola e ricerca.
Maglia nera per burocrazia e per altre centinaia di cose che è tedioso ripetere.
Dimenticavo un dettaglio; più di 95 mila morti per pandemia dal febbraio scorso….
Non basterà il governo Draghi, anche se ha il 65% per cento dei consensi, a fare il miracolo.
Non si può pretendere che un uomo faccia quello che non hanno fatto decine di uomini governativi, anche se è venuto di moda l’oscena reliquia finto risorgimentale della classe dirigente, pronta a tutto per il bene dell’Italia, ma non degli italiani.
La piaggeria verso il vincitore è disgustosa, quanto il disprezzo verso il vinto quando cambierà il vento.
L’Italia, il Bel paese per eccellenza, dato per spacciato dagli stessi italiani nei discorsi grigi di un normalità claustrofobica, non attraversa l’Apocalisse, vive fra il bisogno di sciare e quello degli operai dell’Ilva che devono scegliere fra morire di cancro o morire di fame.
Contraddizioni in seno al popolo fra chi ha bisogno dei ristori, dei vaccini ,della chemio.
La denigrazione del Paese, invece non ha bisogno di aiuti da parte dei suoi detrattori esteri tradizionali
Net work tedeschi, francesi, svizzeri, inglesi, olandesi austriaci etc mettono sempre in risalto, magari con qualche ragione, le nostre pecche.
Ma poi in tutto il mondo amano le bellezze italiane, si comprano i sassi di Matera o le case in Toscana, ci si commuove per la lirica italiana, per poi, finire ai luoghi comuni di sempre.
Gli italiani rimangono invece ancorati ad un fatalismo diffuso, recenti sondaggi in 8 paesi ci dicono che sono pochi gli italiani che credono che si uscirà dalla crisi economica – sociale
Questo rimane un paese indecifrabile: nel bene e nel male siamo da quasi sempre indicati per quelli che siamo, un paese sfacciatamente e cinicamente votato al meno peggio e ad andare in soccorso al vincitore pro tempore.
A tal proposito ne abbiamo visti di tutti i colori e ne vedremo ancora. Ma se fai del !catastrofismo” la lettura colta della domenica non ne esci più.
Pattuglie di marziani auspicano una rivoluzione in nome del tutti a casa: hanno ragione, ma poi hai visto come è finita con i cinque stelle.
Ora et labora, sarebbe bello: vuol dire che c’è lavoro per tutti e Dio non è morto.
Il 27 aprile del 1981, Ciro Cirillo, democristiano, assessore all’Urbanistica della Regione Campana,fu rapito a Torre del Greco dalle Brigate Rosse, nell’agguato morirono un poliziotto e l’autista.
Se a pianificare l’agguato e a chiedere il riscatto furono le Brigate Rosse, la regia della mediazione politica fu opera della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo.
La morte di Raffaele Cutolo,79 anni, avvenuta ieri, per setticemia al 41 bis del carcere di Parma, dopo 25 anni di carcere duro, non è una notizia come le altre fra le varie dei misteri italiani che non hanno trovato risposta.
La trattativa fra stato e Brigate rosse vide don Raffè, quello della canzone di De Andrè, regista assoluto dell’operazione: nella sua cella di Ascoli Piceno incontrò servizi segreti deviati, esponenti di spicco della Dc, fino alla mediazione miracolosa.
Un miliardo e mezzo alle Br per il riscatto, Cutolo che si erge a difensore del popolo in un Italia dove il 2 agosto del 1980 era esplosa la bomba della strage fascista di Bologna…
Così mentre nel 1978 Moro fu lasciato solo dallo stato, Cirillo, grazie alla mediazione di o’ professore, altra nomea per l’autodidatta Raffaele, tornò a casa nel luglio del 1981 e secondo i giudici, per la liberazione di Cirillo la Nuova camorra organizzata fu omaggiata di miliardi di lire in appalti per la ricostruzione,dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980.
Si dice che Cutolo, che uccise a 22 anni un giovane per gli apprezzamenti alla sorella, si sia portato nella tomba oltre che alla ferocia di omicidi efferati, anche i segreti di quella trattativa e di altre collusioni fra camorra e stato soprattutto in terra campana.
Mi viene da ridere quando penso che i parlamentari di oggi sono lacerati dal voto su Draghi, che il piccolo Napoleone di Rignano si erga a salvatore dell’Italia, che tutti o quasi si rallegrano perchè la lega è diventata europeista.
In Italia c’è stata una guerra civile strisciante ma vera, con migliaia di morti, per stragi, attentati, camorra, mafia ,terrorismo, lotta armata etc.
Tanti pianificatori potenti dell’Italia di allora, che nonostante tutto negli anni settanta e ottanta era la quinta potenza industriale del mondo, si sono portati nella tomba tutti i misteri: non c’è interesse scoprire la verità storica, c’è il rischio che venga voglia di cambiare pianeta.
Ecco perchè molti credono che l’Italia non sia mai stato un paese democratico europeo….anche se la storia del suo movimento operaio è gloriosa, oppure proprio per quello.