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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Italy yes,sic transit gloria mundi…

L’Italia di Mancini vince il suo secondo campionato europeo ai rigori contro l’Inghilterra meritatamente.

Paese contento,strafelice,euforico dopo pandemia,ma come da locuzione latina del titolo,la gloria del mondo passa, soprattutto per le cose effimere.

E anche se il calcio è gioco di entusiasmo,sofferenza e gioia allo stato puro,oggi non si può dimenticare che non basta una vittoria, seppur importante, per cancellare quello che la quotidianità ci propina in Italia.

Se la serata di ieri è stata storica, se ancora oggi la sbornia è gigantesca, il panta rei, il tutto scorre, al di là della retorica calcistica.

La storia non si fa con il calcio,vorremmo vivere in un paese sì bello,si unico,ma anche più giusto.

E volare basso, non pensare che ora ci sarà una rinascita tricolore in tutte le stagioni della nostra vita nazionale.

Che il Pil salirà, che Mancini – Draghi – Mattarella saranno i Garibaldi, i Cavour, i Mazzini del nostro ri- sorgimento è banale, come l’atteggiamento di alcuni tifosi inglesi che hanno insultato gli italiani per un giorno intero.

Alla vittoria italiana si sono uniti i tabloid scozzesi irlandesi, gallesi decisamente anti imperialisti inglesi per storia, ma anche qui tutto fa parte della rappresentazione della storia,un’arte poietica manipolatoria, e basta.

Photo by Jess Vide on Pexels.com

9.7 – Luglio 1941 – Operazione Barbarossa: “radere al suolo Mosca e Leningrado…”

Il brano è tratto da “1939 – 1945 il racconto della guerra giusta “vol.1 la svastica sulla Europa di Pierluigi Raccagni.

E book gratuito

L’8 luglio del 1941 Hitler rese di pubblico dominio l’intenzione di radere al suolo Mosca e Leningrado.

Lo stesso Führer aveva detto a Jodl, Stato Maggiore della Wehrmacht: ”Basterà dare un calcio alla porta e tutta quella marcia impalcatura crollerà”.

Non era uno sbruffone, il Piccolo Caporale.

La famosa linea Stalin, un arroccamento che si snodava per 2.500 Km da Narva sul Golfo di Finlandia, per la sponda orientale del lago Peipus, per Vitebsk, il Dnepr fino a Kiev, di qui piegando verso Sud-Ovest, passava per Vinnycja e Humań, giungendo al medio-alto fiume Dnestr, che seguiva fino alla foce, non era certo una linea Maginot.

Verso il 16 luglio dopo aver conquistato 400 Km in profondità, nonostante l’eroica resistenza sovietica, i tedeschi impattarono contro le truppe trincerate sulla linea Stalin.

A metà luglio i nazisti erano al settimo cielo, il loro trionfo militare aveva dell’incredibile: tutto funzionava a meraviglia con la precisione di un orologio come si evidenzia qui di seguito: il 26 giugno il Gruppo Armate Nord aveva attraversato la Lituania e aveva occupato la Lettonia, marciando su Leningrado.

In agosto i tedeschi sfondarono la linea del Luga, occuparono Novgo- rod, poi conversero sulla città della rivoluzione d’ottobre.

In quella circostanza fu tagliata la linea ferroviaria fra Mosca e Leningrado. Il Gruppo Armate Centro, comandato dal Feldmaresciallo Fedor Von Bock, aveva raggiunto Minsk il 29 giugno.

I Russi, che avevano tentato un contrattacco vennero circondati, (400.000 soldati sovietici vennero fatti prigionieri).

In pratica i panzer tedeschi si aprirono la strada verso Mosca facendo un’operazione di accerchiamento anche a Smolensk. Il Gruppo Armate del Sud doveva convergere su Kiev.

A questo punto, inaspettatamente, nacquero dei dissidi non indifferenti fra l’alto comando della Wehrmacht e lo stesso Führer.

“Hitler riteneva che il primo obiettivo doveva essere Leningrado: im- padronendosi di questa città l’esercito tedesco avrebbe assicurato la protezione del suo fianco sinistro sul Baltico e avrebbe stabilito il contatto con le forze finlandesi.

Hitler inclinava invece a sottovalutare l’importanza di Mosca. Con acuto senso dei fattori economici del conflitto, tuttavia, voleva mettere le mani anche sulle ricchezze agricole dell’Ucraina e sul bacino industriale del Basso Dnepr.

I due obiettivi erano a un’enorme distanza l’uno dall’altro, e quindi ren- devano necessario uno sforzo su due direttrici del tutto separate (…)”. Cfr. Liddell Hart, Storia di una sconfitta, op. cit. pag. 301

Non si trattava di un dettaglio.

Oppure di una valutazione estemporanea di Hitler.

Il Piccolo Caporale temeva che l’avanzata su Mosca avrebbe portato i russi a ritirarsi verso est, sottraendosi in questo modo alla tattica e ai tentativi di accerchiamento tedeschi.

Brauchitsch e Halder, che volevano puntare su Mosca per dare la spallata decisiva all’Armata Rossa, alla fine si arresero.

Von Brauchitsch, presso la “Tana del lupo” nella Prussia Orientale, accolse Guderian proibendogli di accennare al Führer la questione di Mosca. L’operazione verso il Sud era già stata decisa. Si trattava solo di precisarne lo svolgimento. Ogni altra discussione era priva di senso.   Il 21 agosto Hitler diede allo Stato Maggiore le seguenti direttive: “Le proposte dell’esercito circa le operazioni in Russia non si accordano con le mie intenzioni. L’obiettivo più importante prima che sopraggiunga l’inverno non è la conquista di Mosca, ma l’occupazione della Crimea e delle zone industriali e carbonifere del bacino del Donec; inoltre occorre tagliare i rifornimenti di petrolio russo provenienti dal Caucaso. Continua

Segui il 1941 e l’operazione Barbarossa su ,”1939 -1945″ il racconto della guerra giusta,la svastica sulla Europa vol 1.

COMPLETAMENTE GRATUITO DAL 9 LUGLIO ALL’11 LUGLIO

8.7 I media hanno fame di morte, di sangue hanno sporcato i muri e le porte…

Non si è pienamente soddisfatti se la libertà di cronaca non intervista qualche madre piangente a cui abbiano ucciso figlia o figlio.

Incidenti sul lavoro,uomini che uccidono le donne,seggiovie che cadono,ponti che crollano, detenuti umiliati come nei lager; è tutto uno spettacolo di Eros e Tanatos che tiene banco fra pubblicità di profumi e gelati.

Cosa risaputa,certo,ma il diritto di cronaca non significa entrare nella sfera privata del dolore.

Vendere il dolore e lo strazio dovrebbe essere un reato contro il moralismo dei rassicuranti “sei fortunato perché non ti è capitato”

Si irrompe con il microfono” gelato”nello strazio altrui.

Si viviseziona con domande idiote chi prova rabbia e dolore per ciò che la vita gli ha tolto, senza chiedere i diritti d’immagine.

La sensazione della morte, presente in modo continuo da quando c’è la pandemia,ha bisogno di verifiche empiriche visive per passare dalla prossimità astratta alla realtà concreta, se poi le urne sono confortate di pianto, meglio.

E poi ecco lo show verboso del talk di turno (Mediaset su tutti,ma non solo) che infilza il senso comune con ospiti che parlano di vita e di morte come parlassero della Var nel calcio.

Insomma il destino cinico e baro,la casualità perfetta,la cattiveria umana, l’eroismo delle vittime ci tengono compagnia nell’estate bollente della ripresa.

Vi è poi la pietà dei coccodrilli editoriali preconfezionati per i personaggi che hanno scandito la nostra vita, e che ci lasciano.

Raffaella Carrà in ultimo.

Quasi tutti lasciano vuoti incolmabili ,vero, anche se lo sgomento deriva dalla semplice considerazione, banale e profonda insieme, che viviamo solo nel transeunte.

Se poi c’è un giornalista bravo che ritrovando il bimbo disperso in Maremma non ha immediatamente confezionato lo scoop,ovvio che si sente l’obbligo di riconoscergli professionalità e serietà.

Anche qui non tutti siamo simili nel caos del pensiero vincente, per fortuna.

E se dobbiamo piangere lo facciamo in privato.

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6.7.”…La criticità strutturale è agghiacciante”… e il lessico del politichese e’ osceno…

L’industria dei likes ad ogni costo è inflazionata da papaveri e papere che parlano come intelligenze artificiose al servizio del consumo.

Da un po’di tempo  in Italia c’è una crisi di sistema,ma il termine criticità riempie la bocca di giornalisti  e politici dei vari talk show, che poi sbagliano l’indicativo imperfetto come asini che volano nel cielo della ignoranza infinita.

Il più  diffuso è “credavamo” che inerisce a credevamo..

Una deputata altolocata del PD ha esordito a Rai news con un” aspettevamo” da gulag del Zanichelli ,cosi fan tutti..

Salvini mette likes ad agenti penitenziari che menano detenuti come alla scuola Diaz nel 2001, che rotolano nei reati  con fervore agghiacciante,spera che rosari e Madonne lo portino a superare la Costituzione in nome della sacra famiglia perché tutti abbiamo una mamma.

Il linguaggio è l’essere e allora il politichese e lì che aspetta qualsiasi accidente per intervenire su tutto,giudicando vittime e carnefici come giocassero il derby del  giudizio universale.

Con frasi fatte da funzionari della banalità che si spacciano per fini dicitori.

Sulle cose serie,salute e lavoro, si dicono cose classiche.

Sui vaccini   e le varianti  è ignoranza cosmica, preceduta dal classico “non sono un virologo”.

Sul reddito di cittadinanza “lo  dico da cittadino, non da politico o giornalista …

…sono una persona normale che guadagna onestamente migliaia di euro al mese..( sottintendendo..il mio status deriva dal lavoro non dai sussidi  a pioggia per tutti).

Non investire  nella ricerca è ancora agghiacciante,ma, per favore, parlare di tassare i grandi patrimoni è “segno della criticità in cui si dibatte la sinistra comunista”.

Usare un linguaggio incisivo, regolatore dell’ossimoro cultura di massa,farsi trovare pronti nel fornire buone notizie che diano speranza per un’ora ,indicare nel calcio il mondo dei nuovi eroi,capitano mio capitano…ma lasciare che il marcio  strutturale rimanga nel sottosuolo senza usare la arma della critica.

Questa è la dimensione retorico teatrale che vuole occultare quello che non piace al senso comune.

Non tutti sono così,per fortuna.

Ma la maggioranza dei comunicatori rasenta il crimine della disonestà intellettuale.

Se tutto ciò non è da imbecilli è agghiacciante, come quando Crozza imita Antonio Conte.

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S. Maria Capua Vetere ricorda la Diaz, gli aguzzini, i depistaggi di stato del nazifascismo 2.0

Non si sono parole.

Quante volte è stato detto dopo che vent’anni fa a Bolzaneto e alla Diaz, durante il G 8 di Genova, i manifestanti furono sadicamente maciullati da ” ragazzi” delle forze dell’ordine con la copertura dei vertici dell’ordine pubblico, di medici compiacenti, di reazionari antidemocratici in odore di golpismo cileno.

La stessa cosa si è ripetuta a S. Maria Capua a Vetere, nell’aprile del 2020, durante le proteste dei detenuti che volevano essere protetti dal Covid 19.

Le oscene immagini della mattanza sono di questi giorni.

Qui i filmati parlano chiaro: l’estrema destra di Salvini e Meloni, compagni di merende di Orban, si appella alla ragion di stato  delle istituzioni contro il caos di quei giorni, con la stessa postura concettualmente perversa con la quale Pinochet e Videla in Cile e Argentina spiegavano la repressione e la mattanza dei detenuti…

Ricordo benissimo i vari interventi sui social nella difesa dei diritti dei detenuti dell’aprile 2020.

Ricordo anche la reazione scomposta e criminale dei fascio leghisti contro il buonismo che difendeva le vittime.

Anche di tanti  sedicenti democratici che hanno dei detenuti una visione di animali da tenere in gabbia

Costoro avevano dubbi che la Costituzione fosse applicabile in un universo concentrazionario.

Il grido di dolore non basta più.

Il discorso delle mele marce è comodo.

I picchiatori della Diaz, Bolzaneto, S. Maria Capua a Vetere,i torturatori di Cucchi,Aldrovandi ,Hakim,sono le figure storiche culturali e politiche del clima di intimidazione che una parte delle istituzioni esercita  da sempre in Italia contro i dannati della terra per avvalorare la sua violenza omicida.

Non tutti gli agenti di custodia sono aguzzini,  ovvio così come non tutti i tedeschi erano nazisti, gli italiani fascisti,i comunisti buoni,etc

Non vuol dire nulla.

La mia ( vostra) nausea credo sia figlia dell’impotenza.

Quelli della Diaz fecero carriera, promossi con adeguate retribuzioni. Sindacati di polizia e degli agenti penitenziari sono  corporativi e fascisti, serbatoio di voti del nazifascismo 2.0

Ho insegnato a S.Vittore per 7 anni e naturalmente ho conosciuti la umanità di guardie e detenuti.

Ho imparato che nella difficoltà e disperazione vi è gente meravigliosa che  non avrebbe mai avallato la violenza gratuita.

Non tutte le vittime sono innocenti,non tutti i carnefici sono colpevoli,Salvini,Meloni sono impresentabili al cospetto della democrazia.

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30.6 “La sinistra non è orfana di un leader,ma di un popolo” dixit N.Vendola: e i licenziati?

Il popolo della sinistra non c’è più.

Anche secondo Niki Vendola che dopo la condanna a tre anni per il caso Ilva si è riproposto alla politica dopo anni di privacy.

Della sensibilità culturale di uno dei leader di Rifondazione non c’è da dubitare, così come della vocazione idealistico religiosa del suo operato.

Vendola,non dimentichiamolo e’stato importante nel movimento del G 8 di Genova,nella lotta per i diritti civili,e ha avuto la fiducia dei cittadini pugliesi per due mandati come presidente della regione.

Quando,dopo lo sfascio di Rifondazione nel 2008, ha mollato il colpo, ma non la sua baby pensione a 57 anni di 10.000 euro lordi al mese per dieci anni di presidenza della regione Puglia e di parlamentare,si è giocato la reputazione di comunista.

Il popolo della sinistra, però,disperso fra sirene leghiste e grilline da almeno dieci anni,non è vero che non ci sia.

Ha cambiato pelle,non è più votato alla solidarietà universale, è spaesato dalla pandemia,spera in una federazione della sinistra che sia una imitazione in piccolo della Destra:anche,ma non solo.

In effetti non sa di chi fidarsi in genere, si agita fra sana rabbia e frustrazione repressa, vive di nobili nostalgie, ma anche Niki lo sa,” il che fare” lo accompagna nella lotta per la sopravvivenza.

Il popolo della sinistra,poi, e’ una categoria dello spirito

Diciamo allora popoli,varia umanità,proletari,ceto medio,classe dirigente democratica,cani sciolti etc:quante sono le sigle che si richiamano alla gauche?

La sinistra che lotta apparentemente è svanita, poi c’è e rivendica forte la sua presenza su tutti i fronti a cominciare dai diritti civili dei migranti e Lgtb.

Perché il pensare di cambiare in meglio,riappropriarsi del futuro è un disegno strategico che va dal G 7 dei grandi in Cornovaglia,fino all’amministratore di condominio che ha in mente di rifare la facciata della casa.

La sinistra orfana,secondo Niki,può solo sperare che almeno gli operai che si arrampicano sulle scale del cantiere siano assicurati contro gli infortuni sul lavoro.

Dal primo luglio la grana dei licenziamenti riguarderà pure la sinistra,qualcosa si può fare,Niki.

Non è polemica questo pistolone, né giudizio personale su Vendola

I veri orfani sono i figli di Adil,sindacalista morto lottando per i propri diritti,al di là di qualsiasi metafora autoassolutoria sulle strategie della sinistra.

Vendola,forse,non sa da che parte ricominciare,ed è giusto.

Si chiedesse veramente perché il popolo è andato a destra, capirebbe perché la sinistra non è più sinonimo di rivoluzione,ma di pura conservazione a cominciare da certa classe dirigente e dei suoi privilegi.( I leader mancanti).

Mettersi a piangere sul latte versato non serve a nulla.

Sperare che un plotone di esecuzione mediatico supplisca il plotone di esecuzione stalinista nel trattare il traditore privilegiato Vendola è la soap opera di una tragedia.

Niki Vendola è abbastanza intelligente e colto per sapere che chi crede in un mondo migliore, può andare in ferie, prendere l’aspettativa ,ma non andare in pensione.

I comunisti in pensione anticipata sono forieri di rimpianti, complessi di colpa,autoappagamento illusorio.

Basterebbe un po’ di sana e vecchia autocritica,Niki,dicendo” forse ho sbagliato qualche cosa”.

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2.7 -1941 – 2021 Operazione Barbarossa: la sacca di Kiev e l’Ouverture dell’Olocausto

Brano tratto dall’ ebook 1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbour: guerra totale compreso in 1939 -1945 il racconto della guerra giusta,vol 1 di Pierluigi Raccagni

Completamente gratuito dal 2 al 4 luglio

“Al di là dei tavoli gli ebrei con addosso solo la biancheria tremavano di freddo (…)

Dei Polizei ucraini separavano gli uomini e i ragazzi dalle donne e dai bambini piccoli (…)

Molti ebrei, camminando, intonavano canti religiosi, pochi tentavano di fuggire e quei pochi venivano subito bloccati dal cordone di sicurezza e abbattuti: dalla cresta si udivano distintamente le raffiche, soprattutto le donne cominciavano a farsi prendere dal panico. Ma non potevano fare niente.

Li dividevano in gruppetti e un sottufficiale seduto ad un tavolo li contava: poi i nostri Ascari li prendevano e li portavano sul ciglio del burrone (…) Gli ”imballatori” ucraini trascinavano il loro carico verso quei mucchi e li costringevano a sdraiarvisi sopra e accanto: allora gli uomini del plotone si facevano avanti e passavano lungo le file di persone seminude sdraiate, sparando a ciascuna un colpo di mitraglietta alla nuca”.

Cfr. Jonathan Littell, Le benevole, op. cit. pagg. 123, 124

Il collaborazionismo dei nazionalisti anticomunisti ucraini in questa circostanza portò la barbarie nazista alla solenne ouverture della soluzione finale: il morbo del nazifascismo non ottenebrava solo le menti di una parte cospicua del popolo del Terzo Reich, ma anche quelle dei popoli schiavizzati e ritenuti inferiori.

La Wehrmacht, la Gestapo e le SS erano felici di tale bad company. “(…) i tedeschi fermavano gli ebrei per strada o li prelevavano dalle case e li obbligavano a lavorare nelle prigioni. Al loro arresto partecipava anche la polizia ucraina appena costituita…Ogni mattina circa mille ebrei venivano presi e distribuiti nelle tre carceri. Alcuni venivano messi a spaccare il cemento e a riesumare i cadaveri. Altri venivano fucilati nei cortiletti interni delle prigioni (…)

A questo spettacolo brutale partecipavano gli ariani di L’vov. Vagavano a frotte nei corridoi e cortili godendosi le sofferenze degli ebrei”.

Cfr. Richard Rhodes, Gli specialisti della morte, op. cit. pag. 69

Quando venne conquistata Kiev il 24 settembre del 1941 esplosero in città una serie di bombe e mine che devastarono gli edifici dei comandi tedeschi.

Per rappresaglia furono radunati 30.000 ebrei con la falsa informazione che sarebbero stati trasportati e reinsediati in una nuova regione: Dopo aver consegnato gli oggetti di valore e i documenti furono costretti a spogliarsi; con minacce o colpi sparati al di sopra delle teste vennero condotti a gruppi di circa dieci sull’orlo di un burrone noto come Babij Jar. Molti furono percossi (…)

Dovettero stendersi bocconi sui cadaveri sotto di loro e attendere i colpi che provenivano dall’alto e da dietro; poi arrivava il gruppo successivo. Continuarono ad andare alla morte per 36 ore (…)

Una madre nuda passò quelli che presagiva come gli ultimi secondi di vita allattando il suo bambino: quando questo fu gettato vivo nel burrone, vi si lanciò a sua volta trovando così la morte. Solo nella fossa queste persone furono ridotte a nulla, o al loro numero: 33.761.

Poiché in seguito i corpi furono riesumati e arsi su pire e le ossa non bruciate vennero schiacciate e mescolate a sabbia, quanto resta di loro è il conteggio finale.

Cfr. Timothy Snyder op. cit. pagg. 38, 39, 40

Caduta Kiev, accerchiata Leningrado, ora l’attenzione di Hitler si rivolgeva di nuovo a Mosca.

D’altronde la disfatta in Ucraina dei sovietici era stata così clamorosa e rapida che la capitale dell’impero comunista sembrava una conquista alla portata di mano del genio del Piccolo Caporale, diventato il Napo- leone della pura criminalità politica.

Secondo il Führer “non si deve accettare la capitolazione di Mosca e Leningrado nemmeno se fosse stata offerta”. Hitler aveva deciso di cancellare Leningrado…

completamente gratuito dal 2 al 4 luglio

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Dal 2 al 4 a luglio gratuito

28.6 Stranieri senza diritti muoiono di fatica nei campi. Nazionale e licenziamenti volano..

Camera Fantamadi,giovane di 27 anni del Mali’ è morto di fatica nei pressi di Brindisi dove lavorava come bracciante.

Era residente a Eboli.

Lì Cristo forse non si ferma più, schifato dallo sfruttamento in atto da parte delle agromafie in tutto il Sud.

Camera,com’è noto da anni, fa parte dell’esercito di schiavi malpagati che un caporalato mafioso sfrutta in modo “strutturale”.

La morte del ragazzo,massacrato dalla raccolta di frutta con temperature sahariane, e’ l’apogeo della mattanza inarrestabile che riguarda i sottopagati emigrati senza reddito di cittadinanza.

Sono figli di un Dio minore dei proletari italiani poveri esclusi in partenza dalla ripresa economica sbandierata nell’Italia che lotta e vince.

E l’Italia di Mancini e’ la metafora nazional popolare di una depressione bipolare,piaccia o non piaccia.

Non ci vuole un ‘intelligenza vulcanica per comprendere che la forzatura della società dello spettacolo sulla Italia del calcio sia un artificio scontato,che esalta oltre misura presunta organizzazione,coraggio,fortuna, e pure calcolo etico ( mi inginocchio o no?).

Questo avviene in tutti i paesi, ovvio ,ma non è il caso di esaltarci per così poco, visto che la ripresa dalla pandemia non è un passatempo ludico e considerato che finora non abbiamo battuto Argentina e Brasile come nell’82.

Tutto è metafora,tutto è simbolico,tutto è simulacro,tutto va consumato,ma ridimensionare le apparenze è forse cosa buona e virtuosa.

Insomma da oggi zona bianca,niente mascherine,promossi in Europa sia da Bruxelles,che dal prato di Wembley,boom turistico,soldi a palate per chi li ha sempre fatti.

Fra due giorni si torna a licenziare,e quindi il mercato si apre a innumerevoli opportunità di ristrutturare il capitale umano.

La crisi,comunque,la stanno già pagando i precari e i sottopagati,la bomba sociale e già scoppiata,anche il sindacalista Adil lo sapeva.

I confederali ,preoccupati dall’esplodere della polveriera, un accordo con Draghi lo dovrebbero trovare.

Tanto la macelleria sociale va avanti proprio perchè non compare sulle prime pagine.

Peccato che chi muore di sfruttamento non possa vedere tutto questo ben di dio.

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25.6 – La partita persa: Oronzo Canà batte Black lives Matter…

Non è il caso di sfogliare la critica della Ragion pratica di Kant per comprendere le ragioni per cui negli sport i giocatori neri si inginocchiano con il pugno chiuso.

Dopo la morte violenta di George Floyd, soffocato dalla polizia in modo crudele, nel basket,nel football americano,nel calcio di tutto il mondo la testimonianza degli atleti neri,ma anche di quelli bianchi, prevede un gesto di cordoglio e di protesta nel pugno chiuso,in ginocchio.

Ma la nazionale di calcio italiana, durante questi europei, ha trovato nella esultanza del “porca puttena”di Lino Banfi- Oronzo Cana’,il suo tratto distintivo.

Solo 5 giocatori azzurri, infatti, contro il Galles,( tutti in ginocchio), hanno ricordato la piaga del razzismo con il rituale saluto.

Il calcio espresso dai manciniani ha fatto il giro del mondo per la sua bellezza, così come per la pochezza culturale dell’ambiente populista nazionalista che circonda la squadra.

Gravina, federazione calcio, ha dichiarato riguardo il flop etico contro il Galles,che non si possono imporre scelte politiche.

E i tifosi e giocatori della Germania con i colori arcobaleno contro Orban?

Gravina e maestri di pedata confondendo la difesa universale dei diritti con il politichese alla Salvini,che ovviamente preferisce le battute contro i migranti alle prese di posizione contro il razzismo,si dimostrano dei Ponzio Pilato sportivi.

Il conformismo stupido, di circostanza, del circo mediatico che appoggia l’avventura della nazionale di Mancini, e’ comunque patetico.

Gli azzurri sono tutti eroi,tutti pronti a partire per il fronte, perché l’Italia chiamo’: esultanza affettata ,allegria esagerata ,lo hanno notato in tanti.

Il gol su deviazione di Pessina contro il Galles,ad esempio, è stato osannato dai telecronisti nostrani come un Eurogol.

Si salva con grande classe Caudio Marchisio, ex giocatore Juve e opinionista primo canale Rai.

Dichiarando che se pur non vi era nessun obbligo di inginocchiarsi, era meglio lo avessero fatto
tutti, è uscito dalla palude del provincialismo del “porca puttena”.

Domani a Wembley si potrebbe rimediare,sfidando l’Austria e la variante Delta.

Cercando di stare con le ali zavorrate di piombo.


E in ginocchio,se è il caso,non davanti all’Austria,ma davanti alla dignità di stare al mondo.


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