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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

27.9.Quando tentarono di eliminare un caporale, Signore del Male….

Tratto da 1939 -1945 il racconto della guerra giusta di P.L.Raccagni

Il Führer voleva fare la guerra alla Francia, attaccare l’Occidente, vendicare Versailles, distruggere la Polonia, annientare gli ebrei, pensare a liquidare il comunismo internazionale…
Un po’ troppo per i generali che avevano battuto la Polonia, ma che non
ritenevano la Germania in grado di iniziare una guerra anche a Occidente.
Così, come abbiamo visto per quanto riguarda l’autunno del 1938, in occasione della crisi dei Sudeti, si pensò di spodestare il caporale che voleva fare il generale senza averne le physique du rôle.
Franz Halder, generale in capo delle forze armate, pensò di liquidare Adolf Hitler con un colpo di stato.
Se Hitler fosse passato alla guerra vera, i vecchi piani golpisti del 1938 risultavano sempre buoni.
E qui cominciò il balletto delle responsabilità, i voltafaccia, la mancanza di coraggio, i soliti e irrinunciabili equivoci di ogni complotto.
Halder, che comunque voleva evitare il colpo di stato, voleva che Brauchitsch, andasse da Hitler esponendogli il punto di vista dei generali. Si puntava al colloquio chiarificatore che Hitler aveva concesso a Brau- chitsch per il 5 novembre 1939.

Così il nostro Brauchitsch andò da Hitler dicendogli che il tempo era cattivo, che insomma non si poteva attaccare la Francia con quel tardo autunno da lupi.
Hitler diede una risposta che forse avremmo dato anche noi. Semplicemente rispose che, se il tempo era cattivo, lo era anche per il nemico e che non era detto che in primavera le cose sarebbero andate meglio.
Ma l’errore di Brauchitsch andò oltre.
Il tentennante generale tedesco quando disse al Führer che le truppe avevano il morale sotto i tacchi peggio che nel 1917, il Piccolo Caporale non ci vide più. (Nel 1917 i soldati tedeschi, stanchi della carneficina, cominciarono a disertare, a manifestare segni di insubordinazione ecc.). Secondo il diario di Halder, unica fonte si presume attendibile, Hitler esplose in quei momenti di rabbia da far gelare il sangue.
Hitler urlò: “in quali reparti vi sono stati atti di indisciplina? Come? Dove?”
Si sarebbe recato lui in persona, aggiunse il caporale criminale, a verificare lo stato delle truppe.
Brauchitsch, che aveva esagerato nel descrivere la situazione delle truppe per cercare di dissuadere il Führer, fu preso in castagna dagli argomenti inconfutabili di Hitler che con la bava alla bocca aggiunse: “che misure sono state prese dal comando dell’esercito? Quante condanne a morte sono state eseguite?
La verità è che l’esercito non vuole combattere?”.
A Norimberga Brauchitsch ammise che la conversazione non poté più continuare e che la cosa finì lì.
Bastò dunque un attacco collerico di Hitler a mandare in frantumi il famoso complotto di Zossen, la località del comando dei generali golpisti.
Questo successe il 5 novembre.
L’8 novembre, invece, una bomba esplose nella birreria di Monaco ove Hitler si era recato a commemorare il putsch della birreria del 1923.
Hitler e i gerarchi nazisti si salvarono; Himmler e Goebbels cercarono di sfruttare l’episodio dando la colpa ai servizi segreti inglesi che mantenevano contatti con i generali tedeschi golpisti.

Dell’attentato non si seppe mai nulla di certo.
Fu accusato un certo Elser, un comunista che si trovava nel campo di concentramento di Dachau, che fabbricò la bomba in accordo con la Gestapo, facendo finta di essere in combutta con due ufficiali inglesi.
Il processo a Elser non fu mai fatto, e Himmler fece uccidere Elser il 16 aprile del 1945, per non lasciare traccia del finto complotto.
Ci voleva ben altro per far fuori il Signore del Male.

L’odiatore collettivo si presenta come un guerriero dell’antisistema:ma è un pavido che non rischia nulla…

L’autunno caldo,previsto come solito appuntamento della ripresa italica,storicamente risale al settembre – ottobre operaio del 1969.

Altri tempi,altri assembramenti.

Oggi in piazza non vanno solo i lavoratori che protestano.

Movimentisti no vax  anche e purtroppo a trazione Forza Nuova  e odiatori trasversali nella piazza del web tengono banco con il minimo sforzo: è lo spettacolo gratuito dell’antisistema.

Ha ragione Ezio Mauro quando scrive che due anni di pandemia hanno messo in discussione per molti  cittadini il rapporto con le istituzioni democratiche.

Ma ancora di più i rapporti umani.

Se è vero che sui  vari social tutti si dilettano a offendere il prossimo con il linguaggio criminale di superuomini e superdonne ( meno) che non tollerano le differenze.

La miscela,in potenza esplosiva,vede la confluenza di linguaggi, oggettivamente fascisti e nazisti, usati da impuniti anonimi energumeni intellettivi, per cui la vita degli altri,famosi o no,vale solo una flagellazione parolaia sulla pubblica piazza.

La cosa riguarda pure gli imbecilli e cretini che si definiscono di sinistra,solo perché a destra i posti vacanti sono pochi.

Sui vari social,ad esempio,se sei per il vaccino,da parte degli ultrà no vax al minimo sei un ignorante incompetente,al massimo un radical chic semita amico di  Soros con interessi in Big Pharma.

A parte che il radicalissimo “de sinistra” Freccero, colpito dal Grande Reset, favoleggia di un piano di miliardari comunisti che vogliono impadronirsi del globo con green pass e tecnologia…

Ma tornando alle cose serie è dimostrato che il primato dell’odio e dell’insulto viene soprattutto dalla frangia estremista no vax che e’ generalmente trumpiana e razzista.

Tanto per dire un’altra volta quello che ripeteva mia nonna che il’ mund l’è bell perché l’è vari..”

La terza posizione da SA alla Rohm,pronta a scatenare guerriglie di identità e appartenenza che spera nella repressione borghese e comunista.. via social e’ la più gettonata.

Sempre il fascismo ha fatto credere nel suo populismo di essere contro tutti e per il popolo:un “siamo solo noi” che detesta allo stesso modo virologi e democratici,”le scimmie nere” e le zecche comuniste e tutto ciò che respira di buon senso.

Dall’altra parte alcuni ultrà della rivoluzione da tastiera sinistrata scimmiottano la destra,l’omologazione dei linguaggi è deprimente più di ogni considerazione politica.

Se cerchi di ragionare sei un parolaio,se esprimi le tue idee sei un presuntuoso figlio di buona donna..

Tanto è vero che persone ragionevoli  e disponibili escono dai social certi di scappare dall’inferno del nulla.

Odiare per sentirsi qualcuno o per sentirsi liberi e’ l’effetto di una cultura dei disvalori facile:tentare di rendersi utili è molto più difficile.

23.9 Frustate ai migranti clandestini: venissero curati con il pass della pietas

I Texas Rangers della TV usciti dal Grande schermo per entrare nella storia dell’America First trumpiana hanno fatto una discreta figura sul palcoscenico della crudeltà umana.

Vedere le immagini del Texas, dove la polizia di frontiera prende a frustate donne, bambine e uomini soprattutto haitiani, provenienti dal Mexico, che tentano di attraversare il Rio Grande, non fa Oldwest.

Fa schifo come ha ammesso lo stesso Biden.

Nell’Italia sgangherata nemmeno la Lega e Fratelli d’Italia potrebbero avallare simile atteggiamento verso i migranti.

Da noi per fortuna c’è il mare e quindi basta respingerli in Libia, oppure accoglierli in centri fatiscenti: l’Europa sui migranti resta a guardare.

Meglio che siano gli italiani a salvarli dagli squali, perché un piatto di pasta da noi non si nega a nessuno.

In attesa dei corridoi umanitari, sotto l’egida delle Nazioni Unite, la precarietà della vita per milioni di individui che fuggono dalla miseria ormai viene archiviato come inevitabile danno collaterale di un mondo che cambia in un arco temporale che va dall’ alba al tramonto.

Tanto per compensare oneri e onori si sono fatti sacrosanti ponti aerei per gli afghani, mentre nel contempo lo schizofrenico Occidente ricco e prosperoso prepara la terza dose di un vaccino che nel resto del pianeta si conosce per sentito dire.

Forse ha ragione Raisi ,presidente iraniano, quando dichiara che l’egemonia americana non ha più senso…

Ma le staffilate sul volto delle donne che guadano il Rio Grande, perché il terremoto ha tolto loro quegli stracci con i quali sopravvivevano, dovrebbe fare pensare ad altro.

Alle frustate naziste ai deportati che scendevano dal treno per entrare nei campi di sterminio,alle frustate alle donne che non vogliono giacere sotto il dominio padronale fascio islamista.

Giusto vaccinarsi, giusto riprendersi l’economia, ma profondamente criminale escludere i violentati dalla storia dall’accoglienza umanitaria.

Non ce lo diremo abbastanza.

Non c’è un tempo per pensare alla salute, uno per l’economia, uno per i migranti, uno per le donne, uno per i bambini etc: c’è il tempo totalizzante e immanente per essere degni di convivere con quelli che stanno peggio, perchè chi ha avuto di più dovrebbe essere lieto di mettere a disposizione le risorse per un riscatto senza fine.

Uomini probi, onesti, timorati di Dio, eccellenti consumisti accogliete i migranti, e poi vaccinateli con il Green pass della pietas…che nell’accezione cristiana significa rispetto degli altri.

Il governo media coi partiti,non con gli operai: pass per uno sciopero di classe…

Il ragionamento di Francesca Re David,segretaria Fiom e’ ineccepibile.

La produzione aumenta,i profitti crescono,ma aumentano anche gli straordinari,l’occupazione prevede solo contratti a termine,il lavoro nero impera.

La Gkn di Firenze è stata bloccata dal giudice per comportamento antisindacale:voleva / vuole licenziare i lavoratori senza motivo.

Il caso e’ emblematico.

Il nuovo modello di sviluppo ha le sembianze del vecchio:la lotta di classe la fanno i grandi padroni,le multinazionali tipo Gkn delocalizzano e fanno porcherie come appunto a Melfi, dove si spediscono pezzi taroccati per i semiassi dall’Europa, mentre qui si dice che non c’è lavoro.

Se poi si pone orecchio al reddito di cittadinanza in procinto di essere annullato, perché i fannulloni sono più di chi vuole un lavoro, siamo a posto.

Se il reddito da lavoro è di 800 euro al mese,con versamento di contributi a metà, non si può essere entusiasti del nuovo modello di sviluppo..dei profitti.

Insomma sotto il cartello dell’Italia che riparte ci sta sempre un imprenditore che vuol fare il padrone del vapore.

L’emergenza green pass, così come concepito ed esteso dal 15 ottobre a tutti i lavoratori,anche ai sindacati confederali pare un aiuto a Confindustria per dividere ulteriormente il mondo del lavoro, già frantumato di suo.

Garantiti dal vaccino,ma sfruttati al punto di morire sul lavoro,i proletari del Nord sono tentati dalla Lega di governo che con Salvini si agita per i tamponi gratuiti,anche se la Lega spinge sul corporativismo:meno soldi al Rdc, più soldi per quota cento.

La segretaria della Fiom, nell’intervista a Domani,parla di sciopero contro un governo che pensa più alla salute dell’economia das Kapital che alla salute psico fisica di chi tira la cinghia.

Era ora dopo che per mesi,tra il silenzio generale del sedicente riformismo di sinistra,gli operai della logistica sono stati trattati dagli Interni come pericolosi estremisti durante gli scioperi, ora ci si accorge che i neo e vecchi proletari devono pregare per un lavoro qualsiasi, a qualsiasi prezzo.

Se finisce l’emergenza i fregati saranno i proletari,i disoccupati,i marginali.

Se continua è la pacchia per chi vive,vegeta e brinda sul lavoro altrui.

Vedi Treviri, e poi muori… perché il grido operaio “insorgiamo”, partito dalla possente manifestazione di Firenze, potrebbe dilagare dopo il 15 ottobre,data di inizio del super green pass.

Completamente gratuito fino alle 24

19.20.9 – 1941 – 2021 – Quella maledetta domenica di ottanta anni fa..

  1. L’ATTACCO A PEARL HARBOUR

Alle strette il Giappone non ebbe quindi altra scelta: gli Stati Uniti non solo avevano scelto la strada dell’embargo delle materie prime, ma avevano escluso qualsiasi possibilità di espansione dell’Impero nella co- struzione della Grande Asia.
Il 6 settembre del 1941 gli stati maggiori nipponici presentarono un piano di guerra che si articolava su vari fronti.
Piano di guerra
Attacco di sorpresa contro la flotta del Pacifico di base a Pearl Harbour. Sbarchi simultanei nelle Filippine a Guam, a Hong Kong, al Borneo e in Malesia.

Estensione delle conquiste verso Manila e Mindanao, Wake, Singapore e occupazione del Siam.
Conquista delle Indie olandesi (Giava e Sumatra). Offensiva in Cina
Attacco della Birmania e occupazione delle isole Andamane.
Le ambizioni del Giappone erano notevoli: si apprestava a far guerra agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna, all’Olanda e alla Cina.
I sogni di grandezza, come nel caso della Germania di Hitler, diventeranno l’ideologia di una guerra di sterminio.

  1. PRONTI ALL’ATTACCO

Il piano d’attacco, dopo il fallimento delle trattative con gli americani, era stato elaborato a metà novembre del 1941.
Il 22 novembre le navi avevano raggiunto a scaglioni, o singolarmente, per non dare nell’occhio, la baia di Tankan nell’isola di Iturup, appar- tenente alle isole Curili: isole poco popolate e quasi sempre avvolte da una nebbia fittissima; era il luogo ideale per nascondersi in attesa dell’agguato che prevedeva un attacco a sorpresa.
L’ideatore dell’impresa era l’ammiraglio Isoroku Yamamoto.
Il comandante in capo delle flotte riunite giapponesi aveva studiato ogni particolare coi membri della scuola militare di Tokio.
Non senza trovare parecchi ostacoli sul suo cammino.
Quando alla fine di agosto del 1941 Yamamoto sottopose il piano per l’attacco a Pearl Harbour, il comandante in capo della flotta giapponese obiettò che l’impiego di una formazione navale così possente avrebbe significato l’indebolimento delle forze giapponesi destinate al fronte orientale.
Infatti l’operazione Pearl Harbour non costituì il perno del piano operativo generale che guardava, come abbiamo visto in precedenza, alla Malesia, a Singapore e alle Filippine.
Dotato di grande coraggio fisico, molto abile nelle relazioni diplomatiche, l’ammiraglio era uomo che godeva di stima da amici e avversari.

Aveva studiato approfonditamente tutte le tattiche militari della guerra sui mari e da molto tempo aveva capito che lo strumento fondamentale dei combattimenti navali non era tanto la corazzata, quanto la portaerei, circondata da caccia e aerei da ricognizione, oltre che da cacciatorpediniere e da sottomarini.
Gli ingegneri giapponesi si erano dedicati alla costruzione di portaerei.

Navi e aerei erano il punto di forza di una nazione che aveva acquisito una tecnica di avanguardia nella costruzione di strumenti navali e ae- reonautici (telemetri, binocoli da giorno e notte, apparecchi di puntamento, periscopi di sommergibili ecc.).
La flotta marittima aerea e navale dei giapponesi nel dicembre del 1941 era senz’altro superiore a quella americana.
Infatti il 26 novembre, a capo dell’ammiraglio Chūichi Nagumo, si intravidero ben 6 portaerei, (Akagi, Kaga, Shokaku, Zuikaku, Hiryu, So- ryu), 2 corazzate, 2 cacciatorpediniere e 31 sommergibili.
L’imponente flotta prese il mare dirigendosi verso l’isola di Oahu nelle Hawaii.
Tre sommergibili e nove petroliere seguivano la flotta.
L’atmosfera era carica, sui ponti delle navi si moltiplicavano le grida di Banzai, il sakè scorreva a fiumi, l’esaltazione per essere in procinto di attaccare gli occidentali rasentava il fanatismo.
La dichiarazione di guerra sarebbe stata ufficializzata solo mezz’ora prima dell’attacco.

Completamente gratuito dal 17 al 21 settembre….

17.9 1941- 1921- Chi nega la ferocia degli Ustascia nei Balcani e’ un nazifascista anche oggi..

Brano tratto da Operazione Barbarossa e Pearl Harbour oggi gratuito,di Pierluigi Raccagni…

LA JUGOSLAVIA

Nella notte fra il 4 e il 5 aprile il ministro jugoslavo a Mosca fu convocato da Stalin.
Stalin in persona gli presentò, pronto per la firma, un patto di non aggressione fra lo stato slavo e la Russia sovietica.
Era troppo tardi e non se ne fece nulla.
L’esercito jugoslavo, naturalmente, non era attrezzato per una guerra contro i tedeschi, che erano al massimo della loro potenza.
È vero che contava 1 milione di uomini organizzato in 28 divisioni, ma gli aerei erano tutti antiquati, il materiale andava bene per le guerre balcaniche di venti anni prima.

Alle prime ore del 6 aprile 21 divisioni tedesche si trovarono pronte per l’attacco, 10 di queste erano corazzate.
Secondo alcuni storici l’esercito tedesco era all’apice della sua efficienza, molto più organizzato di quel 10 maggio del 1940 quando iniziò l’attacco a Occidente.
Il complesso di forze era appoggiato dall’aviazione di Göring.
L’attacco alla Jugoslavia, condotto dalla dodicesima armata di Wilhelm List, sostenuta dagli Stukas del gen. Wolfram Von Richthofen, aprì ufficialmente la campagna, mentre dall’altra parte sulla linea Metaxas, in Grecia, i tedeschi si lanciavano alla conquista di Salonicco.
Il bombardamento su Belgrado fu sconvolgente, un vero e proprio atto terroristico che causò oltre 3 mila morti.
La Jugoslavia, attaccata da più parti, non poteva che prendere atto che anche nel suo caso, come in quello della Polonia, l’entusiasmo popolare, lo stringersi a coorte erano sentimenti nobili, ma erano poca cosa di fronte alla macchina bellica nazista.
Gli italiani, sempre più avvoltoi e pronti a prendere le briciole dello strapotere nazista sul continente, avanzarono sul fronte albanese e co- minciarono una nuova offensiva contro la Grecia grazie al gen. Ambrosio e alle otto divisioni schierate nella Venezia Giulia, nella regione di Zara e sul fronte albanese.
Mussolini finalmente riuscì ad avanzare congiungendosi con le truppe tedesche in Macedonia.
Si rovesciò in questo modo il postulato mussoliniano del primato della politica sulla prassi militare.
La vittoria militare italiana era di fatto una sconfitta politica per il fascismo che nei Balcani e in Grecia chiudeva definitivamente quella che doveva essere una guerra autonoma e parallela.
La guerra era subordinata ai nazisti per i rapporti di forza espressi dai due regimi nel primo anno di guerra.
Basta vedere, a proposito, come vennero spartiti i Balcani.

  1. LA SPARTIZIONE DEI BALCANI E LA GRECIA

La spartizione dei Balcani avvenne nel seguente modo: la Jugoslavia cessava di esistere come stato.
La Germania incorporava nel Reich la parte settentrionale della Slovenia, assumendo il controllo militare della Vojvodina e del Kosovo set- tentrionale, così come capitò alla Serbia, dove i tedeschi affiancarono funzionari al governo collaborazionista del gen. Milan Nedić.
L’Ungheria si assicurò la ricca regione danubiana di Bačka.
La Bulgaria occupò la Macedonia jugoslava e alcune regioni meridio- nali della Serbia.
La parte più vasta del territorio jugoslavo smembrato venne onorato del titolo di stato indipendente di Croazia.
Qui entrava in scena l’Italia: il regno di Croazia venne affidato al Principe di Spoleto Aimone di Savoia, nipote del re Vittorio Emanuele III. Il potere di fatto venne esercitato da Ante Pavelić, fascista noto in Italia dagli Anni Trenta.
Pavelić aveva avuto aiuti per il suo movimento degli ustascia. Mise così in pratica una politica di genocidio contro serbi, comunisti ed ebrei.
All’Italia, comunque, fu assegnato un ruolo significativo, ma non autonomo.
Furono ammessi all’impero fascista Lubiana, Zara, già italiana sin dalla prima guerra mondiale, alcune zone vennero aggregate nel governatorato di Dalmazia, una striscia di terra fra la Slovenia e la Croazia fu accorpata al Regno italico.
Mussolini, come è stato notato da più parti, anche se ottenne un bottino non disprezzabile, mise solo un piede nello spazio vitale a Est. Il suo imperialismo debole lo vedeva relegato in una posizione subordinata anche nei Balcani, regione che il fascismo considerava naturale spazio di conquista se si pensa appunto, a Fiume, a Zara, alla Repubblica del Carnaro etc.
Per quanto riguarda la Grecia, i nazisti l’attaccarono con ventisei divisioni di cui tre corazzate attraverso la Bulgaria, base di partenza delle operazioni.
Una dopo l’altra le unità greche furono spazzate via.

15 .9 Per uscire da un quarto di secolo di stagnazione ci vuole uno stato di emergenza green!?

Sono 25 anni che tutti i dati economici dicono che l’ Italia non cresce.

La vitalità simbolica delle cento e più medaglie delle Olimpiadi e Paralimpiadi,il 73 per cento di immunizzati nel paese dell’individualismo anarcoide, la ripresa del turismo,il salone del mobile a Milano simbolo del made in Italy, l’export a mille, hanno bisogno ora di una consacrazione definitiva dei mercati.

Con l’estensione del Green pass votato in CDM,che dovrebbe mettere in sicurezza definitiva salute e lavoro,l’Italia continua in emergenza la risalita dal disastro degli ultimi due anni dimenticando le magagne degli ultimi venticinque.

Pare una forzatura interpretativa,ma sembra proprio che il debito pubblico stratosferico,il ritardo tecnologico,la stagnazione della crescita siano una montagna da scalare dall’Italia non per i prossimi anni,ma per l’imminenza ,visto che anche il moderato Ferruccio de Bortoli sul Corsera scrive che”una parte del paese soffre un impoverimento drammatico”

Per questo le ammucchiate pannelliane, ora diventate governi di unità nazionale,sembrano il punto di forza archimedico sul quale puntare: tutti sotto coperta in attesa di nuove elezioni nel 2023 con una modernizzazione che passi attraverso un controllo sui tempi della riproduzione di ricchezza e sua distribuzione (quota 100, reddito c.,aumento della domanda,ecc).

Il Green pass, come stato di emergenza permanente, ( cfr.Cacciari) garantirebbe ai moribondi partiti senza idee il potere di intestarsi il risorgimento,senza cambiare in pratica nulla di sostanziale.

Garantire all’Italia quella credibilità che si affaccia nel contesto del post pandemia e che nasconde miseria quotidiana, povertà diffuse e disuguaglianze,queste sì strutturali, e’ il compito dell’attuale compagine governativa e pure della opposizione.

Solo che la rinascita auspicata,dipende da come la volubile Italia si saprà mostrare attraverso quelle riforme di struttura che sono dei tabù da sempre.

Riforma del fisco,della giustizia,del mercato del lavoro,dei trasporti,della scuola, della sanità,della cultura,dello spettacolo…insomma tutte.

Quindi il passaporto verde,evocativo di speranze, è un lasciapassare che di fatto tende a tracciare un confine fra caos e cosmo,fra disordine e ordine, nel palinsesto di un’Unione europea omologata nei mercati,ma artificiosamente diversificata nelle scelte politiche.

Confluire sul green pass come mezzo per evitare lockdown e disastri nei mercati è lecito, perché se l’economia vivacchia, tiene anche il Recovery Plan in debito.

Mario Draghi,dixit E.Galli della Loggia, è un De Gaulle semi presidenzialista che tutto amministra oltre i connubi di facciata.

Per la salute dei cittadini è evidente che l’obbligo vaccinale sembra la soluzione più drastica,ma più veloce.

Ma è di applicazione complicata comunque,non tanto per i no vax quanto per chi è ancora normalmente incerto:infatti c’è stata una notevole frenata anche per la variante di costituzionalità.

L’Italia così deve fare le riforme per avere i quattrini del Recovery,non perché le riforme siano in sé e per sé necessarie nel rapporto stato – società andato da tempo in vacca.

Bel colpo riformisti per caso.

E Draghi lo ha capito al volo, perché oggettivamente è il più abile a far quadrare i conti.

13.9 – I 10 milioni di italiani non vaccinati non sono untori, né suicidi…

La matematica non è un’opinione,ma statistiche e numeri si possono manipolare da sempre.

Così i dati ufficiali sulla pandemia che ci dicono che 10 milioni di italiani dai 12 anni in su non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino, dice che la minoranza rumorosa dei no vax nasconde una realtà molto complessa.

E poi se in Giappone,(esempio di virtù civile),solo il 50 per cento della popolazione si è fatta vaccinare qualcosa vorrà pur dire.

Questo non altera minimamente la necessità del vaccino,ma nel contempo denuncia che i facilitatori dell’obbligo di vaccino senza se e senza ma, dovrebbero ricorrere ad una forzatura coercitiva in tutti i sensi.

Di buon senso se solo 4 paesi al mondo hanno in vigore l’obbligo,anche in questo caso l’interrogarsi è doveroso.

O in tutto il pianeta la popolazione ha atteggiamenti suicidali e omicidi e i governi acconsentono,oppure la confusione è tale,che bisogna procedere a vista.

Il movimento estremista no vax egemonizzato da Forza Nuova,quello che accomuna scie chimiche e superstizioni paranormali, anche sabato ha toppato il colpo dell’insurrezione.

Ma questo non cambia il vero problema.

Se uno ha paura di volare hai voglia di mostrargli statistiche che evidenziano che ci sono più morti per incidenti stradali che per sciagure in cielo: la paura non passa.

Così il professore che si paga il tampone per non vaccinarsi non merita di essere messo in prima pagina sul Corsera come un intellettuale pezzente.

L’ho già scritto mille volte e mi ripeto senza infingimenti salmodianti:trovare soluzioni non vuol dire accontentare tutti,ma aprire a coabitazioni civili di esistenza non fra due partiti di isterici cultori del no vax e green pass,ma fra donne e uomini liberi che non vogliono farsi del male.

Oggi comincerà la scuola,i ragazzi non vaccinati che fanno vanno dietro la lavagna?

Se Salvini e’ per i tamponi,non è uno scandalo.

Peggio è quando attribuisce all’accoglienza il virus del buonismo,quando era no mask filotrumpiano,quando strizza l’occhio al revisionismo storico e pure scientifico sulle varianti.

Disdicevole e’ che la destra della Meloni sia contro il Green pass per calcolo politico, come pure a sinistra chi considera il pass una bacchetta magica immanente alla salute degli Dei immortali.

E se Draghi, Mattarella e il Papa sono per il vaccino non c’è da gridare contro i poteri forti.

Cosa volete che faccia un’autorità,che guardi tutti i giorni il grafico dei contagi?

Dall ’11settembre 2001 il mondo è cambiato,non in meglio…

Si stava meglio,quando si stava peggio?

La data di inizio del terzo millennio che leggeranno sui libri di storia i nostri posteri fra cento anni è quella dell’11 settembre.

In questi vent’anni,però,il mondo è cambiato per la più grande rivoluzione scientifica planetaria dai tempi di Copernico e della Rivoluzione industriale.

Senza ricorrere al determinismo marxiano è acclarato che l’informatizzazione dei mezzi di produzione ha accelerato la dissoluzione di ideologie e passioni del secolo scorso,per quello che si chiamava post moderno e oggi si chiama,per usare il titolo di una canzone di Neil Young di anni fa,computer Age.

Dal giorno dell’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono da parte di Al Quaeda di Bin Laden,infatti, la guerra fredda lasciò definitivamente il posto a Nord e Sud del mondo,a Occidente e Oriente,islamismo e cristianesimo,paesi ricchi e poveri.

La dialettica storico – mitologica fra comunismo e capitalismo fu lasciata nello spam del secolo breve.

La risposta militare degli States per i tremila morti di New York portò la guerra in Afghanistan,poi ancora in Irak nel 2003, dopo la prima guerra del Golfo del ’91.

Ma soprattutto il terrorismo islamico fondamentalista con le varie sigle del post Bin Laden colpi’ anche le capitali europee e atlantiche per venti anni fino ad arrivare a oggi.

Le primavere arabe, la fondazione dello stato islamico dell’Isis,oppure dell’Emirato afghano:tutto il mondo e’ mutato come vi fosse stata un’altra guerra mondiale sotto la spinta di nuovi valori o disvalori.

Guerre di religione,guerre per le materie prime,guerre per vari nazionalismi hanno creato,con l’avvento della tecnologia,un universo caotico e quasi ingovernabile dalle vecchie potenze.

Bin Laden,Saddam Hussein,Gheddafi uccisi senza se e senza ma, hanno messo in scena la volontà dell’Occidente capitalista di fare piazza pulita di stati che prendevano a modello le dittature islamiche dei vari stati canaglia,secondo la dottrina Bush padre e figlio .

L’11 settembre del 2001 di venti anni fa sembra ieri,invece per certi versi sembra passato un secolo.

C’era generalmente più speranza,un altro mondo era possibile nelle analisi democratiche radicali,non c’era stata la crisi economica del 2008,il sovranismo,il nazionalismo reazionario,la psicoideologia del nazifascismo di ritorno era confinata in minoranze ininfluenti.

Soprattutto non erano iniziate le grandi migrazioni di milioni di proletari dalle zone di guerra con la conseguenza del materializzarsi del razzismo verso i migranti anche in forze che si dichiarano antimperialiste.

I disastri ambientali,il cambiamento del clima hanno messo in crisi certezze millenarie del rapporto fra uomo e natura.

Per cui quella data rimane decisiva,

La globalizzazione faceva uscire dalla povertà miliardi di individui,ma le sue contraddizioni le viviamo oggi, dove la crisi del modello del neo capitalismo dei pescecani è fatta pagare ai diseredati di tutto il mondo che è difficile unire sotto le bandiere della democrazia e del socialismo.

Oggi e’ tutto più complicato,tutto più scivoloso inquietante,difficile,confuso,violento.

La pandemia sembra abbia fatto più morti del terrorismo e delle guerre.

E meno male che non c’era l’egemonia dei social media di oggi sulle menti umane…

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