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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

16.2 – La Destra vive sull’ emergenza migranti / briganti,se no è il nulla..

Matteo Salvini,da quando ha toppato al Papeete,non ne ha azzeccata più una.

Soprattutto una volta che i migranti muoiono di preferenza nei Balcani fra Grecia e Turchia.

Mentre il Mediterraneo, cimitero dei disperati, ( anche ieri un naufragio),rimane solo nel cuore degli uomini di buona volontà e nella intraprendenza soggettiva delle ONG,e associazioni umanitarie,il Capitano non sa dove trovare un nemico credibile che possa fare lievitare i voti.

Così il “prima gli italiani”non muove più il patriottismo della difesa della patria,pure se la destra repubblichina, Santanchè, first lady nostalgica peggio della Mussolini,ha giocato tante volte la carta dell’invasione musulmana.

Ricordate quando i razzisti ventilavano la certezza che le moschee avrebbero preso il posto delle Chiese cattoliche?

Le miserie politiche e le menzogne dell’estrema destra populista sono state disvelate dalla Pandemia,gli italiani che avevano paura del “brigante e ladro esotico”hanno dovuto prestare attenzione al Covid,e Salvini si è trovato disoccupato.

Perché non ricordare che il Capitano fermava le ONG che volevano attraccare in porti italiani,suonava ai citofoni dei presunti spacciatori africani abbracciando poi gli amici della curva,veri spacciatori di roba pesante,si faceva fotografare in costume a fare il dj al Papeete,usava le moto d’acqua della polizia per allietare i figli al mare.?

Una vera camicetta bruna in camicia verde ,un’arroganza razzista imbarazzante persino per Giorgetti e Crosetto.

Oggi i migranti,secondo Ferruccio De Bortoli ,non certo uno di estrema sinistra,sono una risorsa per un paese come il nostro in crisi demografica.

Addirittura la presenza di migranti sarebbe in riduzione, vista la difficoltà dell’inserimento nella società civile.

Così oggi,da parte degli ex irriducibili sovranisti,si tenta di dare fiato alla crisi energetica che porterà il caro bollette a sposarsi con una nuova immigrazione dall’Ucraina in fiamme ( Orban già sull’argomento ha detto la sua).

Come si può notare il timbro del catastrofismo dell’invasione continua,non dismette i panni dell’emergenza.

Forza Nuova è in ritirata dopo l’invasione romana della Cgil,Casa Pound gioca di entrismo in Fdi e il Capitano non può costituire i legionari leghisti, se no Giorgetti lo manda al diavolo.

Così Salvini e soci forse hanno solo due strade: una CDU lombardo bavarese, oppure un partito repubblicano che diventa repubblichino quando si parla di emigrazione.

Come si nota si naviga a vista.

E il problema migranti,ridimensionato fino a nuovi sbarchi, è solo cronaca spicciola.

11.2 Filosofia – “L’Italia è una repubblica fondata sulla cattiveria”…?!

La frase è tratta da un articolo sul Corriere della sera dal titolo” Uscire dal tempo del rancore” di Franco Arminio,poeta e giornalista.

Tutto l’articolo è la constatazione di quanto odio represso stia uscendo dalle viscere degli italiani brava gente.

Secondo l’autore per riportare l’Italia ad essere una repubblica fondata sul lavoro dovremmo immergerci in un’opera di volontariato, per sottrarre rancore al corpo sociale.

Un po’ generico,si dirà,ma che un giornalista e studioso usi la poiesis è sacrosanto;manipolare sapientemente il sentire comune è un ‘arte.

Che l’Italia sia diventato il paese della cattiveria, dell’acrimonia,della depressione umorale,delle nuvole nere anche quando il cielo è azzurro,lo si sente dire da un pezzo,proprio dalla vulgata della società civile.

Basta che un tuo conoscente o amico sia stato all’estero, anche in tempo di Covid e che ti dica che sì, anche in Francia,Inghilterra,Germania, Portogallo,faccio per dire,ci sono problemi per pandemia ed economia;ma non c’è il clima da guerra di tutti contro tutti che c’è in Italia.

Valutazioni empiriche e sensibili non generalizzabili, se non da stereotipi di maniera tipo ” noi italiani siamo così”,valgono per quello che sono: sensazioni a pelle.

Però è anche vero che quando vai all’estero non trovi la nevrosi italica verso tutto e tutti,anche se il”tutto il mondo è paese” rimane incontestabile.

A tutti viene da pensare che in generale si stava meglio quando si stava peggio.

Quando si era più poveri,ma più dignitosi e meno pretenziosi e volgari,più chiassosi, ma meno rancorosi.

Cosa è accaduto nel paese dove “stamo meglio noi che nun magnamo mai”?( cfr. I Vianella).

Il poeta autore dell’ articolo esorta a fare cessare l’ emergenza emotiva,a riconsiderare la vita non attraverso sentenze denigratorie e accusatorie verso tutto e tutti.

Mi viene in mente che alcuni filosofi e intellettuali hanno indicato nella crudele ed empia esecuzione di Aldo Moro il cambio di sguardo dell’ego italico verso l’ alterità. Senza stato si diventa tribali,,diceva T. Hobbes.

Altri ricordano la scomparsa delle lucciole di Pasolini,la fine della identità proletaria contadina, l’urbanizzazione nella bagarre del consumismo.

Potremmo dare avanti per mesi.

Personalmente sono schifato dal fatto che Liliana Segre abbia bisogno di girare con la scorta:sia nel Giorno della memoria, che del Ricordo.

Inutile buttarla solo in politica.

Anche se la delusione per quello che è accaduto e non accaduto dal terremoto di Mani pulite è finita in un’immobilità corrosiva per le istituzioni.

Così una delusione dopo l’altra ha portato alla diffidenza reciproca non solo nel rancore istituzionale, ma nella disillusione generale.

Insomma non è la prima volta che ci chiediamo davanti anche a fatti banali ” ma cosa è accaduto, perché c’è così tanta cattiveria?

No,forse non siamo più cattivi di una volta,presuntuosi,boriosi stupidi nelle classi che dovrebbero dare il buon esempio, sì.

Ma ricordando sempre la saggezza cinica di Giulio Andreotti, possiamo dire che il mondo non si divide in Angeli e Demoni,ma in comuni peccatori.

Se ci considerassimo normali non saremmo italiani.

E i 150.000 morti della pandemia non hanno cambiato nulla.

9.2 -Inflazione o deflazione, per i soliti Ultimi non cambia nulla….

Adesso la paura sta nell’inflazione.

Così gli inserti di economia e finanza salutano la prospettata fine della pandemia e il ritorno alla normalità, che per gli italiani impoveriti significa non avere manco la commiserazione dell’emergenza.

I dati sono significativi, caro bollette, caro gas, caro benzina, caro caffè, caro giornali…. caro amico ti scrivo di un aumento del 4,8 % su base annua che, sempre secondo fonti attendibili, almeno per un giorno, non accadeva dal 1996.

Le vendite al dettaglio nel 2021 sono aumentate del 7,9 per cento, però il ministro Cingolani ricorda che il caro energia si mangerà una fetta del Pnrr.

In piena pandemia, in questi due anni, lo ricordiamo tutti, la paura era la deflazione, cioè il fatto che la chiusura degli esercizi pubblici e il deserto consumistico facevano risparmiare quegli italiani che potevano spendere e portava ancora più povertà a quelli che già erano poveri.

Non manca giorno che i media più vicini al liberismo capitalista denuncino che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri: bassi salari che non recuperano l’inflazione, welfare che sta sospeso sul reddito di cittadinanza, difficoltà nella messa in opera del Pnrr.

Viene da ridere pensando ai cori di diniego verso Landini e lo sciopero generale di dicembre che chiedevano attenzione verso il mondo del lavoro, del precariato, della disoccupazione etc.

Viene da piangere riflettendo sul grande plauso degli stessi coristi a Bergoglio che, ospite da Fazio in che “Tempo che fa”, ha ribadito con naturale e profonda semplicità che è importante volgere uno sguardo verso il basso per aiutare chi lì è caduto, oppure chi da lì non si è mai rialzato.

Insomma si assiste ad una corsa virtuosa a parole verso” la democrazia proletaria”, senza toccare di una virgola l’apparato di repressione della forza lavoro che consiste nei lavori sottopagati e nelle migliaia di situazioni dove giovani e donne sono sfruttati senza regole.

A questo punto vien da chiedersi se tutta questa messinscena della crisi istituzionale sia solo un gioco delle parti / partitiche, un risiko di riforme da attuare, che non prevedano costi per chi ha già di suo in abbondanza.

Per me e forse anche per chi legge è così.

Oggi chi è socialdemocratico viene considerato filo brigatista, tanto reazionaria, sfacciata e insolente è la cultura della disuguaglianza come incentivo all’intrapresa competitiva individuale, dello star bene seppellendo chi sta male.

Ai derelitti non rimane che sperare che oltre al papa in terra straniera, qualcuno in Italia si dedichi ai chi ha meno.

nuovo e book quasi a gratis

7.2 Scuola di polizia:la pedagogia del manganello..

La morte dello studente Lorenzo Parelli, deceduto durante l’ultimo giorno di stage nell’alternanza scuola lavoro, settimana scorsa ha riportato in varie città gli studenti a scendere in piazza.

Niente di trascendente la normale prassi di un’agitazione studentesca, che ha visto pure la protesta per la seconda prova scritta alla maturità e contro l’alternanza scuola lavoro.

Ma le manganellate della polizia a Torino e Napoli sulle teste dei giovani studenti della secondaria hanno fatto scalpore.

Tanto che ci sono state interrogazioni parlamentari di PD e Sinistra alla ministra degli interni Lamorgese, che a sua volta ha bacchettato i prefetti per una tenuta dell’ordine pubblico da repressione poliziesca.

Il fatto gravissimo è la morte dello studente che addolora in modo dilaniante; le manifestazioni in piazza,secondo la madre di Lorenzo, sono state una carezza al figlio.

Quello che è accaduto dopo,invece,sono cose che accadono nell’identità fra razionale e reale in ogni paese dove gli studenti non accettano il sistema educativo o lo contestano.

Capiamoci.

La Lamorgese per tutte le manifestazioni mantiene la chiave interpretativa di sempre: il diritto a manifestare è sacrosanto,il problema è che vi sono i cattivi che si infiltrano ( anarchici e centri sociali).

Una volta era la sinistra dei” gruppuscoli”extraparlamentari.

Inutile star qui a polemizzare con affermazioni di rito,retoriche,da sbadiglio..

Così come la giornalista – blogger- attrice Selvaggia Lucarelli che ha intervistato gli studenti picchiati dalla polizia su Domani, sembra in vita sua abbia visto solo le proteste studentesche in televisione ,manco in internet.

Senza reducismo e senza presunzione,la mia generazione ha fatto tanto sul piano realistico della rivolta anti sistema.

Così si può dire che fra studenti e polizia negli anni sessanta e settanta non ci sia stato mai un rapporto amichevole.

In genere la contrapposizione studenti polizia è un classico dell’universo conflittuale

Forse dalle manifestazioni degli studenti del Politecnico a Milano del 1848 vs. Cecco Beppe e autorità costituite…

Per cui il tenere gli studenti nella bambagia alla Lucarelli,li fa sembrare più deboli di quello che sono.

Non che debbano provare il fragore della battaglia,non che debbano fare chissà che cosa: solo che la contestazione di settimana scorsa ha messo in luce la fatica del movimento degli studenti ad aggregarsi.

La furia repressiva della polizia contro uno sparuto gruppo di studenti minorenni, fa comprendere quanto debole sia il movimento e quanta enfasi si metta in scena per manganellare con ferocia chi in tempi di sudditanza alza la voce per dire no.

I feriti fra i minorenni delle scuole secondarie umilia i manifestanti,scesi in piazza per una questione realmente tragica come la morte del ragazzo e il disagio studentesco in generale.

Vogliamo lasciare che gli sceriffi non rispettino la Costituzione,?

Vogliamo non dare ascolto a Mattarella che ha esortato il Parlamento ad ascoltare gli studenti?

Ma i poveracci che in galera prendono mazzate gratuite?

E quando la repressione recentemente ha mazzolato i lavoratori della logistica, la Lucarelli cosa faceva?

E quando le manganellate negli anni settanta erano il pane quotidiano?

I giovani studenti sono stati puntuali a manifestare,non hanno bisogno di inconsolabili democratici e forse mettere insieme la protesta vs la repressione con la lamentela degli scritti alla maturità è cosa confusa.

La libertà e così bella a 16 17 anni…

Solidarietà agli studenti scesi in piazza, comunque,vere avanguardie di un malessere educativo represso da 2 anni di pandemia e di riforme mancate.

Ci si risparmi però l’enfasi della repressione alla Pinochet,quando abbiamo conosciuto Scelba,Cossiga e il G 8.

Immagini di repertorio

4.2. Pandemia vai via: ma Amnesty e le discriminazioni nvax..?

Polemica tardiva,si dirà,ora che si va verso il 25 aprile della pandemia con la riapertura delle discoteche.

Nel tempo del grande furore di Omicron, però’ non è che i giornali degli Agnelli, di Berlusconi,di Cairo abbiano dato troppo risalto alla notizia pubblicata e ripubblicata su social,network ecc.

Così come i talk show de La 7 e Company, preposti al plotone di esecuzione contro i no vax, pare non abbiano avuto la premura di chiedersi perché Amnesty International,la Ong che si occupa di diritti violati, abbia incluso il governo Draghi nel novero dei paesi dove i diritti costituzionali vengono negati.

Soprattutto riguardo l’obbligo vaccinale che Amnesty prevede solo come estrema ratio.

Ora che,si dice, andiamo verso il libero tutti del 31marzo con la fine dell’emergenza,ora che la maturità avrà due scritti in presenza, ora che nell’ultimo cdm si è decisa che la Dad è disattivata per gli studenti vaccinati o guariti, si è finalmente aperta una nuova fase.

Anche se ci vuole il green pass per prendere il caffè,andare sui mezzi pubblici, e muoversi senza vaccino è impossibile.

Così i toni da caccia alle streghe,da stalinismo vaccinale,da esaltati per il disprezzo verso chi mette in pericolo la salute degli altri con tanto di suggestione mediatica filo governativa,con il calo dei contagi si sono affievoliti.

Ma la tribù dei cinquantenni e oltre è stata messa nella riserva indiana degli ultimi dei mohicani.

Da oggi i 50enni senza green pass ,infatti, saranno multati con SMS da cento euro a campione.

Se non possono andare al lavoro perché senza vaccino,perdono la retribuzione dal 15 febbraio e in più si beccano multe salate.

In pratica è stato introdotto l’obbligo.

La curva pandemica in discesa in tutte le regioni non può far dimenticare che Omicron ha fatto un macello di contagi fra studenti e bambini: per fortuna che il vaccino c’è, lo scrivo senza ironia.

Riaprono a metà gli stadi,ci si augura l’autoregolamentazione delle quarantene,si guarda alla primavera come possibile stagione della libertà relativa: non occorre quindi girare il coltello nella piaga dell’untore.

E poi l’obbligo vaccinale per gli over cinquanta,colpisce,con il prolungamento dell’età lavorativa, milioni di persone che hanno bisogno di lavorare.

Siccome la pandemia ha accresciuto le disuguaglianze,come ha sottolineato anche il presidente della Repubblica ieri a Montecitorio nel giorno del suo giuramento, si cerchi di rendere meno difficile la sopravvivenza dei cinquantenni meno abbienti.

È silente invece la fondazione Dubbio e precauzione di Cacciari e Freccero.

Prospettava la dittatura sanitaria e il reset mondiale della psiche: qualcosa sulla nuova fase dovrebbe dirla.

NB.i bambini più che il terapeuta o il vaccino hanno bisogno di non essere emarginati nella miseria delle infanzie violate.

Ogni giorno si scoprono povertà da terzo mondo fra i pargoli, se questo non è un paese per vecchi…

2.2 La quiete dell’impotenza dopo la tempesta dell’insipienza….

Hai voglia,adesso, a dire che Sergio Mattarella non doveva accettate il reincarico.

Oggi a bocce ferme sono tutti più tranquilli,inutile fare finta di niente: dai mercati finanziari ai mercatini di quartiere si tira avanti coi problemi di sempre.

Cioè si tira avanti.

Accettare il dato del fallimento dei partiti non è catastrofismo, è una verità di fatto accettata dai partiti stessi che si stanno già organizzando per le future elezioni.

La faccia di bronzo della spartitocrazia ci dice che non ci si può fidare della finta democrazia: la fiducia degli italiani verso i partiti è la più bassa di sempre.

Non è una cosa rilassante constatare che dall’elezione di Napolitano nel 2013,dieci anni fa,il sistema si sfarina sul piano istituzionale.

Ora il governo Draghi può andare avanti nella sua mission possibile :lotta alla pandemia e messa a terra dei 45 progetti del Pnrr( uso il linguaggio artefatto degli addetti ai lavori, curatori fallimentari della normale amministrazione).

L’economia nel 2021 è decollata,in un giorno siamo rinati, Sanremo ci riporterà al centro del mondo,si sta pensando ovviamente ad una nuova legge elettorale che garantisca un posticino a tutti.

Il tempo sospeso e dilatato nella guerriglia di Palazzo non ha certo favorito l’ottimismo sulla sorte futura,ognuno dei contendenti ha cercato di salvare il proprio potere e il proprio elettorato.

Il Paese dalla lacrima sul viso,che vuole una rivoluzione radicale senza cambiare il sistema fiscale, è pronto per l’ennesima risoluzione gattopardesca.

Forse si formerà un partito Repubblicano fra Lega,Fi,e Fdi,da contrapporre al PD del campo allargato: sistema maggioritario a doppio turno,oppure proporzionale con sbarramento alla tedesca.

La società civile e’ abbattuta dalla eterna crisi delle istituzioni,chi pensa alla opzione radicale, certo ha ragione.

Potremmo non andare più a votare!?

Si può fare,per autogovernarci con piattaforme on line?

O forse è meglio guardare al Portogallo con l’umiltà concreta del Premier Angelo Costa,socialista e ancora vincente.

In settimana, dal conflitto politico surreale,non solo non è morto fisicamente nessuno,ma sono morti socialmente i soliti che da queste crisi non sanno che farsene perché,come da buon capitalismo, più aumenta il PIL più aumentano le disuguaglianze.

Il PD nell’elezione del presidente si è trovato dalla parte del vincitore a sua insaputa

Gli errori di Salvini, avesse appoggiato Draghi avrebbe aperto la porta di Giorgetti alla presidenza del Consiglio,hanno spianato la strada al si salvi chi può smottando il centrodestra…

L’insistenza della Meloni su un candidato di centrodestra come Nordio ha fatto capire che alle elezioni voleva andarci di corsa per moltiplicare i voti.

Ma ha anche fatto comprendere che scarseggia di leadership presso gli altri partiti.

La sua rabbia per la rielezione di Mattarella dovrebbe far riflettere chi,da parolaio, ha avuto il coraggio di accusare il presidente di quello che ha fatto dicendo sì al reincarico .

Gigino Di Maio dopo aver chiesto lo stato di accusa di Mattarella,aver abolito la povertà,scoperto i taxi del mare,adesso guarda alla nuova Dc di Toti,Mister B,Renzi…

La fuga di Conte dal ruolo di avvocato del popolo ha significato che a forza di fare governi con la destra,la sinistra e il centro,i 5 Stelle non entreranno nei libri di storia.

I due Cinque stelle dimezzati se ne stanno dicendo di tutti i colori.

I partiti vogliono cambiare la legge elettorale,come se fosse la legge a mancare…

La situazione non è mai tragica,ma è talmente seria che i buffoni di corte non fanno più ridere.

Ma i buffoni li ha votati il il popolo.

Proletari mandati a morire dalla demagogia criminale fascista: un virus da annientare

Brano tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta,vol 1,e book gratuito da oggi fino al 4 febbraio.

Morire sulle Alpi.

Il primo contatto con la guerra fu anche il primo contatto con la totale mancanza di preparazione alla guerra.
Mancanza assoluta di un’artiglieria moderna (i pezzi d’artiglieria erano dell’altra guerra).
Gravi deficienze nel rifornimento delle munizioni. Mancanza di pezzi di grosso calibro.
Mancanza di mezzi di trasporto per le truppe e delle ambulanze per i feriti.

Mancanza totale di vestiario per i soldati che nel giro di poche ore congelarono sulle Alpi francesi; erano vestiti come fossero pronti per una battaglia in pianura o in riva al mare.
Per cui l’avanzata italiana in terra francese fu miserevole.
Le truppe italiane che puntavano su Nizza furono fermate a Mentone, l’offensiva sulle Alpi si rivelò catastrofica, come abbiamo accennato in precedenza.
Lo stesso Starace, segretario del PNF, di ritorno dal fronte alpino disse che l’attacco alle Alpi aveva documentato la totale impreparazione dell’esercito, l’assoluta mancanza di mezzi offensivi, l’insufficienza completa nei comandi.
Secondo Starace si erano mandati gli uomini incontro ad una inutile morte due giorni prima dell’armistizio: ma le lacrime di coccodrillo di Starace urtavano contro il volere del Duce che esigeva qualche centinaio di morti per sedersi al tavolo della pace.
“Il comando militare sa che solo un terzo dei soldati è pronto a combat- tere ai primi di giugno e piange sull’addestramento, sui mezzi ma c’è qualcosa d’altro e di più grave: dal 1935 il paese vive in uno stato continuo di tensione, di eccitazione che può aver creato nella piccola borghesia in cerca di posti una certa attesa del nuovo, una certa liberazione dal mediocre tran tran quotidiano, ma che ha diffuso fra i ceti popolari una stanchezza mortale. Operai e contadini si sono resi conto che l’imperialismo non paga, nel senso che a ogni conquista territoriale, a ogni vittoria è seguito in patria un inasprimento delle condizioni di vita, nel migliore dei casi una stagnazione (…) C’è stato per anni uno sforzo suppletivo che nessuno ha calcolato in moneta e misurato in orario, ma la gente ne è stremata, la voglia di combattere, posto che l’abbia mai avuta, se ne è andata con le pene di ogni giorno”
Cfr. Giorgio Bocca, Storia d’Italia nella guerra fascista, op. cit. pag. 148

Poca voglia di combattere, dunque, da parte di un esercito di “otto milioni di baionette” che non hanno nemmeno le divise invernali per reggere il freddo delle Alpi occidentali nel mese di giugno.

Eppure Benito Mussolini, convinto di fare una guerra per finta, si butta in una disarmante strategia di ordini e contrordini tale da portare in modo criminale i soldati italiani a morire per nulla.
Ogni giorno cambiava idea su dove attaccare e come attaccare: voleva cambiare lo schieramento difensivo in quello offensivo in tre giorni. Stizzito dal bombardamento di Genova dopo la dichiarazione di guerra, ordinò un’offensiva generale a Badoglio, ma la guerra vera iniziò solo due giorni prima dell’armistizio.
Così, mentre la Francia stava collassando, i successi italiani furono davvero miseri, nonostante la propaganda interna facesse di tutto per far risaltare le splendide vittorie mai avvenute.
Questa contraddizione fra una guerra che non si voleva combattere e l’ambizione mussoliniana di insegnare agli italiani l’arte della guerra, portò un senso di angoscia e frustrazione prima di tutto fra i gerarchi fascisti e i ministri del regime.
Al Piccolo S. Bernardo saltarono sulle mine anticarro francesi i piccoli carri armati della divisione Trieste, sul Moncenisio ci fu una piccola avanzata combattendo casa per casa, parziali successi furono ottenuti nella zona del colle Maddalena e nella valle Roja si arrese il forte delle Traversette.
Lungo la costa, come abbiamo accennato, l’offensiva si fermò a Mentone.
La frontiera francese era stata valicata, ma il sistema offensivo del nemico aveva tenuto, nonostante Mussolini avesse esortato le nostre truppe a “incalzare il nemico”
Una foto testimonia quello che accadde nella breve battaglia contro la Francia.
Davanti al semplice monumento di un piccolo villaggio alpino occu- pato dalle truppe italiane, si vede un soldato italiano rendere omaggio ai caduti francesi deponendo dei fiori ai piedi della statua.
Anche se Mussolini e qualche gerarca in attesa di facili promozioni incitavano alla guerra, non vi era la minima animosità nell’esercito che invasa la Francia, doveva mettere pure in soggezione Inghilterra e Germania!

Così si arrivò all’armistizio di Villa Incisa con la coscienza tranquilla, in fondo con 59 ufficiali e 572 soldati morti, 2.500 feriti, e 2150 colpiti da congelamento, il volere mussoliniano di sedersi al tavolo della pace con un centinaio di morti, era stato esaudito.
Il 24 giugno l’Italia presentò il conto ai francesi, ma gli stessi plenipo- tenziari d’Oltralpe rimasero meravigliati dalla loro mitezza.
In realtà era stato Hitler a consigliare agli italiani di andarci piano, non voleva inasprire i rapporti con Pétain in senso di collaborazionismo fascista contro De Gaulle e si rendeva conto che gli italiani prima uscivano dalla guerra, prima la Germania ne avrebbe tratto profitto.
Non sorprenda che l’armistizio fra Italia e Francia sia stato firmato a Roma il 24 giugno 1940, fra Badoglio e il generale Huntziger.
Il 18 giugno, ad una settimana dall’entrata in guerra dell’Italia, Hitler chiamò a Monaco Mussolini e Ciano per intavolare le trattative coi francesi.
Hitler non si oppose alle richieste del Duce (Corsica, Nizza, Tunisia, Gibuti, occupazione della Francia meridionale fino al Rodano), ma non volle consegnare agli italiani la flotta francese.
Quando Mussolini tornò a Roma decise di dare il via all’offensiva sulle Alpi senza alcun successo.
Alla fine gli italiani rimasero a occupare le zone di confine conquistate, in più veniva garantita una zona smilitarizzata di 50 Km.
Mussolini tentò di far credere che l’Italia avesse fatto vantaggiose con- quiste per il suo impero, ma il sogno di grandezza italica si era già spento in tutta la penisola.
Ciano sul suo Diario il 25 giugno annotava: “In Italia non si conoscono ancora le condizioni dell’armistizio, ma già le voci serpeggiano e creano un notevole disagio. Si credeva a occupazioni immediate e gratuite; si pensava che tutti i territori non conquistati con le armi passassero a noi in forza dell’accordo. Quando il documento sarà pubblicato la delusione crescerà ancora”.

29.1 – Sergio Mattarella presidente…salvato il salvabile….

Con una risultato di 759 voti Sergio Mattarella è stato riconfermato presidente della Repubblica.

Aveva altri piani,the president,ma poi ha accettato l’invito dei falliti della politica che erano disperati al punto di rinunciare al week -end.

Dopo Napolitano nel 2013,per la seconda volta, il Parlamento va oltre il mandato costituzionale dei sette anni per manifesta impotenza ad eleggere un nuovo presidente di alto profilo garante dell’unità nazionale.

Il governo delle larghe intese ne esce indebolito,non avendo avuto la forza di candidate Draghi,per paura di andare a elezioni anticipate.

Tutta la classe politica ha dato prova di nullità tattica e strategica.

Da Bolzano a Lampedusa il grido di dolore e’ stato unanime verso la classe politica:buffoni,pagliacci, incompetenti,perdigiorno,figli di…eccetera.

Dagli stessi palazzi, da destra a sinistra, l’autoflagellazione è stata di rito:stiamo dando dell’Italia un’immagine pessima,il caos è immanente.

Poi oggi pomeriggio la salita al Colle dei capigruppo parlamentari,senza Fdi, la telefonata di Draghi al Quirinale, l’accordo fra i partiti.

Tutto così rimane uguale,almeno fino alle elezioni del 2023, così come auspicava la maggioranza degli italiani.

In settimana il qualunquismo sedato da una buona educazione civica ha rimesso in pista il già visto:vaffa per tutti i fallimentari attori del presente, compreso Grillo e i 5stelle ex detentori del brevetto.

Ma è un conatus di rigetto,che non conta un fico secco.

In fondo,in fondo se non hai il Covid o altro,se non devi destreggiarti su un’impalcatura,se non sei in mezzo al mare al gelo o in un campo di pomodori a morire di fatica, la vita istituzionale della Repubblica,nel bello e nel cattivo tempo,ti può coinvolgere come passatempo in attesa di Sanremo o di vedere Vlahovic con la Juve.

Questa è la vera forza dei grandi elettori: il Razzi pensiero,il” fatti i fatti tuoi”, ha trionfato nella banalità in modo trasversale , anche se fa piangere l’ipocrisia dei partiti, che ora si intestano il merito della rielezione con pacche sulle spalle per il pericolo scampato.

Dopo il flop del centrodestra sul nome improponibile della Casellati , indicativo del fallimento di mister Papeete,che voleva dare un segnale al governo perché lui voleva il primato sulla Meloni, lo stesso Capitano ha perorato il ritorno al Colle di Mattarella.

Da qui la svolta anche di Tajani per Forza Italia,di Conte per i 5 stelle,mentre PD e sinistra in genere non potevano fare altro, perché vista la mal parata il democristiano Sergio Mattarella era il candidato più degno.

Comunque il ruolo di cortigiano,burattino o burattinaio è sempre meglio della sciagura di turno:essere cittadini normali fuori dal dualismo cosciotto di maiale e trancio di pesce spada che si consuma al ristorante dei grandi elettori a prezzi calmierati.

In termini meno culinari.

Il macigno su questa elezione è stato semplice: la riduzione di deputati e senatori dopo le elezioni del 2023 manderà a casa più di 300 parlamentari.

Andare a casa subito per il peones anonimo di Montecitorio significa perdere 12 mensilità e future prospettive.

La legislatura comunque vada,sembra in serio affanno, l’inferno della politica di Palazzo si spera non porti maggior caos nella società civile già provata di suo.

Dal niente non nasce niente,e questi sono nell’insieme un nulla terrificante, per chi crede nella democrazia.

La Meloni voleva andare a votare perché a questo punto potrebbe pure vincere le elezioni,la sua coerenza di donna di estrema destra è intatta.

Giorgina adesso chiede la rifondazione del centrodestra,Salvini e Giorgetti un rimpasto a Draghi,Conte se la vedrà con Di Maio…….e i grandi elettori con il trolley hanno lasciato Montecitorio.

Vai Sergio…

27.1- La Shoah fu decisa dal ghota dei criminali della storia dell’umamità……

IL TERRORE DEL NUOVO ORDINE

Brano tratto da 1942 Nuovo Ordine e prime sconfitte dell’Asse in 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta di Pierluigi Raccagni

Era molto bello starsene a Wannsee, un sobborgo berlinese, con tanto di laghetto annesso.

In fondo Roosevelt aveva visto giusto, era il nazismo tedesco, la Germania di Hitler il primo nemico da abbattere.

Perché a Wannsee, il 20 gennaio del 1942, si era radunato il gotha dei criminali della storia dell’umanità.

Per discutere l’operazione umanitaria (secondo Hitler qualcuno doveva prendersi l’onere di migliorare l’umanità…) al laghetto si erano dati appuntamento quindici nomi fra i più quotati dell’istituzione nazista:

Heydrich, la Bestia Bionda, maestro di cerimonie, che aveva convocato la riunione.

Il nuovo segretario del ministero della giustizia del Reich Roland Freisler, che diventò famoso come pubblico ministero dei congiurati del luglio 1944.

 Il dirigente nazista, membro del ministero degli esteri tedesco, Martin Luther, il cui compito era quello di cercare di convincere i governi europei a cooperare per quella che venne definita “la soluzione finale”.

 Adolf Eichmann, che prendeva appunti e aveva organizzato la logistica della riunione.

C’erano poi membri delle SS e responsabili dei territori occupati.

Bisognava far fuori gli 11 milioni di ebrei stanziati in Europa, spiegò la Bestia Bionda, e gli altri, spinti da tanto entusiasmo, fecero le loro proposte:

sterilizzazione obbligatoria per tutti i non ariani, scioglimento forzato dei matrimoni misti fra ebrei e non ebrei, eliminazione dei malati nei ghetti, “evacuazione”, eufemismo di eliminazione, anche per chi aveva una parte di sangue ebreo, lavoro forzato fino alla morte per ebrei capaci di tenere una pala in mano.

Gli ebrei anziani e quelli che avevano combattuto per il Kaiser con onore sarebbero stati mandati al campo modello di Theresienstadt vicino a Praga.

Insomma il programma era vasto e anche interessante, secondo i criminali del laghetto di Wannsee.

Avrebbe coinvolto medici, scienziati di tutti i livelli, biologi, soldati, filosofi, criminali incalliti, assassini di ogni risma per la manovalanza nei campi.

La chicca però era quella delle camere a gas.

L’orrore di Chełmno, dove da metà dicembre mille ebrei al giorno venivano gasati nelle terre di Polonia, era un buon esempio da imitare e semmai migliorare.

Le camere a gas, e non i camion chiusi e invasi da monossido di carbonio, vennero adottate in modo strutturale a cominciare da Bełżec.

Ad Auschwitz, già nel 1941, il sistema funzionava.

Non era più il caso, dissero i criminali del laghetto, di far distinzioni che lasciavano spazio a considerazioni benevole: distinguere fra ebrei, zingari, omosessuali, comunisti, persone antinaziste era superfluo. Così come risultava superfluo dividere i deportati fra lavoratori forzati, donne da sfruttare, bambini da far crescere in Germania: la soluzione finale prevedeva solo la morte.

Per organizzare le deportazioni Heydrich reclutò al suo progetto Adolf Eichmann, che, dopo la riunione, si mise a giocare a scacchi con lui per rilassarsi della faticosa conversazione.

Il sogno comunque si stava realizzando. Il cancro giudeo – comunista sarebbe stato annientato, il mondo, secondo i nazisti, sarebbe stato migliore.

Ma bisognava industrializzare lo sterminio.

Basta con le esecuzioni di massa, che mettevano i soldati prescelti al massacro in difficoltà.

Basta con le soluzioni locali come quelle intraprese in tutto l’est. La soluzione finale doveva essere unica, il metodo universale.

Lo Zyklon B, immesso nelle condutture di finte docce, avrebbe massacrato in un anno quasi tutti gli ebrei d’Europa. Entro la fine del 1942, provenienti dall’Europa centrale e occidentale, nonché dall’Unione Sovietica sarebbero stati uccisi 4 milioni di disgraziati.

“(…) Nei campi di sterminio, tale possibilità non esisteva. Erano creati con l’unico scopo di sterminare gli ebrei d’Europa e gli zingari. Di questi campi destinati esclusivamente allo sterminio ve ne furono quattro; il primo, il campo pilota di Chełmno (Kulmhof), fu costruito nel dicembre del 1941.

Poi, dopo la conferenza di Wannsee del gennaio del 1942, che presieduta da Reinhard Heydrich, diede la sanzione ufficiale al programma di sterminio, Bełżec (marzo 1942), Sobibór (maggio 1942), e il più grande di tutti, Treblinka (giugno 1942). Tutti entro un raggio di duecento miglia da Varsavia”.

Cfr. Gitta Sereny, In quelle tenebre, Milanoo, 1999, pag. 133.

1942 IL COLLABORAZIONISMO

Il Nuovo ordine fino al 1942 doveva rappresentare secondo i nazisti un nuovo Eden, un paradiso per la razza ariana e un inferno per i popoli impuri.

La forza delle armi aveva sottomesso quasi tutta l’Europa, ora si trattava di mettere ordine coniugando Lebensraum e razza: in altri termini, attivando un genocidio di massa per motivi economico – razziali.

Non vi era un programma definito per la fondazione di un Reich millenario, le presunte teorie erano sempre le stesse dal 1925 e si basavano, come abbiamo già ampiamente documentato, sullo sterminio dei sottouomini ebrei, slavi, comunisti e indesiderati di varia natura (tra cui malati psichici, bambini portatori di handicap), senza contare zingari e omosessuali.

Gli Untermenschen non avevano diritto di vivere, al massimo potevano lavorare come schiavi fino al loro sfinimento fisico, le loro città andavano distrutte (vedi Leningrado e Mosca, nonché Varsavia.

L’istruzione doveva essere a livello elementare, (contare fino a 500 e leggere qualche manuale ideologico del Terzo Reich).

Chi si ribellava veniva gasato a est, sterminato sul posto, annientato moralmente per tutta la vita quando andava bene.

Himmler così scriveva in una memoria le sue considerazioni sugli “elementi etnici estranei a oriente”:

“Una soluzione fondamentale ai fini della soluzione di tutti questi problemi, è costituita dall’ordinamento scolastico, vale a dire dalla cernita dei giovani. Per le popolazioni non tedesche dell’est, non può esservi una scuola superiore a quella elementare delle quattro classi. Scopo di questa scuola elementare deve essere uno solo: insegnare semplici calcoli (a contare al massimo fino a 500), insegnare a scrivere il proprio nome e la dottrina secondo la quale è legge divina che si obbedisca ai tedeschi e che bisogna essere leali, disciplinati e diligenti. Non ritengo indispensabile che vi si impari a leggere. All’infuori di questa scuola.. ripeto non dovrebbero esservene altre…”.

Cfr. Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, op. cit. n. 43 pag. 66

A Wannsee si era detto fino alla noia che la “questione ebraica era da risolversi a livello paneuropeo”, ora si trattava di mettere in atto, con spirito efficiente il dovere morale del buon tedesco – nazista: uccidere, uccidere, uccidere tutti gli indesiderati del Nuovo Ordine.

  1. In tutti questi paesi il Nuovo Ordine imponeva lo sfruttamento economico a favore della Germania, nonché la soluzione finale in itinere della questione ebraica.

In tutti questi paesi, dopo 3 anni di guerra, la Resistenza al nazionalsocialismo era quasi inesistente.

I nazisti, sempre vincitori, erano temuti, ma anche rispettati.

La supremazia della Croce uncinata aveva dimostrato quanto fosse efficiente un sistema politico che aveva sostituito la democrazia corrotta di Weimar, il Terzo Reich era poi un baluardo contro il comunismo ateo e criminale di stato.

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