Ricerca

La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

11. 4 Francia – Stop elettorale, per ora, all’ operazione speciale della reazione putiniana

En Marche di Macron vince il primo turno delle Presidenziali in Francia con il 27,6,Marine Le Pen,a questo punto eterna seconda,sta al 23,41, la Gauche radicale di Melenchon con il 21,95 fa il il botto e assicura il sostegno a Macron nel ballottaggio del secondo turno.

Questo non significa che a Parigi le forze di destra antidemocratiche abbiano perso.

Anche qui come in Italia non solo sovranismo e populismo sono trasversali a più di una formazione, ma il disagio sociale verso i partiti ha voluto dire la più bassa affluenza dal 2002 (65%) con un’astensione, si presume, anche a sinistra.

Chissà cosa pensano i fascio leghisti italioti della vittoria di Macron – Draghi che ha toppato quella di Orban alle ultime elezioni in Ungheria.

Ormai la reazione radicale poggia sulla violenza di Putin,sulla intolleranza dei diritti civili di Orban,sul neonazismo di formazione politiche che a Budapest sono entrate in Parlamento e che nell’Europa dell’est hanno seguaci dappertutto.

E soprattutto su un sistema di valori che puzzano comunque di estrema destra, anche se, come sembra, la destra assicura quei ceti andati in malora con la crisi del 2008, la globalizzazione selvaggia, l’imperialsimo delle multinazionali.

Se ci aggiungi la vittoria del presidente serbo di destra Vucic a Belgrado,la neutralità di facciata della Cina di Xi Jnping puoi capire perché in Francia il 24 aprile si giocherà una partita decisiva per l’Europa che, con tutti i suoi difetti, può assicurare un futuro che non necessariamente debba fare riferimento al sistema putiniano, o amerikano.

Se la deriva illiberale di Orban,punto di riferimento della Meloni, trionfa come nella Russia di Putin, là dove la globalizzazione mette in discussione secondo vulgata tradizioni millenarie di valori ortodossi nazionalisti, non tanto la civiltà cristiana, la vittoria di Macron,potrebbe spegnere momentaneamente il fuoco di un incendio dell’Europa che comincia dall’Ucraina.

Quindi il nazionalismo, il patriottismo, l’impegno delle confraternite della destra forcaiola sono impegnati nell’equidistanza fra profitti di guerra e populismo antioccidentale.

In Italia il populismo cova sotto la cenere anche se Grillo parla d’altro con una faccia tosta indegna di un comico di professione alla Zelensky. Gli stalinisti minoritari( 300.000 voti) quelli è tutta colpa della Nato dal 1949, l’anno di fondazione contano poco.

Le strategie della destra in Italia guardano con una certa apprensione alla deriva prettamente imperialista dell’Est Europa putiniana per via di una guerra che ha diviso il fronte di Visegrad ( Polonia da una parte e Ungheria dall’altra): è pronta a vincere le elezioni senza bisogno del fascistume locale.

Non c’è più bisogno di Forza Nuova e Casa Pound ( oggettivamente in disgrazia dopo la Camera del lavoro romana) o dei no vax fondamentalisti per attaccare la democrazia in Italia: basta il pensiero forte della criminalità di Putin per creare sfascismo.

Dal punto di vista della democrazia due anni di pandemia e la guerra hanno portato solo macerie all’interno di uno schieramento di sinistra che si ricompattava almeno sull’antifascismo.

Ogni tentativo di superare la finta guerra ideologica, partorita sulla pelle dei più disgraziati dai nazionalismi reazionari ,secondo me, trova fortuna solo in quella sinistra antagonista da sempre contro la guerra e tesa alla giustizia sociale.

Bisogna essere contenti allora che Melenchon sosterrà Macron,il presidente più vanitoso della storia di Francia.

Immagini di repertorio

8.4 La rissa sulla guerra a sinistra: homo homini lupus con falce e martello

La rissa furibonda, nella sinistra parlamentare e non, sulla guerra, ci accompagnerà fino a quando non tornerà la pace, cioè per lungo tempo

Dopo settimane di guerra nei media si trova di tutto: pacifismo sincero e rifiuto della guerra,antiatlantismo di sinistra,antiplutocrazia fascista,filoputinismo denazificante,antisemitismo,antisionismo,corsa alle armi e vai con chi vuoi.

I crimini di Bucha,secondo fonti filorusse,sono una fiction,il buon Freccero,di sinistra,sostiene che siamo nel mezzo di una guerra nella quale la sceneggiatura è stata scritta dai vaccinati microchippati.

I social più sanguinari, ma parolai, sono certamente quelli di una certa sinistra nostalgica dell’Unione Sovietica non tanto di Lenin,ma del sovietismo di Budapest,Praga dei Gulag,del colpo alla nuca,del Nkvd delle fosse comuni.

Tanto odio verso la popolazione Ucraina da parte di chi dovrebbe avere il senso del dolore,per rispetto di tutte le vittime, non si era mai visto.

Erroneamente si credeva,o si faceva finta di credere,che stare a sinistra volesse dire stare dalla parte delle vittime,dei più deboli,dei disperati.

Insomma c’è qualcosa,al di là delle ideologie e delle ragioni della storia che dovrebbe unire il comune sentire, la pietas,e non la convenienza della ‘irrilevante parrocchietta di sinistra.

Le ragioni della speranza, e non le ragioni di uno stato reazionario che nega l’evidenza dei propri massacri, dovrebbero animare la discussione dei contendenti.

Invece su Fb,vedi e leggi delle cose che non hanno rispetto alcuno per chi non pensa che la Nato non abbia spettacolarizzato le varie mattanze in Ucraina,che di tutto è lecito dubitare tranne che questa sia una guerra di aggressione,simile alla Polonia nel ’39 ,che il dove eravate quando in Siria in Iraq etc c’era la guerra imperialista americana, non lasciando indietro nessuna strage,ma dimenticando le altre.

Vince l’opinionismo più disgustoso,quasi prezzolato,taluni vogliono likes che sanno di pacca sulle spalle a tagliagole di fatto o virtuali,nel nome di un comunismo nazionalista e imperialista che uccide,fa a pezzi il marxismo, l’anarchismo,la storia del movimento operaio..

L’insulto,la diffamazione alla persona,il dare giudizi trancianti sul nazista ebreo Zelensky,sono niente : quello che nasconde tutto questo odio è il riflesso di non sopportare che il secolo scorso sia stato il secolo anche delle idee assassine,sulle quali si è scritto molto,ma dalle quali si è imparato poco.

La storia del movimento operaio e proletario è stata essenziale nell’emancipazione dell’umanità

Postulato accettato per definirsi de sinistra.

Perché allora non guardarsi allo specchio,rivedere le proprie illusioni diventati errori tragici, perché non percepire che il colpo alla nuca e il massacro dei dissidenti,per un certo comunismo staliniano polpottiano è stata una tomba per gli uomini di buona volontà?

Utopia e terrore è stato il comunismo, per chi ha un minimo senso del pudore.

Anche perché i movimenti lo avevano già urlato in mille piazze,senza bisogno di una guerra in Europa.

Si ricorda che il ’68 mise in discussione non solo le istituzioni borghesi,ma anche l ‘esperienza del sovietismo stalinista dei vari partiti comunisti.

Insomma mentre i leoni da tastiera zeppi di rancore si pensava fossero soprattutto patrimonio della destra fascio leghista, ad esempio,ora si scoprono affinità elettive con certa sinistra da catacomba e dogmatica tutt’altro che scomparsa.

Una volta l’Urss di Breznev era revisionista,la Cina di Mao rivoluzionaria,oggi …

Insomma si scoprono le tombe e si levano i morti,metafora lugubre,dove alcuni piccolissimi Stalin credono di parlare al popolo in un settarismo grottesco,crudele,arrogante che non fosse per la tragedia in corso meriterebbero una pernacchia alla Toto’.

Discutere con tutti non è difficile,ma inutile.

Putin affascina le estreme destre europee da sempre,il suo stare vs.l’Occidente assicura che sia contro i diritti delle donne,delle minoranze,del mondo Lgtb.

Piace a Steve Bannon che lo considera una tradizionalista che difende il mondo dalla corruzione,piace a Orban vincitore delle elezioni in Ungheria, amico della Meloni.

Piace alla Le Pen,al Salvini con il rosario in mano, pure a Santoro del Servire il popolo.

La sinistra post stalinista vede in Putin il nemico principale degli amerikani, come Orban, nazisti internazionalisti,fascisti di Cosa nostra si fregiano di essere contro il capitalismo.

È un autoinganno: ad Aleppo il massacro dei siriani vide compiacente gli States…

Da qui la strana e reazionaria alleanza, modello Trump, che costituisce la nuova destra con conseguenze tremende per la storia del progresso e della liberazione dallo sfruttamento.

Fascisti carogne tornate nelle fogne non di può più dire,rischi di trovare il tutto esaurito.

6.4 Storia – Fenomenologia del Male,SS e Nkvd:promemoria per fascisti putiniani

Brano tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta vol ,1 di Pierluigi Raccagni

  1. POLONIA OCCUPATA: SS E NKVD

Oscar Schindler conobbe Itzhak Stern dopo sole sette settimane dall’instaurazione del nuovo ordine in Polonia. E Stern aveva già conosciuto il significato degli editti restrittivi la razza ebraica, emanati da Hans Frank, governatore generale della Polonia. Stern, oltre a dichiarare le proprie origini, doveva portare il cartellino di riconoscimento della stella gialla ben visibile sul davanti. Le disposizioni che vietavano la preparazione di cibi ebraici trovavano Stern a disagio di fronte alla possanza di Schindler; in fondo ad un polacco ebreo toccava poco più della metà della porzione che toccava ad un polacco normale, anch’egli considerato subumano.
A proposito vediamo come la Gestapo organizzò la classificazione dei subumani e degli umani in Polonia durante i primi mesi di occupazione nazista.
La prima divisione, la più naturale divisione fra gli uomini e le donne e i bambini, era fra quelli che dovevano morire e quelli che dovevano restare in vita.

gruppi razziali:
Tedeschi del Reich 2.613 calorie al giorno, etnia tedesca 2.613 calorie. Non Tedeschi, ma idonei alla germanizzazione 669 calorie al giorno, razza mista 669.

Non Ariani – Subumani: non tedeschi, non idonei alla germanizza- zione, Ebrei per discendenza, Omosessuali, Zingari, portatori di handi- cap, malati incurabili 184.
Ci fermiamo qui, per ora.
Durante il processo di Norimberga sarà Hans Frank a dichiarare: “Non basterà un migliaio di anni a purificare la Germania dalle sue colpe”. Ma torniamo a Oscar Schindler. Quando Stern lo incontrò per la prima volta dichiarò:” devo dirle signore che sono ebreo”.
“Bene, borbottò Herr Schindler.” E io sono tedesco. Ed eccoci qua”. Oskar Schindler e Stern entrarono subito in sintonia, avevano parecchie cose in comune anche se apparentemente le distanze culturali fra i due sembravano abissali: (…) in un momento come quello, continuò Herr Schindler, per niente al mondo avrebbe voluto essere un prete, visto che la vita umana non aveva nemmeno il valore di un pacchetto di sigarette. Stern si dichiarò d’accordo, ma suggerì nello spirito della discussione che il riferimento fatto da Herr Schindler poteva essere riassunto in un verso talmudico, secondo il quale chi salva la vita di un solo uomo salva tutto il mondo”.
Cfr. Thomas Keneally, op. cit. pag. 37

Per completare il quadro il 17 settembre due gruppi di armate sovietiche mossero verso la linea di demarcazione prevista dal patto di non aggressione tedesco-sovietico del 23 agosto del 1939 che consentiva alle truppe di Stalin di poter assumere il controllo del territorio a Est.
Circa 217.000 polacchi caddero in mano ai sovietici.
E l’opportunismo di Stalin (eufemismo) lasciava piuttosto a desiderare, anzi fu un atto di vera criminalità contro il popolo polacco.
Comunque in Polonia andò così, secondo le tesi di Cristopher Andrew e Oleg Gordievskij nella loro Storia del KGB.
Riassumendo: “mentre la Gestapo organizzava la persecuzione dei nemici della razza, NKVD organizzava la persecuzione dei nemici di classe. I decreti emanati nel 1940 dalle autorità sovietiche colpivano innanzitutto trotzkisti e altri eretici del marxismo: quindi si colpiva la borghesia terriera, l’aristocrazia, sacerdoti attivi nella politica parrocchiale, impiegati di concetto dello stato (…)

Come disse il capitano Anders il compito di “decapitare la comunità” era il principale obiettivo della polizia sovietica. Furono deportate migliaia di persone in Siberia e Kazakistan, quando l’URSS venne invasa dai nazisti nel 1941 ci fu un’amnistia, peccato che la metà dei deportati era morta.
Quindicimila ufficiali polacchi perirono in campi di sterminio vicini alla patria. Il 9 aprile del 1940 a Katyn vicino a Smolensk il maggiore Solski redige un diario.
Tre anni dopo il cadavere di Solski con il diario ancora in tasca, fu scoperto dalle truppe tedesche insieme ai corpi di altri 4.000 ufficiali nelle fosse comuni della foresta di Katyn. Molti di loro avevano le mani legate dietro la schiena e una pallottola nella nuca. Tra le vittime della NKVD c’erano anche alcuni comunisti polacchi sopravvissuti alle purghe di Mosca.
Cfr. Christopher Andrew, Oleg Gordievskij, La Storia segreta del KGB, le operazioni internazionali del servizio di spionaggio più famoso e temuto al mondo, Milano 1991, pagg. 252 e ss.

Chiuse nella morsa da nazisti e sovietici, le truppe polacche continuarono a battersi con onore, anche se dietro le linee le atrocità naziste erano sempre più crudeli e ripugnanti.
Persino l’Ammiraglio Wilhelm Canaris, capo dei servizi segreti delle forze armate tedesche, protestò presso Hitler che non lo degnò nemmeno di una risposta. Le teste di morto delle SS parlavano di operazioni di polizia e sicurezza, in realtà era iniziato quello sterminio razziale che rimane una vergogna incommensurabile nella storia dell’uomo.
Così la Polonia si dissanguava fra le proteste del mondo libero imbelle, ma anche, come abbiamo più volte sottolineato, fra il disagio delle truppe combattenti in terra polacca.

Lo scopo finale della politica tedesca verso gli ebrei, ricordò Heydrich, non solo doveva essere tenuto strettamente segreto, ma avrebbe con- dotto alla soluzione finale. La Polonia andava ripulita dagli ebrei.

Fronte interno: i fascio leghisti che detestano i migranti neri, ora pontificano sui profughi bianchi…

Non è cinismo il voltafaccia di Salvini e Meloni sui progughi ucraini.
A parte il fatto che l’altro ieri 90 migranti sono morti nel Canale di Sicilia e che il 12 marzo un barcone rovesciatosi nel Mediterraneo ha causato 70 vittime, a parte che l’Europa che piange sui bambini di Kiev se ne frega delle torture in Libia da sempre, oggi gli amici di Putin sovranisti e nazionalisti, nonchè fascisti endogeni fanno parte ormai del partito “aiutiamoli a casa nostra”.

Perché comunque gli ucraini non sono neri o musulmani.

Il voltafaccia di chi sosteneva che i migranti africani ci avrebbero invaso a milioni, che la nostra cultura fondata sulla civiltà cristiana ( Santanchè),sarebbe stata sottomessa all’Islam fondamentalista, la dice lunga sulla consistenza dell’apparato ideologico della destra italiana.

Salvini, che prega con il rosario in mano per l’Ucraina, è lo stesso che nei tribunali italiani ha rivendicato che la sua missione era quella di salvare i confini italiani da centinaia di donne e bambini africani, che sulle navi stavano aspettando dal capitano del Papeete un gesto di pietà per sbarcare in Europa.

L’Africa per gran parte del mondo, non solo Occidentale, è una cloaca dove scaricare il tutto.

Crisi alimentari,climatiche,saccheggio di materie prime,paradiso delle lobby delle armi:dall’Africa non si fugge per turismo.

Lì,secondo i maestri di pensiero fascisti e putiniani – rossobruni, che strizzano l’occhio allo zar non ci sono proletari: solo morti di fame, straccioni ,opportunisti che vengono a togliere il pane ai poveri italiani.

L’autarchia proletaria ha visto in questi anni anche vari partitini vetero-comunisti sposare la linea leghista del prima gli italiani

Sono irrilevanti dal punto di vista elettorale e si notano perchè non partecipano alle manifestazioni pro Ucraina: sono per il coreano Kim,forse per Lukachenko, sono relitti alla deriva del buon senso comune, non certo comunista.

Ma tanta gente, milioni, che ha sempre ballato sul nazionalismo reazionario del “siamo italiani coi nostri valori”,ora che la nazionale di Mancini è out dai Mondiali, sono rimasti orfani di quel “Dio patria e lavoro”fatto proprio dalla reazione stracciarola di casa nostra.

Giorgina Meloni,quale guida del Partito dei conservatori e riformatori europei, ancora una volta ha brillato per astuzia politica, sottolineando che i profughi veri sono quelli ucraini.

Il fronte interno comunque regge, Meloni è prima nei sondaggi, i prezzi salgono,ma c’è la guerra: quelli che fanno finta di stare in un paese in guerra con l’elmetto sulla testa sono pronti alle vacanze pasquali.

Salvini che continua a perdere terreno e che in Polonia è stato cacciato da un sindaco di destra per il suo appoggio a Putin aveva il 34 per cento dei voti,oggi ne ha la metà..

Quando in Italia bussavano quelli che vengono dalla guerre in Medio Oriente il bugiardo fascio leghista amico di Putin parlava di respingimenti, aveva deciso che lì la guerra non c’era….

Quando lo sceriffo di Voghera uccise a sangue freddo un migrante esaltò l’uso delle armi,oggi è un pentito….opportunista e di facciata innominabile

In compenso mister B si è defilato da Putin,senza mai nominarlo:la faccia tosta non invecchia.

Basta questo e avanza per capire che con Putin,Salvini, Trump,Le Pen, Orban,Erdogan, Nato o non Nato,etc,la reazione è una vera internazionale nera.

Razzista e antidemocratica.

1.4 Storia – La falsa pace di Hitler richiama quella del dittatore Putin..a volte ritornano

Brano tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta vol.I Pierluigi Raccagni

  1. LA FALSA PACE DI HITLER

Mentre la Germania nazista annientava la Polonia e Stalin si crevolteava il suo scudo protettivo antitedesco, la Francia e l’Inghilterra, al di là dello sdegno, non fecero poi molto per aiutare la Polonia.
E sì che c’erano stati accordi ben precisi fin dal 19 maggio del 1939. Poco dopo la rottura del trattato tedesco-polacco, il ministro della guerra polacco si recò a Parigi per incontrare il generale Maurice Ga- melin.
L’intervento della Francia avrebbe dovuto svolgersi in tre tempi secondo il protocollo d’intesa firmato il 19 maggio: esecuzione immediata di un’offensiva aerea, intervento offensivo su obiettivi limitati, piano offensivo verso il quindicesimo giorno.
Ma Daladier voleva evitare bagni di sangue e ci riuscì.
Basta pensare che nei primi quattro mesi di guerra la Francia nel 1914 aveva perso 450.000 uomini e nei primi quattro mesi del 1939, 1434.
La prudenza francese, dunque, era più che giustificata.
La Francia non aveva grandi unità blindate, non aveva una grande fan- teria motorizzata, non aveva aviazione tattica, né grandi contingenti di paracadutisti.
Anche gli inglesi, pur nella loro caparbia posizione antifascista. ave- vano inviato nel mese di settembre solo 6 divisioni nel continente. Poca cosa di fronte alla linea Sigfrido dei tedeschi.
Una volta conclusa la campagna, la Wehrmacht cominciò a trasferire le sue divisioni vittoriose verso Ovest, per presidiare appunto quella linea Sigfrido che doveva sbarrare la strada a inglesi e francesi, anche se fra l’8 settembre e il 1° ottobre, non aveva fatto quasi nulla per aiutare i polacchi.

E il 6 ottobre Hitler in un discorso a Berlino fece la parte del pacificatore, che tanto piaceva a Mussolini e con più sincerità a tutti i popoli dell’Europa, che di guerra non ne volevano sentir parlare.
Il Führer sollecitò il riconoscimento della Polonia, la sospensione delle ostilità, l’apertura di negoziati e compensi coloniali.
La suggestione di pace, manipolatrice, truffaldina e grottesca era un modo per continuare la guerra.
Si videro iniziative veramente ridicole, se non fossero state preludio di una tragedia.
“Noi non vogliamo fare guerra ai francesi” vi era scritto sui cartelloni che i tedeschi innalzavano sulla sponda tedesca.
Radio Stoccarda mise in onda slogan propagandistici che si direbbe oggi erano slogan di buonismo a buon mercato tipo” gli inglesi danno le loro macchine, i francesi i loro petti”
E poi, tanto per non farsi mancare nulla, si arrivò al clou della politica spettacolo: aerei tedeschi, sorvolando il massiccio centrale francese lan- ciavano manifestini che riproducevano il discorso del Führer del 6 ottobre davanti al Reichstag: “io ho cercato soprattutto di disintossicare i rapporti con la Francia in modo da renderli sopportabili per entrambe le nazioni. Ho già precisato, nella maniera più esplicita, le esigenze tedesche in proposito e non mi sono mai allontanato da questa dichiara- zione…ho rinunciato a riproporre il problema dell’Alsazia-Lorena, non per essere stato costretto, ma perché questo problema non costituisce in alcun modo una questione che possa mai pesare sui rapporti (…) La Francia lo sa.
È impossibile che un solo uomo di stato francese possa dichiarare che io abbia mai presentato alla Francia un’esigenza incompatibile con l’onore della Francia o con gli interessi francesi.”
Cfr. Claude Bertin, La sconfitta della Francia, Ginevra 1972, pag. 35

La propaganda nazista mirava a demoralizzare le truppe francesi.
Il fronte era sorvolato da aerei che lanciavano volantini riproducenti alcuni passi del discorso di Molotov dell’ottobre, i quali gettavano la responsabilità della guerra sui guerrafondai inglesi e francesi.

L’interrogativo che prevaleva su un’opinione pubblica francese angosciata per una nuova guerra era “se valesse la pena morire per Danzica o per l’Inghilterra”.
Hitler era ben contento che le potenze” plutocratiche e guerrafondaie” come Francia, Inghilterra e Stati Uniti rifiutassero le sue offerte di pace, così aveva modo di preparare quella guerra totale che era la sua massima aspirazione storica.
E così i tedeschi cominciarono a fare sul serio in fatto di armamenti. Per dispiegare tutta la potenza teutonica era necessario utilizzare le materie prime e importare quelle che riceveva dalla Russia.
Hitler si preparava a fare le cose in grande.
Fra un po’ la guerra fasulla sarebbe stata il migliore dei mondi possibili.

  1. IL COMPLOTTO DI ZOSSEN

Il Führer voleva fare la guerra alla Francia, attaccare l’Occidente, vendicare Versailles, distruggere la Polonia, annientare gli ebrei, pensare a liquidare il comunismo internazionale…continua

https://www.amazon.it/gp/product/B07J1XNJWG/ref=dbs_a_def_rwt_hsch_vapi_tkin_p1_i0


30.3 Storia – L’Armata rossa combatteva la guerra proletaria, non quella fascioputiniana

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta vol 2 Pierluigi Raccagni.

Quando Stalin aveva promesso di trasformare l’Urss in un campo di battaglia non aveva di certo fatto retorica, ogni aspetto della vita quotidiana era stato trasformato, gli operai dovevano lavorare sessantasei ore alla settimana, tutto era stato subordinato alla produzione di armi o rifornimenti per l’Armata Rossa.

Ora si trattava di attuare la riconquista, ma anche la vendetta spietata contro coloro i quali avevano trattato i russi come subumani:

“Göring, circa nello stesso periodo, si lamentò con Ciano di casi di cannibalismo fra prigionieri russi, aggiungendo ridendoci su, che adesso stavano un po’ esagerando, avevano mangiato persino una sentinella tedesca! La politica di Hitler, nel periodo prima di Stalingrado mira chiaramente a dimostrare la natura d’Untermensch dei russi, riducendoli precisamente al cannibalismo.

(…) Quando noi gli gettammo un cane morto seguì uno spettacolo da far vomitare. Strillando come pazzi, i russi si gettarono su quell’animale, facendolo a pezzi con le mani nude (…) Si cacciavano in tasca le budella, una specie di razione d’energia”.

Cfr.A. Werth, op.cit.pag.684

Nel 1944 l’Armata Rossa riconquistò le zone occupate dai tedeschi e verificò cosa questi avevano fatto alla popolazione civile. I prigionieri tedeschi e tutti quelli che capitarono sotto il dominio dell’Armata Rossa pagarono il massacro dei nazisti.

1944 LENINGRADO LIBERATA

A Leningrado il peggio era passato.

Nel gennaio del 1943 i sovietici avevano ripulito gli ultimi nidi di resistenza tedesca sulle sponde del Lago Lagoda, si era aperto così un corridoio largo dagli 8 agli 11 chilometri, attraverso il quale Leningrado ritrovò un contatto con il resto del Paese.

Il blocco attuato dai nazisti, che aveva causato la morte per fame di migliaia di cittadini, finalmente si era spezzato.

150

L’assedio però continuava, la vita nella città era estremamente pericolosa perché i tedeschi intensificarono i loro bombardamenti, sia con l’artiglieria, sia con l’aviazione: nel settembre del 1943, a causa delle devastazioni naziste, furono chiusi scuole e locali pubblici.

Insomma il ritorno alla normalità era iniziato, ma procedeva molto lentamente.

La certezza di poter contare su un sostanzioso approvvigionamento consentì alle autorità un ulteriore aumento delle razioni, il treno che passava coi rifornimenti portò un po’ di sollievo e felicità ai leningradesi rimasti in città.

Ora però si doveva passare all’offensiva

Il generale Govorov era ottimista; nel 1941 Leningrado aveva fermato i tedeschi, nel 1942 non si era ceduto un palmo di terreno, nel 1943 il blocco era stato spezzato. Ora bisognava concludere l’operazione con la liberazione totale della città dall’assedio.

L’operazione invernale fu decisa dallo Stato Maggiore del Fronte di Leningrado a settembre, con il placet di Mosca.

A guidare l’ennesimo tentativo di rompere l’accerchiamento furono inviate alcune star del firmamento dell’Armata Rossa.

La seconda Armata d’assalto fu affidata al generale di divisione Fedjuninski, già distintosi sul fronte di Leningrado e la 42a Armata al generale Ivan Maslennikov.

Il primo obiettivo dei sovietici era la riconquista di Gatcina, per costringere i tedeschi ad abbandonare Mga, se non volevano cadere nell’ennesima sacca.

L’”Operazione Neva”, questo il nome in codice dell’attacco sovietico, scattò il 14 gennaio con un bombardamento che colpì le linee tedesche con 100.000 proiettili, poi partirono fanteria e mezzi corazzati alla volta delle postazioni fortificate dei tedeschi.

Per oltre due giorni le difese tedesche riuscirono a tenere testa all’offensiva, fino a che il 18 gennaio i sovietici occuparono Puskino, Krasnoje Selo e Gatcina.

151

Il giorno seguente avvenne il ricongiungimento a Ropscia fra le truppe di Maslennikov e quelle di Fedjuninski: i tedeschi si ritirarono verso i paesi Baltici.

Il 27 gennaio, giorno della liberazione di Leningrado, le salve di 300 cannoni celebrarono la ritrovata libertà dopo un assedio durato 882 giorni.

Leningrado “ce la fece”, nonostante gli errori grossolani della mancata evacuazione iniziale della città, nonchè della sottovalutazione dell’assedio nei primi due mesi e del mancato accumulo di riserve alimentari.

Affermare, come è stato scritto da alcuni storici, che la resistenza di Leningrado fu determinata dal terrore staliniano che impedì alla città di dichiararsi “città aperta”, è folle perché sottovaluta quella commistione fra patriottismo russo, ardore rivoluzionario e organizzazione sovietica che fece di Leningrado una città “particolare”, che non adorava tanto Stalin quanto il proprio ruolo di culla della Rivoluzione.

Una città “di sinistra”, come si dice, come nel caso della poetessa antistalinista Olga Bergholc, che non mancò mai di nutrire grandi speranze nel sovietismo.

“Nel fango, al buio con la fame e la tristezza Quando la morte, come un’ombra ci seguiva,
così felici siamo stati e una tale libertà selvaggia abbiamo respirato che i nipoti ci avrebbero invidiato Che viva e regni ora e per sempre
la gioia semplice dell’uomo

fondamento della difesa e del lavoro immortalità e forza di Leningrado! Sorelle mie, compagni, amici e fratelli…

19,2,29.3 – Dimenticare Kabul,il Kazakistan,le morti in mare:e voi dove eravate?

Questo è un mio post del 19 febbraio.Quando su Fb mi vengono a dire dove eravate quando la Nato..mi sento strano.

Perche io so dove ero.

Delle donne di Kabul,alle prese con una segregazione medievale dei loro diritti, su stampa e social non c’è quasi più traccia.

Normale si dirà:nessun dramma è indispensabile e la vita continua.

Di quello che è accaduto in Kazakistan, dove un vecchio regime ,reliquia di un socialismo reale, ha sparato sulla folla che protestava contro l’aumento del gas e dei prezzi con il plauso di Cina e Russia, interessate alla ricchezza del sottosuolo, non si sa se sia accaduto veramente.

Di quelli che continuano ad annegare nelle acque gelide del Mediterraneo e della Manica forse tre righe di agenzia bastano alla bisogna.

(Mentre l’ennesimo sondaggio pubblicato su Domani il 16 gennaio ti dice che l’Italia è al quarto posto nel mondo per avversione ai migrati che rubano il lavoro: il messaggio lego – xenofobo sembra sia diventato coscienza normale nazionale).

Tanto per sottolineare l’importanza della solidarietà internazionale.

Ci si chiede se Berlusconi diventerà il presidente della Repubblica delle banane,questa è la grammatica istituzionale,si dice,che fa ascolto e che mette mister B nell’autobiografia della nazione.

Un bello spettacolo di educazione democratica per sensibilizzare le menti delle giovani generazioni che di questo scempio non hanno colpa e alle quali si era aut è proposto pure un bonus per lo psicologo ,( lo psicologo a scuola è nell’organico di diritto in parecchi paesi europei..)

E’ vero che nella storia recente si è visto di peggio.

Le montagne di morti di guerre dimenticate fredde o calde, di palestinesi,curdi,neri,indios etc,

E che l’uso di armi chimiche contro i villaggi sciiti nella guerra Iran – Irak erano scandite dalla musica dei Duran Duran venti anni fa,niente di nuovo.

Ma che pure la sinistra, che scalpita per un presidente non divisivo,non dimostri un minimo di considerazioni verso le notizie del nostro inferno mondano per dedicarsi in toto alle scemenze dei politici ( non della politica),la dice tutta sul malessere irreversibile delle telefonate di scouting di Sgarbi per Berlusconi for president.

Diciamolo chiaramente: la politica estera vista anche come solidarietà e fratellanza pure in senso umanistico è ormai appannaggio solo del papa e dell’associazionismo del volontariato..

Se i padroni del vapore mettessero lo stesso impegno a contrastare la povertà che deriva da guerre e imperialismo, senza dimenticare il Covid ovvio, avremmo una speranza in più e una certezza in meno.

La certezza in meno è che non si distingue più ciò che conta da ciò che è ordinario, addirittura banale.

E’ un vuoto di orribile alienazione verso quella quotidianità che riduce tutto in cenere .

Forza ragazzi,forza Silvio facci sognare, che la nebbia agli irti colli piovigginando sale…

28.3 Spendere in armi e calpestare i proletari in nome di un Impero, con il tifo dei reazionari in maschera…

In Cina Xi jinping si è autoproclamato il Mao del XXI secolo,in Russia Putin e’ lo Stalin dell’età dei consumi miliardari della borghesia imperialista, l’ Europa oscilla fra la vendita di armi e la paura di restare a secco con gas e petrolio.

Cina e Russia non dialogano più nel nome di Lenin o Mao,ma nel nome del capitalismo delle borghesie nazionaliste e delle disuguaglianze abissali fra ricchi e poveri.

Tutte cose che si sanno senza bisogno di arrampicarsi nei cieli della politica.

Il verbo mediatico che sta dominando il pianeta è quello classico, che piace a chi segue la guerra dal divano di casa, come tifasse per una squadra di calcio con il sangue agli occhi.

Una guerra che accompagni innanzitutto il ritmo della critica all’atlantismo,ma preservi i bancomat del libero mercato in nome del siamo tutti contro la Nato,giusto,ma non siamo “quasi”del tutto contro Putin,ma Zelensky è un buffone filo yankee,e pure ebreo.

E vero e sacrosanto ricordare che gli Stati uniti ci misero tutta la loro perfidia ad aiutare nel 2014 pure i nazisti del Donbass per scaricare dal governo un fantoccio di Mosca.

Ma questo non significa non riconoscere in Putin un aggressore assassino: trovare una via di uscita alla guerra facendone una questione identitaria di presunzione personale,o un’avversione assoluta verso la liberal – democrazia è poi da demagoghi e parolai.

Soprattutto da parte di comunisti con vitalizio liberal…

I tantissimi improvvisatisi esperti di Covid ,ora diventati la bavosa vulgata della politologa da talk -show o Fb,danno consigli ai capi di stato,a chi combatte sotto le bombe, addirittura a chi fugge dalla guerra con i bambini in braccio.

Tifano per la Disneyland del Komunismo , sognano un’Ucraina denazificata che va da Mariupol a Odessa,lussi per chi non si mette dalle parti delle vittime: come dicevano mia nonna e Gino Strada nelle guerre dei signori la povera gente perde tutto.

Tanto i capitali che contano,quelli privati dei gerarchi putiniani ,dicunt analisti di vario genere,sono già transitati in cripto valute,in tradizionali beni rifugio, come oro,metalli preziosi,azioni di multinazionali oggi però colpite dalle sanzioni, in fabbriche d’armi,ecc

Durante il Nuovo ordine del nazismo milioni di schiavi che lavoravano in Germania permisero alla popolazione tedesca un livello di vita che quasi tutta Europa si sognava.

Così il contare e rinfacciarsi i morti, ma parallelamente contare i profitti e il consenso nazionalista interno, è tutt’uno con una visione del mondo faziosa, sanguinaria,fatta di minacce,di interessi di pochi, dove,per dirla alla Heidegger” solo un dio potrà salvarci.”

Perché alla fine rimangono i profitti per i miliardari,la povertà per i proletari e i cimiteri per chi ha avuto la sfortuna di essere nato russo o ucraino nel momento sbagliato in questa guerra.

Il principio di realtà di questa guerra è tautologico: la guerra sporca.

Chi conosce una guerra pulita se non quelle rivoluzioni che hanno portato l’umanità a vivere meglio perché hanno cancellato schiavismo, servitù della gleba,malattie,razzismo, nazionalismi,fascismo di vario genere?

(Visco di Banca Italia ha dichiarato che tra pandemia e guerra ci saranno milioni di poveri in più ..in Europa, però poi chi non manda armi è un disfattista antiresistenziale.)

E quella contro il nazifascismo è stata l’unica guerra santa a difesa della civiltà.

La guerra di Putin non solo non ha futuro,ma comunque finira,’ seminerà odio,vendette,mal di vivere per decenni proprio fra due popoli,quello russo e ucraino che sono come noi:vogliono vivere nella relativa pace del regno degli uomini.

Gino Strada,ci manchi

25 3 Goebbels fu comunista, oggi sarebbe uno show man imperialista da nucleare (tattico..)

Ha destato attenzione lo show di Vladimir Putin allo stadio di Mosca per l’anniversario dell’annessione della Crimea.

Certamente ha ricordato le grandi adunate hitleriane dove il consenso verso il Fuhrer coincideva con la promessa di guerre nazionaliste e anessioniste.

Putin, con microfono in mano ha promesso lacrime e sangue agli ucraini,i suoi continui riferimenti al nucleare tattico in seguit sono simili alle V1 e V2 naziste su Londra nel 1944.

Per chi ha stomaco, oppure si interessa di storia criminale, è utile leggersi ” I diari di Goebbels”, oppure “Hitler e il nazismo di J.Fest, oppure la “Storia del Terzo Reich” di Shirer, oppure Kershaw il e i suoi numerosi libri sul nazismo per citare solo alcune fonti fra le migliaia di pubblicazioni.

Scoprirà che per Putin la categoria attribuitagli di nazista,pur essendo una semplificazione nella materia non è un insulto gratuito nella forma, per dirla all’Aristotele.

Goebbels, un vero idealista del male, laureatosi in filosofia a Heidelberg aveva ostentato simpatia per il Kpd,il partito comunista tedesco.

Per sua stessa ammissione l’ incontro con Hitler fu come la conversione di S.Paolo sulla strada di Damasco.

Joseph fu colpito dalla provenienza plebea di Hitler e nel contempo dall’erudizione di un autodidatta che sapeva di tutto,ricordava tutto e parlava con una carisma che incarnava la volontà di potenza del Reich tedesco.

Se uno decodifica il discorso allo stadio di Mosca dello zar Putin,non ci vuole molto per scoprire che la teorizzazione di una grande Russia coincide proprio con quello della teorizzazione di una grande Germania.

Per Putin la Madre Russia ha un posto privilegiato nella storia umana.

La sua grandezza deriva dai Romanov, ( che i comunisti fucilarono), dall’essere da sempre un impero che ingloba milioni di sudditi fedeli,non di cittadini con diritti e doveri.

Il dovere dei russi veri, secondo Putin, è la conquista di un territorio come spazio vitale del dispiegarsi del proprio nazionalismo panslavista e reazionario.

L’Ucraina seondo lui e il filosofo Dugin, suo ideologo, non è mai esistita, non è un paese libero, è un prolungamento della madre Russia.

Cosi come Hitler e Goebbels inventarono che era dovere del popolo tedesco lottare fino alla morte per riunificare i popoli di lingua tedesca nei Sudeti, in Austria e nella Galizia etc, oggi per Putin la missione che gli attribuisce la Storia è quella di riunificare tutti i popoli che parlano o parlavano russo.

Per Goebbels i nemici principali erano i marxisti, più degli ebrei ( cfr.Ian Kershaw, Hitler e l’enigma del consenso).

Infatti quando sciolse i partiti mise 150.000 comunisti e socialdemocratici nei campi di concentramento ideati da Himmler fin dal 1933,che furono quasi tutti eliminati.

Salvò invece gli oligarchi del suo tempo,come gli industriali che gli garantivano la produzione di armi.

Semplicistico o no il.messaggio di Putin rovescia la storia,da aggressore ad aggredito il popolo russo dovrebbe mettere fine al genocidio dei nazisti ucraini..

Quello che sorprende è che in Italia fra i cento partitini ad impronta fascio leghista spacciata per nazionalismo comunista, settari e claustrofobici, ci siano tanti simpatizzanti di un Goebbels del terzo millennio, pronti ad abbracciare le ragioni di un despota poco illuminato, ma soprattutto criminale nel suo agire oltre che su un paese sovrano come l’Ucraina, anche sul dissenso interno.

La categoria di rossobruno secondo me, non è sbagliata, è un neologismo con il suo fondamento storico.

Anche i fascisti che vanno a Predappio in pellegrinaggio sono filo putiniani..

Se uno conosce la storia minimamente sa che dopo le elezioni del 1932 in Germania oltre un milione di impiegati piccolo borghesi,commerciati,contadini passò al nazismo, perchè vedevano in Hitler colui il quale avrebbe vendicato i torti subiti a Versailles nel 1918.(leggi i torti subiti da Putin)

I nemici erano i paesi liberali, ( Francia,Inghilterra e Stati uniti) l’Occidente decadente, i comunisti e anarchici, l’infezione ebraica ecc.

“O con noi o contro di noi” gridavano le SS, così che ti sembra di leggere tante disquisizioni sul cavaliere della morte Vladimir Putin e il patriarca di Mosca da parte di tanti occidentali che proprio proletari non sono.

.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑