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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

3.6 “Negli ultimi 20 anni la guerra di classe, l’abbiamo vinta noi”:W. Buffet,tra gli uomini più ricchi del mondo..

Warren Buffet, uno degli uomini più ricchi del mondo, è stato sfacciatamente sincero.

Ha detto che la guerra di classe degli ultimi vent’anni l’hanno vinta i capitalisti, in modo quasi definitivo aggiungo.

La citazione è inclusa in un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della sera del 25 maggio dal titolo:” La colpa di essere poveri”, una recensione del saggio ” Classi pericolose “di Enzo Ciconte.

Quindi che il capitalismo abbia vinto, non certo una novità, non è la notizia; la buona novella è che non c’è stata nessuna pietà per gli sfruttati,nonostante un secolo di lotte per l’emancipazione.

Tutta la modernità di questo secolo,infatti, si basa sul fatto che l’accumulazione del capitale e dei profitti, a danno della classe povera o proletaria,sia stata considerata una manna dal cielo,un indefinito viaggio verso una pace sociale senza guerra di classe perché il motore del reddito era/è la disuguaglianza.

Una volta finito, perché sconfitto, il mito dell’eguaglianza economica a danno della libertà, la libertà è diventata dal G8 di Genova in poi,in Italia,ad esempio,il partito della libertà, l’esaltazione dell’individualità dove lo spirito animale del capitalismo avrebbe comportato una solidarietà strumentale fra capitale pubblico e privato e una rivalità fra lavoratori che è finita come sappiamo.

Il dato che in Italia i salari negli ultimi trent’anni siano scesi del 2.9 per cento,mentre in Francia siano aumentati del 31 per cento, ci dice quanto il padronato italiano abbia sempre goduto di governi amici.

Si è poi scoperta, allora,da parte dei vincitori l’evangelizzazione, il senso di comunione coi poveri, il senso della carità spacciata per bonus e redditi di supporto estemporanei.

Insomma lavoro precario,bassi salari,morti sul lavoro,in Italia soprattutto,sono diventati effetti collaterali della guerra contro i diritti dei lavoratori.

Pensare che è più facile trovare un compromesso sul non tassare i ricchi vincitori della guerra di classe, che portare serie riforme nella democratizzazione del mercato del lavoro e’ cosa normale in Italia.

La divisione internazionale della forza lavoro,poi, a danno degli emigrati,soprattutto africani, ha voluto dire per milioni di persone carestia e fame,per altri pulsioni di nazionalismi reazionari, beceri populismi filo fascisti, dove gli interessi delle corporazioni hanno prevalso sul capitalismo del welfare delle forze progressite.

Mario Draghi,in un intervento al sindacato CISL per commemorare Ezio Tarantelli ha citato lo studioso ucciso dalle Br il 27 marzo 1985,che soleva dire:” l’utopia dei deboli è la paura dei forti”.

Lo splendido pensiero di rara potenza cristiano marxista viene calpestato ogni giorno da quel capitalismo vincente,che oltre a vendere armi ai narcos e all’Ucraina,alla Russia e all’America, vende la speranza in pillole di saggezza pubblicitaria.

Gli spot pubblicitari sono il presentatarm dei vincenti ai perdenti.

Completamente gratuito

1.6 Storia- La vera guerra patriottica fu quella vs.il Male assoluto…non vs.l’Ucraina….

Brano tratto da 1941Operazione Barbarossa e book gratuito dal 1 al 5 giugno di Pierluigi Raccagni

Il 22 giugno del 1941 alle prime ore del mattino i nazisti invasero l’Unione Sovietica.
La guerra diventò una guerra di sterminio conclamata e autorizzata dalle gerarchie del Terzo Reich.
Tutti si aspettavano la guerra, ma non quella guerra.
In fondo, come abbiamo visto in precedenza, il preludio dello sterminio di massa c’era stato in Polonia fin dal 1939: ora si trattava di mettere in pratica quello che nel Mein Kampf il Signore della morte aveva già delineato con oggettiva precisione e determinazione.
Non c’era solo in ballo lo spazio vitale per fare della Germania un impero che si estendesse dall’Atlantico agli Urali.
Il pericolo era il bolscevismo ebraico, quella miscela di materialismo e capitalismo che era stato il nemico numero uno della concezione nazional -socialista del mondo.
La guerra doveva essere spietata, crudele, abominevole, perché l’uma- nità andava salvata dal cancro della borghesia capitalista dell’Occi- dente, ma anche dai barbari d’Oriente.
“(…) quattro erano gli obiettivi che si intrecciavano l’un l’altro nella concezione della guerra ad oriente di Hitler: Lo sterminio della classe dirigente giudaico-bolscevica dell’Unione Sovietica inclusa la sua radice biologica costituita da milioni di ebrei dell’Europa centro orientale. La conquista di uno spazio coloniale per insediamenti tedeschi nelle zone della Russia ritenuti più fertili.

La decimazione delle popolazioni slave e la loro sottomissione al dominio tedesco nei quattro “commissariati del Reich” (…) retti da viceré tedeschi (…) i compiti affidati a questi commissariati del Reich consistevano nell’estirpare dalle masse slave qualsiasi ricordo del grande stato russo e di ridurre queste stesse masse in una condizione di ottusa e cieca obbedienza nei confronti dei nuovi “padroni”.
La realizzazione dell’autarchia in una grande “area” dell’Europa continentale sottoposta al dominio tedesco e a prova di blocco, rispetto alla quale i territori conquistati dell’Est avrebbero dovuto rappresentare il serbatoio presumibilmente inesauribile di materie prime e derrate ali- mentari”.
Cfr. Hillgruber, op. cit. pag. 79

Un simile programma poteva essere attuato da uomini divenuti automi, o meglio bestie.
Come il nazional-socialismo abbia fatto passare un massacro contro l’umanità per una guerra santa per il futuro dell’umanità, rimane e rimarrà un mistero.
Gli stessi generali della Wehrmacht, che durante la campagna di Polonia, avevano timidamente protestato contro la condotta delle SS e degli Einsatzgruppen, si lasciarono andare alle più teutoniche e mitologiche considerazioni di guerra giusta contro il bolscevismo.
Quando il 30 marzo 1941 il Führer illustrò ai vertici militari il suo proposito di aggredire l’Unione Sovietica, non una voce ebbe da ridire sul carattere bestiale che avrebbe avuto la futura guerra: “Lotta fra due concezioni del mondo, l’una contro l’altra. Giudizio devastante sul bolsce- vismo che equivale a criminalità asociale. Il Comunismo è un pericolo enorme per l’avvenire”, cosi scrisse nel suo diario il capo di Stato Maggiore Halder sintetizzando l’esposizione fatta da Hitler il 30 marzo 1941 (…)”.
Quando poi le cose andarono male scaricarono tutte le responsabilità sul partito nazista di Hitler, anche se il 2 maggio 1941 gli ufficiali superiori della Wehrmacht acconsentirono di affamare 30 milioni di russi per trasferire le scorte di cibo in Germania.

Il ministro dell’agricoltura nazista Herbert Backe aveva chiarito la pianificazione dell’approvvigionamento dell’esercito con questo concetto: “La guerra può essere portata avanti solo se l’intera Wehrmacht nel terzo anno verrà alimentata dalla Russia. Se prendiamo ciò che serve dal Paese senza dubbio milioni di persone moriranno”.
C’era fra le gerarchie naziste una corsa diabolica nel convincere i subordinati che era venuto il momento di salvare il popolo tedesco.
“La guerra contro la Russia è una parte fondamentale per l’esistenza del popolo tedesco”
Così le direttive del Führer furono chiare da subito.
“(…) si vietava la persecuzione legale di tutti gli aderenti alla Wehrmacht, per atti di rappresaglia contro i civili, il 6 giugno 1941 si stabiliva che tutti i commissari politici dell’Armata Rossa in quanto “portatori di metodi di lotta asiatici e barbarici”, dovevano essere liquidati seduta stante”.
Tutti questi elementi contribuirono a conferire alla guerra in oriente un carattere di inusitata duplicità: da un lato si trattava di una guerra ideologica contro il comunismo, per cui chi muoveva all’attacco contro l’URSS si sentiva, da un certo punto di vista, un crociato; dall’altro canto, e in misura certamente non inferiore, si trattava di una guerra di conquista coloniale nello stile del XIX secolo, per quanto diretta contro una delle grandi potenze europee e mossa da consueti propositi di pre- dominio.
Cfr. J. Fest. op. cit. pag. 798

D’altronde il discorso di Hitler del 30 marzo del 1940 (che abbiamo vi- sto in precedenza), è un programma che non lascia dubbi sulla consi- stenza della guerra a partire dall’Operazione Barbarossa.
È bene ribadirlo ancora una volta, per evitare parallelismi artificiosi fra teoria marxista e sub-cultura nazional-socialista.
Disse Hitler: “Si tratta della lotta di due concezioni del mondo. Il giu- dizio sul bolscevismo non può essere che di distruzione del bolscevismo, il quale è da considerare alla stregua di un crimine contro la società. Il comunismo costituisce un tremendo pericolo per il futuro e noi dobbiamo rinunciare, nei suoi confronti, all’atteggiamento cavalleresco….

Completamente gratuito dal oggi al 5 giugno.

30.5 La storia sono loro: donne russe e ucraine unite vs. la guerra…

Due piccole storie,per noi che guardiamo. Due storie vere,con nomi di fantasia,per rispetto della privacy.

Prima short story

A Natascia,nome di fantasia, che vive da noi,muore la madre che viveva a Mosca da sempre.

Natascia,un mese fa,si reca nella capitale e parla con la sorella Irina,docente di storia.

Che le dice tranquillamente che è stata convocata dal preside ,che le ha consigliato di parlare agli studenti del suo corso di storia dell’operazione speciale.

La prof.Irina,nome di fantasia,si rifiuta dicendo che non è corretta né educativa la propaganda di guerra somministrata ai ragazzi,nel nome del nuovo Zar.

Viene sospesa,con la promessa che se non si ravvede, potrà essere incarcerata per attività cospirativa contro lo stato.

Natascia non si stupisce,ma quando Irina le comunica che ormai in Russia c’è sempre meno libertà di espressione,come ai tempi di Breznev,le viene in mente che tornare in Occidente è la cosa da fare.

Storiella breve, che non è una balla,considerato che mettere gli intellettuali all’indice è prassi dell’amministrazione Putiniana reazionaria vetero stalinista, fisiologica dai tempi del dispotismo di Pietro il Grande.

Insegnare che la guerra è una cosa giusta non è nelle corde di migliaia di prof.russi,che si adeguano per avere il loro pane quotidiano.

Santoro,Orsini, & Kompagni di merende dovrebbero tenerselo in mente ogni volta che parlano delle colpe dell’Occidente che senz’altro ci sono,anche se con loro das Kapital è stato fin troppo generoso.

Nessun preside a scuola mi ha mai detto cosa insegnare di storia e filosofia: per me non è un dettaglio.

Così è inevitabile che l’odio seminato anche fra le giovani generazioni, non si fermerà fino a quando il bagno di sangue non troverà una soluzione,qualunque,per fermare la guerra, e iniziare il rancore infinito fra le parti.

Non mi chiedete come insegnano la storia in Donbas,le scuole lì sono chiuse.

Seconda short – story

Olga,nome di fantasia,di nazionalità Ucraina,mia conoscente da un mese a questa parte vive male.

Il figliolo più grande,Ivan,nome di fantasia,portato dalla madre in Italia dal Donbas nel 2014, dopo lo scoppio della guerra, è ritornato al paesello,per arruolarsi come volontario per combattere i russi.

Olga,che a volte è presa dallo sconforto perché per metterlo al sicuro in Occidente ha dovuto lavare più pavimenti che lacrime, è stata insultata ferocemente su Fb da italiani de sinistra: nazista è stato il più colto dei commenti.

Ivan non è nazista,Olga nemmeno,anzi i nonni erano fieri di aver partecipato alla guerra patriottica.

Fine: la storia sono loro

Immagini di repertorio

27.5 La tragedia della lotta armata ridotta a pagliacciata:” guerriglieri” che ragliano…

Quelli della band P38 che il primo maggio hanno osannato le Br in quel di Reggio Emilia sono stati cancellati dal calendario di ulteriori performance.

Dovevano esibirsi al circolo Magnolia di Milano oggi 27 maggio,ma la stella a cinque punte, l’apologia del delitto Moro,i volti mascherati hanno fatto sì che gli organizzatori della serata sospendessero il concerto.

La Digos sta indagando sull’accaduto,ma al di là del cattivo gusto e di qualche denuncia non si può andare.

I suggestionati,con decenni di ritardo dal mito della guerriglia brigatista,che in Italia,non dimentichiamolo,a differenza della Germania o Francia ha avuto un seguito di massa,in fondo fanno un brutto spettacolo.

La cosa più misera e’ che,pare,durante lo show venivano pure vendute magliette e gadget sulla lotta armata.

Giorgio Bocca scrisse che c’erano più aderenti alla lotta armata negli anni settanta,che all’inizio della lotta resistenziale nel 1943,Sergio Zavoli con la notte della Repubblica ne spiegò le ragioni storiche,Francesco Cossiga voleva concedere pure l’amnistia..

Insomma tutt’altro che un rozzo spettacolo di pessimo gusto può ricordare quelle vicende,né in senso critico, né in senso culturale, né in nessun senso.

C’è da chiedersi piuttosto perché l’ingiustizia sociale,lo sfruttamento,il fascismo latente,il golpismo strisciante di una parte della classe dirigente italiana abbiano partorito un fenomeno che ha coinvolto un periodo di dieci anni della mia/ nostra esistenza.

Consiglierei agli appassionati del C’eravamo tanto armati di andare a vedere Esterno notte di Marco Bellocchio,imparerebbero a rispettare il passato,che non può passare solo in deliri da osteria.

1940 – Storia-La guerra dei caporali nazifascisti: promemoria per pacifisti filo putiniani

Brano tratto dall’ebook 1940 la guerra dei caporali nazifascisti di Pierluigi Raccagni completamente gratuito dal 24 maggio al 27

IL BELGIO

L’esercito belga al 10 maggio contava 650.000 uomini che la mobilitazione generale avrebbe dovuto portare a 900.000. Su 18 divisioni di fanteria solo 6 facevano parte dell’esercito permanente. C’erano anche due divisioni di cavalleria motorizzata, niente mezzi corazzati, una manciata di caccia.
In quel bellissimo e disgraziato giorno del 10 maggio, mentre in Olanda e in Francia si era già scatenato l’inferno nazista, l’esercito belga era così posizionato: Quattro divisioni sulle posizioni di copertura e dodici divisioni sul canale Alberto.
Il che voleva dire una cosa molto precisa.
Che i belgi volevano mantenere la propria autonomia di movimento contro l’aggressione tedesca, perché il canale Alberto copriva tutto il territorio nazionale.
Il generale Van Overstraeten, si era opposto con fermezza a che l’eser- cito belga fosse subordinato ad un esercito straniero.
Questa orgogliosa rivendicazione della propria sfera d’influenza, og- gettivamente, favorì le truppe naziste.
La strategia di Van Overstraeten, principale consigliere militare del Re del Belgio Leopoldo, fu considerata quella di un “cattivo genio” della campagna del 1940.
A favorire Hitler fu l’elemento di divisione politica degli Alleati.
Il nostro Overstraeten era fermamente convinto che non era intenzione dei tedeschi colpire direttamente il Belgio, ma annientare e distruggere le forze franco-britanniche che si fossero posizionate in territorio belga. Era convinto che gli Alleati, pertanto, non avrebbero difeso completa- mente il Belgio.
Era altresì sicuro che avrebbero fatto immolare l’esercito belga per difendere le loro posizioni lungo il fiume Dyle.
È per questo motivo che permise a ufficiali inglesi e francesi solo di ef- fettuare delle ricognizioni sulle posizioni che volevano occupare in ter- ritorio belga, in caso di attacco tedesco.
Il malinteso fu un fatto grave per tutti coloro che si opponevano alla barbarie nazista.

Denotava che il fronte antifascista c’era, ma non era compatto perché pure il Belgio si attendeva che i nazisti si fermassero prima di conquistare tutto il regno di Leopoldo.
Anche i francesi e gli inglesi, in fondo, nel 1939 si aspettavano che Hitler si fermasse in Polonia.
La pavidità di Monaco di fronte alle belve naziste era dura a morire. Quello che fece esultare Hitler fu dunque la sbagliata valutazione alleata che in Belgio ci si trovava davanti alla direttrice principale dell’attacco tedesco.
Quindi la frittata era fatta.
I belgi, certi di un attacco tedesco nelle Ardenne, non intendevano impegnarvisi perché, come abbiamo accennato, non volevano indebolire le proprie forze.
Sempre il nostro generale Van Overstraeten, che diventerà a torto un capro espiatorio della cattiva condotta della guerra, ma che non fu certamente il solo a non comprendere la sostanza della questione, riuscì a esplicitare le sue intenzioni ai comandi francesi.
Disse loro che i belgi avevano intenzione di ritirarsi in buon ordine dalle Ardenne, distruggendo strade e ponti che portavano in Francia. Così i belgi partirono senza attendere i francesi …
L’incidente di percorso avvenne nel momento in cui 1.800 carri armati tedeschi, procedendo lentamente nelle Ardenne, si ammassarono per sfondare.
Non appena spuntò l’alba dell’11 maggio, a infrangere la resistenza dei reparti speciali belgi dei Cacciatori delle Ardenne ci pensarono i panzer di Erwin Rommel.
Si ritrovarono sul suolo francese a Nord di Sedan, un nome che rievocava brutti pensieri ai francesi.

  1. EBEN EMAEL

Alle 03:30 del mattino partendo da Colonia i tedeschi portarono 41 alianti con 363 uomini che catturarono 1.200 uomini e misero fuori combattimento una delle migliori fortezze anti-tedesche d’Europa.
Nella notte fra il 10 e l’11 maggio, 80 uomini del genio tedesco vennero portati in aliante sulla sommità della fortezza.Dopo aver attraversato con zattere pneumatiche una zona allagata a protezione del forte, i corpi speciali deposero delle mine ad alto potenziale nelle singole torrette.
Utilizzarono dei lanciafiamme contro le feritoie di tiro, gli assalitori misero fuori uso posti d’osservazione e armamenti.
Per impedire contraccolpi da parte belga il resto del contingente tedesco, formato da paracadutisti, scese nelle vicinanze del forte con la co- pertura degli Stukas.
Vi furono anche dei corpi a corpo fra truppe belghe e tedesche: la bandiera bianca dei belgi mise fine alla grande fortezza alleata.
Il 10 maggio fu uno dei momenti più felici della vita del nostro imbianchino boemo, la ciliegina sulla torta fu senza dubbio la presa del forte di Eben-Emael.
La caduta del forte significava che nel giro di trenta ore le truppe tedesche avevano mandato a gambe all’aria la difesa del Canale Alberto e tutta la strategia difensiva di Gamelin.

Completamente gratuito dal 24 maggio al 27

23.5 Anniversario – I nostri eroi sono quelli lasciati soli vs. le mafie,anche di stato….

Nel trentesimo anniversario della strage di Capaci del 23 maggio del 1992,in cui persero la vita il giudice Falcone,sua moglie e la scorta,per opera della mafia,le istituzioni e l ‘opinione pubblica celebrano la ricorrenza con la giusta solennità.

L’attentato allo stato di diritto fu portato in stile colombiano da Cartello di Medelin.

Sulle collusioni e i depistaggi che poi coinvolsero la strage di via D’Amelio il 19 luglio dello stesso anno del giudice Borsellino, l’inchiostro scorre ancora a fiumi.

Fu tentativo di colpo di stato mafioso reazionario?

Riina,Provenzano,Badalamenti passati a miglior vita,ma Messina Denaro ancora latitante:il gotha del golpismo mafioso è quasi stato debellato.

Ma, poi, così,apri il giornale e impatti in una notizia di mafiosita’ normale che ti dice quanto siamo lontani dalla libertà che invochiamo come bene supremo di democrazia.

Vincenzo Palmisano,64 anni,giornalista che da una vita combatte vs.i Casalesi non scrive più.

Non trova un quotidiano che gli dia uno spazio minimo di democrazia e legalità.

Scriveva sul Corriere di Caserta.

A forza di indagare sugli intrecci fra camorra,politici,borghesia per bene con le tasche piene di collusioni mafiose,ha così rotto le scatole che non trova un ‘anima pia che gli dia lavoro.

Così contro i clan distribuisce volantini,come nei gloriosi anni che furono.

La cosa che mi ha colpito e’ che il giornalista licenziato su pressione dei boss, dice che ogni mattina si veste bene,” perché se devono ucciderlo,lo devono trovare in ordine.”

È ovvio che per età e frequentazioni mi venga in mente Mauro Rostagno trucidato a Trapani da Cosa Nostra,Peppino Impastato,e poi Giancarlo Siani e non so quanti ancora che non si sono piegati a ricatti e hanno scelto la libertà.

Se pensiamo che pure i leoni da tastiera si sentono eroi vs. i nazisti di Azov,mi viene da piangere per la miseria in cui sguazziamo quando la lotta alla mafia viene lasciata alla retorica.

Il coraggio ,soprattutto nel Sud, di chi si contrappone alle mafie è un vero esempio virtuoso di lotta per la democrazia e la libertà.

Quando c’è da discettare su guerre lontane sono tutti pronti a lanciare sfide nobili e imperdibili a favore del prossimo lontano.

Quando in Italia si sente puzza di minaccia mafiosa pure le autorità politiche(?) preferiscono stare in Europa, così che il “nemo profeta in patria”abbia un senso.

Roberto Saviano ha avuto più diffamazioni dal fuoco amico,che dalla camorra che lo voleva ammazzare.

A trent’anni dalle stragi di mafia di Falcone e Borsellino raggegnarsi che la lotta alla mafia sia ancora appannaggio di eroi solitari rende la guerra alla mafia una giusta guerra.

La pace non è solo un sogno irraggiungibile, l’onestà intellettuale,la coerenza,il rispetto degli altri valgono molto di più delle considerazioni di idioti sedicenti analisti di guerra esotici.

Ciaoooooo

20.5 – La grande sartoria sociale ha travestito la dittatura sul proletariato russo in operazione speciale..

È una grande sartoria sociale e storica in atto,quella che trasforma l’Urss che fu di Kruscev,Breznev,Andropov, Cernenko,Suslov… in un paradiso terrestre, privo di capitalismo e di interferenze naziste e occidentali.

Per chi conosce minimamente la storia,avendo almeno l’umiltà e la pazienza di consultare Wikipedia,sa benissimo che i sopracitati non erano oligarchi miliardari dell’era Putin,ma leader del socialismo di tradizione stalinista.

Infatti Kruscev comandava a Stalingrado,Breznev nel 1945 entrò con l’Armata Rossa nella Budapest sotto il tallone di Eichman,che stava massacrando gli ebrei buttandoli nel Danubio,Suslov era un rigoroso teorico stalinista,colto e comunista fin dalla tenera età.

Questo per dire che il filo putinismo di oggi appartiene a volte a chi negli anni sessanta e settanta prediligeva la rivoluzione culturale di Mao,alla fallimentare conduzione burocratico militare dell’URSS.(Michele Santoro su tutti,come pure Mario Capanna,ad esempio).

Quella classe dirigente moscovita che faceva il giro d’Europa coi carri armati del Patto di Varsavia,passando dal Ponte delle Catene di Budapest,al ponte di Carlo di Praga,dalla porta di Brandeburgo fino all’aiuto al governo di Babrak Karmal a Kabul,era considerata negli anni settanta dai giovani di Nanterre,Berkeley,Pechino Roma,Milano,Berlino ovest etc. la quintessenza del cattivo comunismo.

Perlomeno, però,era cattivo comunismo ( anche se Vietnam e Cuba dovevano loro molto,in fatto di aiuto contro l’imperialismo americano e pure il PCI italiano in fatto di finanziamenti).

Oggi i grandi sarti del socialismo dispotico,poliziesco autoritario ricamano travestimenti per Putin in senso antiatlantista,ma fanno acqua da tutte le parti.

Putin non arriva alle caviglie dei sopracitati,e chi tutto sommato lo crede continuatore del socialismo reale,sa che la sua dittatura non blinda un’eguaglianza in povertà,ma un’autocrazia di miliardari splendenti,che negano pure i diritti civili nella mattanza sociale del libero mercato.

Insomma,la degenerazione antidemocratica e dispotica di Putin e compagni italioti, è incredibilmente antimarxista e revisionista nel senso peggiore.

È la constatazione di un fallimento storico,di fantasmi che si muovono fra anziani agitazionisti,come l’esimio Luciano Canfora che preferisce lo stalinismo al Gorbaciovismo

Ripigliatevi almeno i puzzoni che credevano nel socialismo reale,non i massacratori cravattari targati Marinella.

18.5″Sono un uomo di media statura,ma attorno a me non vedo giganti..”G Andreotti

Ora che i nazi del battaglione Azov si sono arresi,Putin sembra aver vinto la guerra.

La sinistra pro – zar non vede l’ora che gli ucraini,portati in zona russa,vengano giustiziati: l’insulto,la divisione la autocommiserazione,il piagnisteo,all’interno della sinistrata sinistra aumentano.

D’altronde la guerra parolaia fra filo putiniani e difensori delle ragioni dell’Ucraina,sembra un fatto tipicamente italiano.

Che non si ferma nemmeno davanti ad un finale di campionato coi fiocchi,….oppure davanti ad una crisi economica imminente,ma pure immanente…

Già scritto,tante volte, già percepito come commedia delle parti:la vera tragedia è nel Donbas o in generale in Ucraina, dove in famiglie russo – ucraine non ci si parla più al limite dell’odio e delle vendette fratricide.

Il talk show fra noi avrà stancato,ma è l’agora del terzo millennio insieme ai social,prendere o lasciare, perché quasi tutti alla fine lo sbirciano.

Darsi del nazista e del fascista,del servo degli amerikani,del pacifista in pantofole,del criminale sotto traccia è sport nazionale,guai a non partecipare alla rissa, potrebbero darti dell’indifferente.

Il partito filorusso non te lo aspettavi, anche perché Putin ‘e anticomunista per sua ammissione.

Così vince ,” amerikani go home”,per via dei bastardi yankee presenti in Ucraina,come in tutto il mondo,Svezia e Finlandia comprese.

Sei pacifista,sei filoputiano,sei per gli ucraini,sei per Biden, come se gli ucraini non avessero una testa e un cuore per pensare al loro fituro.

I deliri filoputiniani sono visti con indulgenza da un esercito parolaio che sostiene, come Fulvio Grimaldi,decano degli inviati di guerra,ed ex direttore ai tempi di Lotta Continua, che Putin ha un consenso di massa al suo interno.

Nessuno ricorda che Adolf Hitler raggiunse l’apice del consenso quando sconfisse la Francia in tre settimane e quano Mussolini conquistò l’Etiopia nel 1936.

Insomma la situazione è in divenire,ragionare significa non prendere posizione, secondo i curvaioli da ultimo stadio della idiozia.

Basta una parola fuori posto per ingenerare fobie,innescare tragedie greche,far gridare allo scandalo.

L’intelletto irrigidisce gli opposti diceva Hegel, è la ragione che coglie le mancanze della tesi e dell’ antitesi per arrivare ad una sintesi.

Se tu cominci un dialogo con l’ insulto è evidente che il logos non si arricchisce ,ma si chiude nella sua sicumera.

Siamo arrivati a punte di intolleranza e qualunquismo incredibili.

I peggiori in assoluto sono quelli che pretendono dagli altri,quello che loro non fanno e non danno.(tipo i sinistri privilegiati che sostengono che l’Ucraina dovrebbe arrendersi pena la terza guerra mondiale,ad esempio).

Sono i disonesti che vivono di autoinganno,che piuttosto di ammettere che il popolo ucraino combatte per la libertà,si schierano con Erdogan,Orban,Salvini. Giudicano senza voler essere giudicati ,perché hanno sempre qualcosa di coerente da dimostrare.

Questa specie di animale sociale e’ ‘reperibile in ogni parrocchia colorata di ideologia transcomunista e da quando è scoppiata la guerra è la musica strimpellata a vari livelli proprio dentro il più cupo solipsismo.

L’autocoscienza della media statura, è la consapevolezza che stare sulle spalle dei giganti è faticoso.

Volare basso,senza scambiare la ricerca della presunta verità come un passatempo, è meglio.

16.5 Storia -Perchè la Finlandia ha paura della Russia:corse e rincorse storiche…

LA PARENTESI FINLANDESE

Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta Vol 1 La Svastica sull’Europa di Pierluigi Raccagni

La chiamano parentesi finlandese, ma vista da vicino, si tratta di una guerra che avrà serie ripercussioni sulla condotta dell’Unione Sovietica nel conflitto del 1941 coi nazisti.
La mattina del 30 novembre 1939 l’Armata Rossa invase la Finlandia che aveva fatto parte del territorio russo dal 1808 al 1917.
In seguito aveva combattuto contro i bolscevichi ottenendo una linea di demarcazione che Stalin riteneva troppo vicina a Leningrado.
E Stalin, che poi sarà decisivo nella lotta antifascista, qui si comportò come Hitler a Varsavia, facendo bombardare Helsinki.
Il 2 dicembre l’agenzia sovietica TASS annuncerà la nascita di un go- verno popolare in Finlandia, mentre Francia, Inghilterra e Stati Uniti ammiravano la piccola Finlandia che si batteva con coraggio contro l’orso sovietico.
Ma il problema non era solo quello del territorio finlandese.
Lettonia, Lituania, Estonia, i cosiddetti paesi baltici, erano anche loro sotto l’influenza sovietica.

Così il 28 settembre l’Estonia aveva firmato a Mosca un accordo che prevedeva un’assistenza reciproca fra le parti anche di tipo militare, il 5 ottobre era stata la volta della Lettonia
Con le clausole segrete del trattato Molotov-Ribbentrop anche la Lituania di fatto venne annessa all’Unione Sovietica, era la fine dell’indipendenza dei tre stati baltici: rimaneva in piedi il problema della Finlandia. Il Cremlino per assicurarsi la difesa di Leningrado domandava l’arretramento della frontiera Careliana, una vasta fascia di territorio finlandese che portava a Leningrado.
I finlandesi si opposero fino al 26 novembre, quando i sovietici attaccarono i confini dopo aver rifiutato ogni trattativa e una possibile mediazione in proposito il 12 novembre.
E qui le cose cambiarono per Stalin, come per Hitler erano cambiate con la Polonia.
L’espansione sovietica, infatti, era riuscita con abili trattati e accordi coi tedeschi ad annettersi i tre paesi baltici, la Bessarabia, la Bucovina, nonché la Polonia il 17 settembre.
Ora si trattava di fare la guerra, una guerra impopolare considerato che l’opinione pubblica mondiale stava dalla parte del piccolo David finlandese contro il Golia russo.
Bisogna anche in questo caso fare alcune precisazioni.
È vero che le pretese di Stalin intaccavano l’orgoglio nazionale finlandese, ma è anche giusto riconoscere che la difesa del golfo di Finlandia verso Leningrado era un modo di salvaguardare la Russia da un evetuale attacco tedesco.
Scoppiò così una piccola-grande guerra. I sovietici fecero subito fiasco.
Intanto fu detto che il popolo finlandese avrebbe accolto a braccia aperte l’Armata Rossa.
Bombardieri dell’aviazione russa lanciarono manifestini che invitavano i lavoratori a unirsi ai sovietici per rovesciare gli oppressori capitalisti. A Terijoki, la prima città finnica liberata dai russi, fu immediatamente costituito un governo fantoccio., il governo democratico della Finlandia capeggiato da Otto Kuusinen.

Stalin, però, aveva sottovalutato il nazionalismo finnico, il suo valore e le oggettive difficoltà di una campagna invernale.
Il territorio finlandese, infatti, si prestava ad essere difeso egregiamente per svariati motivi.
I tre quarti della sua estensione, dal Nord del lago Ladoga fino alla Pe- nisola dei pescatori, era impraticabile causa il clima (40/50 gradi sotto- zero).
Durante i mesi invernali è nota la scarsezza di luce sul territorio.
In Finlandia ci sono circa 35.000 laghi e poi c’era la linea Mannerheim, che prendeva il nome dal maresciallo che l’aveva fatta costruire.
La linea serviva a proteggere Koivisto, che per la sua posizione è detta la piccola Gibilterra del Nord e Viipuri, già definita da Pietro il Grande, la chiave della Finlandia.
I russi fecero errori grossolani dal punto di vista tattico militare. Intanto mobilitarono solo 300.000 uomini nella circoscrizione di Leningrado, (i finlandesi ne mobilitarono 350.000).
Iniziarono l’attacco d’inverno, con la meteorologia che favorì i finlan- desi, al punto che i sovietici non riuscirono ad usare i carri armati, né l’aviazione tattica.
Il commando sovietico lanciò all’attacco quattro armate, le forze russe miravano a occupare la Penisola dei pescatori a Petsamo per tagliare le comunicazioni con l’alta Norvegia.
Le preoccupazioni al Cremlino non mancavano……. Continua.

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