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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

11.4 1940 Il grosso caporale criminale che aderi’ al genocidio nazista: per non dimenticare

Parte prima

E book gratuito da l’ 11 al 15 aprile di Pierluigi Raccagni

  1. IL MASSACRO ANNUNCIATO

Il 12 ottobre Mussolini apprese la notizia che Hitler aveva occupato i pozzi petroliferi della Romania.
Reagì a suo modo, con l’avventurismo di uno squadrista e l’incapacità di un povero caporale frustrato dai suoi superiori: “Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto. Questa volta lo ripago della stessa moneta.
Saprà dai giornali che ho occupato la Grecia, così l’equilibrio verrà ristabilito”.


Poi, la solita enfasi: “Do le dimissioni da italiano se qualcuno trova difficoltà a battersi coi greci”.
Questa volta, e la vicenda può risultare strana, trovò il consenso del genero Ciano che solitamente, anche se il destinatario del suo scetticismo erano i propri Diari, non sembrava molto ottimista sull’alleanza con la Germania e la guerra parallela.

La sola spiegazione della guerra in Grecia comunque non può essere quella dello scontro fra lo scalcinato capitalismo italiano contrapposto al potente capitalismo tedesco.
Anche se non si può negare che in quell’area vi erano concreti interessi economici divergenti fra le due nazioni.
Perché Mussolini aggredì la Grecia?
In primo luogo per ripagarsi delle prevaricazioni di Hitler, sempre vincitore, mentre il Duce aveva rubacchiato qualche conquista in Francia, per merito dei tedeschi.
In seconda istanza c’era la sopravvalutazione dell’esercito italiano da parte di Mussolini convinto dai suoi collaboratori più servili che l’impresa sarebbe stata una passeggiata.
A tal proposito occorre tener presente quello che dichiarò il generale Visconti Prasca per assicurare il Duce sulla fattibilità dell’intervento in Grecia.
Il diretto responsabile dell’operazione disse che le poche divisioni a disposizione risultavano fin troppe.
L’operazione, per il generale, era stata preparata fin nei minimi parti- colari. Lo spirito delle truppe era altissimo, c’era un tal entusiasmo che era difficile tenere a bada ufficiali e soldati che desideravano combattere.
Quando Mussolini disse di non badare troppo alle perdite il generale rispose che i suoi ordini prevedevano di attaccare sempre e comunque. Sia che fosse il problema del nichelio che interessava la famiglia Ciano, sia che fosse per il materiale ferroviario conteso ai greci, sia che fosse per mostrare indipendenza dalla Germania nazista, la campagna di Grecia non fu solo una squallida avventura dal punto di vista morale e militare.
Fu anche un grossolano errore politico da parte di Mussolini.
Il 17 agosto Ribbentrop in un colloquio con l’ambasciatore italiano in Germania Alfieri aveva ribadito i seguenti punti: bisognava mettere da parte qualsiasi progetto contro la Jugoslavia, un’eventuale azione contro la Grecia non era gradita a Berlino
Quindi Mussolini sapeva benissimo che Hitler non ne voleva sapere di aprire un fronte in Grecia che poteva mettere in discussione l’interesse dei nazisti verso i pozzi petroliferi della Romania, contesi dalla presenza dell’URSS, che aveva invaso la Bucovina del Nord e la Bessarabia. Mussolini e Hitler avevano una salda amicizia, più Hitler, sincero ammiratore del Duce, suo precursore, che Mussolini invidioso e accidioso per i successi militari del suo amico-rivale tedesco, ma non avevano un grande collaborazione sul piano politico perché Hitler diffidava della monarchia italiana, del Re, di Badoglio e della classe dirigente fascista incapaci di combattere.
E Mussolini diffidava di Hitler, perché questi non lo metteva mai al corrente dei suoi piani.


Mussolini era incantato dalla sicurezza di Hitler sul piano militare e della forza, ma lo riteneva inferiore dal punto di vista politico: la sua visione fascista del mondo, in fondo, aveva sempre trovato credito an- che presso le potenze occidentali prima dello scoppio della guerra.
Con tali presupposti è facile capire perché la Grecia fu il segnale di quella rottura nell’Asse che si trascinerà fra diffidenze reciproche, fino al collasso finale dei due dittatori nazi-fascisti.

I soldati che andarono al fronte, però, furono uomini in carne ed ossa, contadini e operai pronti come sempre per una macelleria comandata dalla criminale superficialità del regime fascista.

Continua il 19 aprile

7.4 La storia del mondo non è un terreno sul quale cresce la felicità…i periodi di felicità sono pagine bianche ( G.W.F. Hegel)

G.W.F. Hegel non era un pessimista,per usare i canoni della coscienza volgare.

Per il filosofo Svevo solo la contraddizione dialettica fra pensiero e realtà trovava la sintesi suprema nell’ autocoscienza filosofica,che comunque per ritrovarsi aveva dovuto perdersi nell’alterità mondana.

E nella storia i momenti felici, privi di guerra, fame,carestie non esistono.

Chi può affermare che in duemila e passa anni di storia ci sia stato solo un anno di armoniosa quiete fra le nazioni,le etnie,le religioni,le ideologie?

Questo non significa che la guerra sia necessaria come pensavano,ad esempio, i nazi fascisti come Mussolini e Hitler,che vedevano nel bagno di sangue la purificazione del mondo dalle razze inferiori e l’affermazione di una aristocrazia di tagliagole.

Quando Hegel individua in Napoleone a cavallo lo spirito del mondo,infatti,vuol dire,in termini di filosofia della storia,che Napoleone interpreta la manifestazione di una mondanità che sa convivere il conflitto fra guerra e pace,abbondanza e carestia,vita e morte.

“I libri di storia senza guerre sono libri dalle pagine bianche” riaffermo’ il filosofo,basta sfogliare un qualsiasi manuale delle scuole medie.

Questo non consola,ma inorridisce.

L’ inutilità della guerra è una condanna per gli uomini,che non sanno rinunciare a procurare la morte ai propri simili.

Solo che per Hegel la scienza della logica,la razionalità,coincide,con la realtà.

E per finire non si può scordare la dedica di Dostoevskij sul volume primo de” I fratelli Karamazov”:

” in verità,in verità vi dico: se il granello di frumento cadendo in terra, non morra’, rimarrà esso solo;ma se morra’, apporterà gran frutto .

Vangelo secondo Giovanni,Xll,24

Buona Pasqua.

..

5.4 Il Pnrr è gia ‘ in ritardo,si prepara una nuova Tangentopoli?

Il piano nazionale di ripresa e resilienza di 200 miliardi che l’Europa aveva concesso all’Italia sembra essere diventata un nuova patata bollente per il governo.

Troppa burocrazia ,troppi paletti,lacci,lacciuoli,interessi corporativi,mala gestione paventata, tanto che qualche politico ha dichiarato che insomma i soldi non ci servono, perché poi dovremo pagare gli interessi a debito.

Tutti lo sapevano,diamine,che burocrazia,mancanza di piani strategici,mancanza di personale nel settore pubblico, elasticità negativa nel mercato del lavoro per i giovani,mancanza di trasparenza …e soprattutto riforme, che non hanno mai decollato,erano tutte cose di cosa nostra.

E allorra e ‘arrivato l’ ex uomo del Papeete che si è intestato un codice degli appalti per velocizzare le pratiche.

Giusto,diciamo,ma per velocizzare le pratiche non è che promuovi una nuova Tangentopoli e lo sfruttamento di chi lavora in indefiniti subappalti.

Non è così?

Qualche dubbio viene .

Se,ad esempio,dal primo luglio l’assegnazione diretta di un appalto per opere pubbliche avviene almeno che non si superi 5.838.000 euro, si apre la pacchia per clientelismo,subappalti, mafiosità che in Italia sono nel nostro DNA come un buon caffè,una pizza margherita ,e un piatto di spaghetti.

La CGIL e l’Anac,che riunisce i sindaci d’ Italia,ma anche Libera e associazioni magistrati, parlano già di voto di scambio per l’assegnazione dei lavori.

Come si può dar loro torto.

Ma c ‘e una norma che non sfugge a chi dovrà tirar di calce e di lima.

Appalti senza controllo in Italia significa deregulation per subappalti da miseria ,controllati dalla criminalità organizzata .

Dai,Matteo, che oltre ai maledetti scafisti del mare ci sono gli scafati di sempre, che offrono prezzi da fame per manodopera, soprattutto extraeuropea impiegata nell’edilizia.

Se poi qualcuno precipita dal cielo della impalcatura sarà visto come danno collaterale del nuovo miracolo economico.

È già successo che l’Italia facesse un boom economico sulla pelle dei proletari ,ma chi se lo ricorda,,?

3.4 “Abolire il reato di tortura è da fascisti” ( Ilaria Cucchi)

Le torture di Bolzaneto durante il G8 di Genova sono entrate ormai nella storia reazionaria para fascista delle forze dell’ordine.

Non bisogna generalizzare,ovvio.

Ma l’ omicidio di Stefano Cucchi, ammazzato di botte nelle stanze delle istituzioni da sicari dell’illegalità,con corollario di depistaggi e menzogne, non è una testimonianza di democrazia.

Per quel caso si mobilitò la canea fascista alla Giovanardi,che disse che insomma Stefano era un ” drogato” che aveva dato in escandescenze: la sentenza dei giudici ha confermato le condanne degli aguzzini denunciate dalla sorella di Stefano,Ilaria Cucchi.

Poi vi sono stati pestaggi in carcere a S.Maria Capo a Vetere nonché altre decine di episodi con le forze dell’ordine dalla mano pesante.

Ma questo non è certo una novità.

( Gli stessi vertici di polizia e carabinieri dichiararono che il comportamento dei funzionari disonorava il buon nome dell’Arma)

Salvini e il governo Meloni spingono per abolire il reato di tortura introdotto nel 2017 perché secondo loro la polizia non può lavorare nella repressione: ha le mani legate dietro la schiena dalle leggi della civiltà dello stato di diritto.

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sull’aspetto identitario del governo deve fare i conti con i teppisti di stato che pullulano nelle istituzioni.

Non lo scrivo io,lo ripetono proprio Ilaria Cucchi,Luigi Manconi,giuristi .magistrati etc attenti ai diritti dei messi al bando.

Ma i repressori reazionari non sentono ragioni,fascisti sono e fascisti saranno.

31.3 Storia – 1939: quando i nazifascisti divisero il mondo in ariani e subumani.

E book gratuito di Pierluigi Raccagni ultimo giorno ..

.Oscar Schindler conobbe Itzhak Stern dopo sole sette settimane dall‟instaurazione del nuovo ordine in Polonia. E Stern aveva già conosciuto il significato degli editti restrittivi la razza ebraica, emanati da Hans Frank, governatore generale della Polonia.

Oscar Schindler conobbe Itzhak Stern dopo sole sette settimane dall‟instaurazione del nuovo ordine in Polonia. E Stern aveva già conosciuto il significato degli editti restrittivi la razza ebraica, emanati da Hans Frank, governatore generale della Polonia.

Stern, oltre a dichiarare le
proprie origini, doveva portare il cartellino di riconoscimento della
stella gialla ben visibile sul davanti. Le disposizioni che vietavano la
preparazione di cibi ebraici trovavano Stern a disagio di fronte alla possanza di Schindler; in fondo ad un polacco ebreo toccava poco più della metà della porzione che toccava ad un polacco normale, anch‟egli considerato subumano.
A proposito vediamo come la Gestapo organizzò la classificazione dei subumani e degli umani in Polonia durante i primi mesi di occupazione
nazista.
La prima divisione, la più naturale divisione fra gli uomini e le donne
e i bambini, era fra quelli che dovevano morire e quelli che dovevano
restare in vita.
gruppi razziali:
Tedeschi del Reich 2.613 calorie al giorno, etnia tedesca 2.613 calorie.


Non Tedeschi, ma idonei alla germanizzazione 669 calorie al giorno,
razza mista 669.20
Non Ariani – Subumani: non tedeschi, non idonei alla germanizza-
zione, Ebrei per discendenza, Omosessuali, Zingari, portatori di handi-
cap, malati incurabili 184.
Ci fermiamo qui, per ora.
Durante il processo di Norimberga sarà Hans Frank a dichiarare: “Non
basterà un migliaio di anni a purificare la Germania dalle sue colpe”.


Ma torniamo a Oscar Schindler. Quando Stern lo incontrò per la prima
volta dichiarò:” devo dirle signore che sono ebreo”.
“Bene, borbottò Herr Schindler.” E io sono tedesco. Ed eccoci qua”.
Oskar Schindler e Stern entrarono subito in sintonia, avevano parecchie cose in comune anche se apparentemente le distanze culturali fra i due
sembravano abissali: (…) in un momento come quello, continuò Herr Schindler, per niente al mondo avrebbe voluto essere un prete, visto
che la vita umana non aveva nemmeno il valore di un pacchetto di sigarette. Stern si dichiarò d‟accordo, ma suggerì nello spirito della discussione che il riferimento fatto da Herr Schindler poteva essere riassunto in un verso talmudico, secondo il quale chi salva la vita di un solo
uomo salva tutto il mondo”.
Cfr. Thomas Keneally, op. cit. pag. 37
Per completare il quadro il 17 settembre due gruppi di armate sovietiche mossero verso la linea di demarcazione prevista dal patto di non aggressione tedesco-sovietico del 23 agosto del 1939.

29.3″ Sono anti/ antifascista” disse la seconda carica dello stato….

I paradossi dell’italiano vivere impressionano la pubblica opinione europea,ma non noi.

Ignazio La Russa,fedele almirantiano,ha recentemente ribadito che lui è una specie di afascista post – fascista, insomma letteralmente e ufficialmente ha dichiarato di essere anti/ antifascista.

Il gioco di parole non spaventi.

Il La Russa ha voluto sottolineare che lui è contro quell’antifascismo che non riconosce che in fondo la epopea del ventennio ha fatto cose buone.

E che Mussolini,entra a buon diritto nella storia dei nostri padri, da Giulio Cesare,passando per Togliatti, arrivando a sé medesimo

C’è la libertà di parola, in questo siamo tutti figli della Resistenza, diamine.

Ma quando sei la seconda carica dello stato di una Repubblica di stampo antifascista, dire certe cose è semplicemente sputare non solo nel piatto dove si mangia dal dopoguerra, ( i fascisti sono stati amnistiati dai comunisti nel 1948 e quindi sono regolari),ma pure sui morti che ti hanno dato la libertà.

È questo che offende tante persone comuni che, come me, hanno sentito il padre partigiano che gli raccontava che era stato condannato a morte per non aver aderito alla RSI,che aiutava i tedeschi a portare gli ebrei nei campi di sterminio.

Per cui il gioco di parole della seconda carica dello stato passa in cavalleria come nostalgia di un reduce.

Ignazio vive nel migliore dei.mondi possibili.

La sua presidente del Consiglio sentenzia che le Fosse Ardeatine furono un massacro contro gli italiani e non contro ebrei,antifascisti e dissidenti dei repubblichini da parte del sodalizio nazifascista.

Fascista sanbabilino,deputato e senatore per legislature,ras di Milano insieme al fratello,simpatico a tutti per la sua bonomia da tifoso interista…

Sieg Heil, saluto alla vittoria,è meglio

27.3 Storia/1939 Polonia:il vittimismo dell’ aggressore nazista ricorda quello di Putin….

Brano tratto da 1939 -1945 il racconto della guerra giusta vol1 e book di Pierluigi Raccagni gratuito dal 27 marzo al 31 marzo

1939. PIANO BIANCO
Fin dalla primavera del 1939 il piano tedesco di invasione della Polonia
era stato elaborato con un obiettivo strategico ben definito che andava
al di là del corridoio di Danzica: secondo l‟imbianchino criminale bisognava distruggere la Polonia come popolo, per cui il massacro dell‟élite
culturale era il minimo che si potesse fare per togliere alla Polonia qualsiasi speranza nel futuro.
“Ogni guerra costa sangue e l’odore del sangue risveglia negli uomini
tutti gli istinti che albergano in noi fin dai primordi: brutalità, follia
omicida, e tanti altri. Tutto il resto è futile chiacchiera.


Una guerra che non sia spietata esiste solo in cervelli esangui”.
Così parlò Hitler ai suoi generali nell‟agosto del 1939.
La notte del 31 agosto tutto era pronto.
La direttiva inviata dal Führer alle forze armate era chiara più della sua
balbettante messinscena vittimista:


“visto che non possiamo trovare nessun mezzo pacifico per porre termine alla situazione intollerabile sulla frontiera orientale…l‟attacco alla Polonia dovrà essere eseguito secondo le disposizioni previste nel
Piano Bianco”
Data dell’attacco:
1° settembre 1939
ora d’attacco: 04:45
Situazione intollerabile per la Germania?
Che sarà mai?
Anche qui poca fantasia, ma molta attitudine verso il crimine.
I nazisti, non si inventavano proprio niente.
Bastava organizzarsi, per una carneficina coi fiocchi.
Da sei giorni Alfred Naujocks, intellettuale delle SS, figlio di un dro-
ghiere di Kiel, si trovava in quel di Gleiwitz, sulla frontiera polacca, in
attesa di effettuare un attacco simulato polacco contro la stazione radio
tedesca di quella cittadina.

Ci dovevano essere tanti finti attacchi polacchi alla povera Germania,
che a sua volta, sarebbe stata nel diritto di contrattaccare: la principale
delle mistificazioni doveva avvenire appunto a Gleiwitz.
Uomini delle SS, con uniformi polacche, cominciarono a sparare contro
la stazione radio tedesca.
Erano stati portati dei detenuti, drogati, che erano internati nei campi
di concentramento con uniformi tedesche.
Dopo una breve sparatoria gli uomini di Naujocks entrarono nell‟edifi-
cio e lo occuparono il tempo necessario per trasmettere un comunicato
in lingua polacca in cui in pratica si legittimava lo stato di guerra fra
Polonia e Germania.
Sull‟episodio c‟era la lunga mano di un criminale tra i più amati da Hit-
ler: Reinhard Heydrich, capo del servizio segreto tedesco, che il 10 agosto aveva incontrato Naujocks per concordare l‟azione.
Vediamo come lo racconta Laurent Binet ne “Il cervello di Himmler si
chiama Heydrich”, Torino 2011: “Sono passati quattordici giorni da
quando lo Sturmbannführer delle SS Alfred Naujocks è arrivato in in-
cognito nella città di Gleiwitz, alla frontiera fra Germania e Polonia,
nella Slesia tedesca: ha minuziosamente preparato il suo misfatto e ora
attende. Heydrich lo ha chiamato ieri a mezzogiorno, per chiedergli di
definire un ultimo particolare con” Gestapo” Muller, che si è spostato
di persona e alloggia nella vicina città di Oppeln.
Muller deve conferirgli il cosiddetto “barattolo di conserva”.
“Sono le quattro del mattino quando suona il telefono nella sua camera
d‟albergo. Afferra il ricevitore, gli chiedono di richiamare la Wilhelm-
strasse.
All‟altro capo del filo la voce acuta di Heydrich gli dice “la nonna è
morta”. È il segnale che l‟operazione Tannenberg può iniziare”.
A Varsavia si nutriva la speranza di un intervento francese.
Le speranze andarono deluse ben presto, non solo i francesi non attac –
carono, ma a Est i sovietici entrarono in territorio polacco.
E che l‟intervento francese e inglese era considerato una grazia divina
ce lo spiega W. Szpilman: ne “Il pianista, op. cit. pag. 30

“Quando qualcuno vi costringe alla guerra,esiste una sola soluzione: vincerla” ( J.Littell)

L’autore delle Benevole,sontuoso libro da leggere tutto d’un fiato perchè tratta la seconda guerra mondiale dal punto di vista di un carnefice delle SS, non molto tempo fa sul Corriere della Sera ha scritto in modo lapidario un articolo sulla guerra in Ucraina che taglia il cordone ombelicale fra chi non sostiene Putin, ma nemmeno Zelensky,in un’equidistanza generica vs. la guerra.

La frase del titolo, oggettivamente non contestabile, ci dice che storicamente essere costretti a difendersi vs.chi è più forte comporta un prezzo di dolore e sangue che è difficile negoziare parlando di costo delle armi,delle bollette del gas e della luce.

Quando si invita Zelensky a cedere qualcosa in modo da consentire un negoziato si fa un dono più alla propria coscienza,contraria giustamente alla guerra,che al popolo ucraino che ha chiaramente dichiarato di essere un popolo unito per la libertà.

La Nato ha permesso il’ 68 in Europa,il patto di Varsavia ha negato il 68 in Cecoslovacchia… come pensava pure Berlinguer,vogliamo negare la resistenza agli ucraini ?

Sembra che ai pacifisti pro Putin non freghi niente di avere a che fare con un dittatore che invade stati di diritto,ammazza gente innocente, reprime il dissenso interno con l’assassinio.

Non vorrei essere provocatorio nella liturgia de sinistra,ma chi vuole fare finire la guerra imperialista dovrebbe fare quello che Lenin fece.

Trasformare la guerra fra nazioni in guerra civile con queste parole: “la rivoluzione significa la più intensa,furiosa ,disperata lotta di classe e guerra civile”

Quindi sempre di uccidere si tratta,come nella rivoluzione francese,americana,russa,come nella guerra civile in Italia,come nell’antifascismo contro i nazisti etcetcetcetc come in tutte le guerre civili levatrici della storia per dirla alla Karl Marx.

Cosa brutta la guerra imperialista,ma la guerra civile non è un pranzo di gala.

Se poi la paura della guerra significa quiete,pace superficiale, possibilità di alternare guerra e pace a seconda delle buone letture,allora i titolari del no war si facciano indietro, perché i posti delle anime belle sono già tutti occupati.

Ma la criminalità di Putin,amico di Trump e Khamenei non merita la pace, che sarebbe terrificante comunque,senza la giustizia.

Merita giustizia non dai tribunali della storia,ma da quella degli offesi.( dai 6 ai 14mila bambini deportati in Russia dall’Ucraina,proprio come fecero i nazisti di Rosenberg)

A meno che non si ritirino le truppe a prima del 24 febbraio e venga indetto un referendum vero su Donbass e Crimea,ad esempio.

Alla fine un rimando filosofico: ‘ io vado a morire,voi a vivere,solo il dio sa qual è la cosa migliore” – Socrate.

22.3 La società signorile di massa e i bisogni dei neo proletari…

Luca Ricolfi,indubbiamente uno dei pochi intellettuali liberali in circolazione a parlare chiaro di fisica sociale,ma chiamala se vuoi sociologia, non è certo di sinistra,ma va commentato.

Quando dichiarò che un ceto medio signorile voleva vivere al di sopra delle proprie possibilità, secondo me,azzeccò perfettamente lo status mentale di milioni di italiani.

Mi ricordo la fortuna scientifica di Paul Ginsborg nella definizione degli anni novanta ,” di ceto medio riflettente” per indicare quell’insieme di iniziative che pur non provenendo dal tradizionale proletariato storico erano comunque funzionali all’idea progressista. ( Girotondi,poi Sardine ,poi raccolta di firme di migliaia di associazioni,ad esempio)

Tutte nobili iniziative,ma fuori dalla storia dei movimenti della sinistra di classe.

Anche oggi nel terzo millennio il ceto medio che si sente impoverito, rimane comunque una massa signorile che non partecipa all’idea di nuovo proletariato.

Diverso essere disperati in questa parte del globo, che vuol dire non poter consumare la propria vita oggettivamente in bisogni elementari come un lavoro,una casa, un desiderio di maggiore sicurezza,oppure essere poveri pur lavorando.

Quando si parla di ceto medio impoverito si dice una verità storica,ma, penso io, il ceto medio più povero come classe,non farà mai una rivoluzione come quelle viste nel secolo scorso da parte del proletariato storico.

Inutile,come è uso di una certa sinistra clone degli anni settanta, ma solo parolaia, continuare a predicare rivoluzioni proletarie, che comportano sacrifici inenarrabili,compresa la perdita della vita umana.

( Nella Parigi che brucia per le pensioni non manca il pane…manco le brioches, a dire il vero)

Se non hai niente da perdere è un conto,guarda il proletariato di Gaza o di altri ghetti urbani, ad esempio.

Ma se fai parte di un emisfero fortunato come il nostro,corroborato da un secolo di lotte per l’emancipazione, sperare in un ennesimo assalto al cielo,rimane una consolazione filistea per quello che non si è mai provato.

Non arrivare alla fine del mese,far parte di una fila di disgraziati che non possono mettere insieme pranzo e cena,dormire in macchina perché sfrattati è una vergogna, soprattutto oggi.

Quando un ceto signorile massificato si lamenta di non poter consumare come una volta però, questo non è argomento finalizzato all’emancipazione delle sofferenze sociali.

Ceto medio di tutto il mondo unitevi,non lo ha scritto nessuno.

Il reddito di inclusione,ad esempio,sarebbe un primo passo per togliere dal bisogni elementari i più disagiati.

Se si guarda alla riforma fiscale,infatti,ci si accorge che al ceto medio impoverito vengono dati incentivi per consumare,ai veri poveri invece si toglie e basta.

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