G.W.F. Hegel non era un pessimista,per usare i canoni della coscienza volgare.

Per il filosofo Svevo solo la contraddizione dialettica fra pensiero e realtà trovava la sintesi suprema nell’ autocoscienza filosofica,che comunque per ritrovarsi aveva dovuto perdersi nell’alterità mondana.

E nella storia i momenti felici, privi di guerra, fame,carestie non esistono.

Chi può affermare che in duemila e passa anni di storia ci sia stato solo un anno di armoniosa quiete fra le nazioni,le etnie,le religioni,le ideologie?

Questo non significa che la guerra sia necessaria come pensavano,ad esempio, i nazi fascisti come Mussolini e Hitler,che vedevano nel bagno di sangue la purificazione del mondo dalle razze inferiori e l’affermazione di una aristocrazia di tagliagole.

Quando Hegel individua in Napoleone a cavallo lo spirito del mondo,infatti,vuol dire,in termini di filosofia della storia,che Napoleone interpreta la manifestazione di una mondanità che sa convivere il conflitto fra guerra e pace,abbondanza e carestia,vita e morte.

“I libri di storia senza guerre sono libri dalle pagine bianche” riaffermo’ il filosofo,basta sfogliare un qualsiasi manuale delle scuole medie.

Questo non consola,ma inorridisce.

L’ inutilità della guerra è una condanna per gli uomini,che non sanno rinunciare a procurare la morte ai propri simili.

Solo che per Hegel la scienza della logica,la razionalità,coincide,con la realtà.

E per finire non si può scordare la dedica di Dostoevskij sul volume primo de” I fratelli Karamazov”:

” in verità,in verità vi dico: se il granello di frumento cadendo in terra, non morra’, rimarrà esso solo;ma se morra’, apporterà gran frutto .

Vangelo secondo Giovanni,Xll,24

Buona Pasqua.

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