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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

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19.4 Elogio dell’Utopia- “Si diventa(va) comunisti per un profondo impulso umanistico al dolore,non per una stucchevole felicità….”

Il titolo è una parafrasi che trovi nei “Fantasmi di Mosca” di Enzo Bettiza ,uno dei più grandi intellettuali italiani, prima comunista e poi liberal democratico, del Novecento.

Il comunista,o meglio il filosofo del comunismo,non può aspirare ad una nauseabonda felicità.

Il suo compito è cercare la disattivazione dell’universale dolore dato dalle circostanze storiche da parte di un classe, quella borghese, ai danni dell’altra, quella proletaria.

Non che la borghesia sia l’inferno sulla terra,anche se tende a fare del valore di scambio un paradiso in terra.

In questo rapporto sta la storia del movimento operaio e proletario con le sue conquiste, ma anche le sue sconfitte, i suoi errori, le sue illusioni e i suoi orrori.

Ogni tanto questo principio è rimosso proprio da chi ancora oggi si considera erede di quella gloriosa epopea che è riuscita ad emancipare milioni di persone, che nella loro vita non avevano che miseria e che si dovevano accontentare della paternalistica protezione di quelli che erano più in alto nella scala sociale.

L’azzardo che si possa considerare l’emancipazione degli ultimi una battaglia di retroguardia, poichè la maggioranza del proletariato era/è ormai integrata comodamente nella società dei consumi, con la pandemia è diventato un insulto alla indigenza dei tanti che dall’ennesima crisi del capitale sono usciti con le ossa rotte.

Ora si chiamano neo – plebe, ri – proletari, invisibili, nuovi poveri: sono relegati ad essere massa di consumo qualunquista al servizio di vite a cui non viene concesso l’orizzonte del merito, della competenza, ma solo di un salario che li rimetta nel circolo infernale dei consumi fine a se stessi.

Sopravvivi ergo sum, e lascia il mondo a chi vive sul tuo lavoro…

Se questo non è disprezzo del genere umano….

Le terze vie alla Tony Blair, o alla Clinton hanno rasentato il suicidio della lotta di classe,i cloni locali alla Veltroni, hanno prodotto patetiche apparizioni nell’Olimpo sgangherato della democrazia anche per gli sfruttati.

Il sentimento del comunismo non ha nulla a che fare con i regimi che negano le libertà democratiche,la profezia marxiana è pura utopia, secolarizzata però da una prassi che ha visto nel terrore e nella violenza di stato l’inverarsi della storia.

Come nella degenerazione del regime sovietico e del socialismo reale.

La profezia filosofica è rimasta intatta, l’uomo disalienato è un uomo che non subisce dogmi settari,stati di polizia, gulag e altre amenità come capita nel regime coreano, tanto celebrato da alcuni comunisti italiani dal vitalizio sicuro.

Insomma è una religione,nella valenza etimologica del “religare”, tenere insieme.

E come tutte le religioni considera il proprio percorso nel tempo una verità assoluta a favore degli umili.

Anche il papa è concorde nel ritenere che la difesa ad oltranza della proprietà privata dei mezzi di produzione diventa incompatibile col messaggio evangelico, quando significa sfruttamento a vita.

Il comunismo filosofico non è contro il prossimo, ma si occupa del prossimo, costruendo la sua utopia nel movimento reale che abolisce lo stato di cose esistenti.

Come dire che la filosofia teoretica,che non riguarda il reale, qui diventa la fenomenologia della rivoluzione.

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16.4 “La nostalgia è l’unico svago che resta per chi è diffidente verso il Futuro..” ( Carlo Verdone, La grande bellezza)

Basterebbe scrivere un ” Del doman non c’è certezza” , la Canzone di Bacco composta da Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico in occasione del Carnevale del 1490, cantato in coro da maschere mitologiche, per arginare la retorica narrativo – culturale debordante sul FUTURO, visto come possibilità di uscire dalla crisi di valori e conferire una speranza alle nostre vite ordinarie.

Ma rivedendo il personaggio di Romano interpretato da Carlo Verdone nella ” Grande bellezza “di Sorrentino che recita, “che cosa avete contro la nostalgia, rimasto l’unico svago per chi è diffidente verso il futuro? “, si ha l’idea che l’esplosione di senso e di maniera verso il futuro sia solo altro rumore che copre il silenzio sacro della riflessione.

Perchè se è il movimento Friday for future a reclamarlo, gli studenti e i giovani in Dad a rivendicarlo e tutti noi auspicarlo come semplice continuazione della vita, non è che questa possa diventare una menzogna strumentale per consumare anche il FUTURO come fosse una merce che noi possiamo comprare ( vedi il magnate John Huston che conversando con Jack Nicholson in Chinatown di Roman Polanski dichiara di volersi comprare il futuro….)

Il futuro è materia obbligatoria per chi ci governa, per chi ci sorveglia, per chi ha la responsabilità di darci un domani migliore.

Ma in sè il futuro, nel quale saremo tutti chissà dove, non esiste, se non come premessa a lasciare il mondo meglio di quello che è.

E la nostalgia, poi, non è una patetica rivisitazione del c’eravamo tanto amati o odiati, a seconda dei punti di vista.

Nostos,nel significato originario,significa viaggio.

Odisseo non vuol solo tornare a Itaca, il Nostos è un cercare di ritornare a se stessi nonostante il distacco, il dolore, l’esilio, la mancanza: il viaggio comporta la fine del viaggio e il futuro non lo vendi al migliore offerente, ma lo coltivi nell’autocoscienza del tragitto che hai fatto e in quello che devi ancora fare.

Che poi Verdone – Romano nel film di Sorrentino chiami la nostalgia uno “svago” lo trovo un espediente bellissimo sia per non cadere nella zuccherosa mitologia di chi vuol vivere solo di ricordi ( i tempi andati sono sempre migliori del presente solo per coloro ai quali è andata bene), mentre la nostalgia nella vecchiaia è un modo per iniziare a lasciare questa terra, un’iniziazione alla metafisica, anche se non ci credi.

Quando prendi il giornale o apri il pc e trovi che tutte le multinazionali discettano su futuro, quando le banche ti prospettano un futuro a tassi agevolati, quando i guru della lacrima sul viso nel talk – show vogliono commuovere con un ritorno al passato che rincuori il futuro, quando il bla – bla – bla sul tempo che verrà vuole allontanare l’immanenza dalla tragedia, allora significa che per pigrizia, abitudine, quieto vivere, stanchezza psicologica, vuoi solo tornare al come eravamo fuggendo dal presente.

Impossessarsi del Futuro è la solita volontà di potenza dell’Occidente, la solita presunzione intellettuale che ha esaltato Prometeo nel carpire il fuoco agli dei credendo di aver ritrovato Il Paradiso Perduto.

Il Futuro,per dirla alla E.Kant, è una cosa in sé,pensabile,ma non conoscibile.

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14.4 – Non negoziare i propri doveri ed esigere i propri diritti è da cittadini ” normali”, non in Italia..

Giuseppe Mazzini scriveva che l’Italia futura doveva essere una Repubblica fondata sui doveri,non solo sui diritti.

L’idealista Mazzini aveva già compreso, dunque, quella legge non scritta che  dimora in Italia a tutte le latitudini e che anche nel caso vaccini ha mostrato quanto sia opinabile il rapporto fra diritti e doveri dei cittadini.

Lo ha detto a chiare lettere Mario Draghi,che ha bacchettato i furbetti del vaccino, dopo che gli stessi decreti governativi avevano favorito categorie di tutte le razze con il termine ” altro”, tanto per dire che i doveri e i diritti esistono a piacimento ermeneutico.
.

Se vaccinarsi è,  per alcune categorie dell'”altro”,  presentatisi in massa all’appello del governo saltando però i diritti degli anziani e dei vulnerabili, un diritto – dovere, niente di strano da noi:chi ha avuto ha avuto chi ha dato,ha dato…

Se non che oltre 2 milioni di persone hanno saltato la fila spinti dalla confusione mentale dei legislatori e dalla furbizia del “fatta la legge trovato l’inganno”.

Pasticcio unico,  e tremendo, perché poi se qualcuno viene calpestato nei propri diritti, gli viene presentato il conto dei propri doveri .

Lo stato gli dice che può sempre rivolgersi ad un avvocato, esercitando il diritto dovere del rispetto della legge ( se ha i soldi ,se no piangi e basta).

Se poi ti ammali o crepi perchè hai 80 anni e nessuno ti ha cercato per vaccinarti, vai nel record delle morti per covid che poi ai tg ti ricordano che dietro ogni numero c’è una vita che non c’è più.

Ma io penso, e non sono il solo,che se non si negoziano i propri doveri come nel mercato delle leggi statuali  sui vaccini,il diritto di far valere le proprie ragioni non può essere negato.

In generale,al di là dei vaccini, hanno trascurato i diritti degli anziani,dei giovani,delle donne,dei disabili, etc senza che sia successo nulla se non il solito e retorico ” nessuno sarà lasciato indietro”.

Non dovrebbero esistere diritti e doveri,a seconda del volere dei governi,delle lobbies e corporazioni.

Soprattutto quelli che riguardano la salute e il rispetto della Costituzione

In Italia non è così.

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9.4 – Record di morti per Covid,milioni di nuovi poveri,vaccini a rilento,proteste in piazza…benvenuti in Italia…

L’opinione pubblica in genere fin dall’inizio della pandemia nel 2020 ha strombazzato che prima o poi sarebbe scoppiata la protesta sociale.

Dopo i fatti di piazza Montecitorio, dove ristoratori e ambulanti si sono scontrati con la polizia e dopo blocchi e cortei in tante città d’Italia per chiedere le riaperture, ci si è messi a strillare: “qualcuno soffia sul fuoco, il tutto era così prevedibile, abbiamo fatto troppo poco, nessuno resterà indietro,bisogna fare le riforme,bla, bla, bla”

Siamo rovinati?

Lo siamo, ma non tutti, se è vero che i depositi bancari sono aumentati a tal punto che con quello che gli italiani hanno in banca potrebbero comprarsi il debito pubblico.

Se la contraddizione sembra paradossale è perchè non si tiene conto di una cosa semplicissima.

Ci sono meno consumi per via del Covid e minori investimenti, quindi più soldi in banca, ma per molti i soldi in banca sono un tesoretto a cui attingere nel momento dell’estremo bisogno,non si può generalizzare.

Il Covid non solo ha accentuato le differenze di classe creando milioni di nuovi poveri, ma ha favorito categorie di ceto medio sempre più garantite da un entrata sicura: in primis pensionati e impiegati pubblici e poi impiegati in smart working, che però vengono sfruttati come bestie.

Comunque il ceto medio in salvo entra in conflitto con i nuovi diseredati da Covid.

Gli impiegati pubblici, soprattutto,vengono tacciati di essere parassiti privilegiati, mentre gli sciamani da bottega, ristoratori no mask e ambulanti vengono accusati di evasione fiscale, di fascismo, e qualunquismo.

Anche qui non si può generalizzare.

Ci sono persone serie e responsabili che continuano a lavorare nella pubblica amministrazione e nel privato e c’è gente che sta davvero male,come prima non lo era mai stata ( ex piccoli esercenti in genere), che con la destra fascista non ha nulla a che fare.

Ma gruppi di sciamannati modello Capitol Hill,con la presenza di Casa Pound,hanno fatto a Roma una gazzarra al limite del grottesco e l’atmosfera non va sottovalutata.

Anche se bisogna dire che in Italia le proteste di piazza finora sono state poche e contenute.

Ma quando esplode la guerra degli impoveriti contro altri cristi ordinari è tristezza profonda.

Vedere Sgarbi e Paragone incitare alla rivolta è ributtante, speculano da teatranti su una situazione sociale drammatica, sono tra il peggio prodotto dalla società dello spettacolo.

Ma i 945.000 senza lavoro, i 717.000 che manco lo cercano più, secondo l’Istat, sono la vera tragedia economica dell’Italia di oggi, paese ancora nel G8,ma con sacche di indigenza da Terzo Mondo visto che i poveri ogni giorno aumentano.

Si parla di guerra di tutti contro tutti, come se le tensioni sociali fra cittadini non scaturissero anche da rancori, odii sopiti, brame di potere,invidie,maldicenze.

La guerra di tutti contro tutti è il corso del mondo, inutile fare i “democraticoni” praticoni: manifestate e andate in pace.

Migliaia di italiani che non lavorano sognano di spaccare la testa ai migranti che, come Salvini ha predicato per anni, percepiscono 39 euro al giorno, per giocare con il telefonino.

L’apericena e la movida che sono considerati beni essenziali per il tempo libero dei tempi morti, oggi sono anelati da quei ristoratori che assumevano al nero ragazzotti che oggi sono a casa.

Prova a tu a fare una sintesi della manifestazione del malessere, non ci riesce manco Draghi.

I vaccini ogni tanto ci sono,ogni tanto no, per i morti siamo sempre primi a livello europeo.

Il caos nella sanità regionale a volte e’ inaccettabile, gli oltre 110.000 morti una ferita incurabile.

Siamo esausti.

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12.4 Nostalgia della filosofia – ” Sono chi non fingo di essere” Philip Roth

“La lettura “del Corriere della Sera di Pasqua riportava un bellissimo servizio su Philip Roth, uno dei romanzieri  statunitensi più discussi e celebrati del Novecento morto nel 2018 ( Pastorale americana  il suo capolavoro).

A tutta pagina  trovavi un titolo con la dicitura ” sono chi non fingo di essere” che certamente comporta riflessioni su se stessi e il mondo.

Quello della rappresentazione, infatti, sul palcoscenico dell’esistenza è materia intimamente filosofica, che compromette l’ottimismo teoretico  sulla possibilità di una vita autentica.

La finzione, stando alle indicazioni di Roth, riguarda la contraddizione fra quello che si è, e quello che si vuol far apparire di essere.

Non sempre questo avviene per malcelata malafede e ipocrisia.

E’ facile, infatti, riscontrare che la timidezza si nasconde dietro l’impeto del coraggio, la paura dietro il paravento dell’incoscienza, la dolcezza e la generosità riposano all’ombra di affollate solitudini, depressioni angosciose coabitano con egoismi mai sopiti: è il genere umano bellezza, direbbe il realismo di maniera ,è il regno dell’imperfezione nella valle di lacrime della quotidianità.

Solo il Cristo appena risorto poteva dire, secondo la tradizione cristiana, ” io sono colui che è”,  non avendo bisogno di esistere nel divenire, nel transeunte, in ciò che c’è e un giorno non ci sarà più.

Troppo difficile per me e credo per tutti vivere in questa angoscia, in questa duplicazione dell’autocoscienza, in questo tribunale della ragione che non fa sconti  a se stessi, nè prende scorciatoie rassicuranti.

E’ proprio F. Nietzsche a ricordarci che solo chi” ha il caos dentro danza fra le stelle” ed è proprio la filosofia a cercare in tutti i modi di oltrepassare la vita inautentica a costo di convivere con il dolore.

Proprio dalla consapevolezza che la vita è tragica nasce la speranza e nasce la consapevolezza dei propri limiti, laicamente o religiosamente:il vero e proprio rompicapo nella vita siamo noi stessi.

Così, per tornare ad essere se stessi, forse bisogna ( e chi lo sa?) accettare il dolore come” fosse il sale della terra”.

In questo senso la nostra e l’altrui sofferenza non hanno bisogno di infingimenti.

L’autoinganno verso se stessi,invece,chiude il discorso su una raggiungibile verità.

La finzione in questo caso non è il necessario nascondimento del sopravvivere al dolore, è pura menzogna.

Che solo gli dei sapranno perdonare. Forse.

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7.4 Il paese va in rovina? Meglio, i profitti aumentano: la legge del capitale fa sempre male….

Ernesto Galli della Loggia non sbaglia un colpo: è anticomunista, ma così competente in fatto di capitalismo, da rasentare il “nosce te ispum”del tempio di Apollo quando tratta il più funzionale sistema di produzione della storia dell’umanità.

E’ infatti l’esimio professore, di fatto uno dei migliori, a citare sul Corriere della Sera l’economista Adam Smith che enunciava :

il saggio del profitto è sempre ai suoi livelli massimi nei Paesi che precipitano verso la rovina.

Non sembra vero che tanti liberali denuncino con veemenza i guasti del capitalismo e che auspichino che il sistema riesca a trovare i rimedi per la propria sopravvivenza.

Dopo il fallimento dell’economia pianificata socialista l’unica possibilità sembra quella di pensare ad un mondo dove, non essendoci più il superamento dell’esistente, si pensi almeno ad addolcire un sistema di accumulazione della ricchezza.

Che oggi semina uno sfruttamento che confligge con l’idea di progresso e solidarietà proveniente da tutte le economie,chiamate “liberali”.

Soprattutto in Italia, dove la redenzione capitalista dovrà passare attraverso la lotta contro le corporazioni più retrive, le lobbies più criminali, la corruzione più diffusa, l’asineria di classi dirigenti che pretendono competenza dai subordinati in proporzione alla loro ignoranza, sarà dura sottrarsi alle legge del profitto senza il ritorno della lotta di classe.

Perchè poi la differenza è sempre lì,gira e rigira.

Il saggio di profitto, quantità di ore non pagate al lavoratore nel momento della produzione, non è un’opzione bella o brutta del capitalista, è l’essenza della stesso sistema.

Il capitalismo nella lotta di classe ha sempre trovato un cancro da estirpare.

Ma poi alla fine ha sempre dovuto riconoscere che la lotta degli sfruttati emancipa anche chi fa parte dell’altro mondo, dell’altro privilegio, dell’altro consumo.

I profitti dei latifondisti furono difesi a mano armata nel Sud durante tutto il periodo risorgimentale, al Nord il fascismo fece la sua parte nel difendere i profitti dei padroni, la strategia della tensione difese i saggi di profitto del capitalismo prodotto dal boom economico,in breve i padroni del vapore a casa nostra possono dormire sonni tranquilli.

Perchè la ridistribuzione della ricchezza è avvenuta solo quando le classi sfruttate hanno versato sangue per riforme del lavoro e dell’economia che in altri paesi decretavano il livello culturale progressista della borghesia.

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Italy-La sinistra sedicente riformista prenda atto del proprio fallimento,senza se e senza ma….

Adesso anche l’Espresso del gruppo editoriale Gedi si è accorto che “nel vuoto lasciato da una politica che continua a impegnarsi solo in battaglie autoreferenziali…indifferente all’ emergenza sociale……  associazioni,   centri sociali, comitati sono l’altra politica che governa i territori”…

Meglio tardi che mai,si direbbe,ma il riconoscimento che qualcuno fuori dalle istituzioni si batta per arginare la macelleria sociale che dura almeno dalla crisi del 2008 è poca cosa.

Perché a battersi per i migranti,per i diseredati,per gli schiavi del mondo del lavoro sono quelle minoranze bastonate che la sinistra istituzionale ha sempre tacciato di estremismo rosso e rozzo, girandosi poi dall’altra parte quando la repressione stupida e ottusa di una parte dello stato li relega nella marginalità.

Il Covid e la derivante crisi economica,infatti,sono stati affrontati dalla sinistra per bene con ragli d’asino che volevano essere ruggiti di leone.

Il riformismo auspicato a parole ,oggi lo sperimentano tutti in Italia, è solo un modo per mettere una pezza al vilipendio della Costituzione da parte dei partiti di tutti i colori sui temi dell’uguaglianza, dei diritti delle minoranze, del lavoro femminile sfruttato, della salute dei disabili: uno sfacelo a cielo aperto.

Non per niente il 60% degli italiani ha dichiarato di aver paura di perdere il posto di lavoro, contro il 37% della media europea.

In ritardo su tutto,anche il generale dei Carabinieri Luzzi ha abbracciato la green economy,lenti sui cambiamenti dovuti,come l’uguaglianza di genere, orbi sul salario garantito,i sedicenti riformisti sono imbalsamati nel mausoleo dell’opportunismo.

Ci si aggrappa a Draghi per disperazione,per stima verso la persona,non perché ci sia un motivo al di là della contingenza che è quella di prendersi  i soldi del Recovery.

Meglio un serio riformista che  un cialtrone massimalista, dicevano sinistri fru fru che oggi governano con Salvini e Berlusconi.

Negli anni ’60 storici esponenti del PCI ammonivano che in Italia bisogna far finta di fare la rivoluzione per ottenere le riforme.

Aveva un senso,anche profondo.

Ma non si può far finta di fare le riforme, per mantenere lo status quo.

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Nell’Italia del dopoguerra  i politici erano poveri, ma ricchi di idee, oggi è il contrario..

Il presidente  del consiglio Mario Draghi  impiegò 55 minuti per presentare il suo programma di governo.

La  Ricostruzione con la R maiuscola,auspicata da Draghi  in quella circostanza,  si portava appresso l’anno di grazia 1946,quello del referendum monarchia – repubblica e del voto alle donne.

Quello del primo governo dell’Assemblea nazionale Costituente guidato da De Gasperi, quello della collaborazione fra comunisti, socialisti, democristiani.

Pietro Nenni, Palmiro Togliatti nel primo dopoguerra rappresentavano la speranza per milioni di proletari, che dopo 20 anni di fascismo, si accingevano a ricostruire l’Italia dalle macerie della guerra: eravamo poveri, divisi, ma ricchi di idee, carichi di entusiasmo e voglia di vivere al di là della Dc e del Pci, di don Camillo e Peppone……

E’ vero che la defascistizzazione fu fermata, che i comunisti furono cacciati dal governo per prendere il Recovery Plan ante litteram ( il piano Marshall),che nel dopoguerra iniziò una guerra fredda fra Usa e Urss che in Italia si mangiò le conquiste della Resistenza.

Ma lo spirito dei tempi, il coraggio, la passione, la dignità di quel popolo oggi è solo leggenda.

E oggi è inutile rifarsi a quel miracolo etico e civile.

Il presidente della Repubblica e Mario Draghi hanno fatto di quell’anno e/o di quegli anni un esempio di grandezza dell’Italia da imitare.

Ma è solo un film in bianco e nero.

Lo scrivo con tristezza ,ma quella Italia non c’è più, perchè c’è solo il suo contrario.

Di uguale ci sono rimasti i fascisti, gli opportunisti e il piduismo dei nipotini di Licio Gelli,con una classe di mafiosi impuniti.

Non è solo un modo di dire.

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E ancora: “(…) si è ormai generalmente d’accordo sul fatto che il teatro bellico decisivo sia stato il fronte orientale, poiché senza la resistenza sovietica è difficile immaginare come il mondo democratico sarebbe riuscito a sconfiggere il nuovo impero tedesco…il grande paradosso della seconda guerra mondiale è che la democrazia fu salvata dall’impegno dei comunisti.”

Richard Overy, La strada della vittoria

Armata Rossa e capitalismo, democrazia e comunismo, termini naturalmente inconciliabili, addirittura antitetici per come è stato ed è il mondo.

Il mondo, nel suo irrinunciabile bisogno di pace e civiltà è stato salvato dall’antifascismo che ha messo insieme una sorgente di valori che ha determinato la nascita di una nuova era dell’umanità e la sconfitta del Male Assoluto.

Disse Kennedy all’università di Washington il 10 giugno 1963: “…nessuna nazione nella storia delle battaglie ebbe mai a soffrire più di quanto soffersero i russi nella seconda guerra mondiale.

Almeno venti milioni di persone persero la vita.

Innumerevoli milioni di case e cascinali furono dati alle fiamme saccheggiati. Un terzo del territorio (europeo) del paese, comprendenti quasi due terzi delle industrie, venne trasformato in deserto.

La seconda guerra mondiale, è stata una guerra internazionale perché “l’opposizione fra forze fasciste e antifasciste era interna ad ogni società” (Hobsbwam, Secolo breve).

Winston Churchill, De Gaulle, Stalin, Roosevelt erano una “poltiglia” dal punto di vista ideologico: il loro fronte unito contro Hitler, Mussolini, il clerico-fascismo, il razzismo, l’ideologia di morte fu vincente.

Scrive sempre Hobsbwam che il “fascismo è guerra”, che il fascismo internazionale portò morte e distruzione in tutto il mondo se si eccettua quei paesi che rimasero neutrali.

Di quegli anni che cambiarono il mondo tanti valori positivi sono an- dati perduti, tanto si è scritto, molto si è cambiato nel novero delle interpretazioni.

Non c’è da aggiungere più nulla

Ma poi c’è sempre qualcosa da ricordare, non solo ai più giovani, molte volte ai più vecchi che non hanno vissuto nessuna guerra. La mia generazione la guerra l’ha sentita raccontare dai genitori.

E ne porta ancora le tracce.

Queste tracce, o anche cicatrici, non possono essere cancellate.

A 80 anni di distanza si può dire che il mondo in quei sette anni scomparve.

Scomparve la civiltà, il senso della pietà e dell’appartenenza al genere umano.

Una cosa è rimasta. La guerra dei 55 milioni di morti è stata apocalittica quanto decisiva per le sorti dell’umanità.

La civiltà, la convivenza, la democrazia, il liberalismo e anche la parte positiva del socialismo dei diritti dei lavoratori sono stati salvati da una guerra santa, l’ultima guerra santa e religiosa della storia dell’umanità. Una guerra giusta, antifascista nel senso di un valore assoluto che non può essere scalfito da negazionisti criminali, né da opportunisti di vario colore.

La salvezza del mondo è stata pari alla spietata determinazione dei vincitori.

7 ANNI, 2174 GIORNI.

Quella guerra coinvolse le popolazioni civili con perdite senza precedenti, la ferocia dimostrata dagli uomini in quel periodo non ha riscontri nella storia della barbarie del genere umano.

Eppure…

Eppure non è raro che Svastiche e SS trovino ancora grande considerazione in tutta Europa.

E che i cosiddetti populismi si ispirino a Mussolini e Hitler.

In fondo che il nazismo e il comunismo siano stati la stessa cosa ormai è un pensiero ricorrente.

Certo Stalin e il comunismo furono feroci e anche criminali, ma senza i venti milioni di morti dell’Unione Sovietica contro i macellai nazi fascisti non ci sarebbe stata democrazia e pace per ottanta anni.

La parte giusta era una sola, e sarà sempre quella degli uomini che si batterono e si battono per la difesa della vita e della democrazia. continua

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