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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

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Onesto coi soldi pubblici, salutista, animalista, vegetariano, astemio…un uomo corretto Adolf Hitler

A leggere le categorie di giudizio pop sui candidati alle elezioni parlamentari si rischia di uscire fuori dal buon senso, per tuffarsi nel mare calmo del senso comune più bieco.

Il mito dell’onestà, delle mani pulite, della specchiata virtù,  sarebbero valori della politica a prescindere, direbbe Totò.

E invece la storia, quella con la S maiuscola, ci insegna che non è così.

E’ vero che un amministratore onesto è sempre meglio di uno disonesto, diceva il Catalano dei bei tempi antichi, ed è vero, come sostengono i cinque stelle, che la corruzione è un cancro che devi estirpare se vuoi salvare la democrazia.

Ma questo non esaurisce il tema della rappresentanza.

Himmler, ad esempio, che svenne quando andò a vistare i campi di sterminio, era molto preoccupato che le SS liquidassero ebrei e comunisti usando un sacco di pallottole   sprecando, quindi, i soldi dell’erario.

Consigliò, per fare risparmiare lo stato, di fare in questo modo: le donne ebree dovevano tenere i bimbi piccoli in braccio davanti ad una fossa comune, in questo modo un colpo alla nuca alla mamma avrebbe  ucciso pure il figlio: paghi uno e prendi due.

Zio Adolf,il cui mito ormai è di famiglia anche per i  nazisti nostrani, indegni del genere umano, non fumava, non beveva,era vegetariano, amava gli animali, dava parte dei suoi emolumenti alla vedove di guerra per mantenere i figli del Terzo Reich caduti in battaglia, insomma era un uomo dalla specchiata onestà civile.

Chiaro che si sta estremizzando, ma è un modi di farsi intendere

Le categorie dell’onestà individuale c’entrano poco con la storia.

Stalin detestava che la moglie comprasse vestiti costosi,Beria, capo della sicurezza nazionale, che fu fucilato da Kruscev per i suoi crimini,è acclarato che facesse rapire giovinette per i suoi svaghi più innocenti….

Se ti trovi dalla parte giusta della storia puoi essere personalmente un criminale, se ti trovi dalla parte  del Male, comunque, puoi essere onesto finchè vuoi, corretto fin che vuoi, ma rimani dalla parte sbagliata e criminale.

Il mio ragionamento riguarda proprio tutte le ideologie e le religioni , non fa eccezione nessun fondamentalismo e integralismo teorico.

L’onestà non è solo coerenza personale è anche scegliere una coerenza che si rifletta nel sociale.

Il curriculum del perfetto politico non dovrebbe essere un elenco superficiale delle sue qualità individuali, ma un elenco delle schifezze  che non ha fatto mai.

Insomma dovremmo adottare una ” teologia negativa”, per cui è meglio sapere quello che non si dovrebbe fare, invece di sapere cosa fare.

Allora sì, che si potrebbe votare il meno peggio…

 

 

 

” Gli è tutto sbagliato….l’e’ tutto da rifare” (Gino Bartali)

L’espressione “gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare” del grande Gino Bartali, che così declamava quando parlava dei problemi del ciclismo su strada, è ormai entrata in uso comune, come quella di “piove governo ladro”.

La critica popolare alla scassata macchina dello stato, che puntualmente ricostruisce la casette del terremoto che poi non funzionano, che puntualmente schiaccia con la sua burocrazia i cittadini civili lasciando che quelli prepotenti la facciano franca, che ne combina di tutti i colori, complice una società civile diventata incivile, ha preso il grande Gino come Guru del subconscio.

E’ tutto sbagliato dappertutto, niente si salva, “lo stato borghese si abbatte non si cambia”, trionfa su Facebook.

Il voto di panza, c’è sempre stato, soprattutto quando la panza vuota è un’alibi per il voto di scambio, soprattutto quando le clientele mafiose hanno preso il posto del mondo di mezzo, cioè di quel collegamento fra interessi corporativi e dell’anti-stato con il potere politico.

Insomma un parte della politica non solo costa un occhio della testa, ma ti costringe a dire, davanti all’immobilità e all’apatia di una classe dirigente poco coraggiosa, che bisogna rifare tutto.

Per rifare tutto ci vogliono decenni

Intanto si può migliorare.

E qui che casca l’asinello dell’altopiano etiope,( Onagrocrazia docet).

Migliorare vorrebbe dire ,secondo me, anzitutto una cosa: ammettere i propri errori, cercare di non ripeterli, sentire il parere degli altri, cercare di collaborare per risolverli: insomma essere una nazione, non dei presuntuosi intelligentoni individualisti.

Avete sentito i papaveri della politica fare questo?

Non possono.

Se in Italia non ci fosse una guerra civile strumentale e spettacolare,(M5S e/o LEGA),  con accordi sottobanco, scontrini sottobanco, non ci sarebbe politica che tenga.

Non c’è quindi via di uscita, solo quando la commedia diventa tragedia gli italiani danno il meglio di sè, si dice.

Grazie, ma sarebbe meglio che la pernacchia alla Totò, l’autoironia consapevole,il cinismo alla Sordi, il travestimento della tragedia rimanessero nella memoria filmica.

Ma non è tutta colpa della politica, allo sbando purtroppo ci siamo  noi tutti.

 

 

Il negazionismo a Varsavia è già legge, in Italia si va affermando l’omertà – filo razzista: mai successo….

A Varsavia negano il collaborazionismo con l’Olocausto.

Al punto di legiferare sulla proibizione di associare la Polonia con lo sterminio degli ebrei.

La verità sta in migliaia o milioni di libri di storia: una parte dei polacchi aiutò i tedeschi nella soluzione finale.

Mostrò compiacenza verso i nazisti per accaparrarsi soldi e beni degli ebrei trucidati.

Così successe in quasi tutti i paesi occupati dai nazisti.

In Ucraina, ad esempio,si uccidevano per strada gli ebrei portando i bambini a vedere la grande festa, in Francia, per fare un altro esempio a noi vicino, i collaborazionisti di Vichy portarono nei campi di sterminio migliaia di ebrei per accontentare Hitler.

Pure in italia, migliaia di ebrei furono messi sui treni che portavano ad Auschwitz: i fascisti collaborarono con piacere con le SS e la Gestapo.

Non solo si vuole scordare la codardia, la viltà, la meschinità, la criminalità dei collaborazionisti, ma ora si vuole affermare che la questione della “razza” in Italia, fu solo un errore di Mussolini e del Re nel 1938.

L’inciviltà delle scelte, invece, è negata e rimossa, anche se in Italia  l’antisemitismo certamente fu attenuato dalla civiltà della popolazione. ( Cfr. Shirer, Storia del Terzo Reich).

Il 90% degli ebrei residenti nell’est europeo, durante la seconda guerra mondiale, fu sterminato fra l’indifferenza generale, con la complicità di chi faceva lucrosi affari con l’oro degli ebrei, banche svizzere comprese.

Dire che oggi non c’è un pericolo nazi fascista, come fanno i centrodestra reazionari, ricorda proprio il voltarsi dall’altra parte degli anni dello sterminio razzista.

A Wannsee nel 1942, Eichmann e soci elaborarono la soluzione finale, ma polacchi, ungheresi, croati di Pavelic, Brigate nere in Italia,rumeni ecc, e tutto il canagliume  fascista partecipò alla grande festa del nazionalsocialismo con la presunzione di essere dalla parte della civiltà contro il cancro – giudeo comunista.

In Italia, gli eterni servi fascisti del capitalismo , rinati con il sovranismo straccione e plebeo di Salvini – Meloni, sono additati come bravi ragazzi che aiutano la vecchina ad  attraversare la strada, sono visti come giovanotti esuberanti in cerca di voti, che fanno pure beneficenza.

Se qualcuno spara è un camerata che sbaglia.

Se Forza nuova e Casa Pound prenderanno più voti di   Potere la popolo vuol dire che l’Italia della repubblica antifascista è andata  in vacca, nonostante  vi siano milioni di costituzionalisti quando si parla di banche, pensioni e titoli di stato e leggi elettorali.

E questo, a questi livelli, non è mai accaduto.

Bisogna essere fieri di essere antifascisti e antirazzisti, nell’Italia del negazionismo razzista strisciante.

La Casta tutta si tiene stretta i propri privilegi,i Cinque stelle hanno scoperto che l’occasione fa l’uomo ladro. Che pena che fate, ragazzi…

Si fa un gran parlare, giustamente, delle spese gonfiate da parte di alcuni esponenti – deputati dei Cinque stelle che avrebbero gabbato la loro purezza ontologica kantiana per un milione e passa di euro.

E’ una faccenda grave che un partito che ha basato il suo successo sui costi della politica della casta, oggi si trovi sulla difensiva sulla strada del malaffare e del malcostume.

Solo “mele marce”, ha detto Gigino Di Maio, e ci mancherebbe altro.

Dopo aver fatto pelo e contropelo ragionieristico su tutto il sistema degli scontrini, dei rimborsi, delle diarie, dei benefici, dei privilegi di deputati, consiglieri regionali, governatori, assessori etc, ora sono lì a contare i “danè” che, come diceva mia nonna,” fan semper danà”.

A me dei Cinque Stelle non piace soprattutto la posizione sull’antifascismo e sui migranti ,( dici poco..), che è becera, omertosa,ponziopilatesca, addirittura opportunista in favore della destra con la teoria degli opposti estremisti.

Ma sul versante dei rimborsi e dei costi della baracca democratica ( perchè anche se democratica è pure sempre una scalcinata istituzione statuale), i cinque S. rimangono comunque inattaccabili.

La rabbia delle periferie e il rancore diffuso sono stati determinati anche dalla politica miope e furbesca di chi ha in mano i soldi della comunità.

E la rabbia è aumentata da come la crisi non abbia cambiato nulla della spocchia della  classe dirigente.

Non è una cosa difficile da capire, lo diciamo tutti, tutti i giorni,ma è una cosa difficile da mettere a posto.

Ora la Lega, in questo, è semplicemente e desolatamente ipocrita, oltre che fascista, ( non ho mai sentito Salvini porre la questione delle retribuzioni d’oro  dei suoi colleghi europei  ),ma anche la sinistra normale, radicale, radicalissima, tranne in poche eccezioni, non è che sull’argomento dimostri molta sensibilità.

Per cui la polemica contro il movimento pentastellato ,su questo argomento, è controproducente.

Ricordare i milioni non versati dalle mele marce 5 stelle dovrebbe  voler dire fare proposte chiare sui costi della politica.

Si potrebbe, volendo, fare subito una proposta di questo genere; un deputato deve guadagnare come un funzionario di buon livello della pubblica amministrazione; tutte le spese devono essere rendicontate se sono legate al mandato.

Non ci possiamo permettere stipendi europei per tutti i lavoratori: perchè mai quelli che lavorano ad alti livelli dovrebbero essere esenti dalla sobrietà?

Ma questa metafora della democrazia vera, rimarrà il solito piagnisteo dichiarato qualunquista anche da chi predica l’uguaglianza e la libertà:

 

LADY MACBETH E’ TORNATA LA BELLA ADDORMENTATA NEI ” BOSCHEN”.

La Boschi ora non la vuole più nessuno: ha la peste bubbonica, manco in alto Adige è gradita.

Se una parte della società civile vive e vegeta sul pettegolezzo cattivo e sull’invidia rancorosa, vizi capitali al di là del capitalismo, la pubblica opinione della gente per bene  è sempre pronta a trovare un centro di gravità permanente,nell’ultimo a cadere in disgrazia.

L’affermazione di Fontana, candidato alla Regione Lombardia,ad esempio, è stato un vero e proprio reato contro l’art. 3 della Costituzione. La sua uscita sulla “razza bianca” leggi ariana, ha  trovato nessuno o pochi che ne abbiano chiesto le dimissioni.

L’accanirsi contro Maria Elena Boschi, invece,come fosse una Lady Macbeth origine di tutti i mali nella gestione del potere, perchè  ha fatto “pressioni” per salvare la banca  del padre è il salvacondotto che permette di sentirsi dalla parte del popolo contro la casta.

Nella società delle regole e della legge i risparmiatori gabbati dovrebbero essere risarciti, punto e basta.

Se uno si chiede il motivo per cui si è parlato del caso Boschi in Tv e nei media per dieci giorni, la risposta se la deve dare da solo: per attaccare la renzista molto poco leninista, poco simpatica, poco popolare, in una campagna elettorale sterile e vuota nei contenuti.

 La notizia che faceva e fa tremare la Repubblica, secondo Marco Travaglio, e compagnia grillina, è che Maria Elena Boschi abbia fatto indebite pressioni per tentare di salvare la banca di papi.

Ha fatto una scemenza?

Sì, ma non è un reato.

La Boschi ha sbagliato di grosso, ha fatto una cosa che non si deve fare, ma l’accanimento  contro di lei è stato la solita gogna sul niente.

Addebitare alla Boschi il reato di aver mentito al Parlamento è ridicolo.

Ai tempi di Craxi  tutto il parlamento mentì sul finanziamento dei partiti, i vertici della polizia mentirono per il G8 di Genova, tutta Forza Italia e alleati mentì sulla nipote di Mubarak, vado a spanne, vado a caso, devo continuare?

La Boschi è tornata a fare la Bella addormentata, sarà presentata nel collegio di Bolzano, i gigli magici sono tutti diventati campi di crisantemi.

Sparare sulla ex ministra è facile: la giovane parlamentare è figlia di un banchiere, non di un bancario.

Battaglie facili,risultati ottimi: fanno parte della guerra politica del politicamente corretto più inutile e becero che non è foriero di nulla, se non di pettegolezzi.

Poi è arrivato il camerata Luca Traini e a Sanremo l’Italia che canta forse è anche quella che conta.

 

Il sindaco di Macerata deve fare il sindaco antifascista…come Schettino doveva salire a bordo…

Giù le mani da Macerata.

Il sindaco con il suo appello a non creare tensioni dopo la sparatoria nazista  di Luca Traini e dopo la morte di Pamela, ha scelto come fosse un Ponzio Pilato, targato Schettino, di tirasi indietro, facendo appello a revocare la giusta e normale manifestazione antifascista di domani.

Anpi, Arci, Cgil, Libera,   hanno aderito al grido di dolore del capitano coraggioso.

E ‘ un fatto inaudito, ha dichiarato Carla Nespoli, presidente dell’Anpi.

Infatti non è mai successo che un sindaco democratico e antifascista, in quota Pd   faccia appello a non diffondere il virus dell’antifascismo contro i nazisti di Forza Nuova.

Ciò ci dice che la partita elettorale, che al primo posto mette il problema “dell’invasione” ( inventata), degli africani di colore, per ora, è stata vinta dalla Lega e dalla destra che sulla paura hanno aumentato i sondaggi.

Anche i giornali più moderati hanno sottolineato l’assurdità della situazione: chi sta con la Costituzione non deve sfilare a fianco dei migranti contro il razzismo.

Il  PD,  ha delegato il rispetto della legge a Minniti e alle forze dell’ordine, fregandosene del sentimento comune antifascista di migliaia di democratici. che hanno ribadito la volontà di manifestare domani a Macerata.

Chi ha buona memoria e  non è più di primo pelo sa che il giochetto degli opposti estremismi funziona sempre. Anche se non si capisce, oggi, chi abbia paura dell’antifascismo.

E’ evidente che per la sinistra antagonista e i centri sociali è una trappola bella e buona,non c’è bisogno di fantasiose dietrologie.

E non è paranoia scrivere che dei feriti e della ragazza importa poco alla politica politicante.

Se tutto filerà liscio a Macerata si dirà che la democrazia ha trionfato sull’odio e la violenza, se ci saranno momenti di tensioni o incidenti si dirà che insomma il sindaco ha visto giusto.

La posizione dell’Anpi, che ha criticato il sindaco, sembra però avallare la commedia delle parti.

La divisione sulla risposta da dare al nazifascismo italiano rincuora però i Cinque stelle,che su questi temi,  sono maestri nel trasformare i loro ruggiti da leone in ragli d’asino. ( i loro interventi ignorano la storia patria).

Come scritto l’altro ieri mai c’era stata nel dopoguerra una sinistra così debole di ideali e di valori, timorosa della sua storia, piagnucolosa sulle oggettive difficoltà dell’immanenza dove la socialdemocrazia è in crisi in tutta Europa e negli Usa.

L’aver disarmato politicamente e non militarmente l’antifascismo, aver lasciato i giovani senza punti di riferimento ideali fondanti la Repubblica, nascondendosi dietro il comodo alibi che un fumogeno dei centri sociali era un ritorno agli anni di piombo, ha fatto il resto.

Il razzismo e il nazifascismo sono incompatibili con l’essere uomini e non animali, è un postulato storico – ideologico, d’accordo. Ma è la base della civiltà.

 

Liberi e Uguali, per non essere un marchio di fabbrica di retorica a buon mercato,ha bisogno di parlare ai proletari

Chi   due giorni fa ha visto l’intervista a Pietro Grasso di Lilli Gruber e Marco Damilano dell’Espresso sulla 7, non può che esserci rimasto male.

Senza tanti giri di parole il presidente del Senato, leader di Liberi e Uguali, formazione elettorale nata dalla scissione a sinistra del Pd con l’aggiunta di Possibile di Civati e Sinistra italiana di Fratoianni, è sembrato insicuro, imbarazzato, balbettante un rosario di ricette vuote e retoriche sulle principali domande degli intervistatori.

Alla domanda della Gruber sul programma,ad esempio,l’ex magistrato ha dichiarato che Liberi e Uguali è votato alla lotta alla povertà… e alle disuguaglianze. Risposta che poteva essere  data da Salvini, Meloni,Berlusconi, Di Maio, Casa Pound, Trump, e non so chi ancora.

I sostenitori di Liberi e Uguali non si offendano, se sono onesti, anche loro avranno avuto delle perplessità sul carisma del presidente.

Una formazione di sinistra, oggi  secondo me,  dovrebbe aver chiaro che in tutta Europa le nuove povertà vengono addebitate al capitalismo della globalizzazione,( sic), però anche alla politica della sinistra socialdemocratica.

E’ ovvio che questa è un’operazione della destra, che ha portato i fascisti e i nazisti, come negli anni venti, a diventare paladini dei disperati.

Solo che Grasso proviene da quella sinistra che, naturalmente, non è esente da colpe come detto già migliaia di volte.

I destinatari del messaggio di Liberi e Uguali, infatti, non sembrano proprio gli ultimi,  forse manco i penultimi, ma un ceto politico di sinistra, sindacalisti, gente delle istituzioni, della cultura, giustamente dissidente dalle politiche più liberiste del PD, ma ancora lontano dalla quotidianità dell’impoverimento degli italiani e dei migranti.

Che Grasso non abbia fatto un riferimento articolato ai costi della politica, alle disparità di trattamenti pensionistici dei parlamentari ad un tentativo di ricomposizione dei bisogni del nuovo e vecchio proletariato, non è un caso.

E’ la realtà di una sinistra di lotta e di governo, per dirla alla vecchia maniera, che spera di governare senza lotta, magari con accordi estemporanei con i Cinque Stelle.

Se il popolo della sinistra, stanco del moderatismo del Pd, fosse andato come logica conseguenza verso Leu, oggi la formazione di Grasso sarebbe come minimo al 10%.

Invece senti in giro parlare “er popolo bue” e di Grasso non c’è traccia.

Il movimento non è incisivo, non è innovativo, non è incazzato, insomma non è.

La verve rifondarola,era un’altra cosa, questa sa di minestra riscaldata, male.

Niente paura, ce ne faremo una ragione.

I nazifascisti,oggi, sembrano i pochi ad avere un rapporto con “le masse popolari”, come diceva una volta l’onorevole Mario Capanna,…il che dice tutto.

 

 

 

 

I NAZISTI SONO FRA NOI, PROTETTI E SOSTENUTI DA CANAGLIE CHE VOGLIONO CANCELLARE I VALORI DELLA RESISTENZA….

La sparatoria di Macerata contro i migranti di colore da parte di un nazista, è l’epilogo scontato del clima di odio razziale, rancore, frustrazione che agita l’Italia e mezza Europa da almeno un anno.

Salvini, come si sa, è un provocatore nato, lo pensano anche Maroni e Bossi.

Con la faccia del buon padre di famiglia racconta menzogne fasciste sulla questione migranti: a Macerata non c’è un’invasione, le comunità, per lo più africane, cercano integrazione e lavoro.

Berlusconi è un ruffiano reazionario viscerale,  dice che la sinistra non c’è più, e poi , per non perdere voti a favore della Lega, fa il duro sostenendo che bisogna espellere 600 mila clandestini.

Libero, La Verità sono giornali spazzatura, che proteggono i nazifascisti con la scusa dell’immigrazione selvaggia.

In più, I Cinque stelle non hanno mai  parlato  ufficialmente di ritorno del fascismo  nascondendo la testa nella sabbia grigia dell’afascismo.

Si stracciano le vesti per la Boschi, per i giochini del Pd, e poi sull’immigrazione, almeno da parte di Di Maio, sono più a destra di Forza Italia.

Tutti quanti hanno la coscienza sporca: sanno che sulla questione dei migranti si giocano le elezioni e il consenso di “tutto il potere alla plebaglia” di spirito nazional- socialista.

Il quadro generale è così deprimente che si possono fare due cose:

o chiamarsi fuori e fare quelli che, potendo,andrebbero a vivere in un altro paese leggendo libri di storia.

Oppure sporcarsi le mani con la cronaca, organizzando la resistenza in ogni quartiere e in ogni città contro il fascismo.

Lo scrivo non in senso retorico, sia ben chiaro.

Sparare sui neri è cosa da KKK, da nazisti dell’Alabama.

Molti sindaci leghisti ragionano come fossero borgomastri della Germania nazista.

Che l’immigrazione sia fuori controllo è una menzogna.

E’ vero che l’accoglienza è un miscuglio di “italiani brava gente”, arte di arrangiarsi, sfruttamento da parte delle mafie,cooperativismo ” da mondo di mezzo”, delinquenza, prostituzione, traffico d’organi, traffico d’armi.

Come le mafie italiane, nè più nè meno.

Ma i clandestini, molte volte, sono uomini e donne che aspettano un permesso da anni, che vivono ai margini della comunità forzatamente, che non sanno dove andare, se non a delinquere.

Milioni di immigrati ( cinque) sono, invece, in regola, lavorano, pagano le tasse più degli italiani,contribuiscono a pagare le pensioni, aiutano a mantenere il Pil.

Perchè non tentare di integrare anche quelli che, ad oggi, sono fuori da un contesto civile di sopravvivenza?

Quando vado in carcere a insegnare ascolto storie terribili di chi è sbarcato con addosso la puzza di cherosene e di miseria; fanno parte di un mondo di sofferenze che credevi riposto nella memoria della bestialità umana.

Invece di essere orgogliosi di aver salvato centinaia di migliaia di vite umane, in quanto italiani, la Lega e la compagnia di collaborazionisti con il nazionalsocialismo nostrano, si appellano all’italianità per fare del male, per discriminare, per sfruttare.

L’ondata nera, però, ha un preciso scopo politico.

Quello di approfittarsi di una situazione dove la sinistra è allo sbando, per posizionarsi all’interno delle istituzioni, alla luce del sole .

Non basta che una parte delle istituzioni e della pubblica opinione sbandino verso una destra criminale,bisogna che i centri sociali, le sacche di resistenza antifasciste,le comunità culturali democratiche, le ong, e pure il cattolicesimo militante progressista, percepiscano che il vento è cambiato.

Salvini, ministro degli interni, che espelle migliaia di clandestini, che chiude e sgombra i centri sociali, che nega le piazze per manifestazioni democratiche antifasciste, è il sogno di mezza estate di milioni di italiani.

Averne coscienza non è fomentare l’odio, è l’inizio di una nuova fase della lotta per la democrazia.

 

 

TUTTO IL POTERE AL POPOLO, è un bel motto, però ricorda Lennon, più che Lenin.

Il “Tutto il potere ai soviet,” cioè ai consigli degli operai, soldati e contadini di Lenin non era un’esaltazione populista.

Tutt’altro.

Il popolo russo era una cosa, i soviet un’altra,.

La prima una generica affermazione, la seconda una precisa  avanguardia comunista determinata a porre in essere la rivoluzione proletaria.

Lo scrivo perchè il “termine popolo”, non mi ha mai entusiasmato.

I popoli sono  realtà oggettiva quando si studia la storia, ma non sono mai così veri.

” Servire il popolo” del ’68 ,ad esempio,era un’espressione maoista che significava andare contro gli apparati  burocratici del socialismo reale cinese, nel solco della rivoluzione culturale di  Mao.

Il popolo è il terzo stato nella rivoluzione francese, nel risorgimento italiano.

Poi diventa guerra civile nel 1917,e poi nella Resistenza ecc.

Oggi popolo vuol dire tutto e niente.

Ne parlava Bossi, popolo padano, ne parla Salvini, prima gli italiani, ne parla la Meloni coi suoi patrioti.

Ma pure la sinistra gauchista che si presenta come” tutto il potere al popolo”è stata criticata per eccesso di populismo a buon mercato.

Se si guarda la sinistra da un punto di vista dogmatico sì, ma anche questo è, secondo me, molto riduttivo.

Nel contempo non si può disconoscere che il motto di “Tutto il potere al popolo”, crea entusiasmo e volontà di lottare.

Nel 1971 ” Power to the people” di Lennon , per stessa ammissione dell’autore era una canzone ” per fare cantare la gente”, contro il sistema.

Il suo contenuto fu, dopo alcuni anni,ritenuto retorico pure dagli autori.

Voglio dire che l’affermazione di “Tutto il potere al popolo” è bella, e anche utopistica.

Ma andrebbe lasciata fuori dal parlamento se non hai i numeri.

Nelle utopie scritte del passato, dalla Repubblica di Platone, alla Città del Sole di Campanella, tanto per citarne due,il popolo pur potendo vivere senza proprietà privata, non era affatto libero da ogni potere.

Voglio dire che la rappresentanza dal basso ci è sempre stata, è una sacca di resistenza democratica importante e foriera di ricerca e di pensiero critico.

Ma se non raggiungi almeno il 3% è solo un modo di contarsi: proponi uno slogan, che pensa ad un altro potere, non certo popolare.

 

 

 

 

 

 

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