Ricerca

La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

2021- La “gente bene” riscopre il nesso fra povertà ed economia, dopo che per anni ( secoli) è stato taciuto….

Si riparte un’altra volta, sperando di sconfiggere il virus, mettere una pezza alla crisi economica, tentare una ricostruzione che rimuova le macerie materiali ed etiche causate dalla pandemia.

Anche se non colpiti direttamente dal virus, tutti siamo stati travolti dall’accaduto: il tempo, come sempre guarirà le ferite, anche se qualcuno sostiene che il 2020 non è passato invano ( il solito maestro del presente Michele Serra su Repubblica consiglia di non dimenticare il 2020, e chi se lo scorderà?)

La ripartenza avviene sotto i buoni auspici della scoperta e somministrazione del vaccino in Europa e nel mondo, in Italia siamo in ritardo soprattutto in Lombardia: la tradizione è dura a morire.

Su un fato però c’è il consenso trasversale della cultura dominante di tutti i colori: l’espansività verso la povertà, il disagio e la sofferenza, sembrano atti dovuti dopo anni o secoli di fetore ipocrita sul tema.

La pandemia infatti, ha approfondito il solco delle disuguaglianze in modo ancora più radicale: l’ultima inchiesta Istat dimostra che donne, giovani e Mezzogiorno d’Italia sono usciti a pezzi dal 2020, con scarse probabilità di rialzarsi nel 2021 ( il sondaggio potrebbe essere il copia incolla delle valutazioni sulla miseria italiana nel 1877, l’anno della sinistra risorgimentale al governo…)

Il cerotto e le bende della retorica della classe dirigente sono quelli degli ultimi trent’anni: bisogna investire in sanità, istruzione, nel digitale, nei traporti, nelle infrastrutture, nella modernizzazione dell’apparato produttivo….

Ma il Ricovery plan è un” prendi i soldi e scappa” senza alcuna virtù, almeno riformista, per una società più giusta.

Sul nobile tentativo di alleviare le crudeli disparità di classe del XXI secolo, illustri et illustrissimi comandanti sono diventati improvvisamente caritatevoli: fino a ieri sostenevano che la la lotta di classe è invidia sociale, rancore e non il passo necessario di una giustizia distributiva.

E ‘ facile prevedere che la ricostruzione in qualche modo dovrà prevedere il lavoro di tutti.

Costruttori di pace lo vogliamo essere tutti, e il presidente della Repubblica ha fatto bene a ricordarlo nel messaggio condiviso pure da Berlusconi Salvini, Meloni.

Ricostruire è già buono, l’Italia è un paese vitale, ma la competizione fra espropriati del proprio tempo, però, vuol dire creare un plus- tempo finalizzato solo a plus – valore.

Insomma i nuovi modelli di sviluppo sono fuori da ogni progetto che stia in piedi il lasso di tempo dell’inverno dello scontento….

Tanto è vero, come si noterà, in quella che dovrebbe essere una rivoluzione planetaria del modo di produzione, la riduzione della giornata di lavoro, si è persa nel buio della crisi dell’accumulazione capitalistica, anche se la liberale Merkel l’ha almeno prospettata.

Da domani 5 gennaio fino al 9 gennaio l’ebook in inglese è gratuito, basta cliccare su acquista

Epifania della lotta continua contro il Male assoluto… Gratuito dal 6 al 10 gennaio….

Epifania è una parola greca che significa manifestazione, il giorno della Befana per tradizione pop.

La manifestazione della lotta infinita contro il Male assoluto è doverosa.

Qui di seguito puoi avere l’ebook in lingua inglese della versione italiana de la guerra dei caporali nazifascisti, collana 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta vol I

clicca sotto

The war of the criminal corporals (English Edition) eBook: Raccagni, Pierluigi: Amazon.it: Libririmin

clicca sul link

Dici che mi si nota di più se mi faccio vaccinare o no?

“Mai cuntent”, mai contenti, diceva la nonna che ha cresciuto tre figli fra le bombe, la fame, l’occupazione nazista ,dopo aver aspettato che il marito tornasse dalla Grande Guerra per ritrovarsi le squadre fasciste sotto casa.

Altra tempra per altri tempi ,si dice, ma aveva perfettamente ragione.

E’ arrivato il vaccino contro il Covid in tutta Europa e naturalmente è nato l’ennesimo partito della libertà sanitaria, che rifiuta la somministrazione di quello che la scienza ritiene lo strumento più efficace per liberarci dalla pandemia che ha sconvolto le nostre vite.

In Francia il presidente Macron, sentiti i sondaggi che spifferano che la metà dei francesi è contro la vaccinazione, ha parlato di oscurantismo.

Qui da noi il dibattito si incentra sull’obbligatorietà o meno, tenendo conto che per l’obbligatorietà dovrebbe scattare una legge approvata in Parlamento; la questione non può essere lasciata al libero arbitrio se riguarda la salute di tutti.( Cfr. presidente Consulta Corte Costituzionale).

Gli estremisti no vax, naturalmente, sono sul piede di guerra: mentre la maggioranza del mondo saluta la scoperta ( che fino a questa estate sembrava impossibile) come la luce in fondo al tunnel i “mai cuntent” della nonna sono pronti alla crociata.

Tanto che l’infermiera che ha avuto l’insana idea di farsi ritrarre mentre si faceva vaccinare fra i primi è stata insultata a morte sui social dall’imbecillità criminale dei paladini della selezione naturale darwiniana…a un tanto al chilo.

La normale prassi socio – sanitaria, comunque, prevede che il vaccino dovrebbe essere obbligatorio per chi lavora in ospedali, scuole, case di riposo e strutture pubbliche in genere, insomma per gli impiegati pubblici.

Ma anche fra gli scienziati e i medici, e questo è normale prassi dell’amministrazione, c’è chi si fida ciecamente della scienza e chi vorrebbe dati più certi sulle controindicazioni della somministrazione.

Poi su FB e dintorni la domanda dell’opulenza occidentale è essenziale : la legge sul vaccino sarà di destra o di sinistra?

Se non aderisco sono un ribelle o un analfabeta sanitario che mette in pericolo gli altri?

Se aderisco sono un suddito del turbocapitalismo, sono un somaro positivista, oppure un cittadino che segue le indicazioni della comunità scientifica?

E’ “duro” uscire da questo dilemma, soprattutto quando si ha la fortuna di non aver avuto lutti in famiglia o fra amici per la pandemia.

Se ci fosse stato il vaccino tante morti non ci sarebbero state, forse è la risposta più sensata.

Ma di sensato in giro c’è poco o nulla, l’ego è così smisurato e imbecille da rifiutare persino l’evidenza.

Bisognerebbe come al solito ricorrere alla filosofia:

Socrate consigliava la conoscenza di se stessi ,cioè dei propri limiti.

Ludwig Wittgenstein propendeva per ” ciò di cui non si sa meglio tacere” che sarebbe da scrivere a caratteri cubitali sui muri delle case.

I latini con il loro dura lex sed lex,la legge è dura ma è legge, tagliavano la testa al toro.

Ma il rispetto della legalità repubblicana oggi in Italia non esiste, oppure molte volte è abuso di potere: che la legge non sia uguale per tutti di fatto lo sanno anche i bambini, purtroppo.

Amen.

V – Day- Lo sceriffo della Campania non è Biden,ma nemmeno un criminale: la soap – opera sanitaria continua…

Il 27 dicembre ( ieri) è arrivato il vaccino in Italia con tanto di fanfara propiziatoria che suona per l’ennesima volta la svolta epocale che ci salverà dal Virus.

Non c’è che rallegrarsene, il tanto auspicato spiraglio di luce comincia ad intravvedersi, non è il caso di fare gli scettici della domenica.

Ma ecco che subito divampano polemiche roventi

Il nostro governatore della Campania Vincenzino De Luca, quello dei lanciafiamme un giorno e degli idranti un altro, si è fatto riprendere su tutti i network mentre faceva il vaccino.

” Abuso di potere” ha tuonato il sindaco di Napoli de Magistris,” ha tolto il vaccino a chi ne aveva bisogno ( c’erano a disposizione solo 780 dosi), è passato davanti ai bisognosi, si è fatto pubblicità, ha dato il cattivo esempio”

( Il pd è sempre silente nelle occasioni nelle quali i propri quadri dirigenti si comportano da macchiette…)

De Luca si è difeso dicendo che voleva dare invece un segnale chiaro e forte della validità del vaccino e della sua somministrazione spronando alla vaccinazione di massa: come Biden negli Usa….!!!!

Perchè occuparsi allora della vana chiacchiera?

Come sempre la politica dei potenti è imperniata sullo spettacolo, in tutto il mondo: l’Italia che ha la commedia nel suo dna ne è maestra nel bene e nel male:

Forse Mussolini non aspettava di farsi immortalare dall’istituto Luce mentre entrava ad Alessandria d’Egitto a cavallo sguainando la spada dell’Islam?

E Salvini – Meloni non facevano a gara nel togliersi la mascherina sotto i riflettori prima della seconda ondata?

E Salvini Babbo Natale a fianco ai bisognosi?

Forse ha ragione Cacciari, si fa di tutto per perdersi in dispute comode, ininfluenti, pacchiane e per non cimentarsi in questioni come la perdita di milioni di posti di lavoro che avverrà anche per gli adulti e vaccinati.

Tutti dovremmo vaccinarci, secondo me, ma solo questo non basterà a risollevarci dal dramma sociale che ci attende.

Se non faremo quello che dobbiamo fare….

https://amzn.to/37TOPTD clicca ici, e buone feste

Natale, Stalingrado 1942- Babbo Natale poteva stare solo in zona rossa con la stella rossa…..Buon Natale

Il brano è tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta, la vittoria della democrazia vol II di Pierluigi Raccagni

“Malgrado tutto, questo alberello, portava con sé una tale magia natalizia, una tale aria di casa che all’inizio non riuscivo a sopportare la vista delle candele accese. Ero veramente commosso, al punto che sono letteralmente crollato e mi sono dovuto voltare per un minuto prima di tornare a sedere con gli altri e intonare canti natalizi davanti alla meravigliosa immagine di quell’albero illuminato”.

Cfr Richard Evans.Il Terzo Reich in guerra, Milano2014, pag.382

La canzone perfetta dei soldati tedeschi assediati nel kassel era naturalmente Stille Nacht, hilige nacht.

Ufficiali e soldati della Wehrmacht erano veramente commossi quando pensavano a casa, quando la compassione e la tenerezza, che certo non era stata cosa loro nell’Operazione Barbarossa, li faceva sentire uomini piccoli, felici per piccole cose.

A tener compagnia agli ex superuomini, mandati in Russia a sterminare i sottouomini slavi, ora c’ era l’esercito dei pidocchi che non li faceva dormire. Le sparate di Göring e dei suoi rifornimenti contrastavano con la situazione reale: spossatezza, freddo, stress, gelo e 500 calorie al giorno che il loro corpo assorbiva in minima parte.

Una grande armata tedesca era accerchiata per la prima volta dal 1939, la morte per inedia era all’ordine del giorno. Sotto l’alberello erano rimasti i deliri di Hitler e Goebbels.

Nei circoli governativi di Berlino l’atmosfera natalizia non poteva di certo essere festosa; i tedeschi si rendevano conto, nonostante la censura e la propaganda, che a Stalingrado si stava per compiere una tragedia destinata a cambiare il corso della storia.

Soprattutto da Berlino a Stalingrado vi era una sensazione comune e angosciante: quella dei trionfi di un recente passato che erano scomparsi come neve al sole.

16

Sembrava infatti trascorso un secolo dal giugno del 1942, quando la Wehrmacht era a 150 chilometri da Alessandria d’Egitto con alla testa Rommel, i sommergibili tedeschi facevano a pezzi le navi alleate nell’Atlantico con una cadenza di 700.000 mila tonnellate al mese, la vittoria sembrava a portata di mano: l’Asse in quel periodo era al culmine della sua potenza.

Sul fronte orientale, i comandi tedeschi annunciavano che la caduta di Stalingrado era imminente.

Non bastava, però, il pensiero del Natale a consolare i soldati tedeschi e le loro famiglie a casa.

Grande solidarietà fra camerati, grande umanità fra tedeschi, si direbbe. Ai prigionieri russi dei due campi all’interno del kessel, però, non veniva concesso neanche un pezzo di pane secco: cibo non ce n’era più , né per i vincitori prigionieri, né per i vinti ancora combattenti sotto la croce uncinata; quegli “eroi di Stalingrado” di cui si parlava a Berlino come fossero già morti.

La “wasserzuppe”, (acqua calda con qualche pezzo di cavallo bollito), poteva bastare per reggersi in piedi, ma non per combattere.

D’altronde bastava leggere le lettere che i soldati spedivano a casa per rendersi conto della situazione: il 57% dei combattenti non credeva più alla vittoria, il 33% era indifferente verso il regime, il rimanente era ostile.

Stalin, intanto, stava preparando la spallata finale, mentre Hitler, sempre più convinto di sacrificare l’intera 6a Armata per non causare un disastro anche alle truppe del Caucaso, cercava in tutti i modi di fare quello che era possibile per aiutare gli assediati, o meglio, per salvare la faccia al regime.

Nonostante le attenzioni di Hitler verso la 6a Armata di Paulus, le sorti della battaglia in quella notte di Natale sembravano comunque segnate.

La guerra ideologica contro il bolscevismo, che aveva portato molti ufficiali della Wehrmacht a collaborare allo sterminio intrapreso in Russia da SS e corpi speciali, stava esaurendosi proprio a Stalingrado, un obiettivo considerato all’inizio da Hitler assolutamente secondario.

Quindi la mazzata per i nazisti era duplice: non solo avevano fallito il piano dello spazio vitale, non solo rischiavano di perdere una battaglia cruciale nella strategia nazista, ma proprio i nazisti avevano costretto la popolazione anticomunista a difendere Stalin e a fare di Stalin l’eroe dell’Unione Sovietica.

Di questo, tutti ne erano consapevoli. Soprattutto negli alti comandi della Wehrmacht che mai come in quella occasione si rendevano conto di essere finiti in un baratro senza fine.

E sì che non ci voleva un mago per capire in quale disastro si erano avventurate le truppe di Hitler:

“Se il comando supremo dell’esercito non re vocherà l’ordine di resistere nella posizione a riccio, ne scaturirà davanti alla nostra coscienza, nei confronti dell’esercito e del popolo tedesco, il dovere imperativo di riprendersi la libertà d’azione che ci è finora stata sottratta (…).

(…) E’in gioco l’annientamento di 200 mila combattenti e di tutto il loro equipaggiamento”.

Dal memoriale di Seydlitz,25 novembre 1942

Cfr. Guido Knopp, Wehrmacht, Milano 2010, pag 132

Il generale Walter von Seydlitz, che fu preso prigioniero dai sovietici e fondò in prigionia l’Unione degli Ufficiali Tedeschi al fine di provocare la caduta di Hitler, un mese prima aveva previsto ciò che ora era scontato.

Paulus, che era d’accordo con lui e invano aveva chiesto al Fṻhrer libertà d’azione, cioè la possibilità di abbandonare Stalingrado, alla fine cercò di ubbidire a Hitler e di salvare la 6a Armata: le due cose però furono inconciliabili.

Il programma di Hitler era così esplicito che i nazisti più fedeli non avevano vergogna a dichiararlo apertamente, soprattutto gli ufficiali: la presenza a Stalingrado dell’Armata tedesca era un servizio reso alla patria e al Fṻhrer, chi la pensava al contrario era un disfattista e un traditore.

18

“quando il 24 dicembre Emerenko sconfisse Manstein ogni singolo comandante tedesco ebbe chiaro che non si poteva resistere. Un solo uomo, uno solo non lo capì. E quell’uomo ribattezzò la 6a Armata “avamposto” di un fronte che si estendeva dal Mar Bianco al Derek. E la 6a Armata divenne la “Fortezza Stalingrado.Per lo Stato Maggiore della VI, invece, Stalingrado era un campo di concentramento per prigionieri di guerra armati”. Cfr. V. Grossman, op.cit. pag. 683

Sempre Grossman sulla Stella Rossa a fine dicembre scriveva:

“Quei tedeschi che, a settembre, facevano irruzione nelle case al suono delle armoniche a bocca e che guidavano di notte a fari accesi e che, in pieno giorno, caricavano i proiettili sugli autotreni, quei tedeschi se ne stanno ora nascosti fra le rovine. Non c’è più il sole per loro. Sono razionati in ragione di venticinque o trenta colpi al giorno e devono sparare solo quando attaccati. La razione di viveri è di 150 grammi di pane e d’un pezzetto di carne di cavallo. Là, simili a selvaggi e ricoperti di lana stanno seduti nelle loro grotte di pietra, rosicchiando un osso di cavallo (…).

Giornate e notti tremende sono arrivate per loro. Qui nelle oscure fredde rovine della città che distrussero, essi andranno incontro alla vendetta: la troveranno sotto le stelle crudeli della notte invernale russa”.

Cfr. Alexander Werth, La Russia in guerra,1941 -1945, op.cit. pag. 526

Mentre i feriti non potevano essere evacuati perché non c’erano mezzi per trasportarli, mentre la mancanza di speranza rendeva gli uomini degli automi che obbedivano agli ordini per autoconservazione della specie, Hitler continuava a respingere tutte le richieste di Paulus di sganciarsi dalla sacca di Stalingrado.

Quei soldati, ridotti a scheletri, che vagavano in una città spettrale sotto l’incessante fuoco dell’artiglieria russa, tenevano occupati migliaia di sovietici che avrebbero potuto attaccare su altri fronti.

Il morale dell’Armata Rossa, invece, era alle stelle………………..( ………….)

Dal 19 novembre al 12 dicembre i tedeschi avevano perduto 175.000 soldati ed ufficiali, 137.000 furono fatti prigionieri.1.249 apparecchi erano stati abbattuti, 1.187 carri armati distrutti; 1.450 cannoni, 755 mortai, 2.708 mitragliatrici distrutti.

Hitler considerava quel macello “utile” per la causa finale.

Il 1943 sarebbe stato peggio………..continua

https://amzn.to/38xcNDk clicca e book e libro, buone feste a tutti

Filosofia- Il metodo scientifico ( il vaccino) non si occupa del “perchè” dell’accadere, ma solo del “come” accade un fenomeno “variante”…

Il 2020, l’anno della paura della morte da pandemia in particolare, pone all’opinione pubblica domande di senso filosofico che erano state rimosse dalla coscienza normale dal frastuono indecoroso, superficiale e idiota della vana chiacchiera via web che aliena oltre il dovuto il mestiere di vivere.

L’Espresso nel suo ultimo numero sostiene addirittura che per questo le persone dell’anno sono la vita e la morte, in senso lato ovviamente.

Come se il conflitto fra la vita e la paura della morte fosse arrivato così, all’improvviso, da trovarci ” impreparati”.

E’ almeno da Galileo Galilei che la scienza di cui tanto si discute non risponde più alla domanda di senso del perchè le cose accadono ( filosofia metafisica), ma di come accadono, ( la scienza moderna e l’illuminismo).

Per cui l’anno che sta per finire, nella dimensione di una domanda di senso finalistica, è un anno normale: non bisogna essere filosofi per comprendere che la morte senza la vita non esisterebbe.

Puoi dire che questo sia un tempo che Dio non voleva creare, ma che il libero arbitrio dell’uomo ha reso possibile con la sua volontà di potenza sulla natura, sull’ambiente, sugli altri uomini sempre più trattati come mezzo e non come fine del vivere umano.

Ma che dire allora degli anni dal 1914 al 1918 della prima guerra mondiale con i suoi dieci milioni di morti, oppure gli anni dal 1939 al 1945 con i loro cinquanta milioni di morti?

Le cause dell’accadere sono sempre empiriche e materiali, ma se vai a ritroso nel tempo e vuoi risalire alla causa prima entri nelle nebbie della metafisica, oppure ti affidi a quell’essere in quanto essere, pensiero di pensiero che gli uomini chiamano Dio.

Ma Kant, che aveva formalizzato la rivoluzione scientifica nel criticismo ( critica alla metafisica e all’empirismo), sosteneva che il cielo stellato era senz’altro quello codificato dalla scienza ( quello del come).

Quel cielo stellato infinito, irraggiungibile attraverso la conoscenza, è invece praticabile dalla morale.

Trattare se stessi e gli altri non solo come un mezzo, ma anche come un fine, è la nostra possibilità di raggiungere un sommo bene su questa terra per sperare che lassù qualcuno ci ami.

Il vaccino con la sua variante contagiosa forse ci salverà dalla pandemia, ma non dall’intimo , necessario e ontologico conflitto tra le paure del vivere o morire.

E.Kant: scienza e libertà: dispensa per licei e università di [Pierluigi Raccagni]

https://amzn.to/2LLmnL6

Feste di Natale- Fuga di massa verso il regno di una normalità impossibile….

Si dice che un milione di italiani siano in viaggio per andare a casa durante le feste. Si racconta che ci sia il solito caos fra governo, regioni e sindaci per le restrizioni durante le vacanze di Natale,. mentre il conteggio dei morti per Covid in Italia è arrivato a quota 67.220. Poi la narrazione, come si chiama oggi, (non ci sono più i fatti, ma solo il racconto di questi) vedono Renzi lanciare un quasi ultimatum a Conte sul Recovery Fund, sul Mes, sulla sanità sulla scuola… Al Senato scoppia la bagarre:fascisti, così sono stati apostrofati i senatori dell’opposizione da parte di Pd e Leu  e meglio tardi che mai,sulle norme che non vogliono salvare i decreti Salvini. Indi non c’è sicurezza sulla riapertura delle scuole, sui posti in terapia intensiva, sull’arrivo dei vaccini, sulla efficacia dei tamponi ecc. Sulla crisi economica c’è quasi rassegnazione. Tutti sappiamo che il ” nessuno resterà indietro” del ministro dell’Economia Gualtieri è una polpetta retorica che sa di amaro: già ora milioni di precari sono disoccupati, milioni di garantiti in cassa integrazione, milioni di nullatenenti già disoccupati alle fila della Caritas ecc. E’ sacrosanto in questo momento aver voglia di ” normalità”, che consiste di sentirsi meno soli in in mondo che sta cambiando e che ci vede smarriti, confusi, arrabbiati. Non ci vuole lo psicologo per percepire la tensione, la nube claustrofobica che ci sovrasta fatta di speranze deluse, progetti smarriti, ma soprattutto la paura della morte di persone care che si ammalano in un tempo dove l’ospedale potrebbe infettarti. La normalità di prima sembra un paradiso perduto, eppure solo un anno fa in Italia i maestri di pensiero discettavano sulla nostra eterna emergenza dove non funziona quasi tutto e niente è in ordine: baratro burocratico, produttivo, economico, sociale, finanziario…. In Europa non si sta meglio, il caos regna ovunque, ma come scritto mille volte il sistema Italia è il più conciato del continente. Il minestrone a questo punto è insipido; ma basta un ubi maior minor cessat per farci comprendere che l’ottimismo acritico è degli idioti, ma la speranza è una strada da percorrere. Magari con la fede per chi ce l’ha. Magari in piccolo con il dicitur maoista che le lunghe marce cominciano dai piccoli passi. Chi si alza all’alba per un piatto di minestra più ricarica telefonica è un signor nessuno. La storia sono loro, ma il non arrendersi è un dovere kantiano.
https://amzn.to/3alxPav clicca per le feste ma anche dopo, ciao

Feste di Natale all’insegna della “libertà”: in fila per il “Pane quotidiano” e in fila per lo shopping….

Gli assembramenti folli di domenica 13 dicembre nella maggiori città italiane per fare shopping non sono stati una sorpresa.

Era evidente che il giallo predominante nelle regioni portasse al liberi tutti con il corredo di affollamento nelle vie del centro cittadino.

Vuoi togliere ai bambini la visione delle luci colorate?

Ma che ci sia una fila per fare i regali e una per ritirate un pacco alimentare o per pranzare alle mense dei poveri come, per fare l’ esempio del giorno all’associazione “Pane quotidiano di Milano”, ormai fa parte del paesaggio della società liquida e ineguale.

Come a New York, ad esempio, dove i disperati che non hanno casa e cibo sono un tratto dominante del Born in Usa facendo parte del folclore locale.

D’altronde il consumismo ha maciullato il comunismo e il capitalismo da consumo di massa trionfa in quasi tutto il mondo.

Se non consumi a tutti i costi contribuisci ad alimentare la crisi economica, mentre più consumi il superfluo più fai girare i soldi e i salari.

Sugli assembramenti per shopping nessun colpevole, è l’istinto che fa volare verso la libertà da consumo.

In un sol colpo così l’utopia liberi e uguali, diventa un concreto ossimoro: ” più c’è libertà meno c’è uguaglianza”.

Per questo i veri poveri e diseredati non li vuol vedere nessuno ( tranne il papa, il volontariato, gli antagonisti veri di varia natura e qualche marxista che legge ancora Marx).

Ci viene imposto di interrogarci su un modello di sviluppo che tutti schifano con ipocrisia morale a parole, ma poi tiene in piedi le economie mondiali e il benessere individuale.

Che poi Briatore pensi e dica che i poveri siano sfigati è un motivo in più per stare dalla parte di chi non può consumare il superfluo.

Credo che su questo punto possiamo essere tutti d’accordo: la sobrietà, l’umiltà, il senso della vita non passano dalle merci accumulate.

Quel Natale povero che aveva un senso profondo per i proletari, oggi è solo un povero Natale di una società civile triste ma feroce, che se non possiede qualcosa si sente fallita.

Così gli è stato inculcato e fatto credere.

Non mi si venga a dire che ci vorrebbe una rivoluzione, al bar lo senti tutti i giorni da gente furibonda con il mondo meno che con se stessa.

Ma poi ci sono persone che ogni giorno non stanno al gioco: non fanno notizia, ma ci sono.

Socrate aveva ragione: una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta…..

https://amzn.to/3gRVG36 clicca in sobrietà a 0,99

I depistaggi su Giulio Regeni al Cairo ricordano quelli sugli anarchici di 51 anni fa a Milano……

Intanto domani 15 dicembre sono 51 anni che Giuseppe Pinelli, partigiano, ferroviere anarchico, è stato trovato morto nel cortile della Questura a Milano.

La prima versione dell’Ufficio politico di Fatebenefratelli blaterò che Pino Pinelli, fermato in Questura la notte del 15 dicembre per essere interrogato sulla strage di piazza Fontana, si buttò dalla finestra gridando” è la fine dell’anarchia” .

Così come sono 51 anni che l’anarchico Pietro Valpreda fu indicato come autore della strage.

Fu definito dalla stampa di destra, di centro e di sinistra ( l’Unità organo ufficiale del Pci titolò ” il mostro di piazza Fontana) un ambiguo individuo, ballerino omosessuale, un anarco – fascista ( l’Avanti); certamente una testa calda pronta a seminare morte e terrore in nome dell’anarchia e della sovversione.

Il presidente del Consiglio in quel lugubre dicembre del 1969 era Mariano Rumor, il ministro dell’Interno Franco Restivo, entrambi democristiani.

Pinelli e Valpreda erano innocenti, i depistaggi dello stato stragista sugli anarchici furono una porcheria colossale e indecente della storia repubblicana, la collusione fra servizi deviati e fascisti è stata comprovata in sede giudiziaria e storica.

Mi viene in mente quello che l’Egitto di Al – Sisi, a cui è stata conferita la Legion d’onore da Macron, sta facendo sulla morte di Giulio Regeni, 28 anni, ricercatore, studioso, internazionalista, dottorando all’Università di Cambridge sequestrato al Cairo il 25 gennaio del 2016.

I depistaggi dei servizi segreti egiziani sulla barbara uccisione di Giulio sono stati smascherati: il sequestro, le torture, le sevizie patite dal ragazzo sono un delitto di stato, come la famiglia Regeni ha sempre sostenuto, come tutti in Italia avevano compreso.

Un testimone ha dichiarato ai pm di Roma che indagano sulla vicenda che Regeni è stato torturato per nove giorni da quattro 007 egiziani e poi il 3 febbraio lasciato sul ciglio dell’autostrada Cairo – Alessandria.

Strage di stato italiana e depistaggio, delitto di stato egiziano e depistaggio.

E’ normale amministrazione quella di indicare in democratici di sinistra, comunisti e anarchici gli autori di complotti sovversivi.

E’ successo in Italia,è successo a Regeni tradito da sindacalisti spie, da personaggi ambigui dell’Università di Cambridge nel suo entusiasmo nell’aiutare i lavoratori egiziani…

E’ auspicabile, da quasi tutta l’opinione pubblica, che l’attuale governo regoli le relazioni diplomatiche con Al Sisi non facendo finta di niente sull’orrendo delitto.

Per la cronaca: il 13 giugno del 2018 il ministro dell’Interno Matteo Salvini dichiarò che la morte di Giulio Regeni era un affare di famiglia e che i rapporti con l’Egitto erano più importanti.

Basta questo per definire il nulla ontologico di un personaggio che si presenta come difensore della sacralità del Natale.

Noi saremo sempre con Giulio e la famiglia Regeni, con Patrick Zaki, e con tutti i perseguitati per le loro idee democratiche, socialiste, libertarie.

Come siamo stati e saremo sempre con Pino Pinelli e la sua famiglia ( e non è un modo di dire).

https://amzn.to/376uKZU clicca clicca clic ciao

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑