La nocciolina della politica,quando ci sono le elezioni deve essere distribuita soprattutto alle giovani generazioni,che vanno a votare per la prima volta.
Soprattutto in questa tornata elettorale dove anche i diciottenni voteranno al Senato.
E dove è prevista un’astensione molto forte: per il lavoro e lo studio c’è la solita retorica del non lasceremo indietro nessuno.
Se si pensa che comizi ce ne sono pochi,che di incontri con il candidato sul territorio sono pochissimi,vista la legge elettorale in vigore dove i partiti scelgono i candidati in liste bloccate,farsi vedere su tik tok è un modo come un altro per influenzare il voto giovanile.
. Perché anche la TV,per le giovani generazioni, è uno strumento desueto di informazione:al massimo interessa per calcio e fiction in generale.
Rimane il telefonino e il PC per connettersi pure con il mondo dei media : facebook e Instagram sembra non facciano più tendenza,YouTube oscilla fra musica trap e immagini di documentari o di facezie, Twitter è per chi conosce la sintesi.
È per questo che mister B si è messo su tik tok,insieme a Renzi e a uno del PD che invita the young generation a comprendere che hanno un futuro da precari ,da sfruttati senza pensione,da nuovi poveri in cerca di scarpe firmate identitarie .
Che tutto sia mercificato fino allo sfinimento psichico lo sappiamo,ma che i giovani vengano contattati dagli adulti nel loro campo di connessione per tirar loro fuori la voglia di andare a votare è triste e demenziale.
La democrazia degli influencer sui social è uno strumento per pubblicizzare qualsiasi merce: il diritto e dovere di votare,invece, fa parte dell’essere cittadini non consumatori.
Insomma i giovani, che costituiscono un mercato eccezionale per nuovi consumi in tutto il mondo,sono chiamati a fare quello che il mercato comanda: consultare il catalogo dell’offerta istituzionale.
Ma lasciarli liberi di interessarsi normalmente e con coscienza non è moralismo, è semplicemente un atto dovuto alla loro intelligenza.
“E’ ora di finirla con questa guerra”, bercia Salvini che vorrebbe sospendere le sanzioni alla Russia di Putin adesso che lo Zar è in difficoltà.
Il bravissimo Tony Capuozzo,ex LC, entomologo della stragi di Bucha e Mariupol , e fu vice direttore di Tg5, si affretta a rifilare la solita ricetta: ucraini eroici,ma ora che Putin è precipitato nel flop militare, sarà ancora più crudele con tutti.
Domanda:lasciare che la carneficina continui nel segno della Grande Madre Russia che ci mandava il gas?
Addirittura a Pietroburgo e Mosca autorevoli deputati chiedono le dimissioni dell’autocrate, che si è scagliato contro i militari al grido”di manica di incapaci”.
Meloni,che è atlantista in attesa di Trump,si mette le mani nei capelli .
Perché,ragazzi,Putin e stato un irresponsabile,ma ci dava quel gas che ora costerà un occhio della testa a noi italiani in emergenza perenne nei bassifondi dello scostamento di bilancio,che è moltiplicazione del debito pubblico sulle spalle dei giovani,se va bene.
D’altronde l’ultima minaccia dello zar all’Italia è una sparata chiarissima: soffrirete il freddo,la fame,la recessione se non ritirate le sanzioni.
Le proposte dei putiniani nostrani di tutti i colori ,però, sono superficiali: uscire dalla Nato,convincere Zelensky che difendere la sua terra dall’aggressione sia un peccato di vanità,ricordare che visto che stiamo parlando di caro bollette in Italia, i cari estinti della guerra sono ormai sepolti come effetti collaterali.
Poi,fare finta di uscire dall’Euro,per fare ancora più gazzarra futurista o dadaista, come chiamo’ Rizzo la sua vergognosa sparata per la morte di Gorbaciov.
Come si vede un gioco da ragazzi.
Se osi dire che la resistenza ucraina sta alla storia come qualsiasi altra vicenda umana di autodifesa di una nazione aggredita,ti becchi del filo yankee,filo Biden,filo occidentale etc.
Filo fascista…
lì la cosa è più complessa…..visto che Putin richiama Trump,Trump richiama,Meloni,Le Pen,Salvini,Mister B,tangenti Enimont,rapporti coi servizi russi etc.
In sostanza : la guerra la può fermare solo un dio benevolo,volere la pace è il minimo di civiltà,ma fermare il prezzo del gas Russo è compito delle diplomazie internazionali che devono convincere il filo americano Zelensky a sacrificare un popolo sull’altare della coerenza antiatlantista.
Ora con Putin alle corde,potrebbe cambiare tutto:lo zar costretto a continuare la guerra diventa vittima di una cospirazione mondiale al soldo delle multinazionali.
Pensare di essere nel giusto e dalla parte giusta sempre e comunque, senza pagare gli oneri,è tipico di chi non conta nulla,ma vuole tutto.
Nelle campagne elettorali la democrazia,si dice, raggiunge l’apogeo delle libertà.
Questa tornata elettorale, però,si presenta nella sua cruda realtà: un sistema in profonda crisi chiama i cittadini a votare con un sistema iper maggioritario e con liste bloccate.
Così secondo gli osservatori di varie ideologie e religioni di bottega,il mercato della democrazia e’ inflazionato di promesse,di cose che mai saranno realizzate.
Mario Draghi ,ad esempio sembra sia stato solo al servizio della banalità dei poteri forti.
Peccato,poi,che tutti lo invochino come Salvatore delle casse pubbliche. ( Vedi decreto Aiuti bis).
Una pletora di rivoluzionari e parolai alla giornata pensa che il voto possa cambiare l ‘Italia.
Sono balle, perché senza un punto di vista di riformismo radicale,iniziando da salario minimo,tassa sugli extraprofitti, aumento dei salari, espansione dei diritti civili ( cose che vengono fatte in Germania,Francia,Spagna normalmente),si dà il caso che il solo cambiamento sarà quello della fiamma tricolore a Palazzo Chigi.
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La classe politica sta girando l’Italia in kermesse noiose per raccogliere adesioni,consensi,simpatie che li porti ad un 25 settembre di speranze per nuovi seggi in quel parlamento,tanto criticato a parole dagli stessi parlamentari, incapaci pure di votare un presidente della Repubblica condiviso.
Così il mischione delle risse fa della campagna elettorale solo una gazzarra isterica di contenuti sbiaditi,portati avanti soprattutto dalle solite promesse di riforme strutturali che mai verranno realizzate.
La notizia è che i programmi dei partiti,quasi eguali nella sostanza generica,hanno scatenato all’ interno di ogni partito una guerra civile per attribuirsi i seggi migliori.
Così anche con l’adesione di Gina Lollobrigida alla lista di Ingroia,la rivoluzione culturale ha raggiunto l’apogeo, non sconcertando più di tanto,visto che si sono stati presentati eserciti di vecchie glorie convinti di essere il nuovo che avanza.
Hanno tutti ragione ovviamente.
Siamo di fronte ad una classe politica che si auto assolve facilmente,tutto il resto è demagogia e populismo.
Casini vs Sgarbi a Bologna,un derby di centro destra, o no?
Eppure il PD crede che Casini sia l’usato sicuro,come lo era per Berlusconi e Fini.
Sinceramente preferisco votare in senso lato chi fa il suo da una vita,senza presunzione e ignoranza da vendere.
Ricomincia il day by day della normalità con le solite emergenze degli ultimi vent’anni, più inflazione,guerre,ed elezioni anticipate che voleva solo la Meloni.
Tutti possono lamentarsi che niente funziona perché mancano soldi ai soliti noti, perché mancano i medici, perché la politica è una cosa brutta, perché farà freddo, perché senza ristori sulle bollette le aziende chiuderanno, perché le elezioni ora sono inutili: perché non si capisce più niente.
Nei mesi di luglio ed agosto,ad esempio,il Covid era semi sparito,il boom del turismo ha aumentato occupazione e PIL,la guerra in Ucraina è scomparsa,i risparmi dei privati sono aumentati,la povertà assoluta pure,quella relativa anche..
Tornerà il fascismo?
Che bisogno c’è se non c’è più il comunismo?
Davanti a questo caos essere confusi credo sia assolutamente normale e pensare di mandare tutti a quel paese è sacrosanto .
Ma per scappare devi avere un posto dove andare,non basta evitare la Gabina elettorale.
Così ci troviamo tutti ad essere qualunquisti in emergenza continua.
Questo però è un privilegio che non hanno quelli che comunque aspettano qualcosa che raramente avviene nel regno degli uomini: la giustizia sulla terra.
E allora becchiamoci l’ennesima emergenza senza tanto lamentarsi: non serve a niente,se hai bisogno,devi lottare per necessità.
Doveva essere una riunione “confidenziale” quella del Gran Consiglio, convocato alle 17,00 del 24 luglio.
Il Duce credeva, o faceva finta di credere, che in gioco non ci fosse altro che una prova di forza all’interno del PNF, dove mediocri collaboratori si agitavano nel momento della tempesta.
Per questo scelse il basso profilo: nessun addobbo alle finestre del balcone per annunciare il “concistoro fascista”, nessun moschettiere del Duce di guardia.
Piazza Venezia deserta, perché parecchi romani dopo i bombardamenti del 19 luglio avevano lasciato la città, caldo insopportabile, protocollo di rito: sahariana nera per tutti i 28 membri, Sala del Pappagallo, adiacente alla Sala del Mappamondo, ufficio del capo.
Vi fu il “Saluto al Duce” nel momento in cui Mussolini entrava alle 17,14 preceduto da Navarra, segretario personale, accompagnato da Scorza, segretario del partito.
“A noi” come ai bei tempi risuonò fra i presenti.
Mussolini, seduto al centro dei tavoli disposti a ferro di cavallo, ordinò a Scorza di fare l’appello.
Poi cominciarono le danze. Non c’era nemmeno uno stenografo per il verbale, “una cosa nostra nera” era il modo in cui Mussolini intendeva lavare i panni sporchi in casa.
Il Duce cominciò la relazione.
Naturalmente affrontò il tema della “guerra”.
Fra lo stupore generale, il Duce, sempre così battagliero, con la sua efficacia retorica, con la sua tagliente determinazione, fece un discorso molto “prevedibile”, zeppo di giustificazioni sul suo operato.
Intanto disse che lui non aveva chiesto il comando supremo delle forze armate.
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Per rafforzare questa singolare manifestazione di fuga dalle proprie responsabilità, presentò una lettera di Badoglio del 3 maggio 1940 che lo invitava ad assumere il comando supremo delle forze armate.
Accusò gli italiani di avere poco spirito guerriero perché agli invasori statunitensi tributavano calorose “accoglienze”, accusò Rommel di non aver seguito i suoi consigli ad El Alamein.
Giacomo Acerbo, ministro delle finanze, scrisse in seguito che la “relazione procedè fiacca, disordinata, contraddittoria…pareva che vagasse in un mondo irreale e che non fosse lui a parlare.”.
In effetti Mussolini insicuro, freddo, arrogante, senza entusiasmo, fu un vero e proprio disastro.
Biasimò la Germania che non aveva compreso l’importanza di evitare lo sbarco in Sicilia, poi, dopo due ore di chiacchiere auto assolutorie, si appoggiò allo schienale della sedia aspettando gli interventi come un atto di sfida.
Presero quindi la parola De Bono, membro più anziano del Gran Consiglio, parte decisiva della marcia su Roma che, più volte interrotto, dichiarò che la colpa non era certo dell’esercito che non aveva seguito gli ordini di Mussolini.
Bottai sottolineò la gravità della situazione e la mancanza di collegamento fra il capo del governo e i collaboratori.
In pratica, sentenziò Bottai, altro maestro di pensiero del fascismo, la relazione di Mussolini era la conferma che il Duce, isolato, non era stato capace né di comandare l’esecutivo, né di farsi ubbidire dallo Stato Maggiore dell’esercito.
L’atmosfera era pronta per l’intervento dell’ingegnere del colpo di stato.
Grandi si alzò e finalmente lesse il suo ordine del giorno già noto alla maggioranza dei presenti.
“il Gran Consiglio dichiara…l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statali e costituzionali.
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Invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinchè Egli voglia, per l’onore e la salvezza della Patria, assumere – con l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5 dello Statuto del regno – quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state, in tutta la nostra storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia”.
CfrF.W. Deakin, op. cit, pag.595
Grandi, poi, ne disse al Duce di tutti i colori e ce ne fu per tutti: condannò la dittatura totalitaria, la spietata censura sulla stampa, denunciò la decadenza morale e politica del regime, l’inconsistenza del consiglio dei ministri…, disse che la guerra non era solo impopolare perché l’Italia la stava perdendo, ma perchè ormai si diceva che fosse la guerra di Mussolini, manco del fascismo.
Poi ci fu l’intervento del genero Galeazzo Ciano, che ribadì le sue accuse alla Germania che si era impegnata a non entrare in guerra fino al 1943 – 1944, nel senso che “gli italiani non erano dei traditori, ma dei traditi”.
Era la solita concessione ad un rimpasto di governo che era stato già fatto e non aveva portato a nulla.
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Parlò anche Alfieri, quindi Mussolini mise in votazione l’odg Grandi che in un silenzio assordante fu approvato con 19 voti a favore e sette contrari. Alle 2,40 del mattino Mussolini uscì dall’aula, Scorza richiamò il “saluto al Duce”, Mussolini rispose con un “Ve ne dispenso”.
In un servizio sulla Stampa di ieri c’era la solita statistica che fa dell’Italia un paese anormale.
Pane quotidiano, la Onlus che ,a Milano distribuisce migliaia di pasti agli indigenti, ha constatato che gli avventori sono aumentati da 3.000 a 4 mila al giorno.
Fra loro tanti anziani,tanti poveracci con alle spalle vite agre e magre che intervistati hanno affermato la verità che schiaffeggia il politicamente corretto e pure scorretto: o paghiamo le bollette o mangiamo.
Siccome le bollette per categorie Isee da terzo mondo dovrebbero già essere calmierate,il flebile grido di dolore degli invisibili significa che a questi cittadini viene negata la cittadinanza tout court.
Il dilemma è da Miserabili e inaudito:puoi mangiare al buio quello che passa il convento,oppure digiunare davanti alla TV.
Questa si chiama povertà energetica,dopo che si era parlato di povertà sanitaria, povertà educativa, povertà della povertà.
Soluzione di Calenda,Renzi,Salvini ,Meloni e lavoratori indefessi: aboliamo il reddito di cittadinanza.
Invece tagliare gli extraprofitti delle grandi multinazionali che sulle sanzioni alla Russia ci marciano alla grande, sembra un atto sovversivo verso la legge del capitale .
Così la povertà ritornerà generica: o mangi sta minestra o chiudi la finestra.
Da ” 1939 attacco nazifascista all’Europa” ebook gratuito dal 3 al 7 settembre di Pierluigi Raccagni
Fin dalla primavera del 1939 il piano tedesco di invasione della Polonia era stato elaborato con un obiettivo strategico ben definito che andava al di là del corridoio di Danzica: secondo l’imbianchino criminale bisognava distruggere la Polonia come popolo, per cui il massacro dell’élite culturale era il minimo che si potesse fare per togliere alla Polonia qualsiasi speranza nel futuro. “Ogni guerra costa sangue e l’odore del sangue risveglia negli uomini tutti gli istinti che albergano in noi fin dai primordi: brutalità, follia omicida, e tanti altri. Tutto il resto è futile chiacchiera. Una guerra che non sia spietata esiste solo in cervelli esangui”. Così parlò Hitler ai suoi generali nell’agosto del 1939. La notte del 31 agosto tutto era pronto. La direttiva inviata dal Führer alle forze armate era chiara più della sua balbettante messinscena vittimista: “visto che non possiamo trovare nessun mezzo pacifico per porre termine alla situazione intollerabile sulla frontiera orientale…l’attacco alla Polonia dovrà essere eseguito secondo le disposizioni previste nel Piano Bianco”
Data dell’attacco: 1° settembre 1939 ora d’attacco: 04:45
Situazione intollerabile per la Germania? Che sarà mai? Anche qui poca fantasia, ma molta attitudine verso il crimine. I nazisti, non si inventavano proprio niente. Bastava organizzarsi, per una carneficina coi fiocchi. Da sei giorni Alfred Naujocks, intellettuale delle SS, figlio di un droghiere di Kiel, si trovava in quel di Gleiwitz, sulla frontiera polacca, in attesa di effettuare un attacco simulato polacco contro la stazione radio tedesca di quella cittadina.
Ci dovevano essere tanti finti attacchi polacchi alla povera Germania, che a sua volta, sarebbe stata nel diritto di contrattaccare: la principale delle mistificazioni doveva avvenire appunto a Gleiwitz. Uomini delle SS, con uniformi polacche, cominciarono a sparare contro la stazione radio tedesca. Erano stati portati dei detenuti, drogati, che erano internati nei campi di concentramento con uniformi tedesche. Dopo una breve sparatoria gli uomini di Naujocks entrarono nell’edificio e lo occuparono il tempo necessario per trasmettere un comunicato in lingua polacca in cui in pratica si legittimava lo stato di guerra fra Polonia e Germania. Sull’episodio c’era la lunga mano di un criminale tra i più amati da Hit- ler: Reinhard Heydrich, capo del servizio segreto tedesco, che il 10 agosto aveva incontrato Naujocks per concordare l’azione. Vediamo come lo racconta Laurent Binet ne “Il cervello di Himmler si chiama Heydrich”, Torino 2011: “Sono passati quattordici giorni da quando lo Sturmbannführer delle SS Alfred Naujocks è arrivato in in- cognito nella città di Gleiwitz, alla frontiera fra Germania e Polonia, nella Slesia tedesca: ha minuziosamente preparato il suo misfatto e ora attende. Heydrich lo ha chiamato ieri a mezzogiorno, per chiedergli di definire un ultimo particolare con” Gestapo” Muller, che si è spostato di persona e alloggia nella vicina città di Oppeln. Muller deve conferirgli il cosiddetto “barattolo di conserva”. “Sono le quattro del mattino quando suona il telefono nella sua camera d’albergo. Afferra il ricevitore, gli chiedono di richiamare la Wilhelm- strasse. All’altro capo del filo la voce acuta di Heydrich gli dice “la nonna è morta”. È il segnale che l’operazione Tannenberg può iniziare”. A Varsavia si nutriva la speranza di un intervento francese. Le speranze andarono deluse ben presto, non solo i francesi non attac- carono, ma a Est i sovietici entrarono in territorio polacco. E che l’intervento francese e inglese era considerato una grazia divina ce lo spiega W. Szpilman: ne “Il pianista, op. cit. pag. 30
“Apprendemmo così che non avremmo più dovuto affrontare da soli il nostro nemico: avevamo un alleato potente e la guerra sarebbe stata sicuramente vinta, sia pur fra alti e bassi, sicché la nostra situazione nell’immediato non sarebbe migliorata. È’ difficile descrivere ciò che provammo nel sentire quel comunicato alla radio. Mia madre aveva le lacrime agli occhi, mio padre singhiozzava senza vergogna e mio fratello Henryk ne approfittò per sferrarmi un pugno e per dirmi in tono irato: “ecco, te l’avevo detto, no?”.
La campagna militare fu senza storia: 14 divisioni corazzate tedesche fecero la differenza con la cavalleria polacca! E poi la presunzione dei polacchi fece il resto. Invece di organizzare linee difensive, il comando polacco aveva preparato contrattacchi che non ebbero nessun esito. Le forze d’invasione meccanizzate naziste non faticarono molto a tro- vare direttrici di avanzata.
bollettino tedesco n. 1 Dietro ordine del Führer, capo supremo dell’esercito, le forze armate hanno assunto la difesa attiva del Reich. Nell’adempimento del loro compito di arrestare la violenza polacca, stamane le truppe sono passate al contrattacco lungo tutti i confini te- desco-polacchi. Contemporaneamente squadre dell’aviazione sono partite per colpire obiettivi militari in Polonia. La marina da guerra è incaricata della protezione del Mar Baltico.
bollettino polacco n. 1 Il 1° settembre 1939, nelle ore 05:00 del mattino, con un attacco inatteso di aviazione e di truppe, i tedeschi sono penetrati nel nostro territorio senza dichiarazione di guerra. Cfr. ed. it. a cura di Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, segreti, docu- menti, fotografie, Periodico settimanale, n. 1, Milano 196
Poche parole sul brindisi di Rizzo e nazicomunisti rossobruni per la morte di un gigante della storia del movimento operaio quale Gorbaciov.
Che venga considerato un traditore dalla nostalgia stalinista del PCUS e’ un conto.
Che solo il 15 per cento dei russi lo rimpianga è un altro fatto.
Che venga visto come un indegno becchino dell’Urss a servizio degli Usa, dalla comoda posizione di ciarlatani in cerca di visibilità,dice invece tutto il fallimento del tardo stalinismo dei rossobruni alla Rizzo.
Che però,pur insignificanti,vengono continuamente citati da Libero e da numerosi network di destra estrema.
Portano confusione,disinformazione,complottismo ovunque,con il preciso intento di destabilizzare la democrazia almeno via social.
Liquidare Gorbaciov e o suoi errori con un brindisi di gioia per la sua morte fa dell’iconografia comunista un imbecillita’ assoluta.
Nessuna polemica politica può infangare il rispetto per un marxista ( così si definiva Gorbaciov),che ha tentato di coniugare la vera utopia: libertà e socialismo.
Perché,per la storia, fu Eltsin a liquidare l’Urss con il sodalizio dell’internazionale anticomunista.
Gorby disse a Shevarnadze:” non si può vivere così,bisogna avere coraggio e affrontare il futuro.”
Intendeva,in sintesi,che si dovevano toccare i privilegi dei militari,del Kgb,dei grandi apparati dello stato già corrotti da anni di stagnazione Brezneviana.
E che sfruttavano la forza lavoro del proletariato sovietico per mantenere il loro apparato repressivo e poliziesco.
Nemo profheta in Patria si addice a Gorbaciov,che nel tentativo di riformare un comunismo allo sbando, liquidò l’esperienza della Repubblica dei soviet.
Stupì il mondo perché non usò la forza per mantenere il Muro,milioni di persone lo accolsero come liberatore in mezzo alle macerie del socialismo reale.
La schifezza ideologica che determina l’antigorbaciovismo odierno, dunque, sta nel non rispetto per la vita di un militante comunista che è stato un dirigente dell’Unione Sovietica,storicamente la patria dei lavoratori,ora nelle mani di oligarchi sanguinari e mafiosi e dittatori miliardari.
. L’accusa di tradimento a Gorby produce tristezza,rassegnazione sulla disumanità di chi si nutre di sangue e disgrazie altrui per riaffermare le proprie convinzioni al fine di interessi da parrocchietta di un comunismo vomitevole per ignoranza e grettezza umana.
E poi chi può giudicare Gorbaciov,in nome di quale socialismo si applicano abiure ?
Ciao Gorby,ultima tragica illusione di un socialismo del cuore, della ragione e soprattutto della pace.
Dopo l ‘Istat, che ha accertato che il reddito di cittadinanza ha salvato un milione di persone dalla povertà assoluta,ora tocca all’Eurostat sottolineare che i lavoratori italiani sono sempre più poveri.
Così mentre la destra con la flat tax al 23 o 15 per cento riporta la ricetta dell’edonismo reaganiano in circolazione,con la teoria che se abbassi le tasse ai ricchi questi investono in posti di lavoro generalizzando la ricchezza ( balle come dice la storia), la sinistra rimane al salario minimo,alla difesa del reddito di cittadinanza,passando per parassitaria e assistenzialista.
La storia è da tempo che si è rovesciata: i milionari,i miliardari,i le grandi banche,i capitalisti in genere sembrano vivere in un mondo a parte dove la forza lavoro conta poco,crea ricchezza solo se non si lamenta,diventa virtuosa solo se chiede spiccioli per pluslavoro e plusvalore:soldi per consumare quanto basta.
Un lavoro onesto in un mondo anche corrotto,questo il principio che dovrà animare il futuro dei giovani nel quale la meritocrazia diventa lotta per la sopravvivenza del proprio status.
Se invece si chiedono diritti,riduzione di orario, rispetto dei contratti è solo l’ultimo lembo di comunismo che si contrappone al progresso degli uomini liberi,forti,liberali alla Briatore,alla iconografia del primato della ricchezza che non conosce debolezze sulla strada dei profitti.
La costituzione italiana vilipesa nel primo articolo che si fonda sul lavoro avrebbe bisogno di una rivoluzione: la repubblica italiana è fondata sul capitale senza patrimoniale su profitti miliardari.