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16.5 Storia -Perchè la Finlandia ha paura della Russia:corse e rincorse storiche…

LA PARENTESI FINLANDESE

Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta Vol 1 La Svastica sull’Europa di Pierluigi Raccagni

La chiamano parentesi finlandese, ma vista da vicino, si tratta di una guerra che avrà serie ripercussioni sulla condotta dell’Unione Sovietica nel conflitto del 1941 coi nazisti.
La mattina del 30 novembre 1939 l’Armata Rossa invase la Finlandia che aveva fatto parte del territorio russo dal 1808 al 1917.
In seguito aveva combattuto contro i bolscevichi ottenendo una linea di demarcazione che Stalin riteneva troppo vicina a Leningrado.
E Stalin, che poi sarà decisivo nella lotta antifascista, qui si comportò come Hitler a Varsavia, facendo bombardare Helsinki.
Il 2 dicembre l’agenzia sovietica TASS annuncerà la nascita di un go- verno popolare in Finlandia, mentre Francia, Inghilterra e Stati Uniti ammiravano la piccola Finlandia che si batteva con coraggio contro l’orso sovietico.
Ma il problema non era solo quello del territorio finlandese.
Lettonia, Lituania, Estonia, i cosiddetti paesi baltici, erano anche loro sotto l’influenza sovietica.

Così il 28 settembre l’Estonia aveva firmato a Mosca un accordo che prevedeva un’assistenza reciproca fra le parti anche di tipo militare, il 5 ottobre era stata la volta della Lettonia
Con le clausole segrete del trattato Molotov-Ribbentrop anche la Lituania di fatto venne annessa all’Unione Sovietica, era la fine dell’indipendenza dei tre stati baltici: rimaneva in piedi il problema della Finlandia. Il Cremlino per assicurarsi la difesa di Leningrado domandava l’arretramento della frontiera Careliana, una vasta fascia di territorio finlandese che portava a Leningrado.
I finlandesi si opposero fino al 26 novembre, quando i sovietici attaccarono i confini dopo aver rifiutato ogni trattativa e una possibile mediazione in proposito il 12 novembre.
E qui le cose cambiarono per Stalin, come per Hitler erano cambiate con la Polonia.
L’espansione sovietica, infatti, era riuscita con abili trattati e accordi coi tedeschi ad annettersi i tre paesi baltici, la Bessarabia, la Bucovina, nonché la Polonia il 17 settembre.
Ora si trattava di fare la guerra, una guerra impopolare considerato che l’opinione pubblica mondiale stava dalla parte del piccolo David finlandese contro il Golia russo.
Bisogna anche in questo caso fare alcune precisazioni.
È vero che le pretese di Stalin intaccavano l’orgoglio nazionale finlandese, ma è anche giusto riconoscere che la difesa del golfo di Finlandia verso Leningrado era un modo di salvaguardare la Russia da un evetuale attacco tedesco.
Scoppiò così una piccola-grande guerra. I sovietici fecero subito fiasco.
Intanto fu detto che il popolo finlandese avrebbe accolto a braccia aperte l’Armata Rossa.
Bombardieri dell’aviazione russa lanciarono manifestini che invitavano i lavoratori a unirsi ai sovietici per rovesciare gli oppressori capitalisti. A Terijoki, la prima città finnica liberata dai russi, fu immediatamente costituito un governo fantoccio., il governo democratico della Finlandia capeggiato da Otto Kuusinen.

Stalin, però, aveva sottovalutato il nazionalismo finnico, il suo valore e le oggettive difficoltà di una campagna invernale.
Il territorio finlandese, infatti, si prestava ad essere difeso egregiamente per svariati motivi.
I tre quarti della sua estensione, dal Nord del lago Ladoga fino alla Pe- nisola dei pescatori, era impraticabile causa il clima (40/50 gradi sotto- zero).
Durante i mesi invernali è nota la scarsezza di luce sul territorio.
In Finlandia ci sono circa 35.000 laghi e poi c’era la linea Mannerheim, che prendeva il nome dal maresciallo che l’aveva fatta costruire.
La linea serviva a proteggere Koivisto, che per la sua posizione è detta la piccola Gibilterra del Nord e Viipuri, già definita da Pietro il Grande, la chiave della Finlandia.
I russi fecero errori grossolani dal punto di vista tattico militare. Intanto mobilitarono solo 300.000 uomini nella circoscrizione di Leningrado, (i finlandesi ne mobilitarono 350.000).
Iniziarono l’attacco d’inverno, con la meteorologia che favorì i finlan- desi, al punto che i sovietici non riuscirono ad usare i carri armati, né l’aviazione tattica.
Il commando sovietico lanciò all’attacco quattro armate, le forze russe miravano a occupare la Penisola dei pescatori a Petsamo per tagliare le comunicazioni con l’alta Norvegia.
Le preoccupazioni al Cremlino non mancavano……. Continua.

13.5 La distinzione fra “ciecopacisti” e “pacifisti pensanti”: tu dove stai?

Sul Corriere della sera del 7 maggio c’ era un’interessante riflessione di Giovanni Sartori del 2002.

L’ accademico e maestro indiscusso di scienza della politica, morto nel 2017, in un testo titolato ” Il mondo irreale dei ciecopacisti “del 2002, poneva un’attualissima distinzione fra le anime del cosiddetto pacifismo.

Per l’autore,nessuno vuole la guerra dopo i bagni di sangue del secolo scorso, anche se questa a volte è inevitabile.

Per cui il pacifismo incosciente,”tutto cuore e niente cervello”( penso non sia una offesa,ma una constatazione di altruismo) e’ quello dei ciecopacisti, mentre quelli che rifiutano la “guerra offensiva,ma approvano quella difensiva”,distinguendo fra guerra giusta e ingiusta, sono dichiarati pensanti.

In altri termini, aggiungo, siamo all’ottimismo della volontà e al pessimismo della ragione.

Naturalmente avendo scritto due volumi sulla guerra giusta del 1939 contro il nazi – fascismo, appartengo alla platea dei pensanti,come altre milioni di persone, che non confondono il pacifismo con la quiete dei camposanti,oppure solo come un’opzione utopica umanamente sostenibile con la preghiera.

Oppure con il neutralismo pacifista o strumentale,di chi non vuole sporcarsi le mani, stando attento a fare lauti guadagni con le guerre altrui.

Svezia e Svizzera,neutrali durante la seconda guerra mondiale,ad esempio,diventarono le nazioni più ricche d’Europa nel dopoguerra.

Insomma leggendo e rileggendo l’articolo, che parla soprattutto del fondamentalismo islamico e delle guerre diffuse del dopo 11 settembre, mi son fatto l’idea che il cosiddetto pacifismo filoputiniano è una patacca di nome e di fatto,perché avalla le pretese imperiali di un dittatore sanguinario.

Non mandate armi all’Ucraina,per lo zar significa,che la pace per lui sarà terrificante.

Sempre che sia possibile avere un centro di gravità permanente nella tragedia Ucraina,senza scendere alla sconcia parodia di guerra fra guerrafondai che in guerra non vi andranno mai, si può sommessamente affermare che inviare armi in Ucraina da parte italiana vuol dire stare in Europa con oneri e onori.

In fondo l’ assolutamente laico, ‘articolo 11 della Costituzione, che sottolinea la distinzione fra vocazione pacifista e diritto alla legittima difesa viene interpretato a piacere.

Nello specifico,ma posso sbagliare, credo che l’Ucraina non abbia bisogno di armi europee, visto che abbonda di armi americane.

Forse ha bisogno di pacifisti pensanti che sappiano distinguere aggressore da aggredito,ma che non puntino alla resa dei conti con Putin.

Costruire la pace,non sempre passa per il si vis pacem para bellum.

Costruire la pace,poi,non è solo diplomazia,che fa anche rima con ipocrisia.

La pace non è la condizione originaria della umanità,basta sfogliare il Vecchio Testamento,senza dimenticare la lezione del Nuovo.

Sembra una cosa da poco,ma non è così semplice riempire gli arsenali e svuotare i granai.

E la pace assoluta rimane una facile utopia,che non aiuta chi non vuole morire in questa guerra.

Anche Gino Strada in fondo era un costruttore di pace, ciecopacista per Sartori, antifascista e democratico per noi.

11.5 – La Nato è uno strumento dell’impero americano,ma il colpevole della guerra è Putin.. J.L.Melenchon!

J.Luc Melenchon non è un nuovo Lenin,ma in Italia non ha eguali,se si pensa al suo venti e passa per cento alle presidenziali, quale rappresentante della sinistra radicale.

Dopo il discorso di Putin sulla piazza Rossa il 9 maggio, che ha consacrato la patacca del nazionalismo reazionario travestito però da vetero comunismo, le posizioni anti atlantiste trasversali si sono rafforzate.

“Fuori l’Italia dalla Nato,fuori la Nato dall’ Italia”,anche se fu Berlinguer a preferire la Nato al patto di Varsavia nel 1977,ma allora il Pci e l’Urss erano considerati revisionisti dalla sinistra extra parlamentare.

Oggi non è presente come slogan mitologico nelle piazze italiane,finora disorientate e mai all’insegna di “Russi go home”.

Più che altro si va rafforzando la separazione fra Usa e Inghilterra,pronte alla guerra di lunga durata contro la dittatura putiniana e un Europa con Francia,Italia,Germania e Spagna più dialoganti, anche perché vicine al teatro di guerra e lontane dall’arrivo del gas russo.( Draghi ospite di Biden, ieri,comunque,ha rilanciato l’alleanza storica fra i due paesi).

Chi non vede l’ora nella gauche di superare le basi americane con missili puntati sul nemico di turno?

Gli Stati Uniti sono contrari,inutile nasconderlo,alla pace con Putin da parte dell’Ucraina senza che questi abbia rinunciato al suo imperialismo: cioè in pratica fino a quando il putinismo non verrà eliminato politicamente.

L’ Amerika della Kappa e spada,tramite Nato,settimane fa ha convocato nella più grande base europea,tutti i paesi che vogliono spendere in armi per la questione Ucraina.

E allora fuori l’Italia dalla Nato, dall’Europa, dall’Euro, autarchia per materie prime, pizze, mandolini ,mafia e fascisti,evasione fiscale, Italexit alla Paragone, komunismo alla Fusaro, profitti di guerra alla Toti.. tanti morti sul lavoro..?

La colpa è dell’ antiamerikano che è in noi?

Oppure l’altra America di Martin Luther King,Malcolm X,Angela Davis,Miles Davis,le Pantere Nere fino a Black live matter…etc, li lasciamo al folklore?

Il partito comunista cinese,che non dimentichiamolo, salvò dall’indigenza del colonialismo occidentale e giapponese milioni di persone, ora naviga nel libero mercato con la disinvoltura di una mega multinazionale americana.

E sostiene che la Nato è un retaggio della guerra fredda, stando anima e core con Putin, con ragione sua.

Dimentica anche che nel 1989, in piazza Tienanmen, vi fu la mattanza dei giovani gorbacioviani cinesi in pieno stile guerra fredda.

Anche l’Anpi ha ribadito nel suo congresso di Riccione, che la Nato è un ombrello militare desueto e anacronistico, forse da ripensare.

E ha ragione se si pensa che risale ad un mondo dove non c’è più contrapposizione fra comunismo cattivo e capitalismo buono o viceversa.

Cia e Nato in Italia non erano agenzie di libertà, ma organizzazioni che coprivano lo stragismo fascista e mafioso come massima espressione dell’anticomunismo.

E poi anche se l’Europa dei lumi fosse solo una congrega di guerrafondai servi degli Usa,non è facile uscire da uno schema che regge dal 1949,ci vogliono decenni.

Quindi la decostruzione della Nato potrebbe essere un obiettivo a lungo termine,da porre sul tavolo della autonomia verso gli Usa,da parte di una Europa che rifiuta l’imperialismo, e lavora per un’unione europea vera, perché democratica e antifascista.

Per cui considerando che per un grande storico come Kershaw, ad esempio,gli uomini che hanno cambiato la storia sono Koll e Gorbaciov con la caduta del Muro,( opinabile,ma interessante),uscire dalla dipendenza Usa vuol dire forse cercare la diplomazia a tutti i costi.

Così forse prima e’ auspicabile fermare la guerra cercando di parlare con la Russia,che non può essere cacciata su Marte.

Sono speranze,ovvio,solo istanze concettuali astratte.

Il cessate il fuoco con o senza Nato è da conquistare a breve, come spera il popolo ucraino ( e forse quello russo e pure quello europeo) che non vuole vivere con il massacro del day by day,aspettando che l’Occidente sciolga le sue paure.

9 maggio – Fuga dalla vittoria: l’armata russa di Putin non è Rossa.

Chissà cosa dirà Vladimir Putin oggi 9 maggio,giorno in cui in Russia si celebra l’ anniversario della vittoria sul nazifascismo del 1945.

I 26 milioni di morti sovietici per contrastare lo sterminio dei giudeo comunisti nella seconda guerra mondiale,da parte dei nazifascisti, sono stati il fiore all’occhiello dell’antifascismo planetario,inutile negarlo.

Ma tra le vittime del genocidio nazionalsocialista come fai a dimenticare le stragi fatte in Ucraina nella zona di Kiev dalle SS di Himmler e Heidrich.?

Quindi,oggi 9 maggio, è un giorno triste,di quella vittoria,con la guerra in corso,non rimane nemmeno uno spirito internazionalista antifascista.

Dirà Putin che è pronto ad una guerra totale,oppure avvierà tracce di dialogo nel lessico sofisticato della diplomazia russa?

Se vuole commuovere di nostalgia il nazionalismo russo deve parlare ad un popolo che ormai ha intrapreso il sentiero arduo di una commemorazione urbi et orbi:monarchici zaristi,vetero comunisti stalinisti,fedeli della Chiesa ortodossa,esponenti di Russia Libera,popolo in genere saranno pronti a celebrare la vittoria del 1945 come un archetipo della futura vittoria contro i” nazisti” di Zelensky.

È un autoinganno propagandistico che non porta nulla di buono: da Stalingrado in ogni città si passa a Mariupol in ogni contrada,aggressore e aggrediti sono accomunati dal peso quotidiano della croce uncinata.

Mariupol è russa,i nazi del battaglione Azov, o quello che ne rimane, sono considerati eroi nazionali da Kiev anche se inneggiano a Bandera.

La storia non si può cambiare, all’Unione Sovietica e al suo fallimento è succeduto un nazionalismo reazionario fascista e assassino come in gran parte delle nazioni del fu socialismo reale.

Cosa vuoi andare a festeggiare,se non commemorare i caduti per una giusta causa.

Che cosa si festeggia oggi in Italia,? Un reazionario macellaio che minaccia la guerra nucleare?

Italy: no alla guerra, sì alla pace,no al gas russo, sì alle armi e alle sanzioni: vogliamo tutto…

..Chi sa cosa si deve fare alzi la mano in videoconferenza su YouTube.

Una volta assodato che Putin e’ un fascista che è meglio perderlo che trovarlo,che Zelensky è un front man dei Maneskin guerrafondai,che Biden è così scemunito da fare il presidente degli Usa,quando torniamo un momento alle cose di Cosa Nostra la confusione diventa modus vivendi.

Tutte le opinioni sono legittime in democrazia,tranne quelle che non coincidono con le nostre,dice il dibattito.

Ma qui il “vogliamo tutto” è superiore a quello che scriveva Nanni Balestrini in tempi eroici.

Conte,quando dice di aiutare gli ucraini, ma non con armi offensive,come i carri armati,dice una cosa condivisa dal 47 per cento degli italiani che non vogliono la guerra,anche perché ne hanno paura.

Salvini e’ contro l’invio delle armi all’Ucraina, perché amico di Putin.

Però quando passi alle sanzioni la mossa resistenziale diventa ardua.

Se la Russia non ci dà il gas rischiamo di chiudere le fabbriche,il Pil sta scendendo,ma il sistema è solido,anche se le banche sono in crisi,proprio perché coinvolte per 29 miliardi con la Russia.

Il governo Draghi stanzia 14 miliardi per sconti sulla benzina e per bonus di 200 euro fino ad un reddito di 35.000,la nave navicchia,anche se i partiti apparecchiano la tavola per le elezioni amministrative.

Tutto e il contrario di tutto,in Europa non va meglio:le sanzioni sono rinviate,non c’è accordo fra le nazioni.

Ma se non è il momento per morire per Kiev, quando mai sarà il momento per arginare l’ impoverimento per una parte della popolazione che prima della guerra era già in mutande?

Oppure se non fai più armi metteremo in cassa integrazione gli operai,per poi ristorare i padroni?

Quelli che in questo mese e passa di guerra si battono per nobili ideali di pace hanno ragione,mi ci metto umilmente pure io ,ma la tattica ha bisogno di una strategia che solo i dannati da tastiera riescono a trovare.

Sicilia,Calabria,Puglia,Campania sono maglia nera per disoccupazione femminile in Europa,istintivamente ti viene da dire “ma cosa vuoi fare la guerra” se non riesci manco ad aumentare occupazione e salari da fame dei soliti disgraziati.?

Per cui l’agenda di Draghi è in salita già di suo,il Recovery è in castigo: una patrimoniale di guerra farebbe scappare tutti nel campo dei pacifisti

Con realismo ,che non vuol dire cinismo,forse l’Italia potrebbe,approfittando della presenza del Papa oltre Tevere,essere punto di riferimento per aiuti umanitari e volontariato verso le popolazioni civili coinvolte nella guerra,facendo pressioni per aprire un dialogo.

4.5 Equiparare i saluti romani al filo putinismo è ridicolo e falso…

Ogni tanto il bravissimo Aldo Grasso,star dell’epistemologia e fenomenologia della comunicazione,prende cantonate di incompetenza politica gigantesca.

Sulla prima pagina del Corrierone aver equiparato i saluti romani, al funerale di Donna Almirante, con la posizione filo Putiniana di pacifisti,antiatlantisti,”santoni comunisti” come Vauro,Santoro,Barenghil,D’Orsi,Pagliarulo è proprio pregio di quella tifoseria di cui se ne hanno piene le scatole.

Personalmente sono per la resistenza Ucraina,per il proletariato russo e ucraino,detesto il fascismo di Putin endogeno ed esogeno ( da sempre),non mi piace chi è contro gli americani e fa l’amerikano nel consumismo a go go ,ma non metto sullo stesso piano pacifisti, o chi non vuole mandare armi in Ucraina,con i saluti romani.

Manderei me stesso non tanto fra i santoni del comunismo,ridicola espressione vetero anticomunista del nostro Aldo,quanto fra chi ripudia l’armamento delle nazioni da sempre,come prassi del socialismo libertario.

La versione grassiana ,dunque, è un atteggiamento da leone da tastiera che va contro il normale sentire di chi ripudia la guerra.

Barenghi, Vauro etc hanno tutto il diritto di non avallare in pieno la politica di Zelensky, senza essere tacciati di santità reazionaria.

Mentre il fascismo ancora ostentato con il saluto romano è un insulto a chi ai fascisti ha dato diritti e libertà in democrazia,come già sottolineato in questa sede.

Tentare di comprendere Putin, quindi ,non è aberrante, è inutile perché il suo nazionalismo fascista e’chiaro.

Giustificarlo è avvilente per chi lo fa.

Non è una differenza da poco.

Se poi alcune posizioni sono da rossobruni, per alcuni neologismo inventato,( per me ideologismo weimeriano),come dice il ruvido Aldo,lo si vedrà quando la guerra prolungata porterà problemi di crisi politica interna.

Ultima nota.

E vero che ci sono energumeni e canaglie che se non avalli il massacro putiniano ti danno del filo americano.

Ma se arrivasse un missile su Milano tirato da Putin andrei a casa loro a cercare conforto ideologico.

O almeno un po’ di gas russo.

2.5 Più difficile defascistizzare l’Italia che denazificare l’Ucraina ?!

Non proprio in camicia nera,come da copione.

Anche se il corteo splendeva di nero.

Non il saluto romano in bella evidenza,ma solo celebrazione di un camerata.

Onore ai camerati?

Cameratii che sbagliano.

Così è stato presentato dai media il corteo del 29 aprile a Milano da parte della destra nazi fascista di Casa Pound, Lealtà e Azione e poi si chieda alla Questura.

In occasione della commemorazione di Sergio Ramelli,giovane fascista ucciso da militanti di Avanguardia operaia, nel 1975, si sono riviste bene o male le scene di sempre: nessuna meraviglia tranne che per l’indulgenza delle istituzioni verso l’apologia del fascismo.

In un’altra piazza di Milano antifascisti dei vari comitati e ANPI manifestavano per ricordare Gaetano Amoroso,militante comunista,ucciso dai fascisti il 30 aprile 1976,quando a Milano andava in scena la notte della Repubblica delle vendette da guerra civile.

In tutto questo Giorgia Meloni, sempre a Milano nella stessa giornata, giocava la carta della statista agli Stati generali di Fratelli d’Italia, ricordando a tutti che il saluto romano è antistorico,che il nostro futuro sta con gli Usa e che il nemico principale della Europa è la Cina.

Come si vede un quadro sconvolgente la denazificazione dell’Ucraina: in Italia il fascismo sotto pelle è pop,la defascistizzazione avanza lentamente,il cordoglio non vale se non è politicamente corretto dai saluti romani ai funerali di Donna Assunta Almirante,Sergio Ramelli,Pedenovi…

La manifestazione nazifascista di Milano e’ stata vista con nostalgia da Fdi in conclave.

La faccia pulita del nazionalismo ha nascosto la simbologia di morte del corteo.

Alla Kermesse della destra neo conservatrice non sono mancati gli omaggi a Guccini,Pasolini,Tolkien, ect

Se son rose fioriranno,aspettiamo dubbiosi il riconoscimento del 25 aprile .

Comunque la Meloni con anni di ritardo è tornata a Fini e a Fiuggi, solo che Fini riconobbe che il fascismo era il Male assoluto

La sinistra,invece, non sa dove andare.

Il 25 aprile è stato in gran parte antimperialista e commemorativo della Resistenza.

Commemorazione nera

Primo maggio: proletari in Occidente   schiavi in libertà, all’Est liberi in catene…

Il primo maggio è la festa del lavoro,meglio dell’emancipazione del proletariato, pure a Kiev e a Mosca.

Essere liberi e uguali credo sia la massima aspirazione di una socialdemocrazia diventata utopia, o meglio di una liberal democrazia non disumana nello sfruttamento.

E proprio contro lo sfruttamento che si riempiono le piazze di tutto il mondo dentro e fuori dalla Nato, dall’Europa,dal G 20,dalla dissertazione sulla guerra che oscura la quotidianità delle morti sul lavoro,del lavoro minorile,dello sfruttamento della donna… di quelli che una volta erano chiamati proletari.

In Europa e più in generale nell’Occidente, la libertà percepita, detto milioni di volte, non sempre coincide con la giustizia sociale.

Anzi.

Proprio negli States l’essere liberi si accompagna a razzismo,bulimia da consumi,privatizzazione della sanità,milioni di poveri,disuguaglianze sempre più marcate.

Inutile,secondo me, andare a trovare Satana solo nel capitalismo yankee,che ha vinto in tutto il mondo,compreso Cina e Russia,occidentalizzate non solo nel modo di vestire Armani delle classi dirigenti,ma nella divisione di classe fra ricchi e poveri, sfruttatori e sfruttati.

Ma da noi,mi pare,sei libero di dissentire anche se sei schiavo di consumi imposti dal libero mercato.

Anche in Russia,oggi, puoi essere libero.

Con addosso le catene degli oligarchi, però.

Mi risulta che proprio in Russia la lotta di classe non è più considerata il motore della storia.

La retorica del denazificate l’Ucraina non riguarda il lavoro, anche se sulla Piazza Rossa ci saranno stinte bandiere rosse.

In Ucraina il primo Maggio sarà giorno di lutto,visto quello che succede.

Nell’est Europa lo sfruttamento a bassi salari non è in discussione.

La corsa all’avere,  riguarda miliardari che si sono garantiti la pensione, prima comprando le macerie del socialismo reale,poi svendendole all’autocrazia del capitale occidentale.

Da sempre abituati a subire il dispotismo come condizione naturale dell’esistenza, proletariato e ceto medio russo,ad esempio, trovano nel nazionalismo un coagulante nella repressione dei diritti anche sul lavoro.

Troveranno la forza di liberarsi dai bassi salari degli oligarchi?

Se qui da noi il pauperismo relativo consiste nella privazione dei consumi e quello assoluto nella negazione dei bisogni primari,in Russia sei senz’altro più libero di morire di fame senza sentirti un fallito, perché non hai la ricarica del telefonino.

Essere vessati per le proprie idee consumando pure tre pasti  al giorno può essere il grande merito del capitalismo dal volto umano occidentale, che nelle sue contraddizioni ha anche avuto il merito di fare dei diritti civili un punto di non ritorno anche in schiavitù consumistica.

Ma la metafisica dell’Occidente non corrisponde in Italia ad un legale rispetto di chi vive di lavoro subordinato.

In Russia la guerra che mette i coscritti nella condizione di inviare a mamma e papà frigoriferi e lavastoviglie ci dice forse che la decadenza dell’Occidente non è poi così definitiva.

Migliorare il proprio tenore di vita anche accedendo alle possibilità del supermarket è  considerata democrazia reale anche nel post sovietismo.

Putin non è diverso da tanti dittatori,nega la democrazia come forma di decadenza,se te ne stai in catene puoi essere libero di calpestare i diritti di chi vuol vivere in libertà lasciando il primo Maggio alla retorica.

Gli oligarchi vivono nello sfarzo,facendo la guerra sorseggiando champagne,non solo vodka.

Immagini di repertorio

29.4 Storia – Stalin commerciava con Hitler e non credeva all’Operazione Barbarossa..

Brano tratto da ” 1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbor: guerra totale”,e book, Pierluigi Raccagni

LE COLPE DI STALIN

Certamente Stalin aveva sbagliato qualcosa se il suo alleato Hitler si apprestava al genocidio della popolazione sovietica.
Stalin fu travolto dal 22 giugno 1941 al punto da abbandonare il posto di comando per un certo periodo di tempo.
La valanga che travolse nei primi giorni di guerra le frontiere dell’URSS partiva da lontano, soprattutto dal fallimento del trattato dell’agosto 1939 con la Germania.
Come vedremo in seguito, il bilancio della guerra nei primi cinque giorni fu una catastrofe per i russi.
L’aeronautica sovietica fu eliminata dalle regioni occidentali, nei primi cinque giorni le forze tedesche avevano già preso Minsk, la capitale della Bielorussia, tutte le regioni annesse dall’URSS nel 1939 furono quindi occupate: Bielorussia, Ucraina Occidentale, Lituania, Estonia, Lettonia; i finlandesi si diressero verso Leningrado.
Stalin nella notte in cui le armate naziste invasero l’URSS dormì poco, non più di un’ora, spaventato dalla sorpresa totale dell’attacco.
Riassumiamo brevemente la posizione di Stalin sul rapporto fra l’URSS comunista e la Germania nazista.
Da un certo punto di vista l’alleanza criminale aveva una ragione d’es- sere, in fondo la Russia sovietica era rimasta fuori dalla guerra, le po- tenze capitaliste stavano soccombendo sotto il tallone dei nazisti, i territori della Polonia e degli stati baltici erano incorporati nell’impero sovietico.
C’era da stare allegri, il Patto di non aggressione dall’inizio della guerra nel settembre del 1939, era diventato un’amicizia bella e buona con reciproci scambi di informazioni e soprattutto con un sostanzioso scambio commerciale.
A proposito, tanto per descrivere la confusione che regnava nella testa di Stalin, secondo Paul Schmidt, capo dell’ufficio stampa del ministro degli Esteri di Von Ribbentrop, conosciuto con lo pseudonimo di Paul Carell, brillante scrittore di eventi militari negli Anni Sessanta del secolo scorso, fino all’ultima ora di pace gli accordi bilaterali avevano fun- zionato soprattutto per merito dei russi: “(…) dal 10 febbraio 1940 fino

alle ore 2 del 22 giugno 1941 Stalin aveva fornito a Hitler un milione e mezzo di tonnellate di grano. Con questo l’Unione Sovietica era diventata la principale fornitrice di cereali della Germania. Ma non solo carichi di segale, frumento avena. Erano passati anche un milione di tonnellate di petrolio grezzo, 2.700 chilogrammi di platino, manganese e cromo. Non basta. Tonnellate di cotone a non finire erano state fornite da Stalin durante i sedici mesi di amicizia, al Terzo Reich, come scriveva il trattato”.
Paul Carell, La campagna di Russia, Operazione Barbarossa – Terra bruciata, Vol. 2, Milano, 2000, pag. 23

L’URSS teneva rapporti migliori con la Germania nazista che con la Francia e l’Inghilterra, questa era la verità, poi qualcosa si incrinò.
La prima mossa o passo falso lo fece Stalin, con la guerra contro la Fin- landia.
La campagna finlandese costò sangue ai russi e modeste concessioni territoriali.
Oltre a ciò, l’aggressione contro la Finlandia lasciò rancori soprattutto in Francia e in Inghilterra, pronte a inviare corpi di spedizione in aiuto ai finlandesi. L’amicizia con la Germania provocò uno sconcerto internazionale delle forze antifasciste che si erano battute contro il fascismo. Da parte dei sovietici non solo non vi fu rimpianto per la scomparsa della Polonia, ma ogni riferimento al fascismo venne bandito come pro- vocatorio verso i tedeschi.
Per non colpire il Male Assoluto, per non disturbare chi in Polonia, ma anche in Grecia, stava iniziando a liquidare milioni di ebrei e di comunisti, liberali e socialisti, il Politburo preferì addossare tutte le colpe alla socialdemocrazia che simulava una guerra antifascista per accordarsi con la borghesia.
La speranza di Stalin che i popoli stanchi delle guerre imperialiste si volgessero a guardare il comunismo sovietico come una speranza di vita si risolsero in un nulla di fatto.
Stalin sapeva che la guerra sarebbe durata a lungo, il disagio dell’anti- fascismo mondiale non era diverso dal disagio all’interno dell’URSS.

In patria non vi erano sentimenti pro nazisti da parte dei russi, il non capire da parte delle masse era compensato da una fiducia taumaturgica nel capo “che sapeva quello che faceva”. Si potrebbe dire che “Stalin aveva sempre ragione”, come si diceva di Mussolini in Italia e di Hitler in Germania.
Tutti sapevano che la guerra di Hitler era in preparazione almeno da un anno, Stalin non voleva crederci, l’aveva rimossa, non certo in malafede, ma da buon comunista si era trasformato in un paranoico anti- imperialista, finendo col diventare un cattivo antifascista.

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