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– storia e storie della democrazia –

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27.6 Politichese-La caduta dei nani spacciati per giganti..

I ballottaggi di ieri per le comunali hanno confermato,non poteva essere diversamente,che l’astensione è ormai il terzo polo della Kermesse elettorale.

Alla fine ha votato il 41 per cento: ha vinto il centrosinistra con risultati sorprendenti a Verona e Catanzaro.

Rotolano nell’indifferenziato personaggi che erano considerati uomini della Provvidenza, veri giganti della polis.

Certo questi risultati non pesano a livello nazionale più di tanto.

Ricordiamo però che Renzi raggiunse il 40 per cento all’Europee,Salvini il 34 per cento ai tempi del Papeete,Grillo il 33 per cento alle ultime politiche,Conte fu l’uomo della Provvidenza durante il Covid,Di Maio il killer della povertà ect.

Gli uomini che hanno tentato comunque di uscire dalla stagno dell’immobilità,osannati da milioni di elettori, considerati di volta in volta condottieri delle varie repubbliche,sono caduti nello stesso stagno senza gloria.

La caduta dei Cinque stelle,poi, determinata anche dalla scissione, mette in libera uscita milioni di voti.

Domanda:andranno verso il centrodestra o verso il centrosinistra?

Di Maio è stato chiaro: il suo giro di valzer che lo ha portato dai Gilet Gialli all’appoggio del governo Draghi, lo pone fra gli Zelig della politica.

Ma pure Salvini amico di Putin non scherza, così come Renzi che ormai è un politico sì accorto, ma diventato un azzeccagarbugli di centro .

Quello che unisce la caduta degli dei della cronaca parlamentare è stupefacente.

Soprattutto Salvini,Grillo,Di Maio, che in questi anni hanno vomitato su tutto quello che non era in linea con il loro “elaboratissimo”pensiero, ora piangono per gli insulti che li inseguono anche quando dormono.

I Cinque stelle credevano di aver trovato nella pseudo ideologia di Diba e Grillo lo spirito della rivoluzione populista.

Nonostante i fallimenti credono con presunzione di essere entrati nella storia.

Certo, il reddito di cittadinanza,il limite dei due mandati,la riduzione dei parlamentari non puoi metterli nella spazzatura della reazione.

(Così come per Renzi i piccoli passi sui diritti civili non sono da buttare).

Ma c’e anche una storia fatta di menzogne spudorate,voltafaccia,interessi personali: tutto l’armamentario della cattiva politica e’ ritornata come un boomerang sulla capoccia dei cultori delle verità terrene stellate.

I giudizi al veleno dei Cinque stelle vs. le istituzioni,( celebre lo stato di accusa vs.Mattarella),quando erano in auge, sono tristezza allo stato ontologico.

Ora che gli elettori fuggono,i toni si sono abbassati al filo di voce dei perdenti di successo che aspettano comunque di finire la legislatura per la pensione,come tutti i peones del parlametarismo.

Hanno seminato,a volte, i Cinque stelle,sempre la Lega, un odio ottuso, più esistenziale che politico, più straccione che violento.

Sono stati anche importanti nell’aver catalizzato rabbie e rancori,ma anche proteste sacrosante contro le ingiustizie sociali,solo però con spumeggianti gazzarre parlamemtari.

La normalità della stanza dei bottoni ha partorito la banalità delle poltrone,niente di nuovo,ma non chiamatela Storia.

Ora che in vista dell’ennesimo autunno caldo il minacciare di andare alle elezioni anticipate è solo un bluff, il governo Draghi e’ tranquillo.

È cronaca spicciola parlamentare, che non ha bisogno di essere spiegata: alla fine, dice il popolo, sono tutti eguali.

E l’astensione lo conferma.

Il PD sembra salvo dalla caduta generale,ma l’ottimismo e ‘ ridicolo,la Meloni rimane il primo partito anche se perde le elezioni comunali.

Il nuovo centro dovrebbe trovare casa in Renzi,Di Maio,Calenda,Radicali,Forza Italia.Beppe Sala e chi ne ha più ne metta

Comunque i rivoluzionari populistii a parole sono stati alla fine dei grandi conservatori…dei propri interessi.

Davvero questa volta però la storia siamo noi..cani sciolti, che non vogliamo padroni, perché non siamo animali da politichese.

24.6- Filosofeggiando Per le vacanze prenotiamo i 4 cavalieri dell’Apocalisse…

I quattro cavalieri dell’Apocalisse che raffigurano Carestia,Morte,Pestilenza e Guerra sono la vulgata pop dell’esegesi biblica che dovrebbe anticipare il Giudizio universale.

E da pandemia in poi,con la guerra in corso,con la carestia probabile in Africa,con sorella Morte come compagna, sembra che il mondo sia giunto alla resa dei conti.

Apri il telefonino,come una volta Adriano Celentano apriva il giornale in Mi 7a, e leggi che il Covid sta colpendo ancora( Pestilenza),che in Ucraina le vittime si moltiplicano ( Guerra),che mancherà riscaldamento e grano etc ( Carestia), che tutto questo porterà al buio della Morte per peccatori universali,ma soprattutto occidentali.

Dire che si sta culturalmente esagerando nel pessimismo e nel catastrofismo è forse osservazione pertinente.

Cosa avrebbero dovuto dire i miei nonni e i miei genitori passati per due guerre da 70 milioni di morti, da un influenza della spagnola di due milioni di morti nel 1919,da una fame che accompagnava l’intera umanità,da una vita di sacrifici oggi inimmaginabili.?

Si credeva che l’Apocalisse fosse scomparsa dalla nostra civiltà,che l’indigenza,la malattia,la fame e la guerra fossero state assegnate per capriccio degli DEI a chi sta fuori dalla sfera rotonda della verità parmenidea 2.0: la rivoluzione di internet,la più potente di qualsiasi rivoluzione scientifica conosciuta.

Eppure se la terra non beve causa siccità noi non mangiamo,se non arriva il grano pure,se non arriva il gas siamo al freddo: se la natura non ci viene incontro gli uomini possono fare ben poco per evitare la Morte dalle crisi ambientali da essi procurate

I 4 cavalieri dell’Apocalisse non hanno bisogno di essere accompagnati da complottisti paranoici,da psicopatici suicida collettivi.

Pensare meno a se stessi,forse è già un modo per rendere zoppe le sciagure in arrivo .

Fermarsi,riflettere,pensare,soccorrere,aiutare,aprirsi,non discriminare…

Tutti lo sappiamo,la rivoluzione sta nel metterlo in pratica veramente.

22.6″Siamo un paese in guerra…?” ma mi faccia il piacere..

Ieri il Parlamento ha votato l’invio delle armi in Ucraina.

Di Maio ha preso l ‘occasione per fondare un nuovo gruppo parlamentare di centro in opposione a Conte, così da liberarsi del cappio del secondo mandato…

Davanti a ciò il grande Totò avrebbe esaurito il repertorio di motti,sberleffi e pernacchie.

Soprattutto nell’apprendere che abbiamo confermato oggi, mese di giugno del 2022, che l’ Italia è un paese in guerra.

La frase la senti pronunciare soprattutto da chi è perplesso che il governo mandi armi all’Ucraina,voti sanzioni commerciali vs.la Russia,non convinca Zelenski a smetterla di difendersi etc

Dire poi che la guerra ci sarà anche qui, è la continuazione della mitologia della guerra di quando eravamo in pandemia: sorseggiamo buoni drink in riva al mare,in attesa dell’Apocalisse.

L’enfasi comoda della tragedia,ma la Italia e’ in guerra come tutti i paesi che guardano l’operazione speciale in TV.

Ancora oggi,nel quarto mese di conflitto, comunque,le contrapposizioni significano la guerra incivile parolaia fra fazioni guelfe e ghibelline pacifiste pro Putin,interventiste pro Zelensky,equidistanti come Pilato, perché sono tutti d’accordo che alla fine sulla croce ci vadano solo i poveracci.

Dopo mesi di guerra, però,la rissa continua non accontenta nemmeno il tifo più becero.

Perché quello di sentirsi un paese in guerra,che fa enormi sacrifici per sostenere le scelte della Nato è una visione da emergenza continua,da Armageddon alla portata del comune sentire che stanca anche il bellicismo mediatico.

Da noi c’è una guerra verso i poveracci che non conosce pause, ché l’inflazione aumenta nell’acquisto di beni primari: tutte cose che da quando è scoppiata la pandemia e poi la guerra ci ripetiamo un giorno sì e uno anche.

La questione sociale è aggravata dalla guerra,ovvio,ma non siamo in guerra perché Salvini voleva andare a Mosca a mediare,dopo che ha mediato sulle balneari,o che Di Maio abbia fondato “insieme per il futuro”.

Essere in guerra non è da dire nemmeno per scherzo, il piagnisteo a proposito è offensivo per chi soffre davvero.

Facciamo i miseri quando ci conviene,quando invece percepiamo che il paese è fermo su tutto,sia dal punto di vista dei diritti civili che dei diritti sociali,che dei doveri costituzionali,allora è colpa della guerra,degli americani, dell’Europa, dell’euro,di Putin…del dove eravate..

Così la classe politica si sente sempre in prima linea,pronta all’eroismo di facciata.

E il qualunquismo del popolo somaro si salva sempre.

Una pernacchia ci salverà.

20.6- Politichese – PD primo partito,ma Melenchon è un’altra cosa…….

Letta,segretario PD, rivendica che al primo turno delle comunali il suo partito con il 17 per cento è primo in Italia. ( L’astensione è ancora meglio..)

Dall’altra parte la Meloni,visto il crollo della Lega, viaggia con il vento in poppa a guidare il centrodestra alle politiche del 2023.

Se si voterà con l’attuale legge elettorale gli accorpamenti sono obbligatori: quindi,matita in mano, vincerà il centrodestra unito.

A meno che,come vuole il PD,si torni al proporzionale.

Con chi si alleerà il PD per contrastare il solito trio Lescano mister B,Meloni, Salvini?

Il Bersani pensiero a proposito sembrava perfetto: un patto elettorale nel campo progressista fra PD,art.Uno,Leu,Cinque stelle per andare oltre il trenta per cento e passa.

Ma il movimento 5 stelle sta scemando in tutta Italia perché paga l’ondivaga corsa fra destra e sinistra,fra taxi del mare e reddito di cittadinanza,fra Toninelli e Di Battista,Conte,Di Maio…

Conte e guerra c’entrano poco,la diaspora nasce da lontano.

Quando vedi che il radicale Melenchon alle legislative in Francia ieri è diventato il primo partito di opposizione ti rendi conto che in Italia la sinistra e’ allo sbando

In Italia a sinistra del PD,ormai considerata forza moderata liberal democratica,si agitano da tempo parecchie scuole di pensiero.

Ma Articolo uno,sinistra italiana,  Leu, Rifondazione comunista, Potere al popolo ..Verdi difficilmente diventeranno un forza elettorale capace di diventare primo partito di una sinistra sinistra.

Al massimo faranno da stampella al PD.

Se Bersani, Fratoianni e altri troveranno un accordo di massima, ideale,ma anche concreto, sulla ridistribuzione dei seggi,entreranno in Parlamento.

La frantumazione a sinistra è colossale.

La guerra ha disvelato differenze profonde fra antiche tribù staliniste, troztchiste,movimentiste,da seconda,terza,quarta internazionale: surreale,ma vero.

Per cui un campo allargato a sinistra del Pd che vada da sinistra italiana a Potere al popolo, schieramento preferito da Melenchon,sarebbe auspicabile per chi vuole cercare di costruire un alternativa di sinistra.

Ma,detto in termini di materialità grezza, vi sono pochi posti nel nuovo Parlamento,poche certezze di entrarci,molto settarismo mortificante ogni dibattito.

Questo discorso sarebbe normale amministrazione del fallimento planetario di una sinistra antagonista, se in Francia Melenchon non avesse sfondato, se Podemos in Spagna non fosse al governo come la sinistra in Portogallo,se in Cile e Columbia non avesse vinto la sinistra unita.

Come mai in Italia sia scomparsa una sinistra alla sinistra del moderatismo liberaldemocratico,non è un mistero.

Insomma perché un campo progressista e’ quasi inesistente?

Non è solo perché da Rifondazione comunista sono nati PdCI,Partito comunista di Rizzo,Pcl di Ferrando,Potere al popolo etc.:insomma non è stato smontato un giocattolo a tavolino.

Non è il caso qui di analizzare le cause di una crisi della sinistra determinata dal mutamento dei rapporti di produzione,lo si dice da se anni.

Se tutti concorrono perché fanno quelli che una minoranza possa diventare maggioranza come si trattasse di bolscevichi nel 1917, passando da Fb e vari social,siamo al delirio.

Siamo ai piccoli Lenin,agli Stalin in maschera,alla rivoluzione permanente.?

Ogni tentativo di dare rappresentanza al nuovo e vecchio proletariato è comunque degna di attenzione.

Tanto alla fine sarà come sempre: o voti il meno peggio,o ti astieni

L’importante è resistere e desistere.

Facciamo un referendum?

17.6- Trump il golpista,Putin il dittatore,Orban il razzista:quanti amici in Italia…..

Trump ,accusato in diretta TV da una commissione d’inchiesta di essere un golpista per l’assalto a Capitol Hill,Putin accusato da mezzo mondo di genocidio verso l’Ucraina,Orban razzista e omofobo patentato: il gotha della destra a mano armata.

Ebbene,nel paese dove sulla carta negli anni settanta e ottanta c’erano più comunisti che in Russia, c’è una opinione pubblica di certa sinistra che guarda con indulgenza, se non simpatia a Putin.

Ai Trump,agli Orban,come se questi fossero meglio di Draghi,guarda tutta la destra compatta.

La crisi determinata dalla guerra imperialista – economica in atto produce effetti falsi e strumentali.

La colpa è di un’atlantismo che parte da Obama,saltando Trump,per arrivare a Biden:praticamente i repubblicani yankee sono meglio dei democratici che usano Zelenski come un burattino.

Ad esempio.

Una russofobia conformista da parte di una opinione pubblica ottusa (gli eccessi di zelo anti Putin del Copasir sono una vaccata),fanno il resto.

Una bella seccatura Zelensky che resiste.

E che ieri a Kiev ha ricevuto solidarietà da Scholz,Macron e Draghi,che saranno pure biechi guerrafondai al servizio di Biden,secondo propaganda filo russa,ma non sono macellai alla Pietro il Grande 2.0

Pensa che bello sarebbe il ritorno di Trump alla Casa Bianca,alleato con Putin,con la benedizione di Orban.

Un internazionale nera che in Italia aveva/ha la simpatia a vari livelli di Meloni, Salvini e Berlusconi anche dopo la crisi troverebbe la sua collocazione..

Il capitale delle multinazionali è il nemico numero uno,a parole, di quei padroni che fanno dell’autarchia una bandiera: quelli di destra del prima gli italioti detestano pure l’Europa socialdemocratica dei diritti civili.

Così è facile trovare la scorciatoia: sparare sui liberali sempre e ovunque, perché la destra reazionaria è vicina ai bisogni del popolo.

Tutto già visto,nelle derive nazi fasciste del secolo scorso

Birra per tutti,buone autostrade,banche sicure in Germania decretavano il trionfo del nazional socialismo.

Tutto già dato, anche in Italia con la destra sociale di Mussolini e del repubblichino Almirante che per la pasionaria nera Meloni era un grande statista.

Ma la sinistra che non si occupa della questione sociale rimane un mistero della fede.

15.6 Ultimi come stipendi nei paesi dell’Ocse,la vergogna italiana è targata anche a sinistra…

In Francia dal 1990 al 2020 gli stipendi sono cresciuti del 31 per cento,in Italia sono diminuiti del 2,9.

Questo paragone con la Francia è impietoso

Il bla bla bla di una seria riforma del mercato del lavoro finisce sempre nella constatazione che il capitalismo italiano,tranne poche eccezioni, è in mano ad una banda di strozzini,e non ad una lobby di neo capitalisti.

Il bello è che tutti i partiti parlano di disuguaglianza da combattere ..ma solo prima delle elezioni.

È l ‘Europa di Bruxelles a fare la borghesia storica: Christine Lagarde presidente Bce alza i tassi d’interesse per arginare il debito pubblico.

Così alzando il costo del denaro pone un freno all’inflazione speculativa,ma dà una mazzata ai costi dei mutui e alla circolazione del denaro con rischio recessione.

In questo contesto il salario minimo è stato votato dopo mesi di patteggiamenti in Commissione europea.

Non è obbligatorio, però,alla destra non piace perché minerebbe la libertà di mercato della forza lavoro( al ribasso).

Ma fra il minimo di 332 euro al mese della Bulgaria e i 2.200 del Lussemburgo, anche per l’Italia,fuori finora dal patto,un’ equa e dignitosa via di mezzo è auspicabile.

Landini ha giustamente sottolineato che i lavoratori poveri sono un esercito.

Mentre in Germania si viaggia sui 12 euro lordi l’ ora, in Italia gli 800 euro al mese per lavori stagionali a 40 ore sono un lusso solo per i cosiddetti datori di lavoro e distributori di miseria.

Con l’aumento dell’inflazione è normale che anche 1200 euro al mese a Milano sia da disperati.

Devi lavorare in due,ma non sempre questo è possibile .

Per le donne è sempre più dura evitare di lavare i pavimenti a quattro euro l’ora in cooperative di pescecani.

Il reddito di cittadinanza è l’armotizzatore sociale che evita sia ribellioni,sia miseria da quarto mondo.

Per cui la sinistra ha ampi margini di manovra,basta che faccia almeno la socialdemocratica.

Intanto eliminando ogni indulgenza verso il lavoro nero,poi varando il salario minimo al di là della contrattazione nazionale,poi proponendo pesanti sanzioni amministrative a chi non sta ai patti sulla sicurezza sul posto di lavoro.

Tanto per cominciare.

Se è difficile pure questo,riportare il diritto alla dignità sul lavoro in Europa nel terzo millennio,allora inutile parlare di sinistra.

Immagini di repertorio

13.6 Astensione speciale: flop referendum,comunali ai minimi: hanno vinto tutti…

Una domenica quasi bestiale per la politica italiana.

Anche se in realtà era tutto previsto.

Mentre in Francia alle politiche Melenchon trionfa,anche se l’astensione è da record ,in Italia trionfa solo l’ astensione.

L’operazione speciale,che ha oscurato nettamente la campagna elettorale per amministrative e referendum,ha portato acqua nello stagno dell’immobilismo

Nessun quorum per i referendum( 20,9) astensione alta pure per l’elezione dei sindaci per i 978 comuni( 54,27).

Nessuno ha perso,tutti hanno vinto e i commenti a caldo del dopo voto sono parole al vento,grandi menzogne per il popolo somaro.

Il fiasco storico annunciato e stato salutato dai referendari leghisti come un gran successo del sì….

Dai primi exit poll delle comunali,invece,Genova e Palermo sono già del centrodestra,Parma e Verona al centrosinistra.

I nuovi attori della politica sembrano Azione + Europa di Calenda,il ritorno di Italia viva di Renzi e dall’altra parte l’ennesimo disastro della Lega di Salvini.

Ma è presto per far discorsi a urne chiuse.

Le elezioni comunali premiano i candidati in senso positivo,ma anche le parrocchiette in quello negativo.

I referendum erano stati promossi da nove regioni di centrodestra,sostenuti dalla Lega che poi si è sfilata.

Salvini ha perso di nuovo,voleva andare a Mosca,si presenta come apostolo della pace dopo aver abbracciato il fucile.

Il problema vero è che siamo,come sempre,in una tempesta perfetta dove crisi economica,spread,guerra hanno fatto scemare l’interesse pure verso le elezioni comunali.

Il valzer delle alleanze trionfa:Italia Viva aiuta Bucci a Genova,i cinque stelle il centrosinistra a Parma,ma per il resto generalizzazioni non si possono fare.

Scrivere qualcosa in più sarebbe demagogico,a questo punto.

L’unica cosa certa è che la disaffezione verso l ‘istituto referendario è al massimo,quando il popolo decide a chiamata diretta i rappresentanti fanno finta di niente ( (vedi acqua potabile su tutti)

Il senso civico si schianta nel rapporto di fiducia con l’istituzione: è grave per la politica o per la democrazia?

Appuntamento alle 14,per lo spoglio delle comunali.

10 giugno – 1940 Anniversario della miseria della guerra fascista…promemoria per election day

Brano tratto da 1939 -1945 il racconto della guerra giusta, di Pierluigi Raccagni completamente gratuito da oggi al 14 giugno

Un mese prima del 10 giugno del 1940, alle cinque del mattino, mentre i carri armati tedeschi stavano entrando nei Paesi Bassi, Mussolini ricevette una lettera da Hitler, che lo invita ad entrare in guerra per il bene del popolo italiano.
Hitler scrisse lettere brevi, ma feconde di morte e distruzione a Mussolini, il 7, il 18 e il 25 maggio.
Il Führer era entusiasta dello svolgimento della campagna di Francia e voleva che anche l’Italia entrasse nel conflitto, anche se ai generali tedeschi importava poco.
Mussolini non vedeva l’ora di fare la guerra in qualche modo.
Era dal primo settembre del 1939 che il Duce si tormentava a proposito della guerra, era dal 18 marzo del 1940 che al Brennero aveva assicurato a Hitler il suo intervento e ora che Hitler lo invitava con entusiasmo nazional-socialista non poteva più tirarsi indietro.
La preparazione psicologica, secondo il regime fascista, c’era già stata a sufficienza.
In aprile si erano svolte manifestazioni antibritanniche organizzate dai Giovani universitari fascisti, la polizia e l’OVRA segnalarono che nell’opinione pubblica si era diffuso il timore di entrare tardi nel conflitto e di non trovare più nessun bottino da spartirsi.
Gli italiani in massa, diceva Mussolini, erano ormai pronti per la gran festa del fascismo.
“Questa è una cosa che ci fa piacere perché dimostra che la stoffa della quale è formato il popolo italiano è solida”, dixit il Duce.
Durante il mese di maggio Roosevelt gli aveva scritto quattro volte pre- gandolo di desistere dall’entrare in guerra, assicurandogli anche l’ap- poggio degli Stati Uniti alle rivendicazioni italiane nei confronti della Francia e dell’Inghilterra.
Il 16 maggio Churchill gli aveva scritto che voleva evitare la guerra con l’Italia.
Ciano sull’argomento parlava a vanvera, il maresciallo Badoglio nel colloquio del 26 maggio, ricordando l’assoluta impreparazione militare del paese fece notare al Duce: “Non abbiamo nemmeno il numero suf- ficiente di camicie per tutti i soldati! È un suicidio”.

Il Re, che comprendeva che il fascismo avrebbe portato alla rovina la monarchia, degli italiani si curava poco; partorì allora due pillole di saggezza a scoppio ritardato: “Si illudono coloro che parlano di guerra breve e facile.
Ci sono ancora molte incognite e l’orizzonte è molto diverso da quello del maggio del 1915”.
In fondo è un momento di gloria inaudito per il maestro elementare di Romagna, ex socialista rivoluzionario.
In quei giorni Mussolini si lasciò andare a confidenze storico-esisten- ziali, di cui si pentirà amaramente qualche anno dopo.
Si vantava che “i tenori e i bassi profondi” della politica democratica internazionale erano venuti tutti, da Chamberlain a Daladier e Roose- velt, a leccare le zampe del plebeo dittatore italiano.
“Molto lustrato da questi signori il mio orgoglio, ma non vi perdetti la testa”, disse il Duce.
Insomma il Caporale di Romagna era arcisicuro che mai come in quel momento aveva “la perfetta consapevolezza delle responsabilità verso i morti e anche verso i vivi”.
La convinzione di essere nel giusto, confidò Mussolini, gli dava tran- quillità. ”La guerra non l’ho dichiarata io, tutto il mondo lo sa e sa anche tutto quanto ho fatto per evitarla: appunto per questo sento più impellente la necessità di parteciparvi, ora che la vittoria si offre a portata di mano”.
Come si vede Mussolini era sicuro che la guerra sarebbe terminata en- tro pochi mesi, la frase “la guerra sarà breve e io ho bisogno di un certo numero di morti per sedermi al tavolo della pace”, è la più sincera delle affermazioni del caporale fascista.

  1. 10 GIUGNO

La macchina della propaganda si mise in moto.
Tutte le corporazioni del paese fecero a gara per esprimere al Duce la loro volontà guerriera.

L’entrata in guerra fu annunciata per il 5 giugno, poi Hitler per ragioni militari lo convinse a spostare la data al 10 giugno, per non dare vantaggio all’aviazione francese, che tentava disperatamente di fermare i Panzer tedeschi.
Secondo Ciano “Mussolini è contento come non mai di comandare la sua nazione in armi”.
Facendo infuriare il Re, il Duce aveva assunto il comando di tutte le forze armate.
Il 10 giugno il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano comunicò il testo della dichiarazione di guerra a André François-Poncet, ambasciatore di Francia.
L’ambasciatore disse a Ciano: “I tedeschi sono padroni duri, non vi fate ammazzare”, dimostrando che i francesi non si aspettavano un simile trattamento da parte italiana.
Poco dopo sarà la volta dell’ambasciatore della Gran Bretagna Percy Loraine, che non batté ciglio.
Questo accadde alle 16:30.
Alle 18:00 Mussolini dal balcone di Piazza Venezia, davanti ad una mol- titudine mobilitata dal partito fascista, entrò finalmente nella storia.
La vetrata si aprì puntuale. Il Duce apparve in divisa nera col berretto a visiera, le spalline e il cinturone. Prima ancora che il silenzio della folla fosse assoluto, con voce bassa e profonda pronunciò quello che rimane il discorso più tragico di tutta la storia italiana contemporanea “Combattenti di terra, di mare e dell’aria, camicie nere della rivolu- zione e delle legioni, uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania ascoltate!
Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria, la dichia- razione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bre- tagna e Francia.
Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’occidente, che in ogni tempo hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano.
La parola d’ordine è una sola categorica e impegnativa per tutti: essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano indiano: Vincere!

Popolo italiano! Corri alle armi e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”
Cfr. Enzo Collotti, La seconda guerra mondiale, collana diretta da Massimo L. Salvadori, Torino 1983, pagg. 90, 91

Le acclamazioni furono entusiastiche e prevedibili come in un’orgia di ferocia e di rancore a distanza.
Una parte della folla era ovviamente incitata dalla messinscena drammatica e dalla presenza fisica delle milizie fasciste.
Fu uno spettacolo macabro, manipolato, il consenso parolaio e vociante ben presto lasciò il posto alla tristezza.
Scrive Giorgio Bocca: “La gente ascolta in silenzio, qua e là gruppi di plaudatores cercano di accendere l’entusiasmo bellicoso, ma la preoc- cupazione prevale, il silenzio si rinchiude sui loro evviva.”
Cfr. Giorgio Bocca, Storia d’Italia nella guerra fascista, 1940-1943, Milano 1997, pag.143

8.6 Referendum: corruzione in atti giudiziari,per Mister B la separazione della carriera…

Domenica si voteranno i cinque referendum sulla giustizia voluti dalla Lega e Radicali.

Non sono inutili,sono complicati,per addetti ai lavori,difficilmente raggiungeranno il quorum,se non in quei comuni dove,oltre che per il referendum, si vota per il sindaco.

Nei talk show se ne è parlato pochissimo:guerra,sanzioni, crisi economica per i soliti noti, hanno di necessità oscurato i referendum.

Eppure la separazione delle funzioni,la carcerazione preventiva, l’incandidabilita dei politici corrotti sono temi sui quali solitamente ci si sbrana,in tempi normali.

Non in questi tempi,anche se l’accusa di corruzione in atti giudiziari ha riportato timidamente alla ribalta in rapporto fra il cittadino mister B e la magistratura.

Mister B è uno dei più grandi impostori della seconda Repubblica,la carriera di affarista si intreccia con quella di statista e di uomo di mondo.

Si dice che l’ipocrita è silenzioso,mentre l’impostore ama parlare,simulare,vendere,corrompere,plasmare,insomma circuire il malcapitato per i propri interessi.

Senz’altro mister B appartiene a pieno titolo alla fenomenologia dell’impostore, quello che Dante colloca nella decima bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno.

La procura di Milano ha chiesto sei anni e mezzo per mister B, accusato di aver pagato le ragazze per mentire sui festini del bunga bunga, dando loro appartamenti e 2.500 euro al mese.

Vecchie cose,certo,ma visto che il Parlamento si fermò per votare che Ruby ( anch’ essa imputata a cinque anni di carcere),era la nipote di Mubarak,la richiesta dei pm milanesi non solo non crede a mister B,ma neanche a quel voto della maggioranza berlusconiana..

Addirittura l’avvocatura dello stato, che è parte civile per conto della presidenza del Consiglio,ha chiesto che mister B risarcisca lo stato con 10 milioni per i danni causati dal “discredito planetario’ verso le istituzioni per i festini di Arcore e bugie seguenti.

Insomma la menzogna regna sovrana,e il vecchio vate dell’Italia liberale certamente non andrà in galera…

Ma se pensiamo che c’erano Forza Italia e amici che lo volevano presidente della Repubblica ci si accorge,se ce ne fosse bisogno,che il grande impostore merita la serie A, solo per il Monza.

Per cui il calvario giustizialista per mister B riguardo al caso Ruby è diventato una barzelletta che non ha bisogno di grandi riforme.

Con buoni avvocati e buoni parlamentari amici,non c’è da abrogare nulla.

Per i referendum abrogativi, allora vige il” facciano loro,magistrati, istituzioni e chi ne sa di più”.

Siamo forse inadeguati,sfiniti dal politichese, assuefatti al maneggio fra le lobbies della magistratura,dello stato,che ci scappa la voglia di interessarci.

Siamo forse la maggioranza,e in questo caso non è proprio un bene che rimanga silenziosa:la realtà è questa.

Certo di fronte alle menzogne di Putin sui massacri in Ucraina,mister B è un santo.

Ma i due erano amici per la pelle e per le palle raccontate.

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