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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Autore

Pierluigi Raccagni

prof. di filosofia e storia a Milano al Vittorio Veneto, al Liceo artistico Brera, pubblicista su Corriere della Sera ( scuola), Lotta continua, Re Nudo,testate straniere,autore dispense università filosofia antica e moderna, autore romanzi storici su anni settanta ecc. Volontario carcere s. Vittore...

14.1. – L’Italia è un paese che segue le regole?

Ormai è universalmente acclarato : almeno in televisione e sui media.

Il Paese segue le regole, nonostante la sua cattiva reputazione in fatto di senso civico .

Ma la confusione è tale, ( vedi il tormentone sulla scuola), che il modello Paese scema appena ti trovi a fare i conti con la quotidianità.

Dopo due anni di Covid, il numero dei vaccinati,il numero di persone che porta la mascherina,segue le direttive dell’Iss,si mette in fila per farsi il tampone dimostra,secondo gli osservatori stranieri di quasi tutti i paesi che contano nell’Occidente, che siamo cambiati.

In meglio?

Difficile dirlo, più facile negarlo.

Nonostante la stima dell’ Europa e dell’America, se stai in Italia,non da turista per caso,percepisci invece un indiscusso malessere che non dipende solo dalla pandemia.

Essere disciplinati e avere senso civico e cura delle istituzioni,vuol dire, forse, essere attenti alle morti sul lavoro,al numero dei poveri.al divario di classe,alla sanità pubblica, all’evasione fiscale,agli investimenti nella scuola, all’accoglienza decorosa dei più bisognosi,etc.

In tutto ciò e altro l’Italia è maglia nera in Europa da decenni.

I dati della pandemia che mettono il Bel Paese fra i più “curabili” e virtuosi vengono considerati oggettivi.

Perché i dati non valgono quando si tratta di parlare di carceri,lavoro minorile,sfruttamento delle donne,numero infimo di laureati,abbandoni scolastici?

Se tu parli con qualcuno nell’Agorà fisica lo sconcerto è unanime come lo è da una lunga vita.

Sull’agorà via web tutto è già stato detto.

E non è che faccia piacere che per spumante e agroalimentare siamo fra i primi,mentre per salari e pensioni siamo fra gli ultimi.

Né ti bastano i virtuosi e giusti appelli a non intonare requiem da fine del mondo,non avvalorare il travestimento del piove governo ladro e il narcisismo del tanto” nel bene e nel male siamo così”.

Se l’ultimo sondaggio ti dice che il trenta per cento degli italiani è contro il green pass per lavorare, vorrà dire pure qualcosa,o no?

Di necessità in virtù.

Le ultime decisioni della cabina di regia sono la materializzazione del speriamo che me la cavo per contenimento della variante Omicron.

Collaboreremo per forza d’inerzia, certi di aspettarci nulla.

Niente di male,ma le esaltazioni del siamo campioni d’Europa anche nel calcio sono sbiadite.

E Brunetta che gongola per essere un ministro all’altezza dell’Europa nell’amministrazione pubblica è un non senso concettuale.

12.1 – Emergenza scuola:una vergogna sovranazionale, oltre il Covid…

È da quando ho cominciato a insegnare (1977), che sento dire che il sistema scolastico è in crisi.

Istituti fatiscenti,abbandono scolastico,riforme dei programmi mai attuati pienamente,scuole di periferia abbandonate, stipendi da fame ai prof.:in 40 anni di insegnamento il leit motiv non è mai cambiato.

Tanto che è diventato un luogo comune.

In questa settimana,poi,la diffusione di Omicron ha messo “sotto attacco” la scuola in ogni ordine e grado,mai così tanti contagi fra studenti,maestri e professori.

E sì che,come sostengono anche parecchi esperti, ci sarebbe la possibilità di monitorare tutti quelli che entrano a scuola attraverso medici scolastici e presidi sanitari.

Paura della Dad,paura di una presenza insicura,studenti sempre più frastornati da protocolli che cambiano di giorno in giorno:kaos,insomma,come sempre quando si deve decidere della vita delle giovani generazioni.

E vero che dalla Francia,dalla Germania e dall’Europa in genere,arrivano notizie di migliaia di classi in Dad,ma lì per la scuola si stanziano fondi che noi ci sognamo; come viene ricordato da destra,centro,sinistra etc.

Qui per parlare di scuola ci vuole la solita emergenza precari, bidelli, operatori scolastici, crolli di soffitti,oppure una bella pandemia ogni volta all’anno.

Patrizio Bianchi,ministro istruzione continua a ricordare che in un paese “aperto ” non si può tenere chiusa la scuola,ma non basta nemmeno aprire solo il portone.

Mario Draghi ha sottolineato che la Dad crea disuguaglianze.

Non ci voleva molto a capirlo,ma quanti soldi del Pnrr sono stati messi nella scuola?

I presidi ,i sindacati, pensano intanto che la scuola sia allo sbando di fronte a Omicron,mancano pure le mascherine ffp2.

Le polemiche si sprecano fra posizioni regionaliste e centraliste.

Sta di fatto che ogni governo da mezzo secolo giura che investirà di più in educazione.

Promessa che risulta balla spaziale,solo quando saltano fuori problemi di malessere delle giovani generazioni in età scolare come in questo caso

Ci vorrebbe un comitato di liberazione nazionale dall’imbecillità diffusa e dall’insipienza presuntuosa di parecchie autorità.

De Luca, governatore Campania, che ha tenuto chiuso materne, elementari e medie per un giorno, è stato ribaltato dal ricorso del governo:il solito impazzimento.

Se si vuole educare bisognerebbe che gli adulti mostrassero il buon esempio,anche con la scuola chiusa.

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10.1 – I caporali nazifascisti hanno fatto solo cose malvage, chi lo nega è un criminale…

da Pierluigi Raccagni 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta,vol 1, in inglese gratuito qui sotto il 1940..

1940. IL GROSSO CAPORALE ENTRA IN GUERRA

L’Italia non era entrata in guerra con la Germania contro la Polonia. La decisione aveva accontentato davvero tutti.

Francia e Inghilterra, ad esempio, furono sollevate dalla momentanea non belligeranza dell’Italia, che secondo loro, avrebbe potuto anche trasformarsi in una neutralità permanente.

Non per niente l’Inghilterra e la Francia avevano stipulato patti commerciali con l’Italia.

Anche la Germania, in fondo, non era troppo dispiaciuta che l’Italia fosse stata alla finestra quando Hitler aveva annientato la Polonia.

Da una parte gli italiani, agli occhi dei tedeschi, erano ambigui per i loro scambi economici con gli Alleati, ma in fondo la non belligeranza aveva tenuto psicologicamente in apprensione proprio la Francia durante il periodo della “Drôle de guerre”, (nessuno immaginava che l’esercito del Duce fosse poca cosa).

Il problema per l’Italia era se fosse ancora sostenibile la non bellige- ranza da parte del regime di Benito Mussolini.

Il Duce era convinto che la pace armata avrebbe portato l’Italia ad un ruolo subordinato rispetto alla Germania.

Anche se i rapporti con Francia e Inghilterra politicamente erano ai ferri corti, l’impreparazione alla guerra avrebbe comportato una condotta difensiva e passiva nell’ambito del Patto d’Acciaio.

Una soluzione c’era per il grosso caporale Benito: una colorita e semiseria breve guerra che comportava una condotta scaltra, da furbacchioni, da veri e consumati commedianti.

Le tappe di avvicinamento “all’ora delle decisioni irrevocabili” sono pertanto sofferte, ma tutto sommato scontate.

Il 10 aprile del 1940, quando la Germania invase la Norvegia, l’uomo Mussolini fremeva per entrare nella storia, sentiva che la Germania avrebbe vinto la guerra e cominciò a lamentarsi della sua solitudine di italico guerriero incompreso.

Il Duce sosteneva che era “umiliante stare con le mani in mano mentre gli altri scrivevano la storia”.

“Per fare grande un popolo bisogna portarlo al combattimento, magari a calci in culo”, disse il novello Cesare. “Così farò io”.

Mussolini era convinto che bisognava cogliere l’occasione per misurare la Marina con quelle franco-britanniche perché forte di 600.000 tonnellate di naviglio.

Guardacoste e panfili servivano per “portare a passeggio le signorine”, l’Italia fascista non aveva la flotta più potente del mondo?

C’era consenso servile, quasi unanime, da parte dei cortigiani di Mussolini in cerca di gloria e di facili ricchezze sulla volontà del Duce per un’entrata in guerra da decidere entro breve tempo.

Lo stesso Badoglio, in una riunione dove parteciparono i capi di Stato Maggiore, disse che ormai era inequivocabile l’assoluta volontà del Duce di intervenire nella direzione e nel momento opportuni.

“È indispensabile quindi affrettare i preparativi”.

Galeazzo Ciano aveva sempre manifestato la sua posizione antitedesca. Il genero di Mussolini nonché Ministro degli Esteri, aveva fatto due conti e comprendeva che con la Germania non solo c’era poco da guadagnare, (in cambio di materie prime i tedeschi avrebbero preteso dagli italiani prodotti alimentari, violando così il sistema dell’autarchia, sulla quale si reggeva la fortuna della borghesia fascista che faceva riferi- mento a Ciano), ma c’era anche da aver paura delle conseguenze.

Ciano sapeva che i tedeschi in Polonia stavano facendo un vero e prprio macello fra la popolazione civile; ciò certamente non lo preoccupava dal punto di vista umano e morale.

I tedeschi e la loro pratica terroristica spaventavano i Ciano e la monarchia che volevano trarre enormi vantaggi e profitti dalla guerra senza sporcarsi troppo le mani.

Ciano non era dignitosamente contro la guerra.

Fu lui a passare agli occidentali le foto della mattanza commesse dai soldati tedeschi in Polonia, fu lui a premere sulla stampa perché rima- nesse equidistante nel raccontare la campagna nazista all’est, fu lui il 7 dicembre del 1939, a rivelare la clausola segreta del Patto d’Acciaio che prevedeva tre anni di tempo prima di scatenare la guerra. Hitler era quindi un bugiardo in malafede, Mussolini un caporale grande e grosso invidioso di un caporale piccolo diventato grande troppo in fretta.

Gli affari, secondo il fascista Ciano, andavano a gonfie vele, e più l’Italia se ne stava fuori dal conflitto, più aumentavano i profitti degli indu- striali e della classe dirigente: “La neutralità comincia a dare frutti concreti; le borse vanno alle stelle, giungono le prime commesse dalla Fran- cia, i piroscafi riprendono a navigare a prezzi raddoppiati e sono pieni come un uovo.

Il Duce prende gusto a tutto ciò, ma non ancora abbastanza. Bisogna dirgli che abbiamo bisogno di un periodo di neutralità grassa, per en- trare poi in guerra come lui desidera. Ma non prima di un anno, e lui è d’accordo.”

Ciano scrisse queste riflessioni imprenditoriali il 5 settembre del 1939, sul suo Diario.

Il fascismo italiano, fu gretto, meschino, lurido nelle sue alte sfere che mettevano in conto morti e feriti come si mette in conto denaro contante e titoli al portatore.

5.1.2022 – LETTA CONTINUA

Massimo D’Alema ritorna nel PD.

L’esperienza in art 1 con Bersani è già finita.

Ma il leader Maximo, dicendo che lui era uscito dalla ditta perché questa si era ammalata di renzismo, ha fatto infuriare Renzi, ma anche il PD, soprattutto Enrico Letta.

Triste vicenda,questa, dell’unica forza sedicente riformista italiana che, comunque, rimane,secondo sondaggi,il primo partito d’Italia.

Grottesco, è un aggettivo benevolo per questa non notizia.

Oppure è una nota che stona in tutte le partiture.

D’Alema era nel PD quando Renzi prese il 40 per cento alle Europe nel 2014,se ne andò dopo il referendum costituzionale del 2016 che sanzionò la fine del renzismo.

Forse vuol dire che l’eterno der junge Togliatti se n’è andato dal rosa renziano quando la barca era già affondata.

Letta, intanto, nel 2014 era migrato in Francia come fece Nenni negli anni trenta,il PD però non è mai cambiato in questi anni.

Nel dopo Renzi e la scissione di Italia Viva, nel partito la svolta a sinistra non c’è mai stata.

Così ora Letta, che si palesa come un decisionista di grandi tradizioni progressiste, rivendica un grande e glorioso passato:il partito non è stato mai ammalato,ora ha ritrovato il suo equilibrio.

La classe politica del PD è tutto sommato contenta: il gioco delle parti tiene insieme un tutto senz’anima.

Operai e proletari votano Lega.

Ma chi se ne frega.

Cuperlo che rivendica di essere la sinistra del partito,sullo sciopero generale non ha detto una parola,e pure Letta non si è fatto notare per amore verso la lotta di classe.

Il renzismo portò a casa le unioni civili,ottanta euro per i redditi medio bassi, ma pure il Jobs act in pieno stile blariano.

La faccenda è seria per chi crede che votare il PD sia il meno peggio,tragica per chi crede che sia un partito seriamente riformista.

Il veto su Berlusconi presidente?

Atto dovuto per non essere tacciato di incurabile imbecillità tattica.

Quella strategica è sconosciuta.

7.1.2022 -Tempo di riabilitazioni reazionarie: adesso tocca a Mister B.

C’è che Mussolini e fascisti vari sono stati parzialmente riabilitati nel discorso che in fondo” hanno fatto anche cose buone” per l’ Italia.

Soprattutto fan parte del corredo storico allegorico e folcloristico dell’Italia del ventennio

Un nazione proletaria,patriottica,dei paradisi demografici,delle pezze sul sedere,delle guerre imperialiste,delle migrazioni verso le Americhe,delle donne chiuse in casa,dove aborto e divorzio erano proibiti alle masse,non certo alla classe benestante.

Eccetera.

A forza di cambiare la storia, negando che il nazifascismo sia stato il Male assoluto, anche mister Berlusconi,che per venti anni ha fatto credere che il comunismo mangiava i bambini,ora ha bisogno di essere riconosciuto nel corpo e nello spirito come padre della patria.

Se Hitler e Mussolini volevano fermare Stalin,non si dimentichi che mister B ha fermato Occhetto e Prodi.

Come lo riabilitiamo un anticomunista genio e sregolatezza?

Lo candidiamo alla corsa alla presidenza della Repubblica.

Se lo merita, dai.

La nipote di Mubarak è una barzelletta,gli amici degli amici come Mangano e Dell’ Utri malignità di rancorosi e invidiosi, l’iscrizione alla P2 un atto dovuto alla tradizione massonica della borghesia alla Licio Gelli.

La condanna per frode fiscale è stato un complotto della magistratura; pur non avendo avuto una vita di stenti e patimenti,le ingiustizie subite per mano dei comunisti gridano vendetta.

Mister B , è ed è stato il liberalismo parolaio e inconcludente delle TV commerciali con un esercito di servi assunti all’uopo, e si presenta ancora un magnate ingenuo e generoso che ha assunto migliaia di persone per la grande famiglia bianco, rossa,verde e… azzurra.

Ed è lo sdoganamento del fascismo con un occhiolino alla destra sociale della Meloni e al corporativismo di Salvini,partendo da Finì.

Eppure è stato presidente del consiglio per 3.339 giorni,meglio di Andreotti e De Gasperi..

La pretesa di partecipare alla corsa al Quirinale come risarcimento della sua Via Crucis,quindi,è una schifezza etica non digeribile.

La vendetta di mister B per il gulag mediatico ha il sapore della vittoria…il centrodestra in fondo è sempre quello fondato dal padre nobile della reazione.

Mafiosita’,fascisteria,evasione fiscale,maschilismo,anticomunismo a iosa, ecco il perfetto presidente della Repubblica delle banane.

Ma gli italiani sono specialisti nel farsi del Male,non deludiamo mai i nostri concittadini.

1099 grandi elettori fate il vs. Gioco,noi invece di piangere vi seppelliremo dalle risate…

Le barzellette sulla corsa di Silvio al Quirinale saranno le nostre molotov..

Occhio però a non sbagliare,si fa presto in questo paese a passare dalla commedia alla tragedia.

E viceversa.

2.3/1.2022 “Chi ha paura dei lupi stia lontano dal bosco”, G. Stalin…

A Giuseppe Stalin piacevano i lupi.

Li disegnava sui taccuini, sui quali annotava le dichiarazioni dei membri del soviet supremo.

“L’uomo d’acciaio” prediligeva il bosco, le foreste georgiane, o la selvaggia e infinita steppa dove la vita a trenta gradi sottozero era un’avventura del socialismo reale.

Ma perlomeno la sua crudeltà trovava la giustificazione nel machiavellico: il fine giustifica i mezzi.

La visione staliniana della vita dell’ homo homini lupus non è attraente, è ferocemente pratica e insieme dispotica,oppressiva e poliziesca.

Il grande Leviatano, il mostro biblico era lui:il capo branco era lui, con facoltà di vita e di morte degli animali del bosco.

E il bosco si tinse di rosso di milioni di dissidenti, anche di socialisti,anarchici, trotskysti che avevano esercitato l’eresia nella Chiesa del Cremlino.

Sono tanti oggi,anche di una sinistra sedicente riformista istituzionale,quelli che vogliono prendere il controllo del bosco pur avendo paura dei lupi.

Sono quelli che non vogliono saperne di affrontare i veri problemi del Paese, perché il cambiamento potrebbe nuocere ai loro interessi.

Fanno politica,fanno i governanti, fanno quelli che fingono di cambiare il mondo.

Poi, se tocchi loro uno straccio di privilegio,gridano al lupo,al lupo.

E i lupi,tutti lo sappiamo,fanno il loro.

Come tutti gli animali selvatici controllano il territorio,

Come tutta la classe al comando controlla il proprio bosco di caccia.

Il bosco del Potere è pieno di lupi che hanno il privilegio di sopraffazione verso chi è debole di cimentarsi con la ferocia della vita.

Un proverbio sassone recita: “Pellegrino, pellegrino se il cane ulula non uscire di casa”.

Star della politica,gente arrivata,giornalisti di grido,affaristi importanti,attenti al lupo concorrente travestito da immigrato,debito pubblico,ma soprattutto da virus pandemico ultimo modello.

Se ne avete paura, come minimo, cambiate mestiere.

31.12 Il vero complotto: voi metteteci i soldi,i proletari la loro fame..

Finché la triade Denaro – Merce – Denaro1 sarà considerata condizione naturale e non storica dello sfruttamento e del profitto, il mondo das Kapital andrà avanti anche con la pandemia…anzi soprattutto con la pandemia.

La mia affermazione è la scoperta dell’acqua calda?

A sentire l’opinione comune universale il fatto che la merce,compreso il proletario,sia sempre più solo denaro è avversata come vetero marxismo,come propaganda ideologica fuori tempo.

Non è da oggi che il lavoro è visto solo come profitto per l’uno e sopravvivenza per l’altro, la dialettica servo – padrone ,dunque, non ha via di uscita.

Proprio il 31 dicembre del 1991 la bandiera rossa ammainata dal pennone del Cremlino segnava la fine di quello stato operaio che doveva essere il superamento della contraddizione fra capitale e lavoro

(Paradiso, però, che milioni di lavoratori occidentali non sarebbero andati ad abitare,per parlare schietto…)

La tragedia del socialismo reale fatta non solo di sfruttamento,gulag e stalinismo,ma anche di utopia,partecipazione collettiva,sacrifici inimmaginabili,primato del bisogno collettivo sul desiderio del privilegio individuale,ha lasciato vuoti i tanti cuori dell’umanesimo possibile.

Quando Vladimir Putin disse che voler restaurare il comunismo è da pazzi,ma non averne nostalgia è non avere cuore,forse disse la cosa più giusta della sua vita.

Per cui ,oggi, se hai bisogno di lavorare per vivere devi adeguarti a considerare il prossimo solo come un concorrente sul mercato della forza lavoro.

In considerazione del fatto che al mondo sono le minoranze bastonate a credere che l’altro sia un fine e non un mezzo.

Sembra poco,ma è anche il tutto di milioni o miliardi di vite.

Ed è per questo che ancora bisogna battersi,quasi come un dovere morale e civile.

Non nel nome di un partito unico repressivo e regressivo,ma nel segno di un mondo migliore che ci sarà.

Buon anno.

29.12 – Si vede che la classe al potere non prende i mezzi pubblici ….

Ho preso il tram a Milano per andare in centro.

Non ho visto controlli,”lasa sta”, ha detto il solito qualunquista.

L’estensione del Super Green pass sui mezzi pubblici locali,sui treni regionali e interregionali è oggettivamente impossibile, anche se sulla metropolitana di Milano ogni tanto sulle carrozze entrano agenti della security.

Può funzionare come deterrente, perché in questo modo pure gli indecisi andranno a vaccinarsi.

Tutto bene,dai,anche se dopo i primi giorni di controlli spettacolari con carabinieri,polizia urbana,ecc,ora tutto sembra essere tornato alla normalità.

Il dottor Crisanti,canterino improvvisato,microbiologo dell’università di Padova, però mai arrogante e supponente nelle sue dichiarazioni, ha detto tranquillamente in TV che l’imposizione da fp2 sui mezzi pubblici salvaguarda meglio dei controlli.

Ma mancano le mascherine,difficili da trovare, visto che l’andazzo di Omicron è potente e indecifrabile.

I controlli, secondo il ministero dei Trasporti, riguardano una copertura a campione.

Troppa gente, troppo assembramento, soprattutto negli orari di punta.

In Europa non lo fa nessuno.

Lo sapevamo tutti,non ci vuole molto.

Così se vai sull’Intercity o sull’alta velocità il pass ti viene chiesto come da normativa, (ma non sempre),sui treni dei pendolari tutto è in divenire,tranne le norme di sicurezza.

La ruling classe,la classe al potere della politica, dell’informazione,affari e finanza, che viaggia con auto proprie o blu con autista,non sembra molto appassionata ad un dibattito che riguarda la massa stratificata di ceto medio e proletario, lavoratori in primis che lavorano anche in questi giorni.

Sui mezzi pubblici ci si contagia,lo dicono tutti i giorni ai talk,ma poi tutto resta fra le promesse di un mondo migliore.

Viene fuori che la “perfetta,” macchina statale funziona nella fiscalità ideale e metafisica del controllore di turno,pronto alla multa.

Problema secondario?

Andate a dirlo a chi sale sul treno alle ore 7,prende il metro alle ore 8,senza che nessuno gli chieda il pass,ma manco il biglietto.

Lui che ha fatto tutto per essere in regola, sbuffa,si arrabbia e spera almeno in mille euro al mese senza Covid.

27.12 – Il talk show populista:un polpettone sapido di banalità..

Il talk show,telecomandato dal main stream, ormai da anni dilaga su tutte le TV,con grande successo di ascolti.

Secondo i bottegai dello spirito,che nascondono lo spirito di bottega,il cittadino dovrebbe
essere convinto di alcuni stereotipi che deliziano il palato dello spettatore assuefatto al logos comune.

Ad esempio è stato detto che i Maneskin siano meglio del rock di qualsiasi band inglese e italiana degli anni sessanta e settanta.(Who o PFM ?).

Che la nazionale di Mancini sia stata la migliore di sempre,fino a disconoscere quella di Bearzot dell’ 82….

Che bisognava e bisogna stare con Draghi senza se e senza ma, perché senza di lui le banche chiuderanno.


Che dare la nocciolina della solidarietà a migranti,donne vilipese,disperati di ogni pianeta sia un dovere del palinsesto commenstibile,il compenso del parlare a vanvera su ogni problema.

Che essere per i vaccini anche per i bambini sia sfoggio di coraggio senza se e senza ma.

Questo e infinitamente altro è il politicamente corretto del conformismo di sinistra,che con la contrapposizione chiassosa della destra, forma un unicum di ecumenismo parolaio finto democratico.

Ad esempio, fra i tanti talk dell’offerta diseducativa spacciata per Kultur,ho avuto la disgrazia di vedere Carta Bianca,ultima puntata prima dell’attuale sosta.

Tempo fa il ritorno di Mauro Corona alla trasmissione della Berlinguer fece scalpore.

Costui,un Pico della Mirandola della narrazione televisiva ( è scrittore,drammaturgo,scultore,scalatore,filosofo..) aveva dato della ‘gallinella”alla Berlinguer in un delirio di onnipotenza da share.

Fu allontanato dal programma per manifesta presunzione di idiozia maschilista.

Poi è tornato alla grande con la sua saggezza montanara televisiva che fa audience.

Come in tutti i talk scoppiata l’ennesima rissa parolaia, si è assistito alla performance dell’arte della persuasione.

Ma est modus in rebus, diceva Orazio.

Intanto i filosofi sofisti dell’antica Grecia,persone serie, erano convinti che la verità non esiste.

Quando Protagora teorizzava che l’uomo e’ misura di tutte le cose voleva dire che non esiste una verità assoluta oltre la quale può andare la sensibilità empirica.

Gorgia, poi,anticipando i grandi retori e i grandi comizianti, sosteneva che e’ con l’arte della parola che si hanno in pugno le chiavi della città.

Insomma il sofista tramuta il discorso debole in forte con l’arte della persuasione.

Quello che oggi in maggioranza i politici,i guru del pensiero dominante,i clown del ragionamento tentano di fare solo per conquistare soldi,fama, notorietà,gettoni di presenza.

Ma sono così mediocri che il linguaggio, che loro chiamano di verità, è solo un contrabbando di luoghi comuni spacciati quali verità bibliche.

L’arte della persuasione populista qualunquista vuol essere un elisir di originalità.

È invece un cedimento alla sottocultura di massa.

Anche se la contrapposizione sofistica e non dialettica si presenta come approfondimento al servizio del pluralismo e democrazia.

Peccato,scontato.

NB, i gusti non si discutono,ma l’aria fritta passata per informazione, sì.

Chi è senza peccato scagli la prima menzogna…

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