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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

12 dic- Seppellite di nuovo il mio e i nostri cuori in Piazza Fontana, là dove iniziò la stragismo dello stato ” liberale”…..

“Seppellite il mio cuore a Wounded knee” è il titolo di un libro stupendo scritto nel 1970 da Dee Brown, dove si narra la strage di donne e bambini di Lakota Sioux da parte dell’esercito americano il 29 dicembre del 1890.

Parafrasando la titolazione si potrebbe dire che domani in piazza Fontana seppelliremo i nostri cuori nel ricordo della strage di stato del 12 dicembre 1969, della morte di Saverio Santarelli, ucciso da un candelotto dei carabinieri in via Larga il 12 dicembre del 1970 durante una manifestazione per ricordare la strage di stato e di quella di Giuseppe Pinelli “suicidatosi” il 15 dicembre alla questura di Milano.

Sarà una cerimonia diversa per via della pandemia: come ha ricordato la famiglia Pinelli ci sarà distanziamento, ma non distanza.

Vi saranno iniziative varie come lezioni in strada sullo stragismo per le giovani generazioni, musica della Banda degli ottoni; i familiari delle vittime, i gonfaloni del Comune, anarchici e antifascisti, seppur in numero ridotto, ci saranno come sempre.

E’ necessario ricordare che se i fascisti della porta accanto sono ancora fra noi a cercare comunisti, anarchici, democratici da insultare e da ” menare”, il movimento quella battaglia l’ha vinta.

Lo stragismo non fu sconfitto dallo stato, ma dalla mobilitazione decennale del movimento operaio, degli studenti e degli intellettuali democratici che si batterono contro sicari neri, servizi segreti deviati, infiltrati della Cia, massonerie deviate, mafie contigue allo stragismo nero.

Una parte della borghesia italiana, a parole liberale e democratica, fece finta che i fascisti e i mandanti fossero marziani, non l’effetto della loro vocazione reazionaria e anticomunista.

Fu il movimento quindi l’avanguardia della difesa della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza: Salvini e Meloni non c’erano, ma tanti nazifascisti flirtano ancora oggi con l’ideologia di quei “patrioti” anticomunisti e golpisti.

Fra le pietre d’inciampo della piazza, fra le lapidi dei morti di quelle stragi, seppelliremo ancora una volta il mio e i nostri cuori….non certo i nostri ideali. ciao

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9 dic. Lo “siopero” di oggi nella PA non è una follia, ma non unifica certo garantiti e non garantiti…..

Oggi 9 dicembre non è una giornata drammatica per le sorti del paese.

Anche se il governo rischia di andare sotto al Senato per via del Mes, e i sindacati della Funzione pubblica scioperano per il rinnovo del contratto di lavoro e per l’assunzione del precariato nel settore pubblico, non siamo al dramma sociale; si rischia al massimo l’indifferenza verso un d – day preconfezionato da voglia di contare da parte di partiti e sindacati.

Però non è vero che lo sciopero del pubblico impiego sia una follia, un suicidio sindacale, una porcheria da evitare come racconta la destra liberale (?)

I contratti sono fermi dal 1990, gli infermieri, eroi nella prima ondata, sono stati trattati a pesci in faccia, gli stipendi in tutti i comparti sono bassi; tutte cose giuste soprattutto per chi lavora con passione al servizio dello stato e della comunità, e che quando sciopera non ci mette solo la faccia, ma pure il salario decurtato..

( Anche se oggettivamente in tempo di Covid lo sciopero nel settore dei pubblici servizi non è che abbia il plauso convinto dei cittadini,,,)

Eppure non si può far finta che il posto di lavoro sicuro e mille euro al mese netti non siano un sogno per milioni di non garantiti, per quelli che vivono in condizioni tragiche lo sfruttamento capitalistico senza nessuna copertura.

E che non possono accedere allo smart – working….

I confederali, secondo me, stanno facendo lo stesso tragico errore del 1977, come se nulla fosse stato.

In quell’anno con una disoccupazione giovanile alle stelle e con un’inflazione al 20% la Cgil non comprese le ragioni del ” proletariato giovanile” frantumato dalla ristrutturazione capitalistica.

La divaricazione fra garantiti e non garantiti fu una delle ragioni dell’esplosione di una lotta armata suicida e senza sbocchi da parte di un’ala del movimento.

Ora la situazione è diversa, la precarietà e la mobilità sono strutturali al profitto capitalista, la disoccupazione reale è fuori controllo, la schiavitù del lavoro senza tutele giuridiche ( i lavoratori senza contributi, al nero) sono normale amministrazione: il neo capitalismo selvaggio sta vincendo in tutto il mondo.

Bene, su questi punti Landini & compagnia cantante non hanno fatto molto, anzi quasi nulla, contrariamente ai sindacati di base non corporativi in Italia, oppure a quelli francesi e tedeschi ben più combattivi.

I confederali hanno bene o male messo nero su bianco clausole di tutela per rider e lavoratori in agricoltura, ad esempio, ma senza fare barricate perlomeno democratiche di unificazione degli interessi del proletariato nel suo complesso ( le angherie e le violenze su lavoratrici e lavoratori in quei settori continuano come nulla fosse)

I milioni di iscritti ai sindacati provengono da pensionati e pubblico impiego, i diseredati si affidano alla Caritas…..e al volontariato; chi deve rappresentare gli interessi dei lavoratori poveri e di chi non ha un reddito?

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La libertà per l’opposizione è quella della reazione di estrema destra: la sinistra balbetta in politichese…..

Libertà, libertà, libertà…..

Il grido di dolore che da ogni parte d’Italia si leva non è la parafrasi di quello risorgimentale di Vittorio Emanuele II, ma quello fascio .-leghista e berlusconiano che si sente minacciato dalla dittatura sanitaria, dalle banche tedesche, dai porti aperti, dal Natale blindato, dalla stop allo sci ecc.

Salvini, Meloni, Berlusconi ,piagnoni patetici nel rivendicare una collaborazione da parte di Conte, che loro non hanno mai praticato, dopodomani si accingono a tentare l’ennesima velleitaria spallata all’esecutivo al Senato.

Il voto sulla risoluzione europea del Mes, meccanismo europeo di stabilità votato il 30 novembre, che prevede un controllo più severo da parte di Francia e Germania, è sempre stato osteggiato dall’opposizione: questa volta, a parole, a votare contro ci saranno pure alcuni talebani Cinque Stelle.

Sciocchezze indecenti, da commedia dell’arte, perchè si sa che i parlamentari in genere non hanno nessuna intenzione di andare ad una crisi di governo, catastrofica per il loro posto a tavola.

D’altronde 60.000 morti per Covid in Italia non fermano la guerriglia da barzelletta fra Pd , Cinque Stelle, Italia Viva.

Il balletto del politichese, infatti, prevede lo scontro nel governo sul malloppo del Recovery Fund che arriverà in Italia nel 2021 per arginare la crisi da Covid: Conte è per una cabina di regia unica, lo Zdr ( Zingaretti, Di Maio, Renzi), pretende di aver voce in capitolo sulla distribuzione del piano Marshall del terzo millennio.

Sintetizziamo le posizioni della partitocrazia da Covid per sottolineare come la classe dirigente non solo si dibatte nel marasma dell’opportunismo, ma che le vere sofferenze non trovano risposte concrete; soprattutto per quei milioni di nuovi e vecchi indigenti di cui si fa un gran parlare dall’estrema destra all’estrema sinistra del Parlamento.

Conte è un abile democristiano d’accordo, il governo nella seconda ondata ha fatto errori clamorosi ( sanità, scuola, trasporti), ma non merita di andare in crisi per la liberazione di chi, servo dei privilegiati per storia e tradizione culturale fascista, si erge a paladino di quelle liberà individuali che sanno di controrivoluzione vandeana e populista.( quelle del vero Natale dei veri italiani su tutte..)

Scrivere che Salvini -Meloni speculano su tutto quello che il governo fa o non fa è scoperta dell’acqua calda, non farsi contaminare dai Machiavelli da soap – opera ( Renzi in primis) è compito di una sinistra da minimo sindacale.

Roma e Milano,poi, non sono la Parigi della ribellione e della rivolta anche in tempo di Covid……

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1940. Sotto l’albero della croce uncinata il massacro dei comunisti e degli ebrei…( dal 5 al 9 dicembre e – book gratuito il racconto della guerra giusta vol.I)

Brano tratto da 1939 -1945 Il racconto della guerra giusta, la svastica sull’Europa vol.I di Pierluigi Raccagni

1940. DICEMBRE: VERSO EST

Nel dicembre del 1940, sotto l’albero della croce uncinata, il Male Assoluto si era fatto parecchi regali.

Polonia, Norvegia, Danimarca, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Romania, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Italia (…) il nazi-fascismo trionfava in tutto il vecchio continente o sotto il diretto controllo di Hitler, oppure tramite governi amici.

Mentre le forze armate dell’Asse combattevano contro l’Inghilterra in terra e in cielo, dai mari del Nord fino al Mediterraneo, abbiamo visto come Italia e Germania guardassero ormai ai Balcani come ad una regione dell’Europa che bisognava mettere nel bottino di guerra.

La firma del Patto Tripartito, poi, aveva coinvolto il Giappone nella politica anti-imperialistica contro la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America.

Poiché Hitler, preso com’era dalla vicenda del Lebensraum, non poteva sottovalutare quello che il 12 ottobre Roosevelt, eletto per la seconda volta, aveva dichiarato: “Gli Stati Americani non si lasceranno fuorviare dalle minacce dei dittatori”.

Abbiamo visto anche come Hitler cercasse di allettare l’Unione Sovietica a spartirsi il mondo aggregandosi al Patto Tripartito; la politica nazista non cambiava mai.

Da una parte le direttive dell’operazione Barbarossa, dall’altra le proposte di ampliamento fino all’Oceano indiano per la politica di espan- sione della Russia di Stalin.

Il comunicato n. 21 del 18 dicembre del 1940 non lasciava dubbi sulle intenzioni del Führer:

Quartier generale del Führer Segretissimo

Le forze armate tedesche devono prepararsi a schiacciare la Russia sovietica in una rapida campagna prima che la guerra contro l’Inghilterra sia terminata. A tal fine l’esercito impiegherà tutte le unità a disposizione, tranne quelle ne- cessarie per salvaguardare da attacchi di sorpresa i territori occupati.

I preparativi dovranno essere condotti a termine entro il 15 maggio 1941. Occorre usare la massima prudenza per evitare che trapeli l’intenzione di attaccare.

Cfr. W. L. Shirer, Storia del Terzo Reich, op. cit. pag. 1237

Dopo il colloquio Molotov-Ribbentrop, Hitler comprese che era inutile tentare di accorpare Stalin ad una definizione degli interessi planetari che vedesse la definitiva alleanza fra Germania, Italia, Giappone e Rus- sia.

I nazisti, quindi, optarono per un teatro di guerra a Est non solo per distruggere l’esercito russo, ma anche e soprattutto per iniziare “una campagna speciale”, mai vista nelle guerre moderne precedenti.

Si trattava di riprendere le teorie espresse da Hitler nel 1936 che consideravano fondamentale per la prosperità della Germania impadronirsi dei minerali degli Urali, delle foreste della Siberia, dei campi di grano dell’Ucraina.

I tedeschi avrebbero potuto vivere nell’abbondanza impadronendosi del cibo della Russia.

Se ciò voleva dire ridurre alla fame milioni di slavi, ebrei e razze inferiori non importava, anzi, era un bene per la Germania.

I preparativi quindi furono decisi in quel dicembre del 1940, ma il senso dello sterminio che doveva attuarsi nell’Est dell’Europa partiva da lontano.

L’attacco alla Polonia, in fondo, ne era stata la prova generale.

In quell’attacco c’era qualcosa di profondamente diverso dall’attacco alla Francia.

Mentre la guerra con la Francia riequilibrava un contenzioso che partiva da lontano e che in Versailles aveva trovato la sua giustificazione, la guerra contro la Polonia non mirava a distruggere l’esercito, ma ad annientare un popolo: non era la stessa cosa.

La pianificazione dell’invasione era ovviamente militare, di intelligence per quanto riguarda la decrittazione dei messaggi, logistica per quanto riguarda il posizionamento nei Balcani della Wehrmacht.

Soprattutto la preparazione prevedeva l’uccisione di varie categorie di prigionieri di guerra, dei soldati ebrei, della popolazione civile internata nei manicomi e negli ospizi: l’essenza del nazismo si doveva svolgere nella fenomenologia dell’attacco alla Russia. continua

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“Emergenza Covid”: 14 milioni di poveri non andranno a sciare…

Ogni tanto il tasso di pauperismo viene aggiornato.

Il Bel Paese dalla storia millenaria e dalle menti vaste e multiformi, membro del G8, dispone di 14 milioni di poveri: la crisi economica da Covid nel 2020 ne ha aggiunti 5 milioni e mezzo ai già 8 milioni e mezzo esistenti nel 2019.

Almeno, secondo quello che ha pubblicato Repubblica ieri riportando pareri di esperti e sociologi.

Ma la notizia non è certamente questa.

La vera notizia è che a giorni alterni si grida alla recessione, all’impoverimento di masse incredibili di proletariato, allo sfruttamento di uomini e donne che fanno fatica a far mangiare tre volte i figli e poi…ci si butta su discoteche, piste da sci, cenoni natalizi, vacanze natalizie lecite o illecite in zone rosso, gialle, arancioni.

Certo, se non mantieni il consumo dei desideri, diventati strutturali e strategici come cantano le scimmie ammaestrate, nella povertà cadranno altre milioni di persone.

Ma la povertà, l’indigenza, il vivere nel terrore di non farcela a soddisfare bisogni fondamentali ( la salute,il lavoro, la scuola, la casa..) non sono una peculiarità italiana, vedi gli States e consolati.

Poveri ma belli allora, come nel dopoguerra, anche se la povertà di oggi è privazione del consumo, non certo quello di morire di fame, si dice.

Ebbene la Caritas è da anni che sottolinea che alle sue mense fa la fila una pletora di italiani e stranieri poveri, che non sanno cosa sia il superfluo.

E poi oggi la povertà non è dignitosa

E’ schifata, disprezzata come fosse una malattia, è considerata condizione da immigrato, migrante, tagliato fuori, un paria da scansare.

Anziani soli, bambini lasciati ai margini, donne che non riescono a campare anche se sfruttate con dieci ore di lavoro al giorno, portatori di handicap poco curati, rider che dormono in baracche e milioni di altre “CRITICITA’ ( vedi scimmie parlanti) non sono più gli invisibili, sono evidenti nella loro miseria.

Politici, sindacati, manager, classe dirigente pubblica e privata, redditieri, giornalisti della borghesia pensante, continuano nella recita del siamo tutti sulla stessa barca.

Balle.

I poveri non andranno a sciare comunque,

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L’indelebile marchio di fabbrica dell’estrema destra lego – fascista è di un”moderato” Caimano

“Chapeau”.

Così Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali, ha omaggiato Silvio Berlusconi per il voto alle Camere sullo scostamento di bilancio proposto dall’esecutivo Conte.

Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno riconosciuto al padre nobile del centrodestra la saggezza del consiglio: moderazione e unità nazionale in tempo di Covid, per il bene dell’Italia.

Quindi hanno votato insieme alla maggioranza.

Il problema è che il governo, in cambio dell’assenso dell’opposizione alla legge di bilancio, aveva concesso un “salva Mediaset” contro la scalata di Vivendi, società di comunicazione in mano a Bollorè, miliardario francese, che da anni tenta di annettersi il colosso della famiglia Berlusconi, considerato asse strategico del made in Italy.

“Dout ut des” tipico dello scambio da sottogoverno, che nulla cambia per quanto riguarda la crisi sistemica dell’Italia, ma che dice molto sulla sudditanza del Pd ad un moderatismo berlusconiano che sa di padre della patria della necessità e non certo della virtù.

Perchè il marchio di fabbrica del berlusconismo sulle opzioni parafasciste dell’estrema destra italiana sono indelebili pure oggi, anche se Mister B recita da statista moderato e parla con toni affettati del bene del Paese che dal 1994 deve coincidere con il suo.

Il Caimano è stato un Trump ante litteram.

Il suo anticomunismo non era conservazione liberale alla Churchill, ma populismo fascistoide peronista, il suo “Giornale”, a volte, sembra un foglio edito nel Cile di Pinochet.

Tutto arcirisaputo, a cominciare pure da Indro Montanelli, anticomunista doc, che lasciò il Giornale bollando il Cavaliere come un nuovo Duce.

Per mister B. il comunismo è il male assoluto, ognuno ha le sue idee, diamine.

Ma che alcuni dirigenti del Pd siano attratti dalla svolta moderata di Silvio B. è la conclusione scontata che i ruggiti da leone del cosiddetto riformismo democratico sono solo ragli d’asino di un piattume politico senza fondo.

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L’ultimo gol di Maradona:un breve black out sulle ansie da Covid….

Quando l’altro ieri si è diffusa la notizia della morte di Diego Armando Maradona il bollettino della diffusione del Covid indicava 722 morti.

Ma il dolore sincero per l’improvvisa scomparsa di quello che viene considerato il miglior calciatore di sempre ha nascosto per un momento l’ansia da Covid in Italia, in Argentina, a Buenos Aires come a Napoli, come in tutto il mondo.

“La mano di Dio” che umiliò l’Inghilterra nel 1986 questa volta ha replicato una delle sue magie.

E’ morto infatti lo stesso giorno nel quale è morto Fidel Castro ( 25 novembre 2016), che per lui fu come un padre e che lo curò a Cuba dalla dipendenza, e lo stesso giorno in cui morì un altro genio maledetto del calcio, quel George Best del Manchester United che fu artefice del 68′ calcistico con i suoi eccessi e le sue follie.

Su Maradona si è scritto un’enciclopedia e si scriveranno milioni di altre pagine.

Eric Cantona, altro giocatore del Manchester U. fuori dal coro ora diventato attore, ha sentenziato che fra cent’anni quando si parlerà di calcio si parlerà di Maradona, così come oggi quando si parla di musica si parla di Mozart….

Tralasciando la solita retorica del post mortem dove tutti da vivi erano essenziali al genere umano e dove moralisti a vanvera si dilettano a tracciare il profilo di un artista dibattuto fra camorra, cocaina e giocate sublimi,( il pessimo Sallusti lo ha definito drogato, evasore fiscale e comunista) si può dire che Diego Armando Maradona sia stato un hombre sincero, generoso e con il cuore dalla parte del mondo dei diseredati da cui proveniva.

Era amico di Fidel Castro con un Che Guevara tatuato sul braccio, non disdegnava il populismo di sinistra.

Ma questo forse è secondario.

Portava il numero dieci e metteva il cielo in un pallone, danzava fra le stelle con il caos nell’anima, era umile, schietto e altruista con la scaltrezza dello scugnizzo che sa ” che il calcio è un inganno, fai una finta e poi vai da un’altra parte”,

Lui, comunque, le stelle le dribblava.

Photo by faaiq ackmerd on Pexels.com

25.11.2020- Mariasilvia, una persona immensa, da celebrare nella giornata della violenza sulle donne

Il 31 ottobre del 2018 si spegneva a 83 anni in una casa di riposo di Bolzano Mariasilvia Spolato., la prima donna italiana che nel 1971 dichiarò pubblicamente la sua omosessualità.

Aveva fondato il F.U.O.R.I, fronte rivoluzionario degli omosessuali con Andrea Pezzana, visse il movimento femminista rivendicando la sua diversità.

Dopo il coming out Mariasilvia fu licenziata dall’insegnamento di matematica all’università, fu ripudiata dalla famiglia, fu lasciata dalla sua compagna: la sua anima sprofondò nelle tenebre.

Così passò a girovagare come una clochard a raccogliere libri nei cassonetti: era stata espulsa dalla comunità degli umani con tutta l’infamia e la violenza che viene usata sulle donne quando non stanno al loro posto.

Ci sono poche parole da dire, non spetta a me ricordare che nell’Italia rivoluzionaria dei primi anni settanta le donne si erano emancipate solo nel solco della tradizione comunista del Pci.

Non bastava: il movimento delle donne in Italia poneva altre questioni come divorzio e aborto.

Poneva su un piano diverso la vita di tutti i giorni dell’essere donna rifiutando il maschilismo di ogni colore politico.

Oggi la violenza sulle donne è condannata all’unanimità: sarebbe suicida per un politico pure di destra non accettare la pari dignità.

Mah……..

Mariasilvia era, è, e rimarrà immensa: le è stato fatto del male, è stata derisa, insultata, le hanno spento le cicche di sigarette sul corpo.

Non si è mai arresa.

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” …Ogni nazione ( regione) ha il governo che si merita”: saggezza qualunque di un pentastellato..

Per Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare antimafia, i calabresi devono prendersi la responsabilità di aver eletto gente collusa con la mafia e con la sua clientela politica.

( Domenico Tallini di Forza Italia presidente del consiglio regionale arrestato a Catanzaro per concorso esterno di stampo mafioso è stato tra i più votati dell’intera regione).

Ogni popolo, dunque, ha il governo che si merita.

In pratica ha ripetuto il concetto di Joseph de Maistre (1755 – 1821) filosofo e uomo politico ultraconservatore che così commentava le teorie illuministe sulla democrazia.

Il conservatorismo di de Maistre è trattato sui manuali di storia dei licei quando il programma arriva alla Restaurazione dopo Rivoluzione Francese e Napoleone.

Il professore Morra, dunque, non ha detto nulla di nuovo sotto il cielo.

Lo hanno attaccato politicamente tutti in modo trasversale, soprattutto perchè il parlamentare pentastellato ha avuto la pessima idea di fare riferimento pure a Jole Santelli, la governatrice di centrodestra della regione Calabria morta di tumore, quale figura politicamente lontana dal suo pensiero sinceramente democratico e anti mafioso.

Secondo il centro destra – sinistra ha offeso i calabresi e i malati di tumore in un colpo solo.

Una cosa è certa, non è che abbia brillato di tatto e di sensibilità…

In realtà Nicola Morra ha ripetuto un concetto usato milioni di volte per tutte quelle volte che il popolo vota in democrazia in modo ” sbagliato”, quando viene eletto democraticamente qualcuno che poi ne fa di tuti i colori in senso contrario al tuo credo.

Chi ha eletto Trump, Berlusconi, Bolsonaro ?

Chi ha eletto per decine d’anni sindaci mafiosi, malavitosi, presidenti di regione non proprio puliti, oppure uomini come Orban, Erdogan?

Tutti i popoli allora devono rispondere di complicità con il potere che governa: il potere, infatti, è sempre doppio in qualsiasi circostanza storica.

E del caso più clamoroso, Adolf Hitler, eletto democraticamente in Germania nel 1933, cosa vogliamo ridire?

I limiti della democrazia sono questi, da sempre e giocando con gli aforismi si potrebbe dire che questa non è altro che democrazia dei limiti.

L’affermazione di Morra, secondo me, è pura convenzionalità; vuol essere fuori dal coro e politicamente “scorretta”.

E’ invece è la verità cara a Churchill che, in sintesi, sosteneva che la democrazia è la peggiore forma di governo, a eccezion fatte di tutte quelle finora sperimentate…

W. Churchill la sapeva lunga, Nicola Morra….meno.

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