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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

10.8 -1941 storia – Italia fascista e imperialista: abbiamo già dato…

Brano tratto da operazione Barbarossa e Pearl Harbor e book gratuito 10,11,12 agosto Pierluigi Raccagni

La spartizione dei Balcani avvenne nel seguente modo: la Jugoslavia cessava di esistere come stato.

La Germania incorporava nel Reich la parte settentrionale della Slove- nia, assumendo il controllo militare della Vojvodina e del Kosovo set- tentrionale, così come capitò alla Serbia, dove i tedeschi affiancarono funzionari al governo collaborazionista del gen. Milan Nedić.

L’Ungheria si assicurò la ricca regione danubiana di Bačka.

La Bulgaria occupò la Macedonia jugoslava e alcune regioni meridio- nali della Serbia.

La parte più vasta del territorio jugoslavo smembrato venne onorato del titolo di stato indipendente di Croazia.

Qui entrava in scena l’Italia: il regno di Croazia venne affidato al Principe di Spoleto Aimone di Savoia, nipote del re Vittorio Emanuele III. Il potere di fatto venne esercitato da Ante Pavelić, fascista noto in Italia dagli Anni Trenta.

Pavelić aveva avuto aiuti per il suo movimento degli ustascia. Mise così in pratica una politica di genocidio contro serbi, comunisti ed ebrei.

All’Italia, comunque, fu assegnato un ruolo significativo, ma non auto- nomo.

Furono ammessi all’impero fascista Lubiana, Zara, già italiana sin dalla prima guerra mondiale, alcune zone vennero aggregate nel governatorato di Dalmazia, una striscia di terra fra la Slovenia e la Croazia fu accorpata al Regno italico.

Mussolini, come è stato notato da più parti, anche se ottenne un bottino non disprezzabile, mise solo un piede nello spazio vitale a Est. Il suo imperialismo debole lo vedeva relegato in una posizione subordinata anche nei Balcani, regione che il fascismo considerava naturale spazio di conquista se si pensa appunto, a Fiume, a Zara, alla Repubblica del Carnaro etc.

Per quanto riguarda la Grecia, i nazisti l’attaccarono con ventisei divisioni di cui tre corazzate attraverso la Bulgaria, base di partenza delle operazioni.

Una dopo l’altra le unità greche furono spazzate via.

Il giorno 9 aprile i greci pensarono ad un ripiegamento in Albania.

I nazisti temevano uno sbarco inglese a Salonicco, per cui occuparono a titolo precauzionale la zona della Tracia meridionale fra Salonicco e Alessandropoli.

La mossa spiazzò l’esercito greco che nell’aprile del 1941 era schierato in modo da presidiare i varchi montani che davano accesso alla Bulgaria.

Anche il corpo di spedizione britannico, che era composto da una divisione neozelandese, una australiana e una inglese, fu preso alla sprovvista.

Da parte tedesca ormai gli alti comandi sapevano come assecondare le intuizioni di Hitler apportandovi dinamismo e velocità di esecuzione. Se i piani sembravano a volte velleitari, non così era la fase operativa che anche in Grecia riuscì a tagliare fuori le divisioni elleniche schierate in Albania: invece di avanzare da Salonicco verso il monte Olimpo, i tedeschi sferrarono un attacco verso Monastir.

Il 27 aprile veniva occupata Atene e la bandiera della svastica faceva bella mostra di sé sull’Acropoli.

Gli inglesi sgomberarono a fatica dalla Grecia.

Hitler si sentiva gratificato ad aver vinto un popolo di antichi guerrieri. La vittoria di Hitler fu doppia, perché, come abbiamo osservato, gli inglesi, corsi in soccorso del valoroso popolo greco, poterono combinare poco contro i tedeschi che anche in mezzo ad alture e montagne maneggiavano i loro panzer a piacimento.

Winston Churchill, in dissenso con il ministro degli Esteri Anthony Eden, aveva inviato 68.000 uomini in aiuto alla Grecia, sottraendo le truppe dal fronte dell’avanzata in Libia.

Si ricordi che i greci fino alla morte di Metaxas erano contrari ad un intervento inglese a loro favore per paura di una ritorsione tedesca.

Quando compresero che i tedeschi avrebbero attaccato dalla Bulgaria accettarono l’aiuto degli inglesi che tentavano di costituire un fronte anti- tedesco e italiano nell’Europa Sud-orientale.

218.000 soldati greci e 12.000 inglesi finirono prigionieri come 334.000 soldati jugoslavi, l’equipaggiamento delle tre divisioni inglese, austra- liana e neozelandese dovette essere distrutto o abbandonata in mano ai tedeschi.

Gli inglesi sbagliarono quasi tutto in questa fase: non avevano supporti logistici vicino alla Grecia, non avevano la supremazia dell’aviazione, bombe e mine tedesche avevano bloccato il Canale di Suez. Quello che a Mussolini non riuscì in un anno, Hitler se lo prese in dieci giorni,

Il Duce, però, voleva entrare ad Atene…

8.8 storia – Quando massacrarono i rossi…

Brano tratto da e-book Operazione Barbarossa e Pearl Harbor: guerra totale,di Pierluigi Raccagni,gratuito dall’8 agosto al 12 agosto

22 giugno alle prime ore del mattino i nazisti invasero l’Unione So- vietica.

La guerra diventò una guerra di sterminio conclamata e autorizzata dalle gerarchie del Terzo Reich.

Tutti si aspettavano la guerra, ma non quella guerra.

In fondo, come abbiamo visto in precedenza, il preludio dello sterminio di massa c’era stato in Polonia fin dal 1939: ora si trattava di mettere in pratica quello che nel Mein Kampf il Signore della morte aveva già delineato con oggettiva precisione e determinazione.

Non c’era solo in ballo lo spazio vitale per fare della Germania un impero che si estendesse dall’Atlantico agli Urali.

Il pericolo era il bolscevismo ebraico, quella miscela di materialismo e capitalismo che era stato il nemico numero uno della concezione nazional-socialista del mondo.

La guerra doveva essere spietata, crudele, abominevole, perché l’umanità andava salvata dal cancro della borghesia capitalista dell’Occi- dente, ma anche dai barbari d’Oriente.

“(…) quattro erano gli obiettivi che si intrecciavano l’un l’altro nella concezione della guerra ad oriente di Hitler: lo sterminio della classe dirigente giudaico-bolscevica dell’Unione Sovietica inclusa la sua radice biologica costituita da milioni di ebrei dell’Europa centro orientale. La conquista di uno spazio coloniale per insediamenti tedeschi nelle zone della Russia ritenuti più fertili.

La decimazione delle popolazioni slave e la loro sottomissione al dominio tedesco nei quattro “commissariati del Reich” (…) retti da viceré tedeschi (…) i compiti affidati a questi commissariati del Reich consistevano nell’estirpare dalle masse slave qualsiasi ricordo del grande stato russo e di ridurre queste stesse masse in una condizione di ottusa e cieca obbedienza nei confronti dei nuovi “padroni”.

La realizzazione dell’autarchia in una grande “area” dell’Europa continentale sottoposta al dominio tedesco e a prova di blocco, rispetto alla quale i territori conquistati dell’Est avrebbero dovuto rappresentare il serbatoio presumibilmente inesauribile di materie prime e derrate ali- mentari”.

Cfr. Hillgruber, op. cit. pag. 79

Un simile programma poteva essere attuato da uomini divenuti automi, o meglio bestie.

Come il nazional-socialismo abbia fatto passare un massacro contro l’umanità per una guerra santa per il futuro dell’umanità, rimane e ri- marrà un mistero.

Gli stessi generali della Wehrmacht, che durante la campagna di Polo- nia, avevano timidamente protestato contro la condotta delle SS e degli Einsatzgruppen, si lasciarono andare alle più teutoniche e mitologiche considerazioni di guerra giusta contro il bolscevismo.

Quando il 30 marzo 1941 il Führer illustrò ai vertici militari il suo pro- posito di aggredire l’Unione Sovietica, non una voce ebbe da ridire sul carattere bestiale che avrebbe avuto la futura guerra: “Lotta fra due concezioni del mondo, l’una contro l’altra. Giudizio devastante sul bolscevismo che equivale a criminalità asociale. Il Comunismo è un pericolo enorme per l’avvenire”, cosi scrisse nel suo diario il capo di Stato Maggiore Halder sintetizzando l’esposizione fatta da Hitler il 30 marzo 1941 (…)”.

Quando poi le cose andarono male scaricarono tutte le responsabilità sul partito nazista di Hitler, anche se il 2 maggio 1941 gli ufficiali supe- riori della Wehrmacht acconsentirono di affamare 30 milioni di russi per trasferire le scorte di cibo in Germania. Il ministro dell’agricoltura…

Così le direttive del Führer furono chiare da subito.

“(…) si vietava la persecuzione legale di tutti gli aderenti alla Wehrmacht, per atti di rappresaglia contro i civili, il 6 giugno 1941 si stabiliva che tutti i commissari politici dell’Armata Rossa in quanto “portatori di metodi di lotta asiatici e barbarici”, dovevano essere liquidati seduta stante”.

5.8 Dibattito balneare: sinistra al capolinea,Destra orbanizzata,partita già giocata…

Giorni caldi in tutti i sensi per la perdente ( stando ai sondaggi) coalizione di centro sinistra.

Mini storia

L”espressione metaforico -politica dei due forni,in modo da preparare un pane congeniale ai propri interessi, fu coniata negli anni sessanta dal solito Giulio Andreotti .

Il contesto della tattica andreottiana era quello di un centralità democristiana che sapesse cuocere il consenso sia coi socialisti,ma anche coi missini.

In epoca recente Berlusconi e Tajani,il cuore di Forza Italia, avevano rispolverato la doppiezza dei forni per accreditare Forza Italia come partito capace di flirtare con Salvini e Meloni,ma anche con quella destra del Pd fuoriuscita,( Calenda,Renzi ) che vuole occupare il centro.

Mister B,ad esempio, che si è dichiarato anche ieri estimatore di Draghi,è andato poi verso la destra estrema per avere un minimo spazio di manovra liberale e per contare qualcosa nella spartizione del bottino elettorale,confermando che il suo opportunismo e’ sempre funzionale all’anticomunismo dei fantasmi.

L’ accordo fra Calenda,Letta,Di Maio sui collegi uninominali e proporzionali di un giorno fa,ha fatto fallire l’ipotesi centrista,per scimmiottare un Ulivo 2.0 privo di Prodi e Rifondazione.

Mini market

La Sinistra Fratoianni – Bonelli,dopo l’accordo Letta – Calenda e’ tentata dal terzo polo con Cinque stelle e forse Unione popolare.

Che ci fa Fratoianni con la Gelmini? Niente,ma alcuni seggi potrebbero fare comodo nell’uninominale.

Come aveva notato intelligentemente Ezio Mauro il centro era diventato il nuovo paradiso terrestre: una cultura dell’indifferenziato a sinistra e a destra che potesse cogliere la volatilità dell’elettorato, oppure dare una chance all’astensionismo endemico.

Insomma il centro,nel sogno di Calenda e centrismo,andrà sicuramente incontro ai delusi della destra,diventata estrema. Si corre per le poltrone (seggi),nelle elezioni è l’ unica cosa che conta.

Così con Di Maio recalcitrante, Calenda,Brunetta,Gelmini , Il famoso centro di gravità permanente che sappia superare uno sbarramento elettorale del tre per cento, cioè un proporzionale tarato su misura per avere un posticino al sole, è pronto.

I cinque stelle, però, rischiano di essere il capro espiatorio della cacciata di Draghi,ma annientarli dal centro è un errore grossolano per una sinistra che punta,come dice,ai temi sociali.

Gli espertissimi dicono che ora che il populismo sta ritornando, il vero centro & sinistra è il nuovo che avanza,nel segno dell’Agenda Draghi,che però gli italiani non conoscono.

Una volta che destra e sinistra ridiventano conservatori e progressisti (la Meloni gioca a fare la conservatrice in Europa),si apre la caccia ad un moderatismo sinistrato insipido di lotte sociali,di ideali realizzabilii,di storie democratiche da rivendicare,ma sicuro di arginare la Destra orbanizzata.

Minima moralia

Il paradosso è che Conte,primo ministro con Salvini agli interni, forse potrà fare il leader di un terzo polo con Fratoianni,Bonelli,De Magistris,Acerbi.

L’opportunismo di certe posizioni centriste è stomachevole: vogliono andare a governare con manciate di voti senza badare troppo a prendersi cura dei giganteschi conflitti sociali.( Vedi Renzi).

Il paradosso è che il PD sta in una coalizione che non accontenta nessuno: da Calenda a Fratoianni comunque vada.

All’insegna del pragmatismo, il centrismo è quello delle promesse mancate,la sinistra quello delle lotte mai fatte negli ultimi tempi.

La Destra non ha problemi se non di supremazia fra liberali di destra e amici di Orban.

L’importante a questo punto è votare contro l’Estrema destra.

O no?

3.8..non ci sono più i comunisti e gli anarchici di una volta: meglio, sparavate loro alla schiena

Quante volte ho sentito dire” ah se tutti i comunisti fossero come lei…” e poi di seguito non ci sono più i comunisti di una volta…

Adesso poi che l’estrema destra nazional fascio populista sta per governare l’Italia nel centenario della Marcia su Roma,il coro e ‘ unanime:la destra vince perché la sinistra ha abbandonato i ceti popolari.

A dire la verità è da venti anni che la sinistra diffusa a sinistra del Pds,Ds,PD sostiene che il moderatismo dell ‘ex Pci era un omaggio alla destra sociale.

Come non detto,chi non era nella sinistra parlamentare non contava nulla,era prima un residuato dell’autonomia,poi un black block,tutto sommato uno sfigato senza patria.

Ora, però,sia Santoro che Cacciari si sono accorti che la sinistra Ztl dei centri storici non basta per sentire il vento dei cambiamenti, o delle riforme.

E così sale la nostalgia da ogni sito verso quei comunisti che scendevano in piazza e prendevano pallottole di stato da parte delle forze dell’ordine che difendevano la costituzione repubblicana,senza dimenticare quella repubblichina.

Meglio così.

Perché versare il sangue per Letta e’ impossibile,ma per Rizzo è una sciagura mai vista.

Sintesi: a forza di dire che destra e sinistra non ci sono più è rimasta solo la Destra.

Estrema.

1.8 La guerra è dimenticata,rimane nascosto l’elogio a Putin per fini elettorali..

Perché negare l’interrogativo “esistenziale”:nonostante tutte le premesse di rito l’elogio a Putin avrà conseguenze sulle elezioni?

Perché dopo mesi di una guerra quasi dimenticata come si potrà scordare che Cinque stelle,Lega e Forza Italia erano/sono simpatizzanti del fascista del Cremlino?

Oggi Berlusconi cita Pratica di Mare,Salvini rinnega come Giuda la sua russofilia tangentara,la Meloni dice che la destra in Italia è sempre stata atlantista,quando c’era la Cia.

Quando si è dubbiosi che Putin sia antifascista, solo perché l’operazione speciale riguardava una denazificazione (strumentale) del Donbas aggredendo l’Ucraina,non si vuole insultare i numerosi fans di estrema destra del novello zar.

Si vuole invece prendere le distanze da certa sedicente sinistra finita da tempo nel rossobrunismo da enciclopedia Treccani.

Che Lega,Forza Italia,Fdi abbiamo sempre avuto simpatie per i compagni di merende Putin &Trump non è un mistero al di là delle Ombre russe.

Che Putin e Orban siano fratelli reazionari nemmeno.

Che le varie cervellotiche elucubrazioni antiatlantiste,per cui stare con la democrazia vuol dire stare con chi ha tirato la bomba atomica su Hiroshima, è certamente revisionismo storico di estrema destra.

Insomma i fascisti,o destra estrema,o nazionalpopulisti,fanno semplicemente il loro lavoro.

Ma non riconoscere che fra i socialisti nazionali alla Rizzo c’è una gretta nostalgia per un mondo dominato dalla forza,dalla violenza e dalla prevaricazione che in Putin giganteggiano,è trovare giustificazioni al male e alla miseria da comode posizioni di libertà.

Stare con l’antifascismo non retorico è stare contro Putin che ha simpatie per i nazifascisti occidentali e russi, servendosi però del massacro dei battaglioni Azov ucraini.

Giochi di potere,manifestazioni criminali, repressive e antidemocratiche in Ucraina, e in Russia, patriottismo razzista ad uso e consumo dei privilegi di classe, fanno parte del putinismo al potere.

Oppure Putin e ‘un socialdemocratico?

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29.7 Cercasi socialdemocratico per fare il Melenchon italiano..

Adesso che il campo largo è andato in vacca per il populismo senza sbocchi dei cinque stelle e l’irrigidimento moderato del Pd tutta la sinistra sembra condannata alla sconfitta.

Se solo elettorale,non sarebbe la fine del mondo,se dall’altra parte non vi fosse una coalizione di estrema destra.

Una sconfitta che si profila grave e irreversibile su lavoro e diritti civili sarebbe la tomba della democrazia.

Forse era meglio trovare in queste vacanze l’hombre del partido,almeno a tavolino.

Doveva,poteva,si sperava fosse Landini,ma non sarà così.

L’unico che poteva creare un aggregazione spendibile sul piano ideale e anche elettorale, perché no, rinunciando ad una frammentazione gruppettara.

Si tratterebbe di un raggruppamento che va dal PD,ad art uno,da sinistra italiana,Verdi Leu,,cinque stelle sopravissuti ai terremoti: totale almeno un trentacinque per cento.

In questo modo potresti almeno fronteggiare un centrodestra unito che stando la situazione odierna si prepara a governare con il solito trio Meloni,Salvini,Berlusconi.

L’astensionismo in questo modo avrebbe una chance di rappresentanza a sinistra: chi ci sta,ci sta.

Falsi ragionamenti non servono.

Fare gli schizzinosi con chi non è duro e puro e’ ridicolo e patetico .

Allora forza con gli apparentamenti elettorali da grande calderone:il terzo millennio della politica è questo.

Si sa che c’è poco da fare per gli umiliati dalle crisi ricorrenti che finiscono sempre nel dimenticatoio quando c’è da salvare la patria dei ricchi e benestanti senza merito.

Sopravvivere con un tentativo di grande sinistra almeno socialdemocratica e’ una chance per salvare il salvabile .

Conte sarà il nuovo Melenchon solo nei sogni del prof.Domenico De Masi.

Se no c’è solo l’astensione..

In attesa di Godot,si spera di superare il tre per cento.

27.7 Filosofeggiando -Non c’è più aufhebung ..manco fra di noi…

Il termine hegeliano aufhebung in italiano non esiste.

Convenzionalmente si traduce con toglimento o superamento.

Hegel in questo modo spiegava l’incessante movimento dialettico dell’esistente.

L’acqua,ad esempio, è il superamento della negazione parziale dell’idrogeno e dell’ossigeno; ma anche della loro affermazione, in una sintesi che non è né idrogeno,né ossigeno.

Il superamento,quindi, è un togliere e conservare,che spiega secondo Marx,allievo di Hegel dal punto di vista della dialettica, anche il conflitto fra proletariato e borghesia.

Il loro superamento era individuato nel socialismo.

Ebbene la fine della storia del superamento potrebbe essere la fine della storia del socialismo.

Ma non è così,la contraddizione non finisce,il vero infinito è la dialettica,la quiete è solo quella dei camposanti.

Senza la pace, in conflitto con la guerra, non esisterebbe la storia, così che la vita senza il suo opposto la morte,non sarebbe vita.

Se si obietta che questo sia semplicemente un panlogismo tragico per cui solo la guerra e il conflitto possono essere l’irresistibile certezza del divenire, non è colpa della filosofi come galleria di pazzi.

Ma della coscienza volgare,non popolare,che accetta che le cose siano il frutto solo del volere e del potere , e non della dialettica del superamento incessante di ogni cosa, nel suo contrario.

Volere ciò che accade, sostenevano gli stoici,e poi Spinoza,e poi Hegel dove la logica coincide con la dialettica lasciano poco spazio a scorciatoie accomodanti.

La troppa filosofia,dicevano i medievisti può condurre alla follia.

Oggi non c’è pericolo: la cultura di massa conduce solo all’idiozia.

1939 – Quei”Bastardi senza gloria” che combatterono la guerra giusta vs. il nazifascismo…

Brano tratto dall’ebook 1939 Attacco nazifascista all’Europa,dal racconto della guerra giusta vol.1 completamente gratuito dal 25 al 27 luglio di Pierluigi Raccagni.

BASTARDI SENZA GLORIA

La seconda guerra mondiale, iniziò il 1° settembre 1939.

Non per tutti gli storici.

Si dice che nell’autunno del 1944, poco dopo la liberazione della Francia il generale De Gaulle a Tolosa passasse in visita le formazioni partigiane di quel dipartimento.

Incontrando un uomo, malamente vestito, che indossava un un’uniforme stracciata gli chiese: “Quando siete entrato nella Resistenza, mon ami (…)

Il partigiano rispose: molto prima di voi, mon général”.

L’uomo era un partigiano veterano della guerra civile spagnola.

Quindi per il partigiano la guerra era iniziata nel 1936.

Ma la data dell’inizio del secondo conflitto mondiale non può essere solo una data di tipo convenzionale, subordinata all’analisi politica che gli storici fanno di quel periodo.

Se è vero che dal punto di vista della guerra nazionalistica fra nazioni il 1939 è la data che tutti riconoscono, quella della guerra contro il fascismo, ad esempio, è senz’altro riconducibile alla Spagna del 1936.

In Spagna si fecero le prove generali, Germania e Italia da una parte, Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Unione Sovietica dall’altra.

Se così fosse, però, sarebbe stato tutto molto semplice.

Non si può dividere, infatti, in modo netto la guerra patriottica dei singoli stati, dalla guerra dell’ideologia nazi-fascista, da quella di un fronte antifascista.

La guerra della Germania fu una guerra nazista, quella dell’Italia una guerra fascista, quella dell’Inghilterra una difesa dell’Impero, quella degli Stati Uniti un’uscita dall’isolazionismo, quella dell’Unione Sovietica una guerra per la difesa del “socialismo in un solo paese”.

Questo all’inizio.

Poi, senza arrivare alla scoperta dei campi di sterminio della soluzione finale, la guerra diventò per la coalizione antifascista la guerra per la difesa dell’umanità, insomma la guerra giusta, la sola e unica guerra giusta che coi suoi orrori ha comportato la salvezza del genere umano.

Una guerra di eroi, ma anche di tanti “Bastardi senza gloria”, di minoranze sediziose, di gente comune. Per cui si potrebbe partire da una data, un’ennesima data: il 1938, esattamente quella fra il 9 novembre 1938 e il 10 novembre 1938, quella della Notte dei cristalli.

Completamente gratuito fino al 5 giugno

23.7 – storia – 1939 “Meglio nazi che rossi”, altro che democrazia…

Brano tratto da l’e- book Attacco nazifascista all’Europa da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta vol I Pierluigi Raccagni completamente gratuito dal 23 al 27 luglio

  1. CITTA’ DEL VATICANO

All’indomani dell’aggressione tedesca alla Polonia gli ambasciatori di Francia e Gran Bretagna intervennero presso la Segreteria di stato vaticana per chiederne una condanna. Il clima era teso, ovviamente, perché il cardinale Maglione, segretario di stato, avrebbe osservato: ” i fatti parlano da soli, lasciamoli parlare.”
I tedeschi interpretarono l’atteggiamento vaticano a loro favore, sostenendo che era chiaro il rifiuto del Papa a denunciare la guerra di aggressione tedesca.
Questo atteggiamento nazista, però, non spiega fino in fondo la posi- zione della Santa Sede che fece comunque scalpore nelle ambasciate anglo-francesi. Non bisogna dimenticare lo sforzo della Santa Sede di evitare di compromettersi nei conflitti internazionali, in quanto conflitti politici che miravano all’odio fra i popoli.
Ma il primo settembre sull’Osservatore Romano compariva un tentativo di analizzare i fatti al di là degli interessi di parte.


Individuava quindi da parte della Germania l’affermazione del principio di nazionalità per Danzica e dello spazio vitale in vista di una revisione del trattato di Versailles da parte dell’Inghilterra e della Francia.

Si attribuiva, inoltre, fra le questioni di principio, quello dell’onore per quanto riguarda i rapporti intercorsi fra Polonia, Francia e Inghilterra. Come dire che tutti avevano ragione o tutti torto allo stesso modo.
Il comportamento di Papa Pacelli, Pio XII, in quei giorni è stata oggetto di feroci polemiche mai sopite.
La questione non si può esaminare in questa sede, ma non bisogna nemmeno far finta che nulla sia accaduto Oltretevere.
Per cui nel miscuglio antifascista non si può ignorare l’appello alla pace del Papa prima dello scoppio della guerra: “Niente è perduto con la pace, tutto è perduto con la guerra”.
Insomma si guardava ancora una volta al senso all’accordo di Monaco come al fatto che poteva far finire la guerra appena iniziata. Era un alibi per l’Occidente, e pure per l’antifascismo che non si era ancora espresso in modo unitario e combattente.
Valutando qui di seguito le reazioni da parte Occidentale alla guerra tedesca si può notare come, pur fra mille titubanze, Francia e Inghilterra iniziarono a collaborare a quel fronte democratico e antifascista che fu essenziale per la sconfitta del Male Assoluto.


L’attacco tedesco era iniziato alle 05:45 del primo settembre.
L’ambasciatore britannico Sir Neville Henderson si recò al ministero degli esteri tedesco sulla Wilhelmstrasse alle 21:00 per consegnare una nota ufficiale del governo inglese. Qui di seguito il testo: “Su incarico del Ministro degli affari Esteri di Sua Maestà e del ministro per gli affari Esteri francese, ho l’onore di fare la seguente comunicazione.
Oggi, nelle prime ore dell’alba, il cancelliere del Reich ha lanciato un appello alle forze armate tedesche dal quale appare chiaro che è in procinto di attaccare la Polonia. Dalle notizie pervenute al governo di sua maestà britannica e al governo francese risulta che truppe tedesche hanno varcato la frontiera e che sono in corso attacchi contro città polacche (…)
Sono pertanto incaricato di comunicare a sua eccellenza che il governo di sua Maestà e il governo francese adempiranno senza indugio agli impegni assunti con la Polonia, continua

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