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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

8.2 Se non viviamo in perenne emergenza, per il potere politico è una catastrofe..

Circondati dagli anarchici,da un PD colluso con la mafia,dai barconi che continuano a sbarcare disperati,dai benzinai truffaldini, i governanti più a destra della storia repubblicana hanno bisogno di emergenze continue.

Perché ancora una volta siamo di fronte ad una distanza abissale fra l’Alto,la classe dirigente e il Basso,i comuni mortali fuori da ogni raccomandazione di classe ed elitaria.

Il governo in carica, che ha promesso una rivoluzione nazionale, vegeta su promesse reiterate da mezzo secolo dal punto di vista sociale, poggiando su una tregua civile fatta di senso comune qualunquista e corporativo.

È una estrema destra vera,che considera la povertà una colpa,che mantiene la Costituzione sul filo del rasoio della convenienza: mancando l’ opposizione può fare quello che vuole.

Perché questa volta, che siamo nel pieno di un inverno senza pandemia,senza mascherine,senza divieti, e che finalmente ci troviamo con un “governo eletto dal popolo”, le emergenze che fanno notizia sembrano tutte tempeste in un bicchiere d’acqua.

Come quella dell’anarchico Cospito,quella delle intercettazioni,quella dell’autonomia differenziata etc

Non che non sia di fondamentale importanza l’applicazione della Costituzione dietro le sbarre,ad esempio

E’ che non esiste emergenza anarchica,esiste già un’autonomia differenziata regionale,le intercettazioni contro la criminalità organizzata non sono quelle della Stasi etc.

Il Rdc per 800 mila cittadini da luglio sarà un ricordo,o diventerà un’emergenza per il governo assediato da fannulloni senza arte né parte?

Per le mafie un esercito è pronto alla chiamata,che problema è…

Così il disprezzo per la politica porta alla rassegnazione consistenti strati di popolazione che iniziano a dire: “ma qui, non cambia mai niente”,oppure potrebbe andare peggio.

Invece devi constatare che la vita continua,che il governo è in ” fibrillazione ” per cause endogene,che le piazze sono spoglie di bandiere antigovernative, se non anarchiche e che, se non fosse per il prezzo della benzina,il dibattito sarebbe a zero.

La guerra c’è,ma è ancora lontana,non si vede,in Iran la gente impiccata perché protestava in fondo era la normale prassi di uno stato canaglia, l’anarchico che fa lo sciopero della fame e è un classico della simbologia dei fuori di testa..

Va tutto bene,dai,il paese è il solito,siamo ultimi per tutte le classifiche su disuguaglianze e diritti civili..non siamo nel regno dei cieli,ma nemmeno all’inferno.

E il tutto non è iniziato con la destra,il fallimento del PD infatti sta nella sua asettica e presuntuosa illusione di essere ancora la parte più intelligente del paese.

E poi ieri sera con Mattarella a Sanremo possiamo dire che in fondo in fondo in Italia non si sta poi tanto male.

A parte la scandalosa performance di Rosa Chemical,stigmatizzata dall’uffizio dell’inquisizione della reazione.

D’altronde, se non hai bisogno e hai i quattrini, il Belpaese è quasi l’ideale.

I bambini ci guardano

Promuove il disarmo in nome della pace mondiale…ma si negozia in nome della sicurezza nazionale

Gli ardori bellicisti e ‘meglio lasciarli a quelli che guardano ai conflitti in atto come fossero partite di calcio.

Per le persone dotate di un minimo di umanità e di buon senso la guerra è sempre da evitare, è bene ribadirlo.

Quella ennesima sporca guerra in Ucraina, però,non può essere messa da parte tanto facilmente.

Per cui quando la morte ti arriva in casa mentre ceni il disarmo mondiale ti sembrerà la soluzione più auspicabile.

Solo che come si fa?

La frase di rito ai dibattiti in TV e’sempre quella: basta con le armi,basta con la guerra,ci vuole una soluzione diplomatica.

Benissimo.

Facciamo come la Svizzera,allora, che sta fuori da tutte le guerre,ma nel contempo sa pensare a se stessa negoziando armi e quattrini con il resto del mondo.

Cosa costa essere equidistanti facendo i pacifisti con i sogni nel cassetto di un disarmo unilaterale?

Ammettiamo che sia possibile fermare la corsa agli armamenti,magari facendo uno sciopero della fame insieme a Cospito o a qualche detenuto lasciato libero di suicidarsi per disperazione.

È evidente che appare un’iniziativa che non trova molto consenso.

Si dice infatti che i troppo sazi non sanno cosa sia il digiuno.

E quindi gli stati nazionali tutti,parlando di pace,si saziano di sicurezza nazionale cercando di trovare un equilibrio fra spese militari e consenso.

No alla guerra,no alle carneficine,ma sì al conflitto di classe capace di smuovere coscienze e diritti civili.

3.2 Il servilismo e la venerazione del potere politico vengono corredati dallo sprezzo verso gli emarginati…

E tutto un correre a perdifiato verso la carrozza di una regina underdog,che dispensa pillole di buon senso ai sudditi.

In generale i nuovi padroni del vapore si credono tali,pure perché l’andare in soccorso al vincitore non è un peccato mortale da parte di tanti follower nostrani.

Si prenda sempre il caso tragico di Alfredo Cospito,che si batte vs. il 41 bis.

Qualche Colonnello di Fdi, liberale in senso lato,si accorge che c’è un anarchico che fa lo sciopero della fame per scelta politica esistenziale: il 41 bis è uno strumento di detenzione disumano che non consentirà mai il recupero alla democrazia dei condannati, dicono anche giuristi non certo sovversivi.

Contrastare il tirare a campare della classe dirigente,quella per cui l’antagonismo si abbatte e non si cambia, diventa immediatamente emergenza terrorismo.

Così se sei un essere che pensa, il governo dei migliori post repubblichini,ma ancora non pienamente repubblicani,inscena una piazzata sul pericolo anarchico nel paese, che fa pena.

Sembra che le istituzioni siano sotto attacco per uno sciopero della fame contro una norma carceraria quale il 41 bis,che pure Vittorio Feltri contrasta!

Mentre ci si interroga, non a caso, se Messina Denaro abbia avuto quelle coperture fasciste e mafiose che hanno permesso all’eversione strutturale italiota di giganteggiare fra pezzi di stato deviati, l’anarchico Alfredo viene indicato come influencer della mafia al 41 bis perché comunica nell’ora d’aria con tre mafiosi.

L’inquisitore,Donzelli,e il suo sodale Delmastro,sottosegretario alla Giustizia,custodi e maestri di pensiero degli underdog di estrema destra -destra, hanno urinato fuori dal vaso .

Il Donzelli,poi, con il suo intervento in Parlamento,ignorando la normativa vigente che consente ai parlamentari di accertarsi delle condizioni fisiche dei detenuti e ai carcerati con il 41 bis di comunicare fra loro nell’ora d’aria, ha mostrato che non conosce i limiti della propria insipienza.

Inoltre ha divulgato notizie coperte dai servizi segreti ( fornite dal Delmastro),facendo la parte del Grande Inquisitore in Parlamento vs il PD,reo secondo il nostro,di essere colluso con mafiosi e anarchici.

Questi di Fdi fanno gli irreprensibili solo per fare carriera ducesca e perché quello che loro chiamano internazionale anarchica non ha certo la consistenza delle Bierre.

Intanto quel professore nazi che a Milano ha interrotto uno spettacolo teatrale sulla Shoa, negando l’Olocausto,era stranamente amico della Meloni e dell’Ignazio, seconda carica dello stato.

Morale : ora la palla passa a Nordio,ministro di Grazia e Giustizia, che deve decidere fra 41 bis e (tortura psicologica) e carcere duro, ma non del tutto omicida della speranza,come vorrebbe la Costituzione.

Della situazione orrenda delle carceri,dei suicidi dei poveracci in galera,di quelli che hanno fatto lo sciopero della fame e che sono morti come l’ indipendentista sardo se ne parla poco,quasi nulla.

Noi,”negri”,ebrei,comunisti,anarchici.. antagonisti,amando la vita non possiamo arrenderci

1.2 Immaginare una classe lavoratrice eternamente antagonista è una pia illusione…

La classe lavoratrice e la sua avanguardia, la classe operaia,sono scomparse dal proscenio della rivoluzione,del progressismo o del riformismo,come conseguenza della rivoluzione post industriale informatica.

Almeno in Italia dove una volta,si diceva,c’erano più comunisti che in Russia.

Lo dicono le reazioni materiali alle crisi economiche del capitale: poche lotte,molti straordinari, ma soprattutto molto spirito corporativo.

La rivendicazione corporativa nei fatti si sposa benissimo con il nuovo governo di estrema destra.

Balneari,taxisti,ma non solo,tutti pensano di rappresentare il pilastro della società,soprattutto quando si tratta di mantenere i diritti acquisiti con sacrifici,ore di lotta e soprattutto di lavoro.

Infatti i sindacati fanno molto poco per unificare la classe lavoratrice : ma non possono in effetti fare molto.

Da una parte hanno milioni di iscritti soprattutto fra pensionati e pubblico impiego.

Dall’altra parte, quando servono alla bisogna,non hanno la forza né materiale,ne morale per difendere lavoratori precari disagiati,sottopagati,che solitamente non sono sindacalizzati,per dire che non sono tesserati.

La volontà di resistere va così verso i sindacati di base,oppure si mangia la minestra per non saltare dalla finestra.

Così la nomea di nuovi proletari agli sfruttati non garantisce nessun virtù di cambiamento.

Quindi l’idea sentimentale secondo cui la classe lavoratrice ‘sia un corpo omogeneo depositario di un indefinito anelito riformista,destinato ad essere tradito da sindacati corrotti, è illusorio.

Continuano le dimissioni di massa di lavoratori scontenti di bassi salari, i quali in molti casi abitano lontano da casa,sono scontenti della loro vita,non perché spocchiosi e arroganti,ma perché fanno vite infernali per pochi denari.

Così i veti sindacali ad una politica recessiva governativa, che tira avanti in peggio un capitalismo dal volto grottesco, è un minimo che oggi può diventare un massimo in tempi di magra.

I sindacati in Francia hanno indetto uno sciopero generale contro la politica liberista di Macron.

Ma anche in quel caso l’obiettivo era il mantenimento dei diritti acquisiti rispetto l’età pensionabile; comunque già tanto rispetto alla prudenza del sindacalismo italiano.

Una classe non è eternamente rivoluzionaria se manca di fondamenti teorici,ma soprattutto di lotte sindacali.

O almeno di quel passaggio dall’in sé al per sé, base di ogni solidarietà di classe.

NB (La lotta sul Rdc dirà in proposito tante cose)

30.1 Chi procura dolore e sofferenza all’ anarchico Alfredo è un criminale in guanti bianchi…

E ritornata l’emergenza anarchica.

Lo sbatte in prima pagina il giornale la Repubblica, tentando di trovare un’emergenza spendibile dopo le proteste antagoniste anarchiche vs. la tortura fisica e psicologica di Alfredo Cospito al 41 bis.

Lo berciano con grande virulenza chi, per storia e tradizione, considera gli anarchici gente da eliminare dalla faccia della terra: i fascisti.. e poi anche qualche stalinista che ha nostalgia della pace universale dei gulag.

Sembra che il governo di estrema destra sia ovviamente per la linea durissima verso una minoranza considerata sediziosa,al di là di quello che fa.

Come contro i migranti,come contro i balordi che non stanno nella riserva indiana del dio,patria e famiglia,gli anarchici sono un pericolo per la democrazia.

Lo stato non scende a patti con chi minaccia,dice Palazzo Chigi.

A meno che non si tratti di Cosa Nostra,diciamo noi.

E poi,incidenti a Roma,un ferito fra le forze dell’ordine,ambasciate assaltate all’estero,molotov artigianali contro commissariati di polizia,siamo in guerra vs. la sovversione…

Negli scontri fra tifoserie sull’autostrada vi sono stati più reati che in decine di manifestazioni per Alfredo.

Messina Denaro,poi,ha goduto di coperture che Alfredo Cospito si sogna.

Dopo 102 giorni di sciopero della fame il garante dei detenuti ha detto che va curato in una struttura attrezzata.

Il ministro degli Interni Piantedosi dimostra una predisposizione naturale a fare il duro con i capri espiatori della mediocrità piccolo borghese.

È proprio vero che bisogna farsi i fatti propri per vivere in pace: Alfredo lo ignora.

27.1 È sempre commovente vedervi cari bimbi, derubati della vita dal Male assoluto…

Nel giorno della memoria noi non ci siamo per i ricordi di maniera.

Perché ci siamo sempre,in un tempo sospeso alla ricerca di un bene possibile.

Ma i nazi fascisti non vogliamo più vederli, perché i nostri sogni non hanno bisogno di temporanei incubi negazionisti.

Vi sono troppe complicità, oggi in Italia, nel denunciare il nazismo per salvare il fascismo.

Il giorno della memoria in questo contesto culturale non è il solito

Se l’Olocausto e’ l’apogeo del Male assoluto nella storia umana,qualsiasi giustificazione del fascismo va combattuta in ogni modo.

Ma quei bimbi,non si fermeranno,li abbiamo seppelliti nei nostri cuori,nelle affollate solitudini di chi cerca di non dimenticare.

Ciaooooooooooo

25.1 Verso il giorno della Memoria: il massacro dei giudei comunisti…

Brano tratto dall’ebook Operazione Barbarossa…di Pierluigi Raccagni,gratuito dal 25 al 29 gennaio

  1. LA SACCA DI KIEV

Kiev fu meno fortunata della capitale.
I sovietici, proprio perché prevedevano che l’attacco principale della Wehrmacht avvenisse verso Sud, avevano ammassato in Ucraina le ec- cellenze dell’Armata Rossa.
Il responsabile del “misfatto “fu un maresciallo cosacco che con cariche massicce di carri armati si proponeva l’eroica, quanto velleitaria, salvezza dell’Ucraina dalla barbarie dei panzer nazisti.
La confusione, però, regnava anche negli alti comandi sovietici.
Stalin era convinto che Kiev andasse difesa ad oltranza, mentre Zukov, il migliore dei suoi generali, aveva avvertito il grande capo che bisognava immediatamente abbandonare Kiev per evitare l’accerchiamento.
Già ai primi d’agosto il gruppo d’armate di Von Rundstedt, con l’ap- poggio di romeni e ungheresi, aveva catturato 100.000 soldati intrappo- lati nella sacca di Humań.
Il generale Semën Michajlovič Budënnyj, compagno d’armi di Stalin, che non era certo stato all’altezza della situazione, fu rimosso dall’incarico, quando il danno era già stato fatto.
Da Mosca venne l’ordine di resistere.
Timošenko, che aveva preso il posto di Budënnyj, si convinse che non vi era altro da fare che ritirarsi; mandò un ufficiale in aereo a portare l’ordine alle truppe accerchiate, ma il generale Michail Petrovič Kirponos si rifiutò di prestarvi fede, ritardando di fatto le operazioni di ritirata.
La congiunzione del gruppo corazzato tedesco proveniente da Nord con quello proveniente da Sud fu fatale per la città di Kiev, gruppi di sbandati si aprirono la strada combattendo, ma più di mezzo milione di uomini dell’Armata Rossa furono uccisi o catturati dalle forze tedesche.
“Il 19 settembre i fanti del XXIX corpo d’armata inquadrati nella Sesta Armata occuparono Kiev.
Il 26 settembre l’immane battaglia era finita. Cinque armate sovietiche erano state distrutte completamente e altre due in buona parte. Un mi- lione di russi erano morti, feriti, dispersi o prigionieri (…)
Ecco il bilancio numerico della battaglia: 665.000 prigionieri 3.718 cannoni, 884 carri armati, e una incredibile quantità di materiale bellico di ogni genere (…) la storia non aveva conosciuto fino ad allora una battaglia di simili dimensioni: cinque armate distrutte. Cinque armate! La vittoria trovava la sua origine nella perizia superiore dei comandi tedeschi, nell’audace strategia di movimento, e nella tenacia infaticabile della truppa”.
Cfr. Paul Carell, op. cit. pag. 149

Paul Carell, alias Paul Schmidt, esaltò la magnificenza delle truppe tedesche, dal punto di vista militare.
E ciò non fa una grinza.
Kiev, però, non fu solo un capolavoro di tattica militare, fu anche un capolavoro di fredda criminalità da parte della Wehrmacht: “Il gruppo armate Sud affamò Kharkiv e Kiev, che erano state capitali dell’Ucraina (…)
Ostinatamente fedele al Generalplan Ost, Hitler voleva che la città venisse demolita. Ma i comandanti sul campo avevano bisogno del ponte sul fiume Dnepr per continuare l’avanzata verso Est, perciò alla fine irruppero nella città.

Il 30 settembre gli occupanti proibirono i rifornimenti di cibo. La logica che soggiaceva a questa decisione era che il cibo della campagna doveva rimanervi per essere raccolto, in seguito, da un’autorità civile tedesca d’occupazione. Ma i contadini dei dintorni trovarono il modo di entrare a Kiev e distribuire la merce. I tedeschi non furono capaci di isolare la città come invece avevano fatto i sovietici nel 1933”.
Cfr. Timothy Snyder, Terre di sangue, l’Europa nella morsa di Hitler e Stalin, Milano 2011, pag. 206

Stalin nel 1933 aveva affamato l’Ucraina uccidendo in pratica 3 milioni di persone, ora i tedeschi, aiutati da milizie Ucraine nazionaliste si preparavano a far mattanza di ebrei e comunisti.
“Al di là dei tavoli gli ebrei con addosso solo la biancheria tremavano di freddo (…)
Dei Polizei ucraini separavano gli uomini e i ragazzi dalle donne e dai bambini piccoli (…)
Molti ebrei, camminando, intonavano canti religiosi, pochi tentavano di fuggire e quei pochi venivano subito bloccati dal cordone di sicurezza e abbattuti: dalla cresta si udivano distintamente le raffiche, so- prattutto le donne cominciavano a farsi prendere dal panico. Ma non potevano fare niente.
Li dividevano in gruppetti e un sottufficiale seduto ad un tavolo li contava: poi i nostri Ascari li prendevano e li portavano sul ciglio del burrone (…) Gli ”imballatori” ucraini trascinavano il loro carico verso quei mucchi e li costringevano a sdraiarvisi sopra e accanto: allora gli uomini del plotone si facevano avanti e passavano lungo le file di persone seminude sdraiate, sparando a ciascuna un colpo di mitraglietta alla nuca”.
Cfr. Jonathan Littell, Le benevole, op. cit. pagg. 123, 124

Il collaborazionismo dei nazionalisti anticomunisti ucraini in questa cir- costanza portò la barbarie nazista alla solenne ouverture della solu- zione finale: il morbo del nazifascismo non ottenebrava solo le menti di una parte cospicua del popolo del Terzo Reich, ma anche quelle dei popoli schiavizzati e ritenuti inferiori.

Per non finire loro stessi con un colpo alla nuca, in una fossa comune, collaborazionisti criminali e fascisti lituani, ucraini, ungheresi, romeni faranno a gara nel massacrare militanti comunisti e democratici e soprattutto ebrei.
La Wehrmacht, la Gestapo e le SS erano felici di tale bad company. “(…) i tedeschi fermavano gli ebrei per strada o li prelevavano dalle case e li obbligavano a lavorare nelle prigioni. Al loro arresto partecipava anche la polizia ucraina appena costituita…Ogni mattina circa mille ebrei venivano presi e distribuiti nelle tre carceri. Alcuni venivano messi a spaccare il cemento e a riesumare i cadaveri. Altri venivano fucilati nei cortiletti interni delle prigioni (…)
A questo spettacolo brutale partecipavano gli ariani di L’vov. Vagavano a frotte nei corridoi e cortili godendosi le sofferenze degli ebrei”.
Cfr. Richard Rhodes, Gli specialisti della morte, op. cit. pag. 69

23.1 Sono tornati i post fascisti, a quando la de – fascistizzazione del Bel Paese?

Ci vorrebbe un’ operazione speciale.

Non militare,si spera.

Almeno storico culturale, sì.

Con l’arresto di Messina Denaro si è riecheggiato l’intreccio fra mafia,poteri dello stato,servizi deviati,logge massoniche,fascisti, partendo dalla stagione dello stragismo.

Meno male,ci mancherebbe.

Nessuna novità : Messina Denaro era protetto dallo Stato profondo,occulto,non secondo malelingue, ma secondo magistrati che in questi anni hanno continuato a lavorare vs. la mafia e i suoi tentacoli.

Il rituale che accompagna l’Italia dei misteri,ormai diventati segreti di pulcinella per la generazione degli over,non esalta gli ottimisti di radicali cambiamenti nel rapporto stato – mafia fra i giovani.

Per le nuove generazioni,infatti, è difficile riuscire ad intrecciare storie di endemica criminalità con la storia della nostra Repubblica al di là dei generici luoghi comuni sul” piove governo ladro” tramandato da padri e madri ai figli.

Ci vorrebbe allora, da parte di quelli che hanno il potere culturale, la buona volontà di fare chiarezza da un punto di vista storico sul fascismo.

Facciamo degli esempi.

Ignazio Larussa e Isabella Rauti hanno rivendicato con orgoglio non molto tempo fa, l’appartenenza alla storia dell’Msi,come fosse il percorso della Caritas, o di Save the children.

A parte che Pino Rauti,padre, è stato fondatore di Ordine nuovo,a parte che i missini hanno svolto il lavoro di maggiordomi della reazione inneggiando all’uccisione di socialisti,comunisti,anarchici dal ’45 in poi,per il resto sono puliti.

Hanno sempre sparato su operai,contadini,studenti in nome dell’anticomunismo.

Lo abbiamo scritto milioni di volte cosa sia stato il fascismo per cento anni:non ci stancheremo mai di ripeterlo.

D’altronde dio,patria e famiglia è già un programma,il governo di estrema destra rivendica il suo ruolo nella storia,passato pure dai camini dei campi di sterminio.

Con un’avvertenza: l’Msi di Almirante era un partito che,anche se figlio della Repubblica sociale italiana, aveva accettato la Repubblica nata dalla Resistenza,quindi non si tocca.

Dire bugiardi,ipocriti, è poco.

La defascistizzazione non è mai avvenuta,i favori alla mafia e alla sua borghesia sono sotto gli occhi di tutti.

Si spera sempre nel bene, perché se non si spera anche Messina Denaro è già storia da dimenticare.

L’autodifesa della democrazia dalla deriva sottoculturale, nel nome della Costituzione,però non ci può essere negata.

Cominciando dall’educazione delle giovani generazioni.

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