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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

19 marzo 2019 QUOTA 100 E – BOOK GRATUITO IL RACCONTO DELLA GUERRA GIUSTA di 432 pagine

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Nelle vaie presentazioni ( 12) ho notato interesse per l’argomento, vista la non voluta stringente attualità.

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FAUSTO E IAIO VOLEVANO UN MONDO MIGLIORE: ERANO, SONO E SARANNO…..

Quarantuno anni e sembra ieri, si dice,quando Fausto mi parlava di quel concerto di blues al Leoncavallo che sarebbe andato a vedere con il suo amico Iaio.

Proprio così andò al Liceo artistico I di via Hajech, nella classe di Fausto.

Che siano immortali nel nostro cuore e nella nostra testa, non ci sono dubbi.

A quasi settanta anni mi vengono ancora i brividi di freddo a pensare a quella giornata dei funerali, con la Milano antifascista in piazza.

Vento di marzo crudele, sole di marzo crudele: luce accecante e tanta rabbia per quei ragazzi uccisi dai fascisti.

Scrivo così come fossi ancora un giovane di quegli anni, cercando di rendere poetica e romantica la morte di due innocenti, che non lo è mai.

Non mi vengono nemmeno parallelismi con l’oggi.

Nè speculazioni politiche del perchè il delitto di via Mancinelli seguì di due giorni il rapimento di Aldo Moro.

ll vento di destra, la rivalutazione del fascismo anche da parte delle istituzioni,il “pacifichiamoci ruffiano” non scalfiscono la memoria di Fausto e Iaio.

A Danila madre di Fausto, a Maria sorella di Iaio, a tutti quelli che per una vita non hanno dimenticato i ragazzi, un abbraccio.

Titolo : Simpatia per un angelo

 

 

“Hanno ammazzato Fausto, Fausto è vivo”La discussione fra me e Fausto si fermava sempre allo stesso punto.

E sì che io, che ero il suo professore di Lettere e storia al Liceo artistico di via Hajech, in fatto di musica credevo di saperla lunga. Io, che avevo scritto su Re Nudo dei Soft Machine e di Frank Zappa in tempi molto sospetti, non potevo rassegnarmi a dare ragione a Fausto, un mio studente, che viveva di arte in senso largo: oltre che di Raffaello, Fausto la sapeva lunga sui Rolling Stones. Così eravamo entrati in contatto, io e Fausto Tinelli.

Lascia perdere Leopardi, lascia stare pure il Foscolo o Hegel, lascia che Dante si studi soprattutto al classico, ma vuoi mettere discettare sulle Pietre Rotolanti?Non era banale, infatti, contrapporre alla cultura quello che era il simbolo della controcultura.

Era il modo in cui entravi in relazione con il movimento degli studenti in quegli anni.Non che avessi bisogno di trovare artificiosamente il terreno comune per parlare con Fausto e gli studenti della sua classe.Nel 1977, quando iniziai ad insegnare avevo 27 anni, i miei studenti 18 – 19, differenza minima, colmabile con dissertazioni appassionate sui Rolling Stones e i Led Zeppelin. E Fausto era irremovibile.“Prof., Simpathy for the devil e Satisfaction e insomma tutto degli Stones…non ce n’è per nessuno”.“Tinelli, ma tu hai sentito bene quando Jimmi Page attacca “Whola lotta of love?”Così un giorno sì, e uno pure.Perché fra me e Fausto la musica rock, il blues e i concerti “ live” erano più che un’insana passione del cuore e della mente: erano la colonna sonora del nostro stare in mezzo agli altri.

 

Per cui quando la nostra contrapposizione dialettico – musicale fu stroncata in modo così ignobile da quei sicari di fascisti che gli spararono a bruciapelo io non avevo ancora finito né il programma di storia, né la storia del rock, che poi sono la stessa cosa.Fu Cinzia a telefonarmi a casa il 18 marzo verso le dieci di sera. Ricordo che avevo un telefono rosso sulla cassapanca vicino alla televisione in sala da pranzo.Mia figlia, che allora aveva tre anni, era ancora intenta a giocare.“ Hanno ammazzato Fausto”, disse Cinzia, con la voce rotta e commossa.“ Fausto chi?” Risposi.Non mi si prenda per un professore che non conosce i suoi studenti dopo sei mesi.Cinzia era di Lotta Continua, io allora militavo in Lotta Continua, Fausto poteva essere un compagno di Lotta continua.Cinzia ripetè: “Fausto, Fausto Tinelli e un suo amico, Iaio.” Per me fu una vera sorpresa .Fausto, infatti, era un ragazzo mite, e non faceva del male a nessuno.

Portava i capelli un po’ lunghi a caschetto, ma si direbbe oggi, non era un militante estremista – violento.

Se in quegli anni si potevano pure commettere degli errori, per eccessiva durezza verso i nemici politici, ad esempio, Fausto non era fra quelli che annoveravi come un guerrigliero degli Anni Settanta.

Così, riattaccando e chiamando poi Max di Elleci, per andare al Leoncavallo, cominciai a pensare delle cose che penso anche oggi su quegli anni.In quegli anni, se la memoria non mi inganna, Fausto, Iaio, tanti compagni e me medesimo, eravamo della stessa tribù senza bisogno di tante parole.

La vana chiacchiera, parafrasando un filosofo tedesco, che oggi accomuna nel talk-show l’incomunicabilità e la tragedia immanente di un vuoto difficile da colmare, una volta non c’era.

Invece quella volta, mentre con Massimo si andava al Leoncavallo con la R4, sentivamo proprio che ci avevano privato di una parte del nostro modo di esercitare la nostra esistenza in questo mondo.Per un professore di filosofia alle prime armi non era un gran ragionamento, lo riconosco.

Ma non mi interessa.Aver perso oggi la semplicità di parlare con gli altri, senza pretendere di vender loro qualcosa, ( compresa l’anima), è per me una bestemmia etica e civile.Invece Fausto per me era Tinelli: cittadino italiano di serie A, con diritto ad una vita dignitosa.Oggi Fausto sarebbe uno della generazione x,un consumatore, difficilmente un cittadino.Allora era il nome di un ragazzo di sinistra, che oggi si direbbe democratica.I mandanti morali di quell’omicidio, pensavo allora, non sono lontani.

E questo lo penso anche oggi.I mandanti della macelleria messicana, ( parola di funzionario dello stato sul G8 di Genova), c’erano anche allora.

 

Erano quelli che si esercitavano a fare la guerra civile discettando di democrazia.

Avevano però paura.Dopo il 16 marzo, infatti, quelli che da sempre tengono le fila dello stragismo e della corruzione avevano preso una fifa maledetta. Perché il 16 marzo, due giorni prima della morte di Fausto e Iaio, le Br avevano rapito l’on. Aldo Moro, massacrando i cinque agenti della scorta.Il nostro 11 settembre è stato quello.Se avevano rapito Moro erano in grado di rapire e uccidere chiunque, si sussurrava.

Così bisognava sparare nel mucchio per rispondere alla follia rivoluzionaria.

 

E il Mucchio selvaggio erano quelli coi capelli un po’ lunghi, quelli delle manifestazioni, dei concerti, quelli che a dieci anni del 68’ non avevano capito che bisognava diventare grandi: pensare ai fatti propri e non rompere le palle.Così quando arrivai al Leoncavallo vidi tutti quei ragazzi piangere disperati la morte dei due compagni. Io non piansi.

Pensai come far vivere Fausto e Iaio in eterno.L’onnipotenza dei miei 27 anni non poteva che sfiorare questo pensiero.Non un sogno effimero, dunque.Ma l’utopia consacrata e “inverata” nella memoria dei compagni cadutiSi formò il corteo, subito.Niente striscioni, niente bandiere, solo dolore e rabbia.C’erano quelli che gridavano uno slogan, che poi mi rimase nella testa“ per i compagni uccisi nessun lamento, linea di condotta combattimento….”Non mi piaceva.Perché era un grido solo di vendetta. La guerra, altri morti, altri funerali.Il corteo attraversò la città.

 

La voglia di bruciare tutto, però, era tanta, soprattuttoi simboli del potere e della ricchezza di una Milano che non si meritava Fausto.Ma, mi sbagliavo ancora.

 

Andammo ai funerali.

 

Il feretro partiva da piazza Gorini.

 

Fausto non sapeva che in piazza Gorini avevo passato la mia infanzia.

 

Prima giocando a pallone, poi ascoltando con il mangiadischi i Rokes, l’Equipe 84 e poi i Beatles,i Rolling Stones, i Kinks,Bob Dylan, i Cream, Hendrix….

 

E se Fausto lo avesse saputo sono sicuro che avrebbe detto: “ma vuole mettere Satisfaction con Help?”

 

Più di dieci anni prima in piazza Gorini quando la mia banda giovanile ascoltò Satisfaction non sapeva nemmeno dell’esistenza del blues, non sapevamo che il titolo del brano era stato preso da Muddy Waters, padre del blues.

 

Poi il 68’, tra le altre cose, ci fece vedere i Rolling Stones come i cantori per eccellenza della nostra ribellione.E Fausto, dopo un decennio, si era trovato d’accordo.A piazza Gorini c’era la camera mortuaria dove giaceva Fausto.. L’obitorio si trova davanti all’ospedale dei tumori dove c’era stata anche mia madre.Quella zona, dove avevo giocato, ora era una zona di dolore e di tormento, visto che mia madre era morta nel gennaio del ’78.C’era un sacco di gente, e molti erano del popolo, non solo studenti.Per la morte di Fausto e Iaio la città di Milano si stava fermando.

La terribile e allora dura contrapposizione con la vita di Moro venne fuori in tutta la sua profondità.Come si faceva a non mettere in relazione i due episodi?.Anche la carità cristiana non avrebbe esitato a piegare il suo sguardo misericordioso sul corpo dei due ragazzi uccisi…….e forse l’ha fatto anche Aldo Moro, chiuso nella prigione del popolo.Portai la bara sulle spalle con altri colleghi e compagni del liceo artistico, professori e studenti che mi sono rimasti nel cuore. Poi Fausto partì via, lontano e non lo vidi più.Apparentemente, però.

Perché la vicenda del 18 marzo del 1978, i miei studenti lo sanno, è rimasta in tutti i miei ricordi in questi trenta anni di scuola.Da trenta anni insegno filosofia e storia, e di generazioni sui banchi di scuola ne ho viste passare.Ho sempre ricordato Fausto e Iaio, ci mancherebbe.L’educazione alla democrazia passa anche dal loro ricordo.

Alcuni anni fa mi è capitato di ritrovare Antonella una compagna di classe di Fausto che era rimasta in contatto con i compagni della terza artistica.Antonella mi chiamava Garibaldi, come gli studenti mi chiamavano allora perché avevo capelli lunghi biondi e barba bionda.Il mio cavallo era un motorino “Ciao” con il quale facevo la spola fra tre scuole perchè da precario avevo 18 ore di cattedra sparse per Milano.

Nel 2005 ci siamo trovati tutti in via Corridoni a commemorare i ragazzi uccisi.

Lì ho trovato la madre di Fausto.

MI ha detto che lui voleva fare il professore di filosofia come me e che parlava sempre di me.La trovai contenta perché si parlava del figlio, ma stanca di non aver mai avuto giustizia.

Cosa potevo dirle?Potevo narcisisticamente dire che il mio lavoro di professore che parla di senso della vita e della morte veniva fatta in nome di Fausto Tinelli?

 

Sarebbe stato troppo, per me, naturalmente.Ma comunque ora devo proprio dire che la forza che mi hanno dato quelle vicende, il senso di quelle vite perdute, così a me vicine, sono state determinanti per la mia, di vita.

E il merito è di Fausto, dei suoi capelli a caschetto, del suo modo sognante e timido di vedere se stesso e l’universo intero.

 

Nell’ arroganza generalizzata di oggi il ricordo di quei compagni uccisi è leggero come una piuma che vola alta.Non perché è effimera, ma perchè vola oltre la banalità e il senso comune del realismo qualunquista e ipocrita.

Così quando spiego agli studenti di oggi cosa vuol dire “avere una memoria come forma di autocoscienza e di sapere di sé”, non posso non citare il nome di Fausto e Iaio. Nel senso che tutto quello che accadde nel marzo del ’78 deve diventare memoria collettiva.

Belle parole si dirà, ma oggi a chi frega niente di Fausto e Iaio? Non è così, e io lo so benissimo.Lo so perché dentro ai miei pensieri la filosofia prende sostanza solo rispettando il senso profondo di chi è morto per una causa giusta.

E questo lo fanno tutti quelli che hanno a cuore una donazione di senso alle cose.

La ricerca, che parte dai Rolling Stones arriva lontano, dove il sorriso mite e malinconico di Fausto non si può mai spegnere. D’altronde la Sacre Scritture non dicono che è meglio cercare “i vivi fra i morti che i morti fra i vivi?”

In questo contesto, ogni volta che sento l’entrata di chitarra in Simpathy for the devil, devo confessare due cose.

Che la Simpatia per il diavolo era uno scherzo di un angelo volato in cielo.

E che poi Fausto aveva ragione.Quell’entrata solista piena di rabbia era piena anche di vita.Quella rabbia in me non si è mai sopita.

 

“ Hanno ammazzato Fausto, Fausto è vivo”. Pierluigi Raccagni 2007

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La vulgata “del fascismo che ha fatto cose buone”, targato presidenza europea è una fonte di inquinamento globale

Ciò che ha detto  Antonio Tajani,  alla Zanzara, che insomma Mussolini tranne che per il delitto Matteotti, le leggi razziali e la guerra con Hitler aveva fatto cose buone, fa parte di quella banalità del fascismo tipica dell’italiano reazionario.( cfr. Ezio Mauro su Repubblica).

Quello che un certo fascismo popolare, di animo buono, di anticomunismo viscerale ha sempre detto e ha sempre creduto, la chiacchiera da bar alla Tajani,  che ricordo dai primi anni sessanta, oggi è prassi dell’amministrazione.

Anzi il nostro, che si è autoproclamato antifascista da sempre, ( al padre di Di Battista, lui sì nostalgico doc, non risulta, dichiara di averlo visto nelle sedi dell’Msi con braccio alzato…)  poi si è scusato.

Perchè a Strasburgo non l’hanno presa bene, anche  i liberali, che in Europa sono democratici, ne hanno chiesto le dimissioni.

Ma  scusarsi per aver cavalcato la nostalgia per Mussolini, che fa parte del qualunquismo becero dell’ignoranza storica, è un comodo modo per tirarsi fuori dal pensiero dominante nazional- fascista.

Il duce con le sue bonifiche, con i treni in orario, con le poste che funzionavano è come Hitler che nonostante tutto aveva dato burro e marmellata, wurstel e crauti ai tedeschi affamati, in fondo anche Stalin aveva costruito la più bella metropolitana del mondo…

Star qui a ricordare il colonialismo contro gli Etiopi con i gas asfissianti, il bombardamento di Barcellona decantato da Ciano durante la guerra civile spagnola,la supponenza, la criminalità con la quale l’esercito fu mandato al macello in Russia, in Africa, in Grecia è inutile.

Mussolini fu modello per Hitler fin dal 1922, ammazzò anarchici e comunisti, bastonò la classe operaia; la guerra imperialista, come ricordano tutti gli storici onesti, era la strategia finale del fascismo e del razzismo.

Il fascismo non è da dimostrare, non è da discutere, non è da negoziare.Per cui Mister Antonio T. palesa che in Italia non esiste una destra conservatrice e liberale come soggetto politico, esiste una destra reazionaria, populista,razzista di cui Salvini è l’ultimo epigone.

I fatti sono questi:oggi giornata contro l’inquinamento globale i giovani che sfilano in piazza dovrebbero almeno imparare dai più grandi che l’inquinamento fatto dall’uomo contro la natura è un crimine,ma ancora più criminale è l’indulgenza di una parte dell’opinione pubblica italiana e dell’Europa verso il Male Assoluto.

 

DOMANI A SETTIMO MILANESE ORE  16,30

 

 

 

 

 

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Ci sono i bisogni e i desideri, non solo la stessa cosa per chi si dichiara ancora laicamente di sinistra

Desidero mangiare,lo puoi dire quando vai al ristorante, non quando muori di fame.

Così è difficile dire desidero curarmi,avere una casa, andare a scuola…

Di solito curarsi,mangiare,avere una casa dove andare, avere un’istruzione fanno parte della categoria dei bisogni primari, non dei desideri secondari.

La questione oggi non è per nulla scontata.

Mentre nel quarto mondo la povertà è ancora determinata da mancanza d’acqua, di cibo, di abitazioni decenti, di istruzione, la povertà fra noi occidentali è determinata dalla mancanza di consumo, dalla sofferenza di chi non può permettersi nulla, al di fuori di una stentata e primitiva sopravvivenza quando va bene.

Un detenuto straniero a scuola mi ha detto una cosa elementare: ” qui parlate di povertà, ma non sapete niente di cosa vuol dire vivere con la fame”.

Lo sapevano bene i nostri nonni e i nostri padri, i comunisti sono nati e cresciuti chiedendo pace, pane e lavoro, non certo beni superflui.

Tutte cose che si sanno ovvio, diremmo scontate,ma mica tanto…..da quando lo sfruttamento bestiale dell’uomo sull’uomo, sulla donna e sui bambini che rasenta il massacro fisico del proletariato, è considerato prodotto interno lordo, il termometro della salute dell’economia.

Quando l’economia di una nazione capitalista patisce il calo dei consumi interni è crisi, in Grecia però la crisi ha voluto e vuole dire meno medicine, meno cibo, meno istruzione, meno case da abitare.

Il filosofo di Treviri a proposito era stato chiaro e solenne: da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni.

Il socialismo reale e il  comunismo sovietico in questo senso sono stati cattivi discepoli del maestro; i bisogni primari venivano assicurati,l’uguaglianza veniva tutelata al ribasso,il desiderio di avere il superfluo era solo appannaggio della nomenclatura, la libertà era un bene da trovare non in se stessi, e con gli altri ,ma nel partito  – stato.

La critica di Serge  Latouche, filosofo francese, alla società dei consumi,forse non è una sciocchezza come pensano tanti intellettuali de sinistra ( la decrescita felice).

Se buttiamo via benzina alle code dei caselli, cibo che avanziamo, acqua che non usiamo,medicine che non usiamo, non è che siamo  eticamente squallidi, siamo degli squallidi dissipatori del superfluo, mentre una parte dell’umanità che contribuisce al plusvalore soffre ancora la fame, la sete,la mancanza di medicine.

Quando poi vengono a vivere da noi li trattiamo a pesci in faccia: sono clandestini alla faccia della nostra cultura illuministico –  cristiana.

In questo senso tutti i governi Occidentali, soffrono di un modello di sviluppo capitalistico e consumistico che ci abitua al benessere delle anime morte.

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Uscita prossima volume secondo

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Per i poveri proletari noccioline di umanesimo da parte di un governo pacchiano e bugiardo..

La pacchia è finita solo per i migranti dalla Libia, per le donne sfruttate in patria, per quelli che lavorano in nero a due euro l’ora,per chi non hai mai avuto nulla.

Mentre per i pacchiani di governo, per l’arroganza della nuova casta con scivolamenti neo – fascisti, è il momento di racimolare privilegi e ricchezze, del domani non c’è certezza.

A costo di essere monotono si può dire che chi ha sbandierato la fine della povertà, il boom economico, il no alla Tav, dopo un anno di governo ha tirato a casa un bel gruzzolo, con la prospettiva di quattro anni di potere assicurato comunque.

Nonostante la buona volontà dei cinque stelle ( sic) deputati e senatori guadagnano al netto più di centomila euro l’anno, in due mandati tiri a casa 1 milione netto.

La NUOVA CASTA che pensa ai poveri italiani, che fa i conti in tasca ai migranti che scendono dai barconi ( hanno il telefonino), che si commuove per  gli schiavi dell’agricoltura pagati da schifo, ( cioè non pagati), non fa nulla  di veramente utile per gli eterni sfruttati.

Lo fa a pezzetti, a secondo del proprio elettorato, creando un fascio di corporazioni garantite dal contratto di governo che poi si ritrovano nelle urne contro i radical – chic, le ong, il volontariato per il terzo mondo, i centri sociali combattivi, gli intellettuali poco propensi a lodare il vincitore.

Ormai a parlare di nuova destra fascista sono anche quelli del Pd, chi lo denunciava da subito era un estremista, filo – brigatista.

La menzogna del popolo sovrano,della legge sulla legittima difesa,i congressi sulla famiglia all’insegna di quella Sacra borghese e patrimoniale sono poi il pane quotidiano di una visione della società pacchiana, triste, lugubre, claustrofobica, filo nazional  socialista.

Le dichiarazioni di scherno di Salvini verso i migranti sono un’offesa alla nostra cultura, fra qualche anno i collaborazionisti non potranno dire” io non sapevo”.

Adda venì la Tav,forse è meglio adda venì la rivolta di chi non ci sta.

E’ quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare….

 

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In uscita come e book e cartaceo

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L’otto marzo, giornata espropriata dalle multinazionali della superficialità, è invece il giorno dello sciopero generale

L’otto marzo, giornata internazionale della donna, da giornata di lotta per l’emancipazione dallo sfruttamento materiale, morale,direi  fisiologico della donna è diventata non solo una liturgia, ma una vera e propria festa delle multinazionali del consumo e della retorica a buon mercato.

La questione femminile, d’altronde, tutti i giorni è sui giornali per via di stupri,violenze domestiche,aberrazioni varie, gossip di varia natura, scemenze e fascismi di ritorno ( la donna deve stare in cucina, vedi lega) che non hanno giustificazione se non nel fatto che la restaurazione, la controrivoluzione in atto è potente e universale.

E infatti i  dati forniti da ” Non una di meno” sulla violenza sulle donne sono impressionanti ( cfr sito): a fare da sfondo alla vita delle donne c’è violenza pubblica e privata. 

Poi però c’è il coraggio, non solo ideologico, nè piattamente femminista di chi non ci sta da parte delle donne: un esercito sovranazionale che non vuole patire una schiavitù culturale e morale e che in Italia oggi ha proclamato uno sciopero di genere che riguarda lavoro pubblico e privato delle donne ( la famiglia), produzione e riproduzione della specie, lavoro e cure degli anziani ( che comunque spettano alle donne gratis amore dei).

Si dirà che c’è donna e donna, così come c’è uomo e uomo.

Ma questo è un discorso che potrebbe riguardare ogni forma di identità: c’è l’operaio comunista che maltratta moglie o figli, c’è il padrone che rispetta la diversità biologica,così come c’è la donna che con la donna usa la violenza più bestiale.

Quello che conta è che si superi il duopolio quote rosa- mimosa, così come la retorica di falce e martello senza se e senza ma.

Oppure che l’emancipazione non consista solo nell’elogio alla donna in carriera, oppure ad una ruffiana sudditanza che “donna è bello” da parte di quegli  ominicchi del 14 febbraio e otto marzo pronti a far festa per qualsiasi cosa sia facile da vivere.

La recente e perdurante crisi ha messo sulla croce milioni di donne in Italia: la disoccupazione è donna, la mancanza di asili nido è donna,lo sfruttamento bestiale sul lavoro è donna, parecchie ragazze, notizia di ieri, abbandonano la scuola.

Da genere uomo maschio mi viene da riflettere quando vedo le donne dell’Isis che accompagnano i loro figli per strade polverose in cerca di riparo, quando vedo  le giovani che scendono dai barconi con la faccia che denuncia il loro  male di vivere, quando le donne dei call  center dichiarano che con 600 auro al mese e il marito disoccupato quella non è vita.

Tra le centinaia di milioni di sfruttati l’universo femminile è oggettivamente rivoluzionario, sta a loro praticare la normale radicalità della loro situazione.

Per noi uomini, il problema è quello di sempre, cercare di capire che nessuno al mondo deve essere sfruttato,  soprattutto le donne e fare la nostra parte.

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Non una di meno: l’8 marzo noi scioperiamo! – Non una di meno

Arrivano le ruspe,bene, rimane il caporalato bene,più armi per tutti, bene, speriamo non finisca male…..

E’ un giorno fondamentale oggi per la storia recente dell’Italia repubblicana, o repubblichina.

In questo momento le ruspe stanno abbattendo la tendopoli di S. Ferdinando ed è un bene che i lavoratori al nero quasi tutti africani non vivano nelle sporcizia.

E’ anche vero che la causa della loro indigenza dipende tutto dagli italiani che li sfruttano come bestie, lasciandoli liberi di morire a piacimento secondo grado di disperazione e infelicità.

Ma il sonno del perbenismo piccolo – borghese e parafascista non sarà piu turbato da criminali estemporanei o incalliti del pianeta migratorio: dalla pernacchia di Totò si passerà alla Colt del tenente Calleghan, è carnevale e tutto vale, anche un decreto sulla legittima difesa che l’associazione magistrati ha considerato inutile e dannoso.

Quello che si vuole dire è che la virulenza psichica che vuole costruire un paese triviale, volgare, quasi scemunito nel credere che una campagna elettorale eterna porti benefici agli italiani continua inesorabile.

I cinque stelle voteranno tutto, perchè si tratta del contratto di governo, più fondante della bibbia di S.Girolamo.

Domanda: cosa farà la sinistra?. Quando vuole può occupare le piazze con proposte dignitose come quella di sabato a Milano, l’importante secondo me che non si perda nella solita liturgia un po’ patetica di distinguo fra riformisti, rivoluzionari, liberal – democratici, stalinisti, rosso – bruni ecccccccccccccetera.

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Prossima uscita volume due

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” Ho imparato molto dal marxismo. Lo confesso apertamente” ( Adolf Hitler). Promemoria per la feccia nazional – socialista

Beppe Grillo, il maestro di pensiero del vaffa, il guru del uno vale uno, davanti alla manifestazione di Milano ha commentato che il razzismo è un falso problema. Come tutti i demagoghi della storia non ha ricordato che un suo ministro, Toninelli, ha chiuso i porti e che il sodale Salvini ha insegnato la pedagogia dell’odio sotto l’ombrello del prima gli italiani.

Ma la posizione di Grillo, come quella dei giornali reazionari filofascisti ( Libero e la Verità), ha preso a cuore il vero problema del nostro secolo : l’egoismo sociale, loro che negano i fondamenti della costituzione repubblicana antifascista.

Cioè, come disse Adolf Hitler, la determinazione al suo Mein Kampf l’aveva desunta dai metodi del marxismo, la lotta di classe così diventò la lotta delle SA al servizio dei padroni di sempre contro la classe operaia e il movimento comunista  anarchico in generale.

C’è in giro una feccia di valori nazionalisti intrisi di socialistume da commedia all’italiana: si va dai leghisti più abbietti ( quelli degli insulti sessisti e omofobi, ai cinque stelle anticomunisti che hanno persino paura delle primarie del PD, il padre di Di Battista, ad esempio).

Poi  ci sono i rossobruni, minoranza di settari infarciti di grandi studi planetari sulle sorti del mondo che mettono mano alla tastiera appena parli di internazionalismo.

La manifestazione di Milano ha mostrato invece che la democrazia e il socialismo o sono internazionalisti o non sono, che i giovani vogliono lavorare insieme ad altri giovani di qualsiasi etnia,che lo spirito religioso può coincidere con l’umanesimo della giustizia sociale.

Insomma la sinistra in vario modo da Piazza S. Giovanni con il sindacato, a Milano con People, fino ai gazebo del Pd,in una settimana ha portato in piazza più di due milioni di persone; saranno mica tutte radical – chic buonisti o comunisti obsoleti?

Il marxismo e il leninismo hanno insegnato alla contemporaneità a fare politica, l’importante è, secondo me, è ritrovare l’orgoglio di un ‘appartenenza: il patrimonio messo insieme in decine d’anni di lotte non può essere sparito in un anno di governo xenofobo.

Mi permetto in fine una preghiera; controllare se uno di sinistra vera va alle primarie del Pd è  come controllare se tutti quelli che vanno a Messa sono cattolici praticanti. Ho votato Valpreda nel ’72, Lotta continua nel ’76, radicali nel 1979, poi Dp, poi Rifondazione ecc., poi astenuto. Non ho mai considerato chi votava PCI un nemico, non ho mai votato alle primarie del PD, E allora?

Non mi sento certo migliore di chi vede ancora nel Pd una speranza. Ognuno farà la sua strada. Io sto con le affollate solitudini del movimento, senza parrocchie.

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Per la libertà, contro la fobia anti-culturale della nuova estrema destra al governo, domani si va in piazza.

Domani si va in Piazza, saremo in migliaia e ancora migliaia contro le discriminazioni razziali, sessiste, omofobe, culturali, per i diritti umani, per i diritti civili.

La nuova estrema destra in un anno di governo ne ha combinate di tutti i colori, ha ammorbato l’aria di rancore, egoismo, fascismo spicciolo  e di questo la sinistra tutta è consapevole.

Pletora di chiacchieroni da bar – birreria diventati killer da tastiera computerizzata, curve calcistiche inebriate di misticismo nazional – socialista, qualunquisti e demagoghi di ogni specie hanno formato in tutta Europa e in Italia un esercito di reazionari come non si vedeva dalla fine della seconda guerra mondiale.

La manifestazione di domani dunque è importante, ma bisogna essere anche sinceri con se stessi.

Non è l’apogeo di una mobilitazione sentita dalla grandi masse, come si diceva una volta: per ora il consenso al grande demagogo del nulla è ancora alto.

Le grandi masse, anche con la tessera della Cgil in tasca, votano per la lega di Salvini che sui migranti è stata ed è quello che sappiamo, i cinque stelle hanno chiuso gli occhi su un ministro dell’interno che è amico di Casa Pound e nemico dei centri sociali.

I tempi di Almirante sembrano quelli dei galantuomini della politica della prima repubblica: altro che Tav, reddito di cittadinanza, quota cento tutte cose importanti, ma non fondamentali come il senso della civiltà.

L’aver preso il largo verso il ducismo da parte del leader leghista, infatti, è frutto soprattutto del Mein Kampf contro i migranti. Per non farsi mancare nulla l’universo italiota anticomunista non vede l’ora di sbarazzarsi di chi, nei cinque stelle, ha qualche dubbio sul patos democratico del nuovo governo.

Inutile tirare in ballo ancora la crisi della sinistra, come alibi per il successo della destra estrema.

Se l’Italia ha buttato via un anno ad inseguire l’idiozia della xenofobia è perchè chi ha governato ha messo in primo piano la questione sicurezza con il consenso di una parte cospicua della popolazione, ( ci saranno la legittima difesa  e le case chiuse?)

Partire da questa amara considerazione significa, secondo me, che per abbattere i muri di intolleranza bisogna negare qualsiasi legittimità ad un governo con gente della fattura di Salvini e compagnia cantante.

Nulla è più come prima dal 4 marzo scorso proprio sotto l’aspetto culturale; se i migranti sono considerati pacchi postali da rimandare al mittente libico, se lo sfruttamento dei giovani proletari ha raggiunto livelli di emergenza,se la crisi economica non lascia intravvedere orizzonti di gloria, people, va bene, ma la scelta di classe va ancora meglio.

La ricomposizione di una scelta di classe netta ma non ottusa, radicale, ma anche pronta all’ampio schieramento antifascista, è quello che cerca la sinistra in tutta Europa per contrastare il vento della discriminazione di cui oggi è la giornata celebrativa.

In altre parole, si può discutere su tutto, ma non sulle discriminazioni di stampo fascista.

Muro contro muro?

SI

 

PEOPLE, 2 marzo ore 14,00, Milano – Palestro

 

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