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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

DEDICATO A FIDEL

EVENTUALE PUBBLICITA’ REFERENDUM NON CONDIVISA

L’ESTREMO PASTO DELLE CANAGLIE

Samuel Johnson, poeta e  letterato inglese del 18° secolo, disse che ” il patriottismo è l’estremo pasto delle canaglie”

Kirk Douglas in “Orizzonti di Gloria” di Stanley Kubrick, dice la stessa cosa riguardo i comandanti francesi che mandavano i soldati al macello nella prima guerra mondiale

La frase di Johnson, però,  non voleva disprezzare il concetto di patria, ma l’uso strumentale che ne veniva fatto.

Il pasto delle canaglie, oggi, è il populismo di destra, quello originario, russo, era di altra fattura.

Oggi, il populismo sembra anticipatore di ogni fascismo corporativo,  di ogni intolleranza contro le minoranze.

Ho sentito e visto in TV l’ex ministro Giulio Tramonti dire che se avesse vinto la Clinton ci sarebbero stati conflitti armati nei Balcani.

Avete compreso bene: non conflitti sociali o economici, ma ARMATI.

Ognuno le spara più grosse che può, per darsi visibilità, e va bene.

Il senso del Tremonti – pensiero, salito sul carro di Salvini, e quindi sulla carrozza di Trump, voleva dire, in buona sostanza, che è stato un male per gli Usa e l’Occidente voler esportare la democrazia.

In pratica, secondo l’ex ministro, Trump, con il suo isolazionismo, unito al nuovo nazionalismo di Putin, rappresenta il  bene  dei popoli contro il mondo del  politicamente corretto  del sistema delle banche e multinazionali, che fanno l’occhiolino alle KASTE o classi dirigenti, certamente di sinistra.

Mi viene in mente la guerra del 2003 contro Sadam Hussein quando il movimento arcobaleno e no – global scesero nelle piazze del mondo intero contro Usa e Inghilterra, inventori  dell’esportazione della democrazia.

Il movimento fu tacciato di nostalgico comunismo antimperialista, buonismo cattolico, populismo demagogico di sinistra, proprio dalla destra.

Era solo il 2003, e da allora sembra passato un secolo.

Putin e il suo autoritarismo da” Stalin dei McDonald “,che  oggi flirta con Trump, miliardario, amico del KKK,   è l’ennesima canagliata, non anticomunista, ma anti – liberale, fatta propria, non è un caso, dalle estreme destre europee che non disdegnano il nazi – fascismo..

Il nuovo modo di intendere la polis  da  parte della NEW RIGHT  sarebbe quella di far saltare il tavolo del Grande Capitale riprendendo la triade del Dio, patria, lavoro.

Un Dio cristiano, per un popolo che si ritrova nella sua identità, con un lavoro al riparo della concorrenza di altri lavoratori, più che di altri capitali.

Un Reich da consumismo a prezzi stracciati, con ideologie cucinate come minestroni dalla peggio cucina delle dittature del secolo scorso.( Stalin e Pol Pot compresi, ovviamente).

C’è un problema per i commensali del pasto del canagliume ideologico.

Papa Francesco è per una visione diametralmente opposta a quella del nuovo fascio – populismo, tanto che fra un po’ arriveranno filastrocche di opinioni contro l’ultimo dei comunisti che non paga le tasse al comune di Roma ( Grillo dixit)

Trump non è la fine del mondo, niente è paragonabile al nazi- fascismo.Che poi sia un salutare scossone per la sinistra, come ha detto Valentino Parlato del Manifesto, è decisamente opinabile.

L’economia  è capace di unificare le anime belle di tutto il mondo:i musulmani coi soldi comprano grattacieli a Milano,i cinesi coi soldi comprano le squadre di Milano,l’Italia vende armi al Qatar, ecc.

Il pasto delle canaglie è servito dai cuochi dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla donna… e mi fermo qui..

La classe operaia deve digerire tutto

Il titolo è vecchio, d’accordo, ma il contenuto è sempre d’attualità.

Tutti corrono al capezzale della classe operaia, soprattutto quella borghesia che diceva che ” gli operai sono buoni ma aizzati dai comunisti”, come fossero cani aizzati dai padroni delle loro idee.

La guardavano con il sospetto dovuto a chi mangiava i bambini nell’apericena della miseria.

L’opposizione reale,  operai, precari, studenti,disoccupati,immigrati ecc, nuove povertà che ormai sono rappresentate da sindacati di base in perenne rissa  con la Triplice, sono ormai pane buono per i denti del populismo, si dice che la sinistra li abbia abbandonati.

Vero

E’ un po’ tardi, però, accorgersene ora che la sinistra ha perso consenso, e soprattutto, non è il caso di piangersi addosso.

La gauche non si è occupata più dei “poveri”, termine con il quale si chiama oggi il nuovo proletariato..

Francia, Italia, Inghilterra ( cfr. l’ultimo film di Ken Loach),Stati Uniti; operai senza sinistra pure in Germania. Ma c’è anche la Cina dove gli operai,  lavorano come bestie per il profitto degli oligarchi targati eredi di Mao.

Poi ci sono gli operai egiziani, iracheni….quelli che hanno perso il lavoro per la guerra: ucraini e russi…se la passano bene?

Dopo le devastanti ristrutturazioni degli ultimi venti anni è ovvio che gli operai abbiano perso potere: organizzare una qualsiasi rivendicazione sui diritti è dura in Italia.

Decine di contratti nella stessa azienda, lavoro interinale, caporalato on line con gli Sms che ti assumono un giorno e poi ti scaricano.

La proletarizzazione dei ceto medio giovanile, poi, è all’ordine del giorno: fuga di cervelli dall’Italia, bassi salari, esercito industriale di riserva che ricatta gli occupati giovani e gli operai vecchi.

Ma questo non era il migliore dei ” mondi possibili”? L’ottimismo teoretico del liberismo ha fatto sì che la cultura operaia, in senso alto, non paternalistico, cioè nel senso che i diritti della classe operaia emancipavano tutta la società nel suo insieme, è finita.

Chi vuole più un modo di produzione con il livellamento dei salari fra lavoratori manuali e intellettuali per merci utili al bene pubblico  e non al consumo privato.?

Questo modo di sentire lo stato e il bene comune, pieno di contraddizioni, zeppo di diritti e parco di doveri, era sbagliato d’accordo, era l’uguaglianza nella povertà. Forse, per chi sta male, era pur sempre qualcosa.

E’ stato spazzato via dalla globalizzazione, con la complicità di una sinistra che ha avuto paura, non di vincere, ma di perdere i propri privilegi di classe dirigente.

Vivere con il terremoto, la cultura della rivoluzione permanente, della messa in discussione delle gerarchie, era una bella categoria dello spirito rivoluzionario.

Ora, anche per l’ex classe rivoluzionaria,” tirare a campare è meglio che tirare le cuoia”.

.Così a Torino, nonostante le buone opere di Fassino, i poveri si sono rivolti ai Cinque Stelle per trovare il modo di far sentire la propria rabbia e frustrazione.

E nelle fabbriche del Nord Est, a Monfalcone, la rimanente classe operaia è contro la sinistra,  si è sentita abbandonata e ha finito per votare Lega là dove prendeva il 75% dei voti.

Così è accaduto a Livorno, a La Spezia e in genere  in quelle enclave operaie rimaste in piedi dopo l’informatizzazione dei mezzi di produzione.

E non è che gli operai  incazzati si siano rivolti alla sinistra del PD, alla sinistra italiana, alla sinistra cosiddetta radicale.

Sono diventati tutti scemi?

Sono tutti passati dal comunismo al consumismo del discount?

Si sono tutti integrati?

Adesso che la sinistra di classe quasi non c’è più, intellettuali dal cuore infranto che giubilavano per il liberale Monti nel 2011, di nuovo vanno al capezzale della classe operaia, almeno per sottrarla al cosiddetto populismo dilagante.

La sottile linea rossa, si è rotta.

Riprenderla da chi ha sempre lavorato, da chi ha sempre fatto il suo, da chi ha sempre portato avanti idee socialisite e democratiche sul lavoro, non sembra impossibile.

Sembra inutile per come va il modo della distribuzione della ricchezza, attraverso la grande distribuzione delle merci.

“Eutanasia della classe operaia” ha sancito Fausto Bertinotti. I dottori della dolce morte, però, sono posizionati nella cliniche di lusso del Sol dell’Avvenire.

La domanda è: compagnucci del Sol dell’Avvenire chi vi salverà dalla furia proletaria?

 

E NARCISO CADDE NEL FIUME DELLA MENZOGNA

La mitologia greca ci consegna un Narciso crudele che, disdegnando ogni persona che lo amava e amando troppo la sua bellezza ,cadde nell’acqua del fiume in cui si specchiava lasciandoci  le penne.

Narciso oggi è ritornato prepotentemente alla ribalta per via di internet e televisione. Quelli della Classe dirigente, preferisco questa definizione a quella di Casta, sono quasi obbligati a discettare sul palcoscenico della cronaca, magari sapendo poco di storia, di filosofia, di scienza in generale.

Alcuni grandi ex “maestri”  della recentissima sinistra  ( la storia del movimento operaio   e dell’antagonismo è molto più lunga),  che amando troppo le proprie radici ( nobili) e disdegnano ogni proletario di riferimento sulla terra, sono caduti nell’acqua gelida dell’utopia della domenica, proprio compiacendosi nei salotti televisivi del loro umanesimo senza riserve, fanno solo ridere per la loro patetica indulgenza verso il proprio narcisismo.

Risultato: hanno fatto perdere milioni di voti, non esagero, alla sinistra.Fare i loro nomi, è superfluo ed è un peccato di generosità nei loro confronti..

Però ci sono tutti quelli che contano: politici, giornalisti, sindacalisti,musicisti, uomini di teatro, cultura ecc Vissero anni  “formidabili ” accumulando cariche e incarichi.

Hanno trovato spazio, dopo la crisi, nello stracarico dei loro privilegi di classe.

Poi ci sono “quelli che” sul motivo celeberrimo del Jannacci pensiero: quelli che bisognava tirare la cinghia, loro no, quelli che l’austerity fa male ( a loro no), quelli che il Pil è sceso, salito, stabile ( loro non lo sanno),quelli che non sono razzisti ma “”i flussi migratori sono da controllare”, ( lo sa anche il papa),quelli che insomma, uomini per tutte le stagioni si beano della loro narcisistica competenza.

Nei talk show nei quali quasi tutti litigano e gridano per poi andare al bar dandosi pacche sulle spalle, chiedendosi reciprocamente come è risultata l’immagine nello specchio della menzogna, sfilano personaggi inquietanti che una volta erano per Andreotti contro Falcone, per il giustizialismo o per  il garantismo o viceversa e che non ricordano  nemmeno loro quello che hanno detto in tempi ” non sospetti”

Tutto è costruito, i leader politici hanno alle spalle esperti di comunicazione, i giornalisti la tiratura dei giornali, ad esempio.

Fanno come in quelle trasmissioni televisive sulle reti private dove uno fa il milanista, l’altro l’interista, l’altro lo juventino. Fanno finta di litigare ferocemente, poi, si capisce che è tutto una commedia.

“Quelli  del calcio” e affini sono divertenti perchè ricordano le baruffe d’osteria, perchè sono faziosi, ma non fanno del male a nessuno.

La Classe dirigente, non tutta ovvio, sempre sbagliato generalizzare, ha però come cultura di base, come senso del pensiero unico, quello di mentire sapendo di mentire. Prenderli sul serio, è come esser presi per i fondelli.

In questo show della narcisistica menzogna ci sono concetti chiave:populismo, buonismo, ” il bene dell’Italia”, ” prima gli italiani”, crisi strutturale..

Mi sono chiesto: Togliatti era populista? E  De Gasperi? Parlavano alla pancia vuota del paese entrambi,non avevano scoperto i poveri, avevano riconosciuto che con la lotta di classe nel male e nel male bisogna fare i conti, tanto per fare un esempio.

Di populismo, di pancia, di ventre basso, di pulsioni animali, di empirismo frettoloso vivono le masse, poi ci sono quelli che hanno compreso tutto e guidano il paese là dove pulsa la loro Narcisistica visione del potere.

Il nostro filosofo di Treviri, ( Carlone per il popolo del Web), scriveva che ” gli uomini si giudicano non da quello che credono di essere, ma da quello che fanno”.

Narcisisti menzogneri di tutto il mondo, ANNEGATEVI !

“LA NOTTE NERA DELLE VACCHE NERE”

“La notte nera delle vacche nere” è la  metafora lapidaria con la quale il filosofo tedesco G.W.F. Hegel liquidava nella Fenomenologia dello spirito l’Assoluto schellinghiamo di identità fra idea e natura.

Per farla breve, nella notte nera dove tutte le vacche sono nere, tutto è indistinto. i contorni si perdono, tutto sembra uguale, soprattutto non si distingue la differenza fra il soggetto,l’ idea, e l’oggetto,la  natura

La metafora del filosofo fa venire in mente quello che sta accadendo riguardo al referendum del 4 dicembre in Italia.

Senza fare distinguo sul SI’ o il NO, ognuno vota quello che vuole, è sottinteso, la notte delle vacche nere è presente in entrambi gli schieramenti.

Quello del SI’, mette insieme la riforma della Costituzione, con la legge elettorale, con la promessa di rendere l’Italia più giusta, più egualitaria, meno povera.

Il governo del SI’ ha legiferato una legge sul caporalato nell’Agricoltura, ha dimenticato quello che accade nell’edilizia, nella grande distribuzione, nei call center dove impera la barbarie del profitto e dello sfruttamento.Il jobs act ha dato posti di lavoro, poniamo, senza mettere in discussione ” come si lavora” sui posti di lavoro.

Quello del No promette la cacciata di Renzi , il cambio del segretario del Pd, il  rispetto della Costituzione dei nostri padri ….. Poveri i nostri padri e povera Costituzione

Si è scoperto, dopo la vittoria di Trump, che la sinistra ha abbandonato i deboli, per andare in soccorso ai forti

.Questo lo dicono un po’ tutti, a dire il vero.

La destra estrema che, nella sua storia, ha sempre messo operai, studenti, contadini con  la schiena al muro ha ritrovato la sua ragion d’essere occupandosi dei disperati.

La sinistra del ” politicamente corretto”, invece,ha scoperto che il sottoproletariato è diventato proletariato, che il ceto medio è diventato nuovo proletariato, che i tassati all’inverosimile  del terziario  per attività produttive e servizi se non ricorrono al nero non campano. E’ successo solo adesso?

Non diciamo balle.

Gli italiani, ma non solo, si sono staccati dalla politica dei partiti ( non dalla politica),  anche perchè i partiti in venti anni hanno incassato dal finanziamento pubblico 2,7 miliardi di lire, spendendone 800.Si è staccata dal sindacato anche perchè  i sindacalisti di vario genere facevano carriera nel sindacato, per poi passare ai partiti e viceversa.

Gli opportunisti di tutti i colori ( compresi onorati intellettuali, professori, professionisti del talk show), hanno fatto pagare la crisi ai soliti.

RICORDATE LO SLOGAN : FACCIAMO PAGARE LA CRISI AI PADRONI?

Avere fatto finta di niente, aver lasciato questi argomenti a Grillo e internazionali populiste non è colpa di Grillo, la responsabilità non sta in un comico diventato politico, ma nei  cattivi rappresentanti del popolo diventati comici.

Facile fare giochi di parole sulla questione, è vero.

Ma ora che che il 4 dicembre ” siamo davanti a indecisioni irrevocabili che battono nel cielo dello nostra patria”, come urlava la buonanima,ieri,  ( oggi  Matteo – Lega + Matteo -Pd), la notte nera delle vacche nere ci fa dire che tutti sono uguali.

Sbagliato, tutti vogliono essere uguali nella sostanza e diversi nella forma.

Se no ci sarebbe una dittatura?

Stupidate, non ci sarebbe il mercato delle vacche nere nella notte nera..

I veri populisti e demagoghi sono quelli che davanti alla crisi hanno fatto dei loro privilegi dei diritti acquisiti e dei diritti acquisiti dei lavoratori dei privilegi.

Se non è così pago da bere, il 5 dicembre, ovvio.

IL MEIN KAMPF DELLA PORTA ACCANTO

Adesso che il blocco nero americano, in tutti i sensi, scende per le strade contestando il voto a Donald Trump” il Giornale” parla di ” razzisti chic” intendendo dire che i ricchi benpensanti di sinistra, di tutti i colori, non accettano il verdetto del popolo.

In democrazia chi vince ha sempre ragione, anche se Hitler prima del 1933 mandò all’altro mondo durante le elezioni migliaia di comunisti, socialdemocratici, ebrei etc.

I reazionari non cambiano mai. Cosa ne pensavano Sallusti, Meloni e soci quando Pinochet massacrò Allende e la sinistra che avevano vinto le elezioni?

. E i golpe in Sudamerica con il sostegno della Cia, per paura che ai contadini fosse data la terra?

Altro mondo, altra storia, guerra fredda e ideologica, inutile fare paragoni, d’accordo.

Ma stiamo vivendo   “quell’epidemia psichica” che Thomas Mann individuava nell’avvento  del nazismo

La rabbia e il rancore che abitano l’Occidente contro le minoranze, colpevoli di tutto, dallo stupro al furto, dal rubare il lavoro ai bianchi a essere  di religione diversa da quella cristiana,è la stessa musica con la quale Adolf Hitler incitava a estirpare il ” cancro” ebraico dal mondo.

Solo che oggi Trump sostiene Israele e il suo sistema democratico,al senato Usa c’è stato il record dell’elezione di donne di colore, le semplificazioni ideologiche fanno ridere, oppure ribrezzo.

Per Trump hanno votato i ” forgotten” i “dimenticati”. ha scritto Ezio Mauro in un bellissimo articolo su Repubblica.

Per Le Pen si disse la stessa cosa,per la Brexit pure, per il successo della Lega e dei Cinque stelle anche.

A Firenze domani nascerà ” la cosa populista”: tutti vogliono scendere in campo contro il sistema delle banche, degli affari, dei tecnocrati, dei ricchi di sinistra dei salotti etc.

Briatore diventa Che Guevara, Putin e Trump, e Salvini fanno invidia a Marx, Lenin e Mao per come hanno a cuore i diseredati.

Il Mein Kampf così è tornato in formato tascabile, in confezione ” light”, non solo perchè i nazi sfilano per Trump inneggiando alle SS,non solo perchè nell’Est europeo le curve degli stadi adorano esporre simboli nazional – fascisti di ogni genere, ma anche perchè la sinistra ha fallito in modo epocale il suo compito.

Quando parlo di sinistra fallimentare non parlo della fine del socialismo reale, non parlo delle rivoluzioni del Terzo mondo.

Parlo del riformismo che conosco, quello di casa nostra.

Quel riformismo del tiriamo a campare mentre gli altri tirano la cinghia che a Genova nel 2001 lasciò il movimento no global da solo ( tranne Rifondazione, per la cronaca), Quel riformismo di sinistra parolaio  del “popolo della sinistra”, con vitalizio assicurato, che ha lasciato il mondo degli sfruttati nelle mani della Destra estrema.

I peggiori politici comunque,  quelli che dell’incoerenza hanno fatto virtù, sono i sedicenti rivoluzionari della mia generazione che si sonno rintanati nella retrobottega dell’opportunismo del riformismo professionale di sinistra e di destra.

Sono i trenta denari che li hanno fregati?.

UN TRUMP CHE SI CHIAMA DESIDERIO…il 68’della reazione

Sono andato al bar a prendere le sigarette.

Credevo che ci fosse una discussione furibonda su Trump: parlavano quasi tutti di Pioli e dell’Inter, della Juve e Higuain, del Milan e del prossimo derby.

A qualcuno che diceva ” Ue’ l’ha vinciu il Trump” si rispondeva ” sì un bel fascistone” oppure”  ma va là, pirla, che l’è come il Silvio che te vutà”, ma ” alura l’è anche come il Matteo” ( non si sa se Renzi o Salvini..).

Voce di populismo voce di Dio…

La Clinton ha perso perchè “la working class” ha votato Trump, le donne bianche non laureate hanno voltato le spalle a Hillary, troppo ricca, troppo nonna, troppo ” vestivamo alla marinara” per un ceto di mortificati dalla crisi.

In Usa è successo quello che è successo in Francia con Le Pen, in Ungheria con Orban, in Inghilterra con la Brexit,e potrebbe succedere in Italia con uno schieramento che strizza l’occhio alle classi disagiate ( vedi la Lega contro la legge Fornero), che temono che nuovi disperati possano sottrarre quel poco che hanno, ( vedi politica anti – immigrati).

Non è fascismo, si esagera, è nazional – socialismo del terzo millennio.

Oppure è solo una reazione contro la ormai famigerata globalizzazione che cavalcata da una sinistra presuntuosa in tutto il globo, non ha saputo mantenere il welfare delle lotte sociali e della sua storia.

E’ il vero 68′ della Destra razzista, xenofoba e intollerante, è un movimento che travalica frontiere e stati, che si percepisce come insofferenza verso una democrazia che ha consentito soprattutto squilibri sociali che hanno poco a che fare con la democrazia.

Ora i  compagni di merenda Trump- Putin hanno il pallino in mano:,vogliono in fondo la stessa cosa: autocrazia, protezionismo,controllo sulle libertà civili, sessismo alla barzelletta sporca da bar,ma soprattutto presa di distanza dall’Europa,presa di distanza da atteggiamenti “buonisti” e pacifisti.

Trump non è l’Anti – Cristo, sembra piuttosto l’anti  Papa Francesco.

Ora la sinistra ha finalmente un nemico comune, ora certe divisioni interne, in Inghilterra, in Francia, in Italia, saranno magari superate in nome della salvezza della civiltà.

Bisogna vedere in nome di chi.

Verrebbe voglia di dire ” Aridatece  er puzzone”, intendendo con questo Silvio Berlusconi che, per tante ragioni, è molto più digeribile di Donald Trump.

Anche se Donald Trump fra un po’ piacerà ai cultori della nuova destra, quelli per cui Obama era un comunista, Hillary una socialista, come ama dire il KKK e come amava dire di tutti i democratici Adolf Hitler

.Io non avrei votato la Clinton ( uno dice chissenefrega), ma avrei votato alle primarie Sanders,oppure non sarei andato a votare.

Anche votare il meno peggio, a volte, serve a poco.

Globalizzare la lotta di classe è meglio.

 

 

 

 

 

PIOVE…..EUROPA LADRA!

“Piove governo ladro” è un modo di dire per sottolineare che tutto ciò che accade di storto è  colpa dei politici. Non è stato coniato dall’antipolitica qualunquista degli ultimi anni, forse il motto c’è sempre stato.E forse è modo di dire internazionale.

Uno degli alibi più plebei delle recente storia italiana e non solo invece è  ” Piove Europa ladra” Tutto quello che ti può succedere nella vita lavorativa, nella dimensione fiscale, nelle angherie della burocrazia è colpa dei tecnocrati che stanno a Bruxelles e Strasburgo.

Che le scuole cadano a pezzi in Italia non è colpa dei burocrati di Bruxelles ( come ha lasciato intendere il premier Renzi), che ci sia una tassazione elevata sul lavoro, non certo sulla rendita, non lo dice Bruxelles, che ci sia una evasione fiscale e una corruzione alle stelle non è colpa del rigorismo dei tedeschi.

Invece quando si parla di immigrazione dove  Bruxelles ha forti responsabilità, drammatiche responsabilità che lasciano l’Italia da sola, in pratica, nella gestione dei flussi migratori dalla vicina Africa si risponde che la colpa è dell’Europa, poi del governo che li accoglie tutti, quindi della Chiesa coi miliardi che vorrebbe far diventare l’antica Europa una nuova Africa..

Prendersela sempre con qualcuno dei ” poteri forti”, quindi. conferisce un alibi non da poco a chi sfrutta il lavoro altrui, a chi non paga milioni di tasse, alla malavita organizzata che sceglie il malessere generale per fare ottimi affari.

I POTERI FORTI,infatti, sono sempre gli altri.

Anche chi appartiene alla classe dominante inveisce contro i poteri forti,contro l’Europa delle banche e delle multinazionali. Poi si scopre che banche e multinazionali hanno relazioni d’affari con quasi tutto il ceto politico.

Prendiamolo il caso degli stipendi dei politici.

E’ chiaro che, dopo la più grave crisi del dopoguerra, sono rimasti alti ( lo dice pure un liberale come Angelo Panebianco), è chiaro che è un ingiustizia sociale; ma è anche semplice constatare che non si vuole trovare una soluzione per contrastare” i poteri forti”, appunto quella della classe dirigente che fa politica in prima persona e gli stipendi pure.

Invece, anche questo diventa un problema da discutere in tavole rotonde per teste quadre, dove a chi batte il cuore a sinistra  interessa molto il portafoglio che tiene sulla destra.

Sparare, in senso metaforico, ovvio, sul quartier generale è un’altra cosa. Che oggi non vuol fare nessuno di quelli che abitano nel palazzo

.Governo e opposizione sono infatti le facce di una stessa medaglia, quella di far finta che cambi tutto per non cambiare niente, come il Gattopardo insegna.

L’opposizione parlamentare è solo di facciata, quella dei 5 stelle,  dentro le istituzioni, è stata dirompente, ma rischia di diventare un nuovo vangelo dell’anticonformismo a buon mercato.

Senza istituzioni non si vive, d’accordo,ma le istituzioni non sono un bene in sè. Dovrebbero essere uno strumento della democrazia, dello stato. Nel paese  delle stragi impunite,della mafia sodale con certa politica, del lavoro nero, del lavoro con il cancro all’Italsider di Taranto….i poteri forti sono molto diffusi. Altro che ” Piove Europa ladra”.

 

 

 

 

PERCHE’ LA STORIA SONO LORO

” La Storia siamo noi” è una canzone, bella.

Ma quasi mai vera. Perchè la Storia ci schiaccia, ci comprime, il passato è fatto di cose belle e di cose brutte, che poco riguardano a volte la nostra soggettività.

Non è una scoperta, tutto è stato già detto, tutto è stato già scritto, tutto ritorna e tutto cambia.

La storia siamo noi?

Ma quando, se non si fa che vivere in un presente permanente, in una cronaca che dura pochi minuti e poi, si dice, è già storia. Una volta almeno c’era il rispetto del passato, i monumenti ai caduti di tutte le guerre, ad esempio, erano una testimonianza sacra.

E la storia del comunismo e le stragi nel nome del socialismo e l’eroica lotta della democrazia e dell’antifascismo di milioni o miliardi di individui che storia è?

Quella nostra, quella dei nostri padri o nonni o quella che non vogliamo ricordare?

Il compito dello storico, è quello di far ricordare quello che in genere si dimentica, e la cronaca, la memoria di tutti i giorni può essere un punto di partenza.

Il passato è indistruttibile, a parole, solo a parole. Il passato lo portiamo sulle spalle, per andare avanti lo buttiamo se ci fa male, lo veneriamo se ci fa bene.

Tra lo storicismo e il relativismo storico solo ” Il dio sa qual è la cosa migliore”..

Noi prepariamoci a restare umilmente nella cronaca,senza dimenticare il passato.

Per il resto ” la storia sono loro”, quelli che dimentichiamo perchè li abbiamo lasciati  sottoterra.

Il bene, molte volte, è venuto dal conflitto, dalla guerra, dal caos ( vedi le rivoluzione d’Ottobre e la seconda guerra mondiale).

Il filosofo Hegel diceva  che ” i libri di storia senza guerre hanno le pagine bianche”, e si potrebbe andare avanti con tutte le enciclopedie del mondo.

Per cui questo blog sarà di cronaca, narrando quella che si dice “Storia”.

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