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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

CI VUOLE UN TERREMOTO PER RITROVARSI?

Dicono che gli italiani diano il meglio di sè nel momento dell’emergenza, del bisogno, del dramma, della tragedia.

Quando si dice così si fa riferimento a quei momenti cruciali della vita del nostro paese, come la guerra, la fame del dopoguerra,le grandi tragedie del Vajont, del Belice, dell’Irpinia su su fino alla terra che trema quasi tutti i giorni da due mesi nell’Italia centrale.

Con l’ultimo terremoto si è riscoperta la bellezza dell’Appennino, dei suoi borghi, si è sottolineato che vi sono 5.000 opere artistiche lesionate, distrutte.

Morale : l’Italia è un paese bellissimo, magico, pieno di storia e di cultura, ma anche sempre alle prese con qualche tragedia.

Insomma convivere con la mafia e il malaffare è meglio che convivere con il terremoto che è fonte di grandi implicazioni filosofiche. Non solo perchè nel 1775 il terremoto di Lisbona fu occasione per Voltaire di ricordare a Leibniz che questo “non è il migliore dei mondi possibili”, ma perchè anche in questi giorni si sottolinea, giustamente, che il terremoto può essere una grande occasione di rinascita nazionale,  pure dal punto di vista morale.

Ricordo quando Pertini in occasione del terremoto dell’Irpinia parlò di possibilità di UN NUOVO RISORGIMENTO, sappiamo come andò a finire.

La camorra diventò finalmente una cosa seria: da associazione di guappi, diventò un’associazione a delinquere di gran livello.

E le risate di chi dopo il terremoto dell’Aquila gioiva per i futuri guadagni illeciti sulla ricostruzione?

Il terremoto che spacca la terra a chilometri di profondità non sempre unisce chi sta ancora in superficie, anche se la solidarietà e la generosità di certo non mancano.

Gli italiani che dal 1850 al 1950 hanno lasciato la loro terra per andare a lavorare all’estero quando ricordano di aver avuto le pezze sul sedere sono un popolo formidabile.Quando alcuni di loro cominciano a dividere chi scappa da una guerra e dalla fame da chi scappa da un terremoto. non meritano niente. Perchè dal niente non nasce niente.

 

 

 

 

“ILLUMINANTE COME UNA LAMPADINA NEL BUCO DEL CESSO”

“Un intervento illuminante come una lampadina nel buco del cesso”. Così si espresse Tito Perlini, uno dei più raffinati filosofi italiani ( secondo Claudio Magris) purtroppo deceduto alcuni anni fa.

Quando eravamo colleghi in un liceo milanese ( dopo Tito andò a insegnare teoretica a Venezia), Perlini stroncò in questo modo un arrogante preside reazionario.

Oggi il filosofo sarebbe disperato, per le lampadine ovviamente, perché il pensiero reazionario, parafascista, para- nazionalsocialista è tornato in auge.

In Italia,  in Francia, nell’Europa degli illuministi, come nell’ America di  Trump ,si assiste ad una gara a chi ha le palle più dure per cacciare migranti, metterli al rogo, mandarli tutti a mare: puzzano di povertà, danno fastidio più della cacca dei cani che imbratta il marciapiede delle nostre città.

Anche a Capalbio, a dire il vero, quando si è prospettato di  insediare gruppi esigui di disperati c’è stato qualche “ma, insomma…vediamo di sviluppare un discorso più generale………..bla, bla, bla.”

Scappano dalla fame e dalla guerra? Fatti loro.

I pezzenti non danno niente e non meritano niente, il dolore non fa prodotto interno lordo.

Però gli emigrati regolarizzati che versano all’Inps 11 miliardi di euro all’anno, quando erano sui barconi erano monnezza, ora sono brave persone venute in Italia per lavorare.Si  potrebbe andare avanti all’infinito.Nella valle di lacrime nessuno è innocente, ma il nazionalsocialismo strisciante potrebbe diventare un cancro difficile da estirpare.

L’illuminazione da buco del cesso, comunque, l’ha avuta il Salvini pensiero.

Questi,, davanti alla caserma Montello, a Milano,insieme a Casa Pound, ha detto alle forze dell’ordine di disubbidire perché viene ordinato loro di trattare quelli che scendono dai barconi con troppa umanità. Manganellate per i centri sociali, per i migranti, amore e indulgenza verso la brava gente.

Fra Gesù e Barabba il popolo scelse Barabba……….

IL PROLETARIATO NON HA NAZIONE, MA HA PAURA

uno slogan facile da ritmare ” il proletariato non ha nazione, internazionalismo rivoluzione”

Ma anche una dolorosa ammissione di impotenza.

 

Quello che è accaduto in provincia di Ferrara dove 460 abitanti non hanno permesso a una decina di donne e bambini scappati dalla miseria di insediarsi nell’unico rifugio del paese facendo pure barricate dice che il proletariato non solo non ha nazione, ma ha solo paura.

Paura di perdere quel poco rimediato con il proprio lavoro e i propri sacrifici, il massimo della guerra civile dei penultimi contro gli ultimi, dei disperati del consumismo del nulla contro il niente o quasi degli altri:

Più che razzismo il male sottile post – cristiano, più che post – comunista, è che il mondo dello stare insieme sia finito.

Bisogna vivere sulle miserie altrui per garantirsi un fututo per sé e per i propri figli, o per la propria macchina, il proprio piccolo privilegio di farsi pane e salame dopo aver buttato sulla strada i migranti. Una festa della miseria o una misera festa per benpensanti con le pezze al culo.

Dietro alla disperazione dei profughi ci sono guerre e fame, dietro quello degli europei c’è emarginazione, rancore, egoismo e qualche nazional – socialista travestito  da lepenista, leghista,svizzero – leghista, austro, ungaro, franco nazionalista.

Calais è la vergogna di un governo sedicente socialista, l’Italia, per fortuna come ha detto Emma Bonino, non è solo quella di Gorino, ma anche quella di Lampedusa e di Fuocoammare.,

 

GLI SFRUTTATI DOVEVANO ESSERE GLI EREDI DELLA FILOSOFIA CLASSICA TEDESCA…..non del referendum

Dovevano essere gli operai a ereditare la storia della filosofia, secondo il filosofo di Treviri.

Perché il loro sfruttamento, una volta disattivato con il socialismo, avrebbe riconsegnato loro il ruolo di uomini, anziché  quello di bestie da soma.

Invece, oggi, miliardi di proletari hanno ereditato, con il fallimento dei valori del socialismo in ogni dove , solo la libertà di consumare senza avere poi i mezzi per farlo.

Certo il sistema dello stato padrone era sbagliato, l’utopia è stata tragica e pure sanguinaria, le libertà civili sono fondamentali, la classe operaia non è più soggetto politico maggioritario, ma i disperati, quelli non solo ci sono ancora, ma contano sempre meno nella vita di tutti i giorni.

Così sono chiamati a essere cittadini solo nel momento in cui devono rinnovare le classi dirigenti, che in Italia, sulla loro pelle hanno fatto una fortuna immeritata soprattutto negli ultimi venti anni.

Chi pensa che questi siano temi demagogici è una carogna.

Non vuole riconoscere che per molti proletari, vecchi e nuovi, questa democrazia non è una culla di civiltà, ma la tomba della loro dignità.

Tra gli ” invisibili” di oggi, ci sono categorie che una volta erano destinate ad essere classi dirigenti: giovani laureati e diplomati, precariato in genere, uomini e donne single con una forza lavoro che nessuno vuole riconoscere perché “mancano le competenze, perché poco produttivi”, perché troppo normali per essere degni di attenzione merceologica.

Gli ” invisibili” sono quelli per cui qualsiasi governo di qualsiasi colore degli ultimi vent’anni li ha ridotti a controparte non solo del capitalismo (dialettica necessaria), ma dell’imperialismo buono dei sentimenti buoni, delle pari opportunità, delle quote rosa ( le donne in Italia sono pagate una miseria rispetto all’Europa), etc.

Scrivo “eccetera” perché tutti sanno già tutto, perché l’omertà dei vecchi reazionari ( la DESTRA di sempre), e dei nuovi padroni ( LA SINISTRA parlamentare) fa sì che un concetto di dignità si possa esprimere, mai affermare nella prassi.

PER CUI ANDARE A VOTARE AL REFERENDUM AIUTA I REAZIONARI DI OGNI COLORE.

 

 

 

 

 

 

LA BANDA DELL’ A- SI- NO

Il 4 dicembre del 2016 sarà come il 6 giugno del 1944,.

Dall’operazione Overlord, signore feudale, si passerà all’operazione dell’ a – si – no: nessuno si offenda per favore, ma le cose stanno così.

Il referendum, infatti è un’altra resa dei conti fra nuova e vecchia classe dirigente

La nomenclatura dei vitalizi e dei privilegi, dell’apparato statale in combutta con tutto quello che in Italia sa di corrotto e puzza di mafia, non verrà minimamente scalfita da quello che i detrattori di Renzi chiamano deriva autoritaria della riforma.

Dall’altra parte le riforme, quella del senato ridotto a senato delle regioni, quelle elettorale con il negozio continuo dei premi di maggioranza, l’abolizione del Cnel, il capitolo che riguarda il rapporto fra stato e regioni sono oggetto di uno scontro falso, mistificante, che nulla a che vedere con gli interessi reali dei cittadini italiani onesti che soffrono la crisi da almeno 5 anni.

Massimo Cacciari in un tramissione Tv ha detto giustamente che ” la riforma fa schifo”, ma che quelli che da 40 anni chiacchierano sulle riforme e voteranno no forse, gli fanno  più schifo ( sottinteso)

Non si riferiva naturalmente a quella parte che crede che votare NO significa votare contro la deriva Renziana a destra nel partito della nazione.

Si riferiva ai D’alema,  ai Bersani alla sinistra cantante che  trasuda  gattopardismo opportunista da ogni parte.

quando erano al governo con Prodi hanno fatto solo il solletico alla classe dirigente corrotta…

Costoro duri e puri nel difendere i sacri valori della sinistra  sperano che andando in vacca il progetto renziano di blairismo di casa nostra, trionfi il pan populismo dei cinque stelle a cui si aggregherà un pezzo di sinistra italiana fuori dal PD:

In democrazia è giusto tentare ogni strada per mantenere il potere, quindi beati coloro che  che si accingono al cambiamento con Verdini da una parte ( mastella era meglio?) e voteranno Si

e quelli del No che aggregano potentemente casa Pound, Forza italia, la lega ecc

L’astensione è un dovere, a questo punto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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