uno slogan facile da ritmare ” il proletariato non ha nazione, internazionalismo rivoluzione”
Ma anche una dolorosa ammissione di impotenza.
Quello che è accaduto in provincia di Ferrara dove 460 abitanti non hanno permesso a una decina di donne e bambini scappati dalla miseria di insediarsi nell’unico rifugio del paese facendo pure barricate dice che il proletariato non solo non ha nazione, ma ha solo paura.
Paura di perdere quel poco rimediato con il proprio lavoro e i propri sacrifici, il massimo della guerra civile dei penultimi contro gli ultimi, dei disperati del consumismo del nulla contro il niente o quasi degli altri:
Più che razzismo il male sottile post – cristiano, più che post – comunista, è che il mondo dello stare insieme sia finito.
Bisogna vivere sulle miserie altrui per garantirsi un fututo per sé e per i propri figli, o per la propria macchina, il proprio piccolo privilegio di farsi pane e salame dopo aver buttato sulla strada i migranti. Una festa della miseria o una misera festa per benpensanti con le pezze al culo.
Dietro alla disperazione dei profughi ci sono guerre e fame, dietro quello degli europei c’è emarginazione, rancore, egoismo e qualche nazional – socialista travestito da lepenista, leghista,svizzero – leghista, austro, ungaro, franco nazionalista.
Calais è la vergogna di un governo sedicente socialista, l’Italia, per fortuna come ha detto Emma Bonino, non è solo quella di Gorino, ma anche quella di Lampedusa e di Fuocoammare.,
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