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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Strage di migranti – schiavi, la storia sono loro,il loro dolore disvela l’ipocrisia criminale dei padroni mafiosi….

Sono morti 16 migranti in tre giorni a Foggia. Erano tutti proletari che si guadagnavano il diritto di vivere nell’Occidente opulento sperando nella carità cristiana oggi non più di moda.

Il ministro degli interni Salvini che aveva visitato il ghetto alcune settimane fa vedendo le loro condizioni di lavoro, sapendo benissimo insieme allo stato come vivono migliaia di disperati disse loro:” se c’è qualcosa che non va segnalatelo”.

L’ipocrisia in questo caso è criminale: c’è una legge sul caporalato che viene disattesa. Ci sono leggi per contrastare il lavoro nero che vengono ignorate. Lui è il ministro dell’ordine pubblico.

Salvini & friends hanno agito come sindacati confederali, gente de sinistra, che si batte per il Jobs act, ma se ne frega del lavoro a cottimo dei dannati della terra.

L’inferno di Bologna sull’autostrada ha accompagnato le vacanze italiane nel fuoco del disagio a pelle, l’incidente di Foggia ha mostrato che la pacchia di cui parla Salvini è una menzogna degna del nazional socialismo.

Guerra alla guerra contro gli sfruttati.

La tolleranza verso gli intolleranti è una complicità anche in vacanza.cover

La svastica sull’Europa da 1939 – 1945 il Racconto della guerra giusta……

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“Ma la parola Einsatz racchiudeva anche una particolare sfumatura, che richiamava un che di cavalleresco,una sfida da raccogliere.
Le squadre venivano reclutate dal Sicherheitsdienst di Heydrich (l’Sd ovvero servizio di sicurezza) ed erano perfettamente al corrente che il loro mandato era molto ampio.
Il loro comandante supremo sei settimane prima aveva detto al generale William Keitel che “ nel governo Generale della Polonia, ci sarà inevitabilmente una lotta tenace per la sopravvivenza nazionale che non consentirà alcuna remora di ordine legale”.I sodati dell’Einsatz sapevano che nella pomposa retorica dei loro capi, la lotta per la sopravvivenza nazionale significava guerra razziale, così come Einsatz, nonostante le sue implicazioni cavalleresche, significava la canna infuocata di un fucile”
Thomas Keneally La lista di Schindler,Milano,2010, pag.46.
Ognuna di queste forze speciali era suddivisa in quattro Einsatzkommandos di cento, centocinquanta uomini ciascuno.
Insieme alle SS, alla polizia ordinaria, e alle teste di morto qualcosa come ventimila uomini.
Qui come abbiamo già citato si distingueva Reinhard Heidrych, la “Bestia Bionda”, un ex ufficiale di marina, alto, con la faccia cavallina, un eterno sogghigno. Costui era famoso per la sua pignoleria, schedava praticamente tutto
Soprattutto i nemici del partito.
E la Bestia Bionda diventò un grandissimo stratega del terrore, tanto che Hitler stravedeva per quel giovanotto pieno di belle speranze.
In una nota informativa consegnata ai responsabili degli Einsatzgruppen Heydrich dava le direttive sulla “ questione ebraica nei territori occupati”
Nel breve periodo, scriveva la Bestia Bionda “ i territori della Polonia dovevano essere epurati dagli ebrei, che andavano deportati a Est, mentre nel resto del paese gli ebrei dovevano essere concentrati nei ghetti di città dotate di buoni collegamenti ferroviari”.
C’era una spiegazione razionale allo sterminio in atto contro la popolazione polacca?
Sì e no. Una signora inglese, che si trovava nella cittadina di Bydgoszcz, vide che le prime vittime della campagna furono numerosi boy – scout, dai dodici ai sedici anni, che vennero allineati contro il muro della piazza del mercato e fucilati. Secondo la signora non fu data nessuna spiegazione. Spararono anche ad un sacerdote devoto, soccorso a somministrare l’estrema unzione.

Contro questa armata la Polonia poteva allineare dalle 40 alle 60 divisioni, se fosse stato possibile mobilitare tutte le truppe entro il primo settembre,ma i polacchi si fecero trovare completamente impreparati dal Blitzkrieg tedesco.
Pronte per la battaglia, infatti, vi erano solo 2 divisioni di fanteria e otto brigate di cavalleria.
L’armata polacca, dovendo difendere un territorio di circa 400.000 km2 di superficie, senza frontiere naturali, spendeva il 40 per cento del suo bilancio in spese militari.
Solo che il sistema di difesa era antiquato,ancora nelle condizioni della prima guerra mondiale.
Allo scoppio delle ostilità si capì subito che la guerra contro la Polonia sarebbe durata poco da parte tedesca.
E la sera del primo settembre in pratica l’aviazione polacca non esisteva più.
Il giorno 3 settembre, giorno in cui Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania la quarta armata proveniente dalla Pomerania aveva già preso contatto con la terza che avanzava dalla Prussia orientale, che aveva tagliato il corridoio polacco di Danzica.
Il successo dell’invasione era assicurato anche dalla supponenza dei comandi polacchi che avevano fatto di tutto per perdere la guerra.
Non avevano un piano adeguatamente difensivo, nella loro scellerata sicumera avevano previsto di attaccare la Germania e farne un boccone. Ben presto si dovettero ricredere.
Dalle montagne ceche le autoblinde del generale List si diressero a media velocità in direzione di Cracovia, al centro il generale Von Reichenau guidò anch’egli una massa considerevoli di mezzi corazz

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Nelle retrovie delle cinque armate della Wehrmacht che avevano invaso il paese entrarono in azione altrettanti Einsatzgruppen, organizzati da He fydrich.
Il termine, secondo una traduzione abbastanza precisa,significava “Gruppi d’azione”.

“Ma la parola Einsatz racchiudeva anche una particolare sfumatura, che richiamava un che di cavalleresco,una sfida da raccogliere.
Le squadre venivano reclutate dal Sicherheitsdienst di Heydrich (l’Sd ovvero servizio di sicurezza) ed erano perfettamente al corrente che il loro mandato era molto ampio.
Il loro comandante supremo sei settimane prima aveva detto al generale William Keitel che “ nel governo Generale della Polonia, ci sarà inevitabilmente una lotta tenace per la sopravvivenza nazionale che non consentirà alcuna remora di ordine legale”.I sodati dell’Einsatz sapevano che nella pomposa retorica dei loro capi, la lotta per la sopravvivenza nazionale significava guerra razziale, così come Einsatz, nonostante le sue implicazioni cavalleresche, significava la canna infuocata di un fucile”
Thomas Keneally La lista di Schindler,Milano,2010, pag.46.
Ognuna di queste forze speciali era suddivisa in quattro Einsatzkommandos di cento, centocinquanta uomini ciascuno.
Insieme alle SS, alla polizia ordinaria, e alle teste di morto qualcosa come ventimila uomini.
Qui come abbiamo già citato si distingueva Reinhard Heidrych, la “Bestia Bionda”, un ex ufficiale di marina, alto, con la faccia cavallina, un eterno sogghigno. Costui era famoso per la sua pignoleria, schedava praticamente tutto
Soprattutto i nemici del partito.
E la Bestia Bionda diventò un grandissimo stratega del terrore, tanto che Hitler stravedeva per quel giovanotto pieno di belle speranze.
In una nota informativa consegnata ai responsabili degli Einsatzgruppen Heydrich dava le direttive sulla “ questione ebraica nei territori occupati”
Nel breve periodo, scriveva la Bestia Bionda “ i territori della Polonia dovevano essere epurati dagli ebrei, che andavano deportati a Est, mentre nel resto del paese gli ebrei dovevano essere concentrati nei ghetti di città dotate di buoni collegamenti ferroviari”.
C’era una spiegazione razionale allo sterminio in atto contro la popolazione polacca?
Sì e no. Una signora inglese, che si trovava nella cittadina di Bydgoszcz, vide che le prime vittime della campagna furono numerosi boy – scout, dai dodici ai sedici anni, che vennero allineati contro il muro della piazza del mercato e fucilati. Secondo la signora non fu data nessuna spiegazione. Spararono anche ad un sacerdote devoto, soccorso a somministrare l’estrema unzione.

Contro questa armata la Polonia poteva allineare dalle 40 alle 60 divisioni, se fosse stato possibile mobilitare tutte le truppe entro il primo settembre,ma i polacchi si fecero trovare completamente impreparati dal Blitzkrieg tedesco.

Pronte per la battaglia, infatti, vi erano solo 2 divisioni di fanteria e otto brigate di cavalleria.

L’armata polacca, dovendo difendere un territorio di circa 400.000 km2 di superficie, senza frontiere naturali, spendeva il 40 per cento del suo bilancio in spese militari.

Solo che il sistema di difesa era antiquato,ancora nelle condizioni della prima guerra mondiale.

Allo scoppio delle ostilità si capì subito che la guerra contro la Polonia sarebbe durata poco da parte tedesca.

E la sera del primo settembre in pratica l’aviazione polacca non esisteva più.

Il giorno 3 settembre, giorno in cui Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania la quarta armata proveniente dalla Pomerania aveva già preso contatto con la terza che avanzava dalla Prussia orientale, che aveva tagliato il corridoio polacco di Danzica.

Il successo dell’invasione era assicurato anche dalla supponenza dei comandi polacchi che avevano fatto di tutto per perdere la guerra.

Non avevano un piano adeguatamente difensivo, nella loro scellerata sicumera avevano previsto di attaccare la Germania e farne un boccone. Ben presto si dovettero ricredere.

Dalle montagne ceche le autoblinde del generale List si diressero a media velocità in direzione di Cracovia, al centro il generale Von Reichenau guidò anch’egli una massa considerevoli di mezzi corazzati.

L’estate del fascismo e del razzismo….guerra infinita ai porci di regime.. ..

Troppo comodo fare i fascisti e i razzisti senza assumersi la paternità del misfatto. Non sto ad elencare le bravate dei  prevedibili fascisti contro donne e uomini italiani di pelle diversa dal rosa dei porci di regime. Se un giornale come “Avvenire”titola “vergognamoci,” vuol dire qualcosa.Non si vedono vie d’uscita,se non nella guerra infinita al nazifascismo come donazione di senso.Di una vita giusta. cover

30 luglio Quando il computer va in vacanza….la storia rimane, oggi su amazon Kindle,Mondadori,Feltrinelli…cartaceo pure……

Non  e’una scusa.Computer rotto,scatole rotte dal qualunquismo fascista,torno alla storia per far di necessita’virtu’.Sempre pronto a tornare alla cronaca,pero’.Sto scrivendo con un tablet,dita troppo grosse,pensieri sottili,mal di testa assicurato.Devo lanciare il libro,ci lavoro da sei anni,aspetto recensioni.ciao ci sentiamo domani e dopo e……dopo 

 

Guerra alla svastica. Promemoria per i negazionisti fascioleghisti Dal 30 luglio su Amazon,Mondadori store ecc.

cover1942: guerra alla svastica
Prima la Germania:estratto libro
Il 1942 si aprì con un avvenimento che risulterà determinante per i rapporti internazionali nel corso del conflitto.
A Washington 26 paesi firmarono un patto con il quale si impegnarono a non concedere la pace separata alla Germania o al Giappone, in pratica aderirono alla Carta Atlantica targata Churchill – Roosevelt.
L’obiettivo della Carta Atlantica sottoscritto dalle 26 nazioni era chiaro: era necessario prima annientare la Germania e poi il Giappone.
Intanto fra il 22 dicembre e il 14 gennaio andava in scena la Conferenza Arcadia fra Churchill, Roosevelt e i capi di Stato Maggiore anglo – americani, nella quale fu deciso di mantenere un atteggiamento difensivo riguardo al Giappone, per concentrare tutti gli sforzi contro il nazismo che stava flagellando l’Europa, ma in particolare l’Unione Sovietica.
Il piano delle operazioni fu steso dal generale George Marshall, capo di Stato Maggiore dell’esercito americano. Nel piano fu specificato che era necessario schiacciare la Germania e l’Italia prima di volgere l’offensiva contro il Giappone.
Mentre Churchill attraversava l’oceano, sotto la minaccia dei sommergibili tedeschi, il ministro degli Esteri Eden svolgeva a Mosca trattative con i sovietici per aprire un secondo fronte che potesse alleggerire la pressione dei nazisti sull’Unione Sovietica.
Era soprattutto Roosevelt a voler imprimere una svolta alla guerra contro la Germania, il presidente ammise serenamente che al momento i sovietici stavano uccidendo più tedeschi di Usa e Inghilterra messi assieme.
Per ora, comunque, era veramente difficile approntare un secondo fronte: quello che risultò importante fu che la diffidenza di Churchill verso Stalin venne meno.
Fu preso l’impegno di aiutare in tutti i modi la grande madre Russia anche se era in mano ai comunisti.
Il fronte antifascista si andava componendo sotto la bandiera del “meglio bolscevichi che nazisti”; visto come stavano in precedenza le cose, non era una scelta da poco per gli Alleati.
Promemoria di Churchill a Molotov:
“…Stiamo compiendo i preparativi necessari per uno sbarco sul continente nell’agosto o settembre 1942.Come già è stato spiegato il maggiore ostacolo a un grosso corpo di spedizione sta nella scarsità degli speciali mezzi da sbarco. È chiaro tuttavia che non servirebbe né alla causa russa né a quella degli alleati nel loro complesso di fatto che, per onor dell’azione a ogni costo, ci avventurassimo in qualche operazione che terminasse in un disastro e desse al nemico la possibilità di vantarsi d’averci sconfitti. È’ impossibile dire in anticipo se la situazione sarà tale all’epoca indicata, da rendere l’operazione fattibile. Non possiamo pertanto fare alcuna promessa in proposito, ma non esiteremo ad attuare i nostri piani qualora appaiano pratici e sensati”:
Cfr. Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, op. cit. n.29, pag.268

24.7.2018 quando il PRIMA GLI ITALIANI finì in tragedia…..10 giugno 1940: pro memoria per grillini e leghisti negazionisti

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In uscita e book dal 30 luglio, cartaceo 10 agosto se tutto funziona…amazon, mondadori,ibs, ecc

ESTRATTO DEL LIBRO

1940 10 GIUGNO

La macchina della propaganda si mise in moto.

Tutte le corporazioni del paese fecero a gara per esprimere al Duce la loro volontà guerriera.

L’entrata in guerra fu annunciata per il 5 giugno, poi Hitler per ragioni militari lo convinse a spostare la data al 10 giugno, per non dare vantaggio all’aviazione francese, che tentava disperatamente di fermare i Panzer tedeschi.

Secondo Ciano “Mussolini è contento come non mai di comandare la sua nazione in armi”.

Facendo infuriare il Re, il Duce aveva assunto il comando di tutte le forze armate.

Il 10 giugno il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano comunicò il testo della dichiarazione di guerra a André François-Poncet, ambasciatore di Francia.

L’ambasciatore disse a Ciano: “i tedeschi sono padroni duri, non vi fate ammazzare”, dimostrando che i francesi non si aspettavano un simile trattamento da parte italiana.

Poco dopo sarà la volta dell’ambasciatore della Gran Bretagna Percy Loraine, che non batté ciglio.

Questo accadde alle 16,30.

Alle 18 Mussolini dal balcone di Piazza Venezia, davanti ad una moltitudine mobilitata dal partito fascista, entrò finalmente nella storia.

La vetrata si aprì puntuale. Il Duce apparve in divisa nera col berretto a visiera, le spalline e il cinturone. Prima ancora che il silenzio della folla fosse assoluto, con voce bassa e profonda pronunciò quello che rimane il discorso più tragico di tutta la storia italiana contemporanea.

 

“Combattenti…di terra, di mare e dell’aria, camicie nere della rivoluzione e delle legioni, uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania ascoltate!

Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria, la dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia.

Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’occidente, che in ogni tempo hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano….

la parola d’ordine è una sola categorica e impegnativa per tutti: essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano indiano: Vincere!

Popolo italiano! Corri alle armi e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”

Cfr. Enzo Collotti, La seconda guerra mondiale, collana diretta da Massimo L. Salvadori, Torino 1983, pp.90,91

 

Le acclamazioni furono entusiastiche e prevedibili come in un’orgia di ferocia e di rancore a distanza.

Una parte della folla era ovviamente incitata dalla messinscena drammatica e dalla presenza fisica delle milizie fasciste.

Fu uno spettacolo macabro, manipolato, il consenso parolaio e vociante ben presto lasciò il posto alla tristezza.

Scrive Giorgio Bocca:

la gente ascolta in silenzio, qua e là gruppi di plaudatores cercano di accendere l’entusiasmo bellicoso, ma la preoccupazione prevale, il

silenzio si rinchiude sui loro evviva.”

Cfr. Giorgio Bocca, Storia d’Italia nella guerra fascista,1940-1943, Milano, 1997, pag.143

Enzo Biagi scrisse che a Bologna studenti fascisti urlarono alla dichiarazione di guerra, probabilmente perché potevano starsene a casa imboscati dalla dispensa che per gli studenti valeva fino a 26 anni.

Alcune donne piangevano.

Anche a Milano fra la gente che defluiva solo le camicie nere facevano baldoria.

Fascio leghisti e soci sono incompatibili con i valori della repubblica antifascista…..gli italiani plaudono, per ora.

I leghisti e i grillini sono sempre sulla breccia

Il ministro dell’interno querela Saviano dopo aver minacciato di toglierli la scorta perchè questi avrebbe postato su Facebook un giudizio poco benevolo verso il Nostro.

Di Maio, ministro del lavoro, minaccia di liquidare Boeri presidente Inps perchè questi avrebbe espresso delle perplessità sul decreto dignità che promette licenziamenti e non incremento della occupazione, (si vedrà).

Toninelli, ministro Trasporti apre la bocca solo per dichiarare che i porti sono chiusi. La Cei conferenza episcopale dei vescovi lo bacchetta per la sua ideologia prussiana coi poveracci, non certo con Salvini e i 49 milioni dispersi nel mare dei paradisi fiscali.

Dopo aver candidamente dichiarato che la notizia della donna con il figlio  lasciata morire in mare dalla guardia libica( secondo l’ong catalana open arms) era una fake news (  come quella che Ronaldo è zoppo..), Salvini ha pure rincarato la dose dicendo che lui tira vanti per la sua strada.

In pieno delirio di onnipotenza trumpiana vuole mostrare a tutti i suoi fans che lui è uomo di parola. Quello che ha promesso fa.

Così il nuovo Conduttore ( dux è offensivo) si è assicurato un posto al sole per anni

Dopo gli sbarchi ci sarà il problema della deportazione dei clandestini, poi quello della sicurezza e della legittima difesa, senza dimenticare che i centri sociali diventeranno il cancro anarco – comunista da liquidare.

Un giornalista come Pansa che scriveva sulla VERITA’ di Belpietro fino a ieri alla domanda su Salvini ha candidamente risposto:” è una fascista”.

La Cassazione ha assolto Ferrero segretario di Rifondazione che aveva apostrofato Salvini come nazista.

Oramai è acclarato: fascista e nazista più nella  mediocre pavidità che nella concettualità teorica che non conosce.

In realtà i comportamenti del governo sulla questione umanitaria  sono incompatibili con una repubblica nata dalla Resistenza: la presidenza della Repubblica lo sa ed è seriamente preoccupata.

I ministri degli esteri tedeschi e austriaci sembrano stravedere per il negazionismo dei diritti dell’uomo: più disumanità, più prammatismo, più nazionalismo, più fascismo.

L’Europa” bianca”, dopo aver scaricato sull’Italia il proprio egoismo, tenta di interessarsi alla questione, ma la vera questione sarà per l’italia il debito pubblico e lo spread.

Così dopo il sangue versato dalla guerra di liberazione ora ci troviamo ministri che si  comportano come se la liberazione dal nazi – fascismo e dei suoi disvalori fosse stata come una  battaglia per le quote latte.

Gli italiani ipnotizzati dalla gazzarra della mediocrità fra un po’ andranno in ferie. Dimenticando i bimbi sul fondo del Mediterraneo.

 

la storia che dà fastidio:l’anticomunismo come missione del nazionalsocialismo con la benedizione della borghesia

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4. VIENNA

Hitler però cercava pretesti per fondare il suo Reich millenario. E li cercava in tutti i modi.

Intanto doveva ritrovare lo spirito di un Reich che poteva esserci solo fra coloro i quali non erano ebrei, o meglio erano ariani, o meglio austro – tedeschi.

Così in successione vennero Vienna, Monaco, Praga e quindi Varsavia.

Nel 1938 correvano le voci sull’impreparazione dei tedeschi alla guerra, l’espansionismo violento della Germania doveva prevedere così delle tappe intermedie.

Una di queste fu Vienna e l’invasione dell’Austria.

In Austria aveva governato dal 1932 al 1934 Engelbert Dollfuss che il 12 febbraio del 1934 sferrò un attacco micidiale contro i quartieri operai di Vienna massacrando donne, bambini e socialdemocratici.

Il massacro fascista era stato attuato dall’esercito distruggendo di fatto la democrazia in Austria.

Ma Dollfuss, cristiano – fascista, amico di Mussolini, il 25 giugno del 1934 cadde sotto il piombo di un contingente delle SS austriache.

In quel caso Hitler era stato sul punto di proclamare” l’annessione” quando il colpo di stato fallì.

Ma nel 1938 l’ex imbianchino fu favorito inconsapevolmente nei suoi intenti criminosi dal cancelliere austriaco Kurt Von Schuschnig, un fascista non germanofilo, che promulgando un decreto per un plebiscito con lo scopo di rafforzare la sua posizione nell’affrontare le violenze dei nazisti austriaci, di fatto forzò la mano al Führer.

Hitler prima di invadere l’Austria si rivolse all’amico Mussolini che aveva dichiarato che i confini di quel paese confinante con l’Italia sarebbero stati difesi strenuamente e che a proposito aveva fatto marciare le truppe italiane verso il Brennero.

Le parole del Duce, però, risultarono pura retorica.  Mussolini aveva invaso l’Etiopia, poi aveva partecipato alla guerra civile spagnola del 1936, contro i rossi repubblicani. L’asse nazifascista era ben saldo.

A questo punto invece dei cannoni bastarono alcuni colpi di telefono per fare dell’Austria una parte della Germania nazista.

Il principe Filippo d’Assia, marito di Mafalda di Savoia, inviato speciale di Mussolini presso Hitler, dichiarò che “l’Austria è per lui una questione oramai risolta”.

E Hitler rispose”: “la prego di dire a Mussolini che non lo dimenticherò mai”.

In una comunicazione telefonica fra Londra e Berlino venne chiarito che il ministro degli esteri Joachim Von Ribbentrop in missione a Londra, aveva ricavato un’ottima impressione di Neville Chamberlain.

Halifax ministro degli Esteri britannico concluse i convenevoli sostenendo che” la vera questione è la Cecoslovacchia”.

Il 13 marzo fra rintocchi di campane Hitler entrò a Vienna: la repubblica austriaca decadde e venne annessa al Reich.

L’Anschluss era compiuto

 

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