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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

25 aprile -Bella ciao al partigiano, che cacciò il Duce da Milano..

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta vol.2 di Pierluigi Raccagni

MUSSOLINI ULTIMO ATTO

I fascisti e i nazisti comprendevano benissimo che le strade da prendere erano solo due: o l’annientamento, dopo una difesa disperata, oppure la resa senza condizioni.

Benito Mussolini, che ormai diffidava di tutti, aveva confidato alla moglie il desiderio d’incontrare il Cardinale Schuster di Milano, parlando con la sorella aveva accennato alla difesa del ridotto della Valtellina con la volontà di morire sul suolo italiano.

L’idea di chiudere la grande epopea fascista, andando in Svizzera, certamente non lo allettava.

Ma lasciava le porte aperte a qualsiasi soluzione.

Non aveva più niente da perdere.

Il 17 aprile alle ore 21 Mussolini arrivò a Milano con un piccolo seguito e un distaccamento tedesco, fissando la sua residenza alla Prefettura di corso Monforte.

Voleva giocarsela politicamente fino all’ultimo.

Pensava di rivolgere un solenne discorso di commiato il 21 aprile, facendo uscire nello stesso giorno il suo nuovo libro “ Per la resurrezione della Patria”, edito da Mondadori.

Non se ne fece niente.

Le notizie che provenivano da Bologna mettevano i circoli fascisti di Milano in uno stato d’angoscia opprimente.

Iniziava lo squagliamento delle forze Repubblicane.

Il 20 aprile si riuniva d’urgenza in Prefettura il Consiglio dei Ministri per decidere finalmente lo spostamento del governo e dei fedelissimi in Valtellina, come previsto da tempo.

I pareri erano fortemente discordi, come è normale nei casi dove all’interesse generale della patria si contrappone l’interesse personale di salvare la pelle.

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Mentre l’esempio nazista, che trasformava ogni città in fortezza, aveva portato alcuni estremisti come Barracu ad immaginare di fare della capitale lombarda, “l’Alcazar del fascismo”, trasformando il palazzo della prefettura e gli adiacenti edifici in bunker, altri, come Pavolini, insistevano sulla Valtellina che lui stesso aveva ispezionato pochi giorni prima.

Non c’era il clima che aleggiava nel bunker di Hitler, dove al personale veniva consegnata una compressa di cianuro e dove Hitler con signora si apprestavano al suicidio.

Mussolini fidava nelle trattative in corso, si appellava al desiderio della maggioranza del popolo italiano di giungere ad un compromesso che evitasse uno spargimento di sangue in tutta la città di Milano.

I ministri della Repubblica moribonda si davano da fare.

Angelo Tarchi, ministro dell’Economia, aveva preparato una bozza di accordo con il CLN nella quale era prevista addirittura la consegna dei criminali Pietro Koch e del maggiore Carità.

Il 22 aprile, sentite tutte le discordanti campane di quel consiglio dei ministri, preda del panico, il Duce dava disposizione al ministro dell’interno Paolo Zerbino, che aveva sostituito Buffarini – Guidi, considerato troppo vicino ai tedeschi, e al capo della polizia Renzo Montagna, di trattare un formale passaggio di poteri fra le autorità di Salò e il Comitato di Liberazione.

Nel contempo, tanto per dimostrare la sua volontà di trattare anche coi socialisti, dava incarico a Carlo Silvestri, (un giornalista socialista confinato ai tempi del delitto Matteotti, perché aveva scritto come il capo fosse complice del delitto), passato poi alla repubblica di Salò, di cedere la repubblica allo PSIUP, con la speranza che questi difendesse la socializzazione delle forze produttive, attuando il piano di riforme sociali previsto dal Congresso di Verona.

La soluzione era sconcertante.

Mussolini voleva dimostrare a tutti i costi che lui era ritornato Repubblicano e socialista: Riccardo Lombardi e Valiani respinsero sdegnati la proposta portata da Silvestri.

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Si arrivò così al famoso incontro dell’Arcivescovado fra Mussolini e gli esponenti della resistenza, unico serio tentativo di negoziato da parte della Repubblica sociale.

L’incontro era stato organizzato dall’industriale Gian Riccardo Cella, che aveva acquistato il Palazzo e i macchinari del Popolo d’Italia, il giornale di Mussolini.

Il Duce lasciò il cortile della Prefettura in Monforte il giorno 25 aprile, il Cardinale gli aveva inviato una vecchia limousine che lo accompagnasse.

Con lui c’erano Zerbino, Barracu, il prefetto di Milano Bassi, Barra e Cella.

Si aggregò anche un tenente delle SS che fungeva da scorta personale.

Il generale Graziani venne invitato all’incontro un po’ più tardi.

Alle 3, 30 ebbe luogo una specie di riunione del Comitato di
Liberazione nazionale, nel quale il generale Cadorna, Marazza e
Lombardi furono designati a trattare coi fascisti.

I tedeschi intanto avevano promesso di arrendersi alle 17,00.

Mussolini, quando arrivò al palazzo arcivescovile, fu ricevuto da solo dal cardinale Schuster che, con grande gentilezza paragonò Mussolini a Napoleone, regalandogli anche un libro su S. Benedetto.

Come annoterà poco dopo il Cardinale nelle sue memorie, ad un certo punto Mussolini disse che il suo programma comprendeva

“…due parti e due tempi diversi. In un primo tempo, domani l’esercito e la milizia Repubblicana verrebbero disciolti: egli poi si sarebbe ritirato in Valtellina con una schiera di tremila camicie nere”.

Il Cardinale replicò:” E così…ella ha intenzione di continuare la guerra sulle montagne? Il Duce mi assicura: ”Ancora per un poco, ma poi mi arrenderò….” Il Cardinale notò che la cifra di 3.000 camicie
nere era più vicina a 300 e Mussolini rispose sorridendo:

“Forse saranno un po’ di più, ma non di molto. Non mi faccio illusioni”.

Cfr.W. Deakin, opera cit. pag.787

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Bisogna ricordare a questo punto che sugli ultimi giorni di vita di Mussolini quasi tutte le fonti sono memorialistiche e anche discordanti e contradditorie.

Ma su alcune circostanze storici e studiosi di parti avverse comunque concordano.

Uno dei punti unificanti è il senso di quello che successe in Arcivescovado.

Mussolini in Arcivescovado venne a trovarsi veramente solo in senso politico e umano.

Il cardinale Schuster e monsignor Bicchierai erano al centro di colloqui e segreti sondaggi che da mesi intercorrevano fra gli Alleati, i partigiani, i fascisti e i tedeschi.

Mussolini si illudeva di essere ancora una volta in grado di dettare delle condizioni.

Il colloquio preliminare del 25 aprile in Arcivescovado fra il Cardinale e Mussolini, però, rivelava già che, al di là delle apparenze, il Duce era un “uomo inebetito dall’immane sventura”, come scrisse poi Schuster.

Alle 18 finalmente arrivarono i membri del comitato.

L’accoglienza del Cardinale fu cordiale.

Furono introdotti immediatamente nel salotto.

Attorno al tavolo, accanto a Mussolini, come a fargli coraggio prese posto Schuster, Cadorna prese posto dirimpetto con Lombardi e Marazza.

Seguivano poi Barracu, Graziani e Bassi.

La conversazione all’inizio non andò malissimo per il Duce.

Quando Marazza disse che “aveva soltanto da chiedere una resa senza condizioni”, il Duce rispose che l’avevano ingannato perché gli avevano assicurato che le famiglie dei gerarchi si sarebbero potute radunare a Varese e le truppe concentrare in Valtellina.

Marazza rispose che queste erano le modalità dell’accordo dopo che fosse stata accettata la resa.

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Mussolini si dichiarò disposto a discutere, anche perché Cadorna precisò che gli Alleati avevano deciso di garantire a tutte le milizie Repubblicane coscritte e volontarie il trattamento dei prigionieri, secondo le regole internazionali, ad eccezione, ovvio, dei criminali di guerra.

Il colloquio, che si manteneva sulla lama del rasoio sembrava aver trovato un punto di congiunzione quando Graziani, con durezza intempestiva, interveniva dicendo in pratica al Duce che era poco decoroso accettare le condizioni dei ciellenisti senza aver consultato i tedeschi.

A questo punto vi fu il colpo di scena.

Marazza rispose a Graziani che da dieci giorni i tedeschi trattavano la resa con i partigiani.

Anzi, come in precedenza ricordato, i tedeschi erano sul punto di arrendersi proprio in quel momento.

Mussolini restò folgorato dalla notizia.

Si mise a insultare i tedeschi che lo avevano trattato come un servo, si alzò e lasciò l’Arcivescovado furibondo con tutti, impegnandosi a dare al comitato una risposta entro un’ora.

Nel frattempo alla sede arcivescovile era arrivato Sandro Pertini che incrociò la delegazione fascista che stava scendendo le scale.

Pertini era contrarissimo al fatto che il Duce si consegnasse agli Alleati, voleva istituire immediatamente un processo a Mussolini mediante un Tribunale del popolo incaricato di giudicarlo.

L’ex prefetto Tiengo, che era rimasto in un angolo della sala quando udì il senso giacobino delle parole di Pertini, avvisò la Prefettura dicendo di riferire ai gerarchi che ormai la situazione era nelle mani delle forze di sinistra,” dalle quali nulla di buono vi era da sperare”.

Mussolini, tornato in Prefettura con un viso “pallido come la morte”, inveiva contro tutti, Cella compreso, che lo aveva attirato in una simile trappola.

Poi. verso le 19,30, decise la partenza per Como.

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22.4 – Aprile 1945: La guerra giusta vs. i nazifascisti, fondamento di civiltà….

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta,vol 2 di Pierluigi Raccagni

1945 L’INSURREZIONE

L’offensiva alleata cominciata il 4 aprile travolse le forze tedesche nei pressi del Po.

La 10a Armata tedesca agli ordini del generale Heinrich von Vietingoff, comandante del settore italiano dal marzo del 1945, dopo il trasferimento di Kesserling in Germania, non potè resistere a lungo.

Il 12 aprile, infatti, i polacchi presero Castel Bolognese.

Il 17 fu la volta di Imola, il 21 aprile fu conquistata Bologna.

Il 22 aprile venne sfondata la Linea Gotica.

Ma il 10 aprile era stata la resistenza a mettersi in moto per l’insurrezione generale.

La Direttiva n.16 del PCI, redatta da Luigi Longo e pubblicate sulla “Nostra lotta” erano una sentenza definitiva sul nazi – fascismo in Italia che non lasciava spazio a nessuna apertura diplomatica.

Nel documento, dopo un incitamento “all’assalto finale”, venivano indicate norme precise di comportamento per i militanti comunisti arruolati nella resistenza:

“Predisporre vere e proprie azioni insurrezionali;

iniziare gli attacchi in forze ai presidi nazifascisti e spingere a fondo la liberazione di paesi, vallate e intere regioni;

sviluppare azioni più ampie nelle città per la liquidazione dei posti di blocco, di sedi fasciste e tedesche, di commissari di polizia;

avviare lo sciopero generale insurrezionale”.

Nella seconda parte del documento si specificava la condotta da tenere davanti ad ogni forma di attendismo.

Era questa una sezione decisiva, che mandava praticamente a monte i tentativi dei moderati e degli Alleati di una consegna soft dei pieni poteri nelle mani delle armate inglesi e americane:

“…per nessuna ragione il nostro partito e i compagni che lo rappresentano in qualsiasi organismo militare o di massa, devono

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accettare proposte, consigli, piani tendenti a limitare, a evitare, a impedire l’insurrezione nazionale di tutto il popolo.

Ma se, nonostante tutti i nostri sforzi, non riuscissimo, in simili casi, a dissuadere i nostri amici e alleati, noi dobbiamo anche fare da soli, cercando di trascinare al nostro seguito quante più forze possibili ed agendo sempre, però, in nome del CLN e sul piano politico dell’unione di tutte le forze popolari e nazionali per la cacciata dei tedeschi e dei fascisti e mettendo bene in chiaro che con la nostra attività noi ci proponiamo affatto degli scopi e degli obiettivi di parte…..”.

Cfr. Gianni Oliva, I Vinti e i Liberati, Milano 1994, pag.544.

Di fronte all’iniziativa di Mussolini di trovare in extremis una soluzione politica anche attraverso la mediazione della Chiesa, tramite l’Arcivescovado di Milano, il 12 aprile il CLNAI ribadiva che non era possibile nessun compromesso e ordinava al Corpo Volontari della Libertà di “procedere alla cattura di Mussolini, Pavolini, Graziani, Zerbino, Vidussoni, Ricci e altri tredici gerarchi del direttorio fascista”.

Il partito comunista, che controllava almeno il 40 per cento delle forze armate partigiane, ebbe un’importanza determinante nel non trattare coi fascisti.

Ma bisogna dire che anche il partito d’azione e i socialisti erano pronti per l’insurrezione finale.

Così come all’insurrezione non si opposero democristiani e liberali.

In Emilia la resistenza tedesca durò per circa una settimana, prima che le armate alleate entrassero a Bologna il 21 aprile con gli italiani della Legnano e i polacchi.

Sempre il 21 Ferrara insorse, Modena, Reggio, Parma furono liberate dalle forze patriottiche.

Seimila tedeschi furono imprigionati nella valle del Taro.

In Liguria la 5a Armata americana, dopo aver liberato Carrara, stava viaggiando in direzione di Genova.In Piemonte l’insurrezione fu preceduta da uno sciopero generale: il 18 aprile, a Torino , gli operai uscirono dalle fabbriche assaltando le sedi fasciste, i combattimenti furono aspri a Cuneo.

1945 MUSSOLINI ULTIMO ATTO

I fascisti e i nazisti comprendevano benissimo che le strade da prendere erano solo due: o l’annientamento, dopo una difesa disperata

continua

20.4 – Anche il patto Molotov – Von Ribbentrop,divise il fronte antifascista..

Brano tratto da 1939 -1945 il racconto della guerra giusta,vol I di Pierluigi Raccagni

13.MA GIUSEPPE STALIN LA SAPEVA LUNGA
Come si fa a dire che Giuseppe Stalin stava dalla parte giusta quando stipulò un accordo con Hitler sulla pelle dello stato polacco? Eppure Stalin la sapeva lunga.
” Il programma di Hitler era rivolto: all’Unione Sovietica in quanto obiettivo di conquista (“ spazio vitale all’Est”), una volta assicuratasi la libertà alle spalle sul continente con l’eliminazione della potenza militare francese; alla Gran Bretagna in quanto junior patner di un Impero Germanico sul continente europeo( con uno spazio” integrativo” coloniale in Africa); e infine agli Usa in quanto avversari principali, in un lontano futuro, nella lotta per il “predominio mondiale”.
Andreas Hillgruber, Storia della 2a guerra mondiale,Bari,1984 pag. 7.
La guerra era alle porte. Lo spazio vitale, quello spazio vitale a Est che stava diventando l’alibi morale per la carneficina orchestrata da Hitler e dai nazisti, trovava nuovi obiettivi tattici.
E Stalin voleva cautelarsi dall’agenda nazista che aveva calendarizzato le seguenti tappe:
1.l ’imposizione alla Lituania di cedere la città di Memel, 22 marzo 1939;

  1. la denuncia del patto di non aggressione con la Polonia, 27 aprile;
  2. conclusione del patto d’Acciaio con Mussolini il 22 maggio;
    4 .L’annessione della Boemia e della Moravia diventati protettorati tedeschi.
    In quelle settimane di frenetiche trattative che preparavano la guerra, a stupire il mondo era stata la firma del 23 agosto a Mosca del patto di non aggressione fra la Germania nazista e l’Unione Sovietica di Stalin.
    Oltre al patto di non far guerra per dieci anni, un protocollo segreto stabiliva le rispettive zone di influenza nel caso di spartizione della Polonia.
    Ribbentrop, ministro degli Esteri del Terzo Reich, era partito in aereo per Mosca.
    Hitler capì immediatamente che si sarebbe raggiunto un accordo con Mosca.
    La spartizione con i sovietici della Polonia non presentava alcuna difficoltà riguardo alle regioni degli stati Baltici.
    Con la sua abilità politica Hitler portava a casa un risultato senza precedenti dividendo il fronte dell’antifascismo cioè l’alleanza fra Inghilterra, Francia e Russia.
    In una lettera a Mussolini del 25 agosto il Piccolo Caporale preannunciava le imminenti ostilità verso la Polonia data, la situazione favorevole determinata dal patto nazi – sovietico.
    Ecco alcuni articoli, in sintesi, del patto di non aggressione tedesco – sovietico.

Art.1 Le due Parti contraenti si impegnano ad astenersi reciprocamente da qualsiasi atto di violenza, da qualsiasi azione aggressiva …tanto isolatamente quanto in collegamento con altre Potenze……..

Art.3 Governi delle due Parti contraenti resteranno in avvenire costantemente in contatto consultivo, per informarsi reciprocamente sulle questioni che toccano i loro comuni interessi…..

Art.5Nel caso che sorgano divergenze o conflitti fra le Parti contraenti di qualsiasi natura, i due contraenti appianeranno questa divergenza o questo conflitto esclusivamente a mezzo di scambi amichevoli di vedute, o, in caso di necessità, a mezzo di commissioni arbitrali. continua

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18 19.4-Polemiche sull’ ANPI che si schiera per la pace: vana chiacchiera da perdigiorno….

Il 25 aprile sarà veramente una giornata di lotta e non un anniversario?

Chi non ha nulla da fare,infatti, potrà trovare nel giorno della liberazione circostanze cronachistiche sulla quali polemizzare con l’ANPI.

Ma soprattutto lanciare feroci accuse di filoputinismo e antiatlantismo contro Gianfranco Pagliarulo,rieletto segretario,che ha ribadito il netto no all’invio di armi a Zelensky, nel solco del no alla guerra di Papa Bergoglio.

Troppo filorusso perché non gradisce l’esposizione delle bandiere della Nato, come simbolo di pace nel prossimo corteo del 25 aprile,poco incline a riconoscere nella resistenza Ucraina tracce significative della nostra Resistenza (storicamente non sono la stessa cosa,secondo me,per altri è diverso, ma dividersi sul che fare a breve per cercare di fermare la guerra è accademia)

La guerriglia parolaia all’Anpi è l’ennesima conferma di una sinistra istituzionale e non,che non ha più una bussola a cui affidare il suo cammino: sempre più divisa,sempre più concentrata sulla appartenenza al proprio cerchio magico,per nulla disposta a rimettersi in discussione.

È vero che l’Anpi non ha il monopolio del ricordo della Resistenza,ma questo solitamente viene detto ad ogni 25 aprile da una destra liberal moderata che vede nell’associazionismo istituzionale antifascista la presenza costante dei vecchi comunisti.

Sono polemiche sterili,copioni già visti di un dibattito che si pone problemi identitari in un paese che stenta a dimenticare le cose buone che ha fatto il Duce,anche per demerito di Lega e Fratelli d’Italia che,insomma,hanno più simpatie per Putin che per i fratelli Cervi.

Quelli del ” mi vergogno dell’ANPI filorusso” Gramellini,d’Arcais etc, e che sono accaniti sostenitori dell’invio delle armi, dovrebbero ricordare che sono le migliaia di sezioni che portano avanti tutto l’anno i valori fondanti della Resistenza sulla quale è stata costruita la costituzione repubblicana che ripudia la guerra.

Poi all’ANPI si può dire di tutto,meno che con questa “operazione speciale” abbia tradito lo spirito dei nostri padri, resistenti in atto al nazifascismo.

Mio padre era partigiano,la mia famiglia antifascista da sempre,sono iscritto all’ ANPI anche in loro nome,durante lo stragismo nero degli anni settanta il legame con l’Anpi anche da parte della sinistra extraparlamentare,era innegabile.

Non mi va di far scadere l’antifascismo sincero a rissa da bar.

15 .4 Meglio cercare la speranza fra le macerie,che le anime morte fra i bla ,bla, bla….

Un sondaggio,naturalmente confezionato dalla Cia per un boccalone come me,ci dice che il 5 per cento degli italiani è per Putin,solo il 57 sta apertamente con l’Ucraina,mentre per il 38  Putin è un criminale,pur se Biden non scherza.

È già buono,perché in sintesi per la maggioranza  lo Zar  è poco affidabile, certamente non un criminale.

L’equidistanza fra i poli est – ovest, non ci sono ideologie contrapposte come ai tempi della guerra fredda.ma materie prime,miniere e gas valutati in borsa,(anche se alla lunga assisteremo a un vero e radicale mutamento del mondo dal 1989),sembra apparire la più ragionevole nel paese dell’inazione, che è abituato a volere guerre perfette del “però” anche “oggi si muore di fame e di guerra in altre parti del mondo e nessuno ne parla”.

Le guerre perfette,infatti, sono quelle che oscurano i problemi della quotidianità,ubi maior minor cessat tiene compagnia all’autocoscienza dell’essere normali.

Il  generico sfogo contro un governo che aumentando le spese di guerra, potrebbe aumentare ancora accise su gas,energia,e pure sigarette non è catalogabile come deriva populista.

  Il chi pagherà la guerra per avere la pace fa parte dei ricorsi storici: una patrimoniale che incida sul reddito dei più  abbienti è un grido di dolore  che Draghi non vuol sentire.

Perché se a pagare gli aiuti alla resistenza Ucraina sono i disvalori di una cattiva gestione,anche la Resistenza può diventare un lusso per chi ogni giorno resiste alle indigenza.

La recessione che inevitabilmente arriverà nei paesi più poveri di noi,in Africa e Medioriente,privi del grano ucraino, potrebbe diventare un altro segnale:il tempo della relativa pace  è davvero finito.

In tutto questo chi ancora si aggira  con determinazione fra le macerie per aiutare chi sta soffrendo, cerca sul campo una fonte di luce fra le nebbie della guerra : soldati  russi di leva, ucraini rimasti nelle sacche dell’ Armata di Putin, sono accomunati dalla speranza di essere salvati, forse anche da chi porta una divisa diversa, o mette in pratica la Convenzione di Ginevra.

Per chi stupra e ammazza nel segno di una causa santa come quella di appartenere al sacro suolo della Madre Russia uccidere con il pugnale o coi droni e’ la stessa cosa: la guerra è bella anche  se fa male.

I morti fra i vivi,metafora  per chi tramuta la passione triste del voi” dove eravate , e del né – né”  ricorda le anime morte che veicolano oltre lo  spazio e il tempo le proprie incertezze.

Morti fra i vivi ce ne sono tanti, per una maledetta presunzione di voler comprendere tutta la tragedia di questa guerra come se la vita fosse un catalogo dell’Ikea.

Dopodomani è Pasqua,il  figlio di dio che muore in ogni guerra,risorge per chi ha fede.

Per chi non ce l’ha non rimane che cercare chi vive di dentro,e non solo di fuori.

L’importante forse non è dire la propria, ma fare il proprio.

Pax et bonum,Buona Pasqua.

Gratuito fino al 17 aprile

13.4 In TV lo show business sulla guerra è inevitabile: invera la società dello spettacolo

Non c’è modo di sentire o vedere, tranne in rare occasioni ,qualcosa di istruttivo sulla guerra in corso.

Non perché tutta l’informazione sia necessariamente di parte,puoi sempre cambiare canale.

Siamo tutti onnivori di notizie e immagini,alcuni,poi, più sono antiamericani più usano Facebook.

Cercare senso educativo,maieutico,in modo da comprendere non in funzione solo dell’intelletto,ma anche dell’anima,sempre che averne una non sia una colpa,non è da popolino insipiente:fa parte dello stare nel mondo dell’immagine.

A me,ad esempio,sembra che tutti quanti gli analisti e i giornalisti accreditati al talk show abbiano ragione.

Ma anche torto,nel senso che molte volte prevale la sofistica e la retorica sul ragionamento dialettico.

Lucio Caracciolo,ad esempio, è uno dei pochi esperti che usa argomentazioni non pregiudiziali ,partigiane ,sicure di tutte le verità disponibili su telefonino.

Anche Marco Tarquinio direttore di Avvenire, dichiaratamente contro la guerra. è sempre pacato: non usa la retorica sofistica alla Scanzi – Travaglio,si risparmia la dietrologia dei Cinque Stelle e della Lega etc.

E anche il prof.Orsini,comunque, che si autopone con professionalità narcisistica,non sembra un ciarlatano, anche se le sue opinioni non sono le mie.

Senza dare pagelle a nessuno è inevitabile che la perorazione di Santoro pro Putin alla 7, però, abbia fatto epoca per via del negazionismo del Michelino staliniano, che ha considerato le stragi di Milosevic in Kossovo come un effetto collaterale…della politica della Nato nei Balcani.

Sono solo degli esempi, rimasti nella testa, perché appartengono ad una minoranza pensante che anche quando non si trova d’accordo rimane nella vicendevole tolleranza con chi dissente da loro.

( Santoro nel suo comizio ha usato la professionalità che gli compete).

In genere,comunque, il talk show qualcosa lascia nel senso comune, che fa della audience una nazione.

Siccome in “verità verità vi dico” lo ha potuto dire solo il Cristo, soprattutto per altri dispensatori generici di opinioni raccattati nelle varie lobby propagandistiche giornalistiche,c’è solo la consolazione che fare dell’ermeneutica guerresca anche in modo cruento, e’ un lavoro di routine che oltre al gettone di presenza,non può andare.

Ci sono opinionisti improvvisati e riciclati alla bisogna, ad esempio ,che non distinguono guerra di liberazione da guerra imperialista, come se le anime belle non avessero vissuto in Europa, tutto sommato in pace per 80 anni, grazie alla vittoria della seconda guerra mondiale scaturita dall’alleanza fra Unione Sovietica,Gran Bretagna,Stati Uniti e Cina e la guerra partigiana in tutti i paesi occupati dai nazi fascisti a Occidente e a Oriente dall’impero del Sol Levante.

Poi ci sono i fautori della resistenza Ucraina senza se e senza ma: ad esempio io sono con loro istintivamente senza tante elucubrazioni.

Ma quando si comincia a parlare di aumento della spesa militare da parte dell’Occidente targato Nato, non mi trovo d’accordo nello scavare di nuovo un solco fra Est e Ovest a scapito della spesa sociale, auspicando invece una pressione subitanea per il cessate il fuoco o una tregua armata.

È l’istinto che mi fa volare cantava Bennato in “sono solo canzonette”.

Poi ci sono quelli della guerra che eviti la terza guerra mondiale,non si sa come.

Oppure sì, consigliando all’aggredito di arrendersi…..

Per cui in sintesi è normale avere più opinioni anche contraddittorie , perché una guerra di questo genere tutti i viventi( televisivi) non l’hanno mai vissuta, se non appartengono agli over degli over.

Molti anziani di oggi negli anni quaranta erano bambini.

I bombardamenti alleati contro l’Italia dal 1940 al 1943 e contro la repubblica sociale italiana nazi fascista nel 1944, mentre infuriava la guerra civile, sono immagini sbiadite forse, ma che fanno ancora orrore a molti italiani che le hanno raccontate a figli e nipoti.

Trovare coerenza nella guerra è impresa impossibile ,cercare verità autoreferenziali è da guardoni delle tragedie altrui.

Si tende comunque a fare spettacolo,inevitabilmente.

Tutto è vero alle 20,tutto falso alle 23, dipende dall’opinione, perché l’analisi dei fatti deve sempre avere il beneficio del dubbio.

Quando inizia il dibattito fra giornalisti ed esperti che solitamente richiama la vulgata del siamo tutti con l’Ucraina, però la brigata Azov e il filo atlantismo sono una minaccia anche per noi perché portano alla terza guerra mondiale,siamo al cominciamento della Fenomenologia della guerra.

Intanto dietro l’Ucraina c’è Biden e gli Stati Uniti che bombardarono con il fosforo in Iraq,nel Kossovo etc.

Quando viene data la parola a opinionisti russi e ucraini siamo al sangue che scorre, all’odio razziale,alle minacce: l’audience sale.

Piccola baruffa in studio fra partecipanti sulle storie passate con riferimenti personali a cambi di bandiera nel mezzo di una discussione nella quale, visto che le voci si sovrappongono, il più educato è quello che non può parlare per collegamento out.

Poi c’è il collegamento con l’inviato sul campo che trasmette, preferibilmente, anche con uno sfondo di case sfondate, bruciate, con il corollario di qualche corpo esanime al suolo.

Poi si ritorna in diretta studio con gli occhi lucidi.

Ma c’è la pubblicità dei pannolini con infante che sorride al mondo, che è una speranza di vita per tutti.

Le posizioni radicali degli intervenuti,divise fra Guelfi e Ghibellini della guerra altrui,irrigidite nella propria sicumera, fanno dire che, siccome non si capisce niente , l’ unica cosa che conta è che non vi siano missili in casa nostra.

Speriamo poi che la crisi energetica ci consenta comunque di pensare finalmente anche alle vacanze.

È tutto umano,troppo,umano.

Ma sul da farsi è difficile pensare a qualcosa che sia di questa terra.

E infatti il possibile viaggio del Papa in Ucraina è per ora l’unica possibilità di fare fronte al massacro .

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11. 4 Francia – Stop elettorale, per ora, all’ operazione speciale della reazione putiniana

En Marche di Macron vince il primo turno delle Presidenziali in Francia con il 27,6,Marine Le Pen,a questo punto eterna seconda,sta al 23,41, la Gauche radicale di Melenchon con il 21,95 fa il il botto e assicura il sostegno a Macron nel ballottaggio del secondo turno.

Questo non significa che a Parigi le forze di destra antidemocratiche abbiano perso.

Anche qui come in Italia non solo sovranismo e populismo sono trasversali a più di una formazione, ma il disagio sociale verso i partiti ha voluto dire la più bassa affluenza dal 2002 (65%) con un’astensione, si presume, anche a sinistra.

Chissà cosa pensano i fascio leghisti italioti della vittoria di Macron – Draghi che ha toppato quella di Orban alle ultime elezioni in Ungheria.

Ormai la reazione radicale poggia sulla violenza di Putin,sulla intolleranza dei diritti civili di Orban,sul neonazismo di formazione politiche che a Budapest sono entrate in Parlamento e che nell’Europa dell’est hanno seguaci dappertutto.

E soprattutto su un sistema di valori che puzzano comunque di estrema destra, anche se, come sembra, la destra assicura quei ceti andati in malora con la crisi del 2008, la globalizzazione selvaggia, l’imperialsimo delle multinazionali.

Se ci aggiungi la vittoria del presidente serbo di destra Vucic a Belgrado,la neutralità di facciata della Cina di Xi Jnping puoi capire perché in Francia il 24 aprile si giocherà una partita decisiva per l’Europa che, con tutti i suoi difetti, può assicurare un futuro che non necessariamente debba fare riferimento al sistema putiniano, o amerikano.

Se la deriva illiberale di Orban,punto di riferimento della Meloni, trionfa come nella Russia di Putin, là dove la globalizzazione mette in discussione secondo vulgata tradizioni millenarie di valori ortodossi nazionalisti, non tanto la civiltà cristiana, la vittoria di Macron,potrebbe spegnere momentaneamente il fuoco di un incendio dell’Europa che comincia dall’Ucraina.

Quindi il nazionalismo, il patriottismo, l’impegno delle confraternite della destra forcaiola sono impegnati nell’equidistanza fra profitti di guerra e populismo antioccidentale.

In Italia il populismo cova sotto la cenere anche se Grillo parla d’altro con una faccia tosta indegna di un comico di professione alla Zelensky. Gli stalinisti minoritari( 300.000 voti) quelli è tutta colpa della Nato dal 1949, l’anno di fondazione contano poco.

Le strategie della destra in Italia guardano con una certa apprensione alla deriva prettamente imperialista dell’Est Europa putiniana per via di una guerra che ha diviso il fronte di Visegrad ( Polonia da una parte e Ungheria dall’altra): è pronta a vincere le elezioni senza bisogno del fascistume locale.

Non c’è più bisogno di Forza Nuova e Casa Pound ( oggettivamente in disgrazia dopo la Camera del lavoro romana) o dei no vax fondamentalisti per attaccare la democrazia in Italia: basta il pensiero forte della criminalità di Putin per creare sfascismo.

Dal punto di vista della democrazia due anni di pandemia e la guerra hanno portato solo macerie all’interno di uno schieramento di sinistra che si ricompattava almeno sull’antifascismo.

Ogni tentativo di superare la finta guerra ideologica, partorita sulla pelle dei più disgraziati dai nazionalismi reazionari ,secondo me, trova fortuna solo in quella sinistra antagonista da sempre contro la guerra e tesa alla giustizia sociale.

Bisogna essere contenti allora che Melenchon sosterrà Macron,il presidente più vanitoso della storia di Francia.

Immagini di repertorio

8.4 La rissa sulla guerra a sinistra: homo homini lupus con falce e martello

La rissa furibonda, nella sinistra parlamentare e non, sulla guerra, ci accompagnerà fino a quando non tornerà la pace, cioè per lungo tempo

Dopo settimane di guerra nei media si trova di tutto: pacifismo sincero e rifiuto della guerra,antiatlantismo di sinistra,antiplutocrazia fascista,filoputinismo denazificante,antisemitismo,antisionismo,corsa alle armi e vai con chi vuoi.

I crimini di Bucha,secondo fonti filorusse,sono una fiction,il buon Freccero,di sinistra,sostiene che siamo nel mezzo di una guerra nella quale la sceneggiatura è stata scritta dai vaccinati microchippati.

I social più sanguinari, ma parolai, sono certamente quelli di una certa sinistra nostalgica dell’Unione Sovietica non tanto di Lenin,ma del sovietismo di Budapest,Praga dei Gulag,del colpo alla nuca,del Nkvd delle fosse comuni.

Tanto odio verso la popolazione Ucraina da parte di chi dovrebbe avere il senso del dolore,per rispetto di tutte le vittime, non si era mai visto.

Erroneamente si credeva,o si faceva finta di credere,che stare a sinistra volesse dire stare dalla parte delle vittime,dei più deboli,dei disperati.

Insomma c’è qualcosa,al di là delle ideologie e delle ragioni della storia che dovrebbe unire il comune sentire, la pietas,e non la convenienza della ‘irrilevante parrocchietta di sinistra.

Le ragioni della speranza, e non le ragioni di uno stato reazionario che nega l’evidenza dei propri massacri, dovrebbero animare la discussione dei contendenti.

Invece su Fb,vedi e leggi delle cose che non hanno rispetto alcuno per chi non pensa che la Nato non abbia spettacolarizzato le varie mattanze in Ucraina,che di tutto è lecito dubitare tranne che questa sia una guerra di aggressione,simile alla Polonia nel ’39 ,che il dove eravate quando in Siria in Iraq etc c’era la guerra imperialista americana, non lasciando indietro nessuna strage,ma dimenticando le altre.

Vince l’opinionismo più disgustoso,quasi prezzolato,taluni vogliono likes che sanno di pacca sulle spalle a tagliagole di fatto o virtuali,nel nome di un comunismo nazionalista e imperialista che uccide,fa a pezzi il marxismo, l’anarchismo,la storia del movimento operaio..

L’insulto,la diffamazione alla persona,il dare giudizi trancianti sul nazista ebreo Zelensky,sono niente : quello che nasconde tutto questo odio è il riflesso di non sopportare che il secolo scorso sia stato il secolo anche delle idee assassine,sulle quali si è scritto molto,ma dalle quali si è imparato poco.

La storia del movimento operaio e proletario è stata essenziale nell’emancipazione dell’umanità

Postulato accettato per definirsi de sinistra.

Perché allora non guardarsi allo specchio,rivedere le proprie illusioni diventati errori tragici, perché non percepire che il colpo alla nuca e il massacro dei dissidenti,per un certo comunismo staliniano polpottiano è stata una tomba per gli uomini di buona volontà?

Utopia e terrore è stato il comunismo, per chi ha un minimo senso del pudore.

Anche perché i movimenti lo avevano già urlato in mille piazze,senza bisogno di una guerra in Europa.

Si ricorda che il ’68 mise in discussione non solo le istituzioni borghesi,ma anche l ‘esperienza del sovietismo stalinista dei vari partiti comunisti.

Insomma mentre i leoni da tastiera zeppi di rancore si pensava fossero soprattutto patrimonio della destra fascio leghista, ad esempio,ora si scoprono affinità elettive con certa sinistra da catacomba e dogmatica tutt’altro che scomparsa.

Una volta l’Urss di Breznev era revisionista,la Cina di Mao rivoluzionaria,oggi …

Insomma si scoprono le tombe e si levano i morti,metafora lugubre,dove alcuni piccolissimi Stalin credono di parlare al popolo in un settarismo grottesco,crudele,arrogante che non fosse per la tragedia in corso meriterebbero una pernacchia alla Toto’.

Discutere con tutti non è difficile,ma inutile.

Putin affascina le estreme destre europee da sempre,il suo stare vs.l’Occidente assicura che sia contro i diritti delle donne,delle minoranze,del mondo Lgtb.

Piace a Steve Bannon che lo considera una tradizionalista che difende il mondo dalla corruzione,piace a Orban vincitore delle elezioni in Ungheria, amico della Meloni.

Piace alla Le Pen,al Salvini con il rosario in mano, pure a Santoro del Servire il popolo.

La sinistra post stalinista vede in Putin il nemico principale degli amerikani, come Orban, nazisti internazionalisti,fascisti di Cosa nostra si fregiano di essere contro il capitalismo.

È un autoinganno: ad Aleppo il massacro dei siriani vide compiacente gli States…

Da qui la strana e reazionaria alleanza, modello Trump, che costituisce la nuova destra con conseguenze tremende per la storia del progresso e della liberazione dallo sfruttamento.

Fascisti carogne tornate nelle fogne non di può più dire,rischi di trovare il tutto esaurito.

6.4 Storia – Fenomenologia del Male,SS e Nkvd:promemoria per fascisti putiniani

Brano tratto da 1939 – 1945 Il racconto della guerra giusta vol ,1 di Pierluigi Raccagni

  1. POLONIA OCCUPATA: SS E NKVD

Oscar Schindler conobbe Itzhak Stern dopo sole sette settimane dall’instaurazione del nuovo ordine in Polonia. E Stern aveva già conosciuto il significato degli editti restrittivi la razza ebraica, emanati da Hans Frank, governatore generale della Polonia. Stern, oltre a dichiarare le proprie origini, doveva portare il cartellino di riconoscimento della stella gialla ben visibile sul davanti. Le disposizioni che vietavano la preparazione di cibi ebraici trovavano Stern a disagio di fronte alla possanza di Schindler; in fondo ad un polacco ebreo toccava poco più della metà della porzione che toccava ad un polacco normale, anch’egli considerato subumano.
A proposito vediamo come la Gestapo organizzò la classificazione dei subumani e degli umani in Polonia durante i primi mesi di occupazione nazista.
La prima divisione, la più naturale divisione fra gli uomini e le donne e i bambini, era fra quelli che dovevano morire e quelli che dovevano restare in vita.

gruppi razziali:
Tedeschi del Reich 2.613 calorie al giorno, etnia tedesca 2.613 calorie. Non Tedeschi, ma idonei alla germanizzazione 669 calorie al giorno, razza mista 669.

Non Ariani – Subumani: non tedeschi, non idonei alla germanizza- zione, Ebrei per discendenza, Omosessuali, Zingari, portatori di handi- cap, malati incurabili 184.
Ci fermiamo qui, per ora.
Durante il processo di Norimberga sarà Hans Frank a dichiarare: “Non basterà un migliaio di anni a purificare la Germania dalle sue colpe”. Ma torniamo a Oscar Schindler. Quando Stern lo incontrò per la prima volta dichiarò:” devo dirle signore che sono ebreo”.
“Bene, borbottò Herr Schindler.” E io sono tedesco. Ed eccoci qua”. Oskar Schindler e Stern entrarono subito in sintonia, avevano parecchie cose in comune anche se apparentemente le distanze culturali fra i due sembravano abissali: (…) in un momento come quello, continuò Herr Schindler, per niente al mondo avrebbe voluto essere un prete, visto che la vita umana non aveva nemmeno il valore di un pacchetto di sigarette. Stern si dichiarò d’accordo, ma suggerì nello spirito della discussione che il riferimento fatto da Herr Schindler poteva essere riassunto in un verso talmudico, secondo il quale chi salva la vita di un solo uomo salva tutto il mondo”.
Cfr. Thomas Keneally, op. cit. pag. 37

Per completare il quadro il 17 settembre due gruppi di armate sovietiche mossero verso la linea di demarcazione prevista dal patto di non aggressione tedesco-sovietico del 23 agosto del 1939 che consentiva alle truppe di Stalin di poter assumere il controllo del territorio a Est.
Circa 217.000 polacchi caddero in mano ai sovietici.
E l’opportunismo di Stalin (eufemismo) lasciava piuttosto a desiderare, anzi fu un atto di vera criminalità contro il popolo polacco.
Comunque in Polonia andò così, secondo le tesi di Cristopher Andrew e Oleg Gordievskij nella loro Storia del KGB.
Riassumendo: “mentre la Gestapo organizzava la persecuzione dei nemici della razza, NKVD organizzava la persecuzione dei nemici di classe. I decreti emanati nel 1940 dalle autorità sovietiche colpivano innanzitutto trotzkisti e altri eretici del marxismo: quindi si colpiva la borghesia terriera, l’aristocrazia, sacerdoti attivi nella politica parrocchiale, impiegati di concetto dello stato (…)

Come disse il capitano Anders il compito di “decapitare la comunità” era il principale obiettivo della polizia sovietica. Furono deportate migliaia di persone in Siberia e Kazakistan, quando l’URSS venne invasa dai nazisti nel 1941 ci fu un’amnistia, peccato che la metà dei deportati era morta.
Quindicimila ufficiali polacchi perirono in campi di sterminio vicini alla patria. Il 9 aprile del 1940 a Katyn vicino a Smolensk il maggiore Solski redige un diario.
Tre anni dopo il cadavere di Solski con il diario ancora in tasca, fu scoperto dalle truppe tedesche insieme ai corpi di altri 4.000 ufficiali nelle fosse comuni della foresta di Katyn. Molti di loro avevano le mani legate dietro la schiena e una pallottola nella nuca. Tra le vittime della NKVD c’erano anche alcuni comunisti polacchi sopravvissuti alle purghe di Mosca.
Cfr. Christopher Andrew, Oleg Gordievskij, La Storia segreta del KGB, le operazioni internazionali del servizio di spionaggio più famoso e temuto al mondo, Milano 1991, pagg. 252 e ss.

Chiuse nella morsa da nazisti e sovietici, le truppe polacche continuarono a battersi con onore, anche se dietro le linee le atrocità naziste erano sempre più crudeli e ripugnanti.
Persino l’Ammiraglio Wilhelm Canaris, capo dei servizi segreti delle forze armate tedesche, protestò presso Hitler che non lo degnò nemmeno di una risposta. Le teste di morto delle SS parlavano di operazioni di polizia e sicurezza, in realtà era iniziato quello sterminio razziale che rimane una vergogna incommensurabile nella storia dell’uomo.
Così la Polonia si dissanguava fra le proteste del mondo libero imbelle, ma anche, come abbiamo più volte sottolineato, fra il disagio delle truppe combattenti in terra polacca.

Lo scopo finale della politica tedesca verso gli ebrei, ricordò Heydrich, non solo doveva essere tenuto strettamente segreto, ma avrebbe con- dotto alla soluzione finale. La Polonia andava ripulita dagli ebrei.

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